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Imprese impossibili: le 15 migliori pizzerie d’Italia

Pizza Margherita

Perdonateci! Ci siamo impegnati, applicati, contenuti. Dai tempi del nostro campionato abbiamo centellinato i contributi a tema pizza. Ma la pizza è importante; la pizza ci piace. La pizza vi piace. E classificarla è una nostra piccola ossessione. Oltre il mito, il divismo di alcuni protagonisti e il fanatismo di alcune posizioni, l’oggetto rimane un punto fermo.

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Eccoci allora a tentare un doppio carpiato: riassumere senza divisione tra napoletani e non, tradizione, innovazione e nuovi arrivati, 15 pizzerie che ci scaldano il cuore e ci allenano le mascelle. Un esercizio che non esaurisce l’argomento ma vuole aggiornare il panorama di oggi tra eminenze conclamate e piccole chicche.


#15. Gorizia – Napoli


pizzeria gorizia

Un disco più piccolo del solito con il bordo ben scandito nel tempio della pizza Vomero style, dal nome del quartiere di Napoli dove Gorizia si trova dal 1916: una sede fascinosa con i grandi specchi adagiati alle pareti, marmo e ceramica come rivestimenti. Poi c’è una seconda pizzeria Gorizia, dall’aspetto più rustico, in Via Albini dal 1962. Le sacre regole della pizza napoletana sono tutte rispettate, risultato: la superficie esterna è soda e croccante, molto soffice l’interno.

Prezzi: dai 6 ai 10 euro.
Via Albino Albini 18-20, Napoli.


#14. Pizzeria Montegrigna by Tric Trac – Legnano (Mi)


Tric Trac, BrunoDeRosa

Impasto a lentissima lievitazione in numerose versioni, utilizzo di cereali come segale, farro, kamut, grano selvatico Enkir, tutto in un locale agli antipodi assoluti della nozione di fighezza: bruttino e affacciato su di una strada anonima. La perfetta pizzeria dell’angolo con un menu monstre che vive della bravura di Bruno de Rosa, classe 1955, da Tramonti, costiera amalfitana.

Prezzi: da 10 a 14 euro.
via Grigna 12, Legnano (MI).


#13.  Starita a Materdei - Napoli


starita materdei

Aperta nel 1901 come “Cantina e Cucina” consacrata ai piatti della tradizione popolare, nel 1941 diventa la pizzeria friggitoria che conosciamo oggi. Impossibile non notare le locandine de “L’oro di Napoli”; la pizzeria è stata il set del capolavoro girato da Vittorio De Sica interpretato da una voluttuosa pizzaiola di nome Sofia Loren. Una pizza fiera, quasi spavalda, a volte pesante, bordata da un vistoso cornicione nel ruolo dell’attore protagonista.

Prezzi: da 4 a 10 euro.
Via Materdei 27/28, Napoli.


#12. Berberè - Castel Maggiore (BO)


Alce Nero Berberè

La creatura dello chef-pizzaiolo Matteo Aloe, votata alla tecnica dell’idrolisi dell’amido (impasti senza lievito, solo grano e acqua) sostenuta dal guru-pizzaiolo Beniamino Bilali, mette sul menu una pizza a lievitazione lunga (48 ore) e naturale. Il concetto di leggerezza e alta digeribilità è quello più comunicato. Oggi si è sdoppiata conquistando il centro di Bologna in versione ‘”bio e giusta” con la collaborazione con Alce Nero.

Prezzi: da 10 a 14 euro.
Via Pio La Torre 4/b, Castel Maggiore (BO).
Berberè & Alce Nero, via Petroni 9, Bologna.


#11. Pellone – Napoli


pizzeria, napoli, pellone, esterno

Nella parte più decadente della città, vicina alla stazione, Pellone è l’avanposto del cibo di strada partenopeo con crocchè, arancini e pizze fritte esposte nel chioschetto antistante l’ingresso. La pizza è un disco enorme, strabordante, capace di riconciliarvi con il mondo. A iniziare dal cornicione, scolpito più che pronunciato.

