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La Guida Michelin della pizza napoletana

Poteva essere rilevante scrivere di Nickolas Galiatsatos, un pizzaiolo di Philadelphia accusato di sabotare i rivali distribuendo topi nelle toilette. O del super trend americano al quale non possiamo restare indifferenti: la pizza a colazione. Ma ieri, l’intervento di un commentatore ci ha tipo folgorati: “Credo sia necessario dare le stelle alle pizzerie perchè fare la vera pizza è un’arte che richiede cultura e molta capacità”. Bang!

In men che non si dica ci siamo attrezzati per farlo, dividendo le pizze in 3 macro-categorie: Napoli, Italia, Resto del mondo. Ovviamente, è vostro preciso dovere morale ampliare la fase dialettica segnalando altri indirizzi imprescindibili, e precisando quale tra questi vi fanno salivare di più.

NAPOLI

(1) Pizzaria La Notizia, via Caravaggio 53 – Napoli.

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Al pari delle tribù di americani che affollano le due pizzerie di via Caravaggio, ogni volta uscendo canticchiamo “Enzo (Coccia) you’re the best pizzaiolo in the world”.

(2) Sorbillo, via dei Tribunali, 32 – Napoli.

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Se volete afferrare il significato di popolare, fatevi un giro per via dei Tribunali insieme a Gino Sorbillo. Amato da tutti per il carattere solare e l’aspetto da cantante di boyband, mantiene standard di qualità da mangiatoia di lusso sfornando oltre mille pizze al giorno.

(3) Pellone, via Nazionale, 93 – Napoli.

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In una zona meno fortunata rispetto a via dei Tribunali, e con frequentazione meno borghese, Pellone per alcuni rappresenta l’essenza della pizza napoletana, inclusa quella da asporto esibita nell’immancabile vetrinetta. Dalla pizza fritta con cicoli, ricotta, salame o mozzarella, nonché l’originaria pizza piegata a portafoglio, ci sono tutti i simboli del cibo di strada napoletano.

(4) Di Napoli, via Marcantonio, 31 – Napoli.

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Ignorata dagli appassionati per la posizione non esattamente centrale (siamo nella zona di Fuorigrotta) nonostante sia il prototipo della pizzeria-gourmet, dall’attenzione morbosa per l’impasto alla scelta degli ingredienti. Ciò non significa che sia facile trovare un tavolo, tutt’altro, rassegnatevi alle lunghe attese che i fanatici della pizza napoletana ben conoscono. Poi però rifatevi con la pizza alla ricotta.

(5) Salvatore alla Riviera, via Riviera di Chiaia, 91 – Napoli

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L’anonimo ristorante-pizzeria fronte mare nasconde una delle migliori pizzerie della città. In mezzo al menù infarcito di rimandi alla tradizione della cucina partenopea ordinate il calzone alla Salvatore, combo tra margherita e calzone difficile da dimenticare.

(6) Antica Pizzeria Donnaregina, via SS Apostoli, 4 – Napoli.

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Ancora street food napoletano strategicamente collocato all’interno della vetrinetta tentatrice in via Santi Apostoli, il vecchio decumano superiore di Napoli. All’interno vi attendono le pizze di Ernesto Fico, ammesso che vi riesca di girare al largo dalla epocale frittata di maccheroni o dai cuppitielli, panzerotti di patate e mozzarella fiordilatte.

(7) Il pizzaiolo del presidente, via dei Tribunali, 120.

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Un’altra stella tra i pizzaioli napoletani è Ernesto Cacialli, alle prese con lieviti e paletta dall’età di 6 anni. Idolatrato dalla stampa anglosassone, è famoso per avere iniziato ai piaceri della pizza napoletana il presidente americano Bill Clinton in visita alla città (capito il motivo del nome?)

(8) Di Matteo, via dei Tribunali, 94 – Napoli.

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Altro baluardo dell’infilata di pizzerie risolutive di via dei Tribunali. Potete entrare e sedere a uno dei tavoli ma se volete rivivere le scene più veraci de L’Oro di Napoli, il film di Vittorio De Sica, la folla che si accalca nei pressi della vetrinetta garantisce lo spettacolo.

(9) Mattozzi, Piazza Carità, 2- Napoli.

