Con(tro) Enzo Vizzari per una nuova critica gastronomica

123 commenti al post Sms della vergogna?Per la serie: “le cose migliori dei blog capitano nei commenti”, non perdete la lectio magistralis tenuta nottetempo dal Prof. Enzo Vizzari. Il direttore delle guide L’Espresso ci ha spiegato la critica gastronomica come se avessimo 5 anni, con passaggi che ognuno di noi, questa mattina, ha furtivamente trascritto sulla moleskine. Al succinto inizio: “l’oggettività non esiste in un giudizio”, segue l’inarrivabile teoria del pacchero: “un pacchero cotto 8 minuti è crudo, un altro cotto 20 è scotto: questi sono dati di fatto, non sono fatti giudicabili; e nel caso del pacchero sono errori del cuoco. Se viceversa la cottura dello stesso pacchero sta in un range fra i 13 e 15 minuti, può piacere o non piacere (giudizio soggettivo) ma non è un errore del cuoco”. Anche se il pezzo forte è la chiusura con incorporata citazione: “E se (il pacchero) come me lo giudicano mediocre altre persone qualificate il mio giudizio soggettivo è rafforzato. Come diciamo al Grand Jury Européen du Vin: ‘un insieme di soggettività qualificate può costituire un inizio di oggettività’.”

Il commento di Enzo Vizzari arriva dopo altri 112, uno tsunami che perfino domenica si è abbattuto sulla petizione (probabilmente) ideata da Ernesto Iaccarino ma realizzata con l’aiuto di un amico grafico, e sul messaggino che lo stesso Ernesto ha inviato ai ristoratori italiani per sostenerla. La petizione chiede alla guida diretta da Enzo Vizzari, di non giudicare più il celebre ristorante Don Alfonso di Sant’Agata sui due Golfi (NA)—proprietà di Ernesto insieme ai genitori Livia e Alfonso—perché colpevole di averlo maltrattato secondo criteri incomprensibili. La discussione che si innesta commento dopo commento è magistrale. Le fazioni che si creano, gli insulti, le riflessioni, gli appuntamenti consumati e da consumare meritano di essere riassunti.

  • Vincenzo Gargiulo si confessa, ha creato lui la petizione.
  • Enzo Vizzari ha visto con i suoi occhi la firma e il numero di cellulare di Ernesto Iaccarino sotto l’sms inviato a un ristoratore con l’invito a sottoscrivere la petizione.
  • Il commentatore db9 vuole incontrare Enzo Vizzari per capire i suoi criteri di giudizio, in particolare quelli sui ristoranti della costa sorrentina (dove si trova anche il Don Alfonso).
  • Enzo Vizzari accetta.
  • Ma il commentatore Francesco dubita che sia lui.
  • Invece, è proprio lui.
  • Il commentatore Fabio Fassone chiede a Enzo Vizzari perché il parere che il New York Times ha sul Don Alfonso è tanto diverso dal suo.
  • Il giornalista Carlo Cambi ricorda polemicamente a Enzo Vizzari il caso Roadhouse Grill.
  • Nel frattempo, db9 torna dall’incontro con Enzo Vizzari (e pure con la sua bella collaboratrice, Eleonora Cozzella). Ha fatto domande, ha avuto risposte.
  • Il lettore Vincenzo Pagano inventa l’espressione: “gastro-citizen journalism”.
  • La commentatrice Francesca Ruocco accusa Enzo Vizzari di “giudizi uterini”, trova i suoi punteggi “ridicoli”, e chiede se la sua critica si avvale di una scheda di valutazione oggettiva.
  • Più paragona il ristorante Don Alfonso agli altri della stessa zona, più il commentatore Maurizio Cortese, che li conosce bene, trova incomprensibile il giudizio di Enzo Vizzari.
  • La commentatrice Paola Di Loreto lancia un appello per scoprire l’esistenza di rapporti, presenti o passati tra Enzo Vizzari e em… Massimo Bernardi, colpevole di ritenere petizione e messaggino di Ernesto Iaccarino, una trovata di cattivo gusto.
  • Il commentatore Vincenzo Pagano propone che Enzo Vizzari e un manipolo di gastrofanatici 2.0 che contestano i suoi giudizi, si incontrino a breve per un tour nei ristoranti campani oggetto del contendere.
  • Entusiasta, db9 parla di “prima sessione fra critica e fruitore della stessa, un evento epocale”.

