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Fabio Cagnetti | mer 01 ago 2012 ore 14:13
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Roma: viaggio nel pianeta gelato artigianale con presunzione di top ten
Un tempo si chiamava staycation ed era una cosa alla moda, ti godevi la città semideserta e riallocavi i risparmi per le ferie in periodi meno affollati. Ora la crisi e il tormentone estivo “Resto a Roma” hanno reso le vacanze in città un fenomeno di massa. Altro segno dei tempi: non si litiga più per ristoranti da 50 o 100 euro, ma per le pizzerie e gelaterie di fiducia. Niente in città scatena più discussioni tra gourmet e aspiranti tali.
A far classifiche ci hanno provato in tanti, ma troppo spesso mi è capitato di leggere incomprensibili esclusioni o inclusioni: allora ce lo accolliamo noi l’incarico di tenere vivo il dibattito culturale, niente gelato Dukan ma la top ten definitiva delle gelaterie romane.
10: Gelateria dei Gracchi – via dei Gracchi, 272 (Prati), Viale Regina Margherita, 212 (Trieste).
Alberto Manassei è uno dei mastri gelatai di Roma, alla guida del più antico tra i laboratori di questa classifica. Il classico gelato “come una volta”, che gode di una nutrita e comprensibile schiera di aficionados. Cavalli di battaglia sono pistacchio e nocciola, probabili se non sicuri vincitori di un sondaggio sui loro migliori interpreti in Urbe.
9: La Gourmandise – via Cavallotti, 36/b (Monteverde).
In un’oasi del gusto come Monteverde non manca nulla, se non il parcheggio, neanche una delle migliori gelaterie della capitale. Dario Benelli parte da un approccio al gelato raffinato e colto, il risultato sono ingredienti ultra selezionati e abbinamenti ragionati tra cui è obbligatorio citare il fiordilatte al finocchio selvatico e caffè, il limone al basilico e l’arancia rossa all’olio d’oliva.
8: Al Settimo Gelo – via Vodice, 21 (Prati).
Se avete la sensazione che la mappa delle migliori gelaterie romane penda un po’ a ovest non state sbagliando: sulla riva destra del biondo Tevere va segnalato anche il laboratorio di Mirella Fiumanò, autodidatta del gelato che si è conquistata con i fatti il posto al sole che le stiamo assegnando. Nessun compromesso sulla qualità, materie prime sceltissime, il vanto dei coni senza glutine e sorbetti di qualità eccelsa, su tutti quello alle castagne.
7: V-Ice – via Gregorio VII, 385 (Aurelio).
La creatività al potere: se Fabio d’Angelantonio fosse lo chef di un ristorante gourmet, sarebbe Adriano Baldassarre (fantasioso chef del Vallefredda Resort di Antonello Colonna, per i non romani). Allacciate le cinture prima di entrare nel regno del gelato salato, con una miriade di accostamenti arditi e l’invenzione del finger food frozen. Imperdibile per gli amanti delle contaminazioni e del famolo strano, ma con classe.
6: Mela e cannella – via Oderisi da Gubbio, 71 (Marconi).
Davide Montironi, altro allievo che è riuscito a superare il maestro. Scuola Gracchi (vedi posizione n°10), nell’ormai remoto 2004 apre il suo laboratorio nel quartiere Marconi. Grande attenzione a ingredienti, lavorazione e la giusta dose di creatività l’hanno resa una presenza obbligata in ogni classifica di gelaterie con presunzione di definitività. Specialità della casa i gelati a base di frutta: il gusto eponimo è il cavallo di battaglia, ma pera e coriandolo e crema ai limoni di Sorrento non sono da meno.
5: Il Gelato – viale dell’Aeronautica, 105 (Eur), Viale Aventino, 59 (Aventino), Piazza di Monte d’Oro, 91-92 (Centro storico), Via Stoccolma, 7 (Eur), Viale Prassilla, 39 (Casal Palocco), Viale delle Repubbliche Marinare, 101 (Ostia), Centro Commerciale Roma Est (Lunghezza), Piazzale Lagosta (Milano).
