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Eataly Roma: Guida per l’uso

E alla fine l’astronave è sbarcata sulla Terra: l’Air Terminal Ostiense, ormai ex ecomostro residuato dei Mondiali ’90, grazie all’intraprendenza di Oscar Farinetti diventa una città nella città, pulsante di vita con i suoi 23 luoghi di ristoro divisi su quattro piani, i suoi 14.000 prodotti in vendita, le 40 aree didattiche e i 500 dipendenti.

E’ il più grande dei 19 Eataly del mondo, più di quello di New York City, e il sogno è di superarne il fatturato; per farlo serviranno 7.000 visitatori al giorno, è la stima più ottimistica, quella realistica è poco sopra i cinquemila. Numeri comunque enormi e impressionanti, come impressionante è perdersi in questa cattedrale che, anche da semivuota e parzialmente incellofanata per la pre-apertura riservata alla stampa, ti circonda di cose buone da tutte le direzioni.

Eataly Roma è dedicato alla bellezza: la bellezza dell’agroalimentare, dell’arte, della musica e dell’ironia. Ma andiamo a scoprirlo piano per piano, curiosando fra punti di ristoro e punti vendita.

PIANO TERRA
Qui ci sono in vendita latte e yogurt, pane e affini, dolciumi, acqua e bibite, spezie, oltre al mercatino dell’ortofrutta e al ristorantino delle verdure curato da Carmelo La Monica. E poi casalinghi, articoli per il benessere, libri e un’agenzia viaggi. Poteva forse mancare l’orto? Ovviamente no!

La paninoteca di ‘Ino, affidata ad Alessandro Frassica,  è uno dei fiori all’occhiello di Eataly Roma. Gourmet ma con giudizio, con la possibilità di scegliere un panino fra quelli proposti o comporre il proprio scegliendo da una rosa di ingredienti prevedibilmente fornitissima: visto quanto tirano i panini d’autore al giorno d’oggi, qui siamo sopra il livello di una mandria di buoi.

Il panino chiama, la piadina risponde: direttamente da Cervia i fratelli Maioli, piadinari da quattro generazioni, sono pronti a mostrare l’altra faccia del mangiare farcito, quella Made in Riviera Romagnola. Tutto all’insegna della tradizione più rigorosa, come evidenziato dall’estetica irresistibilmente retrò del chiosco.

Capitolo gelato. In una città dove le opzioni non mancano di certo, ne va registrata una in più: Lait, l’idea di Ugo Alciati, che utilizza solo latte da vacche di razza piemontese pascolate in quota assieme a materie prime sceltissime…

…tra cui il cioccolato di Venchi che ha il proprio chiosco esattamente a fianco! Spettacolari le loro creme spalmabili, prodotte in diretta e proposte nelle versioni gianduia e fondente. Emulsionante delle creme è l’olio extravergine di cultivar taggiasca di Roi, tanto per ribadire la tensione estrema verso l’ingrediente della massima qualità possibile.

E poi c’è la pasticceria curata, manco a dirlo, da Luca Montersino, collaboratore della prima ora di Eataly, che mette al bando completamente i prodotti di sintesi e propone creazioni a ridotto tenore di zucchero.

PRIMO PIANO

La pizzeria è il punto di ristoro con più coperti, 158. Farinetti ne va particolarmente fiero, e racconta con orgoglio il travolgente successo della pizza di Eataly in patria e soprattutto nel mondo. Interessante è l’interpretazione della pizza che ci viene offerta: il manifesto programmatico è di rigorosa aderenza alla tradizione napoletana. Tuttavia qui si usano il lievito madre e le farine biologiche macinate a pietra del Mulino Marino, impostazione che strizza più l’occhio alla pizza gourmet e alla ricerca dei pizzaioli capitolini. La temperatura massima dichiarata dei forni a legna è di 350°C, probabilmente un po’ poco per aspirare alla più alta qualità possibile.

La pizza che assaggio è poi più vicina a una pizza romana che a una napoletana, un po’ troppo sottile e un po’ troppo croccante. Il rodaggio di un forno nuovo, ricordiamolo, è sempre difficile, ma non sono del tutto convinto di quello che ho assaggiato. Vedremo a regime.

