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Le 3 vacanze più foodie di sempre (prima parte)

sott'acqua, vacanze, estate

Distese di acqua cristallina ma poco sbruffone. In calo piscine private, spiagge private, moto d’acqua private. Poche le calette irraggiungibili, in quantità risotta ridotta anche gli scorci di celebri località costose. E’ tempo di vacanza recessionista, per capirlo basta guardare le foto delle ferie altrui su Facebook. Ma non è sempre stato così, e oggi, per celebrare i tempi andati (vade retro Spending Review), gli editor di Dissapore ricordano le 3 vacanze più foodie di sempre. Fate altrettanto usando i commenti, vi farà bene.

Bia Hoi, vacanze, hanoi

ANDREA SOBAN
1) Mojito / Bodeguita del Medio, L’Avana – Cuba.
Non avevo mai bevuto il vero mojito fatto come deve dai barman più abili di Cuba. Parola di Hemingway, uno che di queste cose ne capiva.

2) Polenta e pastin, formai fritt e capùss / Ristorante L’Insonna, Forno di Zoldo – Belluno.
I piatti tipici della Val di Zoldo intorno al foghér (il camino accceso) per ancestrali ritorni alla dolce terra natia.

3) Bia Hoi / Bia Hoi corner, Hanoi – Vietnam.
Più dei garage con alcuni fusti che vere birrerie, eppure la bionda più fresca mai sentita. Record di spesa per una bevuta di birra nonostante il costo irrisorio.

steakhouse, Idle Spurs, Barstow

PRISCA SACCHETTI
1) Zuppe / Steakhouse Idle Spurs, Barstow – California.
Qui per la prima volta ho sospettato l’esistenza di una cucina americana.

2) Mini-croissant / Forno minuscolo in Calle del Pi, Barcellona – Spagna.
Nel 2004 con 1€ ti davano 10 min-icroissant davvero degni dei parigini.

3) Boudin noir e terrine / Un posto a Belleville, Parigi – Francia.
Maledetta memoria, chissà come si chiamava.

Ristorante, Il Giardino, Ventotene

CRISTINA SCATENI
1) Il pesce / Ristorante Il giardino, Ventotene – Latina.
Il ristorante dell’isola, atmosfera e accoglienza di casa. in cucina c’è Candida, mamma chioccia che ti fa venire le lacrime agli occhi perchè sotto le sue mani, pesci e primi vengono fuori sublimi. i piatti della tradizione sono perfetti (spaghettoni di gragnano alle vongole, polipetto con scarola e lenticchie, frittura di calamari e limone, paccheri e rana pescatrice o scorfano), quelli nuovi una bella sorpresa (crudi, fiore di zucca con ricotta e pomodoro confit, crackers di sgombro). In sala c’è Anna, che d’inverno va a curiosare in giro per il mondo e torna con tante suggestioni che si ritrovano di traverso nel menù. C’è anche suo padre Giovanni, compra il pesce ogni mattina e se hai voglia ti racconta per ore come si pesca, dove, come si pulisce. Il dessert vale sempre la pena (il pistacchio secondo Anna, il finaciére, la frolla con crema e frutta di stagione, la piramide di caramello salato e crumble di mele). Nelle giornate belle di maggio trovi in cucina anche Giovanni Passerini (Rino del ristorante di rue Trousseau a Parigi), amante vero dell’isola, che si diverte con i prodotti locali.

2) Plateau di crudi e di ostriche / Pescheria Saiter, mercato del pesce di Trouville, Normandia – Francia.
Zuppa di pesce del giorno servita in una bottiglia di plastica, che si va a mangiare dove si vuole. Al porto di solito. Plateau di crudi e di ostriche da non uscirne vivi. Si indica col ditino e arrivano al tavolo, se si è molto fortunati tanto da sedere in uno dei 4 tavoli, altrimenti si consuma con soddisfazione in qualsiasi superficie che possa reggere un piatto. Champagne certo, economico e non. Alla fine ci si può trovare così inebriati e felici da sentire il bisogno fino a quel momento sconosciuto, di andare a sperperare a caso dei danari al vicino ippodromo, puntando sul cavallo dal nome più bello.

