di | mar 07 set 2010 ore 17:56
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Cosa volete dalla recensione di un ristorante?

Alle 18 sei solo tu, il caffè, 3 neuroni superstiti: quando ti ricapita una situazione così privata per sbobinare i pensieri? Penso a cosa volete dalla recensione di un ristorante e magari controvoglia ma pensateci anche voi. Io sarò anche un esempio di fessaggine da entusiasmo ma leggendo Nicola, la rece che l’altro giorno ha fatto imbestialire i lettori di Dissapore, mi son sentito riscattato da un’eternità di “cucine del territorio” e ”tavoli ravvicinati” e “ampie cantine”, compresa  l’imperante speleologia degli ingredienti.

Ma qualcuno ha trovato il prezzo del riscatto troppo alto, la ricerca di format innovativi nasconde notizie necessarie e può irritare più dell’assoluta mancanza di originalità.

E allora io che con le recensioni ho un rapporto tipo Red e Toby nemiciamici, approfittando di una fortunata circostanza (lo ha appena fatto il nuovo critico del Guardian, così trasmettiamo a reti unificate) vi chiedo implorante: cosa volete e cosa no, da una recensione di Dissapore?

Il voto? Nessuno lo ama perché le rece non è un verdetto tranne chi deve vendere le guide dei ristoranti (Michelin) o comunque farsi leggere, niente fa più sangue, cioè discutere e incavolare dei voti. Poi esiste un’altra scuola di pensiero: il lettore non fa il suo mestiere, non legge la rece perché si fa bastare il voto.

Tutti i piatti con tutte le foto? Ma non vi sembra una cosa da Barbosia City, al terzo questo-e-quello su letto di quello-e-quell’altro lo avvertite anche voi un sottile senso di ripulsa?

E comunque, più impressioni personali magari un po’ taglienti à la Camilla Baresani, o più cibo?

Il vino, Gesù, dove lo mettiamo il vino!

Non vi flescerebbe non sapere se il locale è pulito comprese cucine e servizi? Edoardo Raspelli non ha insegnato nulla?

E scusate, ma dissertare di musiche, opzioni vegetariane, accesso per disabili non vi pare eccessivo, son cose da guida di carta o no?

Autorevolezza, chi parla di ristoranti deve avere anni di esperienza nel settore (è la voce preferita dagli chef).

Le disavventure col parcheggio, la prenotazione, i piatti quadrati la bionda di turno, no, vero? Mi par di capire che non interessano. Più cibo meno ego, giusto?

Onesti, dettagliati e descrittivi, decisi (tornereste o no?), a volte internazionali e comunque non votanti, è così che ci volete?

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58 commenti a Cosa volete dalla recensione di un ristorante?

  1. avatar Antonio Scuteri

    Io, per fare un esempio, ho trovato molto interessante la recensione di Morichetti su Uliassi: originale nella forma e nell’approccio, ma densa di informazioni

    Sulla questione “più cibo e meno ego”: va benissimo l’ego, ma solo se è funzionale al racconto del locale e alle sensazioni che dà. Quello che di sicuro non va bene è “solo ego e niente cibo”

    Voti: mi sono indifferenti, vanno bene sia le rece con che quelle senza

    Foto ed elenco: forse sì, noiose da leggere. Ma perfette per prepararsi alla visita al ristorante. Utili, ma non indispensabili

    Impressioni personali: fondamentali

    Vino: sì (ma anche no). Non indispensabile

    Pulizia: amerei fosse citata solo in caso di NON pulizia. Altrimenti la darei per scontata

    Informazioni di servizio ecc: basta il link al sito

    • Concordo in tutto, per mio conto aggiungerei la categoria “Servizio” citata a parte e valutata come meglio uno crede.

      Alla fine, il 90% del contatto in un posto avviene con chi ti serve e, soprattutto nel primo approccio, costituisce il biglietto da visita del locale, oltre ché essere una professionalità a parte e imprescindibile nella ristorazione di qualsiasi livello, a mio avviso.

  2. Per me il voto ci sta eccome. Sintetizza un’opinione, aiuta a gerarchizzare.

    Non vedo poi come un numeretto possa rappresentare un “verdetto” più di certe parole utilizzate.

    Ci stanno pure i dettagli e le sensazioni.
    Avere tutto insieme sarebbe l’ideale.

