di Federico Di Vita 27 Agosto 2020
astici

Mentre scorrevo le stories di Instagram di Francesco Costa mi sono ritrovato a contemplare la centralità degli astici del Maine nelle elezioni USA 2020, la campagna presidenziale degli Stati Uniti – almeno per quanto concerne quello stato, i cui meccanismi elettivi hanno caratteristiche particolari, come vedremo tra poco. Intanto ricordiamo che quelle che negli Stati Uniti chiamano lobster, una parola che in italiano si traduce con aragosta, sono in realtà quasi sempre astici e lo sono proprio sempre se ci riferiamo a quelli del Maine, che sono precisamente degli Homarus americanus, ossia degli astici americani (una specie piuttosto affine all’astice europeo, l’Homarus gammarus).

La pesca di astici nel Maine è sempre stata così abbondante che un tempo da quelle parti i crostacei venivano serviti come cibo di terz’ordine nelle mense carcerarie, mentre tutt’ora si possono mangiare a prezzi altrove impossibili (e preparati in qualunque modo, anche fritti), perfino in vere e proprie sagre, come quelle che in Italia dedichiamo per esempio ai tortelli. Se siete interessati ad approfondire le numerose peculiarità riguardo tutto ciò che ruota attorno agli astici del Maine non posso che consigliarvi la lettura dello splendido Considera l’aragosta di David Foster Wallace (sono certo che una volta che avrete il libro in mano non vi limiterete al solo reportage dedicato ai crostacei).

La cosa interessante riguardo a questi astici è che – come ricostruito in questo articolo di David Yanofsky e Tim McDonnell uscito su Quartz, o in quest’altro di John Walcott e Spruce Head del Timefino a un paio di anni fa le cose andavano a gonfie vele: la domanda per l’export era in crescita, soprattutto verso la Cina, dove le rosse bestiole stanno diventando uno status symbol per l’emergente classe borghese. Nel solo 2018 ben dodicimila tonnellate di astici erano state esportate in Cina, ma già l’anno successivo il volume dell’export dal Maine in direzione del principale stato asiatico era diminuito di un clamoroso 80%. Commercialmente parlando la situazione quindi passò in breve tempo da florida a drammatica: appena a inizio 2019 un terzo degli astici del Maine era destinato ai mercati asiatici e il loro prezzo era arrivato fino a 12 euro al chilo – sfiorando i record fissati nel lontanissimo 1880. Ma il tutto, come accennato, era destinato a subire durissimi contraccolpi dovuti ad alcune decisioni dell’amministrazione Trump. Nell’ultimo anno infatti il valore del raccolto di astici del Maine è crollato, e ciò è avvenuto principalmente a causa della guerra dei dazi tra USA e Cina, avviata dal presidente degli Stati Uniti.

“Trump – dice Francesco Costa – sa di aver danneggiato molto l’industria della pesca e quindi […] all’inizio del mese ha promesso di consentire di nuovo di pescare in un golfo dell’Oceano che Obama aveva dichiarato area protetta, perché comprende una fitta rete di canyon e montagne sommerse, tra cui quattro vulcani estinti, ed è l’habitat di tartarughe, balene e coralli a rischio estinzione”. E inoltre intende occuparsi con forza della questione perché il topic sta entrando di prepotenza nella campagna elettorale, non tanto per negare il valore attribuito da Obama all’Atlantic Marine National Monument, che il presidente in carica intende profanare, ma perché il Maine distribuisce i suoi grandi elettori in modo diverso rispetto agli altri stati. Solitamente tutti i grandi elettori di uno stato vengono assegnati al partito che lì vince le elezioni, in Maine diversamente sono distribuiti in parte su base statale e in parte in virtù dei collegi di voto. Con questo sistema, pur avendo perso il Maine nel 2016 contro Hillary Clinton, Trump aveva comunque conquistato in quello stato un grande elettore, e deve cercare di confermarlo nelle elezioni del prossimo novembre, che si annunciano molto combattute. Il Maine ospita una delle gare più dure ed è per questo che quel piccolo stato nord-orientale è diventato uno dei punti chiave delle prossime presidenziali.