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Un discendente della storica famiglia di pizzaioli napoletani Mattozzi, precisamente il professor Antonio, ha scritto un libro indispensabile per i pizzafan: Una storia napoletana, pizzerie e pizzaiuoli tra Sette e Ottocento. Questo per dirvi quanto la pizzeria Mattozzi di Piazza Carità sia per i napoletani, da sempre, l’equivalente della buona pizza.

(10) Umberto, via Alabardieri, 30 – Napoli.

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Dal 1916, dietro Piazza dei Martiri, c’è un ristorante specializzzato in classici napoletani dal conveniente rapporto prezzo-felicità. Ma Umberto è allo stesso tempo una campale pizzeria napoletana dove ogni appassionato è moralmente obbligato a provare l’assortimento di pizze storiche miniaturizzate e servite in un unico piatto.

ITALIA

1 Antica pizzeria Pepe, piazza Porta Vetere, 4 – Caiazzo (CE).

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A una cinquantina di km da Napoli, anche se si può iscrivere a pieno titolo tra le pizzerie napoletane, il locale dei fratelli Pepe è meta di pellegrinaggio per i veri pizzafan. Non foss’altro per quel vezzo di restare l’unica pizzeria italiana dove l’impasto si fa ancora a mano. A mano, capito? Chi ama il calzone ripieno di scarola sa che per mangiarlo non c’è altro posto nel pianeta.

Pizzametro, via Nicotera, 15 – Vico Equense (NA).

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Quando si dice che la pizza al metro è nata qui non lo si fa tanto per dire. Il brevetto dell’invenzione (mica chiacchiere) appartiene al sig. Gigino Dell’Amura, fornaio riconvertito pizzametrista dopo il successo della sua invenzione, che ha fatto della pizzeria di Vico Equense uno dei locali più frequentati dell’intera costiera sorrentina. Ancora oggi che a proseguire l’attività del padre sono i 5 figli.

3 I Tigli, via Camporosolo, 11 – San Bonifacio, Verona.

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Simone Padoan è il veneto (?) che applica alla pizza il quoziente gourmet con farciture tipo “gambero rosso, finocchio, mela verde, ricotta di bufala e vinaigrette all’arancio”. Non a caso qui è nata la degustazione di pizza, piacevole litania di spizzichi e bocconi e vero spartiacque tra la pizzeria comune e quella per gastrofanatici. Qualcuno sostiene che le invenzioni di Padoan non siano affatto pizze. Voi, intanto, provate.

(4) Tric Trac, via Grigna, 12 – Legnano.

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Bruno De Rosa ha lo stesso sguardo placido di sempre, forse non capisce che per chi transita nei blog della gastrosfera lui è una specie di idolo, quello che “fa la migliore pizza di Lombardia”. Maccome, si interrogano i milanesi, possibile che Legnano sia meglio di Milano. Possibile. Ma forse dipende dalle origini di De Rosa, nato a Tramonti, il paesino della Costiera Amalfitana famoso per dare i natali ai migliori pizzaiuoli del pianeta.

5 Michele da Ale, Lungomare Da Vinci, 33 – Senigallia (AN).

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“Ho mangiato una pizza con i superpoteri, la migliore del mondo lontano da Napoli. Farina 00, acqua, lievito madre, sale marino. Al metro, cornicione alto, centro sottile e morbido per consentire la piegatura a libretto, e la insidacabile fogliolina di basilico”. Così scrivevo nel 2009 di un posto che non si può certo definire invitante. Peccato la regolarità, nel ristorante-pizzeria di Senigallia, dove da allora sono tornato molto spesso, la qualità dell’impasto è troppo ballerina per la quinta stella. (Nel frattempo i ragazzi hanno aperto un nuovo locale a Jesi).

RESTO DEL MONDO

(1) Kestè, Pizza & Vino, Blecker Street, 271 – New York.

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Un successo che richiede di mettersi in fila e armarsi di santa pazienza. In questo affollato locale del Greenwich Village si sfornano pizze neapolitan style sotto l’egida del pizzaiolo Roberto Caporuscio da Latina, e sempre qui si trova la sede americana dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani. La scorsa estate, quando i critici del New York Magazine Rob Patronite e Robin Raisfeld sono usciti con la Top20 della pizza, Kestè era indovinate a che posto in graduatoria? Esatto!

