di Nunzia Clemente 26 Febbraio 2020
Osteria della Mattonella; Napoli

Siamo stati, in incognito, all’Osteria della Mattonella di Napoli, uno dei luoghi iconici della cucina partenopea low cost, nonché una delle più antiche trattorie della città. La nostra recensione.

Se cercate “Osteria della Mattonella” su Google Maps, questa vi verrà posizionata leggermente defilata rispetto al dedalo ordinato (ordinato, almeno dalla cartina) dei vicarielli che prende il nome di Quartieri Spagnoli. Siamo a un crocevia di quartieri storici napoletani: a ridosso tra Montecalvario, la collina di Pizzofalcone e Chiaia, questi che un tempo erano dei non-luoghi oggi vivono una intensa, brulicante, fervida attività turistico-attrattivo e di conseguenza anche gastronomica. Ad esempio, i tipici vasci, cioè delle abitazioni a pianterreno, sono diventati delle attrazioni tout court: si beve vino, si fa lo spasso (mangiare frutta secca d’accompagnamento), si mangiano piatti tipici, si fanno le tombole scostumate coi femminielli, antesignani queer. E i turisti impazziscono.

La tanto vituperata gentrification, qui attuata anche attraverso la “riconversione” di interi quartieri in appartamenti e stanze per l’alloggio temporaneo tramite piattaforme come Airbnb, ha fatto un piccolo miracolo economico e sociale. C’è da andarci con le pinze, prima di dare la damnatio memoriae.

Ed è così che all’Osteria della Mattonella, da sempre conosciuta dai napoletani, capita sempre di più di trovare gli stranieri, cosa che raramente sarebbe accaduta una ventina d’anni fa.

Osteria della Mattonella; Napoli

Con influssi francesi, spagnoli, mediterranei in generale, il ventre gastronomico napoletano ribolle di grandi sughi, pasta, preparazioni che prevedono molto grasso animale (lo strutto e la sugna), se c’è carne è sotto forma di tagli popolari (frattaglie, salsicce, tracchie), abbondante pasta, ortaggi e legumi.

Napoli città è notoriamente poco incline a cambiamenti gastronomici, sufficiente pensare alla querelle sulla pizza: salvo pochi esempi, la ruota di carro predomina ed Savi napoletani lottano affinché resti tale. Nella cinta metropolitana, anche la ristorazione media “risente” di uno schema così classicheggiante.

Inizieremo quindi a tastare con mano la situazione di osterie e trattorie partenopee: molti i “pericoli turistici” da dribblare, qualche nome storico da ridimensionare, molto da scoprire.

L’Osteria della Mattonella: logistica e ambiente

Diverse le vie d’accesso per arrivare all’Osteria della Mattonella: si può salire da Piazza del Plebiscito, dai Quartieri Spagnoli (risalendo da Via Toledo), da Via Chiaia: siamo davvero a una o due stradine di distanza dall’ingresso di Napoli Sotterranea.

La Mattonella è ufficialmente aperta dal 1978, ma sembra che l’attività originaria fosse un Vini ed Oli, trasformato poi in osteria. Giunti alla porta, non si aprirà: bisogna farsi vedere dal personale di sala che verrà alla porta ad accogliervi. Un po’ come entrare in una casa, diciamo. E’ possibile effettuare una prenotazione il giorno stesso in cui si è deciso di andare, non prima, per via telefonica.

 

Una volta all’interno, la saletta è piccola con “cucina a vista”; al piano inferiore, dopo una ripida rampa di scale c’è un’altra sala: in totale, circa 70 coperti.  In tutto il locale – piano superiore e piano inferiore – al posto del pavimento canonino c’è il basalto, ‘e vasoli in napoletano, un residuo storico dei secoli passati. Alle pareti, ovviamente le mattonelle: ceramica vietrese.

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A gestire la sala la signora Antonietta, che si dice essere figura mitologica della ristorazione napoletana. Quarant’anni di blocchetti di comande, mani ruvide. Un raro caso di napoletana toma toma, calma, non invadente. Al servizio, si alternano lei ed altri collaboratori.

 

I servizi sono al piano inferiore, raggiungibili con una rampa di scale. Nota di merito per pulizia ed efficienza nonostante gli spazi ristretti e l’affluenza della clientela domenicale.

Il Menu e i prezzi

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Mi siedo sulla panca, spalle al mattonellato omonimo, apro il menu plastificato. Due euro di coperto possono sembrare sostanziosi, ma il tutto si riprende appena cade l’occhio sui prezzi delle portate. Gli antipasti si piazzano a 3,50euro, con i 4,50 euro del tris misto. I primi piatti spaziano tra i 6 euro e gli 8, i secondi piatti (di terra) tra i 6 e gli 8, lievemente più alti i secondi di pesce (dalle alici fritte a 6 euro, passando per il baccalà a 10 ed il tonno in padella a 12), contorni da 3,50 euro.

 

 

Due pagine intere dedicati ai vini: rigore e presenza di molte etichette campane, accuratamente selezionati e con ricarichi giusti. Si può bere bene anche con 15 euro, all’Osteria della Mattonella.

 

Siamo in un regno low cost dall’odore incredibilmente buono. E’ decisamente ora di passare all’assaggio.

 

Gli antipasti prevedono l’opportunità di singoli tris (tris di melanzane, di mozzarella o di crocché), oppure del tris misto. Nella fattispecie, involtini di melanzane con provola, crocché di patate e mozzarella panata e fritta. Optiamo per il tris, sicuramente ben fatto ma non memorabile. Complice soprattutto l’involtino di melanzane che, in pieno febbraio a Napoli, ha una consistenza nonché un sapore decisamente poco accattivante.

