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La Guida Michelin della pizza napoletana

Poteva essere rilevante scrivere di Nickolas Galiatsatos, un pizzaiolo di Philadelphia accusato di sabotare i rivali distribuendo topi nelle toilette. O del super trend americano al quale non possiamo restare indifferenti: la pizza a colazione. Ma ieri, l’intervento di un commentatore ci ha tipo folgorati: “Credo sia necessario dare le stelle alle pizzerie perchè fare la vera pizza è un’arte che richiede cultura e molta capacità”. Bang!

In men che non si dica ci siamo attrezzati per farlo, dividendo le pizze in 3 macro-categorie: Napoli, Italia, Resto del mondo. Ovviamente, è vostro preciso dovere morale ampliare la fase dialettica segnalando altri indirizzi imprescindibili, e precisando quale tra questi vi fanno salivare di più.

NAPOLI

(1) Pizzaria La Notizia, via Caravaggio 53 – Napoli.

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Al pari delle tribù di americani che affollano le due pizzerie di via Caravaggio, ogni volta uscendo canticchiamo “Enzo (Coccia) you’re the best pizzaiolo in the world”.

(2) Sorbillo, via dei Tribunali, 32 – Napoli.

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Se volete afferrare il significato di popolare, fatevi un giro per via dei Tribunali insieme a Gino Sorbillo. Amato da tutti per il carattere solare e l’aspetto da cantante di boyband, mantiene standard di qualità da mangiatoia di lusso sfornando oltre mille pizze al giorno.

(3) Pellone, via Nazionale, 93 – Napoli.

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In una zona meno fortunata rispetto a via dei Tribunali, e con frequentazione meno borghese, Pellone per alcuni rappresenta l’essenza della pizza napoletana, inclusa quella da asporto esibita nell’immancabile vetrinetta. Dalla pizza fritta con cicoli, ricotta, salame o mozzarella, nonché l’originaria pizza piegata a portafoglio, ci sono tutti i simboli del cibo di strada napoletano.

(4) Di Napoli, via Marcantonio, 31 – Napoli.

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Ignorata dagli appassionati per la posizione non esattamente centrale (siamo nella zona di Fuorigrotta) nonostante sia il prototipo della pizzeria-gourmet, dall’attenzione morbosa per l’impasto alla scelta degli ingredienti. Ciò non significa che sia facile trovare un tavolo, tutt’altro, rassegnatevi alle lunghe attese che i fanatici della pizza napoletana ben conoscono. Poi però rifatevi con la pizza alla ricotta.

(5) Salvatore alla Riviera, via Riviera di Chiaia, 91 – Napoli

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L’anonimo ristorante-pizzeria fronte mare nasconde una delle migliori pizzerie della città. In mezzo al menù infarcito di rimandi alla tradizione della cucina partenopea ordinate il calzone alla Salvatore, combo tra margherita e calzone difficile da dimenticare.

(6) Antica Pizzeria Donnaregina, via SS Apostoli, 4 – Napoli.

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Ancora street food napoletano strategicamente collocato all’interno della vetrinetta tentatrice in via Santi Apostoli, il vecchio decumano superiore di Napoli. All’interno vi attendono le pizze di Ernesto Fico, ammesso che vi riesca di girare al largo dalla epocale frittata di maccheroni o dai cuppitielli, panzerotti di patate e mozzarella fiordilatte.

(7) Il pizzaiolo del presidente, via dei Tribunali, 120.

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Un’altra stella tra i pizzaioli napoletani è Ernesto Cacialli, alle prese con lieviti e paletta dall’età di 6 anni. Idolatrato dalla stampa anglosassone, è famoso per avere iniziato ai piaceri della pizza napoletana il presidente americano Bill Clinton in visita alla città (capito il motivo del nome?)

(8) Di Matteo, via dei Tribunali, 94 – Napoli.

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Altro baluardo dell’infilata di pizzerie risolutive di via dei Tribunali. Potete entrare e sedere a uno dei tavoli ma se volete rivivere le scene più veraci de L’Oro di Napoli, il film di Vittorio De Sica, la folla che si accalca nei pressi della vetrinetta garantisce lo spettacolo.

(9) Mattozzi, Piazza Carità, 2- Napoli.

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Un discendente della storica famiglia di pizzaioli napoletani Mattozzi, precisamente il professor Antonio, ha scritto un libro indispensabile per i pizzafan: Una storia napoletana, pizzerie e pizzaiuoli tra Sette e Ottocento. Questo per dirvi quanto la pizzeria Mattozzi di Piazza Carità sia per i napoletani, da sempre, l’equivalente della buona pizza.

