
Von Clausewitz: In effetti è inutile discutere
Mi sto preparando ad aprire un ristorante. L’altra sera ho riunito un po’ di amici intorno a un tavolo con l’intenzione di capire quale sia il pià importante dei quattro elementi basilari: cibo, ambiente, servizio, prezzo. Per esempio, il prezzo conta più del cibo? Il servizio più dell’ambiente? Ognuno aveva la sua opinione. “Prima di tutto un ristorante deve mettermi a mio agio”, diceva un amico chef. “E’ come vedere un film, dopo 15 minuti il regista deve averti conquistato altrimenti ciccia”. Un altro amico di mestiere vignaiolo non era d’accordo. “L’ambiente e i camerieri contano, ma io scelgo un ristorante per il cibo e il vino”. Secondo sua moglie “un buon cameriere è come un buon insegante — raro, ma te lo ricordi a lungo”.
Lo chef puntualizzava. “Il vino è un altro punto importante. Dipende tutto dal prezzo, per capire un ristorante basta scorrere la carta dei vini”. Lui è un tipo pratico, per tutta la cena ha ribadito che che il punto cruciale è il prezzo. Se il cibo e il servizio sono buoni ma costano troppo, cosa vuoi che contino di questi tempi? E rivolto a me aggiungeva: “Per non dimenticare i proprietari. Se finiscono i soldi finisce anche lo spettacolo”.
Avanti così fino all’inevitabile giro di grappe. Era chiaro che nessuno dei 4 elementi prevaleva sull’altro. Alla fine ho deciso che sono come i Beatles. John è il cibo. Paul l’ambiente. George il servizio, l’anima. E Ringo, il prezzo.I Beatles sarebbero stati i Beatles senza ognuno di loro? L’unico problema è che ancora oggi non ho capito quale tra cibo, ambiente, servizio e prezzo, è il punto di partenza per aprire un ristorante. Mi aiutate voi di Dissapore? Grazie, Francesca.
Credo che il punto di partenza debba essere il prezzo, oggi più che mai. Anche se, pensandoci bene, non è per il prezzo che scegliamo un ristorante. Quasi mai, insomma. Penso più a un groviglio di ragioni. Ma così siamo punto e daccapo. Per chi vuole aprire un ristorante quale dev’essere il punto di partenza? Em, ecco, um… mi aiutate voi, lettori di Dissapore?
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1 cibo
2 servizio
3 abiente
4 prezzo
questa e’ la mia personalissima classifica
ma è tutto da vedere.
Se dovessi aprire un ristorante, non associerei nessuno dei baronetti ai quattro elementi basilari. Ci vuole ben altro, secondo me: tipo, rimanendo in tema, il genio di Roger Waters (cucina), la precisione tecnica di David Gilmour (cucina), le atmosfere morbide dei suoni di Rick Wright (ambiente), la base ritmica di Nick Mason, lenta e sincopata, elementare in apparenza ma sempre estremamente puntuale (servizio). Ognuno è parimenti indispensabile agli altri, prevale solo la capacità di Waters di trovare la sintesi perfetta di tutti.
Ah, dimenticavo: Bernardi, tra gli elementi basilari manca la cantina.
Quoto la classifica di dino, anche se il ristorante migliore è quello che ha:
1- cibo, servizio, cantina, ambiente, prezzo.
Fabrizio, per la cantina metterei il quinto Beatles, cioè George Martin il produttore di (quasi) tutti gli album: saggezza, professionalità e conoscenza del settore
Mi dispiace per Harrison, ma lui viene dopo Ringo (chissà, sappiamo che non c’era paragone, ma come popolarità forse…)
insomma io i Beatles li vedo nell’ordine citato, con George ultimo: cibo (Lennon) ché se non si far da mangiare, meglio non aprire; ambiente (Paul) perchè devo sentirmi bene, in un posto accogliente, che non è detto coincida col lusso, anzi; prezzo(Ringo) beh, lo devo guardare, e mi sembra anche doveroso; servizio (George) perché mi basta sia gentile e discreto.
cucina, originalità dell’offerta, servizio, ambiente.