3) Colazione / Cafe Einstein Stammhaus, Kurfurstenstr. 58, Berlino – Germania.
Dopo qualche giorno di Berlino tradizionale o moderna, questo posto è d’obbligo. Mix viennese prussiano a Berlino da perdere la testa. Ci si siede e si torna indietro di decenni, dritti negli anni ’50. No ipad, ma intellettuali berlinesi che leggono il giornale, artisti che discutono le loro idee, ricche signore. Colazione a 25 euro con selezione di salati e dolci da non volersi più alzare, 3 burri, confetture ottime, tartine, sandwich, linzer torte e via fino all’infinito. Tradizione germanica e austriaca a disposizione del palato sempre dalle 8 alle 2 di sera. Anche a cena interessante. D’estate un meraviglioso giardino, d’inverno un gli interni antichi in una palazzina vecchia e fascinosa.

Cochon, New Orleans

RICBRIG
Carne di maiale / Cochon, New Orleans, Louisiana – USA.
Per veri amanti del maiale, Cochon è un capitolo a parte per i (fortunati) foodies di New Orleans. Lo chef è Donald Link, che ha il merito di aver modernizzato la cucina Cajun/Southern senza stravolgerla troppo.

Barbecue / Franklin Barbecue, Austin – USA.
Solo entrarci è un’avventura, caldo torrido e due ore di fila praticamente sicure. Ma in cambio carne alla griglia di una bontà inimmaginabile.

Trota tandoori / Ristorante Benares, Londra – Inghilterra.
Per vacanze metropolitane ingioiellate con il migliore ristorante indiano mai provato. Incancellabile il ricordo della trota tandoori cucinata da chef Kochhar.

Conservificio Campisi, Marzamemi

GIORGIA CANNARELLA
Salmone affumicato / Chiosco sul porto di Oban, Scozia.
Smoked salmon, dressed crab, herrings, fish and chips, tutto delizioso e pescato proprio lì, sulla costa ovest della Scozia.

Pecorini e ricotte / Formaggeria Il cortile dei formaggi, Orgoloso  (solo noi potevano fare questo errore) Orgosolo – Sardegna.
Un minuscolo paradiso per i patiti di cacio. Conduzione familiare e produzione limitata.

Pomodori secchi / Conservificio Campisi, Marzamemi – Siracusa.
Da dove uscire pieni di vasetti di bottarga, acciughe e pomodorini secchi con la scusa di dover fare tanti regali agli amici.

Chez Paul, parigi

LEONARDO ROMANELLI
Os au gros sel / Bistrot Chez Paul, Parigi – Francia.
Osso, ripieno di midollo insaportito con il sale grosso, accompagnato da un cucchiaino e dal pane rustico più croccante di sempre. In un bistrot imperdibile a La Bastille.

Ravioli ripieni di verdure / Per strada a Hsian – Cina.
Mangiati nel 1986 e mai dimenticati.

Cena / Ristorante Falai, New York – USA.
La cena della vita, 12 portate per 12 vini e restare vivi.

The Spotted Pig, hamburger

CARMELITA CIANCI
Yakitori / Ristorante Kushiwakamaru, Naka Meguro, Tokyo – Giappone.
Yakitori = Bocconcini di pollo infilzati su aste di bambù cotti al barbecue. La più colpevole scorpacciata di sempre.

Fallafel / As du Fallafel, Parigi – Francia.
Il più inarrivabile Fallafel d’Europa nel cuore del quartiere ebraico di Parigi.

Hamburger / Ristorante The Spotted Pig, West Village, New York – USA.
Non avrete altri hamburger all’infuori di questo.

focaccia, priano, genova voltri

FIORENZO SARTORE
Tutto / Ristorante Three Chemniers, isola di Skye, Scozia.
Ristorante stellato, ora anche rele’-sciato’ che trovai a Skye per caso, sbagliando strada. Lo chef ha fatto esperienza in Francia ed è tornato, un bel giorno, nel natìo borgo selvaggio (lui è di lì) nel mezzo del nulla, ad aprire un posto da libidine. Eoni fa. Ma ci tornerei.