(2) Una pizza napoletana, 11th Street + Howard Street, San Francisco.

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Anthony Mangieri è la vera rocksrtar internazionale della pizza napoletana, se volete sapere perché guardatelo lavorare l’impasto. Dopo aver venduto i suoi locali newyorkesi a Motorino, pizzeria della quale parleremo tra poco, si è trasferito a San Francisco dove il 15 settembre scorso ha aperto Una pizza napoletana, spazio minimal per 35 persone attrezzato con il forno più bello del mondo (made by Stefano Ferrara, leggendario edificatore di forni napoletano). Sul menù 4 pizze e qualche vino campano, niente distrazioni, Mangieri vuole semplicemente proporre la pizza napoletana numero 1 al mondo.

(3) Donatella, 8th Avenue, 184 – New York.

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A maggio 2010, in ossequio alla tendenza che attribuisce dignità gourmet a cibi fino a ieri giudicati poveri, la bella Donatella Arpaia — figlia di un emigrato italiano che ha fatto fortuna con i ristoranti — ha aperto a New York la sua pizzeria. 2,5 i milioni di dollari investiti, incluso tirocinio iniziale del maestro pizzaiolo Enzo Coccia, e forno edificato dallo specialista Stefano Ferrara. Oggi, Donatella, è uno dei posti da includere nella geografia internazionale della pizza napoletana.

(4) Motorino, 12th Street, 349, New York.

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Nei locali che appartenevano ad Anthony Mangieri, ex pizzaiolo cult di New York ora a San Francisco, è nato l’ennesimo piccolo impero fondato sulla pizza napoletana. Ha già due sedi (East Village e Williamsburg) e sta facendo andare fuori di testa mezza città con le sue pizze rigorosamente napoletane alle quali segue, per dessert, un bombolone alla crema.

(5) Eataly, 5 th avenue, 200 – New York.

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Pizzaiolo aversano di terza generazione, Vincenzo Capuano, 21 anni, è ora resident a Eataly New York, dove, pungolato dalla fiabilandia di specialità italiana creata da Oscar Farinetti in società con il famoso chef Mario Batali, prova a svecchiare l’immagine della pizza napoletana con abbinamenti insoliti e tipicamente gourmet.

[Crediti | Link: Daily News, Eater, Dissapore, Wikipedia, Giunti Store, Comune di Tramonti, Spigoloso, Vimeo. Immagini: New York Times, Officine Gourmet, Italia Straordinaria, Viaggiatore Gourmet, Porzioni Cremona, Pizza Napoletana, Yubuk, Andrea Fazi, I Tigli, Appunti di gola, Michele da ale, A life worth eating, Zagat, Slice, Facebook]

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126 commenti a La Guida Michelin della pizza napoletana

  1. Assolutamente a favore della Michelin della Pizza!
    Per Napoli in questa lista non può mancare da Michele…
    E per Roma la Fucina! Si ok si dirà “non è pizza”, “focacce gourmet”,”ingredienti a crudo”…ma I Tigli non ha un tipo di offerta analoga?

          • L’impostazione de La Fucina è molto simile a quella de I Tigli, diciamo che è l’altra faccia della pizza, quella white tie se si vuole. Entrambi luoghi dove la pizza si degusta a spicchi, entrambi luoghi dove si va per apprezzare la straordinaria qualità e selezione delle materie prime, entrambi luoghi in cui per ovvi motivi si spende molto di più che in una normale pizzeria.

            A mio avviso I Tigli ha qualcosa in più a livello di composizione delle pizze, ma La Fucina resta un locale molto interessante. Differenza palese è la spaventosa carta dei vini de I Tigli, una delle migliori d’Italia per quanto riguarda i vini naturali.

          • Grande Fabio…per una volta si riesce a discutere della Fucina senza tirar fuori confronti con pizzerie che hanno un’offerta di tipo completamente diverso. Quello che scrivi (in particolare sui vini) aumenta ancor di più la curiosità per i Tigli. Da non mancare al prossimo giro nel veronese!

      • Mah, far scegliere una pizzeria napoletana ai romani e come far scegliere pietanze del menu alle mosche! A Roma la pizza tradizionalmente non ha niente a che vedere con la pizza napoletana e questo crea enorme confusione visto che poi le pizzerie più blasonate per i romani fanno una pizza che nessun napoletano avrebbe mai il coraggio nemmeno di assaggiare.

