cibo da passeggio

Street food da gourmet: Sbocconcellare nei migliori take-away d’Italia

street food, cibo strada, cibo asporto

Non ci eravamo ancora ripresi dalla scoperta che l’hamburger in versione gourmet fosse la ricetta del momento (pur avendo stilato apposita classifica), che è tempo di aggiornare i pregiudizi sul cibo da passeggio, ex bagordo nutrizionalpopolare evoluto in usanza chic di chi ama i piaceri del cibo. Non più tristanzuolo, oggi è tutto bio e specialità alimentari –dicono– e per essere convincenti allegano la mappa dei migliori take away del Bel Paese. Da completare con i vostri suggerimenti, si capisce.

Visconti Street FoodMilano, Via Corridoni, 10. Tel. 02 54102545.
Dall’hamburger (inevitabilmente ) di Fassona piemontese al kebab di coniglio, dal maialino da latte spagnolo allo spiedino di agnello dei Pirenei. Questo per i carnivori. Ma per indurre tutti in tentazione Visconti Street Food raddoppia col filetto di triglia impanata e dorata o lo spiedino di polpo alla piastra. X Factor o XL Factor non si è capito, per l’arancino fritto con riso allo zafferano e taccole, i Fish & Chips e la focaccia con caponatina di verdure da passeggio. Aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 22 tranne la domenica.

Straf Hotel&BarMilano, Via San Raffaele, 3. Tel. 02805081.
Cibo da passeggio in uno degli hotel più chic di Milano, questa non si era ancora sentita. Si chiama “STRAFood anywhere” il picnic metropolitano organizzato dallo Straf Hotel, bello e pratico fin dal contenitore, adatto al microonde e reaizzato con materiale ecosostenibilie. Per i distratti: gli ordini del filetto di salmone Straf con riso nero e spinaci, dei bocconcini di pollo tandoori o degli altri piatti che compngono il menu devono pervenire entro le 12.

Pronto PesceVenezia, Campo delle Beccarie. San Polo, 319. Tel. 0418220298.
Nata nel 2007 come cucina ittica d’asporto di fronte al mercato del pesce di Rialto, nel tempo è diventata gastronomia specializzata in piatti di pesce con un tocco di osteria. La “cucina espressa” lavora a pranzo e a cena (il sabato c’è il rito del risotto di pesce) mentre l’aperitivo è tutto stuzzichini e finger food. Da provare: moscardini in salsa fresca, brioche di spada, mini cono di baccalà mantecato, cappellacci al branzino e i filetti di tonno. Piccola scelta di vini locali. Aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 15 e dalle 18 alle 20. Chiuso domenica e lunedí. Aperto ogni seconda domenica del mese in concomitanza con il Mercatino dell’Antiquariato.

GislonVenezia, Calle della Bissa 5424, Campo San Bartolomeo, Rialto. Tel. 0415 223569.
Un’antica rosticceria veneziana che vale la pena di cercare tra le strette calli dietro Campo San Bartolomeo. Poche le smancerie nel packaging o nel servizio, decisamente no-frills, ma in compenso molta sostanza. Risotti di pesce preparati e impacchettati al volo, mozzarelle in carrozza, baccalà mantecato, sarde in saor, gamberetti bolliti e polenta bianca.

VoloTrieste, Via Roma, 4. Tel. 0407600886.
Cibo da asporto nella versione buona pulita e giusta con “bio” e “fatto in casa” come parole d’ordine. Caserecce fredde in caponata di verdure, fusi istriani freschi al tartufo nero, tartara di tonno rosso con wasabi, roast-beef all’inglese, ogni piatto è cucinato al momento e confezionato in contenitori termici. Poi i frullati tropicali, le marmellate di Allain Milliat, i cantucci del Biscottificio Mattei e Deseo di Prato, il Sal de Ibiza, sale marino raccolto a mano. Aperto dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 22.30, venerdì e sabato fino alla una di notte.