Come Donald Trump ha colpito la lobster industry

astici del Maine

Chiarito come sono entrati gli astici nella corsa elettorale americana, ora cerchiamo di capire come ha fatto Trump a minare un comparto industriale così florido appena un paio di anni fa. I problemi sono iniziati come detto a metà 2018, quando i crostacei sono finiti al centro delle rappresaglie sui dazi tra Cina e Stati Uniti. Dopo che Trump alzò i dazi sulle merci cinesi la Cina dichiarò una tassa aggiuntiva del 25% su vari prodotti statunitensi, tra cui proprio gli astici del Maine; tassa destinata a salire fino al 35% nel 2019 (per poi scendere nel 2020 al 30%).

Dato che gli astici andavano di moda i cinesi continuavano a comprarli, ma rivolgendosi ai fornitori canadesi (i cui dazi la Cina ha invece abbassato, per favorire con forza il nuovo canale commerciale), le cui acque sono adiacenti a quelle del Maine. Nel frattempo la guerra dei dazi di Trump mirava anche all’Europa, che a sua volta ha cominciato a fare sempre più affari col Canada: Ottawa e Bruxelles hanno firmato un patto commerciale triennale che ha di fatto eliminato ogni balzello sull’astice canadese, mentre sulle prede statunitensi continua a vigere un’imposta dell’8%. A causa di queste dinamiche le esportazioni di astici dal Maine verso la Cina e l’Europa sono calate in un paio d’anni del 50%, riducendo il consumo di fatto al mercato interno (con l’aggiunta delle tavole più chic di Singapore, Corea del Sud, Emirati Arabi e Qatar).

E i guai non finiscono qui. Come se non bastasse tutto il resto negli ultimi 15 anni il golfo del Maine si è riscaldato più velocemente del 99% degli altri mari mondiali: secondo uno studio del Gulf of Maine Research Institute gli astici stanno migrando verso acque più fredde, cioè più a nord (proprio in direzione dei concorrenti canadesi). La flotta statale inoltre sta invecchiando e i salari tendono a diminuire. Un pescatore specializzato, in grado di posizionare le esche nelle trappole e calarle con successo guadagnava fino a poco tempo fa circa 30.000 dollari l’anno, mentre ora ne percepisce una media di 23.000, il che rende sempre più difficile reclutare membri per gli equipaggi.

In qualche modo l’industria della pesca del Maine ha provato comunque a riorganizzarsi, diminuendo l’esportazione di casse di astici e raddoppiando i prodotti derivati: dall’astice in scatola, al cibo per animali domestici – per cui negli Stati Uniti c’è buona domanda durante tutto l’anno. Ma proprio mentre il comparto provava a ricalibrare la sua offerta è arrivata la pandemia a mettere in ginocchio quelli che sono i mercati principe per un bene così di lusso: i ristoranti di fascia più alta, le navi da crociera, i casinò e i resort. Considerata la cruciale situazione politica di quest’ultimo periodo l’amministrazione Trump ha cercato di rimediare ai danni causati dalle proprie politiche e poi dal Covid-19 chiedendo al Dipartimento dell’Agricoltura di includere la pesca di astici nel suo programma di salvataggio da 30 miliardi di dollari, che originariamente si era concentrato sulle materie prime prodotte nel Midwest, anch’esse coinvolte nella guerra commerciale con la Cina.

I risultati degli sforzi di Trump fino a questo punto non sembrano soddisfare i pescatori del Maine, che anzi trovano conferma del loro atavico scetticismo circa la competenza del governo federale in fatto di gestione economica del mercato ittico (sono convinti che il governo si sappia occupare molto meglio di agricoltura che di pesca). E i fatti sembrano dar loro ragione: non solo le vendite di astici sono crollate, ma mantenere in piedi il complesso di queste attività è diventato più difficile sempre a causa delle escalation delle guerre tariffarie: esche e carburanti sono diventati più costosi, così come i termometri digitali per l’acqua, le tecnologie satellitari per individuare i crostacei e tutti gli altri strumenti che i pescatori usano per navigare e lavorare nella baia di Penobscot. Ancora più difficile è inoltre il panorama di mercato, un aspetto su cui Trump sembra oltretutto non poter fare nulla: l’economia cinese, e dunque la sua fame di astici, è infatti ancora molto traballante e la serie di politiche innescate dal presidente uscente rischiano di mettere stabilmente in ginocchio la più importante industria del Maine, innescando un volano che alla fine potrebbe ritorcersi contro lo stesso Trump.