    • avatar Giampiero Prozzo

      IL voto ha un indiscutibile fascino…però succede inevitabilmente che la comparazione di questi numeri, soprattutto se limitati da 1 a 20, crei qualche ingiustizia. Per i voti la scelta del Gambero Rosso in centesimi ponderati per fattore mi sembra quella che garantisce una certa equità. Non saprei descrivere la recensione perfetta: alle volte mi entusiasmano quelle romanzate, nelle quali il ristorante è un pretesto per parlare d’altro, cioè di storie di uomini e di posti più che di piatti altre volte mi intrigano quelle più specificatamente tecniche. Sicuramente mi annoiano quelle eccessivamente lunghe.

      • avatar Antonio Scuteri

        Ecco bravo, un’altra formula è quella del racconto di uomini e luoghi, unito a quello di cibo e vini (per esempio il mood di molte delle cose che sta scrivendo negli ultimi mesi Bonilli è prprio questo)

        Però, appunto, ci devono essere entrambe le cose: se mi racconti solo persone e luoghi, ma non mi dici che cosa e come si mangia sarà magari anche una bellissima narrazione, ma non una recensione.

      • Sul discorso dei voti: trovo abbastanza indifferente che si usino venetsimi, centesimi, stelle, forchettine o pallette. L’importante è che addetti ai lavori e appassionati, prendano il voto per quello che è e non come un giudizio universale in grado di influenzare il destino del globo terracqueo.

        Le ultime recensioni di Bonilli mi piaciono anche perchè non sono mai criptiche. E indicano sempre precisamente i prezzi.

    • E’ generico !!! (partecipo anch’io al festival dei punti esclamativi. Dettagliati anche i commentatori, pliz.

      • Non è generico è preciso ;-)
        Narrazione drammaturgicamente significa storie, descrizioni, atmosfere, impressioni… Insomma la vita. Con un’esempio vino al vino di soldati o viaggio in Italia di piovene, mixati con un giusto tocco del wallace di “una cosa divertente che non farò mai più”. Con gli esempi si spara in alto per poi pascolare a una dimensione più umana ;-) però idealmente è questo…
        Ciao A

    • Alessandro non ti scoprire che il compattante lo hanno già fregato ;-)

      Io però vorrei fare una domanda: ma la recensione se la gode di più chi va in quel ristorante o chi non ci va? Per i primi potrebbe essere sufficiente solo un numero o un pollice su o verso. Le uniche cose che computer e carta non possono restituire sono l’odore e il sapore.

      Un po’ di condimento: l’autorevolezza. Ma purtroppo può essere riconosciuta solo dai lettori e non può essere calata dall’alto :-)

  3. avatar Arturo

    Fatele come ve pare, romanzate o meno, che parlano de storie de omini o de cibo, lunghe o corte, coi voti ma anche no; l’unica cosa è che se deve de capì come ce se magna.

  4. avatar Legba

    Gradirei una recensione il più possibile oggettiva.
    Se si vuole fare lo scrittore si scrivano dei romanzi (di successo).Se poi il romanziere vuole scrivere recensioni ed è organoletticamente dotato ben venga.
    Vorrei sapere il prezzo pagato per portata. Vorrei sapere il piatto più riuscito e meno riuscito. Le foto no: una foto brutta rovina il piatto (e lo raffredda o scalda) e una foto bella lo esalta (e lo raffredda o scalda).
    Mi piacerebbe sapere le quantità: quanti grammi di pasta, se i ravioli sono più di 7 (troppi?), se il petto di quaglia si mangia con una sola forchettinata.
    A quando un marchio di quantità oltre che un marchio di qualità? Che ne so, “over 70″ ad indicare che in quel ristorante multistellato si serve un primo di pasta con MINIMO 70 gr di pasta?
    Se ci si alza sazi se si prende un primo, un secondo e un dolce.
    Se il personale di sale è capace di consigliarti bene, con competenza.
    Se l’addetto alla prenotazione telefonica e capace di rispondere a qualsiasi delle tue più assurde domande e se non è capace , che si informi e ti richiami. Mi piacerebbe sapere il cmp (costo medio pranzo) sul sito. Inoltre vorrei sapere al momento della prenotazione se è prevista la doggy bag.

  5. Io voglio sapere tutto (foto, vino, pulizia, musica, parcheggio, conto, impressioni dei commensali, ec ecc). Se poi la rece va giù liscia – senza mal di testa interpretativi – tanto meglio.

