Smoothie, estratti, Joylent: bere è il nuovo mangiare

“Cosa bevi stasera?”. No, non è la domanda che ci si scambia fra appassionati dell’orrida apericena. Né quella che gira nei circoli degli alcolisti irriducibili. Perché bere è il nuovo mangiare.

Il regime alimentare 3.0 non è più fatto di cibi solidi ma liquidi: smoothie, estratti, beveroni. Roba colorata in bicchieroni alti da ingurgitare sin dal mattino, per “fare il pieno di” questo e quello e non pensarci più.

Considerate (o spacciate) come salutari, queste bevande spopolano tra i fan della dieta liquida, dell’alimentazione cosiddetta naturale, nel mondo veg e in quello nerd.

Se è vero che, per combattere il nemico, occorre conoscerlo intimamente, proseguendo nella lettura di questo posto scoprirete tutti i segreti della dieta liquida. Per poi tenervene a debita distanza, o forse no.

1. Smoothie, che fan così bene

smoothie, ingredienti

Aka frullati. Così li chiamava la mamma quando ci buttava dentro la banana annerita, la pesca molliccia, le fragole pallide, insieme a une generosa porzione di latte: voilà, la merenda era pronta, energetica e vitaminica.

Oggi, che siamo tutti un po’ esterofili, questa pappa a metà fra liquido e solido si chiama, appunto, smoothie, parola che dovrebbe suggerire qualcosa di setoso e invitante, da sorseggiare con voluttà.

In effetti, soprattutto d’estate, si tratta di una soluzione piacevole per una colazione, uno spuntino o una merenda. Da qui a farne il protagonista del pranzo di mezzogiorno ne passa ma tant’è.

Se volete cedere alla tentazione (che poi, è un recuperare la tradizione) non fate come mamma e scegliete frutta fresca e giustamente matura: sarà dolce e saporita e potrete anche non aggiungere zucchero o il più pratico miele, che si scioglie meglio.

Qualche goccia di succo di limone mantiene il colore vivace ma cozza con il latte. Che tuttavia può essere sostituito con latte di mandorle (buono assai), yogurt o nulla: i frullati di sola frutta, scelta fra le qualità più ricche d’acqua (meglio anguria e frutti di bosco che banana e avocado) hanno dalla loro di essere molto dissetanti e danno comunque un senso di sazietà.

Perché la frutta intera, se possibile/gradita lasciata con la buccia, è ricca di fibre che riempiono e, in più, danno una mano all’intestino, che non guasta.

Non dimenticate la versione salata, a cominciare dal classico gazpacho di pomodori, da arricchire e variare con peperoni, zucchine, cetrioli, lattuga, cipollotti, magari zenzero, curcuma o altre spezie, un pizzico di sale e un filo d’olio.

2. Estratti, oltre la centrifuga

estratti frutta

Spopolano. Non c’è altro modo di dirlo. I moderni (e costosissimi) estrattori hanno sostituito, un po’ frettolosamente, le antiche centrifughe. Le bevande ricavate con questi marchingegni si dice siano ricchissime di vitamine e sali che l’azione meccanica violenta delle centrifughe in teoria danneggia.

Personalmente ho l’impressione che sia poco più che una trappola del marketing per vendere piccoli elettrodomestici a costi esorbitanti. E sebbene i succhi di frutta e verdura che se ne ricavano siano buoni e colorati, mancano delle già citate fibre e quindi, a mio avviso, di qualcosa che ci fa solo bene.

Vero è che gli estrattori separano e recuperano la polpa strizzata, che poi è utilizzata in altre preparazioni (dalle zuppe ai biscotti di scarti di carote, per dire) ma la domanda è: perché scartare per poi re-immettere nella dieta?

Se volete risparmiare sull’acquisto dell’attrezzatura, ma spendere soldi in succhi belli e pronti, ormai si trovano facilmente sia nei locali e negli store veg che, per dire, da Eataly, imbottigliati freschi, poi trattati a bassa temperatura e ad alta pressione per avere una shelf life di circa un mese.