Prezzi: da 4 a 10 euro.
Via Nazionale 93, Napoli.


#10. i Tigli - San Bonifacio (VR)


Simone Padoan

LA pizzeria gourmet. Più gourmet che pizzeria, in realtà. Che celebra il culto dell’ingrediente scelto con ammirevole passione e cura, assemblato con intelligenza e metodo, messo al centro di una pizza-palcoscenico. Per talento e caparbietà Simone Padoan (classe 1971) propone a tutti gli effetti una cucina di ricerca, con la complicazione ulteriore di doversi confrontare con il sacro nome della pizza. Profeta del lievito naturale, se oggi in Italia la pizza è un prodotto più raffinato (e più costoso) merito e colpa sono sue.

Prezzi: dai 15 ai 30 euro a pizza.
Via Camporosolo, 11,  San Bonifacio (Verona).


#09. Ristorante Pizzeria Cafasso - Napoli


Marinara, Cafasso

Pizzeria e pure solido ristorante con atmosfera da vecchia osteria napoletana, complice l’uso generoso di legno scuro e vissuto. Impasti e cotture ineccepibili secondo la tradizione napoletana per una pizza che resta verace e squisita.

Prezzi: da 4 a 10 euro.
Via Giulio Cesare, 15, Napoli.


#08. Pizzeria Mezzometro – Senigallia


Michele da Ale, il forno

Cambia il nome (non più l’incomprensibile Michele da Ale ma Mezzometro Senigallia, in linea con il localle gemello – Mezzometro Jesi, e con il progressivo abbellimento del locale, un tempo assai spartano) ma non la classe delle pizze: farine con alto valore di W (elevato contenuto di glutine), pre-impasti, lunghe lievitazioni, menu senza glutine. Tutto merito di Alessandro Coppari, il titotare, con menzione speciale per Marco (detto Wolf, risolve i problemi), responsabile del servizio preciso e cordiale anche nei momenti critici dei pienoni estivi.

Prezzi: dai 7 ai 20 euro.
Lungomare da Vinci, Senigallia (Ancona)
Via Giacomo Leopardi, 1, Jesi (Ancona)


#07. Saporé - San Martino Buon Albergo (VR)


saporé verona

Vox populi: Renato Bosco è ormai il punto di riferimento della pizza non napoletana. Di suo si definisce “pizzaricercatore”, che non sarà la parola dell’anno ma spiega bene l’evoluzione del locale, prima semplice pizzeria d’asporto, poi Pizzadarè con pizze classiche, alla romana, in teglia, a metro, e degustazione (tagliate a spicchi, con ingredienti raffinati), infine Saporé, con l’aggiunta di un un nuovo ambiente dove sedersi comodamente e provare le infinite varianti di pizza più alcuni piatti di cucina.

Prezzi: da 5 a 30 euro.
Via Ponte, 55A,  San Martino Buon Albergo (Verona).


#06. La Notizia - Napoli


Pizza-Enzo-Coccia-Festa-a-Vico-2013

Due pizzArie a Napoli e una società di consulenza per chi ha intenzione di investire nel mondo della pizza. Enzo Coccia, altro cardine della pizza napoletana, è un vero imprenditore che non ha mai perso di vista la passione per il suo primo lavoro. Come dimostrano le pizze fatte a regola d’arte, con la pasta che cede dolcemente alla pressione, il bordo croccante e la lievitazione perfetta.

Prezzi: da 4 a 10 euro.
Via Michelangelo da Caravaggio, 53, Napoli
Via Michelangelo da Caravaggio, 94, Napoli


#05. Pizzeria F.lli Salvo - San Giorgio a Cremano (NA)


Salvatore Salvo

Pizzeria spostata a San Giorgio a Cremano nel 2006, un tempo a Portici, vicino al capoluogo. I fratelli Salvo sarebbero tre ma si sono divisi, a San Giorgio restano Salvatore e Francesco mentre Ciro lavora altrove (segue). Tenaci sperimentatori e inguaribili perfezionisti i due fratelloni continuano a migliorare una pizza già splendida di suo.

