Io, me e Adriano

Invasioni. Cosa resterà di questa Scandinavia dominante?

scandinavia, moda,

Mister A.A. Gill non ha bisogno di presentazioni da queste parti. Inglese, penna felice, cervello fumante, grossa stima. Nel suo ultimo articolo, il nostro, genio e critico gastronomico nello stesso biglietto da visita (per quanto strano possa sembrare) illumina i lettori di Vanity Fair sul tema dell’invasione scandinava. Che non è il ritorno alle dominazioni vichinghe ma un’acuta osservazione sul nuovo che avanza dai paesi nordici e sulle possibili negatività.

Ristoranti stellati, catene vestiarie, design e quella dannata Ikea; anche la tv e la letteratura sono “biondi” ci ricorda Gill, tracciando l’eccellenza di quel coacervo di nazioni virtuose che corrispondono alla regione scandinava.

Ora, io sono stato da quelle parti. In Svezia, soprattutto, e posso dire che loro non sono come noi. Non tanto perché hanno lo stato sociale e un sistema educativo abbacinante e tante altre belle cose ma perché i ragazzi fanno ordinatamente la fila per entrare nei locali alle 3 di notte. I maschietti si disinteressano apparentemente all’affannosa ricerca della procreazione, fanno bisboccia con te, la mattina dopo non ti salutano, come non ti salutano le loro donne su cui hai fatto inequivocabili pensieri peccaminosi, non sempre frutto della tua sola fantasia narcisista.

Gill poi è troppo sofisticato per non sapere quanto gli scandinavi siano dominanti anche nella musica estrema – almeno lo erano quando in adolescenza venivo coercitivamente edotto dai miei simili sull’esaltante produzione black metal norvegese – che parallelamente al loro grande spolvero nella letteratura investigativa più morbosa e al cinema provocatorio di Lars Von Trier o di quelli che provocano davvero (vedetevi il lucidissimo e agghiacciante Play), affondano i coltelli nelle pieghe di un modo di vivere non così infallibile come sembra.

E non serve scomodare la cronaca recente e la strage di Breivik perché i dementi non si risparmiano a nessuna nazione e farci della sociologia è cosa di poco conto. Più lucidamente Gill ci dice che “il conformismo è il loro mantra”, basta guardarli per strada.

Ma soprattutto, per tornare alle nostre cose, la globalizzazione non ha buon gusto, specie a tavola – ma anche altrove, pensate alle olimpiadi cinese e a quelle londinesi. E tra un modello alto (il Noma di Rene Redzepi a Copenhagen) e uno basso (l’Ikea e il suo pasto democratico) difficile intravederne qualcuno che dia brividi di piacere. Il primo poi nella migliore delle ipotesi rimane avanguardia stizzita, nella peggiore praticamente una sola (ah dopo le formiche ecco le rane; a quando un simpatico troll con pastella di fango? Battute facili gente, battute facili, ma se le cercano).

Ecco che si torna dalle nostre parti a cercare il bel vivere e il bel mangiare, come a dire che un modello sociale per quanto illuminato non può cambiare una consuetudine, qualunque sia il suo valore reale.

Ritorniamo allora a Gill che dice “puoi dividere l’Europa tra sardine e aringhe. L’Europa delle aringhe, nel Nord, è protestante, liberale, conformista, e onesta. Quella del Sud, Sardina, è cattolica, corrotta, inconsistente, e bugiarda. Ma chiedete a cento europei – o a qualsiasi altro, su questo argomento – se preferirebbero vivere nella confusa, deragliata Italia o nella pulita ed efficiente Danimarca e 99 di loro diranno “Datemi la Toscana”. Inclusi i Danesi. Attualmente non scommetterei più su questa percentuale e Gill la evoca ma chiude in avanzo di ottimismo.

Un po’ come Lenin che sosteneva che l’Italia potesse essere una sorta di paese delle vacanze. “Il paradiso dei proletari” di un’ideale società comunista, dove verrebbero abolite le polpette Ikea.

