di Dario De Marco 3 Febbraio 2021
Acqua che scorre; lavandino

Quanto pagate di bolletta dell’acqua? Scommetto che, così a bruciapelo, non sareste in grado di dare una cifra neanche vaga. Scommetto pure che, se invece vi chiedessi del gas o della luce, sapreste rispondere, o comunque direste “troppo”. Il fatto è che in linea di massima la bolletta dell’acqua non è un problema: spesso la paghiamo una o due volte all’anno, e di frequente viene accorpata alle spese condominiali. Il motivo per cui questo succede è semplice: l’acqua costa poco. O perlomeno noi la paghiamo poco, una cifra di molto inferiore alle altre utility, e che non incide più di tanto sui bilanci familiari. In altri posti del mondo va al contrario: posti in cui le bollette costano come un affitto, in cui le famiglie arrivano ad accumulare debiti insostenibili e addirittura a perdere l’accesso all’acqua potabile. Non succede in qualche sperduto villaggio nel cuore dell’Africa, o nel medioriente tormentato dalla siccità, ma al centro dell’impero, in uno stato ricco e avanzato: la scintillante e hi-tech California.

Lo racconta il sito Calmatters in un reportage che mette in fila una serie di dati e situazioni da non credersi. Almeno 1 milione e 600mila famiglie californiane hanno debiti con le aziende che forniscono acqua, cioè non riescono a pagare le bollette. Il totale delle insolvenze ammonta a 1 miliardo di dollari, e mentre la maggioranza di queste famiglie ha debiti per meno di 100 dollari, una fetta pari al 10% è in rosso per cifre superiori ai mille dollari: sono i più poveri, quelli che non ce la fanno a pagare neanche i beni essenziali. E spesso sono afroamericani o ispanici, già svantaggiati perché vivono in cittadine e zone meno servite.

La pandemia non ha fatto che peggiorare le cose, togliendo da un lato il lavoro soprattutto ai precari e agli stagionali; dall’altro ammassando le famiglie numerose in casa, cosa che ha fatto schizzare verso l’alto i consumi e quindi i conti. E messo a rischio diritti essenziali minimi: un posto sicuro in cui vivere, acqua potabile, possibilità di lavarsi le mani. In questo momento, poi. Per fortuna il governatore della California Gavin Newsom ha posto un argine al dramma nello scorso aprile, vietando alle compagnie di interrompere la fornitura di acqua anche in presenza di debiti enormi. Ma molte famiglie temono il momento in cui l’emergenza cesserà, o sarà dichiarata cessata, e già da ora ogni mattina aprono il rubinetto tremando per quello che non potrebbe uscire.

Le ragioni della crisi

Bolletta

Ma quali sono i motivi che hanno creato questa situazione? Perché le bollette sono così alte? È un groviglio di cause, sia naturali sia umane. La California non è solo le start-up della Silicon Valley o i vini della Napa Valley, ma anche la siccità, gli incendi, la povertà. È uno stato grande, con una superficie maggiore di quella dell’Italia e una popolazione di quasi 40 milioni di abitanti; e al suo interno contiene contraddizioni, disparità. In questa vicenda si fa simbolo delle contraddizioni del mondo contemporaneo.

Nel 2012 lo stato della California ha dichiarato che l’acqua potabile sicura, pulita, economica e accessibile è un diritto umano. Sembra un’ottima cosa, ma se c’è bisogno di affermarlo significa che attualmente non è così. Le condizioni climatiche disomogenee rendono altrettanto squilibrata la situazione acqua, ma se la natura fa la sua parte, poi l’uomo ci ha messo del suo. Il sistema idrico dello Stato è un casino terrificante: il report pubblico del 2020 ha contato 2.900 situazioni diverse, 2.900 zone gestite da 2.900 soggetti in 2.900 maniere differenti. Evviva la deregulation e le privatizzazioni, no? In alcuni casi l’acqua viene pompata dal sottosuolo, in altri dipende dalla pioggia, in altri dalla neve. Migliaia di utility servono poche centinaia di cittadini ciascuna, altre da sole ne servono milioni.

Per non parlare dello stato di questi servizi idrici: spesso inefficiente, con varie perdite lungo il percorso; spesso non sicuro da un punto di vista sanitario. Anche per coprire le spese per il rimodernamento degli impianti, o almeno per stare dietro all’usura del tempo, le aziende negli ultimi anni hanno speso molto soldi, e i costi vengono caricati sulle bollette: un circolo vizioso interminabile. Poi c’è la questione inquinamento, spesso da sostanze chimiche che contaminano le falde proprio in seguito a incendi, un doppio danno. Risultato: un milione di californiani non ha accesso ad acqua pulita. 

Le aziende però non hanno dovuto solo affrontare spese, ma si sono rese protagoniste di gestioni poco accorte negli anni passati, spesso privilegiando operazioni finanziarie rispetto al benessere dei cittadini. Alla fine, negli ultimi 10 anni il costo della bolletta dell’acqua per i californiani è aumentato in media del 45%: ci credo che hanno difficoltà a pagare. E nel 2019 circa mezzo milione di persone ha sperimentato interruzioni del servizio.

Anche perché rispetto all’acqua non è previsto un sistema di assistenza specifico per le famiglie in difficoltà, a differenza che per altre forniture essenziali. Ci metterà una pezza Biden, che ha annunciato 30 miliardi di aiuti ai cittadini per le utility? Intanto, qualche mese fa, la risposta del libero mercato è stata: quotiamo l’acqua in Borsa. È stato approvato un future, uno strumento finanziario che consente di scommettere, ovvero di speculare, sulle variazioni di prezzo dell’acqua. Paradossale. O forse no.