Il riassunto finisce qui, i commenti invece continuano. Anche ora.

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

18 maggio 2009

commenti (29)

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    1. Questo o quello originario che più o meno recitava
      “Passa per lo scontro Enzo Vizzari vs Gastrofanatici 2.0 la nuova critica gastronomica? ”

      Il cambio è dovuto a una ragione particolare? (scusate ma qui si vedono spettri dovunque….)

    2. Alla mia lotta quotidiana contro i titoli

    3. Preferivo i Gastrofanatici 2.0 in grado di litigare come fa l’amante che suppone il tradimento dell’altro!!!

  1. Gastrosaga goes on.
    Occorrerebbe un colpo al cerchio e una alla botte.
    Mi chiedo, a questo punto, perchè ancora molti chef(medio altina ristorazione) non rivelano particolari imbarazzanti riguardo ai gastrocritici (conflitto di interessi?).
    Ho sentito di ispettori impazzire per un dolce alla ricotta (cheesecake di una nota ditta industriale), di un coniglio dal sapore estremamente selvatico(della coop), e tant’altro. Ci sarebbe da ridere.

  2. Bernardi ha scritto:
    le fazioni gli insulti le riflessioni, gli appuntamenti consumati e da consumare, meritano di essere riassunti

    Meritano…
    di essere riassunti ma non riproposti, auspico. Sto parlando di atteggiamenti, non di spunti né di scoop: dopo tre anni passati a fare il galletto da forum, la voglia di interessarmi a sissizi vari e insulti a grappolo è zero. Cosiccome non avevo voglia quest’oggi, prima volta che mi capita, di aprire la pagina web di Dissapore.

    Per mio conto ero rimasto a questo avvio…
    nel giro di due mesi appena, invece, non saprei più distinguere una discussione condotta in Dissapore e un’altra, affatto analoga, condotta dì là dal Papero. O ne la difficile arte della pizza del GR, tanto per intendersi; dato che ai fini della discussione trattasi, evidentemente, di mere differenze d’indirizzo.

    Questione di un clic, qua o là che differenza fa?
    Forse sì, non saprei dire; ma dato ché partecipare a contesti quale il Papero non è quel che definirei essere il massimo della partecipazione paritetica, e sovente nemmeno garanzia di lettura corroborante, oltrepassare la cinquantina di partecipanti attivi in Dissapore sarà ‘na scommessa, persa, parimenti in partenza.

  3. mercoledi’ dovrebbe(potrebbe) esserci un nuovo appuntamento fra il sottoscritto ed Enzo Vizzari. faro’ sapere…..

    1. …sicuro che interessi a qualcuno…?

    2. Forse a Fassone…….

    3. Per mettere un po’ di pepe alla discussione, rectius, sale, mi sembrava che ci dovesse essere un incontro a 3 Iaccarino-Vizzari-Fassone a casa di Fassone con cucina di Fassone.
      Cito dal post della vergogna: “Direttore, conoscendo Alfonso non credo proprio che l’invito a S. Agata fosse per tenderle una trappola. Al contrario e anche lei lo sa bene. Sarebbe invece, credo, molto utile che voi vi vedeste, parlaste e approfondiste le questioni sul tavolo. Per uscire da questa situazione, nel bene della cucina italiana di qualità e dell’immagine che proiettiamo nel mondo. Se volete, entrambi, vi invito a casa mia in campagna e cucino io. Più territorio neutro di così :-)”
      Qui sopra vede il riassunto con la mia proposta di “gita gastrofanatica” condivisa anche da db9 al secolo Giancarlo Maffi, suo malgrado bersaglio della tentata congiura di palazzo che ha cercato di estrometterlo dal ruolo di portavoce nella questione punteggio cucina/ambiente :-)) (Maffi, ho ormai un’ipoteca sulla tua Berkel cui si aggiunge almeno un piatto di lenticchie – ma preferirei un meno biblico nasti di pasta di Gragnano con le vongole e la bottarga di tonno – per aver riconosciuto il diritto di primogenitura!)
      Ma questo incontro a Teano/S. Agata/Casa Fassone si tiene oppure no? Non lascaiateci brancolare nel buio!