  6. Se possiamo permetterci un consiglio pratico, dare alle recensioni una forma comune, riconoscibile e distinta da quella degli articoli giornalistici.

    Quello che a nostro avviso fa la differenza è l’anima…la personalità della recensione: ci piace se trasmette le emozioni provate, incuriosisce (nel bene o nel male) ed è autentica e super partes.

    Il resto o è “struttura” o è “condimento”…

  7. IL voto a me non piace affatto.
    Sembra di stare a scuola, aspettando il giudizio della maestra di turno.
    Si deve parlare di ciò che si e’ mangiato poi il lettore si fa la sua idea.
    Ho visto come molti consultano le guide, da un certo numero in giù nemmeno ti leggono, e questo cosa significa che devi crepare, che non meriti i clienti. Ci sono molte situazioni ristorative semplici che per essersi imbattute su una guida hanno subito dei cambiamenti, non sempre positivi.

  8. Dipende.

    IMHO una recinzione non è una scheda tecnica, e quindi può contenere licenze, omissioni, e interpretazioni a favore di una maggiore coscienza evocativa, e magari rinunciando alla didascalia per cercare il contagio emotivo.

    quindi:
    1. se scrivo una scheda di servizio (guida) devo essere preciso, tecnico, completo, e rifuggire dalle ambiguità
    2. se scrivo una recinzione posso cercare di contagiare il lettore con il racconto, magari pagando qualcosa in completezza e in analisi.

    In entrambi i casi, cercando di evitare di far addormentare il lettore alla seconda riga.

  9. avatar MAurizio

    Mah. Sarà un’eresia, vista la “sede” su cui scriviamo, ma a me piaciono assai le “recensioni” di Viaggiatore Gourmet.
    Intanto sono esaustive: fotografa location, personale, ambienti, piatti (intesi come stoviglie e contenuti ..) e vini. Ottime foto che, come dice il proverbio, valgono 1000 parole.
    Certo che una foto “ben fatta” rispetto a una “mal fatta” può falsare la percezione, ma se il piatto è pieno o “vuoto” ovvero se l’impatto visivo è “desolante” (penso alle vare “schiume”) uno lo sa per tempo, potendosi regolare prima di ordinare senza “pentirsi” poi.
    Il testo esordisce con il riferimento al voto (quando disponibile) già dato dalle guide cartacee (e uno può subito farsi un’idea bipartizan del valore del ristorante recensito) e si va avanti per schermate su schermate (magari troppe, ma sempre più esaustive di commenti in stile “questa è la mia opinione e se non vi sta bene ciccia”).
    Infine terminano con un giudizio “soggettivo” e con tutte le indicazioni di navigazione (dalla mappa al sito internet) per avere ulteriori notizie.
    Poi si può discutere all’infinito sulla qualità “intrinseca” di quanto riportato, ma in questa sede stiamo parlando del “mezzo” e non del “contenuto”

    • avatar gianluca

      completamente d’accordo.
      ok non sarà un racconto emotivo, ma le sue recensioni sono quelle che danno le informazioni più complete e che ti spiegano meglio come sarà quel ristorante.
      nessuna recensione secondo me è a quei livelli.
      la differenza sta proprio nelle foto: non capisco perchè criticare le foto, sono l’informazione più utile che si può trovare on-line.
      infatti io tante volte le recensioni non le leggo proprio, guardo solo le foto. secondo me parlano da sole e comunicano già la maggior parte di quello che c’è da sapere su un piatto, per il resto si legge qualche dettaglio del recensore, che aiuta, ma che non è fondamentale come la foto, secondo me.

    • Qui si parla di recensioni, perché tu scrivi “recensioni”? ;-)

    • il problema è che le recensioni di VG nascono da visite concordate e a mio avviso sono a metà strada tra informazione e promozionale. D’accordo sul fatto che la buona qualità delle foto sia un valore.

      • avatar Viola

        secondo me la recensione su visita concordata è una promozione a tutti gli effetti

        le recensioni andrebbero fatte con visite anonime, valutando il pranzo di una persona normale, servito mediamente in quel locale

        che senso ha preallertare un locale sulla visita e farsi fare una cena a cui si sà che sarà data una valutazione finale? è ovvio che quel ristorante si darà da fare per dare il meglio di sè, sarebbe stupido fare altrimenti e la valutazione non sarà mai sul locale ai livelli normali

        gli ispettori dovrebbero essere anonimi, anche i giornalisti famosi vengono riconosciuti e quando visitano un ristorante non ricevono lo stesso trattamento degli altri

        dai, in che mondo viviamo?
        non mi dite che se un locale si aspetta una visita non dà il meglio di sè?????

