Censimenti

Se ogni regione italiana avesse il suo dolce ufficiale la mappa somiglierebbe a questa

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Avete ragione, non è stata un’estate ma abbandonarla è dura lo stesso. Tornano il traffico, i fidanzati che vedono quote parossistiche di calcio, le pause pranzo primitive e le dichiarazioni ottimiste di Renzi. Il prossimo break, possibilmente quello natalizio, dista ancora troppo e la depressione scalcia.

È tempo di confort food: è tempo di dolci. Uno per regione ispirandoci a questa bella infografica di Slate.

Ma siamo in Italia, ci piace complicare le cose e ovviamente ogni rione ha la sua ricetta del vostro dolce preferito. Figurarsi ogni regione. Quindi noi forziamo un po’ la mano per amore di sintesi e voi non comiciate a dire che vostra zia lo fa diverso, che il vostro panettiere ha la ricetta segreta e che lo mangiate solo in determinate condizioni.

E non cercate il tiramisù. Non lo troverete.

VALLE D’AOSTA

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Tegole

Non siate troppo avventati e non fatevi ingannare dalla copertura di cioccolato di alcune pseudotegole: la ricetta originale dei dolcetti – che si chiamano così per la forma che prendevano quando venivano stese sul mattarello ad asciugare – prevede mandorle, farina, zucchero e albumi. Direi che può bastare.

PIEMONTE

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Bonèt

Ogni sacra cena piemontese non può che concludersi con il bonét. Specchio della cucina regionale di queste zone diversamente astemie, dove non ci si accontenta di un semplice budino ma lo si nobilita con il rum e gli amaretti.

LIGURIA

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Canestrelli

In molti si contendono la paternità dei canestrelli, ma gli scontri più feroci si svolgono nell’entroterra, in quelle colline di confine, dove la Liguria scivola pian piano verso il Basso Piemonte. Friabili e burrosi sono inconfondibili nell’aspetto: un piccolo fiore spolverato di zucchero a velo.

LOMBARDIA

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Torta sbrisolona

Sapevate che la sbriciolosità sbricioleggiante della sbrisolona si otteneva omettendo tra gli ingredienti le uova e le mandorle (che, tra l’altro, nella versione contadina non ci sono ancora)? Questa torta secca, molto friabile, cotta con vino, anice o mandorle a seconda della zona, richiede anche una certa manualità: da preparare velocemente senza mischiare troppo gli ingredienti. Una volta cotta è impossibile da tagliare, si deve spezzare obbligatoriamente con le mani.

VENETO

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Macafame

Nome apodittico per questo dolce di origine contadina scacciafame. Ne esistono due versioni: quella vicentina, con mele, uva passa, strutto e pangrattato e quella bellunese ottenuta lasciando il pane raffermo a bagno nel latte per una notte. In ogni caso è mattanza intestinale.

TRENTINO ALTO ADIGE

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Strudel

Se vi dicessi che lo strudel viene dalla Turchia? C’entrano l’Impero Ottomano, l’Ungheria e un dolce che si chiama baclava, rielaborato dagli ungheresi con le mele, assenti nella versione turca. Circa 300 anni fa ha debuttato in Europa durante i banchetti dell’Impero Asburgico. Ed è stato trionfo.

FRIULI VENEZIA GIULIA

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Gubana

Dallo sloveno guba, che significa “piega”, ciò che lo caratterizza è la forma a chiocciola. Per dovere di cronaca ed evitare pacchi bomba a casa è bene distinguere la gubana friulana da quella giuliana: l’una di pasta lievitata, più simile a un panettone, l’altra realizzata con la pasta sfoglia.

EMILIA ROMAGNA

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Scroccadenti

Un nome, un presagio. Si narra che i dentisti emiliani amino particolarmente questi dolcetti secchi a base di mandorle, miele, farina e albumi, perché contribuiscono ad aumentare il loro fatturato. Specialmente con i clienti un po’ avanti negli anni.

TOSCANA

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Cantuccini

Ottimi quelli di Prato e Massa Marittima, ma non esiste panificio toscano o pasticceria artigianale senza una versione originale dei cantuccini, i famosi biscotti secchi con la mandorle intere. Capirete che fare un confronto in questo caso è roba da masochisti. Possiamo solo dire che tutti chiamano il Vin Santo.