Ed eccolo qui, il maestro Claudio Torcè, colui che ha rivoluzionato il mondo del gelato a Roma. Correva l’anno 2003, e la gelateria di viale dell’Aeronautica segnava un punto di non ritorno per la scena capitolina. La sfida dei cento gusti, felicemente vinta, e la lucida follia del salato di cui è stato apripista; gelataio dal 1984, qui ha alzato la posta diventando subito una case history. Poi i punti vendita si sono moltiplicati, e ora sono sette a Roma e dintorni più uno a Milano. La domanda resta quella: Torcè fa troppo gelato per mantenere gli standard qualitativi che l’hanno reso celebre? Forse. Diciamo che la qualità media resta elevata con vette nell’assoluto, ma capitano qualche giro a vuoto e qualche cristallo di ghiaccio che non dovrebbe esserci. Peccati veniali, se guardiamo a queste gelaterie come al più felice compromesso tra qualità e quantità.
4: Fatamorgana – via Lago di Lesina, 9/11 (Salario), via G. Bettolo, 7 (Prati), piazza degli Zingari, 5 (Monti).
Restano tre le gelaterie che fanno capo a Maria Agnese Spagnuolo, con la chiusura del punto vendita di via Ostiense e l’apertura di quello al rione Monti. Aumentano le quantità prodotte, ma la qualità non sembra risentirne, forse qualche alto e basso sulla consistenza ma va detto che per ragioni logistiche il numero di prove sul campo è superiore a quello delle altre gelaterie. La Spagnuolo (altra allieva di Claudio Torcè) ha stabilizzato i gusti su un livello di creatività medio-alto, ma con garbo, creando nel tempo una serie di classici tra cui Zabaione della fata, cioccolato Kentucky, Basilico noci e miele.
3: Gori – Piazza Menenio Agrippa, 8b-8c (Montesacro).
Enrico e Francesca Gori: due fratelli sul terzo gradino. Anche qui scuola Torcè, a conferma che qualche volta gli allievi superano i maestri. Effetti speciali praticamente a zero, solo una gelateria di quartiere che, visita dopo visita, continua a dare risultati formidabili per la qualità del prodotto, specialmente alla voce creme. E allora, che posto al sole sia.
2: Otaleg – via dei Colli Portuensi, 594 (Portuense).
Ne abbiamo parlato subito, ed era doveroso. Il laboratorio di Marco Radicioni, ufficiale di lungo corso nell’esercito della gastronomia di livello, già spalla del sommo pizzettaro Gabriele Bonci e poi di Claudio Torcè (vedi posizione n°5), è subito entrato nella classifica del gelato che conta. La lavorazione verticale permette un gelato che non ha eguali per consistenza, poca aria nella massa eppure morbido e cremoso, senza accenni di mappazza. A ciò si aggiungono lo spirito di ricerca e la tensione alla qualità totale, che porta a usare ingredienti ricercati come il Marsala Florio Targa Riserva 1840. E il naufragar m’è dolce in questo “acquario”.
1: Neve di latte – via Poletti, 6 (Flaminio).
Se stessimo dividendo le gelaterie romane in fasce e questo fosse un post in lingua inglese, non esiterei a definirla tier zero, o, per i francofili, hors categorie. Il gelato di Ermanno di Pomponio gioca semplicemente un campionato a sé. Sarà l’esperienza, la follia, la ricerca spasmodica dei migliori ingredienti possibili, dal latte biodinamico dell’Alta Baviera alle miscele di caffè di Gianni Frasi, passando per il cioccolato di Amedei e le uova di Parisi. Rispetto a quando stava a via Pereira, alla Balduina, e si chiamava Il mio gelato naturale, ha anche riportato sulla terra i prezzi proibitivi anche se linea con la qualità. E se tornassero gusti come il cioccolato Chuao di Amedei o la crema al Bas Armagnac Hine 1959, sarebbero comunque soldi ben spesi. Numero uno, non c’è proprio storia.