[Crediti | Link: Vanity Fair, IMDB, Dissapore, Fine Dining Lovers. Immagine: Vanity Fair]

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29 commenti a Invasioni. Cosa resterà di questa Scandinavia dominante?

  1. “ah dopo le formiche ecco le rane; a quando un simpatico troll con pastella di fango?”
    Cioè adesso non vanno più bene manco le rane? Si avvisino allora i vercellesi e i novaresi che i loro risotti non vanno più bene e i pavesi di buttare via le loro fritture… Chissà che scandalo quando Redzepi comincerà a cucinare, chessò, le lumache (e addio quindi anche ai babbaluci du fistinu. palermitani…)

    • dall’articolo linkato ‘While not an exotic menu item in many parts of Europe, frogs are something unusual for most Americans.’…insomma, è per scandalizzare gli ‘mmmericani

      tra l’altro il prox weekend a Sartirana (Vc) c’è la 39° mitica sagra della rana…

    • non parlare male di Spinaceto :), Moretti ci ha girato una sequenza bellissima..:) ; e comunque l’Italia non e’ certamente la Toscana, ma in generale basta il sole, la buona cucina e la propensione media a fare gli affari degli altri in modo bonario (basta sentire le signore romane mentre aspettano alla posta o in ospedale) a far si che l’Italia sia desiderata da chi ha efficenza, servizi sociali ottimi, organizzazione precisa ma assenza di cuore e calore…

    • Si pensavo la stessa cosa, andrei anch’io a vivere in un bel casolare in Toscana, magari con vigna annessa, ma la realta’ dei bilocali di Milano e provincia non la auguro a nessuno, neanche agli scandinavi.
      L’Italia devi potertela permettere, anche le eccellenze culinarie e i vini migliori non sono accessibili a tutti, e poi basta prendere sempre in giro gli altri per le loro abitudini alimentari, io all’estero mi son trovato quasi sempre bene, basta non fossilizzarsi sulla cucina italiana, ovvio che se uno vuole mangiare la carbonara in Vietnam poi torna a casa e si lamenta… problemi suoi!

  2. Ho francamente dei seri problemi a capire quale e’ il punto del post. Secondo me sopravvalutate la Scandinavia come esportatore di modelli gastronomici e non. Finire primi sul Best 50 di San Pellegrino non significa invadere qualcosa (tranne la mente di gastrointrippati).

    La Scandinavia, quel posto dove ammazzi 77 innocenti e ti becchi solo 21 anni di carcere? Thanks but no thanks.

    • “La Scandinavia, quel posto dove ammazzi 77 innocenti e ti becchi solo 21 anni di carcere? ”
      Fare queste affermazioni dal nostro paese delle troppe stragi impunite mi sembra un po’ il bue che dà del cornuto all’asino (e anche quando si trova il colpevole il trattamento è comunque “scandinavicamente” generoso, vedi Fioravanti condannato per la strage di Bologna, 85 morti, uscito dal carcere dopo solo 26 anni…).

  3. premesso che invoco a gran voce una settimana di post “formiche-free” mi chiedo:
    chi veste H&M si sente colonizzato? non c’è uno stile riconoscibile, costa poco e basta, entra a via del Corso e chiedi a 10 ragazze “che ne pensi della colonizzazione della Scandinavia anche nel tuo shopping”? 9 di loro non sanno manco che è scandinavo.
    chi compra da IKEA si sente colonizzato? sono solo polpette.

    Adriano, io non ho capito il punto.

    • il punto è che in europa del nord sembra tutto bello tutto perfetto tutto organizzato mentre in italia si dice che siano tutti ladri mafiosi e le istituzioni non funzionano ecc…però poi una persona, potendo scegliere, sceglie di vivere in italia.
      forse perchè la perfezione, così come la globalizzazione, è maledettamente noiosa.

  4. Grandissimi maghi del marketing.
    A Luglio sono stato in Danimarca per lavoro. Quindi pochi spazi a ricercare le grandi novità tanto di moda.
    Nella media, si mangia proprio male. Ma proprio tanto.

