10 punti

Gastro-maniaco. Ovvero, cosa sei disposto a fare per esaudire i tuoi desideri food

mangiare pasta, bocca, tagliatelle

È una domenica calda di fine luglio, sono le 11.30 e tu con determinazione, consapevole di andare incontro al suicidio, alla inesorabile fila di vacanzieri e uomini da spiaggia, ti butti nella prevedibile coda estiva della costiera amalfitana. I più ti guardano con gli occhi sgranati quando affermi che sì, hai intenzione da Ravello di andare a Vico Equense per pranzo.

Tutti si affrettano a consigliarti buonissimi ristoranti panoramici o colature d’alici da gustare nelle trattorie circostanti. Tu non guardi in faccia a niente e nessuno. Fino alla fine speri che il destino abbia riservato proprio a te un trattamento speciale, invano speri nella grazia, nel fato. Invece no. In fila. Non per il mare. A passo d’uomo sotto il sole vai a 20 Km/h con una foto di Gennaro Esposito poggiata sul cruscotto della macchina verso la Torre del Saracino. Il tuo compagno di viaggi sprigiona all’interno dell’abitacolo ondate di odio profondo.

Ognuno di noi in fondo ha una lista dei desiderata gastronomici da perseguire e avverare, costruita nel tempo spulciando i commenti di un blog, la recensione di un giornale, il racconto di un amico. Ma cosa siamo disposti a fare per aggiornare la lista e depennare con felicità uno dei desideri, per raggiungere la mecca? Soprattutto come si riconosce il gastrofanatico che nasconde la sua lista sotto il cuscino o sotto il piatto?

10 punti per individuarlo e amarlo per sempre o decidere di andare in vacanza da soli:

1. Ha un’agenda, un file, un foglio scritto a penna, un elenco mentale che deve soddisfare. Chiunque o qualunque cosa si frapponga tra lui e l’elenco, sarà eliminata.
2. Nel decidere weekend, vacanze invernali/estive, gite fuori porta, vi porterà fuori tema mascherando la scelta del luogo con descrizioni accurate e ammalianti di musei, passeggiate, beni archeologici vari, leggende, monumenti, storie. L’unico suo pensiero è invece il ristorante dove si andrà per cena, che sarà presentato all’interno dell’itinerario come fortunata casualità.
3. Se non ha studiato i diversivi, organizzerà cene ed eventi mondani nei quali qualcuno vi parlerà benissimo della meta che lui stesso vi ha proposto qualche giorno prima.
4. Se anche quello non funziona, vi dirà che Bob Dylan, Madonna, Alain Delon (dipende dall’ascoltatore) sono stati lì qualche giorno prima, lascerà riviste aperte sopra al tavolo, giornali in bagno e altre prove a testimoniare la realtà. Se particolarmente ispirato potrà giocarsi la componente romantica per distrarvi: panorama, atmosfera, luogo.
5. Se una zona è particolarmente densa di ristoranti, trattorie, negozi, venditori ambulanti, caseifici, produttori, aziende da visitare, mercati e sarà imbarazzato nel sottoporvi il suo lungo elenco, sbaglierà di proposito strada tanto da ritrovarsi di fronte a uno dei luoghi suddetti. Tutto sarà per caso.
6. Nella sua valigia, a rovistare bene, non ci saranno pantaloni e camicie, ma tomi, guide, giornali, ritagli. Nel suo iPad note, appunti e itinerari studiati da mesi, anni forse.
7. In gita ad un certo punto lui scomparirà e voi non saprete dov’è. Se a far la spesa con il cuoco, in cucina ad aiutare la brigata, in cantina ad ammirare le bottiglie impolverate.
8. Non mangerete mai e poi mai un panino dove capita e non entrerete in un bar per caso.
9. Avrete album fotografici delle vacanze monotematici: ingredienti, piatti, etichette, lui che abbraccia sconosciuti e guarda sorridente l’obiettivo. Di voi nessuna foto.
10. Prenderà appunti, farà domande continue, ma sarà felice. Se per caso, nei suoi calcoli non avrà considerato l’eventuale turno di riposo o chiusura del luogo del desiderio e la scomoda circostanza dovesse avverarsi, la vacanza sarà seriamente compromessa.