GalantiFirenze, Piazza della Libertà, 31/r. Tel. 055490359.
Tutte le ricette classiche del menu toscano doc riviste e alleggerite. Ribollite, pappa al pomodoro, stracotto alla fiorentina, baccalà e peposo. Un bottega da 50 anni in continua evoluzione di recente rinnovata con il Gourmet’ Stop: qualche tavolino per provare i piatti del giorno in porzioni fai-da-te, tanto il prezzo del piatto composto a piacere dipende dal peso. Aperto dal lunedì al sabato 8.30 – 20.00. Chiuso la domenica e il sabato pomeriggio da maggio a settembre.

Tricolore MontiRoma, Via Urbana, 126. Tel. 0688976898.
Insieme panetteria glamour, pausa pranzo con panini da sturbo (si spendono anche 15 euro ma sono meritati), scuola di cucina e ovviamente take-away per golosi della zona. In arrivo anche il “kit-à-emporter”, tutto l’occorrente per preparare un pasto completo, due pietanze e dessert, con ingredienti dosati e istruzioni per l’uso inserite nella confezione. Voi comunque segnatevi questi panini: pane al cavolo nero con zuppa di zucca, pane di patate e polpo con sale di Mothia. Aperto dal lunedì al sabato 9.00 – 19.00. Domenica giorno di chiusura. Panini gourmet: dal lunedì al sabato 12.30 – 15.30.

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151 commenti a Street food da gourmet: Sbocconcellare nei migliori take-away d’Italia

  1. Bio-, gourmet, caponatina, ecosostenibile, “finger food”, cavolo nero, sale di xxxxxx, sale marino raccolto a mano (!), panino a 15 euri……
    Scusatemi tutti, ma sono l’unico a cui cominciano a venire pruriti quando leggo questi termini in un post?

  2. mi spiace, ma la svolta fichetta / tronista /montenapo dello street food mi fa solo tanta tristezza
    il vero street food non è questo.
    e il fatto che 15 euro per un panino siano “meritatissimi”, scusate ma è tutto da dimostrare.

    • anche che non lo siano è tutto da dimostrare eh

      invece i 4 euro di un panino preconfezionato surgelato con salumi imbottiti di conservanti, come quelli che trovi nel 90% dei bar, quelli sono meritati secondo te?

      • pagare un panino 15 euro perchè al bar si trovano “solo preconfezionati surgelati con salumi imbottiti di conservanti” …e provare a cambiare bar!?
        scommetto che l’italica offerta dei panini offra una buona quantità di sane VIE DI MEZZO!

          • Normalmente a Milano non pranzo al bar, però nei rari casi in cui l’ho fatto non ho percepito una situazione così drammatica, anzi. Ma ho poca esperienza, quindi mi fido di un indigeno. Di una cosa però sono sicuro. Nei bar milanesi c’è qualcosa di infinitamente migliore dell’equivalente nei bar di Roma: i tramezzini

            • infatti non c’è niente di drammatico, i drammi nella vita sono altri :-)
              però se vogliamo parlare di un buon panino con ingredienti di qualità, non possiamo certo riferirci ai bar da pausa pranzo milanesi.

            • E’ passata senza flame ma era una battuta vera. Io vivo di poche certezze ma che il tramezzino milanese sia migliore di quello romano mi sembra come dire che io sono superiore a Messi nel dribbling:) Interpreto: a Milano il tramezzino si trova raramente, quindi dove c’è è di buon livello. Io in 6 anni ne ho mangiati 2. Discreti eh. Uno stava mi sembra a 3 euro uno a 3.50. A Roma sono aumentati e arrivano anche a 2 euro se non sbaglio. La qualità media la ricordo sembre buona con delle eccellenze clamorose. Mi sembra non ci sia partita

              • Scrivici un apposito post così ne parliamo. Io è la prima volta che sento affermare quello che dici tu, e tu, evidentemente, è la prima volta che senti affermare quello che dico io
                Per quanto mi riguarda a Roma i tramezzini fanno SCHIFO :-D

              • errorissimo, i tramezzini più buoni li fanno a cremona, alla tramezzineria che c’è in centro (oppure a crema, dove hanno copiato il locale di cremona).
                tutti ingredienti freschi e preparati al momento.
                i tramezzini dei vari bar, quelli già pronti in vetrina, non li considero nemmeno cibo :-)

          • Confermo la bontà di quelli cremonesi, davvero inarrivabili.