        Ciononostante, a Roma qualche buona pizzeria napoletana c’è e sono più concentrate soprattutto nella zona di Ostia. Non fraintendetemi: a Ostia ce ne sono più che in ogni altro quartiere di Roma, ciò non vuol dire che ci siano solo a Ostia buone pizzerie napoletane. A mio avviso -- che sono napoletano -- anche la migliore pizzeria napoletana di Roma si trova a Ostia ed è pizzeria positano (www.pizzeria-positano.com). I proprietari sono amici ma credo di essere obiettivo: sia per il locale caratteristico che per la straordinarietà dell’impasto, è la migliore pizza napoletana che abbia mai mangiato a Roma.

    • Sono concorde con da Michele, voglio anche suggerire la pizzeria Il Caminetto di Pascoe Vale, Melbourne, Australia, dove fanno la migliore pizza di Melbourne, (alla napoletana).

  2. certo che se diamo a michele da ale le 4 stelle mi sembra che l’elenco non sia credibile,
    non che non sia buona ( …anzi complimenti fanno anche la pizza per celiaci… attenti quindi anche a chi ha ben altri problemi di scovare la migliore pizza)
    ma se inseriamo loro (quelli all’estero non li ho mai provati, insieme a qualche pizzeria di napoli che ora mi sono appuntato)
    dovremmo fare una lista molto molto più lunga..
    mio parere logicamente …
    (forse loro a senigallia rientrano perchè dopo cene da cedroni e uliassi una pizza non guasta mai…)

    • Michele da Ale a Senigallia è un posto tanto brutto quanto buona è la pizza, con una preferenza personale per l’Estiva. Al massimo delle sue possibilità sarebbe pure da 5 stelle, peccato questa insana condizione si verifichi una volta su 10.

      Non ho notizie della nuova pizzeria a Jesi.

  3. Si,proprio la pizza,una meraviglia doc che esportiamo anche troppo!Le pizzerie nel mondo si buttano a quintali,si spacciano per napoletane e poi ci trovi il bengalese che ti impasta la pizza!Vabbe’ che pure a Roma,se ne vedono di tutti i colori!
    In realta’ questo alimento dopo aver ricevuto consensi e riconoscimenti internazionali meriterebbe una guida che ne elenchi i luoghi precisi dove non si beccano sole,ma nel vero senso della parola!Quindi viva le stelle per la Pizza!!!!!!!!!!!!!!Mi candido come assaggiatrice ufficiale!

  4. Bernardi, secondo me lo fai apposta :)
    La pizza di Tric Trac nella foto non è la margherita, ma la tramontina, classica proprio di Tramonti, appena un po’ più alta, con alici, pomodori essiccati, fiordilatte ed origano. Io l’ho mangiata con l’impasto al finocchietto

  5. Beati voi che risiedete in zone in cui la pizza è ancora fatta come Dio comanda. Qui, nel profondo Nord, salvando un paio di posti, per il resto c’è da suicidarsi.50

    • scusate mi si è inceppato il pc.
      50 mila tipi di pizza(c’è da vergognarsi a chiamarla ancora pizza) tutte uguali con lo stesso sapore. Pensate che io amo solo ed esclusivamente la MARINARA. Vigliacca la miseria se si riesce a mangiarla decente. Aglio in polvere- aglio stantio- assenza di olio ed origano- pasta con lievitazione incomprensibile e meglio non addentrarsi nell’argomento acciughe. Bstaaaaa!!!
      Devo decidermi a mettere il forno a legna e a far da me!
      LAMAX61°

      Belle foto che invogliano.

