Stefano Bonilli al DissaporeCamp (seconda parte)
Ho pagato i conti con la gioventù un sabato di inizio autunno, al pomeriggio. Questa cosa qui potete capirla solo se eravate tra il liceo e l’università nel periodo tra il n.1 del Gambero Rosso e la nascita del Gambero Rosso Channel. Ad ogni modo, quel pomeriggio c’era il DissaporeCamp, andavano in onda 30 anni di storia della tavola raccontati da Stefano Bonilli, uno che aveva fatto le cose che tutti noi volevamo fare, maledizione. La rivista, le guide, il canale, la Città del Gusto (quest’ultima sarebbe stato meglio non farla, forse). Chi di voi quel sabato di inizio autunno non c’era può guardare la seconda parte della storia (la prima, ieri) in questo video girato da Francesca Ciancio e montato da Linda Verzani. Le due parti sono disponibili nel canale YouTube di Dissapore.










Bravo Bonilli! Un grande.
beh, intanto stiamo incasellando un paio di questioni irrisolte:
1. i retroscena di un *officia* risalente a sei mesi fa
2. si inizia a capire l’affetto viscerale di Bonilli per Eataly:
forse un sogno realizzato da altri, avesse avuto i soldi per le mani prima o avesse trovato
dei soci “buoni” poi, dopo rivista guide canale e CittàdelG sarebbero venuti i supermercati, del GamberoRosso? Oppure più semplice (ma sempre di sogno…): Eataly è una CittàdelG che funziona, e rende, non essendo appesantita da scuoladelG, studi televisivi, teatro del vino… solo commercio, è la lezione. Niente agorà.
noi lettori comuni, intendo:
voi che Bonilli lo conoscete direte bella forza, lo so
[...] e ricordate che la storia di Bonilli continua
[...] Approfondimento fonte: Stefano Bonilli racconta 30 anni di storia della tavola (seconda … [...]
12 minuti (per i 2 video) davvero intensi .. ora so tutto
so di volerci leggere quel che non c’è
ma c’è una cosa che voglio assolutamente imparare, da Bonilli (e prima o poi…). Personaggio che ho francamente disprezzato e persona che ho pian piano iniziato ad considerare, parla bene sembra onesto veste simile compra i dischi sbagliati ma tutto sommato è diverso, dallo sfigato “papalino” che mi figuravo ai tempi del GR. C’è pertanto una cosa che voglio imparare da lui. Una cosa che mi servirà e quindi ci tengo: stufo però di voler leggere quel che non c’è, scrivo una pasquinata qui su Dissapore…
Pasquino sorriderà senz’altro della Roma per gli altri, quelli che pensano di conoscerla e consumarla in poche ore. Però Pasquino s’è mai pentito, dal restauro ad oggi, di non aver accettato un ruolo di mera facciata nella Roma degli altri? sincero, Pasquì: si può essere ma si è, senza più appartenere?