        • avatar MAurizio

          E’ anche vero che se capiti tra “capo e collo” in una serata sbagliata la recensione diventa automaticamente una stroncatura.
          Per essere “equilibrati” occorerebbe fare la media di una serie di recensioni fatte da un pool di anonimi recensori tutti diversi eseguite in un periodo di tempo “congruo” (tenendo conto anche di variabili tipo periodo dell’anno e giorno della settimana)
          Poi la soggettività e la “relatività” in questo tipo di valutazioni sono sempre elevati: mangio bene in un locale apparentemente da quattro soldi e mi spertico in lodi. In uno stellato trovo il cameriere “girato” e qualche piatto non al top e lo distruggo (questioni di aspettative)

        • avatar gianluca

          ciao Viola,
          capisco benissimo ciò che dici e in linea generale sono d’accordo con te. la recensione dev’essere “a sopresa”.

          però, in questo mondo di cucina e ristoranti, il gusto personale è troppo soggettivo per diventare un parametro su cui basare una recensione: il tartufo per alcuni è un cibo divino, per altri puzza di gas. le ostriche idem, il crudo di pesce idem, ecc..ecc….

          è proprio per questo che una recensione che si basa solo sul gusto del recensore è secondo me fuorviante. e in un certo senso anche non corretta.

          la recensione perfetta per me è oggettiva: devo sapere esattamente cosa si mangia in quel posto, come è quel posto e soprattutto avere indicazioni sulla freschezza delle materie prime, che è un dato oggettivo, che va al di là del gusto.

          ecco, in tutto questo, trovo vuggì ancora il numero uno, pur con tutti i suoi difetti da te elencati, ossia in linea di massima un presunto trattamento migliore a lui riservato, che comunque è tutto da verificare, da caso a caso.
          comunque, pur con i suoi difetti, le sue “recensioni-promozioni” sono a tutt’oggi quelle che ti danno le informazioni più precise e più esatte sul ristorante in questione (menu-prezzi-ambiente-fotografie)

  10. avatar simonetta

    Trovo perfette, nel taglio, nei tempi, nella forma del racconto le recensioni di Stefano Bonilli.( ma va??)
    Non sono sempre d’accordo con lui ( avolte per niente) sui ristoranti provati, però l’approccio mi sembra equilibrato, un mix di cronaca e di giudizio personale.
    Le foto sono importanti, non in sè ma per spezzare il racconto,
    per non lasciare tutto all’immaginazione, per riconoscere un luogo già visitato.
    i voti? a mio avviso riduttivi e troppo personali, ma se si decide di metterli basta non dargli un peso eccessivo…

  11. avatar Andrea Sponzilli

    Io credo che una recensione (cit. vocabolario treccani: Esame critico, in forma di articolo più o meno esteso, di un’opera), debba essere ad uso e consumo del fruitore della stessa, ciò nella misura in cui possa orientare, suggerire e supportare la scelta verso una tavola piuttosto che un’altra: in questo senso la votazione, che pur è utile strumento di sintesi, ha un ruolo secondario considerando che la scelta spesso è operata in base alla tipologia di ristorazione desiderata e non su valori assoluti riferibili alla “migliore tavola”.
    Ciò detto, come qualcuno scriveva prima di me, la forma ed il registro narrativo possono essere i più vari ma devono assicurare un racconto critico e suggestivo dell’esperienza gastronomica evitando inutili autoreferenzialità ad uso e consumo unicamente del recensore/scrittore.
    In ultima analisi aggiungo che io non amo nè le foto, nè la descrizione analitica di tutti gli ingredienti presenti in un piatto poichè eliminano l’effetto sorpresa: le foto annientano la suspence insita nella immaginazione/trasposizione di caratteri ed inchiostro in qualcosa di edibile, la descrizione analitica elimina la possibilità di giocare con il piatto alla ricerca “dell’ingrediente nascosto” (al Reale mi ha indispettito molto mangiare il risotto olio e pomodoro sapendo già che c’era anche dello zenzero…)

    • avatar Andrea Sponzilli

      Dimenticavo: di fondamentale importanza è l’indicazione precisa dei prezzi (ottimo in questo senso il lavoro di Bonilli o anche di Passione Gourmet).

      p.s. Bonilli è sempre Bonilli…

      • avatar francorugby

        D’accordo su Bonilli,ci mancherebbe, però trovo molto belle e interessanti quelle di Caffarri, esautive e molto piacevoli da leggere.