Voi cosa siete disposti a fare per esaudire i vostri desideri food? E come ingannate, se ce n’è bisogno, il vostro compagno di viaggi?

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20 commenti a Gastro-maniaco. Ovvero, cosa sei disposto a fare per esaudire i tuoi desideri food

  1. Sono un filo sorpreso dai termini: “ingannare” il compagno di viaggio? Onestamente, passata l’eta’ delle compagnie che a branchi si muovono e passano le loro serate alla maniera dei bufali, che bisogno c’e’ di ingannare, ovvero di odiare chi ci trascina verso mete non gradite?
    Davvero: siamo grandicelli o bamboccioni che si fanno stirare le camicie da mamma?
    A me succedono cose diverse: “Mi piacerebbe andare domani a pranzo da Andrea, Osteria della tonnara (Carloforte), ma sono 220 km…”
    La mattina alle 9, al tavolo della colazione la situazione e’ delineata senza alcuna discussione ne’ parole inutili. Da una parte tuta e casco appoggiato sul davanzale, pronti per salire in moto. Dall’altro lato pareo e telo da spiaggia, pronti per l’abbronzatura.
    Entrambe scelte legittime, e scevre di rimpianti o recriminazioni da una parte e dall’altra. E a sera, contenti coloro che hanno assaggiato le lasagne al tonno con gocce di pesto, cosi’ come coloro che hanno fatto acquagym in piscina.
    C’e’ bisogno davvero di ingannare, inscenare falsi obiettivi strategici, come se l’altro non conoscesse anche egli le bonta’ gastronomiche dei dintorni?

  2. Può succedere, come no, che l’altro o l’altra non sia minimamente interessato alle delizie del palato…lo so per esperienza diretta, anche se non mi sognerei mai di ricorrere agli espedienti “scateniferi”:-):-):-):-):-)

  3. Ho la grande fortuna di avere una moglie che condivide i miei stessi interessi sia a livello gastronomico, che soprattutto di vini; inevitabile organizzare quindi gite in posti dove ci siano luoghi belli da visitare, cantine con prodotti che ci interessa degustare e conseguentemente ristoranti con la cucina locale. Per fortuna, no espedienti. Va un pò più dura a mio cognato, visto che mia sorella non beve vino, e ogni volta che c’è da andare per cantine è una lotta greco-romana. Ma lui è un gattone, e in linea di massima la spunta.

  4. Gastrofanatico chi accende il forno a legna con 40 gradi all’ombra per prepararsi una pizza come Dio comanda.
    Gastrofanatico chi accende il barbecue sotto al sole per degustare una fiorentina cotta a puntino.
    Gastrofanatico chi accende il forno elettrico quando in casa ci sono 34 gradi per farsi il pane di un certo tipo.
    Chi va a mangiar fuori magari in un locale con l’aria condizionata è un semplice “turista della gastronomia”, per parafrasare la celebre frase di un clown prestato alla politica.

  5. Mi ritrovo in alcuni punti (non tutti, va detto).
    Di sicuro più volte ho attraversato tutta la città per la mia pizzeria preferita, per una gelateria nuova, per un ristorante thai di cui tutti “quelli che ne capiscono” mi hanno parlato bene, per portare mia madre da “questo Bonci di cui parlano tutti”.
    Di sicuro pianifico le vacanze in base agli itinerari gastronomici che mi permetteranno.
    Di sicuro ho un file word (e una cartellina preferiti) come reminder per i locali che devo ancora provare.
    Di sicuro non entro spesso in un posto qualsiasi, anche solo per un panino o un pezzetto di pizza. E in quei momenti a volte, lo confesso, mi sento come se avessi un bug nel cervello.

    però “gastrofanatico” è una parola che mi fa venire i brividi.