  5. Adriano mannaggia pure tu abbassi il tuo livello al punto di parlare di design scandivano come moda e di portare come esempio ikea. Il design scandinavo ha una storia strutturata ikea é un’aspetto residuale e commerciale di qualcosa che parte dagli anni venti.
    Saarinen
    AAlto
    Richter
    Sono tre nomi che mi vengono in mente di scandinavi che hanno rivoluzionato il design, che in Scandinavia non é moda di oggi ma ha una storia sedimentata ……. Ikea é più trash, piú SEO, e più facile spunto di polemiche.
    Un matrimonio fallito con un architetto ….. Aiuta… :-)

  6. Gli scandinavi sono la dimostrazione che non occorre avere risorse per creare qualcosa di significativo. Noi non abbiamo l’ Ikea e H&M pur essendo tradizionalmente un paese che vive molto di moda ed arredamento. Non abbiamo un avanguarda enogastronomica pur avendo materie prime che quasi nessuno ha.
    Poi per il resto sfido chiunque a preferire di vivere in Norvegia o Finlandia. Hanno il sole 6 mesi all’ anno, fa freddo, la qualità della vita è nettamente peggiore di quella italiana (i soldi e lo stato sociale non è tutto).

  7. io vorrei farvi notare due cose:
    1. Gill parla dell’Europa come uno che non ne fa parte. Normale amministrazione in UK. Anche se fa un po’ snob benevolente. O aristocratico buono.

    2. Non è vero che che 99 europei su 100 vorrebbero vivere in Toscana. Se Gill chiedesse ai suoi vicini di casa, loro gli direbbero che, sì, in Italia, Spagna e Francia ci vorrebbero vivere, ma solo una volta raggiunta la pensione (e infatti molti lo fanno). Perché loro la confusione e il deragliamento sono pronti ad accettarlo, ma solo in quanto folklore simpatico che rende più colorite le giornate di vacanza, non come ostacolo alla vita di tutti i giorni, che ha già i suoi problemi e non ha bisogno di inutili essere complicata di inutili inefficienze e odioso caos.

  8. Ragazzi per amore di chiarezza: ma chi ha mai parlato di colonnizzazione o ha voluto banalizzare il design nordico o cose del genere. Personalmente ho solo fatto qualche appunto culinario e colorito antropologicamente la vicenda. Per il resto ho ripreso un bell’articolo che racconta un’idea sulla scandinavia e si discute su cosa rimane più incollato nell’immaginario. Mica ho detto che da noi è bello e da loro fa schifo. Anzi. Ma il frequente vizio (anche personale eh) di non leggere sempre fino in fondo modifica il senso delle cose. Cosa dire di piü negativo dell’Italia che definirlo il paese delle vacanze? Perché come diceva qualcuno la periferia milanese non é la toscana di Bertolucci. Poi se a voi è parso un tentativo di banalizzazione dei paesi del nord (che amo molto) me ne faccio una ragione

  9. Ma che dateci la Toscana, ormai gli scandinavi disertano il nostro paese da almeno 3 anni, dicono che è troppo disorganizzato, che le strutture ricettive sono quasi sempre vecchie e con pessimi servizi e che c’è troppa criminalità e di certo non posso dargli torto. Se potessi mi trasferirei domani a Stoccolma.

    • A Castiglione della Pescaia e zone limitrofe della Maremma Toscana i vichinghi ci vengono eccome, certamente non d’agosto (sono innamorati dell’Italia ma non scemi come noi), loro li trovi a maggio/giugno con le loro station wagon cariche di figli e con la tavola a vela sul tetto. Idem per i tedeschi.
      Ma la Toscana non è solo coloniche in Chianti, con le vigne e tutto il corollario di immagini pubblicitarie. In Toscana si vive bene anche nei tanti paesi tranquilli, in collina o vicini al mare, e anche nelle città, se si escludono certi quartieri dormitorio, non si sta affatto male, pur avendo a che fare con le inefficienze pubbliche e, recentemente, la scarsità di posti lavoro.
      Per quanto riguarda le rane abbiamo lunga tradizione anche qui e possiamo insegnare ai danesi.

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