Monini Classico, olio extravergine d'oliva

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Classico Monini: l’olio comunitario premiato come extra vergine migliore d’Italia

L’olio extra vergine “Classico” Monini vince il test del mensile francese 60 millions, solido e pulito perché organo dei consumatori. Bene, orgoglio titillato. Ma quale extra vergine Monini: il Classico francese o il Classico italiano? La domanda che qualunque consumatore nel pieno possesso delle sue facoltà mentali farebbe seguire a questo punto state per farla anche voi, non è così? E precisamente: Perché, ne esistono due?

Sì, è la risposta breve, stando al giornalista Attilio Barbieri, che lo ha messo nero su bianco nel suo blog.

Con una prassi quantomeno bizzarra in un settore segnato da contraffazioni di ogni tipo, specie per un marchio serio come quello umbro, Monini distribuisce in Francia olio extra vergine 100% italiano (huile d’olive d’Italie), ma in Italia un prodotto ottenuto da oli extravergini di oliva comunitari, come recita chiaramente l’etichetta.

Pertanto, la risposta completa alla domanda di cui sopra è sì, esistono due Monini Classico diversi: uno è un vero prodotto italiano e si trova in Francia, l’altro che di italiano ha soltanto nome e confezione viene venduto in Italia. Diverso il contenuto ma pure il prezzo: 9,85 euro al litro il primo, 4,29 l’altro.

Ora, forse perché fomentati dal clima agonistico degli Europei, o semplicemente ingolositi dal voto assegnato al Monini francese da 60 millions, uno strepitoso 19,5 su 20 che ha vanificato gli sforzi del costosissimo secondo classificato ( 29,30 €/litro contro 9,85 €/litro del Monini), ci siamo chiesti il motivo di tantà disparità di trattamento.

Spiegazione fornita da Monini: “Il Classico commercializzato in Italia, per le sue caratteristiche di versatilità, presenta note del fruttato particolarmente equilibrate e riteniamo possa incontrare le aspettative del consumatore italiano dal nord al sud”.

L’ho trovata una risposta tattica, di chi prova a trarsi in salvo da un’arrampicata sugli specchi.

Chissà cosa succederebbe se la scritta “ottenuto da oli extravergini di oliva comunitari” (non italiani e quindi non per forza peggiori ma quasi sicuramente sì) fosse più evidente rispetto a oggi, magari visibile nella parte anteriore della confezione come prevede un decreto sulle etichette non ancora approvato.

In attesa di saperlo, dobbiamo sopportare anche questa, l’olio comunitario premiato come extra vergine migliore d’Italia.

[Crediti | Link: Il Fatto Alimentare, Etichettopoli, immagine: Etichettopoli]

Massimo Bernardi

commenti (37)

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  1. Credo, molto semplicemente, che Monini cerchi di massimizzare i profitti offrendo al mercato quello che il mercato chiede.
    Non mi stupirei se scoprissimo che gli italiani non vogliono un’olio di alta qualità a 9,85 €/l ma preferiscono un’olio di media qualità a 4,29 €/l .

    1. Magari preferirebbero anche quello più buono, ma non possono spendere il doppio.

    2. Appunto. Tra l’altro chi pagherebbe quasi 10 euro per un EVO da GDO ?
      Ovvero il cliente “medio” da GDO NON può permetterselo a quella cifra.
      Chi spende 10 euro per una bottiglia di EVO non lo compra in GDO ovvero neanche con un marchio “popolare” …

    3. Basta che sia ben chiaro alla gente che a quel prezzo c’è poco da pretendere…

      La truffa scoperta in Val di Pesa e uscita sui giornali la settimana scorsa parla di 4 arresti e 80000 (OTTANTAMILA) quintali di olio sequestrato… pari alla produzione di una regione come l’Umbria… sono 8000 TONNELLATE di olio taroccato… e questi lo vendevano un po’ a tutti… e anche caro per far credere che fosse buono…

      Vogliamo i nomi di tutti gli oleifici coinvolti!!!

    4. premetto che l’olio me lo faccio.
      poto gli ulivi.
      raccolgo, quando c’è da raccogliere.
      e porto al frantoio.
      naturalmente non c’è il minimo paragone con l’olio che si compra.
      qualsiasi.
      poi le sòle sull’olio (e non solo)m le fanno da quando ero ragazzino.
      ridevamo vedendo il costo di certi oli toscani.
      e leggendo che ogni tanto lì sequestravano intere autobotti provenienti, allora, dalla puglia.
      comunque quest’anno ho visto un olio, in negozio, a euro 272,50/lt (duecentosettantadue/50 alm litro.
      e continuo a ridere.

