Come si determina il prezzo del grano

Come si determina il prezzo del grano, tra prezzi all'origine e all'ingrosso, nazionali e internazionali, contratti di filiera.

grano senatore cappelli

Come si determina il prezzo del grano? Il frumento è un alimento di prima necessità in quasi ogni luogo del mondo, è una delle coltivazioni più diffuse sul pianeta Terra, è uno dei beni più scambiati e movimentati nel mercato globale. 

Il pane e gli altri prodotti che si fanno con la farina – dalla pasta alla pizza, dalle torte ai biscotti – sono diffusi praticamente in tutte le culture. D’altro canto, anche se nel mondo vengono prodotti ogni anno quasi 800 milioni di tonnellate di grano, questo cereale non si può coltivare a tutte le latitudini: è per questo che un cibo così basico ed elementare diventa merce di scambio globale. A ciò si aggiunga poi la caratteristica del periodo storico in cui viviamo, dominato da un sistema economico che riesce a trasformare qualsiasi cosa in uno strumento di speculazione finanziaria.

Ecco perché una cosa in teoria semplice – il prezzo del grano – si rivela in realtà assai complicata da determinare e prevedere, e da stabilizzare o calmierare in casi di crisi e carestie, ma anche solo difficile da capire: ci sono un alto numero di variabili a cui è sottoposto.

In un precedente articolo abbiamo cercato di approfondire il discorso sui prezzi di pasta e pane in relazione all’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022: distinguendo tra grano duro e grano tenero, tra produzioni locali e commercio globale, tra allarmismi e preoccupazioni effettive. In un altro si sono viste le variabili, contingenti e di lungo periodo, che determinano l’innalzamento del prezzo del grano e dei suoi derivati. In questo pezzo si daranno informazioni un po’ più generali, valide al di là delle crisi e dei fatti di cronaca, per capire qualcosa e orientarsi in un argomento che abbiamo scoperto complesso.

Per capire però precisamente come si determina il prezzo del grano, dobbiamo renderci conto che in realtà questo concetto non esiste: non esiste il prezzo del grano, esistono i prezzi del grano. L’incontro tra domanda e offerta infatti avviene più volte, in diversi momenti, a vari livelli. È un punto dove globale e locale si scontrano in maniera esplosiva.

Prezzo all’origine

grano; brisa; miscuglio; spighe

Detto anche prezzo di campagna, è il prezzo frutto della contrattazione tra gli agricoltori e gli stoccatori di grano. Vengono rilevati settimanalmente mediante osservazioni su diverse piazze i diversi prezzi all’origine: c’è infatti una grande diversità tra luogo e luogo, dovuta alle caratteristiche delle aziende, al posto dove si trovano (se sia più o meno facile raggiungerle per prelevare materialmente i carichi), e ad altri fattori.

Prezzo all’ingrosso 

Nelle varie Camere di commercio locali ci sono Borse merci che stabiliscono settimanalmente prezzi all’ingrosso fissando un range tra minimo e massimo: questo è il livello in cui l’incontro domanda-offerta è tra stoccatori/grossisti e produttori come molini e pastifici.

Prezzi nazionali

Sul mercato interno a livello nazionale incidono poi una serie di fattori, che si possono elencare così: 

  • domanda e offerta di liquidità:  i buyer possono avere necessità di denaro liquido per pagare gli acquisti fatti, tendendo ad abbassare i prezzi, e viceversa; 
  • stagionalità: all’inizio della campagna, tra giugno e luglio cioè, in prossimità della mietitura i prezzi sono più volatili; poi si stabilizzano per diventare di nuovo molto variabili in tarda primavera;
  • intenzioni di semina;
  • previsioni sui raccolti;
  • variazioni delle scorte;
  • andamento dell’import.

Prezzi internazionali

borsa

In tutto questo il mercato nazionale non è indipendente da quello globale: anche per quella parte di mercato in cui la produzione, la trasformazione e il consumo di grano avvengono tutte in Italia, i prezzi locali subiscono l’effetto delle variazioni internazionali. (Perciò non ha senso pensare che se un pastificio o un molino aumenta i prezzi significa che utilizza grano russo e non grano italiano.)

Il fatto è che il grano non è solo, come si diceva, un bene alimentare di prima necessità, ma anche una commodity, cioè un prodotto che costituisce oggetto di scambio internazionale. Quando si sente, soprattutto ultimamente, parlare di prezzo del grano che sale, si fa riferimento quindi al prezzo dei futures alla Borsa di Chicago. Ma che c’entrano gli strumenti finanziari con una roba che si mangia?

In teoria i futures servirebbero a mettere al riparo sia chi produce sia chi compra dalle fluttuazioni di prezzo: decidendo di comune accordo un prezzo prima del raccolto, il coltivatore si mette al riparo dai rischi derivanti da una produzione eccessiva che comporta un prezzo basso, il compratore dal pericolo di un prezzo troppo alto. Questi contratti però, come qualsiasi cosa nell’economia finanziaria, vengono trattati come dei prodotti finanziari a sé stanti, e quindi scambiati come se fossero azioni, comprati e venduti a loro volta sul mercato secondario. Se vi state chiedendo se questo possa dare luogo a possibili speculazioni, be’, avete indovinato.

La difficoltà di previsione

La differenza tra prezzi locali e prezzo dei futures in gergo tecnico si chiama base, ed è ciò su cui i buyer giocano per ottenere le migliori condizioni o le quantità desiderate. In momenti come questo, sia per la situazione particolare, sia per l’andamento ciclico dovuto al periodo dell’anno, i prezzi sono molto volatili e le previsioni molti difficili. In ogni caso, leggere i report di analisti finanziari come questo è molto interessante: sia perché mostra l’atteggiamento estremamente pratico – al limite del cinismo – di chi fa discorsi scevri da ideologie e ansie perché guarda solo al portafogli; sia perché ci fa rendere conto che anche una tragedia immane come la guerra viene ridimensionata e relativizzata (“è una situazione che abbiamo già visto, e più di una volta”).

I contratti di filiera 

Ci sarebbe un modo per mettersi al riparo, almeno parzialmente, dalle fluttuazioni nazionali e globali dei prezzi: con i contratti di filiera. Sono contratti in cui i singoli agricoltori, i singoli trasformatori di tutta la filiera si accordano per una determinata produzione, assicurandosi il sostegno a vicenda. Sono accordi volti sia a tenere sotto controllo i prezzi, ma anche e soprattutto a garantire standard qualitativi e di provenienza. Ma come tutti gli accordi, possono essere più o meno convenienti a seconda delle variazioni, e possono venire sospesi o rinegoziati di volta in volta.

Fonte: Studio Poderi per Mancini Pastificio Agricolo

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