      • Comprati un fornetto elettrico Ferrari. Con 60 euro prendi “quanto di meglio” (ovviamente senza dissanguarsi ..) si trova sulla piazza per farsi una pizza in casa “decente”

        • Ce l’ho in cantina. Ho tolto il refrattario che uso nel forno bosh della cucina ma semppre con risultati medio-scarsi.
          Ci vogliono i 300° minimo e non c’è nulla da fare, oltre agli impasti ecc.ecc.Non stai parlando con un neofita.
          Ciao
          LAMAX61°

        • Mi meraviglio di te… :)
          Certo la scelta è piccola e, a seconda degli afflussi, si possono generare insoddisfazioni, ma Piccola Ischia (Abruzzi) e La Taverna (Anzani) offrono una discreta replica della pizza in stile napoletano.
          Dimentico sempre di “testare” frijenno magnanno, in benedetto Marcello, che me ne hanno detto molto bene.
          Diversa, ma unica nel suo stile quella di Ciripizza (Canonica).
          Delle milanesi m’è piaciuta assai Coke (Navigli, via Pavia), ma manco da tempo.

        • A Milano non ci entro neanche se mi pagano.
          Ogni tanto vado al TRIC-TRAC di Legnano ma c’è sempre un gran casino e mi infastidisce il rimbombo ed l’alto volume del vociare. La pizza è quanto di meglio io abbia mangiato (a livello di pizza) in vita mia.
          Ciao
          LAMAX61°

        • IO ti consiglio Solo pizza di viale Umbria,quando c’è Ettore,il pizzaiolo,dunque no lunedì nè mercoledì sera,e ovviamente da evitarsi il sabato sera come per tutte le pizzerie.Io l’ho scoperta di recente dopo 8 anni trascorsi alla Taverna di via Anzani.

      • anch’io abito nel profondo nord (provincia di brescia). nel paese dove abito, montichiari, c’è una pizzeria dove fanno una marinara davvero come dio comanda. mio marito ed io ne siamo del fanatici…
        pizzeria il cervo, in pieno centro, accanto al duomo.
        grazie per i preziosi consigli!

  6. ENORME RISPETTO PER IL CORAGGIO DI DISSAPORE! :-)

    Personalmente (conta poco…) ma quoto totalmente i giudizi dati, colmero’ settimana prossima la mia enorme lacuna di non conoscere Donna Regina.

    • …io ci sono stato da Donna Regina, e ti giuro davvero merita di starci in questa classifica, ho mangiato la pizza fritta e di una fragranza unica e non ti dico della frittura.

      • due righe da napoletano.
        donna regina è buono, ma la poca cortesia dei titolari a me ha fatto passare la voglia.e si che ci andavo spesso, avendo prima lo studio li.
        poi, se metti sorbillo e di matteo(buoni, ma non epocali)devi citare starita a materdei.
        quanto a roma, nei miei non frequenti passaggi vado sempre e solo da pizzarè a via di ripetta.ottima verametne, e non a caso gestita da veri napoletani con mozzarella proveniente dalla campania

  7. Qualcuno lo ha già scritto e quoto in pieno…
    manca tra le top-pizze quella della pizzeria
    “Da Michele” di Napoli dove tendono a fare (intelligentemente per stomaco e portafoglio) solo marinare e margherite…

    • anche alcuni miei amici napoletani mi nominano sempre questa pizzeria che fa solo marinare e margherite. infatti mi sono sempre chiesto come mai non comparisse nelle segnalazioni di dissapore. qualcuno ci può spiegare meglio forse ?

  8. classifica ….mi viene da ridere..mancano le pizzerie migliori di napoli…e chiarisco nn sono del settore..ma a me sembra molto ma molto falsata….vaa e come il governo italiano …lascio a voi l interpetrazione

    • Ohhh, finalmente qualcuno in grado di dire nomi alternativi ai soliti stranoti. Allora, quali sono le migliori pizzerie di Napoli?

    • Specifico solo che da Smeraldino non aspettatevi certo pizze del livello sopra citato. A Bologna e dintorni rimane comunque il meglio a botta sicura, anche perché non è che la pizza su giri molto. Van giù tanto di piadina, lì è la versa sfida, non sulla pizza..