Il primo piano è anche dedicato alla pasta: le selezioni pongono l’accento su Gragnano, unica origine della pasta cucinata da Eataly. Afeltra, il Pastaio di Gragnano e Garofalo i pastifici d’elezione. Qui in vendita, oltre alla pasta, riso, conserve e condimenti. La pasta fresca fatta a mano, invece, è affidata a Egidio Michelis, direttamente da Mondovì, interprete dell’antica arte delle sfogline; i ravioli del plin assaggiati convincono abbastanza.

Questa sezione è anche il tempio dell’extravergine, con tanto di area didattica in cui troneggia un olivo; e parlando di olio, passiamo a quello che a mio parere è il più convincente dei punti di ristoro di Eataly: la friggitoria. Certo, a Farinetti piace vincere facile: ha ingaggiato Pasquale Torrente del Convento di Cetara.

Per alcuni il Convento, tempio dell’alice come è logico che sia, è la migliore trattoria d’Italia. Pasquale  Torrente rifiutò una stella Michelin anni fa per motivi di posizionamento, il suo è un locale dove si può gustare una cucina di estremo gusto, semplice ma perfettamente a fuoco, gustosissima e a prezzi contenuti. Un luogo del cuore da cui devono portarmi via a braccia.

E dentro Eataly rivive un pezzo di quello spirito, con fritti, al piatto o nel cuoppo (cartoccio), naturalmente di alici ma anche di pasta, pasta e ceci, verdure e mozzarella. Tutto quello che ho assaggiato era eccellente, ivi inclusi i crostini burro e alici, che, è bene precisarlo, non erano fritti!

Le eccellenti uova biologiche di Eataly per una volta non sono di Parisi: buongiorno, Claudio Olivero!

Il reparto salumi e formaggi gode della professionalità di due selezionatori d’eccezione. Ai salumi c’è Massimo Pezzani, tra i più celebrati produttori di Culatello di Zibello, mentre la proposta casearia è a cura di Fiorenzo Giolito, quarant’anni di attività di affinatore a Bra appesi alla sua cintura.

Capitolo a parte per la mozzarella. Qui Roberto Battaglia produrrà mozzarelle in diretta partendo dalla cagliata di bufala, in pezzature che arrivano fino alla treccia da 5 chili.

La presenza di Roberto Battaglia è rilevante non solo perché è uno dei più stimati casari di Caserta, ma anche perché non si è piegato alla camorra, denunciando chi lo taglieggiava con il coraggio di un uomo vero. Ora vorrei e dovrei dire che la sua mozzarella è strepitosa, ma da un verace interprete della tradizione casertana mi aspettavo un gusto un po’ più incisivo.

Per quanto riguarda la birra, la squadra di Farinetti schiera un tridente da sogno: Teo Musso (Baladin), Leonardo Di Vincenzo (Birra del Borgo) e Sam Calagione (Dogfish Head, Milton, Delaware). Insieme produrranno tre birre esclusive, oltre a selezionarne cento brassate dai migliori birrifici d’Italia.

SECONDO PIANO
Ehi, abbiamo visitato solo metà dei piani di Eataly! Questo livello è il tempio della carne, del pesce, della cucina romana e del vino. Un grande merito del farinettismo è di avere sensibilizzato il pubblico più o meno indistinto sulla stagionalità del pesce, un argomento che l’uomo della strada probabilmente ignora(va).

Il rispetto delle stagioni, la sostenibilità e l’attenzione verso il pesce povero sono i dogmi di pescheria e ristorante annesso…

…di cui il responsabile è Nando Fiorentini, oltre vent’anni di esperienza come pescatore all’Argentario. Fiorentini batterà quotidianamente le tre aste di Anzio, Fiumicino e Gaeta, alla ricerca del pesce migliore, lavorato a vista.

Il reparto carne è capitanato da una vera istituzione: Sergio Capaldo, fondatore de La Granda, il primo presidio Slow Food. La carne bovina della sua azienda arriva quotidianamente a Roma, mentre le selezioni suine, ovine e di pollame privilegiano i prodotti della regione Lazio.

Strepitoso è poi il ristorante della carne: qui la cruda alla piemontese si fa apprezzare, la tagliata è un best seller, ma il capolavoro è Giotto, l’hamburger secondo Sergio Capaldo. Una sinfonia di sapori che trova anche interessanti abbinamenti enoici: a sorpresa, il Roero del Castello di Santa Vittoria si rivela vino di lodevole piacevolezza.