    5. Scusa Ciro, ma non lo sai che dietro ad un alto prezzo c’è la «qualità»?:))

    6. io lo so cosa c’è dietro se uno compra olio a questo prezzo.
      non lo scrivo che non passerebbe la (rigida) censura.

    7. Bravo Ciro hai centrato perfettamente il problema. Anche io produco olio di modesta quantità. e lo vendo a 6,00 euro al litro. Se poi la gente non si infurbisce e spendendo quelle cifre pensando di aver fatto l’affarone, non meritano altro che essere presi in giro ! Svegliatevi consumatori !

    8. sono pienamente d’accordo, meno costa e meglio è! Ma non si tiene mai conto del fatto che se costa meno è perchè vale meno. E poi non è neanche vero che non tutti possono permettersi di spendere 10 euro per una bottiglia d’olio. Se è di qualità ne usi molto meno.

  2. Forse più che “non volerlo” non possono permettersi di pagare quasi 10 euro un litro d’olio che dura due settimane massimo…..

  3. Bisogna anche considerare che, in Italia, Monini commercializza anche il “Granfruttato” ottenuto da olive esclusivamente italiane, il cui prezzo è anche inferiore al 100% italiano venduto oltralpe.

  4. Io uso olio evo coop mediterraneo per i soffritti (boccione da 5l in sconto per soci coop), sempre di evo si tratta, quindi per legge sempre ad estrazione solo meccanica e senza solventi per modificarne l’acidità (quindi si tratta sempre di un prodotto corretto da olive tutto sommato sane), e l’olio cotto sa sempre di olio cotto; a crudo ovviamente è un’altra storia, qui qualità e sapori superiori sono obbligatori, uso spesso ottimo olio locale di S.Miniato o delle colline lucchesi ma anche di altre regioni (Liguria, Umbria, Abruzzo), e talvolta anche ottimi olii non di oliva (di noci, di nocciole, di sesamo).

    1. Anch’io uso diversi olii in cucina:
      – olio extra-vergine di marca industriale o commerciale per i soffritti (Coop, Esselunga, lo stesso Monini, ma anche Carapelli o Bertolli Gentile… l’unica discriminante è il prezzo, compro quello in offerta o che al momento costa meno).
      – olii acquistati in frantoio o da amici o direttamente dai produttori per l’utilizzo a crudo, di solito tengo due bottiglie diverse, uno leggero (Ligure o Garda) e uno più forte (Toscano o Sud Italia) da utilizzare a seconda dei piatti.
      – Infine ho anche dell’olio di semi che utilizzo unicamente per friggere le olive all’ascolana.

    1. Con l’olio di lino ci “pitturavo” i mobili. L’idea di meacolarlo con l’EVO …

    2. Nei paesi asiatici l’olio di oliva era ed è un prodotto di cosmesi, chissà che idee si sono fatti all’inizio quando gli si è proposto di usarlo in cucina…

    3. Per non parlare dei danesi quando hanno visto Ultimo tango a Parigi …

    4. Io invece passo qualche goccia di extra vergine di oliva sulle tastiere delle mie chitarre, quando le pulisco. Ciò non me ne impedisce l’utilizzo in cucina.

  5. La Spagna è il primo produttore d’olio d’oliva al mondo. Quanto olio spagnolo importiamo in Italia? E che fine fa, visto che sugli scaffali non si trova olio d’oliva spagnolo? Mistero della fede? E per quale virtù magica l’olio d’oliva italiano è presupposto in partenza migliore degli altri? Al fragor di trombe e pifferi del marketing autocelebrativo?

    1. Sei grande.
      La frode in Val di Pesa era di tre tipi
      1 Frode sull’origine degli oli.
      Dici che è olio italiano ma contiene
      olio della stessa categoria ma di paesi diversi ,comunitari o extra (tunisia ecc..)
      2 Frode per aver miscelato oli di categorie diverse es extravergine
      con olio lampante (in piccola parte e camuffato con tecniche chimiche).
      Dopo aver fatto questo vendi al prezzo
      dell’extra vergine.
      3 Frode ,unendo le prime due.

