di Caterina Vianello 7 Settembre 2020
Osteria La Bottega ai Promessi Sposi; Venezia

Strada Nova, Venezia, è la lunga arteria che da Piazzale Roma conduce a Rialto. A voler essere precisi il nome dovrebbe essere riferito solo al tratto terminale, quello che si conclude con Campo Santi Apostoli. La trattoria di cui vi parlo, Osteria la Bottega ai Promessi sposi (che ha un nome lungo più della calle in cui si trova), se ne sta nascosta nel dedalo di calli che si trovano alla sinistra del percorso, poco prima di arrivare in Campo Santi Apostoli.

Tra baracchini di souvenir e odore di fritto, pare improbabile che in zona possa trovarsi una delle trattorie più raccomandabili in città, eppure è così. Se Venezia, nel corso del tempo, è diventata capace di ospitare spazi gastronomici dalla dubbia moralità, è pur vero che qualcosa di buono c’è ancora, ben nascosto.

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Le cronache dicono che Calle dell’Oca abbia ospitato in passato una bottega di fruttivendolo e un piccolo teatro: cosa ce ne facciamo di queste informazioni, vi chiederete? Ce le teniamo strette in modo che, una volta varcata la soglia dei Promessi sposi (così d’ora in poi, per brevità), avremo un argomento di conversazione con il personale al banco, intento a sistemare cicchetti e a versare ombre di vino a vecchi avventori, che filosofeggiano in dialetto e commentano, con una progressiva perdita di freni inibitori, le usanze della moderna gioventù.

Come i più attenti avranno notato, la presenza di cicchetti e ombre identifica un bacaro: ed in effetti i Promessi Sposi affiancano una doppia anima, quella del bacaro e quella della trattoria e se la cavano egregiamente in entrambi i casi. Così, se il bancone all’ingresso con i vassoi di specialità tradizionali prelude alla possibilità di una serie di assaggi consumati in piedi e in compagnia di un calice, la vista di tavoli e sedie anticipa un pasto da seduti, accompagnato da ruspanterie nel servizio.

Ambiente e servizio

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Un’insegna in vetro decorata e illuminata, il menu affisso alla vetrina, un ingresso minuscolo con porte tipo saloon ed un soffitto basso: l’accoglienza dei Promessi Sposi è onesta, come una stretta di mano salda.

Il resto è come un discorso che prosegue e conferma quello che la stretta di mano aveva annunciato: un bancone di legno bello largo che invita ad appoggiarsi e che prelude ad un servizio in cui chi sta al banco intrattiene il cliente con garbo, destreggiandosi tra richieste e imprevisti come un giocoliere; travi a vista al soffitto a riscaldare gli animi, una scelta cromatica tra pareti rosse e bianco-gialle che sanno di trattoria quanto le tovaglie a quadretti e pazienza se la tovaglia non c’è ed è stata sostituita da una rappresentante di carta con logo. E poi fazzoletti di stoffa a coprire le lampade, mensole e bottiglie, sedie e tavoli in legno, foto d’epoca e a chiudere, un pavimento veneziano che rimanda al passato e sottolinea ancor più l’arditezza e la discutibilità di molte recenti soluzioni di restauro viste altrove.

I Promessi Sposi non strillano autenticità compiaciuta e non vendono assaggi di tipicità ruffiana.

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La conferma arriva dal servizio, mai sussiegoso o servile, anzi: complice una serata particolarmente affollata, che riempie le due salette interne e quella esterna, i camerieri corrono, sono cortesi ma asciutti, spiegano se necessario ma senza trasformare i piatti in narrazioni commoventi di tradizioni lagunari perdute.

La carta dei vini segue le intenzioni del menu, con uno sguardo veneto, che si allarga verso proposte regionali, senza troppe velleità.

I piatti

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Una carta lineare e comprensibile, non sovraffollata, che affianca proposte di pesce a piatti di carne, con riferimenti veneziani e idee che escono dalla laguna e si concedono viaggi oltre i confini dell’antica Serenissima, a raggiungere Piemonte (fassona, in tartare, costata o tagliata), Puglia (orecchiette) e Sicilia (gamberi rossi). Gli antipasti vanno dai 10 ai 16 euro, i primi dai 12 ai 14, mentre i secondi dai 15 ai 22. Complessivamente si contano una media di 6-7 proposte per portata, sufficienti per presentare adeguatamente Venezia (saor, bigoli, frittura e seppie ci sono, insomma) e per dire che si è capaci anche di fare altro. La scelta cade su due antipasti (che verranno divisi in tre), tre primi e un secondo.

Se alcune recensioni lette su Tripadvisor lamentavano le dimensioni esigue delle porzioni, possiamo smentire: un pasto che preveda tutto, dessert compreso, è una prova per stomaci allenati. Spinti dal fatto che vederli in carta non è frequente, ordiniamo i canestrelli, scelta che si rivelerà assai felice. Carnosi, concentrano in dimensioni contenute un sapore pieno e deciso. Il burro fuso – dosato – e l’arancio conferiscono rispettivamente rotondità e freschezza. Il porro in luogo della cipolla nel saor di gamberi, e il branzino mantecato in sostituzione dell’onnipresente baccalà mostrano una volontà di rileggere ma non di stravolgere. Tentativo riuscito in pieno, con delicatezza e buon bilanciamento.

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Dai primi, scegliamo i bigoli in salsa (grande classico veneziano, qui proposto con pachino) e orecchiette con ragù di guancette di coda di rospo. Un plauso alla consistenza e allo spessore dei bigoli, grossi e nervosi e capaci di tener testa ad un condimento che soffre un po’ della mancanza di una quantità di acciughe corretta per bilanciare una presenza forse leggermente abbondante delle cipolle. Nel complesso, tuttavia, un buon piatto, al pari delle orecchiette, con condimento che non lesina. Tra i secondi, puntiamo sui calamari. Solitamente attraenti e dalla masticabilità soddisfacente quanto uno pneumatico, in genere se ne copre la scarsa qualità con una frittura mista – nella quale finiscono per confondersi rendendosi persino accettabili – o con un ripieno iper saporito. Qui il calamaro è sé stesso, nudo, senza scudi né paramenti. Lo accompagnano delle verdure (melanzane, zucchine, peperoni, in cubetti croccanti), ma se la gioca tutta da solo. E vince. La cottura ne esalta il sapore: è fresco, carnoso, a tratti croccante, con personalità. Riesce, boccone dopo boccone, a far dimenticare decine di gomme assaggiate negli anni.

L’Opinione

Scontrino Promessi Sposi

Trattoria tradizionale lungo un percorso turistico, La Bottega Ai promessi sposi, è un riferimento sicuro e affidabile nell’offerta spesso millantatrice in città. Doppia anima – bacaro e osteria- offre piatti tipici veneziani ai quali affianca proposte che escono dalla laguna (e dall’offerta di solo pesce) senza voler strafare, ma mantenendo esattamente ciò che viene promesso e confermando la prima – buona – impressione che se ne ha. Particolare non scontato in città e che spesso porta ad esperienze deludenti.

Informazioni

Indirizzo: Calle dell’Oca 4367, Cannaregio

Sito web: pagina Facebook

Orari di apertura: lunedì 18.30-23; dal martedì alla domenica 11.30-14.15 e 18.30-22.15

Tipo di cucina: tradizionale veneziana e con proposte regionali

Ambiente: semplice e accogliente

Voto: 3,5/5