  12. IMHO, la recensione è un qualcosa che aiuta me, consumatore, nel decidere se andare o no in un certo posto a spendere i miei sudati guadagni. Se poi è anche un qualcosa che “fa cultura”, aiuta a capire, racconta un pezzo di vita o di mondo, ancora meglio. Molto meglio.

    La recensione non può essere altro che soggettiva, legata al “piace”/”non piace” che cambia da persona a persona. Sapendolo, deciderò di provare un ristorante dopo averne letta più di una…

    Oltre alle informazioni “ovvie” (cosa e come si mangia e si beve, qualità del servizio, etc), mi aspetto di trovarci qualche foto sì, ma non necessariamente di tutti i piatti. Fondamentali i prezzi: non tutto il menù, ma una cosa tipo “antipasti di terra sui 10 euro, di mare 20, …”, quello sì. Mi piacerebbe sapere che porzioni devo aspettarmi: assaggi, giuste o “da camionista” (con tutto il rispetto per i camionisti e relative trattorie, spesso niente male). E infine come è l’atmosfera? affettata, informale, chic…

  13. avatar Tiziana Tunde Pecsvari

    Copio qui il commento che ho lasciato sotto la “recensione” di Nicola, perchè la discussione va avanti qui:

    Se chiamarla recensione, racconto impressionista o quattro cazzate in croce, non so e soprattutto non m’importa. Devo però capire la cosa più importante (e l’unica tendenzialmente vera): come x.y. si è sentito in quel ristorante. I “fatti”, quelli “oggettivi” (che peraltro, finché esseri umani rimaniamo, notoriamente ci sfuggono), me li vado a leggere altrove. Qui voglio le impressioni, le sensazioni, voglio afferrare qualcosa dell’atmosfera, dell’aria che si respira in quel ristorante. Non me ne faccio niente di elenchi, dati e voti, voglio la soggettività dura e pura, quella dichiarata, sbattuta in faccia. Tanto di quella sotteranea, velata ne sono subdolemente piene tutte le guide (e anche qualcos’altro…).
    Quello che fate qui è una sorta di fenomenologia della ristorazione, andatene fieri, e non vi voltate troppo spesso a guardare chi non ce la fa a seguirvi.

  14. Da Dissapore voglio qualcosa che sia diverso, fuori dagli schemi.
    Il rischio, pero’, pare sempre lo stesso.
    Uscire dai canoni “classici” sposta la discussione sul contenitore [cit.], si finisce con il contestarne la forma, lo stile, le passeggiate linguistiche (che sul web sono nel loro habitat naturale).
    Così per le foto, vivisezionate all’eccesso se ci sono, ma troppo spesso per la qualità delle stesse e quasi mai pesate come descrittori dell’emozione vissuta.
    Ecco, l’emozione, descritta anche in maniera un po’ disordinata, quella mi piacerebbe che ci fosse, sempre e comunque.

  15. Fondamentale è che chi scrive abbia le necessarie competenze tecniche e linguistiche, sia dotato di senso critico e in assoluta buona fede. Per il resto, credo che in una recensione su Internet, dove i problemi di gabbie editoriali ed impaginazione sono prossimi a zero, si possa dare carta bianca all’autore. La presenza di buone foto è comunque da valutare positivamente, e personalmente non mi dispiace un’analisi abbastanza approfondita della carta dei vini.

    Dimenticavo: perché la recensione abbia un qualche valore e non si trasformi in promozionale o para-promozionale, la visita deve essere in incognito.