Menzioni d’onore: Fiordiluna, I mannari, Origini, Cremeria Aurelia, Fiocco di neve, I Caruso, Come il latte, Fassi, Quadrani, Gelateria del Pigneto. Orfani di Greed, che sarebbe entrata qua sopra ma ha chiuso qualche mese fa. E le catene? Per me Rivareno sopra Grom e Lait.
[Crediti | Link: YouTube, Dissapore. Immagini: GQ.com, Nessun Dove, Senza Panna, Browsing Rome, Americaninrome, Italian Restaurants and Recipes]
Ottima classifica, tra quelli che ho provato della top ten, li metterei in quest’ordine:
1. Gori -- ha qualche difetto, ma è il mio preferito. a me il gelato piace fresco e dissetante, ma non “annacquato”. loro lo fanno esattamente come voglio
2. Neve di Latte -- sarebbe primo se avesse più gusti di frutta. creme caramel spettacolare
3. Il Gelato -- il gusto al sedano è fantastico
4. Fatamorgana -- ottimo e sempre interessante
5. Gracchi -- secondo me abbastanza sopravvalutato
Cremeria Aurelia lo adoro. In particolare i gusti sesamo e miele e l’afgano (rose e pistacchi di Bronte) sono i miei preferiti ma sono ottimi anche amaretto, zenzero e cannella e vaniglia.
Al settimo gelo ha aperto anche in via Aurelia, sarà la mia prossima tappa:-)
Alle volte le scelte strategiche mi sembrano veramente anti-concorrenziali e poco oculate…..mah!
Questa non l’ho capita. Scelte strategiche di chi? Ti riferisci all’apertura di una nuova sede di ‘Al Settimo Gelo’?
Ciao,
che fantastica carrellata di geli, grazie!
Per chi fosse però a Parigi in questo momento come me, consiglio di fare un salto da Pierre Hermé e provare i suoi gelati tra cui pistacchio e sorbetto alla fragola, ispahan o un classico cioccolato. Da leccarsi i baffi!
Di Claudio Torcè bisogna segnalare anche la nuova apertura di inizio luglio a Circonvallazione Trionfale. Il format è Gelateria-Bistrot.
Altre info? Civico?
Non ricordo il civico, ma è praticamente su Piazzale degli Eroi, all’incrocio con Via Medaglie d’Oro. Mi hanno detto che il format è sviluppato nell’ottica del consumo in loco, infatti ci sono diversi tavolini e la possibilità di consumare non solo gelato. Ogni giovedì dalle 17,00 c’è l’aperigelato, con gusti salati abbinati a prodotti gastronomici e bollicine (7 e 8 euro).
Circonvallazione Trionfale, 13.
Se non sbaglio…
accanto alla circoscrizione
Passato ieri, tutto molto buono, preso Crema di Gorgonzola e Grana da urlo
Sottoscrivo il primo posto:”hors categorie. Il gelato di Ermanno di Pomponio gioca semplicemente un campionato a sé. Numero uno, non c’è proprio storia.”
Fate attenzione: l’eccellenza di un gelato non lo si giudica dai gusti proposti (soggettivi per definizione), ne da varianti più o meno probabili. Per una degustazione ottimale sarebbe il caso di abituarsi a prendere una COPPETTA MONOGUSTO (abolendo l’influenza della cialda e della panna) diversa di volta in volta. Il ogni caso è mio parere il gelato migliore è quello obbligatoriamente realizzato utilizzando materie prime fresche e di stagione e 100% latte fresco di qualità , bio e di alta montagna. In quanti, anche tra quelle citate, seguono questa regola in maniera maniacale?
a occhio l’unico che soddisfa al 100% tutti i requisiti è proprio Di Pomponio. Anche se sul latte andrebbe posta la questione del carbon footprint visto che se lo fa arrivare da oltrebrennero.
a prescindere dall’etichettatura (bio, dinamico, montagna, ecc..) del latte sarebebro da considerare anche le caratteristiche organolettiche (semplificando, il gusto)
tu stesso però mi dicesti di avere provato il latte che usa Di Pomponio (Berchtesgadener Land, http://www.bio-alpenmilch.de) e di averlo trovato di qualità eccezionale.
confermo la bontà del prodotto, però ho assaggiato ‘latti’ bio e alta qualità, di gusto inferiore a quello di normale latte senza particolari etichettature
Per chi non si accontenta, della serie non ci basta mai, ad Auckland, a Queen Street, vicino all’Università di Otago, c’è una gelateria che vale veramente la deviazione. Il latte neozelandese che viene utilizzato è strepitoso, e le uova che usano per la crema sono quelle di “The Paris”, costosissime, ma… sentirete che roba. Se andate la mattina presto, chiedete loro di mostrarvi il guscio, prima che venga gettato via. Dopo Pierre Hermè, un altro salto è da consigliare qui.
giapo?