      • Mai provato Napule è in provincia?
        A San Giovanni in Persiceto?
        Certo,e parlo da napoletana,penso che paese che vai,usanza e in questo caso,cibo che trovi,però penso che la pizza mangiata lì sia un buon compromesso.
        Di pizzerie qui ne ho provate veramente tante(Bologna.Modena e rispettive province)e purtroppo la pizza disco volante va per la maggiore,ma quache eccezione c’è,una è proprio quella citata.
        A partire dalla pasta,sapore di pizza vera,e pomodoro che si VEDE!.
        Concoro anch’io sulla NECESSITà di annoverare nella lista”Da Michele”…Forse è poco schic,forse il locale non sarà “da guida”,ma sulla pizza NON si discute,e visto che le foto(per altro stupende!)riguardano la fattura della piza,quella di Mchele non può mancare!!
        Ah,e non dimentichiamo neanche Trianon(da Ciro)…Ricordi di odori e sapori d’infanzia!Pizza con i superpoteri…
        Cari saluti

        • San Giovanni in persiceto, segnato. denghiu :)
          Io però le ultime volte non ho amato la pizza del Trianon, che pure da bambina adoravo.

          • Sigh…Che peccato!!Sono veramente tanti anni che non mangio una pizza lì,e mi dispiace che abbia perso la bontà di un tempo!!
            Se sei in Emilia Romagna un’altro buon compromesso è Caffè Grande a Castelfranco Emilia…
            Cari saluti

  9. Ho un gallone d’acquolina. Hmmmm Piiizza.
    Domanda: ma perché questa insana passione per gli aggettivi che terminano in -ivo?
    Ora mi vengono in mente gli inflazionatissimi ”ultimativo” (vrrr…), ”risolutivo”, ”definitivo” ma ce ne sono almeno altri tre ricorrenti che adesso mi sfuggono. Dai diradiamo almeno ultimativo, non si può sentì. Dai.

  10. Vabbè, aldilà della classifica dividerei anche per generi.
    Non vi è alcun dubbio che Enzo Coccia sia stato il prima a elevare il concetto di pizza, nella lievitazione, nei prodotti. Il nuovo locale in Via Caravaggio, oltre al vano “tenuta stagna”, dove temperatura e umidità sono controllate per arrivare alla lievitazione “perfetta”, offre ulteriori spunti di riflessione riguardo l’abbinamento pizza e….birra? non solo le migliori artigianali, ma spumanti, champagne, e perchè no, anche un ottimo asprinio d’aversa?
    Gino Sorbillo per sua fortuna non diventerà sindaco di Napoli ma bisognerebbe fargli una statua. Dipendesse da me sostituirei quella di Garibaldi, che si erge sulla stazione centrale di Napoli, con la sua. Perchè se è vero che Garibaldi ha unito l’Italia, o diviso l’Africa, a seconda dei punti di vista, Gino è stato il primo a Napoli a unire due mondi, quello dei grandi numeri e quello “gourmet”. quantità e qualità spesso fanno a cazzotti ma a Gino l’operazione è riuscita e per noi “malati della pizza” non è roba da poco…
    Un luogo comune aleggia da sempre sul tema pizza. In tanti dicono che viene buona solo a Napoli per via dell’acqua, dell’umidità, ecc
    Stupidaggini! Enzo Coccia, provate a chiederglielo, sfornerebbe la stessa pizza, identica a quella che esce dai forni di Stefano Ferrara in Via Caravaggio, a Reykjavik come a Johannesburg.