(10) Umberto, via Alabardieri, 30 – Napoli.

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Dal 1916, dietro Piazza dei Martiri, c’è un ristorante specializzzato in classici napoletani dal conveniente rapporto prezzo-felicità. Ma Umberto è allo stesso tempo una campale pizzeria napoletana dove ogni appassionato è moralmente obbligato a provare l’assortimento di pizze storiche miniaturizzate e servite in un unico piatto.

ITALIA

1 Antica pizzeria Pepe, piazza Porta Vetere, 4 – Caiazzo (CE).

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A una cinquantina di km da Napoli, anche se si può iscrivere a pieno titolo tra le pizzerie napoletane, il locale dei fratelli Pepe è meta di pellegrinaggio per i veri pizzafan. Non foss’altro per quel vezzo di restare l’unica pizzeria italiana dove l’impasto si fa ancora a mano. A mano, capito? Chi ama il calzone ripieno di scarola sa che per mangiarlo non c’è altro posto nel pianeta.

Pizzametro, via Nicotera, 15 – Vico Equense (NA).

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Quando si dice che la pizza al metro è nata qui non lo si fa tanto per dire. Il brevetto dell’invenzione (mica chiacchiere) appartiene al sig. Gigino Dell’Amura, fornaio riconvertito pizzametrista dopo il successo della sua invenzione, che ha fatto della pizzeria di Vico Equense uno dei locali più frequentati dell’intera costiera sorrentina. Ancora oggi che a proseguire l’attività del padre sono i 5 figli.

3 I Tigli, via Camporosolo, 11 – San Bonifacio, Verona.

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Simone Padoan è il veneto (?) che applica alla pizza il quoziente gourmet con farciture tipo “gambero rosso, finocchio, mela verde, ricotta di bufala e vinaigrette all’arancio”. Non a caso qui è nata la degustazione di pizza, piacevole litania di spizzichi e bocconi e vero spartiacque tra la pizzeria comune e quella per gastrofanatici. Qualcuno sostiene che le invenzioni di Padoan non siano affatto pizze. Voi, intanto, provate.

(4) Tric Trac, via Grigna, 12 – Legnano.

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Bruno De Rosa ha lo stesso sguardo placido di sempre, forse non capisce che per chi transita nei blog della gastrosfera lui è una specie di idolo, quello che “fa la migliore pizza di Lombardia”. Maccome, si interrogano i milanesi, possibile che Legnano sia meglio di Milano. Possibile. Ma forse dipende dalle origini di De Rosa, nato a Tramonti, il paesino della Costiera Amalfitana famoso per dare i natali ai migliori pizzaiuoli del pianeta.

5 Michele da Ale, Lungomare Da Vinci, 33 – Senigallia (AN).

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“Ho mangiato una pizza con i superpoteri, la migliore del mondo lontano da Napoli. Farina 00, acqua, lievito madre, sale marino. Al metro, cornicione alto, centro sottile e morbido per consentire la piegatura a libretto, e la insidacabile fogliolina di basilico”. Così scrivevo nel 2009 di un posto che non si può certo definire invitante. Peccato la regolarità, nel ristorante-pizzeria di Senigallia, dove da allora sono tornato molto spesso, la qualità dell’impasto è troppo ballerina per la quinta stella. (Nel frattempo i ragazzi hanno aperto un nuovo locale a Jesi).

RESTO DEL MONDO

(1) Kestè, Pizza & Vino, Blecker Street, 271 – New York.

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Un successo che richiede di mettersi in fila e armarsi di santa pazienza. In questo affollato locale del Greenwich Village si sfornano pizze neapolitan style sotto l’egida del pizzaiolo Roberto Caporuscio da Latina, e sempre qui si trova la sede americana dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani. La scorsa estate, quando i critici del New York Magazine Rob Patronite e Robin Raisfeld sono usciti con la Top20 della pizza, Kestè era indovinate a che posto in graduatoria? Esatto!

(2) Una pizza napoletana, 11th Street + Howard Street, San Francisco.

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Anthony Mangieri è la vera rocksrtar internazionale della pizza napoletana, se volete sapere perché guardatelo lavorare l’impasto. Dopo aver venduto i suoi locali newyorkesi a Motorino, pizzeria della quale parleremo tra poco, si è trasferito a San Francisco dove il 15 settembre scorso ha aperto Una pizza napoletana, spazio minimal per 35 persone attrezzato con il forno più bello del mondo (made by Stefano Ferrara, leggendario edificatore di forni napoletano). Sul menù 4 pizze e qualche vino campano, niente distrazioni, Mangieri vuole semplicemente proporre la pizza napoletana numero 1 al mondo.