La deriva di quelle che potrebbero essere semplicemente ottime bibite è farne l’alimento esclusivo di intere giornate detox.

Io ci ho provato, con un kit acquistato da Mantra, ristorante raw milanese. Dalla sveglia (con arancia e zenzero) alla buonanotte (con un estratto a base di mandorle) durante tutta la giornata ho bevuto 3 litri di succhi. Solo quelli. Niente di masticabile, non un pezzo di pane, un biscotto, nemmeno un frutto fresco.

succhi mantra

La bella sorpresa è stata che a sera non avevo fame. La brutta è che la mia pancia si è – per così dire – ribellata a tutti questi liquidi.

Forse, avessi resistito (c’è chi ne fare mini cure di 3 giorni) la situazione si sarebbe normalizzata. Invece, l’esperimento si è concluso lì.

Cosa ho imparato: i succhi non sono male, davvero, il sapore è buono e il profumo ancora migliore. Ma devono essere inseriti (almeno per me) in una normale dieta solida.

3. Joylent: bere da nerd

joylent

È la versione europea del Soylent, prodotto made in Usa che per motivi a me ignoti (ma, immagino, relativi alla formulazione) nella versione originale non è commercializzabile da questa parte dell’Oceano.

Si tratta di un mix in polvere, da sciogliere in acqua, che contiene esattamente tutto quel che serve per un comune essere mortale: dai carboidrati agli Omega 3 e 6, dalla vitamina A alla K, dal calcio allo zinco passando per molibdeno e zolfo (che se ne sente sempre un gran bisogno, eh!), dosati secondo un fabbisogno alimentare di 2.000 calorie quotidiane. In 5 gusti: cioccolato, vaniglia, banana, fragola, mango.

joylent

Questo non l’ho provato io ma il mio fidanzato, nerd quanto basta per lasciarsi suggestionare da un articolo del Post (la redazione ha adottato Joylent per le sue pause pranzo e, non di rado, cena) e per amare l’idea di acquistare il suo cibo online da un produttore olandese.

Sebbene, dopo l’entusiasmo dei primi giorni (pensa! non devo fare la spesa! accendere i fornelli! sporcare le pentole! far andare la lavapiatti!) ha cominciato ad accusare i colpo e, l’ultima volta che è capitato a casa mia alle 4 del pomeriggio, alle 5 aveva già mangiato 2 etti di cacio toscano, mezzo salame di Felino, 4 fette di pane di segale con burro e acciughe, mandando giù il tutto con una birretta. Per poi domandarmi: cosa cucini a cena?

Insomma, la riedizione dei beveroni anni Ottanta, quelli che abbinati all’aerobica di Jane Fonda promettevano dimagrimenti ed energia, sembra adatta solo a chi del cibo si disinteressa abbastanza.

joylent

Dalla sua ha che costa poco: 2 euro a pasto. Abbastanza per decretare, come suggeriva The Newyorker nel 2014, la fine del cibo?

A voi l’ardua sentenza (io vado a mettere su due spaghi).

Francesca Romana Mezzadri Francesca Romana Mezzadri

commenti (8)

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  1. Queste sono tutte mode per gente che sul cibo non sa nulla, cresciuta il più delle volte da genitori i quali non hanno certo inculcato loro i concetti di qualità e probabilmente non cucinavano molto…insomma, per gente che ha scoperto la “moda” del cibo dopo i 20 o i 30 anni…
    Notare che quasi tutte queste mode provengono quasi sempre da quel paese….così come le mode dei “superfood”, ogni anno ce n’è uno nuovo e si dimenticano i precedenti “superfood”, rido solo a sentire la parola….casualmente quasi tutti ingredienti di paesi esotici 😉 eh già, un extravergine di qualità o del pesce appena pescato è roba troppo “mainstream” per essere pubblicizzato come “superfood” per tutti i giorni, non fanno “cool”….

