di Massimo De Marco 27 Novembre 2019
burger king

Da Lunedì 11 novembre in 200 punti vendita Buger King italiani è disponibile il Rebel Whopper, versione vegetariana del panino ammiraglia del Re degli Hamburger, che ha battuto sul tempo l’eterno rivale McDonald’s.

Non si tratta di una ricetta di verdure di vaga ispirazione etnica, niente patty di ceci o crocchette di patate e broccoli: per la prima volta una catena di fast food sceglie di servire un’opzione a base di fake meat, un succedaneo della carne a base vegetale, rendendo questo tipo di prodotti di fatto accessibile ad una fetta di pubblico decisamente più ampia degli abituali frequentatori di supermercatini biologici.

Il produttore scelto per i 25 paesi d’Europa nei quali il “fake Whopper” è approdato (2.500, per ora, i fast food coinvolti nell’operazione) è The Vegetarian Butcher, ossimorico nome dietro cui si cela l’Olandese Jaap Korteweg, oggi di proprietà di Unilever: nove generazioni di macellai alle spalle e una brutta quanto cruenta esperienza con mucca pazza e influenza suina che lo ha spinto (così dichiara) a ricercare soluzioni vegetali alternative alla carne, avvalendosi della consulenza gastronomica dello chef Paul Bom. Negli Stati Uniti il progetto è stato affidato alla Impossible Foods, e il panino è giustamente stato battezzato Impossible Whopper, (lì McDonald’s rincorre affidandosi a Beyond Meat).

Lungi da me avviare una riflessione sul senso di un’operazione del genere o su chi ne sia il target, men che meno capire cosa faccia di un vegetariano o un vegano un essere moralmente inferiore qualora cerchi sensazioni carnivore sfruttando surrogati: sono qui per assaggiarlo e dirvi com’è.

Aspetto esteriore

rebel whopper burger king

Dicevamo che il Rebel non è un hamburger qualsiasi della gamma né un panino pensato per l’occasione. È uno Whopper, il capostipite dei panini signature per i fast food, classe 1957, antesignano anche del Big Mac (sviluppato 10 anni dopo), un panino di stirpe regale, per restare nella metafora monarchica di BK.

Visto da fuori il Rebel Wopper è assolutamente indistinguibile dalla sua controparte a base manzo, non solo nell’aspetto: emana un profumo di griglia che è quello tipico dell’iconico panino, completato dalla botta acetica del ketchup e degli abbondanti e spessi cetriolini sottaceto, vera firma della ricetta di casa Burger King.

Per ora cambia il prezzo, sebbene di pochissimo: 4,80 euro per il Rebel Whopper contro i 4,70 dell’originale. C’era da aspettarsi una differenza di prezzo maggiore.

L’assaggio

Lo apro e prelevo un campione isolato del patty: il colore grigiastro è di una sfumatura diversa e forse meno invitante dell’originale, ma in presenza dei grill marks la reazione di Mallard fa miracoli. Al naso il profumo di griglia e decisamente d’impatto, come quello della rosolatura del manzo e grasso bruciacchiato. Forse anche troppo. Mh. Ma non è che niente niente comprano gli hamburger vegetariani e li rosolano sulla stessa griglia? Ok che così l’effetto è migliore, ma il senso del progetto diventa ancora più sfuggente.

rebel whopper burger kingrebel whopper burger king

Un dubbio che rafforzato dalle cronache di questi giorni: negli Stati Uniti un vegano ha addirittura denunciato Burger King, con una class action, perché il suo hamburger di carne finta era stato cotto insieme a quelli di carne vera.

Certo, va detto che al momento di fare l’ordinazione alle infernali macchine touch screen, tra le opzioni per personalizzare il Rebel si trova il bacon. “Have it your way” recitava lo storico slogan della catena e chi siamo noi per giudicare degli eventuali pancettariani? Alazate la mano, lo so che ci siete.

Assaggiando il burger da solo, la nota aromatica estratta dalla griglia è preponderante, la totale mancanza di parte ematica e “manzosa” è probabilmente percepibile solo da carnivori professionisti o militanti del BBQ estremo.

Al palato la consistenza è giustamente resistente al morso (vista la quantità di amidi e leganti negli ingredienti mi sarei stupito del contrario) con una curioso gusto di melanzana mista a fungo. Va da sé che addentando il Rebel per intero tutti questi dettagli vanno a farsi benedire e l’illusione di stare mangiando un Whopper “vero” è pressoché totale. Resta da vedere se questo Rebel Whopper riuscirà a trovare un suo spazio nel mondo del fast food, in attesa di testare il Beyond Burger firmato “Big M”.

Il dado è tratto: credibile come fake Whopper, poco credibile come prodotto veg.

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