Già, il vino. 400 i produttori, 1.400 le referenze, 25.000 le bottiglie esposte. Il Piemonte fa la parte del leone, e le varie denominazioni sono spiegate da appositi cartelli.

Interessante anche il focus su un vino specifico, destinato a ruotare: si parte con l’Asti, effettivamente un fiore all’occhiello della produzione vinicola italiana.

Vini naturali, parte prima. Luca Gargano, boss di Velier, è ben felice di portare le sue selezioni all’interno di Eataly: qui ci sono alcuni tra i pochissimi prodotti non italiani in vendita nella nuova cattedrale del gusto. Da segnalare poi l’offerta, di forte impatto sociale, riguardante il vino sfuso, con possibilità di FYOB (Fill Your Own Bottle, riempi la tua bottiglia) e sconti per i pensionati.

Vini naturali, parte seconda. L’aperitivo è presidiato dai tredici produttori dell’associazione Vino Libero. Libero da concimi chimici, libero da diserbanti, libero dalla solforosa in eccesso (almeno il 40% in meno del massimo consentito dalla legge). E’ prevista la spillatura direttamente dalle botti. Di fronte allo spazio dedicato all’aperitivo, due misteriose steli antropomorfe (vagamente rassomiglianti ai Moai dell’Isola di Pasqua) rinvenute negli anni Settanta in una vigna di Langa.

Il Prof. Grimaldi, Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ne narra la storia in due pannelli scritti fitti fitti, che si è invitati a leggere con un bicchiere in mano.

E poi c’è il ristorante delle Osterie Romane, la cui gestione ruoterà mensilmente. Si parte con Anna Dente e il figlio Emilio (che, da grande esperto di storia romana e di cucina, terrà anche delle lezioni in materia) dell’Osteria di San Cesario, si proseguirà con i fratelli Cacciani dell’omonimo ristorante di Frascati per poi chiudere con il mitico Oste della Bon’Ora di Grottaferrata, ovviamente con la consorte Maria Luisa ai fornelli. Posso dire con cognizione di causa che i crostini al tordo matto e l’abbacchio alla cacciatora di Anna Dente erano tanta roba, e la matriciana di Maria Luisa non da meno.

Ultima ma non ultima, la caffetteria affidata a Vergnano, che ha creato il progetto Terre Alte assieme ai presidi Slow Food di Huehuetenango (Guatemala) e Honduras, acquistando il caffè dai campesinos a un prezzo quattro volte superiore a quello degli “squali”; la torrefazione avverrà in presa diretta.

TERZO PIANO
Siamo nell’empireo di Eataly, qui c’è un centro congressi modulare da 300 posti, la cui cucina è affidata a Massimo Sola, una stella Michelin con i Quattro Mori di Calcinate e l’importante esperienza all’Arquade di Villa del Quar dopo l’addio di Bruno Barbieri. Qui ci sono le aule di cucina, ampie, moderne, luminose.

Ma soprattutto c’è il Ristorante Italia, il più ambizioso dei sogni di Farinetti.

Motore immobile e spirito guida del ristorante è un’eccellenza italiana di cui non si parla abbastanza, Amedeo Modigliani, di cui sono esposte tre opere originali. Il Ristorante Italia prevede di celebrare l’unità nazionale nella sua biodiversità: in carta ci saranno sempre venti piatti, uno per ogni regione, destinati a ruotare, e sono ovviamente previsti percorsi di degustazione più o meno ampi.

Dirigere un progetto di questa portata è la prova del nove per il ventinovenne Gianluca Esposito, da Bologna, già executive chef dell’emanazione felsinea della creatura farinettiana. Non mi sbilancio, dico solo “in bocca al lupo” seguito da un prevedibile “ci vediamo presto”.

L’ultimo piano celebra poi l’ironia italiana con la mostra “Mangiarsi l’Italia”, dedicata alla metafora gastronomica nella satira politica dall’Unità ai giorni nostri. Il curatore è Andrea Tomasettig, le opere esposte celebrano un secolo e mezzo di declinazioni del “magna magna” e affini, passando per l’olio di ricino fascista e la pedofagia comunista, e naturalmente per le copertine del Male.