UMBRIA

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Tozzetti

L’Umbria sta vivendo un rinascimento “tardivo” per quanto riguarda i vini passiti. Ce lo potevamo aspettare osservando la foggia dei dolcetti regionali: biscotti secchi a cui viene aggiunta frutta secca, l’accompagnamento ideale per ogni vino da dessert che si rispetti.

MARCHE

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Cicerchiata

Classico esempio di dolce divertente, oltre che godurioso. Non solo per le simpatiche decorazioni che i marchigiani usano incastrare tra le palline ricoperte di miele millefiori. Ma soprattutto perché richiede diverse tecniche che servono per preparare la cicerchiata: impastare, sbollentare e friggere. O no?

LAZIO

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Mostacciuoli

Nell’Italia centrale c’è una rinomata tradizione di biscotti arricchiti con la frutta secca e il Lazio non fa eccezione. I mostacciuoli, o mostaccioli, sono piccoli dolcetti a pasta dura, aromatizzati con pepe e altre spezie, miele, nocciole, noci e, a volte, cacao.

ABRUZZO

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Bocconotti

Diffusi un po’ in tutto il sud Italia, la patria del bocconotto è indiscutibilmente l’Abruzzo. Sono amati a tal punto che esistono da qualche anno negozi specializzati nella vendita e nella produzione dei piccoli dolci di pasta frolla, dal bellissimo nome di “bocconotterie”.

CAMPANIA

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Pastiera

L’inconveniente della pastiera sono gli albumi: ne avanzano un sacco e non sempre si ha voglia di mettersi a preparare le meringhe. Ma il gioco vale la candela se l’obiettivo finale è gustare il delizioso connubio di ricotta, frolla, grano, fiori d’arancio e cedro.

MOLISE

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Ostia di Agnone

Da piccola mi sono chiesta spesso che sapore straordinario avesse l’ostia benedetta e se per mangiarne una si dovevano fare almeno due anni di catechismo. Sono rimasta, poi, adeguatamente delusa. L’ostia di Agnone non ha nulla a che vedere con quelle che diventano il corpo di Gesù, se non per lo spessore. Anche perché basta guardare il ripieno: trionfo di mandorle, noci e miele.

PUGLIA

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Taralli dolci

Alle origini dello street food non ci sono solo bombette e interiora. I taralli dolci sono l’essenza del cibo di strada dolce prima che diventasse di moda, oltre a essere uno sfizio immancabile nei giorni di festa. Preparati con acqua, farina, uova, strutto (o olio o burro) e talvolta vino, creano dipendenza quasi come quelli salati.

BASILICATA

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Incartellate

Diffuse anche in Puglia – dove si chiamano cartellate – questi dolcetti di pasta di farina di grano duro, olio e vino, fritti e intinti nel vincotto sono visivamente un capolavoro barocco.

CALABRIA

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Pitta ‘mpigliata

Riuscite a immaginare un tempo in cui nei contratti prematrimoniali si specificava l’obbligo di offrire un dolce tradizionale? La pitta ‘mpigliata è nata così: per suggellare l’amore tra degli sposi il dolce doveva essere fine al punto giusto, e con la farcitura perfetta, composta di uva passa, fichi secchi, pinoli, spezie e liquori.

SICILIA

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Cassatelle

Difficile scegliere tra la mole di dolci regionali siciliani. Queste cassatelle fatte con crema di ricotta e frolla, a differenza della cassata classica, si cuociono in forno. Diffuse nella Sicilia orientale, si mangiano soprattutto a Carnevale e Pasqua. Ma perché limitarsi a quel breve periodo?

SARDEGNA

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COLLEGATO
  • Mozzarella di bufala
    Mappa informale del comfort food italiano, regione per regione
    C’era una volta lo shopping, c’era una volta il mal di piedi assassino per aver girato tutti i negozi del…segue

Seadas

Musicali come le onde del mare e belle da vedere, le seadas, o sebadas nel Cagliaritano, sono ravioli dolci di semola di grano duro e strutto, dal sapore netto e pungente regalato dalla farcitura di formaggio fresco e scorza di agrumi.