(3) Donatella, 8th Avenue, 184 – New York.

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A maggio 2010, in ossequio alla tendenza che attribuisce dignità gourmet a cibi fino a ieri giudicati poveri, la bella Donatella Arpaia — figlia di un emigrato italiano che ha fatto fortuna con i ristoranti — ha aperto a New York la sua pizzeria. 2,5 i milioni di dollari investiti, incluso tirocinio iniziale del maestro pizzaiolo Enzo Coccia, e forno edificato dallo specialista Stefano Ferrara. Oggi, Donatella, è uno dei posti da includere nella geografia internazionale della pizza napoletana.

(4) Motorino, 12th Street, 349, New York.

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Nei locali che appartenevano ad Anthony Mangieri, ex pizzaiolo cult di New York ora a San Francisco, è nato l’ennesimo piccolo impero fondato sulla pizza napoletana. Ha già due sedi (East Village e Williamsburg) e sta facendo andare fuori di testa mezza città con le sue pizze rigorosamente napoletane alle quali segue, per dessert, un bombolone alla crema.

(5) Eataly, 5 th avenue, 200 – New York.

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Pizzaiolo aversano di terza generazione, Vincenzo Capuano, 21 anni, è ora resident a Eataly New York, dove, pungolato dalla fiabilandia di specialità italiana creata da Oscar Farinetti in società con il famoso chef Mario Batali, prova a svecchiare l’immagine della pizza napoletana con abbinamenti insoliti e tipicamente gourmet.

[Crediti | Link: Daily News, Eater, Dissapore, Wikipedia, Giunti Store, Comune di Tramonti, Spigoloso, Vimeo. Immagini: New York Times, Officine Gourmet, Italia Straordinaria, Viaggiatore Gourmet, Porzioni Cremona, Pizza Napoletana, Yubuk, Andrea Fazi, I Tigli, Appunti di gola, Michele da ale, A life worth eating, Zagat, Slice, Facebook]

Massimo Bernardi

commenti (128)

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  1. Assolutamente a favore della Michelin della Pizza!
    Per Napoli in questa lista non può mancare da Michele…
    E per Roma la Fucina! Si ok si dirà “non è pizza”, “focacce gourmet”,”ingredienti a crudo”…ma I Tigli non ha un tipo di offerta analoga?

    1. Mha… dovendo proprio inserire una pizzeria romana allora che sia la Gatta Mangiona!

    2. L’impostazione de La Fucina è molto simile a quella de I Tigli, diciamo che è l’altra faccia della pizza, quella white tie se si vuole. Entrambi luoghi dove la pizza si degusta a spicchi, entrambi luoghi dove si va per apprezzare la straordinaria qualità e selezione delle materie prime, entrambi luoghi in cui per ovvi motivi si spende molto di più che in una normale pizzeria.

      A mio avviso I Tigli ha qualcosa in più a livello di composizione delle pizze, ma La Fucina resta un locale molto interessante. Differenza palese è la spaventosa carta dei vini de I Tigli, una delle migliori d’Italia per quanto riguarda i vini naturali.

    3. Grande Fabio…per una volta si riesce a discutere della Fucina senza tirar fuori confronti con pizzerie che hanno un’offerta di tipo completamente diverso. Quello che scrivi (in particolare sui vini) aumenta ancor di più la curiosità per i Tigli. Da non mancare al prossimo giro nel veronese!

    4. Aaaahhhhaaahh…si ricomincia, va!
      La Fucina!
      NO! La Gatta!
      E Sforno? Eh? Sforno???
      E Pizzarium00100pinoarletto???

      Ok. Anche per stavolta, Roma è andata. 😎

    5. Si. Si è dimenticato la S finale …

    6. Mah, Ciro è un po’ tirato via, abbastanza turistico e “gommoso”. Servizio da centro storico/shopping.
      A questo punto meglio i Fratelli La Bufala a Campo de’ Fiori, restando in centro.
      Il mio posto dell’anima resta comunque Sforno.
      Meglio una pizza da Sforno che 10 pizze altrove.

    7. QUi si sta parlando di pizza Napoletana e la fucina nn c’entra niente in questo articolo ne tantomeno la gatta e sforno figuriamoci la pizza di gabriele..o quella di Pino..
      NN facciamo polemica anche quando nn serve..