…auguri perchè in New Zealand avranno tutto ma non idea di cosa voglia dire mangaire un buon gelato…
Io ho provato Gracchi, Neve di Latte, Mela e Cannella e Torcè.
Sono intollerante al lattosio e in tutti e tre ho trovato soddisfazione. La frutta vera è senza latte e certi cioccolati di Torcè ti rimettono in sintonia con il mondo.
Lode a Mela e Cannella, ottimo, aperto fino a tardi e il proprietario è molto simpatico.
Neve di Latte mette un po’ di soggezione. Soprattutto la fila fuori, per strada.
Ho provato diverse delle gelaterie segnalate e devo dire che secondo me alcune sono un po’ troppo sopravvalutate. Invece avrei inserito in classifica “I CARUSO”, che figurano solo tra le menzioni d’onore. Il loro pistacchio è davvero stratosferico… il migliore che ho assaggiato a Roma finora.
sono sconvolto, manca FRIGIDARIUM!
Rivareno !!!
La pizza fredda di Bonci…
e cosi anche oggi lo mettiamo dentro
???????? Bonci???
già messo dentro parlando di Otaleg, Radicioni ha lavorato con lui in passato
Non avevo letto !!!!!
Non ci credo io l’ho buttata li come presa per il c..o invece era già citato nell’articolo.
Per me si arriverà a chiedersi in piazza San Pietro chi è quel signore vestito di bianco che benedice dalla finestra e sta a fianco di Bonci?
sai, comunque quando un personaggio è fondamentale in una scena te lo ritrovi sempre lì. E’ come parlare di galoppo senza citare Nearco o di dubstep senza citare Kode9 e la Hyperdub…
o delle uova senza citare Parisi, per dire….
infatti sono già state citate pure quelle
una in più non fa mai male.
non vorrei che mi passasse di moda. ne morirei.
Mi sorprende un po’ la posizione di Gori. Non lo giudico affatto un gelato da podio, anonimo in quasi tutti i suoi gusti, la base si sente troppo fino ad accomunare diversi sapori, e personalmente (non per criticare chi ha detto il contrario, è una questione di gusti) lo trovo proprio “annacquato”.
Sugli altri nulla da dire, inarrivabile “Neve di latte”, forse avrei posizionato un po’ meglio “Mela e cannella” (i sorbetti e le granite sono da spettacolo), il Kentucky al tabacco di Fata Morgana vale da solo il viaggio (detto da uno a cui il gelato al cioccolato non piace da morire).
Per quanto riguarda i Caruso sono d’accordo, lo trovo un po’ troppo grasso e non credo meriti di figurare in classifica.
Come del resto sono abbastanza d’accordo sulla sparizione di alcuni nomi (San Crispino, tra tutti) e non solo per un fatto di “moda”, ma proprio di sostanza. Peccato…
Fermo restando che anche per me Neve di latte è inarrivabile (Il mio gelato naturale era ancora meglio), io invece proprio non capisco la sparizione di San Crispino. Sono anni che sento dire che non è più lo stesso, anni che ci torno è trovo sempre la stessa altissima qualità. Ma lo avete mai assaggiato lo zabaione? Per non parlare della meringa al cioccolato o ancora meglio di quella alla nocciola. Tra l’altro è proprio San Crispino che ha rivoluzionato il gelato a Roma e non il sopravvalutatissimo Torcè.
Fabio, mi rivolgo a te, mi spieghi cosa ha che non va in San Crispino da non meritare nemmeno una menzione d’onore? Perché io proprio non capisco.
