Farmer’s Market Garbatella, Roma: guida al mercato rionale

Il Farmer’s Market Garbatella, mercato rionale di Roma, attraverso la nostra guida ai banchi, ai prodotti e ai produttori. 

Nell’alienazione imperante di frutti tirati a lucido, di pesci imbalsamati, di bistecche gonfie d’acqua e banane confezionate singolarmente che costituiscono il tessuto di consumo delle comunità metropolitane, Roma si salva parzialmente dalla desolazione del Qui Una Volta Era Tutta Campagna grazie ai mercati.

Questi sono spazi resistenti di raccordo in grado di ricongiungere per qualche ora i lembi di una filiera, quella che corre tra i consumatori di città ed i produttori del territorio, recisa dai meccanismi della grande distribuzione organizzata; che assorbe in sé qualsiasi input dell’agricoltura e dell’industria per farlo piovere a raggio intercontinentale sui propri clienti, in forma di vassoietto take away pre-prezzato, etichettato e incellophanato.

Farmer's Market GarbatellaSe questo è vero in tutto il mondo urbanizzato, però, nella Capitale assume un valore speciale e potremmo dire endemico: a Roma il mercato è abitudine e religione, segreto della massaia ed elemento d’orgoglio e coesione per i quartieri, testimonianza immanente di un’eredità da Caput Mundi che da due millenni colleziona il meglio dei territori circostanti – dall’inmortale Falernum di Marziale alle ricche sporte di cacciagione della corte papale, fino alla vulgata goliardica di abbacchi e galline della società dei magnaccioni – e lo ridistribuisce, dopo una serie di pesate, battute di spirito, pagherò e negoziazioni di prezzi, nelle mani di cuoche e cuochi di tutte le specie; che ne elaborano un caleidoscopico corpus di tradizione gastronomica (insieme nobiliare, giudaico, clericale, della fame, degli scarti di macelleria, del lido sabbioso e del pantano): il mercato, inteso come luogo di compravendita di ingredienti quanto come teatro antropologico e spazio di interazione sociale, è all’origine dell’identità culinaria romana.

Era inevitabile, quindi, cominciare un ciclo di racconti pensati per portarvi nel battito di questi molteplici cuori pulsanti; farvene conoscere le specialità, i personaggi, le eccellenze nascoste.

Primo della serie: il Farmers’ Market di Garbatella.

La location

Il grande mercato rionale di via Francesco Passino, chiuso nel 2002 per lavori di ristrutturazione durati più di dieci anni, ha raccolto finalmente nel 2013 i banchi del mercato contadino precedentemente collocati presso l’Ex Mattatoio di Testaccio; oggi sede di un centro espositivo e culturale. L’attuale edificio, progettato alla fine degli anni Venti ma consegnato solamente nel 1952, si impone con una facciata ampia e forse non esattamente meravigliosa sui i vicoli della Garbatella.

Farmer's Market GarbatellaSulle campiture color crema dei muri, tipiche del quartiere, emergono murales autorizzati e non. Salita una delle due rampe di scale speculari, l’ingresso si apre su un vasto spazio post-industriale caratterizzato dal cemento armato e dai piloni che puntellano il piano espositivo – per un colpo d’occhio decisamente grigio, ma sufficientemente luminoso grazie alle ampie vetrature. Disposti in arrangiamento ellissoidale lungo il perimetro della struttura, circa 40 banchi di coltivatori diretti, consorzi e cooperative da tutte le subregioni della campagna romana: Sabina, Tuscia, Ciociaria, Castelli.

I banchi

La desolazione del cemento nudo è fortunatamente riaccesa da un bellissimo banco di fiori ed erbe aromatiche collocato subito sulla destra delle porte d’ingresso: si notano vasi rigogliosi di dragoncello, melissa, aneto; se siete alla ricerca di qualcosa che vada oltre i semplici basilico e rosmarino potrebbe essere il posto giusto in cui guardare.

Farmer's Market Garbatella

Il colpo d’occhio sulle merci è assolutamente vario: ortofrutticole si alternano a carni fresche e salumi, formaggi, conserve dolci e salate, panificati, pasta fresca, olio, latticini, pesce (dal 2017 un considerevole spazio centrale è stato affidato alla Cooperativa dei Pescatori di Terracina, che gestisce le forniture ittiche); anche se manca praticamente del tutto – come è purtroppo spesso regola dei mercati italiani, ad eccezione forse di quelli d’eredità arabo-borbonica – un’offerta di autentico street food pensata per godersi i prodotti dei banchi mentre si visita il mercato.

Farmer's Market Garbatella

I prodotti

Al Farmers’ Market di Garbatella la gran parte dei prodotti è proveniente da agricoltura biologica cerificata. Su carni e latticini, la regola pare essere l’allevamento degli animali in regime semibrado (o brado con stabulazione notturna); praticato da tutti gli operatori zootecnici intervistati. I produttori sono in genere estremamente disponibili a raccontare con trasparenza della propria attività e del proprio lavoro, prestandosi anche a scendere in dettagli tecnici sulle lavorazioni e investire anche notevoli quantità di tempo per esaudire la curiosità dei visitatori.

Farmer's Market Garbatella

A livello di resa sensoriale, i prodotti provati oscillano tra una qualità media e una medio-alta; con grande consistenza “trasversale” tra gli operatori e pochissimi voli pindarici che stacchino nettamente un prodotto da quelli analoghi della concorrenza. Voli pindarici che, pure, abbiamo trovato!