E poi c’è il tavolo dei dieci fortunati. E’ il tavolo da cucina più caro del mondo, costato 580.000 euro, ma tanto li ha pagati la Whirlpool.

Il tavolo ottagonale è parzialmente ricoperto da 3.700 mattonelle in ceramica, dipinte una ad una dal Maestro Giacomo Alessi, inserito dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità: qui non si scherza. Un’autentica opera d’arte, che infatti resterà qui dodici mesi per poi essere trasferita al MOMA di New York City. Dodici mesi in cui altrettanti chef cucineranno per una sera, per i dieci fortunati che danno il nome al tavolo.

Fortunati ma facoltosi, visto che avranno acquistato i biglietti tramite un’asta sul sito di Eataly, base 300 euro ma si spera di arrivare a dieci volte tanto; il ricavato sarà devoluto a iniziative benefiche specificate di volta in volta. A settembre si inizierà con Ferran Adrià, poi ci saranno Michel Bras, Alain Ducasse e chissà chi altro. Memo per me stesso: devo guadagnare di più, oppure iniziare a frequentare la figlia di un emiro.

Tutto questo, e altro ancora, è Eataly Roma: mi aspettavo molto, ho trovato di più. Non pensavo che sarei riuscito a vedere nella mia città un progetto di questa portata, con questa tensione alla qualità, animato da tale genuino entusiasmo e intraprendenza. E dovreste conoscere i figli di Farinetti, Francesco (A.D. di Eataly Roma) e Andrea (che segue Borgogno, la più prestigiosa e ricca di storia tra le aziende di famiglia): due giovani pieni di energia e voglia di fare, nei loro occhi il sacro fuoco di chi sa che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, degni figli di un padre che ha trasformato per sempre il paesaggio gastronomico dell’Italia e del mondo.

Dimenticavo: la data di apertura ufficiale è il 21 giugno, ma io mi affaccerei tre giorni prima per verificare che non ci siano sorprese. L’apertura sarà sette giorni su sette (potrebbero esserci un paio di lunedì di riposo in fase di rodaggio), dalle 10 a mezzanotte, l’una in piena estate.

600 i posti auto, che diverranno 800 fra qualche mese; ma forte sarà la campagna di sensibilizzazione verso l’uso dei mezzi pubblici, in particolare la Metro B che ferma praticamente nell’Air Terminal. E la cui ultima corsa parte alle 21.30 23.30. Come dire: Sindaco, un piccolo sforzo per rendere ancora più user-friendly la creatura che ha rivalutato un’area e un quartiere, e dato lustro all’intera città!

[Crediti | Immagine: Agenzia Tangherlini per Panorama, rielaborazione: Dissapore]

commenti (179)

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  1. Si, sicuramente a Roma stiamo pensando che un prolungamento dell’orario della metro per favorire Eataly cancellerà di botto anni di malagestione.

    1. Ma da quando la metro chiude alle 21:30? L’ultima corsa parte alle 23:30 da domenica a giovedì, mentre il venerdì e il sabato alle 1:30 di notte… alle 21:30 per un periodo ha chiuso la linea A per i lavori, non facciamo disinformazione!

  2. Bel post Fabio. “Solo la bellezza ci aiuterà a salvare l’Italia” diceva ieri in un’intervista a Gramellini su La Stampa Oscar Farinetti, oggi più che mai l’uomo simbolo dell’Italia che annienterà la crisi finanziaria.

    1. …e sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
      ogni Cristo scenderà dalla croce
      anche gli uccelli faranno ritorno.

      Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
      anche i muti potranno parlare
      mentre i sordi già lo fannooo…

    2. grazie Carlo! Sentire un capitano d’azienda miliardario parlare di bellezza e di armonia, e poi far seguire alle parole i fatti, è decisamente una boccata d’aria fresca. Gli utili che eccedevano la previsione massima di profitto quest’anno sono stati interamente distribuiti ai dipendenti come quindicesima mensilità (e si parla di alcuni milioni di euro), lo stipendio più alto è cinque volte il più basso (regola aurea di Adriano Olivetti) e mille investimenti apparentemente irrazionali ma fatti col cuore, oltre che col cervello. Magari Oscar Farinetti non salverà il genere umano, ma ad avercene, di imprenditori così.