  6. Ho qualche familiare che mi è complice nelle visite un po’ più ardite.
    Inutile trascinare persone disinteressate o palesemente incompetenti, anche perché la spesa ormai non è uno scherzo da nessuna parte, figuriamoci nell’alta ristorazione, stellata o meno…
    Per quanto riguarda la stagionalità, purtroppo il caldo riesce a condizionare le mie doti critiche e gustative. Finisco per ingollare litri d’acqua, non riesco a bere vino, e mi appesantisco già all’entrée.
    Pertanto, d’estate si va a caccia di tipicità o di stellati rigorosamente in montagna… da Settembre si torna alle antiche abitudini.

  7. Io per fortuna condivido col fidanzato l’amore smodato per il cibo e le nostre vacanze sono vacanze anche in questa componente: che sia villaggio, albergo a gestione famigliare o appartamento facciamo in modo di poter avere esperienze gastronomiche a portata del nostro portafoglio: che sia comprare il pesce dal pescatore al porticciolo, mangiare all’agriturismo biodinamico o il ristorante di lusso…..
    trovare qualcuno con cui condividere un buon 80% di interessi é un buon inizio per una relazione stabile. E anche a casa é lo stesso: ci piace cucinare e sperimentare anche con ricette da preparare a 4 mani. Fare i ravioli per 20 persone a Natale ci ha dato molta soddisfazione e ci ha convinti a bissare presto nelle stesse quantità ma tenendo il malloppo per nostro uso privato….esosi!!!!

  8. Cosa distingue un gastrofanatico da un buongustaio? Perchè non sono la stessa cosa.
    Il gastrofanatico è un buongustaio
    estremista ,con delle ossessioni,
    delle nevrosi.
    Il gastrofanatico tende di più a seguire le “mode”.
    Da più importanza al «prezzo di vendita» del prodotto ,nella valutazione.
    È più «condizionato» dalle recensioni.
    Colleziona cose inutili.
    È inginocchiato di fronte alle stellette.
    A volte è un simpaticone ,che ti strappa un sorriso.
    A volte un rompic…… che ti strappa una parolaccia.
    Qualche volta il buongustaio diventa un gastrofanatico(pure moi).

  9. La bouillabaisse in Costa Azzurra in giornata, un giovedì di settembre di tanti anni fa. 1000 km andata e ritorno.
    Ma che goduria, una vera trasgressione anche perché ho bigiato il lavoro.

  10. Il gastrofanatico è quello che arriva nel posto X e si pente di non aver con sè le 16 guide GRosso/SlowFood/CriticoMaccheronico/ETC. che ha in libreria e quindi al primo centro commerciale cerca il Feltrinelli per scopiazzare sullo smartphone i ristoranti del luogo dalle Guide. (e a volte ci scappa pure l’acquisto doppione)
    Una soluzione è inserire una mappa personale su Google Maps, ma deve essere aggiornata con grande costanza e disciplina.

  11. Ahahahahahahaha!!!! :D

    Non ho album dove abbraccio sorridente sconosciuti né faccio giri per le cucine, ma
    “Non mangerete mai e poi mai un panino dove capita e non entrerete in un bar per caso”
    Eccomi! E anche progettare gli itinerari di roba turistica pensando a dove si va a mangiare, ovvio…

    Beati tutti voi che fate i superiori e non avete mai bisogno di mezzucci del genere perché avete trovato l’anima gemella gastrofanatica o come la volete definire…
    Comunque anche senza dover “MIO DIO, VERGOGNA, INGANNARE L’AMORE DELLA TUA VITA!!!” a me capita anche di essere in giro/viaggio con amici a cui non importa granché di dove/cosa si mangia :D

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