Il mangiar sano in Inghilterra è ormai più diffuso che in Italia

In una delle patrie del cibo spazzatura, le cose stanno cambiando da molti decenni, e ormai, nella capitale, vanno meglio che qui da noi.

Il mangiar sano in Inghilterra è ormai più diffuso che in Italia

Diciamocelo. Per molti anni, e forse ancora oggi, la vulgata è che in Gran Bretagna si mangia male. E per “male” si intende proprio male: cattive le ricette, imponderabile il valore nutrizionale, generalmente malsano.

In realtà si tratta di un giudizio frettoloso nato dallo chock che visse il grande pubblico dei Paesi dell’Europa mediterranea quando negli anni Sessanta è venuto a contatto con la vita londinese, un posto in cui, dopo una colazione abbondante, il pranzo è qualcosa di asociale, consumato spesso in piedi, camminando tra un impegno e l’altro: fish and chips, hamburger e patatine erano i candidati migliori.

insalata pret

Eppure a partire dalla fine degli anni Ottanta, quindi ormai 35 anni fa, qualcosa è cambiato, e uno dei maggiori fautori del cambiamento è stata una catena: Pret à Manger. Un nome francese (ovviamente bisognava discostarsi dall’immagine della ristorazione britannica), per un format semplice: scaffali da cui scegliere sandwich, zuppe, insalate, frullati, con un packaging elegante, ingredienti semplici e riconoscibili, molti vegetali, molte cose biologiche.

Il successo della catena è stato impressionante: oggi Pret fattura centinaia di milioni di sterline, conta circa 470 sedi solo in Gran Bretagna, e si è diffusa in più di 19 Paesi, tra cui Stati Uniti, Francia, Belgio, Germania, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti e India. In Italia, Pret ha fatto capolino a Malpensa con tre punti vendita solo dal 2023 e ora sta aprendo nelle stazioni (Milano Centrale e prossimamente Bologna) in partnership con Chef Express, che ha ottenuto la licenza esclusiva per il mercato italiano.

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Il punto è che, a partire da iniziative come questa, la coscienza del mangiare sano, bene e semplice, anche in cinque minuti, si è fatta molta più strada in Gran Bretagna che in Italia e in Francia. Certo, si può obiettare che da noi è così facile trovare un fornaio, una gastronomia o persino un fruttivendolo che ti vende qualcosa di fresco e buono, adatto per un pasto veloce in piedi. Eppure è pur vero che la praticità e la diffusione di posti come Pret &Co — perché nel frattempo ne sono nati moltissimi — non ha paragoni.

Negli aeroporti, nelle stazioni, nelle vie di grande affluenza è pensabile di percorrere non più di 100 metri e trovarne uno. Una comodità che ha fatto sì che, in Francia — nazione con un grandissimo patrimonio enogastronomico, ma anche con un livello di provincialismo inferiore a quello italiano — non solo i posti come Pret sono molto diffusi, ma ne sono nati di francesi, ad esempio la catena Paul. Si chiamano “fast casual“, questi ristoranti che guardano con il sopracciglio alzato i fast food sentendosi tremendamente migliori

Non solo i ristoranti, anche i supermercati britannici

porridge inglese

Le catene di supermercati, in primo luogo quelle di lusso come M&S e Waitrose, e in misura minore Tesco e Sainsbury, hanno ripreso il modello Pret nei loro reparti ready-to-eat. Hanno copiato le idee chiave: piatti freschi, packaging elegante, espositori invitanti e posate compostabili . Anzi, spesso sono diventati anche migliori del modello originale: possono permettersi margini più bassi sui prodotti pronti perché incamerano cifre aggiuntive dalla vendita del cibo non pronto e da altri reparti, cosa che un ristorante puro come Pret non può fare.

In questi supermercati si possono trovare piccole bowl di porridge, budini a base di quinoa, yogurt greco aromatizzato alla frutta già preparato con granola, zuppe pronte con una varietà inusitata per il nostro mercato — zucca e cocco, peperoni e curry, prosciutto e piselli, zucchine e chili — con accanto i crostini appena spadellati di pane fresco, pezzi di baguette caldi pronti per l’inzuppo, verdure già pulite e porzionate, pronte per la bollitura.

Il grande vantaggio di questa situazione è che non bisogna fare fatica per mangiare bene. E non si tratta solo del pranzo. Per un turista che arriva e affitta un appartamento o una stanza, è un modo economico per preparare pasti senza sbattimento, più o meno integralmente a base di vegetali.

zuppa whaitrose

Sia chiaro, nessuno intende dire che la destagionalizzazione delle verdure, dovuta alle coltivazioni intensive del Sud spagnolo, e il packaging sovradosato siano strumenti di benessere dell’umanità. Il fatto è, che — e questo è innegabile — democratizzano la possibilità di scelta alimentare.

Con le recenti contromisure sul junk food per i bambini adottate dal governo inglese, il NutriScore che in Italia non riesce a prendere piede e via dicendo, c’è da chiedersi quanto sia ancora vero che chi non ha grandi disponibilità economiche in Italia riesca a nutrirsi in modo sano, soprattutto nelle grandi città. L’altra domanda da farsi, più medio-borghese, è: quanto un impiegato italiano in pausa pranzo abbia accesso a cibo economico e bilanciato rispetto a un inglese o a un francese?

Ai posteri l’ardua sentenza.