[crediti | Slate, crediti img| Carmelita Cianci, Donnamoderna, Cucchiaio, Buonapappa, Wikipedia, GenteDelFud, Busengo, Molisiamo, Foodloversodyssey, giorgialgosti, deliciousitaly]

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42 commenti a Se ogni regione italiana avesse il suo dolce ufficiale la mappa somiglierebbe a questa

  1. Forse in Liguria un dolce tipico non c’è, ma se ci fosse non sarebbero i canestrelli. Sarebbe forse il pane con l’ uvetta, precursore del pandolce, che però si trovava in vendita nei panifici tutto l’ anno. O forse abbiamo perso anche il dolce tipico, insieme a tante altre cose. Avrei qualche perplessità anche sulle sebadas come dolce tipico sardo, ma, non essendo sardo, mi astengo dal manifestarle.

  2. Invece esprimo le mie perplessità sulla ricetta delle tegole: mandorle? Io ne conoscevo un’ altra, di “ricetta originale” (e ho anche fatto in tempo a gustarle)che prevede nocciole tostate e miele.

  3. Nella sbrisolona le uova mai, altrimenti ti viene una specie di frolla. Le mandorle invece per me sono indispensabili. E tanto burro.

      • Si ma le ricette tradizionali si evolvono anche loro insieme al resto del mondo e dell’umanità. Lo strutto era una scelta in passato forzata in quanto poco costoso, il burro era un lusso. Ma oggi qualsiasi pasticcere degno di nota la sbrisolona la fa con il burro. Anche il vino nell’antica Roma si faceva con le spezie.

  4. Mai sentito e tanto meno visto il Macafame in Veneto. Non dubito che esisti ma sicuramente non è un dolce rappresentativo. Io direi “Pinza”, in qualche modo simile ma di maggiore diffusione.

    • Il Macafame in effetti è più un dolce casalingo (e da sagra perché viene considerato un dolce “povero”.
      In trattoria/agriturismo è molto raro trovarlo.

      • Il Macafame in realtà si chiamerebbe Putana (Gentile se ha le mele e l’uvetta)e solo nel vicentino lo si trova in tutti i panifici. La Pinza nel vicentino non si trova, perciò non può rappresentare neppure lei tutto il Veneto. Forse sarebbe meglio dire che è una certa tipologia di dolci con materie prime di recupero che rappresenta il Veneto, o magari la tradizione di “fugasse” dolci, quelle sì diffuse in tutta la regione.

      • qui Veneto orientale: pinza, ma solo nel periodo della befana. e fa sempre parte dei cibi “buttotuttodentroperchèdevotirarmisu”. che poi la vera pinza ha farina di polenta, uvette, fichi secchi, vino rosso e semi di finocchio. nocciole e mandorle non ci devono passare neanche di striscio.
        penso anch’io che la focaccia sia più diffusa omogeneamente.
        il tiramisù è troppo giovane e adottato da troppe regioni, vero?

    • Giusto. Essendo originario della Sicilia orientale posso dire con certezza che tra Catania, Messina, Siracusa e credo anche Ragusa quelle cassatelle semplicemente non esistono. Io quelle della foto le ho mangiate solo una volta a Menfi (al confine tra le province di Trapani e Agrigento). Buonissime, ma con la Sicilia orientale non hanno niente a che vedere. Fra l’altro, se proprio si vuole dare un simbolo alla Sicilia dei dolci si poteva scegliere la cassata, o i cannoli, o le granite, o le paste di mandorla o la pasta reale o… insomma, tutto e di più.

  5. Bell’articolo, non precisissimo ma carino da leggere!
    Concordo sulle nocciole per quanto riguarda le tegole..
    In Puglia, precisamente a Lecce, da assaggiare senza se e senza ma il PASTICCIOTTO LECCESE!
    Comunque complimenti :)

  6. Incartellate?? Mai sentito nessun lucano chiamarle così! Cartellate sia in Puglia che in Basilicata..a meno che in questi anni di lontananza dalla terra natia non vi sia stata un’evoluzione linguistica..

  7. In Emilia Romagna, dove vivo, il dolce tipico non sono affatto gli scroccadenti. I dolci tipici sono la pinza e soprattutto la ZUPPA INGLESE.

