Il Buonappetito – 12 modi per riconoscere a colpo d’occhio l’osteria-truffa

Così come non è tutto oro quello che luccica nell’alta ristorazione, lo stesso vale per la cucina popolare: vi sarà ben capitato di entrare in una trattoria che vi pareva bella, tradizionale e succulenta e prendervi un bidone di dimensioni sesquipedali, no?

Le fregature non conoscono classe sociale: esistono nell’high society come tra noi villici, in centro città e in periferia.

Ecco dunque un elenco parzialissimo di indizi, dodici per l’esattezza, per riconoscere in un attimo una osteria-truffa da evitare come la peste.

C’è il famoso “buttadentro”, il tipo in gilet con l’aria da pregiudicato che ti dice: “dottore! Vieni a mangiare! Cucina tipica, prezzi bassi!”. Il buttadentro è garanzia di paccottiglia.

Se riuscite a sbirciare in cucina notate la cameriera che mette in una caraffa i fondi dei vini bianchi e rossi per servire un tavolo che ha ordinato del rosé (vi garantisco che l’ho visto con i miei occhi).

Ordinate gli spaghetti e arrivano in un minuto: precuocere la pasta, in trattoria, ci può stare; scaldarla al microonde dovrebbe essere proibito dalla Convenzione di Ginevra.

Mentre attendete il vostro turno, vi rendete conto che un cliente al tavolo lì vicino sta tragicamente virando al verde-viola.

In carta c’è il cordon bleu (e altri surgelati assortiti tipici).

In sala c’è un cane e il cuoco gli grida “torna subito in cucina!” (anche questo vi posso assicurare che l’ho visto con i miei occhi).

Sono presenti i “piatti civetta” per i turisti: le linguine all’Alfredo, gli spaghetti alla bolognese…

Il menu propone contemporaneamente cucina del territorio, quella nazionale, la pizza, il sushi, il thai e il tex-mex.

Il piatto con cinque gamberoni alla piastra costa 8 euro (saranno i famosissimi gamberoni di Fukushima).

Ci sono piatti totalmente fuori contesto e stagione: a Udine la parmigiana di melanzane. A dicembre.

Il menu è scritto in tre lingue diverse con numerosi errori di ortografia, specialmente in italiano.

Il vino della casa è così acido che può essere usato tranquillamente per sciogliere i vostri nemici.

Infine, dopo tutti questi indizi, vi lascio con una prova che si può fare molto velocemente: in trattoria ordinate le patatine fritte.

Con questo semplice piatto capirete tutto e in un attimo potrete verificare se siete capitati malissimo, soltanto male o se invece vi trovate in un paradiso della cucina popolare.

Luca Iaccarino

5 Giugno 2017

commenti (10)

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  1. Avviatura ha detto:

    Io diffido a priori dei ristoranti che riportano nell’insegna il lemma “osteria”. Suscita sovente in me quel vago senso d’inquietudine.
    A proposito (non essendo a conoscenza delle ragioni): come mai Bottura diede il nome “Osteria Francescana” al suo ristorante?

    1. Pier63 ha detto:

      Osteria…soprattutto francescana! Come costruire un hotel a sette stelle e chiamarlo “Ostello del viandante”.

    2. Orval87 ha detto:

      Perchè voleva far capire immediatamente ai suoi clienti che quello è un luogo di fede e beneficienza 😀 molto frugale e aperto ai poveri 😀

    3. lorenzo ha detto:

      si chiama Osteria Francescana per il semplice motivo che si trova vicino alla chiesa di San Francesco.
      è un locale che esiste almeno dalla metà del secolo scorso e Bottura ha mantenuto il nome originale quando l’ha rilevato.

  2. Paolo ha detto:

    “Osteria” non ha nulla di malvagio né di riprovevole.
    Più preoccupante è l’aggettivazione “antica” davanti a locali di nuova apertura.
    Basta essere fuori dal perimetro metropolitano, magari in località amena, un casello ferroviario dismesso, un fienile rifatto, un capannone ristrutturato da un architetto che si crede Oscar Niemeyer, ed ecco che gemmano come funghi: Antica osteria, Antico mulino, Antica trattoria del beltempochefu.

    1. Pix ha detto:

      già i posti che hai elencato sarebbero locali molto piacevoli, in confronto a certe mense ricavate dentro capannoni delle zone industriali di periferia. Magari pranzare in vecchio casello ristrutturato…

  3. francesco ha detto:

    Direi la media dei ristoranti che si possono trovare nel centro di Roma

  4. Mariparis ha detto:

    Poi c’è anche da dire che ci sono le osterie specializzate in cucina povera regionale.
    I cosiddetti piatti della tradizione. Lo fanno bene, si mangia discretamente.
    Peccato che poi il conto non sia altrettanto povero al pari della cucina.
    Un carciofo alla romana lo paghi otto euro.
    E poi ci chiediamo perché i turisti ( è aimè anche molte famiglie italiane) virino verso fast food e deprimenti locali simil old far west