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cibo da passeggio

Street food da gourmet: Sbocconcellare nei migliori take-away d’Italia

Non ci eravamo ancora ripresi dalla scoperta che l’hamburger in versione gourmet fosse la ricetta del momento (pur avendo stilato apposita classifica), che è tempo di aggiornare i pregiudizi sul cibo da passeggio, ex bagordo nutrizionalpopolare evoluto in usanza chic di chi ama i piaceri del cibo. Non più tristanzuolo, oggi è tutto bio e specialità alimentari —dicono— e per essere convincenti allegano la mappa dei migliori take away del Bel Paese. Da completare con i vostri suggerimenti, si capisce.

Visconti Street FoodMilano, Via Corridoni, 10. Tel. 02 54102545.
Dall’hamburger (inevitabilmente ) di Fassona piemontese al kebab di coniglio, dal maialino da latte spagnolo allo spiedino di agnello dei Pirenei. Questo per i carnivori. Ma per indurre tutti in tentazione Visconti Street Food raddoppia col filetto di triglia impanata e dorata o lo spiedino di polpo alla piastra. X Factor o XL Factor non si è capito, per l’arancino fritto con riso allo zafferano e taccole, i Fish & Chips e la focaccia con caponatina di verdure da passeggio. Aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 22 tranne la domenica.

Straf Hotel&BarMilano, Via San Raffaele, 3. Tel. 02805081.
Cibo da passeggio in uno degli hotel più chic di Milano, questa non si era ancora sentita. Si chiama “STRAFood anywhere” il picnic metropolitano organizzato dallo Straf Hotel, bello e pratico fin dal contenitore, adatto al microonde e reaizzato con materiale ecosostenibilie. Per i distratti: gli ordini del filetto di salmone Straf con riso nero e spinaci, dei bocconcini di pollo tandoori o degli altri piatti che compngono il menu devono pervenire entro le 12.

Pronto PesceVenezia, Campo delle Beccarie. San Polo, 319. Tel. 0418220298.
Nata nel 2007 come cucina ittica d’asporto di fronte al mercato del pesce di Rialto, nel tempo è diventata gastronomia specializzata in piatti di pesce con un tocco di osteria. La “cucina espressa” lavora a pranzo e a cena (il sabato c’è il rito del risotto di pesce) mentre l’aperitivo è tutto stuzzichini e finger food. Da provare: moscardini in salsa fresca, brioche di spada, mini cono di baccalà mantecato, cappellacci al branzino e i filetti di tonno. Piccola scelta di vini locali. Aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 15 e dalle 18 alle 20. Chiuso domenica e lunedí. Aperto ogni seconda domenica del mese in concomitanza con il Mercatino dell’Antiquariato.

GislonVenezia, Calle della Bissa 5424, Campo San Bartolomeo, Rialto. Tel. 0415 223569.
Un’antica rosticceria veneziana che vale la pena di cercare tra le strette calli dietro Campo San Bartolomeo. Poche le smancerie nel packaging o nel servizio, decisamente no-frills, ma in compenso molta sostanza. Risotti di pesce preparati e impacchettati al volo, mozzarelle in carrozza, baccalà mantecato, sarde in saor, gamberetti bolliti e polenta bianca.

VoloTrieste, Via Roma, 4. Tel. 0407600886.
Cibo da asporto nella versione buona pulita e giusta con “bio” e “fatto in casa” come parole d’ordine. Caserecce fredde in caponata di verdure, fusi istriani freschi al tartufo nero, tartara di tonno rosso con wasabi, roast-beef all’inglese, ogni piatto è cucinato al momento e confezionato in contenitori termici. Poi i frullati tropicali, le marmellate di Allain Milliat, i cantucci del Biscottificio Mattei e Deseo di Prato, il Sal de Ibiza, sale marino raccolto a mano. Aperto dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 22.30, venerdì e sabato fino alla una di notte.

GalantiFirenze, Piazza della Libertà, 31/r. Tel. 055490359.
Tutte le ricette classiche del menu toscano doc riviste e alleggerite. Ribollite, pappa al pomodoro, stracotto alla fiorentina, baccalà e peposo. Un bottega da 50 anni in continua evoluzione di recente rinnovata con il Gourmet’ Stop: qualche tavolino per provare i piatti del giorno in porzioni fai-da-te, tanto il prezzo del piatto composto a piacere dipende dal peso. Aperto dal lunedì al sabato 8.30 – 20.00. Chiuso la domenica e il sabato pomeriggio da maggio a settembre.