  8. Scroccadenti Cantuccini Tozzetti= simili
    cicerchiata> simile Struffolli
    Mostacciuoli> praticamente li trovi dapperttutto al Sud
    Bocconotti> simile Pasticciotti
    --
    Vorrei ribadire un CONCETTO già espresso(sui primi e secondi piatti) sulla cd. VARIETA’(o diversificazione) dei prodotti tipici italiani.Secondo me va meglio definito(il concetto).
    Spesso ci troviamo di fronte a VARIANTI(più o meno leggere) di uno stesso prodotto.Mentre, ad esempio, la pastiera, la cassata (ed altri dolci) hanno una più precisa ed evidente connotazione ed unicità(a volte) direi.
    Per cui se dovessi scrivere un libro(!?) su tutti i prodotti tipici italiani adotterei un Nuovo Metodo di Classificazione:
    creare delle Macro-Categorie in cui raggruppare i prodotti con caratteristiche simili, all’interno delle quali illustrare in che direzione e come è avvenuta la “Variazione”.
    Va da sè che le Categorie con minor numero di variabili non dico che sarebbero le migliori ma le più originali.
    --
    Conclusione:
    Siamo molto meno “variegati” di quel che vogliamo apparire.
    E che i Grandi Prodotti Italiani(veramente Grandi) sono un numero che non posso dire.

  9. Concordo con nome sul tipico dolce ligure: l’unico che potrebbe assurgere a tale è il panettone genovese (con le sue specifiche diverso da altri panettoni), di cui ricordo che uno dei più buoni lo faceva il forno di San Desiderio (nelle alture genovesi)e mi ha accompagnato fino ai vent’anni. Mio padre lo ordinava per i suoi clienti mesi prima, quando se ne tagliava una fetta era un tripudio di sapori, si sentiva il buon burro, tanti pinoli, uvetta e poco cedro e l’aroma di fior d’arancio. Insomma non a che fare con i prodotti semindustriali di oggi.
    Sicuramente di tanti dolci regionali si sta perdendo traccia ed inoltre, in parte, ci sono delle “contaminazioni” regionali.
    Faccio questa osservazione a quanto detto da Gillo: nei dolci in cui ingredienti, dosi e lavorazione devono essere precisi anche una piccola variante potrebbe dare un risultato diverso (vedi ad esempio le mille versioni della frolla). Dovremmo assaggiarli, io mi offro tutti e comparare.

  10. Trovo molto più interessanti i dolci del sud e Sardegna.. Sono pieni di inventiva e ricchi di ingredienti.
    Nella mia regione, l’Emilia Romagna, c’è l’orrida ciambella o bensone, la cui versione tagliata, arricchita con mandorle e rimessa a seccare in forno crea quelle mappazze simili ai cantuccini. Si comincia a ragionare dalle Marche in giù. Unica eccezione al nord, lo strudel, ma sappiamo avere origini turche.

  11. Sono emiliano ma gli Scroccadenti non li ho mai visti nè sentiti !
    Zuppa Inglese,Bensone (Belsone) da pucciare nel Lambrusco,al limite Torta di tagliatelle.

  12. sulla Puglia non concordo, c’è di meglio e basterebbe solo più il pasticciotto leccese

    non concordo neanche col Piemonte che per me andrebbe su dei biscotti: baci di dama o amaretti prima di ogni altra cosa, a seguire i krumiri, per non parlare del gianduiotto.
    Al bonet preferisco la novecento, ma è un parere del tutto personale.

  13. In Emilia Romagna secondo me più rappresentativa c’è la torta di riso e i castagnas, frittelle di castagne con uva passa!

  14. Oh finalmente avete azzeccato, come direbbe Di Pietro, una pietanza molisana!!!!
    però nell’impasto c’è anche del cioccolato e del caffè, per me le Ostie sono il cibo degli dei!

  15. La tradizione dolciaria toscana è tristissima, ahimè. Pensare che siamo rappresentati dai cantuccini (buoni ma… insomma… pur sempre biscottini secchi) o dall’impronibile castagnaccio…

    • Oddio, anche noi toscani ci difendiamo bene (secondo me):

      - pesche di prato
      - brigidini di lamporecchio
      - zuccotto di firenze
      - ricciarelli di siena
      - buccellato di lucca
      - torta d’erbi della lunigiana
      - panforte di siena
      - necci con ricotta della garfagnana

      senza considerare che tutto sommato pure i macarons arrivano dalla toscana.

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