    4. a venir a mangiare da me ci vuole un certo coraggio…e se poi mi becco un 19? Chi lo sente Iaccarino? :))))))

    5. Dirà che l’allievo ha superato il maestro! :-)))))

  4. a prescindere… i sissizi non li sentivo citare da …enta o forse …anta anni. Grazie, anche così si fa cultura! Nessun post va mai sprecato.

  5. Per cortesia, qualcuno mi spiega che cosa significa 2.0?

    P.S. Giusto a titolo di cronaca, avverto che da domani verrà meno la mia assidua (ed eccezionale: ho lavorato/scritto da casa per tre giorni interi) presenza sui blog, perchè parto in missione, per una settimana. Insomma, non scappo.

    1. 2.0 in senso di web 2.0. E’ il nuovo modo di intendere il web e l’interazione costruita con elementi di grafica, di contenuto e di sistema che premiano una maggiore interazione. Il segno del cambiamento è il passaggio dal sito al blog e al forum. Il primo più statico e meno partecipativo degli altri due.

  6. Altro che fegato, la Granello ha tirato fuori le palle.

    1. la rivincita del quinto quarto… 😉

    2. lei si che e’ una vera eroina che si e’ ribellata alla mafia delle guide, dovrebbero intitolarle un aeroporto come hanno fatto per Falcone e Borsellino.

    3. ecco qui l’esempio perfetto di come ci si intrippa davanti ad un piatto di trippa. Ma Antonio, per favore, parlare di ristoranti e cucina non è come “operare a cuore aperto” e il suo paragone Granello/Falcone – Borsellino è proprio fuori luogo. A lavorar mangiando tuttalpiù si ingrassa; a lavorar di mafia si salta su una bomba. Mi faccia il piacera và…

    4. Antonio si renda conto, come le hanno fatto notare, di aver esagerato. Leggo in questi post che la sig. Granello è un eroina, ha avuto un bel fegato etc… Questo perchè ha semplicemente fatto notare che il mondo della cucina non è unito (bella scoperta dell’acqua calda). Se scrivo un articolo nel quale parlo della non unità, non solidarietà dei giornalisti italiani posso essere per cortesia anche io paragonato a Falcone e/o Borsellino.