  16. Io voglio sapere come si mangia, cosa si mangia, quanto spenderò, dove si trova e il servizio. Deve essere un equilibrio di elementi. Senza voti, per queso ho creato il mio blog http://pastoalsole.myblog.it/, i miei amici mi chiedevano sempre dove mangiare quando si trovavano in una zona piuttosto che un’altra e così è venuto fuori un blog dove segnalo solo quello che secondo me vale la pena. Per carità non è concorrenza a Dissapore, ho cercato solo di mettere in pratica quello che cerco quando navigo.
    Grazie

  17. Scusate, pensare all’uomo della strada che capita su Dissapore? Sul vino tutti si fiondano sul rapporto qualità prezzo, sui ristoranti si potrebbe fare altrettanto. Così è chiaro (Vedi Uliassi) che spendere tanto non è sempre spendere troppo.
    My two cent

    ciao
    Tom

  18. Il racconto. (Punto!)

    Di dove siamo stati, forse perchè, come siamo stati accolti, quello che abbiamo veduto intorno, quello che abbiamo avuto nel piatto e nel bicchiere, come ce l’hanno servito e magari quanto c’è costato. Una o due considerazioi su chi e come, e magari come ce ne siamo andati.

    Non di come l’avremmo desiderato o come secondo noi sarebbe dovuto essere…

    Più o meno.

    Saluti…

  19. avatar Matteo

    Mi piacerebbe trovarci la risposta ad una domanda sul genere “con chi ci verrei a cena?” intendo quali genere di rapporti si addicono ad un contesto del genere (tipo: amici di sempre, amici che vedi un paio di volte l’anno, la ragazza che stai per lasciare, lo zio fissato che rompe le palle per qualisasi dettaglio, la tipa che ti piaceva anni fa o anche solo te stesso perchè ogni tanto vuoi mangiare senza dover fare conversazione).

  20. avatar M&M

    IMHO quello che viene effettivamente valutato è contenuto/contenitore nel suo complesso. Mi spiego: se in una recensione in formato “racconto di esperienza” si trovano anche i vari dettagli su cibo/cucina/servizio/pulizia la lettura può essere più piacevole di un dettagliato rapporto “asettico” sugli stessi aspetti (mi sembra doveroso quotare “Io, per fare un esempio, ho trovato molto interessante la recensione di Morichetti su Uliassi: originale nella forma e nell’approccio, ma densa di informazioni” – qualche commento sopra)
    E comunque la mia impressione è che in molte recensioni non mancano i dettagli/contenuti, manca il contenitore, soprattutto nel caso in cui il recensore cerca di simulare quello di altri, riportando le solite espressioni/aggettivi.

    Quello che trovo veramente difficile è fare i distinguo tra i diversi recensori: ognuno ha stili espressivi e percezioni diverse delle esperienze/cibi/ambienti con cui viene a contatto. è quindi solo leggendo (e magari verificando) diverse recensioni di un autore che si riesce a sintonizzarsi sullo “stile” dello stesso e poter quindi arrivare a trarre informazioni utili per noi da una recensione.

    Poi condivido i diversi spunti tipo “con chi andarci a cena”, “quanto si mangia”, etc.

  21. avatar Roberto Gallina

    Il voto è interessante ma crudele.
    Il rapporto qualità prezzo già più carino anche se forse datato.
    Il rapporto prezzo felicità (non cito l’autore del neologismo tanto in molti lo conoscono) per quanto soggettivo lo trovo il più intrigante.

    Vorrei sempre vederlo citato.

  22. Provare emozioni quando si legge una recensione è chiedere troppo?!?! E magari avere il coraggio di condire anche con un po’ di sana ironia ;-)

    • con le penne che girano, e con quello che sono retribuite, probabilmente sì, chiedi troppo almeno quarantanove volte su cinquanta.

    • avatar pietro

      ma le emozioni te le danno le foto dei piatti, non certo i commenti di uno sconosciuto, secondo me.
      vedere il cibo, la materia prima, come è stata elaborata e riproposta dallo chef: quando guardi alcune foto ti sembra quasi di sentire il profumo.
      emozioni dallo scritto del recensore….bha’….non capisco come potrebbero esserci. il recensore fa informazione, le emozioni scaturiscono solo dall’arte. e la recensione secondo me è semplicemente un lavoro, che come tutti i lavori può essere mal fatto o ben fatto, ma sicuramente non è un’opera d’arte.
      invece la fotografia può esserlo….e la cucina anche. ecco perchè le emozioni scaturiscono dalle foto di un piatto, e non dalle due righe scritte da un recensore.

      • Certo che una buona foto faccia scaturire emozioni. Io per prima cedo alla macro ;-) Ma per me non è sufficiente.