    1. Non ne farei sempre una questione di cultura o meno del cibo o di una moda (cambieranno i nomi, ma tutte queste cose esistono da decenni e come gran parte delle novità, arrivano sempre da quel paese!), ma di una nicchia destinata ai salutisti o sportivi che vogliono macro e micro nutrienti pronti all’uso, rapidi da preparare e economici. Non ci vedo nulla di male, alla fine per nostro corpo, un pesce fresco e l’olio evo, è brutto da dire, ma una volta metabolizzati e tolta la componente psicologica, sono uguali al “beverone”. Sul fatto dei super food che siano moda non c’è dubbio, che non siano così super, altrettanto.

  2. Sul Joylent ho un parere diverso, dopo 1 anno di uso quotidiano. Sebbene abbia usato un altro prodotto, QUEAL, il prodotto è praticamente lo stesso. Non si può definire la versione moderna del beverone anni ’80, in quanto questo contiene tutti i nutrienti quotidiani necessari e in percentuale equilibrata, basati sugli EU nutrition standards. Quello conteneva soprattutto proteine e pertanto incideva sui fabbisogni corporei.
    Quanto all’effetto saziante, lo confermo e pertanto mi torna strano l’effetto sull’amico dell’autore del post (a meno che non lo diluisse oltre misura). Io lo utilizzavo solamente come pranzo in ufficio, con il risultato di non avere lo stimolo dell’abbiocco post-prandiale e, appunto, di non avere più fame, nemmeno quella nervosa, fino a cena.
    Essendo sportivo, ho trovato anche che la sera, quando uscivo a correre, ero in buona forma fisica, e niente affatto debole.
    L’effetto sulla peristalsi è ottimo, dato che ogni pasto va sciolto in 600ML di acqua e la digestione quasi immediata.
    L’unico difetto di un pasto del genere è che, alla lunga, va a noia e per questo l’ho sospeso in favore di un paniere di frutta fresca.
    Tuttavia, il mio parere sul prodotto è del tutto positivo e le critiche mi sembrano derivare da non, o superficiale, conoscenza del medesimo.

  3. I papponi,o beveroni,o -apprendo adesso-joy (gioia di che ?)lent…buoni per astronauti,sportivoni,ultime due settimane alla prova costume.
    I frullati,o frappe’ come si usava dire un tempo (smoothie …BAAASTA CON L’INGLESE),invece sono una bella ghiottoneria.Ghiaccio tritato,latte buono ed ingredienti a piacere oppure frutta costituiscono una merenda deliziosa.Con la frutta tropicale matura (senza latte)e chioschi dedicati solo ai frullati sono un ricordo meraviglioso di Brasile e Messico,buonissimi in una varieta’ di gusti impressionante.
    Le centrifughe le vedo un po’ troppo da salutisti per i miei gusti.Pero’,magari freddi,possono essere un fuoripasto estivo piacevole.