Prezzi: da 4 a 15 euro.
Largo Arso, 10, San Giorgio A Cremano (NA).


#04. Sforno - Roma


pizza-cacio-e-pepe-Sforno-Roma

Cacio e pepe, trapizzini, la barocca pizza Greenwich. A Stefano Callegari, infaticabile manovratore del locale, certo non difetto la fantasia. Malgrado alcune cotture rischiose, nel senso di eccessivamente prolungate, Sforno resta una certezza assoluta al pari degli altri locali di Callegari, vecchi (00100) e nuovi (Tonda) .

Prezzi: da 7 a 15 euro.
via Statilio Ottato 110/116, Roma.


#03.  Pepe In Grani - Caiazzo (CS CE)


franco pepe

Impasti soffici, morbidi e spugnosi con alveolature che andrebbero mostrate nelle scuole per pizzaioli tanto sono perfette, accoppiate a cotture-capolavoro. Franco Pepe è l’artigiano della pizza, a iniziare dalla lavorazione manuale dell’impasto, praticamente una sua esclusiva. Da poco si è staccato dalla pizzeria di famiglia trovando casa sempre a Caiazzo ma in un locale più a sua dimensione.

Prezzi: da 5 a 15 euro.
Vico S. Giovanni Battista, 3, Caiazzo (CS CE).


#02. Sorbillo - Napoli


Gino-Sorbillo-e-Nike-Muti

Justin Bieber incontra la manualità di un napoletano verace che fa il pizzaiolo da quando era bambino. Il ritratto di Gino Sorbillo si completa con uno spiccato senso per l’imprenditoria che lo ha portato ad aprire, a parte la sede immersa nella sacralità di Via dei Tribunali, un nuovo locale sul lungomare napoletano: Lievito Madre. Mentre è alle viste lo sbarco milanese. I segreti sono tanti: studio, sensibilità, dominio assoluto di tutte le variabili immaginabili che influiscono sull’impasto, controllo maniacale delle fasi di lavorazione e del forno, attenzione alla qualità degli ingredienti, occhio alla tradizione e sguardo alla contemporaneità.

Prezzi: da 4 a 10 euro.
Sorbillo, Via dei Tribunali, 32, Napoli.
Lievito Madre al Mare, Via Partenope 1, Napoli


#01.  Pizzeria Massè - Torre Annunziata (NA)


Ciro Salvo

Ciro Salvo oggi è il pizzaiolo migliore d’Italia. Non c’è molto da aggiungere, sennonché sembra assurdo che uno come lui debba starsene a Torre Annunziata e non a capo di una mega catena di 500 pizzerie che parte da Napoli (Roma, Milano) per conquistare del mondo. Vedi al capitolo: i grandi misteri d’Italia.

Prezzi: dai 4 ai 10 euro.
Corso Vittorio Emanuele III, 429, Torre Annunziata (NA).

[Immagini: Scatti di Gusto, Luciano Furia]

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110 commenti a Imprese impossibili: le 15 migliori pizzerie d’Italia

    • credo che se facessero una classifica su migliori 10 pesti d’Italia, nessuno si meraviglierebbe che 11 fossero in Liguria…
      Puo’ far piacere o meno, ma la pizza e’ e resta un piatto napoletano, che puo’ essere reinterpretato e fatto benissimo ovunque, ma la probabilita’ che le migliori pizzerie siano campane e’ altina…

      • Aspetta e vedrai se non esce qualcuno che dice che sono leggende metropolitane perchè la migliore pizza l’ha mangiata a Milano.
        Non c’è alcun paragone fattibile, la pizza Napoletano è pizza, tutto quello che si mangia nelle pizzerie d’Italia è altra roba. Me ne sono reso conto quando ci andai per la prima volta per incontrare la mia morosa dell’epoca e mi portò in una pizzeria vicino casa sua: ebbene mi chiedo ancora oggi come sia possibile che un’alimento così diffuso NON ci azzecchi nulla con quello che mangiai a Napoli. Quella era pizza, il resto non so come identificarlo.