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Dai piatti di parmigiana di melanzane che vediamo volteggiare tra i tavoli, capiamo di essere in una di quelle “situazioni feticcio” dove la gente viene per assaggiare proprio quel piatto: ne sono vittime chef stellati e piccoli ristoratori, niente di nuovo sotto il sole. Mi riprometto di tornare in estate per provare quella tegola di parmigiana, che ho addirittura sognato. Buono il crocché di patate con cuore di mozzarella, servito caldo, così come la mozzarella panata e fritta, preparazione d’uso frequente nelle cucine del giorno dopo da queste parti: un buon serbatoio calorico che riesce meglio con la mozzarella (o il fiordilatte) avanzati, bagnati d’uovo e pangrattato e tuffati in padella.

Come vino d’accompagnamento, ignorando bellamente la carta decisamente nutrita ma con etichette tutte reperibili altrove, scegliamo un mezzo litro di Aglianico rosso della casa. Beverino, funge alla sua funzione, cioè farti prendere un altro mezzo litro. Da osteria, tout court. Quattro euro il mezzo litro, sconto speciale a sei euro se si sceglie il litro intero.

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Primi piatti confortevoli, valevoli della visita, adorabili. I mezzi rigatoni con il ragù sono religiosamente al dente, con il sugo al pomodoro denso, di quelli fatti pippiare, sobbollire, per ore. Così tante ore che la poca carne presente si è letteralmente “sciolta”, rilasciando collagene e grasso. Il sugo è sapido, la pasta rigata fa il suo sporco dovere. Well done.

 

La pasta e patate con provola, il carboidrato più carboidrato della cucina partenopea, è più “vellutato” di consistenza che “azzeccoso”; solitamente li preferisco con meno presenza di acqua della pasta e delle patate, entrambe cariche di amido, ma questo è un dato puramente personale. Temperatura da nucleo della terra, questo piatto èristorativo contro i malanni di stagione (sto invecchiando), chiama vino. Buono nel suo essere demodé, con abbondante formaggio.

Dalle portate altrui, becco la zuppa di lenticchie e broccoli che ci riporta ancora una volta alla Napoli fatta di una cucina squisitamente contadina con legumi ed ortaggi, che venivano coltivati anche nelle zone collinari di Napoli, come il Vomero. Una zuppa, quindi senza pasta. Profumata e densa.

Il giro di primi si conclude con penne lisce al ragù di cipolle, cioè quello che a Napoli è l’osannata, pontificata genovese. Dall’odore meno intenso di altri, proposto in giusta quantità sulla pasta. Di genovese ho apprezzato il solo passaggio.

 

Non ci si sbilancia in questa seduta con i secondi piatti – mentre intorno a noi roteano alici fritte, baccalà alla carrettiera con pomodoro ed olive ed altre amenità – ci limitiamo a mettere al centro la palla: polpette napoletane al ragù, quello che solitamente da queste parti è il “primo secondo”, perché poi c’è il “secondo secondo”, spesso composto da carne alla brace (avete presente quello che si dice sui pranzi napoletani, che si mangia troppo, eccetera? Ecco, quello è vero).

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La polpetta napoletana è variamente composta: qui la troviamo decisamente ricca di pane, a ricordare la cucina partenopea decisamente povera di proteine animali, e sono fritte. Fritte e poi plooop, calate nel ragù. La consistenza spugnosa di queste sfere le rende golosissime.Scatta la scarpetta d’obbligo: buono il cestino del pane, di una sola tipologia, tagliato al momento e rimpinguato su richiesta. Il boccone più buono del pranzo è stato decisamente questo: mi sono anche morsa le dita per scarpettare.

 

I dolci dell’Osteria della Mattonella smbrano golosi: ne scegliamo tre.

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La fetta di babà napoletano è giustamente lievitata, spugnosa, con la bagna zuccherina e poco alcolica. Un morso dopo l’altro e va via anche la torta di pastafrolla, mele e mandorle – seriamente: buona-buona – purtroppo asciutta e migliorabile la torta caprese.

 

Nel complesso, chiudere un pasto con i dolci qui vale la pena, anziché andare in pasticceria.

 

Ammettiamo sicuramente di non esserci sbilanciati nell’ordinare, ma di aver provato parecchi piatti caratterizzanti dell’Osteria La Mattonella. Il menu riporta prezzi assolutamente popolari – in qualche caso, anche di un euro o due inferiori alla media – e si può tranquillamente mangiare con deciso senso di sazietà entro i 20 euro, includendo antipasto, primo, secondo e condividendo il vino della casa. Le porzioni sono giuste; piatti non strabordante, fatti appositamente per invogliare il cliente a mangiare “quello che viene dopo” senza appensantirsi troppo. L’ambiente – ed anche gli spazi risicati – sono quelli da osteria, quindi non c’è da aspettarsi molta comodità, ma vale la pena segnarsi l’indirizzo in vista di una trasferta napoletana.

Osteria della Mattonella; Napoli

Informazioni

Osteria della Mattonella dal 1978

Indirizzo: Via Nicotera 13, Napoli
Sito Web: osteriadellamattonella.com
Orari di apertura: Tutti i giorni 12.45/15.30 19.30/23.00; mercoledì chiuso; domenica 12.45/15.00.
Tipo di cucina: Trattoria napoletana
Ambiente: Osteria con decorazioni partenopee
Servizio: Caldo, accogliente, non invadente

Voto: 3.8/5