    8. Mah, far scegliere una pizzeria napoletana ai romani e come far scegliere pietanze del menu alle mosche! A Roma la pizza tradizionalmente non ha niente a che vedere con la pizza napoletana e questo crea enorme confusione visto che poi le pizzerie più blasonate per i romani fanno una pizza che nessun napoletano avrebbe mai il coraggio nemmeno di assaggiare.

      Ciononostante, a Roma qualche buona pizzeria napoletana c’è e sono più concentrate soprattutto nella zona di Ostia. Non fraintendetemi: a Ostia ce ne sono più che in ogni altro quartiere di Roma, ciò non vuol dire che ci siano solo a Ostia buone pizzerie napoletane. A mio avviso – che sono napoletano – anche la migliore pizzeria napoletana di Roma si trova a Ostia ed è pizzeria positano (www.pizzeria-positano.com). I proprietari sono amici ma credo di essere obiettivo: sia per il locale caratteristico che per la straordinarietà dell’impasto, è la migliore pizza napoletana che abbia mai mangiato a Roma.

    9. Sono concorde con da Michele, voglio anche suggerire la pizzeria Il Caminetto di Pascoe Vale, Melbourne, Australia, dove fanno la migliore pizza di Melbourne, (alla napoletana).

  2. certo che se diamo a michele da ale le 4 stelle mi sembra che l’elenco non sia credibile,
    non che non sia buona ( …anzi complimenti fanno anche la pizza per celiaci… attenti quindi anche a chi ha ben altri problemi di scovare la migliore pizza)
    ma se inseriamo loro (quelli all’estero non li ho mai provati, insieme a qualche pizzeria di napoli che ora mi sono appuntato)
    dovremmo fare una lista molto molto più lunga..
    mio parere logicamente …
    (forse loro a senigallia rientrano perchè dopo cene da cedroni e uliassi una pizza non guasta mai…)

    1. Michele da Ale a Senigallia è un posto tanto brutto quanto buona è la pizza, con una preferenza personale per l’Estiva. Al massimo delle sue possibilità sarebbe pure da 5 stelle, peccato questa insana condizione si verifichi una volta su 10.

      Non ho notizie della nuova pizzeria a Jesi.

    2. Completo la discussione. Il secondo locale della Coppari s.r.l. di Cupramontana, che gestisce la pizzeria ristorante “Michele Da Ale” a Senigallia (AN), si chiama Mezzometro Da Ale e si trova in via Leopardi numero 1 a Jesi (AN) e la provo la prossima settimana…

      http://www.mezzometrodaale.it/

  3. Si,proprio la pizza,una meraviglia doc che esportiamo anche troppo!Le pizzerie nel mondo si buttano a quintali,si spacciano per napoletane e poi ci trovi il bengalese che ti impasta la pizza!Vabbe’ che pure a Roma,se ne vedono di tutti i colori!
    In realta’ questo alimento dopo aver ricevuto consensi e riconoscimenti internazionali meriterebbe una guida che ne elenchi i luoghi precisi dove non si beccano sole,ma nel vero senso della parola!Quindi viva le stelle per la Pizza!!!!!!!!!!!!!!Mi candido come assaggiatrice ufficiale!

  4. Bernardi, secondo me lo fai apposta 🙂
    La pizza di Tric Trac nella foto non è la margherita, ma la tramontina, classica proprio di Tramonti, appena un po’ più alta, con alici, pomodori essiccati, fiordilatte ed origano. Io l’ho mangiata con l’impasto al finocchietto

    1. e poi quella dell’oro di napoli è Starita a materdei no di matteo!!!!!!!!!!!!!!!!!

    2. Avendo visto L’oro di Napoli qualche eone di volte è difficile che possa attribuire le pizze fritte della prosperosa Sofia alla pizzeria sbagliata. Ho scritto che osservando il banchetto all’ora di pranzo si possono rivivere le scene più veraci del film.

    3. …sentendo san Giorgio non posso non pensare la grande pizzeria “Residenziale 2 ” by Fico, la famosa perscatora…

  5. Beati voi che risiedete in zone in cui la pizza è ancora fatta come Dio comanda. Qui, nel profondo Nord, salvando un paio di posti, per il resto c’è da suicidarsi.50

    1. scusate mi si è inceppato il pc.
      50 mila tipi di pizza(c’è da vergognarsi a chiamarla ancora pizza) tutte uguali con lo stesso sapore. Pensate che io amo solo ed esclusivamente la MARINARA. Vigliacca la miseria se si riesce a mangiarla decente. Aglio in polvere- aglio stantio- assenza di olio ed origano- pasta con lievitazione incomprensibile e meglio non addentrarsi nell’argomento acciughe. Bstaaaaa!!!
      Devo decidermi a mettere il forno a legna e a far da me!
      LAMAX61°

      Belle foto che invogliano.