  3. Era ora che aprisse. E’ un bel po’ di tempo che aspettavo l’apertura, già da quando iniziavano a girare i primi rumors sull’apertura di Eataly a Roma.
    Poco fa, ho iniziato a leggere l’articolo e il desiderio di andare di persona è aumentato con la lettura dei nomi e delle cose che ci aspetteranno.
    Poi sono arrivato alla fine dell’articolo e ho letto questa storia della metropolitana che arriva dentro Eataly. Tanto per fare chiarezza, la fermata è quella di Piramide che è a circa un chilometro dall’air terminal. Chilometro da coprire all’aperto (attraversando i binari della stazione) o in bui e tetri sottopassi dotati da tapis roulant rotti. E’ proprio questo chilometro che ha già decretato 20 anni fa l’inutilità della struttura.
    Spero che Farinetti non conti miminamente sulla metropolitana per riuscire a far quadrare i propri conti.

    1. forse è quasi più vicina e più sicura la fermata Garbatella 🙂
      Comunque non era la metroA che chiude presto mentre la B chiude alle 23,30?
      tra l’altro si vocifera che domani apra la B1 🙂

      Bel post Fabio!

    2. C’è anche la fermata Garbatella, che è un po’ più vicina e soprattutto la camminata è più agevole.
      In ogni caso, faccio fatica a pensare che in un posto del genere, (inteso come scelta del luogo dove aprire) possano passarci 5.000 visitatori al giorno, ma spero tanto si sbagliarmi. Sicuramente Farinetti la sa più lunga di me e ci avrà visto giusto anche stavolta.

    3. in realtà ho avvistato una fermata della metro esattamente sotto l’Air Terminal, non so dirti se è Piramide o Garbatella… del resto a Parigi è normale fare centinaia di metri a piedi nei cunicoli del metrò.

    4. E’ Piramide. La si raggiunge con il sottopassaggio. E’ da “ripulire” ma in pochissimo ti porta alla Metro.
      Gran bel post!!!

    5. A Parigi è normale fare centinaia di metri a piedi nei nodi del metrò ma i corridoio non sono occupati da senzatetto che li usano come “casa/cucina/vespasiano”, la capillarità del servizio non ha nulla a che vedere con quello di Roma e soprattutto non sei solo quando ci cammini.
      D’altronde l’air terminal e quei corridoi prima dell’arrivo del principe azzurro sul bel destriero bianco erano tra i posti meno raccomandabili e frequentabili della città nonostante in posizione abbastanza centrale.

    6. tutto vero. Certo che col pensiero agli etilometri la possibilità di rientrare comodamente con i mezzi non è un fattore irrilevante sul fatturato complessivo…

    7. Hai ragione Fabio, rilevante non solo sul fatturato ma anche determinante per noi clienti mangioni e avvinazzati; eppure la presenza della metro lì vicino è irrilevante e non un fattore di cui tener conto a Roma.
      Hai provato a simulare un andata/ritorno a casa tua (se sei ancora a casa vecchia) e paragonarla al tempo che potresti passare dentro eataly?

    8. Con i mezzi, rispetto alla macchina perdo circa un’ora tra andata e ritorno. Ma questo solo perché devo prendere un altro mezzo per raggiungere la più vicina fermata della metro.

    9. da oggi ho la nuova metro B1 sotto casa e posso arrivare da Eataly in 20 minuti. Ah ho controllato e chiude alle 23,30 nei giorni feriali e all’1,30 nel we 🙂

    10. Giulia, non credo di aver mai visto una città in cui ci sia una presenza così forte di senzatetto in metropolitana come Parigi. Va bene l’esterofilia, però…

  4. Mah… ho molti dubbi. La “location” non mi convince, è troppo grande, è fuori dalla portata dei turisti… e c’è abbastanza mercato tra i romani?

    1. Fuori dal turismo? il circo massimo è a 1 km e mezzo. Sono 5′ a piedi…
      Siamo noi italiani abituati poco a camminare. O parcheggiamo di fronte alla meta in doppia fila o non siamo soddifatti.