Il meglio del Farmer’s Market. 

Tra le cose più interessanti provate, sicuramente le prime a venire in mente sono le produzioni di Manuela e Carlo. Cuoca presso l’agriturismo “Il Romitorio” di Tuscania lei, casaro dell’Azienda “Nicolai Felice” che sorregge l’attività ricettiva lui, addetti alla vendita entrambi; dotati di grande pazienza e di un sorriso contagioso.

Farmer's Market Garbatella

Carlo, soprattutto, ha la verve oratoria giusta del contadino venditore e la chiarezza di sguardo di chi tiene particolarmente a ciò che fa; abbastanza per uscire alla grande da quasi mezz’ora di bersagliamento di domande da parte di un gastronomo accanito.

I suoi formaggi sono buoni tutti, ma alcuni sono deliziosi: lo stracchinato di pecora a latte crudo – “Il Cacio del nonno” – è molto particolare nella sua versione gessata, ossia affinata in grotta, ma dà il meglio di sé nelle versioni più fresche; che si portano dietro una burrosità generosa profumata di misticanza e di prato. Oltre al caseificio, trovano posto in azienda l’allevamento di animali da carne e la coltivazione di grani antichi; impiegati nella produzione di un’eccellente pasta fresca all’uovo. Tutti i prodotti dell’azienda sono disponibili al Farmers’ Market.

Farmer's Market Garbatella

Altra highlight al mercato della Garbatella è stata la visita allo stand gestito da una federazione di produttori amatriciani, non esattamente disponibilissimi a rispondere alle domande – anche a causa del gran numero di clienti in coda – ma detentori di alcuni dei prodotti in assoluto migliori dell’area espositiva. Mozzarelle e scamorze di bufala, bianche e affumicate, prodotte da un caseificio di cui non sono riuscito a strappare il nome non temevano alcun confronto con le blasonate analoghe campane.

Farmer's Market Garbatella

Subito alla sinistra dello stand amatriciano, ove peraltro faceva mostra di sé un guanciale dall’aspetto decisamente invitante, l’azienda agricola e agriturismo La Sonnina (Genazzano, RM) offre deliziosi salumi a base di suino nero dei monti Lepini allevato allo stato brado.

Menzione d’onore a una strepitosa salsiccia di Genazzano tagliata al coltello (impasto di parti nobili: prosciutto e spalla, ingrassate con pancetta, macerate nel vino rosso prodotto in Azienda e condite con buccia d’arancia, semi di finocchio, pepe ed aglio prima dell’insaccatura in budello naturale) e, pur non avendoli provati, ad una serie di prodotti di difficile reperimento che indicano un eccellente attenzione agli sprechi ed al recupero degli “scarti”: cotechino artigianale e strutto in primis.

Farmer's Market Garbatella Farmer's Market GarbatellaFarmer's Market Garbatella

Interessante pure la grande biodiversità proposta dall’Azienda Agricola “Predio Potantino” di Proceno (VT), che propone una varietà infinita di legumi essiccati o cotti (fagiolo del Purgatorio, fagiolo Secondo, fagiolo Zolfino, cece dal solco dritto, lenticchia dell’Alta Tuscia…), unitamente a conserve orticole di buona fattura e a una birra artigianale che però non ho avuto cuore di testare.

Farmer's Market Garbatella

Chiudo ribadendo che la bellezza ed il profumo travolgente dei fiori e delle erbe aromatiche di Angelo Boccia di Aprilia (LT) sono l’unica cosa che potesse riscattare il primo, tetro colpo d’occhio sulla struttura del mercato coperto.

Informazioni:

Indirizzo: Via Francesco Passino 22

Orari: Sabato 8.30 – 18.00, Domenica 8.30 – 14.30.

Tipo di vendita: Diretta da agricoltori e cooperative.

Valutazione finale: Buona in generale. Qualità dei prodotti medio-alta con qualche eccezione positiva. Atmosfera forse poco “frizzante” e a tratti un po’ sostenuta.

Prezzi: da medi a medio-alti, con possibilità di strappare qualche buon affare.

Avatar Giovanni Puglisi

26 Marzo 2019

commenti (1)

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  1. Avatar ganfo ha detto:

    “Se questo è vero in tutto il mondo urbanizzato, però, nella Capitale assume un valore speciale e potremmo dire endemico: a Roma il mercato è abitudine e religione, segreto della massaia ed elemento d’orgoglio e coesione per i quartieri, testimonianza immanente di un’eredità da Caput Mundi che da due millenni colleziona il meglio dei territori circostanti – dall’inmortale Falernum di Marziale alle ricche sporte di cacciagione della corte papale, fino alla vulgata goliardica di abbacchi e galline della società dei magnaccioni – e lo ridistribuisce, dopo una serie di pesate, battute di spirito, pagherò e negoziazioni di prezzi, nelle mani di cuoche e cuochi di tutte le specie; che ne elaborano un caleidoscopico corpus di tradizione gastronomica (insieme nobiliare, giudaico, clericale, della fame, degli scarti di macelleria, del lido sabbioso e del pantano): il mercato, inteso come luogo di compravendita di ingredienti quanto come teatro antropologico e spazio di interazione sociale, è all’origine dell’identità culinaria romana.”

    17 righe, condite da “due punti” a cascata e da un “punto e virgola”. Alla quinta riga ho cominciato a perdere sangue dal naso, alla decima lacrimavo come la madonna di Civitavecchia.