Quando si parla di inflazione, il riferimento principale è il paniere ISTAT, lo strumento con cui l’Istituto nazionale di statistica misura l’andamento dei prezzi e, quindi, il costo della vita per le famiglie. Si tratta di uno strumento nato negli anni Novanta che viene aggiornato ogni anno, aggiungendo o togliendo prodotti che sono diventati un acquisto stabile e continuativo per la maggior parte dei cittadini. Nel paniere rientrano: alimentari, abbigliamento, carburanti, affitti, trasporti, servizi alla persona e spese energetiche. Nel 2025, il paniere comprende 1.923 prodotti.
Da questo insieme di prezzi nasce il CPI – Consumer Price Index, in italiano indice dei prezzi al consumo. Secondo l’ultima diffusione ISTAT, uscita lo scorso 7 gennaio, a dicembre 2025 il CPI nazionale è cresciuto dell’1,2% su base annua, cioè rispetto a dicembre 2024. Questo numero indica l’aumento medio dei prezzi di tutti i beni e servizi inclusi nel paniere.
Le uniche novità alimentari del paniere 2025 sono state lo speck e il cono gelato

Si tratta di prodotti inseriti e monitorati a partire da gennaio 2025 (per il 2026 l’ISTAT non ha ancora detto cosa inserirà). Se lo speck ci sembra un prodotto più facilmente assimilabile al carrello della spesa quello che ci interessa è come mai il cono gelato è diventato, secondo l’ISTAT, un consumo stabile e diffuso. Potremmo peccare di egocentrismo sottolineando che proprio quest’anno Dissapore ha pubblicato la sua classifica delle 100 gelaterie migliori d’Italia, ma ovviamente non è il dato scientifico di cui ha tenuto conto l’Istituto nazionale. Un prodotto viene aggiunto dopo che i dati relativi al suo prezzo e al comportamento riguardo l’acquisto vengono monitorati per anni.
Sicuramente c’è una considerazione da fare sul gelato come termometro “sensibile” dell’aumento dei prezzi. Si tratta infatti di un prezzo che ha subito delle variazioni importanti nel tempo, che sono facilmente percepite dagli acquirenti: nell’estate 2025 Federconsumatori aveva parlato di aumenti impressionanti del cono gelato. Inoltre, un altro fatto importante è che il costo del cono è influenzato da costi reali: energia, latte, zucchero, affitti dei locali, tutti elementi già presenti nel paniere. Dunque, il cono gelato rappresenta un’aggregazione e una semplificazione del paniere stesso.
Qualcuno potrebbe obiettare che un consumo stagionale potrebbe non essere definito “stabile e duraturo”, condizione necessaria per finire nel paniere. Invece, spesso nel paniere finiscono prodotti stagionali come i servizi turistici o gli ortaggi e la frutta. L’ISTAT sa benissimo che alcuni prodotti si comprano solo in certi periodi. Per questo raccoglie i prezzi nei mesi in cui il prodotto è effettivamente venduto e applica metodi di destagionalizzazione e ponderazione. L’inserimento del gelato nel paniere, però, segnala alcune cose interessanti: non è una moda, cioè il gelato si consuma tanto in città quanto in vacanza; la media del consumo di gelati è costante su tutto il territorio italiano ed è consumato da tutte le fasce d’età.
L’aumento dei beni alimentari

Rispetto al CPI, che come dicevamo è l’aumento medio dei prezzi di tutti i prodotti contenuti nel paniere, se ci limitiamo ai soli alimentari l’aumento è di gran lunga maggiore: siamo infatti al 2,8%, quasi tre volte tanto. I dati sono stati pubblicati lo scorso 7 gennaio 2026. Il gelato, tra l’altro, appartiene alla categoria degli alimentari lavorati, che aumentano del 2,4%, un aumento minore rispetto a quelli non lavorati (cioè i prodotti freschi come carne, pesce, ortaggi, latte e uova), che registrano un aumento del 3,4% e che tuttavia sono la sua base. E anche noi, nel nostro peregrinare per gelaterie, registravamo l’abitudine di aumentare ulteriormente il prezzo del gelato sui gusti a base di materie prime costose.
Qui bisogna fare un ulteriore distinguo, perché, per dare una spiegazione al fatto che le persone percepiscono aumenti alle loro spese ben più importanti del CPI (se i prezzi delle cose che compriamo fossero aumentati solo dell’1,2%, saremmo tutti molto più ricchi di quanto siamo), l’ISTAT pubblica anche il carrello della spesa, che riguarda i beni acquistati con maggiore frequenza: prodotti alimentari, beni per la casa e per la cura della persona che quest’anno si situa al 2,4%. Sul gelato non esistono dati singoli; i dati forniti sono solo quelli aggregati, ma da quello che si percepisce, probabilmente il gelato ha fatto aumentare quelle percentuali per bene.