  4. Rispondo un po’ in ritardo, spero di scrivere qualcosa di interessante per l’autrice dell’articolo visto che un po’ mi sento chiamato in causa.
    Premessa: consumo saltuariamente smoothies and juices, e vivo in un Paese dove sono senza alcun dubbio “di moda”. C’e’ ad esempio chi ci ha costruito un vero e proprio impero, con negozi ovunque -cercare Boost, per la precisione-
    Non c’e’ un cafe qui che non abbia smoothies nel menu, e ci sono interi juice bar interamente dedicati al prodotto come il gia’ citato Boost, presente ovunque. Se ci rifletto un attimo, nella sola Melbourne CBD me ne vengono in mente 5/6, come minimo.
    Notare poi che spesso sono collegati ad esercizi che fanno dei prodotti raw,vegan, paleo ecc il proprio cavallo di battaglia. Un prodotto che prima era di nicchia ma che ora sta imponendosi sul panorama nazionale non solo perche’ e’ di moda, ma perche’ ritenuto “salutistico”.
    E in un Paese dove l’obesita’ e il sovrappeso sono un enorme problema, direi che e’ quantomeno una risposta. Che poi faccia veramente cosi’ bene, e’ un altro discorso.
    Basti pensare che per un juice, affinche’ mantenga tutte le proprieta’ dei veggies da cui e’ estratto, dev’essere spremuto a freddo. In ogni caso il juice, come fatto notare, non mantiene le fibre mentre il smoothie si ed e’ una differenza nutrizionalmente rilevante.
    Problema: male non fa, se spremuto fresco, a patto di controllare gli zuccheri perche’ in fin dei conti un juice e’ quasi solo quello. Potrebbe essere una valida bevanda alternativa per l’afternoon tea alle porcate piene di zuccheri vendute in commercio. Vado a comprarne uno cold-pressed, ho un range di 20 prodotti a disposizione con ingredienti anche tra i piu’ impensabili. Vado alla cassa e…sono minimo $ 10.
    Io son single, quindi bado solo a me stesso e ogni tanto ne acquisto uno preferendo in genere smoothies leggeri a base di coconut water o solo ghiaccio. Pensate pero ad un padre di famiglia con moglie e diciamo 2 figli: come si direbbe di questi tempi, ciaone.
    Con $ 10 ci fai un pasto completo anche per 2 al Macca’s o in qualunque fast food. Se vuol essere un prodotto “salutista”, rimane quindi fuori portata per la maggior parte delle famiglie a livello di acquisto giornaliero.
    Diverso invece il discorso se vogliamo introdurlo nella nostra alimentazione facendolo direttamente a casa, basta comprare un frullatore ed il gioco e’ fatto. Dubito pero’ possa convincere chi vive di coca cola a comprare un frullatore e iniziare a preparare smoothies con kale, mela verde, celery, spinacino.
    Rimane al momento un prodotto estremamente di moda, che non ti uccide come altre robe, ma tendenzialmente per “ricchi” sia nel portafoglio che nell’istruzione.
    Non so cosa stia accadendo in Italia, ricordo a Milano stazione un juice bar che mi pare abbia aperto anche a roma. Ma non credo possano far breccia perche’ l’italiano medio lo vedra’ solo come “salutista”.
    Se volete vi dico anche cosa vedrete presto nei cafe “alternativi” o fighetti delle piu’ grandi citta’: chai latte, turmeric latte e compagnia, bevande senza caffe’ ma a base di latte.

    1. molto interessante, grazie @Magic Luke! in effetti – e qui rispondo anche a @Vittorio Viaggi – si tratta di una moda che ne cavalca un’altra, all’estero più che da noi (ma vedrai che siamo bravi ad adeguarci a quel che arriva da Oltreoceani!): negli anni Ottanta si inseguiva una generica forma fisica con il boom dell’aerobica, e il beverone era dimagrante; oggi si ricercano uno stile di vita “naturale” (yoga, walking e simili) e un’alimentazione salutare, con sfumature vagamente ortoressiche che “giustificano” il successo di joylent e affini. ciò detto, come sottolinei, smoothies e succhi sono roba buona che fa bene, quindi perché no. sul fatto di farli in casa, piuttosto che comprarli bell’e pronti, d’accordo al 100%. ciao laggiù 😉

  5. ciao Francesca, grazie della risposta. Vero, spesso i trend arrivano dall’estero e in italia vengono copiati/scopiazzati. Il problema però è che mentre AUS e US hanno un panorama certamente variegato e tradizioni culinarie diversissime a causa della multiculturalità, specialmente qui, in Italia tipicamente si è molto legati, e fieri, della nostra cucina. Con i millennials, tuttavia, il discorso cambia e cambierà ancora nei prossimi 10/15 anni.
    In questo settore, vedrai che presto arriveranno i juice bar e i cafe a tema raw/vegan/paleo. Poco fa ho fatto merenda con una raw salted caramel slice e un chai latte in un cafe che serve interamente questi prodotti, ed è sempre pieno. Non lo faccio per moda ma perchè mi piace e, se mangiassi un corrispettivo fatto con latte e burro me ne pentirei in qualche ora. Per chi ha allergie/intolleranze/alimentazioni particolari, qui si vive proprio bene.
    Il coconut oil è già arrivato? qui è il prodotto “salutista” per eccellenza, ma la fama è del tutto ingiustificata visto che non è certamente migliore del palm oil.
    Poi entra in gioco il marketing, quindi a furia di ripetere che fa bene…alla fine te ne convinci e lo compri.

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