    Piccola dimostrazione è la pizzeria Pepe di Caiazzo. Franco è l’highlander, l’unico rimasto a livelli così alti, a impastare a mano. Le sue mani “riconoscono” l’impasto, e non c’è verso di convincerlo che con l’impastatrice il risultato non cambierebbe più di tanto. Lui, da bambino, ha osservato attentamente padre e nonno e ne ha carpito il più piccolo dei segreti. Uno su tutti? per controllare se il forno è arrivato alla giusta temperatura infila la pala metallica al suo interno e con decisione picchia con lo spigolo sul suolo (piano di cottura), dal rumore capisce se è arrivato il momento giusto per cuocere. Per il ripieno con le scarole di Franco vale la pena di affrontare il viaggio, ovunque ci si trovi. Franco Pepe è l’unico vero grande artigiano della pizza.
    Piccola critica agli amici di dissapore.
    Se si parla di pizza a Napoli non si può non parlare della famiglia Salvo, nel paese di Massimo Troisi, a San Giorgio a Cremano. La sensazione è la stessa che provi quando torni a casa dopo aver mangiato la pizza da Enzo Coccia. Ti assale il dubbio. Ho già digerito? torno lì a mangiarne un’altra. Grandissime lievitazioni.
    Di Napoli a Fuorigrotta? Macchè!!! non che non sia buona ma non si può ignorare che nello stesso quartiere, all’uscita della metropolitana “Campi flegrei”, ci sia il numero uno della zona, Cafasso. Da provare il calzone con il salame. Due critiche. Lo portano al tavolo in formato mignon e l’altra è che sono chiusi di domenica. sono tifosissimi del Napoli e ti costringono, prima della partita, ad aggirarti spaesato nel quartiere senza sapere dove andare a parare.
    Nel post è stata inserita la pizzeria Pellone. Non mangio la pizza lì da secoli, per il semplice motivo che quella persona che si vede in fotografia, il bravo e simpatico Jenny (a proposito credo che la foto sia mia) gestisce uno dei banchi più risolutivi (per dirla alla Bernardi) della città. Crocchè, arancini, frittatine, pizze fritte e quelle piegate a portafoglio “old style”. Passare davanti a quel banco indifferenti non è assolutamente possibile. per non cadere in tentazione si consiglia di accedere attraverso l’altro ingresso, in via Bari.
    Ho scritto di “generi”…….
    Gino Sorbillo, oltre a essere bravo, è anche un gran comunicatore e finisce per far passare in secondo piano, suo malgrado, tutte le altre grandi pizzerie della zona. Di Matteo, Il Presidente, per esempio. a proposito, anche se più defilato dal centro storico, non vedo traccia di Starita a Materdei! vuol dire che in pochi hanno provato la sua fantastica “montanara” fritta o le “corna di Maradona”, fatta con cicoli, ricotta e una giustissima dose di pepe.
    Genere a parte sono le pizzerie che andavano per la maggiore negli anni sessanta, settanta…sono quelle pizzerie dove si rintanava la Napoli borghese. Salvatore alla Riviera, Umberto, Salvatore a Mergellina e allora perchè no Ciro a Santa Brigida o lo stesso Ciro a Mergellina. Pizze diverse da quelle del centro storico ma che comunque hanno mantenuto un ottimo standard.
    Un genere a parte sono le pizzerie del lungomare, mangi la pizza oggi e la digerisci dopo una settimana, con una immancabile eccezione. Fresco. Lì lavora Alfredo Forgione, uno dei grandi pizzaioli napoletani, per quasi mezzo secolo ha portato avanti la baracca da Ciro a Mergellina.
    A proposito, in tanti chiedono di Michele ai Tribunali, dove s’infornano solo margherite e marinare. Credo sia in fase calante. Il nipote di Michele Condurro, il mitico fondatore, suo omonimo, si è trasferito già da qualche anno nella zona bene, in Via Martucci. Ottima la salsiccia con i friarielli. Vi prego, non chiedete per l’ennesima volta cosa sono i friarielli. Si trovano solo a Napoli e appartengono alla famiglia dei broccoli!!!