        • Sciocchezze!!! A Napoli ho mangiato diverse pizze e non valevano niente! Le pizze migliori le ho mangiate in sicilia… poi i gusti sono gusti, ma c’è differenza fra la pizza napoletana e la siciliana, preferisco quest’ultima. Per quelle napoletane listate, non le conosco… ma posso dire che quelle di milano fanno tutte pena!

  1. Caiazzo non é provincia di Cosenza ma di Caserta (CE)…
    A Cosenza e provincia ci sono buone pizzerie ma purtroppo non quelle di Franco Pepe.

  2. Gli studenti delle facoltà umanistiche di napoli sono cresciute con la pizza di sorbillo, anche quella di esterina, due portoni più in là. Poi col tempo sorbillo si è “internazionalizzato”, é diventato un po’ figo, ma la pizza è sempre buona. Mi hanno parlato male, però, di lievito madre a mare. A questo punto non mi resta che andard a torre annunziata a verificard com’é la pizza migliore

  3. cmq Caiazzo è in provincia di Caserta (CE) e non Cosenza (CS). Detto ciò penso che Sorbillo sia il migliore e soprattutto uno dei pochi posti in cui pizza e birra venga meno di 10 euro.

    • sono andato a Legnano una grande delusione 140 km buttati …Del servizio eravamo già vaccinati ma il resto pizza bruciata e non un granchè.
      ho provato I Tigli ..Saporè… e Sirani ma assolutamente un altro pianeta.

    • Verissimo, manca michele.

      Secondo me non va dimenticato che esiste anche la pizza “costiera” (Vico Equense etc etc) oltre che quella classica napoletana in campania.

      • Michele manca perchè è fuori categoria.
        Michele fa la miglior pizza dell’universo.

        E siano stramaledette le guide turistiche. Prima potevo mangiare la pizza aspettando solo 15 minuti. Ora ci vogliono 2 ore.

        Ma poi si gode.

        TANTO.

  4. Il punto è che è una classifica , forse neanche troppo rigida come ordine di posizione .
    Opinabile come tutte le classifiche , ma cmq abbastanza coerente con gli stili della pizza presenti in Italia , è ovvio che manca qualcuno ma non si puo’ accontentare tutti

  5. Significativa, anche statisticamente, la differenza nei “range” di prezzi fra le pizzerie di Napoli e quello del resto d’Italia……..

    La scusa qual’è? Ingredienti qualitativamente moooooolto migliori? Maggiori costi d’affitto dei locali? Manodopera in nero a Napoli e in regola nel resto d’Italia?

    O invece sfruttamento intensivo dei clienti, complice la scarsa concorrenza sul territorio?

  6. al pari degli altri locali di Callegari, vacchi (00100) e nuovi (Tonda) .

    Potete “decifrare!”? Grazie, be patient!

    Vacchi sta per vecchi e quindi 00100 è il nome del locale?

  7. Non sono napoletano ma ci ho vissuto per quasi vent’anni e le pizzerie citate le ho provate tutte. Escluderei sicureamente dalla lista Cafasso, pizza nella media per una città come Napoli, Pellone è sopravvalutato, buona pizza ma troppo ricca di lievito e poco digeribile.
    E il primo posto va sicuramente alla pizzeria “Michele” a Forcella (Napoli). La stessa pizzeria è stata teatro di alcune scene del film “Mangia Prega Ama”.

  8. Come al solito Sforno esce fuori. Potevate anche non metterla direi. In assoluto sopravvalutata dato che non riescono a non bruciare le pizze che servono e neanche lontanamente paragonabile alla qualita’ delle pizzerie napoletane. A Roma per esempio ha aperto da poco Magnifica che fa una pizza migliore a mio avviso. Ma non e’ che se ne sia mai sentito parlare da queste parti. Sempre i soliti nomi Sforno, Gatta Mangiona etc… Ci sono dinamiche che mi sfuggono. Oggigiorno, questo tipo di marketing determina il successo di una impresa.
    Mi chiedo alla fine che senso abbiano questo tipo di classifiche…

  9. La migliore di Milano da Jumpin in via Napo Torriani (di fianco a Cavallini). Ma chiedete a Franco di farla per napoletani e non per stranieri.