        Credo che l’abilità stia nell’essere in grado di “condire” con giusto equilibrio, “fermare” e narrare le impressioni del momento, saper dosare un po’ di ironia, innaffiare con sapiente cultura…

        E’ solo un mio parere, sia chiaro, ma basta che le asettiche cronache!!!

  23. avatar Maurizio Cortese

    Che il cibo sia una scusa per mettere le persone, che quel cibo cucinano, al centro di un racconto.

  24. Che spieghi cosa ci sia di buono o cosa ci sia di male nel ristorante. Magari con un breve cappello che spieghi la storia del ristorante. Tutto qui.

    Le recensioni filosofiche o di cui non si capisce di cosa si parla mi lasciano abbastanza interdetto.

  25. avatar Viola

    secondo me una recensione deve riuscire a trasmettere il più possibile il “sapore” di quel locale, inteso come quello che il locale ti trasmette e quello che ti devi aspettare e la coerenza tra i singoli elementi (in una trattoria non pretendo un servizio cinque stelle, viceversa in un ristorante stellato sì)

    se si tratta di un posto a gestione familiare, confortevole, mi aspetto la storia breve del personaggio, della famiglia, i piatti della tradizione

    se è un posto di alta cucina, i dettagli sulla creatività dei piatti mi interessano di più

    se è locale fashion, nel bene e nel male, devo sapere cosa mi aspetta e che il cibo passa in secondo piano, che ne so, rispetto all’ambiente

    qualche piatto ok, ma non una cosa didascalica, tanto meno le foto: non toglietemi tutta la sorpresa, non sto acquistando un televisore di cui devo sapere tutte le caratteristiche prima

    per questo non mi piacciono tante recensioni on-line, perchè mi tolgono completamente la possibilità di scoprire, valutare con il mio cervello, il mio palato e, perchè no, il mio cuore

    vorrei poter usare le recensioni per scegliere il tipo di locale a priori, ma poi potermene fare un’idea mia

  26. avatar Viola

    dimenticavo: mi piacciono le recensioni con i voti ma non un voto solo: devo poter valutare le singole voci e poter scegliere un posto magari perchè ha una cantina fantastica…..

    secondo me i voti michelin sono troppo sintetici e non condivo molto le valutazioni in Italia, ad esempio 3 stelle a Vittorio grida vendetta

  27. avatar fabrizio pagliardi

    Nella recensione di una guida mi aspetto le informazioni essenziali, prezzo, rapporto qualità prezzo, ambiente, due parole sul vino. Mi piacciono i voti solo per le eccellenze, per gli altri mi basta la valutazione q/p. Possibilmente il tutto ben scritto.

    Nella recensione di un quotidiano, il ben scritto è essenziale, mi piacciono i racconti, le informazioni che voglio alla fine sono le stesse.

    Per un blog il racconto è essenziale. Le foto, interessanti ma spesso eccessive, io le metterei consultabili a parte.

    I siti con visite concordate li trovo inutili. a volte li consulto quando ho precedentemente deciso di andare in un ristorante.

    In tutto ciò dimenticavo che sia per blog che per quotidiani “chi” scrive è essenziale. In passato ci sono state recensioni di ristoranti ancora chiusi apparse su quotidiani nazionali. Come ci sono stati celiaci che parlavano di pasta, sempre su quotidiani nazionali.

    Il nome conta.

  28. avatar Fabrizio pagliardi

    @Gianluca al ristorante si ordina se non mi piace il tartufo o le ostriche non li ordino. In oltre le guide serie nei ristoranti di cui si occupa vg mandano più visite di persone diverse.

  29. Pingback: I post più letti della settimana | Dissapore

  30. e bravo Bernardi, mi hai fregato l’attacco di un altro pezzo … sgrunt !! e lascia stare la bionda :-)

  31. avatar non è un paese per ventesimi

    il voto no | il voto sì

    [img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Sport_et_loisirs/escrime15.gif[/img]
    tante parole lambendo il bersaglio
    finché a recensire sul web si era bene o male in parecchi il voto dava senso a una classificazione competitiva che oggi, rimasti in gara gli ottimati e i web-ritardatari, ha un appeal prossimo allo zero. Cosa invece interessa oggi? risto sì | risto no, a seconda della fascia di prezzo sapere dove vale e non vale la pena mangiare.

  32. Pingback: La Grotta – Montepulciano « La Linea dell’Inutile

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