Una così che non va è sicuramente la mia sintassi.
Detto questo, Fassi si e San Crispino no, mi sembra davvero un’eresia.
Una cosa che non va…
D’accordissimissimo…fassi si e san Crispino no? impossibile!
Concordo che quando Di Pomponio era alla Balduina il suo laboratorio ha tirato fuori gusti di qualità probabilmente non più replicabile… San Crispino non mi ha mai fatto impazzire, per me è sempre stato troppo dolce e mi sembra piuttosto evidente l’appannamento degli ultimi anni.
La gelateria di Piazza Risorgimento, come mai non viene presa in considerazione, visto che è sempre piena, e che era il fornitore …ufficiale di un cuoco di un ex Presidente del Consiglio? Allora chi crea problemi di traffico nella suddetta piazza non capisce nulla, o visti i livelli istituzionali raggiunti, non capisce niente chi non ne parla. I gusti che venivano apprezzati dal nostro ex, facevano parte del famoso menu tricolore, e di conseguenza erano: fiordilatte, fragola e pistacchio.
Si gradirebbe una risposta da tutti i gastroaccademici esperti di gelato e quant’altro.
Non viene presa in considerazione perché l’Old Bridge, alle gelaterie di cui sopra, je po’ al massimo spiccia’ casa.
E allora, praticamente, tutti quelli che bloccano la piazza tutte le sere, non capiscono niente. E di conseguenza bisognerebbe fare un’alta opera di convincimento presso questa non indifferente massa di persone, che esistono ben altre realtà nel mondo del gelato. Chi si sacrifica, sempre dei gastroaccademici?
Casa, all’ex PdC, gliel’hanno spicciata in tanti; uno più, uno meno…
è lo stesso discorso del tiramisù di Pompi, delle pizze di Baffetto/Montecarlo/Formula Uno, della carne dei Butteri: non sempre affollato uguale buono, specialmente in una città coatta come Roma, dove lo spirito del branco è fortissimo e basta un niente perché un locale diventi di moda e quindi affollatissimo.
Interessante questo elenco di posti sopravvalutati dalla massa.
Se n’è mai discusso su dissapore ?
E non vale solo per le gelaterie.E non vale solo per Roma.
Ecco che diventa rilevante il ruolo svolto dai media e dai blog
per “creare“ una moda.
la moda la puoi anche creare solo su media e blog ma se non c’è la sostanza dura giusto due settimane.
ovviamente poi invece a parità di qualità, chi è più esposto mediaticamente sarà probabilmente valutato di più o sopravvalutato…..ma a parità di qualità però.
io a sta cosa che la gente è tutta stupida e va in un posto solo perchè va di moda non ci ho mai creduto, ossia è un discorso che si morde la coda: un posto va di moda perchè piace e per piacere deve proporre qualcosa di un certo livello. è ovvio che poi c’è chi va in quel posto solo perchè va di moda e ne ha sentito parlare, ma se poi il prodotto non gli piace, non ci torna.
per altre categorie di esercizi commerciali il discorso è ancora più estremo. Per ogni persona che va in nel tal club per la qualità della proposta musicale ce ne sono 100 che vanno nel talaltro perché va di moda. Roma non è Berlino.
effettivamente è uno spunto interessante per un post, se non per un’inchiesta vera e propria.
Io sogno quattro o cinque inchieste all‘anno(perchè costano) che facciano fare un passo avanti alll‘attività di un blog.Che esca fuori dalle solite cose.
Che squarci certi luoghi comuni .Che non guardi in faccia a nessuno.
Che coivolga ,in uno sforzo collettivo,tutti gli utenti del blog diffusi sul territorio nazionale.Che costruisca verità.Dissapore ha un‘ottima squadra.
Beh facciamo due inchieste serie all‘anno.
No. Su Dissapore si discute solo di posti sopravvalutati dalla ristretta cerchia dei gastrofanatici.
Beh non siamo ingenerosi con le definizioni. Roma non e’ una citta’ coatta, e’ una citta’ con tanti coatti e modaioli che erigono statue all’eroe di turno e sono capaci di demolirle in una notte. Vale per molti locali e personaggi anche gourmet.