      La prima frode è impossibile scoprirla con metodi di analisi chimica.
      L a seconda si potrebbe,ma da quello che ho letto i laboratori pubblicibsono menovattrezzati di quelli privati.
      Il mio criterio di acquisto.
      Se hai un amico ( ma vero amico) lo compro da lui.
      Oppure rivolgersi a cooperative serie di produttori che ce ne sono in tutta Italia.
      Scartare i Grandi Imbottigliatori Industriali(anche quelli che vincono oseudo premi) (e che fanno tanta pubblicità in tv) che non producono una mazza e sono compratori di grossi quantitativi che miscelano.

  6. Perche’ l’articolo termina affermando
    “[…] dobbiamo sopportare anche questa, l’olio comunitario premiato come extra vergine migliore d’Italia.”
    quando, come si evince chiaramente dall’articolo stesso e dai link riportati, avrebbe dovuto essere “l’olio italiano premiato come extra vergine migliore di Francia”?

    Inoltre, invece di essere orgogliosi del fatto che un evo ITALIANO abbia battuto i francesi a casa loro, stiamo a criticare il fatto (piu’ che normale) che un’azienda italiana abbia diverse linee per il mercato interno e una differente linea prestige per l’estero.

    1. Già, certo che il livello di pressapochismo di certi post di Dissapore messi lì giusto per aizzare flame sta raggiungendo livelli preoccupanti, quasi da testata giornalistica…

    2. Già Splash, me lo sono chiesto anch’io leggendo l’articolo … che senso aveva la conclusione con quel “olio comunitario premiato come EV migliore d’Italia?
      Ma il premiato non c’é scritto che é solo di ORIGINE ITALIANA?

      Bernardi, magari ho capito male io (e qualcun altro), ci spieghi per favore?

    3. Prova ad andare nel link riportato all’inizio del post e vedrai che il confronto era tra olii perlopiù francesi o comunque reperibili in francia (alcuni spagnoli e uno, il peggiore e anche abbastanza costoso, di origine palestinese, italiani pochi, forse 3) , alcuni di alta gamma (e alto prezzo), altri da supermercato ed alcuni addirittura del discount: che il Monini svetti (anche sull’italiano ma “comunitario” Carapelli) non mi sorprende affatto, mi sorprende la topica della chiosa del post.

  7. Coi metodi analitici attuali, dato un campione d’olio di oliva si può addirittura risalire agli estremi catastali del terreno dove sono state prodotte le olive. Articolo pubblicato qualche tempo fa su una rivista scientifica ialiana del settore oleario.
    Purtroppo la rivista non era mia, l’ho trovata alla reception di un laboratorio di analisi.

  8. Olio delle colline toscane di produzione propria. e non mi sognerei mai di venderlo a 10 euro al kg, piuttosto lo regalo agli amici.

    passo qualche settimana all’anno in Molise e lì compro alla cooperativa o dai produttori un olio buonissimo, tra l’altro anche molto economico.

    poi che in etichetta non sia obbligatoria la tracciabilità della materia prima, è veramente vergognoso

  9. Non ci raccontiamo storie: coltivazione, cura, raccolta delle olive hanno, almeno in Italia, un costo tale che comprare un olio extravergine a meno di 9 – 10 euro significa solo essere certi che si sta comprando una miscela di olii, se va bene, spagnoli e turchi. Magari con una percentuale (piccola) di olio italiano (del Sud, dove il marketing non ha colpito ancora). Se i nostri agricoltori non fossero massacrati da politiche fiscali e regolamenti nazionali ed europei che li stanno portando all’estinzione, forse le cose sarebbero diverse.

    1. Ma, sai, il territorio italiano è talmente vario che la tua affermazione ha poco senso. Una cosa è la coltivazione, e successiva raccolta, nell’ Imperiese, altra nelle campagne toscane.
      Quindi, secondo te, l’ olio COOP 100% italiano (in cui marca fortemente, ma piacevolmente, l’ amarognolo dell’ olio pugliese) in vendita a poco più di 5 € litro è una truffa?

    2. Ma in che mondo vivi? Sono produttore di Olio e vicino a me c’è uno dei più grandi produttori di olio d’europa… a noi agricoltori ci danno una miseria se vogliamo vendergli il nostro olio DOC UMBRO che poi loro miscelano con oli esteri. Noi lo vendiamo a 6,00 euro al litro etichettato e con tanto di certificato di qualità. Se non ci facciamo furbi è inutile che ci lamentiamo !