Tricolore MontiRoma, Via Urbana, 126. Tel. 0688976898.
Insieme panetteria glamour, pausa pranzo con panini da sturbo (si spendono anche 15 euro ma sono meritati), scuola di cucina e ovviamente take-away per golosi della zona. In arrivo anche il “kit-à-emporter”, tutto l’occorrente per preparare un pasto completo, due pietanze e dessert, con ingredienti dosati e istruzioni per l’uso inserite nella confezione. Voi comunque segnatevi questi panini: pane al cavolo nero con zuppa di zucca, pane di patate e polpo con sale di Mothia. Aperto dal lunedì al sabato 9.00 – 19.00. Domenica giorno di chiusura. Panini gourmet: dal lunedì al sabato 12.30 – 15.30.

Prisca Sacchetti

commenti (151)

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  1. Bio-, gourmet, caponatina, ecosostenibile, “finger food”, cavolo nero, sale di xxxxxx, sale marino raccolto a mano (!), panino a 15 euri……
    Scusatemi tutti, ma sono l’unico a cui cominciano a venire pruriti quando leggo questi termini in un post?

    1. devo essermi sensibilizzato nel tempo, perché anche a me inizia a prudere. 😉

  2. mi spiace, ma la svolta fichetta / tronista /montenapo dello street food mi fa solo tanta tristezza
    il vero street food non è questo.
    e il fatto che 15 euro per un panino siano “meritatissimi”, scusate ma è tutto da dimostrare.

    1. Mi fanno già male le mani da quanto forte sto applaudendo!
      Oggi mi sono fatto un panino col lampredotto dal mio trippaio di fiducia, con 3,20€ sono stato in grazia di Dio!

    2. anche che non lo siano è tutto da dimostrare eh

      invece i 4 euro di un panino preconfezionato surgelato con salumi imbottiti di conservanti, come quelli che trovi nel 90% dei bar, quelli sono meritati secondo te?

    3. pagare un panino 15 euro perchè al bar si trovano “solo preconfezionati surgelati con salumi imbottiti di conservanti” …e provare a cambiare bar!?
      scommetto che l’italica offerta dei panini offra una buona quantità di sane VIE DI MEZZO!

    4. al bar qui è praticamente impossibile.
      ti conviene andare al supermercato o in gastronomia, oppure in piadineria, al bar non troverai mai un panino decente.

    5. Normalmente a Milano non pranzo al bar, però nei rari casi in cui l’ho fatto non ho percepito una situazione così drammatica, anzi. Ma ho poca esperienza, quindi mi fido di un indigeno. Di una cosa però sono sicuro. Nei bar milanesi c’è qualcosa di infinitamente migliore dell’equivalente nei bar di Roma: i tramezzini

    6. infatti non c’è niente di drammatico, i drammi nella vita sono altri 🙂
      però se vogliamo parlare di un buon panino con ingredienti di qualità, non possiamo certo riferirci ai bar da pausa pranzo milanesi.

    7. E’ passata senza flame ma era una battuta vera. Io vivo di poche certezze ma che il tramezzino milanese sia migliore di quello romano mi sembra come dire che io sono superiore a Messi nel dribbling:) Interpreto: a Milano il tramezzino si trova raramente, quindi dove c’è è di buon livello. Io in 6 anni ne ho mangiati 2. Discreti eh. Uno stava mi sembra a 3 euro uno a 3.50. A Roma sono aumentati e arrivano anche a 2 euro se non sbaglio. La qualità media la ricordo sembre buona con delle eccellenze clamorose. Mi sembra non ci sia partita

    8. Scrivici un apposito post così ne parliamo. Io è la prima volta che sento affermare quello che dici tu, e tu, evidentemente, è la prima volta che senti affermare quello che dico io
      Per quanto mi riguarda a Roma i tramezzini fanno SCHIFO 😀

    9. errorissimo, i tramezzini più buoni li fanno a cremona, alla tramezzineria che c’è in centro (oppure a crema, dove hanno copiato il locale di cremona).
      tutti ingredienti freschi e preparati al momento.
      i tramezzini dei vari bar, quelli già pronti in vetrina, non li considero nemmeno cibo 🙂

    10. Confermo la bontà di quelli cremonesi, davvero inarrivabili.

      Anche se, a mio modestissimo parere, le piade magnate in romagna non si superano con nessuna pizza, panino o tramezzino mangiato da nessun’altra parte.

      Ma i questi son gusti personali.

  3. grazie, ma non credo di essere l’unica a pensarla così.
    c’è un mondo di cibo da strada vero, non leccato, non glam, diamine, parliamo di questo.
    per favore, non chiamatelo panino.
    con 15 euro di street a Palermo ci si sfonda in 8 persone.