  7. Posto anche qui ciò che ho già inserito su SMS della Vergogna. Riassunto: scrivo a Vizzari per chiedergli conto di Roadhause per 13 volte in guida. Lui come sapete ci delizia con una messa cantata , peraltro notturna, e ci spiega cos’è la critica enogastronomica. Sul punto di Roadhouse dice: ho già risposto, ma insomma rivendico il mio diritto di scelta e a me dice Cambi le lezioni di deontologia le vada a dare da qualche altra parte. Ed ecco allora cosa mi sento di dire al signor Vizzari.
    Ci ho pensato su qualche giorno, ma una risposta a Vizzari proprio devo dargliela. Se fossi ancora caporedattore di Repubblica e mi avesse proposto un pezzo come le sue meditazioni consegnate a questo blog glielo avrei buttato nel cestino. Cominciamo a capirci, caro Enzo. Non risulta che tu abbia mai scritto un pezzo di cronaca, e lo si capisce dalla supponenza che metti in ciò che ci ammannisci nella tua risposta. Che tu non abbia dormito, che tu abbia scritto da casa per tre giorni non frega nulla a nessuno. Anche perché hai un contratto per cui, credo, valga la pena non dormire. Ti rendo edotto che un medico di pronto soccorso con 20 anni di carriera (tu come “giornalista” ne hai di meno) fa due notti di fila tutte le sante settimane per meno di tremila euro al mese. Vedi caro Enzo la differenza fondamentale tra te e me e tra te e molti colleghi che si occupano di enogastronomia è che a te mancano i fondamentali del giornalismo intesi come: spersonalizzazione, esercizio della cronaca prima della critica, avere il lettore come punto di riferimento e non essere autoriferiti. Altrimenti non scriveresti così male. Posso dirlo soggettivamente che secondo me scrivi male? Soprattutto non cadresti in continue contraddizioni (giudico solo la cucina anzi no,ma si o forse…) e non daresti l’impressione di essere un professore ( e poi di che?) in cattedra. E ora veniamo al merito. Su Roadhouse non mi convinci. Perché di catene di quel genere in Italia ce ne sono tantissime. Ora pretendo che tu mi dia il criterio di scelta. Guarda ti dico subito che se è la qualità della carne puoi recensire anche McDonald perché la ciccia è comunque quella di Cremonini. Lezioni di deontologia…beh perché vai alle riunioni della forza vendita di alcune case vinicole (gratis? in cambio di pubblicità per le guide? a gettone?) a parlare bene dei loro vini e poi in guida quei vini li tratti male? Se invochi la deontologia ti dico che dovresti dire esattamente quello che scrivi. Certo anche io non sono senza peccato, ma sai questo è un Paese che ha anche la legislazione sui pentiti! Ovviamente scherzo. C’ è un’altra questione che voglio sottoporre a te come a chi ha avuto la pazienza di leggerci. Sai perché a te Iaccarino non piace? Semplicemente perché non sei (non per il titolo ma per la forma mentis)un giornalista. Non sei curioso, non ti interessano le persone, i sentimenti, non verifichi se un luogo ha una storia, ha un racconto da fare. Sono convinto che neppure sapresti dire qual è il colore dominante del Don Alfonso, né se ci sono e quali piante all’ingresso. Se tu facessi prima che il critico il cronista prenderesti nota di tutto questo, ma anche delle espressioni di chi si siede alla tavola del Don Alfonso. Anche le loro sono soggettività che contano. Annoteresti il sorriso di LIvia che non è mai affettato, ma schietto. Ti domanderesti se c’è in quel luogo un sedimento di cultura, di civiltà e di fatica. Il problema è che tu queste domande non solo non te le sai porre, ma neppure le sai porre. Tu infatti ti rifugi nel dire “giudico solo la cucina”. Ebbene siccome usi la parola “giudico” sono costretto a dirti: la tua affermazione che una pluralità di soggettività qualificate è un inizio di oggettività è una pericolosa autogiustificazione. Perché mette a rischio sia la presunzione di innocenza, sia la tua presunzione. In diritto una mela più una mela più una mela non fanno un melone: ricordati – anche per tua fortuna – molti indizi non sono una prova. Forse ora ti è più chiaro perché molti non sono d’accordo con te. Perché quei molti si siedono al Don Alfonso non solo per sapere se soggettivamente la cucina è manierista o no (lo sai cos’è il manierismo?, non era poi tanto male e nell’evoluzione della nostra civiltà ha contato e parecchio), ma per godere di un luogo (e con Marc Augé che forse tu non hai letto e manco sai chi è ti ricordo che il luogo è storico, relazionale ed identitario) dove coltivano il sano piacere di vivere. Ma se tu facessi il cronista almeno questo dovresti saperlo. E’ che tu fai il direttore, ma – come a Monopoli – non sei passato dal via.
    
PS Perché non provi a fare una guida senza punteggi. Vediamo se invece di costruire artificialmente notizie su te stesso sputando sentenze addosso a chi suda i fornelli sei in grado di farti leggere per ciò che scrivi

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