Uovo di Pasqua: il lavoro di chi sceglie la sorpresa

Nella scelta dell’uovo di Pasqua, se una parte importante – soprattutto se si è amanti del cioccolato – è giocata da artigiani, lavorazione, qualità, origine e tipologia di materia prima e ingredienti, non secondario è il ruolo della sorpresa, alla quale è riservato un destino a dir poco manicheo, diventando immediatamente dopo l’apertura dell’uovo un’inutile […]

uovo di pasqua

Nella scelta dell’uovo di Pasqua, se una parte importante – soprattutto se si è amanti del cioccolato – è giocata da artigiani, lavorazione, qualità, origine e tipologia di materia prima e ingredienti, non secondario è il ruolo della sorpresa, alla quale è riservato un destino a dir poco manicheo, diventando immediatamente dopo l’apertura dell’uovo un’inutile cianfrusaglia destinata all’oblio in fondo ad un cassetto oppure un oggetto utile e dall’identità dignitosa.

Il discrimine tra questi due estremi lo fa una figura professionale ben precisa, il cui compito è quello di selezionare, tra decine di proposte, la sorpresa migliore, quella che – se ben scelta – riesca a rendersi memorabile almeno quanto la cioccolata che la contiene.

Per capire come si selezionano le sorprese pasquali abbiamo fatto una chiacchierata con Carlotta Karsan, account manager di Personal Time, un’azienda con sede nel veneziano che si occupa di ideare, ricercare e selezionare merchandising e oggetti, accessori e gadgets per grandi marchi, nazionale e internazionali. Dalla fine del XIX (per la precisione dal 1883 quando l’orafo Peter Carl Fabergé ricevette dallo zar Alessandro III il compito di preparare un dono speciale per sua moglie Maria e creò la prima di una serie di uova contenenti un dono lussuoso) e dagli anni ‘20 del XX secolo (quando la Casa Sartorio di Torino brevettò un sistema per modellare con il cioccolato forme cave da riempire con animaletti in zucchero o confetti, fino a regali sempre più preziosi) le cose non sono poi molto cambiate: il mercato è diventato globale ma noi consumatori che apriamo l’uovo in attesa di meravigliarci siamo rimasti esattamente gli stessi.

Gli attori protagonisti: i marchi, gli importatori, i produttori di sorprese

Il processo che conduce alla selezione delle sorprese vede coinvolte tre parti: il marchio dolciario (in questo caso, spiega Karsan, grandi nomi dell’industria del cioccolato nazionale e internazionale), le aziende che producono oggettistica destinata a diventare sorpresa e – in un livello intermedio fondamentale – chi si occupa della selezione, cui spetta il compito più complesso: riuscire a trovare l’oggetto giusto, che riesca a far collimare le richieste del cliente con quelle del produttore.

Il quartier generale dell’azienda in cui lavora Karsan è una wunderkammer: oggetti ovunque, forme, colori, idee materializzate a mezz’aria e sistemate in un disordine assolutamente logico. Ecco, immaginate di moltiplicare una simile dimensione e trasferirla in un contesto globale: il lavoro assume toni monstre.

I criteri di selezione

Per evitare che il proprio destino finisca per coincidere con quello dell’asino di Buridano, chi si occupa della selezione lavora seguendo dei criteri assegnati dai marchi: quantità, grandezza e peso dell’uovo, prezzo, tipologia, dimensione e peso della sorpresa, ed infine tema dell’anno sono i riferimenti principali. Se quantità e prezzo sono probabilmente gli elementi più banali a cui si penserebbe, meno lo sono la grandezza e il peso dell’oggetto: nello specifico, per i marchi con cui lavora Karsan (che non sono quelli che hanno come target di riferimento i bambini poiché in questo caso ci si rivolge direttamente a chi produce esclusivamente sorprese per i più piccoli) si va dai 5 cm agli 8 cm, tali da consentire non solo l’inserimento tra le due metà, ma anche e soprattutto da evitare che l’uovo si rompa. Ecco perché anche la grammatura dell’uovo è fondamentale. Altrettanto cruciale è capire la fascia di oggetti a cui punta il marchio: se cioè siano prodotti mainstream (100.000-120.000 per un prezzo tra 1.50 e 2.50 euro ) o cose più sofisticate.

Il tema, infine: non si pensi che la questione delle “collezioni” sia appannaggio del mondo della moda. Se non è questo il caso di tartarughe, coccodrilli o ippopotami dai nomi e dai vestiti indimenticabilmente imbarazzanti che hanno accompagnato l’infanzia di molti di noi, è pur vero che tendenze, gusti e perfino contesto socio-economico internazionale costituiscono linee guida fondamentali. All’interno del tema, conta anche la segmentazione uomo-donna, che porta ovviamente a differenziare il prodotto.

Alla fine del lavoro, si arriva ad una rosa di una cinquantina di proposte da sottoporre all’azienda che sceglierà le più adatte.

I tempi

Per arrivare in tempo per la Pasqua, la selezione parte almeno 6 mesi prima e l’oggettistica deve arrivare alle aziende almeno 3 mesi prima, per consentire la chiusura delle uova. Karsan spiega che, vista la particolare situazione attuale, quest’anno il lavoro si svolto con notevole anticipo. In pratica, a seguito delle difficoltà di approvvigionamento di materie prime e dei blocchi commerciali, si sono chiuse ora le selezioni per le sorprese della Pasqua 2023.

I produttori di sorprese

In Italia la produzione promozionale non è particolarmente sviluppata. Decisamente più forte è il Sud-Est asiatico, assai più specializzato. Anche qui, tuttavia, vale quanto detto poco sopra: il contesto internazionale ha cambiato una prassi finora consolidata: il Made in Italy quest’anno ha finito per prevalere sull’estero.

Anche le sorprese si evolvono

Al di là delle mode e delle tendenze, c’è un ulteriore particolare di cui tener conto nella selezione: l’evoluzione delle abitudini di consumo. Karsan spiega infatti che negli ultimi anni si è assistito ad una sensibile riduzione nell’uso della plastica, non solo per quanto riguarda gli oggetti ma anche per gli involucri che li contengono. L’attenzione all’ambiente, il riciclo e la riduzione degli sprechi sono entrati nelle uova di Pasqua al pari delle sorprese, rendendo il processo di selezione ancora più articolato. Se pensavate che, per il vostro uovo, le questioni fondamentali fossero la scelta dell’artigiano del cioccolato, la provenienza del cacao e la lavorazione bean to bar, ora ne avete una in più su cui ragionare.