    • Condivido in toto quello che hai scritto…. io come già segnalato in un altro post ci metterei pure Attilio alla Pignasecca !
      E a proposito dei friarielli …. tra le tante cose non buone che abbiamo solo a Napoli, i friarielli sono una cosa buona che abbiamo solo a Napoli !

      • segnalo che Bonduelle o Orogel non ricordo han messo sul mercato i friarielli surgelati a cubetti monoporzione.
        che sia un bene o un male, non so dire.
        personalmente metto i friarielli in cima alla classifica delle verdure per cui vale la pena vivere, ex aequo con gli “spunsèl” (o come si scrive) pugliesi. introvabili (buoni) a Roma

      • Massimo, cerco di spiegarmi meglio. Tutte le pizzerie del centro storico, i vari Sorbillo, Di Matteo, Il Presidente, Michele, Trianon, hanno nella loro storia la vendita al banco. Si consumava velocemente la cosiddetta pizza “piegata a portafoglio”. Nascono con una connotazione fortemente popolare, la pizza doveva e deve essere, ancora oggi, necessariamente economica, con la conseguenza che i prodotti non sono sempre di primissima qualità. La rivoluzione culturale di Gino Sorbillo è stata proprio questa, grandi numeri abbinati a un’ottima qualità dei prodotti mantenendo però i prezzi bassi.
        La Notizia di Enzo Coccia, Pepe, curano molto di più il palato del cliente e sono attentissimi alla lievitazione. Salvo, secondo me, si trova giusto nel mezzo di queste due macrofamiglie.
        Discorso a parte sono quelle pizzerie come Don Salvatore a Mergellina, Ciro a Santa Brigida, Umberto, Salvatore alla Riviera. Il denominatore comune di queste pizzerie è che nascono abbinate alla ristorazione, è proprio un altro approccio. il ruolo del pizzaiolo non è mai stato “centrale” come avviene, per esempio, da Enzo Coccia dove Davide Bruno ha una conoscenza approfondita dei prodotti e quindi, al pari di uno chef, crea e disegna le sue pizze. Unica eccezione è stata Ciro a Mergellina, dove il pizzaiolo Alfredo Forgione, per quarant’anni, ha fatto si che i clienti andassero in quel luogo orrendo solo per mangiare la sua pizza, in barba alle spigole, scampi e aragoste esposte in bella mostra.

    • Grande Maurizio!
      Sei sempre una miniera di utilissime indicazioni. In particolare Franco Pepe è la manifestazione vivente dell’arte e tradizione della pizza (per il suo calzone mi sono fatto in una serata 400 km ed a breve si replica…)

  11. E Michele a Forcella???Ma stiamo scherzando?Ho vissuto a Napoli 2anni e MAI, dico MAI,nessun napoletano,turista,studente ha preferito un’altra qualunque pizza a quella di Michele.Non c’è storia con nessuna pizzeria napoletana,credo questa classifica non abbia senso se prima non si prova la pizza di Michele!Assolutamente,e con grande distacco,la numero 1!

    • ME sa’ che te stai a sbaglia’ …ma de parecchio pure…c’e’ Ciro Salvo che a Michele ai tribunali se lo mette in tasca e se lo porta a spasso..La ,igliore pizza napoletana in assoluto negli untimi 5 anni e’ quella sei “salvo” a sa giorgio a cremano !!

  12. Effettivamente l’assenza di Starita a Materdei è imbarazzante.

    Io vorrei segnalare ancora un posto:

    GORIZIA al Vomero.

    Badate bene: non quello a via Bernini ma l’originale, il primo, quello in una traversina di Via Cilea.

    Fino a due anni fa la pizza la faceva il patron (90 anni!) e l’arte è stata ottimamente trasmessa ai suoi eredi.

    Il calzone classico è fenomenale.

    Merita un posto tra le pizzerie da segnalare.

    P.s. Michele si è perso. Non è più quello che faceva la pizza migliore. Provare per credere (purtroppo).

  13. Anche a me Michele non sembra più quello di un tempo, e siccome volevo elencare 10 posizioni Starita è restato fuori.

    Mi sono ravveduto. Credo che Simone Padoan sia effettivamente fuori posto in una Guida Michelin della pizza napoletana.

    Ma altre pizzerie italiane che nella loro imperfezione possiamo avvicinare agli standard di quelle napoletane?

  14. Udite Udite una pizza strepitosa la fa il sig. Salvatore Cuomo pizzaiolo emigrante di successo a Tokyo!! Parola di napoletana!!

  15. santo cielo e poi dicono che a napoli si mangia la vera pizza, ormai i napoletani non sanno piu’ fare nemmeno la pizza, che triste

  16. bravi ad inserire la pizzeria donna regina fanno una buonissima pizza la cottura e il top e una squisitissima frittata di bucatini bravi michlein

  17. Ohhh, finalmente qualcuno in grado di sfatare dei nomi ci sono dei nomi alternativi ai soliti stranoti. Nuova entrata per Di Napoli, Donna Regina, quest sono le migliori pizzerie di Napoli!

  18. passate a trovarci nel forum ” profumi dal forno” e vedrete cosa si tira fuori da un fornetto ferrari…

    un saluto a tutti!!

    Jaws

  19. ho mangiato la pizza da Franco Pepe, direi eccezionale, ma come si inserirebbe in una eventuale classifica con le pizzerie napoletane?

  20. in romagna io ho fato voto di fedeltà alla pizza di san patrignano, che più vicine a me di napoletane non ce ne sono. da O’malomm. nessuno di voi l’ha provata e mi dice …così faccio le mie considerazioni? Grazie, grazie. devo andare a napoli a breve e credo che dovrò restare almeno due giorni in più se volgio provarne almeno metà!

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