    2. I turisti disposti a camminare sono i saccopelisti ed i tedeschi con i sandali e le calze che si portano il panino e la bottiglietta di plastica d’acqua appresso. Se e dico se, entrano li’ e si rendono conto che una pizza (sono abituati magari al Pizza Hut) gli costa quanto 5 Big Macs comprensivi di Coca e patatine fritte… scappano.

    3. Eataly a Torino è a circa 5 km dal centro. Eppure, incrediiiibile, c’è gente che è sempre riuscita a raggiungerlo! Anche turisti stranieri senza sacco a pelo appresso!

      Quando questi temerari entrano, si rendono conto che una Margherita con acqua a volontà e bibita o birra piccola costa come un menu del McDo e la mangiano (ma non solo quella – spesso gli stranieri escono con carrelli molto più pieni dei nostri)

    4. Vero. Però adesso c’è la metro che ci va a sbattere dentro e direi che l’afflusso è notevolmente aumentato.

    5. Concordo con te, vedi il mio commento a pie’ di pagina. Me sa che la maggior parte dei commentatori non siano romani e non aggiungo altro.

    6. Mi trovi completamente d’accordo – tra l’altro, geniale la proposta della vecchia Rinascente a S.Silvestro. Sicuramente il posto sembra molto bello e buonissimo, ma tutte le “critiche” che hai fatto sono concrete.

      A me sembra un posto che dovrebbe andare molto forte in pausa pranzo – ma come hai detto, chi ci va in pausa pranzo? E’ vicino alla metro, ma sappiamo quanto piace ai romani prendere la metro 🙂
      E gia mi immagino i problemi di parcheggio…

      Io non sono di Roma (sono di Milano) ma ci abito da un po’ di anni ormai. Magari il mio discorso e’ un po’ politicamente scorretto, ma Eataly e’ un posto da Nord Italia – per disponibilita economica maggiore, ma anche e forse soprattutto xche’ Roma e’ piena di mercati rionali di’ottima qualita e a basso prezzo, e’ piena di posti che fanno fritti, e’ piena di ottime pizzerie, e’ piena di posti dove trovare la mozzarella di bufala, e’ piena di ottime gelaterie. A Milano, se volevo un buon fritto, un’ottima pizza, la bufala, non avevo poi cosi tanti posti dove andare. Qui, ho un mercato fantastico a 5 minuti a piedi (quello di Val Melaina, se puo’ interessare).
      E poi dai, i romani sono campanilisti – auguri a vendergli piadine quando hanno gia la pizza bianca 😉

      A parte gli scherzi, il posto mi sembra anche un po’ “corporate” – io personalmente, non ci andrei a cena – mi da l’aria di centro commerciale, con tutto il rispetto. E nonostante quello che alcuni dicono, secondo me sara’ caro rispetto alla media di posti qui.

      Per quanto riguarda i turisti, rimango dell’opinione che sia fuori dal centro. Si, il Circo Massimo non e’ lontano – ma Eataly non e’ Trastevere.

      Detto questo, in bocca al lupo – sicuramente e’ un progetto ambizioso e da applaudire.

    7. considera che in una città di 2.800.000 abitanti, basta che il 10% siano “atipici” e avrai già un mercato di 280.000 persone

    8. il 95% dei clienti saranno romani
      e fra due anni ne aprirà un’altra più piccola e più in centro perché questa sarà già satura

      il primo mese non ci si potrà andare, tanto sarà affollata

      io almeno questo prevedo

  5. Al Convento di Cetara c’ho mangiato sabato scorso. Magari non sarà proprio la migliore trattoria d’Italia, ma alcuni piatti -come un impeccabile spaghetto alla colatura e le alici e provola in pastella- meritano da sole una cena lì.

  6. Molto bello

    In bocca al lupo a Farinetti,

    Fa ben sperare vedere in Italia, non solo palazzinari collusi con la criminalità organizzata che consumano e vituperano il territorio con costruzioni utili a nulla, ma anche imprenditori investire in attività commerciali che propongono tutto ciò che di buono abbiamo sempre fatto.

    1. grazie 😉 il 21 giugno è anche il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno… e la giornata mondiale della musica.

    2. Solstizio il 20 quest’anno.
      Le statue mi sembrano più simili all’arte cicladica che non ai capoccioni dell’isola di pasqua.
      Il posto sembra impressionante.
      Certo, la metro fino alle 21,30 manco in rwanda-burundi…..