Lu Pechino a Milano, recensione: e se fossimo di fronte ai ravioli cinesi definitivi?

La nostra recensione di Lu Pechino, modesto ristorante cinese in zona Stazione Centrale, che nasconde una sorpresa: i ravioli migliori di Milano, probabilmente.

Lu Pechino a Milano, recensione: e se fossimo di fronte ai ravioli cinesi definitivi?

Non fanno il caffè da Lu Pechino, tavola calda cinese di Milano che potreste non notare neppure. Pertanto le riflessioni molli e rilassate dopo un pasto soddisfacente, di solito facilitate dal calore cullante della bevanda obbligata di fine pasto, dovranno accontentarsi invece dell’accompagnamento dell’ultimo sorso di birra. Un fondo di bicchiere da una bottiglia condivisa, di marca commerciale e alquanto convenzionale, che già da alcune decine di minuti ha perso vigore e freschezza.

Le riflessioni profonde, dunque, ruotano intorno a una domanda: per quanto ancora Lu Pechino resterà un segreto nascosto?

Ambiente, servizio

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È il servizio del pranzo di un giorno infrasettimanale, fa molto caldo e l’unico altro tavolo occupato di questa semplicissima tavola calda ospita un gruppetto di operai probabilmente in pausa dai cantieri della zona. Un po’ come i camionisti che li trovi sempre nelle trattorie più buone e meno conosciute, solo che la location qui non si presta al parcheggio di un camion. A dirla tutta, non si presta a nulla e a nessuno che abbia una minima dose di buon senso estetico. Fuliginoso e opprimente, viale Brianza prende vita dalle le fauci scure del sottopasso della stazione, i negozi che vi si affacciano sembrano indietreggiare intimoriti e scomparire nel generale grigiore.

Una volta entrati, al decor si concedono solo alcune graziose lanterne cinesi appese al soffitto come gocce immobili, a cui però fa da specchio il pavimento freddo e generico a piastrelloni bianchi, in fondo in fondo al listino prezzi del negozio di ceramiche. Si impone in mezzo alla sala un grosso tavolo di legno intarsiato, tipo altare, totalmente incongruo all’ambiente e dalle funzioni oscure. Al lato di questo, il banco a vista dove prendono vita i ravioli per mano di una silenziosa artigiana.

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La mamma è in cucina, nascosta e invisibile, dedita alla preparazione sul momento di tutti i ripieni e naturalmente dell’impasto stesso. La figlia, tra una spiegazione e l’altra su quali siano le vere preparazioni pechinesi, rispetto al concetto più generale di raviolo cinese, ci illustra la composizione di questo piccolo gineceo, unito da un intento semplice e preciso: offrire ai milanesi i veri ravioli di Pechino, semplici e ben fatti.

Il menu, i piatti

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Il menu è breve e colorito di una certa buffaggine delicata e inconsapevole, spesso dovuta a una traduzione non perfettamente a fuoco. Dopo un’introduzione sbrigativa con i ravioli di vitello, il resto si divide in maiale e verdura, dove per verdura si intendono anche uova, granchio e tutto ciò che maiale non è. Insomma il maiale spadroneggia, il resto parrebbe secondario. Se non fosse che le composizioni con zucchina e granchio e con funghi e ravizzone (un’erba aromatica tipica anche della pianura padana) sono eccellenti e ricche di fragranza erbacea. Ma è la pasta a meritare tutte le lodi. Sia che si scelga la cottura per semplice bollitura sia con il successivo ripasso alla piastra (lasciatevi consigliare quale delle due si abbina alle vostre scelte), questi ravioli hanno la perfezione definitiva della più alta fattura artigianale. Ricchi ma non callosi, vischiosi ma non viscidi, setosi ma non fragili, racchiudono il ripieno con fermezza che non è mai tenacia. Al morso il ripieno si libera e prende vita, pur rimanendo ancorato in un unisono magico al suo involucro che mai si deforma nè cede. Non c’è un’altro posto di ravioli cinesi a Milano dove l’incantesimo riesca con tanta compiutezza, nè tra i blasonati di via Sarpi, nè altrove.

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Quelli con maiale e cavolo sono un classico, ma la versione con maiale e finocchietto merita la menzione d’onore. L’aroma deciso e selvatico del finocchietto scalpita a fianco della tranquilla morbidezza del maiale sfilacciato, in un mix perfetto tra sgranato e compatto, umido e intenso, a rendere una combinazione davvero esaltante.

Non ci si stanca tanto rapidamente di questi ravioli, ma assicuratevi spazio viscerale per almeno altre due portate dal menu. Le polpettine vegetariane, ricche di aromi decisi e suggestioni speziate, che ricordano un po’ l’India. La frittura è eccelsa, nonostante arrivino al tavolo quasi fredde (unica scivolata durante il pranzo). E la focaccina pechinese con maiale, sotto la voce “pasta”, con il consueto tocco laconico del menu. Ripieno ricchissimo di maiale e verdure probabilmente preso in prestito dalle varianti dei ravioli, focaccia morbida, compatta, saporitissima.

Sezione bevande scarna e non degna di nota, come si confà allo spirito del luogo, ma c’è una discreta scelta di tè cinesi. Il conto è ridicolo, per gli standard di Milano ma soprattutto per lo standard dei ravioli che troverete.

Informazioni

Lu Pechino

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Indirizzo: Viale Brianza, 15, 20124 Milano MI
Sito web: www.facebook.com/raviolidilupechino
Orari di apertura: tutti i giorni pranzo e cena; chiuso il lunedì
Tipo di cucina: ravioli cinesi e altre specialità di Pechino
Ambiente: molto scarno, servizio gentile

Voto: 8,5/10