il prezzo lo vedo come il minimo comun denominatore fra i quattro: diciamo il manager dei beatles.
l’originalità dell’offerta per me è importante: i ristoranti sono troppi nel momento in cui “sembrano” tutti uguali, per cui è indispensabile distinguersi in qualche modo. non mi chiedete quale…
Mantenendo le corrispondenze beatlesiane proposte, da cliente, io scelgo di andare la prima volta in un locale che non conosco e costruisco la mia prima impressione grazie a:
1. JOHN (m’ispira/mi incuriosisce il cibo in base alle descrizioni e racconti che ho letto o sentito)
2. PAUL (mi piace l’ambiente)
3. RINGO (la cifra minima necessaria a mangiare lì non deve superare la mia cifra di riferimento – differente secondo la tipologia di locale e la situazione)
4. GEORGE (in questa fase è irrilevante – a meno che non sappia che è un servizio estremamente formale e ingessato che mi stronca l’entusiasmo più o meno quanto un “Within You Without You” a inizio facciata di un LP!
Decido di ritornare 0 volte, raramente o frequentemente grazie a:
1. JOHN (soddisfazione per cibo e vino; a me basta una scelta ristretta, purché interessante e approvata dalle papille)
2. RINGO (impressione di aver speso una cifra unguale o minore a quella che considero corretta per la soddisfazione ottenuta dall’esperienza)
3. GEORGE (un’accoglienza in sintonia con me e una corretta efficienza mi convincono a tornare spesso)
4. PAUL (se il resto non funziona, l’ambiente non serve a risollevare le sorti; se il resto funziona, sorvolo senza fatica sui quasi tutti i difetti estetici)
Perfetto. Infatti Paul, da solo, non ha più funzionato.;-)
Bé da bambina pensavo fosse bellissimo e mi piacevano anche i Wings (prego, ridete pure).
Però mi sono sempre piaciuti un sacco i pezzi di John Lennon e per niente certe moscerie anche famose tipo “Michelle” e “Yesterday”.
La scala corrisponde, insomma.
A parte il fatto che avrei attribuito il parametro prezzo a George Martin – che secondo me è più importante e più influente e più affine a un parametro razionale come quello, rispetto a Ringo.
Non è detto: considera che Ringo ha ottenuto il massimo vantaggio economico con il minimo sforzo, a parte saper lavorare bene ai piatti (della batteria).;-)
L’amore. L’unica cosa che posso consigliarti è l’amore. Il resto, non temere, verrà da solo.
Ah, questa la so, è “All you need is love”!
John.
Location
Cibo
Prezzo/Ambiente
Attitudine
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punto primo: qual’è il tuo target di clientela? turistico, di passaggio, finesettimanale, impiegatizio, altolocato, di tendenza, di città, di provincia, etc etc
L’accostamento ai BEATLES è divertente, ma più efficace è l’accostamento ad un auto.
vediamo un pò:
il motore è la cucina
il design è la location
l’assistenza è il servizio
il prezzo è il prezzo
ora i tre punti di forza di un ristorante sono la location, la cucina ed il servizio.
1-avendo una bella location, un buon servizio ma una cucina scadente il locale comunque funziona per un pò, ma va bene per una clientela turistica mordi-paga e fuggi
2-avendo una buona cucina una bella location ma un servizio scadente il locale crolla, ma va bene per una clientela turistica mordi-paga e fuggi
3-avendo una buona cucina un buon servizio ma una location “normale” il locale funziona sempre e con chiunque.
discorso a parte il prezzo che viene fuori dalle aspettative della proprietà, dai tempi di ammortamento dei capitali etc etc
il servizio è l’insieme dei servizi che soddisfano le richieste esplicite e latenti dell’utente. la soddisfazione dei bisogni latenti creano maggiore benessere di quanto ci si aspetti.
..e perchè devi fa la graduatoria?
se c’hai un ristorante che se magna bene, se spende poco, il servizio c’è, l’ambiente pure, la cantina anche, che voi de più da la vita?..te tocca a lavorà pure il giorno de riposo settimanale!!!
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