di Cinzia Alfè 4 Gennaio 2018

Dopo la giornata di ordinaria follia vissuta ieri da chiunque abbia fatto la spesa in un supermercato, causa l’obbligo, in vigore dal 1° gennaio 2018, di pagare i sacchetti biodegradabili per frutta, verdura, affettati e qualunque prodotto non sia venduto già impacchettato, oggi gli italiani hanno voglia di capire le nuove e cervellotiche misure.

E capire, soprattutto, come si evitano altri boicottaggi farlocchi per non pagare i famigerati sacchetti bio, dopo quelli fallimentari che qualcuno ha tentato ieri.

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Bene, allora, cercando di girare al largo dalle bufale, chiariamo gli aspetti ancora oscuri delle nuova legge.

COSA DICE ESATTAMENTE LA LEGGE?

La legge 123/2017, di conversione del “decreto Mezzogiorno” entrata in vigore il 1 gennaio 2018 , fa obbligo ai commercianti di fornire ai loro clienti buste biodegradabili e compostabili al 40%. La spesa è a carico del cliente e il costo deve essere indicato nello scontrino.

SOLO IN ITALIA I NUOVI SACCHETTI BIO SONO A PAGAMENTO?

Sì, come previsto dall’art. 5 della legge in questione: “le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o prodotti imballati”.

Il pagamento delle buste, come ha detto oggi a Repubblica Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, ha uno scopo “educativo”, ovvero “far capire che la plastica biodegradabile è una salvezza per il nostro disastrato ambiente”. Le associazioni dei consumatori stanno spingendo per fissare il costo massimo dei sacchetti bio a un centesimo di euro.

SI POSSONO PORTARE I SACCHETTI DA CASA?

No, non si possono portare. Questo, sia per non meglio precisati motivi igienici, sia per “sensibilizzare i consumatori ai costi relativi allo smaltimento della plastica”. E noi consumatori, come abbiamo visto ieri, siamo sensibili al nostro portafoglio.

MA ATTENZIONE: oggi il ministro dell’Abiente, Gian Luca Galletti, ha detto al Corriere della Sera che i sacchetti propri si potranno utilizzare, ma solo se nuovi. A questo proposito, sarà determinante l’indicazione che il ministero della Salute darà nei prossimi giorni.

SIAMO OBBLIGATI A USARE I SACCHETTI DEI SUPERMERCATI?

A questa domanda, strettamente collegata alla precedente, ha risposto di nuovo questa mattina a Repubblica Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente:

“Non è vero che siamo obbligati a prenderli al supermercato. I ministeri competenti, quello della Salute in primis, emaneranno una circolare per spiegare cosa si può portare al supermercato in alternativa. Potremmo fare come in altri Paesi europei – continua Ciafani -,  dove i clienti si portano la cosiddetta ‘retina’, igienica, ecologica, che si può usare quante volte si vuole”.

PRIMA DELLA NUOVA LEGGE PAGAVAMO I SACCHETTI DI PLASTICA?

Certo che li pagavamo, ma in molti casi senza saperlo. Fino a dicembre 2017, infatti, i sacchetti di plastica per frutta e verdura erano formalmente gratuiti, nonostante il loro costo, come tutti i costi d’impresa, fosse assorbito dal prezzo dei prodotti posti in vendita, per quanto non evidenziato sullo scontrino.

Il che portava alcuni a un utilizzo “disinvolto”, per non dire eccessivo, delle buste, con relativo danno ambientale. “Sensibilizzando” il portafoglio dei consumatori si vuole quindi attirare l’attenzione sull’uso indiscriminato di buste e sacchetti e sulla loro dispersione nell’ambiente.

[Crediti | Corriere della Sera, Repubblica]