    2. Comprati un fornetto elettrico Ferrari. Con 60 euro prendi “quanto di meglio” (ovviamente senza dissanguarsi ..) si trova sulla piazza per farsi una pizza in casa “decente”

    3. Ce l’ho in cantina. Ho tolto il refrattario che uso nel forno bosh della cucina ma semppre con risultati medio-scarsi.
      Ci vogliono i 300° minimo e non c’è nulla da fare, oltre agli impasti ecc.ecc.Non stai parlando con un neofita.
      Ciao
      LAMAX61°

    4. grazie ugualmente Maurizio.
      Ciao-riciao
      LAMAX61°

    5. Mi meraviglio di te… 🙂
      Certo la scelta è piccola e, a seconda degli afflussi, si possono generare insoddisfazioni, ma Piccola Ischia (Abruzzi) e La Taverna (Anzani) offrono una discreta replica della pizza in stile napoletano.
      Dimentico sempre di “testare” frijenno magnanno, in benedetto Marcello, che me ne hanno detto molto bene.
      Diversa, ma unica nel suo stile quella di Ciripizza (Canonica).
      Delle milanesi m’è piaciuta assai Coke (Navigli, via Pavia), ma manco da tempo.

    6. ma sibilla in ponte vetero?
      mai stati?
      provatela allora.

    7. A Milano non ci entro neanche se mi pagano.
      Ogni tanto vado al TRIC-TRAC di Legnano ma c’è sempre un gran casino e mi infastidisce il rimbombo ed l’alto volume del vociare. La pizza è quanto di meglio io abbia mangiato (a livello di pizza) in vita mia.
      Ciao
      LAMAX61°

    8. IO ti consiglio Solo pizza di viale Umbria,quando c’è Ettore,il pizzaiolo,dunque no lunedì nè mercoledì sera,e ovviamente da evitarsi il sabato sera come per tutte le pizzerie.Io l’ho scoperta di recente dopo 8 anni trascorsi alla Taverna di via Anzani.

    9. anch’io abito nel profondo nord (provincia di brescia). nel paese dove abito, montichiari, c’è una pizzeria dove fanno una marinara davvero come dio comanda. mio marito ed io ne siamo del fanatici…
      pizzeria il cervo, in pieno centro, accanto al duomo.
      grazie per i preziosi consigli!

  6. ENORME RISPETTO PER IL CORAGGIO DI DISSAPORE! 🙂

    Personalmente (conta poco…) ma quoto totalmente i giudizi dati, colmero’ settimana prossima la mia enorme lacuna di non conoscere Donna Regina.

    1. …io ci sono stato da Donna Regina, e ti giuro davvero merita di starci in questa classifica, ho mangiato la pizza fritta e di una fragranza unica e non ti dico della frittura.

    2. due righe da napoletano.
      donna regina è buono, ma la poca cortesia dei titolari a me ha fatto passare la voglia.e si che ci andavo spesso, avendo prima lo studio li.
      poi, se metti sorbillo e di matteo(buoni, ma non epocali)devi citare starita a materdei.
      quanto a roma, nei miei non frequenti passaggi vado sempre e solo da pizzarè a via di ripetta.ottima verametne, e non a caso gestita da veri napoletani con mozzarella proveniente dalla campania

  7. Qualcuno lo ha già scritto e quoto in pieno…
    manca tra le top-pizze quella della pizzeria
    “Da Michele” di Napoli dove tendono a fare (intelligentemente per stomaco e portafoglio) solo marinare e margherite…

    1. anche alcuni miei amici napoletani mi nominano sempre questa pizzeria che fa solo marinare e margherite. infatti mi sono sempre chiesto come mai non comparisse nelle segnalazioni di dissapore. qualcuno ci può spiegare meglio forse ?

  8. classifica ….mi viene da ridere..mancano le pizzerie migliori di napoli…e chiarisco nn sono del settore..ma a me sembra molto ma molto falsata….vaa e come il governo italiano …lascio a voi l interpetrazione

    1. Ohhh, finalmente qualcuno in grado di dire nomi alternativi ai soliti stranoti. Allora, quali sono le migliori pizzerie di Napoli?