      • Per gli stranieri la fa probabilmente più in fretta. Se no cotta al punto giusto, bordo alto come deve. E ottima digeribilità. Franco viene da una delle prime pizzerie napoletane di Milano di cui ora mi sfugge il nome (quella storica di fianco alla Rinascente). Ottimo il calzone napoletano.

  10. Mi chiedo come mai, quando si tratta di pizze, Dissapore abbia sempre “un’amnesia” riguardo la pizzeria Da Michele. E di post e classifiche sulla pizza ne avete fatte parecchie, ma non mi viene mai citato, mah!
    Eppure la sua pizza è una delle migliori di Napoli a mio avviso, meglio di quella di Pellone, Cafasso, e -per mio gusto- anche migliore di Starita (buona anche quella eh, ma ci vado più per le splendide fritturine che per la pizza).
    Il primo posto nella mia personale classifica se lo contendono Sorbillo e La notizia.
    La pizza de ‘La notizia’ è una pizza in cui ogni sapore si distingue, c’è una grande scelta delle materie prime e la pizza è legerissima. Tanto leggera che forse potrebbe portarvi ad ordinarne un’altra, v’avverto! :P
    La pizza di Sorbillo è tanta, gustosa, assolutamente appagante. Per non parlare del fantastico rapporto qualita’/prezzo!!

    ps: segnalo un errore: Caiazzo è in provincia di Caserta (CE), non CS (Cosenza) ;)

    • Le risposte possono essere varie ma tutte simili…Dubito che “Michele” perda tempo a fare pubbliche relazioni con blogger desiderosi di abbuffate a gratis in cambio di recensioni benevole, OPPURE dubito che blogger in cerca più di fama che di buon cibo si fermino ad aspettare 2 ore in mezzo alla strada per poi poter scegliere solo tra una margherita o una marinara OPPURE dubito che dei gastro fighetti che stilano classifiche fini a se stesse siano disposti a pagare una pizza solamente 2 euro e mezzo OPPURE…potrei andare avanti per molto. Fatto sta che sono 3 anni che vengo a lamentarmi su Dissapore per la mancanza in classifica di “Michele” e lo scarso piazzamento di Sorbillo, o l’assenza (opinione personale) de “la figlia del presidente”.

      Se non sbaglio in una delle ultime classifiche di Dissapore neanche vinse una pizzeria di Napoli, ma una pizzeria appena aperta da uno dei soliti rinomati Chef, tanto lusingati su queste pagine. Ed in quella classifica mancavano Michele, Trianon e Sorbillo.

      Ultima postilla per gli amici-utenti che vivono dal Po in su e che non accettano che su 15 posti non ci siano 14 locali di Brera: vi immaginate una classifica sulla Cutulett, in cui nei primi 15 posti non ci siano almeno 10 lumbard? Dai su, non fate i soliti provincialotti.

      • Io sono uno di quelli che vive sopra il po ma riconosco l’assoluta superiorità della pizza napoletana.. ovviamente l’ho mangiata e mi sono reso conto di non aver mai mangiato vera pizza.
        Un consiglio, fregatevene se su dissapore non prendono mai in considerazione Michele, bastano i vostri commenti, che noi tutti leggiamo, e visto il numero di quelli che ne parlano così bene, non mancherò di andarci quando passerò da Napoli.
        A volte è più utile leggere i commenti che gli articoli, potrebbe essere uno di quei casi.
        ;)

      • Sono nato e vivo sopra il Po ma sarebbe da scicchi non riconoscere l’ assoluta superiorità della pizza fatta a Napoli. Cerco di andare un paio di volte all’ anno a Napoli per togliermi lo sfizio. La stessa cosa per la mozzarella, che vado a gustarmi direttamente a Paestum.

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