Focaccia / Priano, Genova Voltri.
Ma Priano quello lato mare, non confondete con l’omonimo lato monte praticamente di fronte. Andare la mattina presto, aspettare una mezz’ora in coda come normale. Da comprare, lì disponibile, anche il mitico pesto di Prà di produttori locali.

Fugassa e vin giancu / Agriturismo Il Castagneto, Castiglione Chiavarese – Genova.
Sulla strada per la (mia) casa nella prateria, il refugium preferito è Il Castagneto, che vabbè sarebbe un “agriturismo” ma senza il pacco che a volte segue al termine abusato. Cheffa romana verace che fa cucina ligure (!) con tanto di fugassa e vin giancu uso aperitivo, e molti altri tipi di sconfinamenti liguri-laziali. Si mangia all’aperto, in letizia ed allegria.

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29 commenti a Le 3 vacanze più foodie di sempre (prima parte)

  1. Oops, foto sbagliata, invece di Bistrot Chez Paul (rue de Charonne, Bastille) la foto indica uno dei 500 franchise della Maison Paul, equivalente dell’Autogrill presente anche nei centri commerciali e aeroporti, che non serve certo osso al midollo, al massimo panino jambon fromage (come indicato sul cartello) su baguette industriale. Non credo che Leonardo ne andrebbe pazzo ;-)))

  2. No niente stile Newsweek( e poi sono più bello di quello della foto:-). Comunque, si potesse trovare una foto dell’interno di Chez Paul, si vede una sala al piano superiore impossibile da avere in Italia: in piedi ci batto la testa io..che non sono esattamente un gigante!

    • Credo che l’editor non abbia colto la correzione ortografica, altrimenti avrebbe gia’ provveduto, come succede per i comuni refusi. proviamo a offrirgli un caffe’:
      TOMACELLI!!! Hai cannato la grafia di Orgosolo :)))

      P.S. Se solo scopriste cosa sono i formaggi e la ricotta in cima al nulla, sopra Baunei…

  3. Faccio una piccola considerazione,antipatica.
    Se nel fare la lista dei tre ricordi più belli legati alle vacanze ed al cibo,appaiono
    solo o quasi luoghi esteri ,come facciamo a dire agli americani(Newsweek) che l’Italia è il posto più bello dove passare le vacanze e dove si mangia divinamente?

    • noi però partiamo avvantaggiati: siamo talmente abituati a mangiare bene (fin da piccoli, chi non ricorda i piatti della nonna) che a casa nostra ci pare la norma. Quando poi siamo all’estero (e paragoniamo i sapori alla nostra palette degustativa) ci stupiamo e siamo colpiti ancor più quando scopriamo qualcosa di buono

  4. Non ho capito perché si intitola le “3 vacanze più foodie” di quando non c’era crisi e poi ognuno elenca tre cibi -- mangiati preferibilmente in luogni lontani,esotici,folkloristici, sconosciuti, supereconomici e non necessariamente durante una vacanza gastronomica! :-D

  5. Fiorenzo e Giorgia, sono contento che abbiate apprezzato la cucina in Scozia, un paese che riserva molte inaspettate e gradite soprese culinarie.

  6. *Grantour della Sicilia orientale -- rientrate con inestinguibile saudade da granita&brioscia col tuppo e occidentale -- rientrate con dipendenza da carabinieri (nel zenzo di gambero rosso con filo blu) crudi serviti con un olio commovente mangiati a Trapani;
    *Isola del Giglio, all’Osteria La Paloma trovammo sempre meraviglioso pesce cotto con coperchio di pane, alla faccia della diffusa protervia e banalità dei gestori degli altri ristoranti;
    *Rovereto, splendida sorpresa da Mutsumi, con cuoca giapponese che cucina meravigliosamente cucina non giapponese.

    Fuori concorso: le moeche fritte che non vi dico dove sennò ci andate e non ne trovo più.

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