  4. Ma il kit-à-emporter di Tricolore c’ha dentro anche la tata filippina gonfiabile che cucina gli ingredienti dosati secondo le istruzioni per l’uso inserite nella confezione?
    Mi sembrano idee veramente divvvviiiiine per quartieri come Monti o Campo de Fiori, dove c’è quell’altro che fa il kit da asporto di amatriciana a 28€. 😎

    1. Chiedevo solo perchè deteeeeesto spezzarmi le unghia aprendo il packaging. 😎

    2. per par condicio ovviamente applauso convinto anche a Riccardo 🙂

  5. a me invece lo streetfood gourmet attrae molto, perchè è un modo per rendere accessibile materia prima ricercata e di qualità anche a noi poveri barboni.
    15 euro per un panino è veramente tanto ma bisogna vedere che panino e cosa c’è dentro.

  6. il famoso panino con la zuppa di zucca l’ho mangiato più di una volta.
    è buono, ma 12 euro sono davvero, davvero tantissimi.
    quanto al resto, gianluca, io parlo di street food vero ma di qualità, non mi riferisco al panino di polistirolo espanso della stazione, ovviamente.

    1. @gianluca, scusami, era la risposta al tuo commento sopra, non a questo, ho sbagliato a postare.

    2. il problema è che qui in Lombardia lo streetfood tipo alla palermitana non esiste.
      qui al massimo prendi una pizza da asporto, oppure vai al bar, oppure in piadineria oppure da mcdonald (io evito). a volte fai prima ad andare direttamente al supermnercato.
      per esempio io oggi ho pranzato da esselunga, due etti e mezzo di roastbeef e una focaccia rotonda con i pomodorini, mi sono riempito bene la pancia ma ho speso comunque 12 euro (senza l’acqua).
      se ci fosse una panineria gourmet non dico che ci andrei tutti i giorni però una volta a settimana un panino particolare me lo concederei, e sarei contento se ci fosse sinceramente. tieni conto che il 95% dei mie colleghi mediamente va al bar a mangiare il panino di polistirolo sopradescritto oppure l’insalatona (ancora peggio). per me i veri soldi buttati sono quelli.

    3. @gianluca:
      capisco bene quello che vuoi dire e, al di là delle battute, sono d’accordo con te. So da amici e parenti quanto costa Milano e quindi, vivendo a Roma, ti dò la mia solidarietà! 🙂 (Però, dai, 15 euro……non si può…..ma quanto ve la fanno pagare lassù una rosetta con 60-70 grammi di buon San Daniele e una fetta di buona mozzarella/fiordilatte ?)

    4. 15 euro però è il prezzo più caro (in realtà sono 16), e guardando il sito di tricolore si riferisce o al foie gras oppure alla zuppa di pesce fresco del giorno.
      in realtà se guardi puoi prendere un panino burro e alici con 5 euro.

      una rosetta con del buon sandaniele e del buon fiordilatte in realtà qui al bar non la trovi da nessuna parte, nemmeno in paninoteca.
      devi andare al supermercato e costruirtela tu. mettiamo 3 euro circa per un buon fiordilatte (non puoi comprare una fetta), 50 centesimi il panino e 2,70 circa per un etto di san daniele, alla fine spendi comunque 6 euro. l’unica consolazione è che ti puoi mangiare tutta la mozzarella 🙂

    5. per la “costruzione” del panino in realtà non avevo in mente il supermercato ma un comune negozio di alimentari/salsamenteria

    6. ….non riesco a trattenermi, scusami, scusami tanto, davvero: PANINO BURRO E ALICI 5 EURI ?!?!?

    7. Ma come, le acciughe non sono del Cantabrico e il burro non è nemmeno di yak dell’ Himalaya? Ladri!!! 🙂

    8. Avevi ragione!
      “2. PANE DI SEGALE CON BURRO E ACCIUGHE
      Farina di segale integrale biologica Antico Molino Rosso, lievito naturale, sale marino integrale di Mothia, burro della Normandia, alici di Cetara Delfino Battista
      5 euro”
      Allora è tutta un’altra cosa………..
      Se ci fosse stato scritto: “farina tipo O, lievito, sale, burro, alici sotto sale”, non ti potevano chiedere più di 1 euro-1 euro e mezzo……………

    9. @gianluca, concordo con te, per ovvie ragioni climatiche a Milano non esiste la stessa cultura dello street food che c’é a roma o meglio ancora a Palermo. Quando d’inverno tira a meno cinque non ti viene questa gran voglia di mangiare per la strada, e tantomeno di aprire un chiosco.

    10. appunto, ma allora che bisogno c’è di sbandierare che si fa street food quando non c’è manco la street?