I locali da te citati hanno piu’ o meno guadagnato una fama negli anni 80-90 e poi si sono tenuti a galla in una comunita’ non di foodies ma di gruppettari o turisti che non hanno molte pretese. A prendere il tiramisu’ da Pompi ci si va perche’ ci si andava al liceo (e ai tempi era davvero buono!), Baffetto e’ diventato del tutto turistico, compare in molte guide e questo ne ha fatto la sua fama.
io trovo più coatta una pizza over priced e per giunta presuntuosamente mal eseguita, ma che “deve piacere per forza perché se dici che non ti piace non capisci nulla”
mi sbaglio o alcune di queste gelaterie usano lo spallinatore e non la spatola? Fosse cosi sarebbe da squalifica a vita
purtroppo sì, ma fanno anche di peggio…. impilano i gusti così scelgono loro come devi mangiare il tuo gelato….. Ecco i nomi: Fata morgana, Gori, Torcè
sad but true. Ovviamente è un forte argomento a favore della vaschetta da asporto.
e direi anche un problema d’igiene (non penso che per ogni gusto usano uno spallinatore o che ogni volta cambiano l’acqua per sciacquarlo)
sguida mi scadi nel commentare la scarsa igiene del porzionatore…
non avendo mai provato nessuna di queste gelaterie mi limito a criticare i contorni (anche perchè, qui nella mia zona, l’Asl ti impone praticamente di usare la spatola)
Veramente più d’uno, ad esempio Gori, usa lo spallinatore anche per la vaschetta d’asporto…
ho visto che Gori ha messo pure sopra il cioccolato e non penso che il gusto sotto (crema?) sia più intenso…..
alcuni gelati delle foto sono totalmente “schiacciati” nella vaschetta (problemi di struttura o di overrun?) mah………
Sono rimasto indietro .Ma Giolitti esiste ancora?
Nemmeno nelle menzioni?
Giolitti è sempre lì, ma francamente oggi lo trovo inferiore a tutti i nomi citati.
Beh, dai, posso capire la top ten, ma onestamente una menzione la potevi fare. E San Crispino?
sancrispino, tutt’i de’ (ops, pensavo di essere su intravino
)
Manca anche Petrini, che merita sempre. Ma credo che non si finisca piu’ se ogni romano decide di fare la propria Top 10.
amici affidabilissimi e insospettabili , parlano assai bene di tale “Sette Minuti” a via Massaciuccoli
Ne sapete qualcosa?
Insospettabili di cosa?
no fudi, no fescion, totalmente marketta-free.
sempre in tema, curioso leggere in questi giorni un articolo con un intervista a Torcé sull’Alaska dispatch dal titolo “il gelato all’aragosta è un antidoto alla crisi? l’Italia pensa di si”
http://www.alaskadispatch.com/article/lobster-gelato-antidote-economic-crisis-italy-thinks-so
Fabio Cagnetti,
grazie della risposta, mi soddisfa. Sarebbe ancora più soddisfacente se tu o altri ampliassero questo elenco che condivido perfettamente e che non solo io, vorremmo che sia più ampio e completo.
Ragazzi, raccogliete questo invito, così può darsi che qualcuno si renda conto della coattaggine cittadina.
bene. al prossimo giro a Roma non mancherò di provarle.
ot ma non troppo: per favore mi parlate di questo nuovo “lebotteghedileonardo” assaggiato: crema-panettone loison (da evitare) cioccolato demerara (mappazza) menta (buona)
catena di gelaterie con laboratorio centralizzato ad Altedo (lo distribuiscono già mantecato). Importante piano di sviluppo in Cina
Completamente d’accordo su Neve Di Latte: vince per (notevole) distacco.
Mi sorprende un V-Ice così “indietro” e Gori sul podio.
Personalmente Torcè lo trovo un po’ in calo, superato ampiamente dagli allievi.
Otaleg sarà la prossima meta.
Ho appena assaggiato il gelato di V-Ice e mi sorprende che l’abbiano posizionato davanti alla Gourmandise. De gustibus.