Il 12 febbraio scorso il presidente Trump ha stretto un accordo commerciale con il presidente argentino Javier Milei. Si tratta dell’accordo bilaterale Arti (Agreement on Reciprocal Trade and Investment), un’intesa che prevede molte cose, tra cui una tutela per alcuni prodotti alimentari americani che ricalcano i nomi di alcune denominazioni d’origine italiane ed europee (per lo più Dop e Igp).
La questione più rilevante, almeno per quanto ci riguarda, è che il trattato stabilisce che l’Argentina riconosca come “nomi generici” una lista di 39 denominazioni che per l’Unione europea sono invece Indicazioni geografiche protette. In altre parole, il parmesan passa davanti al Parmigiano Reggiano.
L’Argentina ha inoltre eliminato le licenze di importazione non automatiche per i beni provenienti dagli Stati Uniti: questo significa che i prodotti americani possono entrare nel mercato argentino senza filtri o autorizzazioni discrezionali.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, elimineranno i dazi doganali su oltre 1.600 prodotti argentini, mentre Buenos Aires si impegna a cancellarli su più di 200 prodotti americani, tra cui macchinari, mezzi di trasporto e prodotti farmaceutici e chimici. Inoltre favoriranno l’accesso al loro mercato per la carne argentina, aumentando la quota di importazione di carne bovina esente da tariffe fino a 100mila tonnellate.
Resta poi un altro nodo: l’assenza di reciproci obblighi sanitari, ambientali e lavorativi tra i due Paesi può creare una concorrenza sleale per i produttori dell’Unione europea.
Cosa è questa storia dei nomi generici dei prodotti americani?

Praticamente l’accordo siglato da Trump prevede che sul mercato argentino siano protetti i prodotti con i nomi generici, cioè i nomi che non sono suggellati da un marchio di indicazione geografica.
Le DOP e le IGP italiane più esposte sono i formaggi: il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Gorgonzola, ma anche prodotti come il mascarpone, che non ha né la DOP né l’IGP ma che viene prodotto negli States per via della passione degli americani per il tiramisù. Non solo formaggi ma anche salumi: nell’accordo si parla di “Bologna” [la finta mortadella], Capicola/Capicollo, Chorizo, Pancetta, Prosciutto e Salame. E ovviamente non riguarda solo l’Italia: nel trattato Arti compaiono anche i nomi generici come chorizo, camembert, feta, gouda ed emmental.
In generale i formaggi sono più facili da replicare, mentre il prosciutto — e più in generale i salumi — risentono non solo di disciplinari molto lunghi, ma anche di un rapporto stretto con il territorio e con il clima in cui vengono prodotti. Il tutto è reso più preoccupante dal fatto che gli Stati Uniti sono già in testa alla classifica dei maggiori produttori di “italian sounding”, con un valore che supera i 40 miliardi di euro e che vede nei formaggi il comparto di punta, secondo un’analisi di Coldiretti.
Cos’è l’accordo UE-Mercosur che tutti stanno citando in questi giorni
Trump, in questo senso, ha avuto un certo tempismo. L’accordo tra Unione europea e Mercosur (Mercato Comune del Sud, composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), le cui trattative erano iniziate nel 1999, è stato infatti firmato il 17 gennaio 2026, appena un mese prima dell’accordo Arti.
Tra gli aspetti più importanti dell’intesa UE-Mercosur c’è proprio la tutela dei prodotti tipici europei — come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, olio d’oliva e molti altri — inseriti in una lista di oltre 350 indicazioni geografiche protette da meccanismi contro le imitazioni nei Paesi del Mercosur. L’accordo punta a creare la più vasta area di libero scambio al mondo, coinvolgendo oltre 700–780 milioni di persone nei flussi commerciali tra UE e Mercosur.
Una volta firmato, però, l’accordo non entra automaticamente in vigore: deve essere ratificato secondo le regole dell’Unione europea. Il primo passaggio è l’approvazione da parte del Parlamento europeo. Inoltre, per alcune parti del trattato — tra cui quelle che riguardano le indicazioni geografiche — è richiesta anche la ratifica da parte dei Parlamenti dei 27 Stati membri.
Il Parlamento europeo ha rallentato l’iter, perché molti deputati hanno votato per chiedere un parere alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). E alcuni Paesi, tra cui la Francia e in parte anche l’Italia, stanno a loro volta ritardando l’approvazione nazionale, ritenendo che l’accordo non garantisca tutele sufficienti per i lavoratori e per alcuni settori produttivi.
Cosa succede adesso al nostro mercato delle DOP e IGP?

Questo è ovviamente, anche se non in modo diretto, un attacco al sistema di tutela europeo: un sistema rigido, attento all’ambiente, alla protezione del lavoro e al benessere animale, che immette sul mercato prodotti di alta qualità. Il problema, inoltre, potrebbe allargarsi a macchia d’olio: l’accordo siglato tra Stati Uniti e Argentina potrebbe infatti essere esteso a molti altri Paesi del mondo.
L’Europa, come al solito, appare persa nei meandri della sua burocrazia faraonica e frammentata nelle sottigliezze nazionali. Non è il caso di ricordare quanto quelle sottigliezze e quella burocrazia siano nate per proteggere e garantire; resta però il fatto che, nella situazione attuale, rischiano di trasformarsi in un impedimento, o meglio di lasciare un varco aperto a modalità di gestione dei rapporti geopolitici più spregiudicate e basate unicamente sul profitto.
Non è facile capire cosa si dovrebbe fare per proteggere il mercato europeo, in un momento in cui lo stesso accordo UE-Mercosur sembra già scavalcato, e una ratifica tardiva rischierebbe di apparire quasi grottesca. Tuttavia alcune associazioni italiane, come Assolatte e Origin Italia — l’organizzazione che riunisce i consorzi di tutela dei prodotti Dop e Igp — stanno chiedendo con forza di accelerare la ratifica. Un ulteriore adattamento dell’accordo richiederebbe infatti tempi che l’Europa, semplicemente, non ha.
Al momento ci stiamo dimostrando incapaci di tenere testa sul piano legislativo. Possiamo allora puntare sulla reputazione, investendo maggiormente nella promozione all’estero dei prodotti europei e confidando che chi può permetterselo continui a preferirli ad altri. Ma resta la sensazione di correre con il freno a mano tirato.