    1. 8 euro e 50 circa per due etti e mezzo di roastbeef (al bancone salumeria/gastronomia, circa 33 euro al kilo)
      focaccia fresca al banco panetteria con pomodorini 3,50 euro circa (mi pare costi 11,90 al kilo, se prendi quella surgelata costa la metà ma è un’altra cosa)
      se non ti fidi basta che vai a fare un giro da esselunga, oppure aspetti domani ti scannerizzo lo scontrino che ho in macchina:-)
      certo, una cosa va detta, ho mangiato molto di più che quello che avrei mangiato con un singolo panino (anche se io quelli di tricolore non so quanto siano grandi ma immagino non siano giganti).

  7. non ho detto affatto che non mi fido. mi pareva tanto. ma non mi intendo di roastbeef. e nemmeno di Milano.
    i panini da tricolore come diametro sono grandi come quelli di m******d (bih! orrore!), pesa molto di più il pane, ovvio, e la zuppa di zucca contenuta è l’equivalente, come quantità, di una tazza da caffé.
    intendiamoci: è molto, molto buono.
    ma ripeto, per me 12 euro restano tanti davvero.

    1. si bhe’ tanti son tanti, più che altro perchè la zucca non è certo un ingrediente costoso. inoltre speravo che le dimensioni fossero un pò più generose.
      diciamo che una via di mezzo tra questo tricolore monti e il panino di polistorolo forse potrebbe essere una buona soluzione, per mangiare bene senza buttare via soldi. il problema dei posti come tricolore (guardando il sito) è che te la menano molto con la marca dei prodotti e il fatto che siano biologici o biodinamici (che di per sè non significa nulla ma fa molto marketing), mentre magari basterebbe utilizzare ingredienti buoni e freschi senza che siano per forza di parisi e “limare” il prezzo di qualche euro e forse sarebbe tutto più corretto. ma posso ipotizzare che a livello di marketing, ossia numero di clienti, probabilmente funzionerebbe meno.

    2. …..”che siano biologici o biodinamici (che di per sè non significa nulla ma fa molto marketing)”
      un bell’applauso anche a te !! 🙂 🙂

    3. Perchè da che mondo è mondo c’è gente a cui piace farsi “fregare” (ma il termine esatto sarebbe un altro) e poi vantarsi con gli amici per far capire quanto poco valore diano al denaro e quanto all’apparenza. Capisco che Milano non abbia una tradizione di cibo da strada popolare, anche se non ne capisco il motivo perchè in città altrettanto fredde in inverno e molto più caotiche, vedi Tokyo, lo street food c’è eccome. Ricordo dei carretti fumanti con polpo e altri pesci bolliti o al sugo, polpettine con farina di castagne e tante altre specialità. E questi carrettini avevano una tenda trasparente che copriva gli sgabelli degli avventori, riparandoli dal freddo e la pioggia. All’intervallo, molto breve, di pranzo un nugolo di impiegati usciva dagli uffici e si precipitava a prendervi posto. Pochi yen per una vaschetta di polpo bello caldo o guancia di tonno al sugo.
      Comunque i posti citati, senza voler mettere in dubbio la qualità delle loro offerte, niente hanno a che spartire col vero cibo di strada.
      Che si tratti del panino con la “meusa” palermitana o il lampredotto fiorentino, della classica porchetta umbra o il cartoccio di fritto di paranza, per non parlare della inimitabile pizza napoletana piegata in due e avvolta in carta gialla.
      Che nostalgia per il mitico “roventino”, crepe di sangue di maiale con grana grattugiato….

    4. comunque luini mi sembra che funzioni a milano coi suoi panzerotti da molto prima che io nascessi.

    5. La zucca non è un ingrediente costoso???? Stai a scherzà!
      Da Tricolore usano solo zucche di Halloween scavate a mano da the Blair Witch: sono zucche parlanti. E danno del tu a Bonci. 😎

    6. presto, qualcuno dica una frase che contiene un termine a scelta tra invidiare/rosicare/nonpaghilazuccamalesperienzasensoriale

    7. non è solo una pausa pranzo, ma soprattutto prendersi cura di sè. uno stile di vita.

    8. Senza contare che alcune insergnano ad Harvard e faranno parte del prossimo governo

  8. E V G = Economico Veloce Gustoso
    Sono i 3 ingredienti di un cibo di strada.
    Quindi il discorso sul costo è azzeccatissimo.
    E ,cmq,Gianluca ha sempre il pregio di movimentare il dibattito.
    Vorrei aggiungere un mio personale aspetto,il Luogo dove viene
    consumato il martirio .I mercati ad esempio.
    Ciao

  9. che poi, quanta della gente che si serve in questi posticini, mangia davvero camminando?
    quindi, in sostanza: per piacere, non chiamatelo street-food

    1. scusa jade ma credo che si chiami street-food perchè si vende per strada, (solitamente grazie a “baracchini” ambulanti) e non perchè si deve mangiare camminando ! o almeno, io non riesco a mangiare camminando, piuttosto mi siedo da qualsiasi parte, panchine muretti ecc…