Abbiamo comprato troppi panettoni

La situazione panettoni sembra esserci sfuggita di mano. Quanti (e quali, soprattutto) ne abbiamo comprati quest'anno? Troppi, a giudicare da quel che si vede in giro, e forse è il caso di darsi una regolata.

Abbiamo comprato troppi panettoni

Non c’è nulla che faccia Natale come un panettone. Nell’infinita lotta tutta italiana del pandoro versus panettone, pare che possiamo finalmente decretare un vincitore assoluto. Sarà che il pandoro è molto più difficile (e costoso) da preparare, sarà che abbiamo finalmente scoperto che i canditi non sono quella cosa gommosa e dolcissima che ricordavamo quando da piccoli mangiavamo solo panettoni della GDO, la verità è che il pandoro artigianale ha già smesso di essere un trend, e lo abbiamo capito da un po’.

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Insomma, la verità è che sulle nostre tavole natalizie il re indiscusso dei lievitati natalizi è stato Sua Maestà il panettone. E pure sulle tavole di Capodanno. La sensazione, per la verità, è che sulle nostre tavole il panettone (shelf life permettendo) ci resterà fino a Carnevale, e pure oltre. Perché, ragazzi, diciamocelo: la situazione panettone, quest’anno, ci è lievemente sfuggita di mano, e forse è ora di darsi una regolata.

Quanti panettoni abbiamo comprato quest’anno (e quanto li abbiamo pagati)?

vizio panettone rum e pere

Se il panettone è il re del Natale, lo è anche in termini economici. Secondo i dati di Unione Italiana Food, questo Natale la produzione dei lievitati natalizi è stata intorno alle 90mila tonnellate, per un valore di quasi 600 milioni di euro.
E questo nonostante i rincari, che quest’anno come non mai hanno caratterizzato il settore. Non solo nel settore artigianale, dove il prezzo del panettone si è aggirato quest’anno tra i 35 e i 40 euro, ma anche in quello industriale, dove si è speso in media il 42% in più rispetto al 2021, che sono saliti a un 100% di sovrapprezzo per quelli al cioccolato.

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Certo, più che della speculazione la colpa è stata dell’aumento dei prezzi, da quelli delle materie prime a quelli del packaging, che per attirare i consumatori in un mercato sovraffollato deve essere scoppiettante e specialissimo. Eppure, neanche questo aumento, in un momento di crisi generale, pare aver fermato la nostra insaziabile fame di panettone. Così, abbiamo letteralmente riempito le nostre case di lievitati, a quanto pare.

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Alla fine in panettoni, anche quest’anno, abbiamo speso un bel po’ della nostra quota per le spese natalizie. Probabilmente, più di quanto avremmo voluto e dovuto, visto che diverse famiglie oggi si trovano con la questione di rifilare i panettoni avanzati ad amici e parenti, oppure di rassegnarsi a molti e molti giorni di colazioni sovrabbondanti.

Abbiamo scelto i panettoni giusti?

La sensazione, girando casa per casa in occasione degli auguri natalizi, è che molti di noi si siano lasciati prendere dall’entusiasmo, e abbiano esagerato. Panettoni regalati, panettoni comprati, panettoni assaggiati: sotto tanti alberi di Natale (e in tanti portafogli) non è rimasto spazio per i regali, perché le scatole dei panettoni hanno invaso tutto quanto.

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Caramello salato e pistacchio, classico ma buono, panettone gastronomico (pure quello della GDO, seppur firmato Bruno Barbieri), perfino quello all’immancabile Dubai Chocolate. Li abbiamo provati un po’ tutti i panettoni di quest’anno, lamentandoci che costavano troppo ma senza riuscire a smettere, come drogati in crisi d’astinenza da alveoli e uvetta. Le corsie dei supermercati si sono riempite di panettoni, in un tripudio natalizio che visto dall’estero è semplicemente inspiegabile e tutto italiano.

È la rivoluzione del panettone, bellezza, che sembra aver convinto tutti quanti. Eppure, la sensazione è che non sempre abbiamo capito come acquistare il giusto panettone. E alla fine ci siamo fatti prendere la mano. Anziché – come dovrebbe essere – spendere un pochino di più per aprire un panettone buono, artigianale, sano, godurioso, giusto, abbiamo scelto l’abbondanza, quella che soprattutto nei periodi di crisi ci fa sentire meno in ansia. Abbiamo scelto di comprare decine di panettoni, di aprirne uno al giorno, in un’insaziabile fame di benessere che ci ha fatto sentire meno il peso delle Feste. Non abbiamo badato a spese, quando forse avremmo dovuto farlo. Abbiamo chiuso gli occhi e acquistato un panettone dopo l’altro, lasciandoci fagocitare dalla sensazione effimera del consumismo, almeno nel mese di dicembre, quello dove tutti comprano senza pensare troppo al domani.

E ora ci troviamo coi panettoni sul groppone, sperando non vadano a finire nella spazzatura. In fondo, c’è tempo fino al 6 dicembre prima che l’Epifania tutte le feste porti via: il problema è che tutti quei panettoni, nella calza della Befana, faticano a entrare.