            Anche se, a mio modestissimo parere, le piade magnate in romagna non si superano con nessuna pizza, panino o tramezzino mangiato da nessun’altra parte.

            Ma i questi son gusti personali.

  3. grazie, ma non credo di essere l’unica a pensarla così.
    c’è un mondo di cibo da strada vero, non leccato, non glam, diamine, parliamo di questo.
    per favore, non chiamatelo panino.
    con 15 euro di street a Palermo ci si sfonda in 8 persone.

  4. Ma il kit-à-emporter di Tricolore c’ha dentro anche la tata filippina gonfiabile che cucina gli ingredienti dosati secondo le istruzioni per l’uso inserite nella confezione?
    Mi sembrano idee veramente divvvviiiiine per quartieri come Monti o Campo de Fiori, dove c’è quell’altro che fa il kit da asporto di amatriciana a 28€. 8-)

  5. a me invece lo streetfood gourmet attrae molto, perchè è un modo per rendere accessibile materia prima ricercata e di qualità anche a noi poveri barboni.
    15 euro per un panino è veramente tanto ma bisogna vedere che panino e cosa c’è dentro.

  6. il famoso panino con la zuppa di zucca l’ho mangiato più di una volta.
    è buono, ma 12 euro sono davvero, davvero tantissimi.
    quanto al resto, gianluca, io parlo di street food vero ma di qualità, non mi riferisco al panino di polistirolo espanso della stazione, ovviamente.

    • il problema è che qui in Lombardia lo streetfood tipo alla palermitana non esiste.
      qui al massimo prendi una pizza da asporto, oppure vai al bar, oppure in piadineria oppure da mcdonald (io evito). a volte fai prima ad andare direttamente al supermnercato.
      per esempio io oggi ho pranzato da esselunga, due etti e mezzo di roastbeef e una focaccia rotonda con i pomodorini, mi sono riempito bene la pancia ma ho speso comunque 12 euro (senza l’acqua).
      se ci fosse una panineria gourmet non dico che ci andrei tutti i giorni però una volta a settimana un panino particolare me lo concederei, e sarei contento se ci fosse sinceramente. tieni conto che il 95% dei mie colleghi mediamente va al bar a mangiare il panino di polistirolo sopradescritto oppure l’insalatona (ancora peggio). per me i veri soldi buttati sono quelli.

      • @gianluca:
        capisco bene quello che vuoi dire e, al di là delle battute, sono d’accordo con te. So da amici e parenti quanto costa Milano e quindi, vivendo a Roma, ti dò la mia solidarietà! :-) (Però, dai, 15 euro……non si può…..ma quanto ve la fanno pagare lassù una rosetta con 60-70 grammi di buon San Daniele e una fetta di buona mozzarella/fiordilatte ?)

      • @gianluca, concordo con te, per ovvie ragioni climatiche a Milano non esiste la stessa cultura dello street food che c’é a roma o meglio ancora a Palermo. Quando d’inverno tira a meno cinque non ti viene questa gran voglia di mangiare per la strada, e tantomeno di aprire un chiosco.

    • 8 euro e 50 circa per due etti e mezzo di roastbeef (al bancone salumeria/gastronomia, circa 33 euro al kilo)
      focaccia fresca al banco panetteria con pomodorini 3,50 euro circa (mi pare costi 11,90 al kilo, se prendi quella surgelata costa la metà ma è un’altra cosa)
      se non ti fidi basta che vai a fare un giro da esselunga, oppure aspetti domani ti scannerizzo lo scontrino che ho in macchina:-)
      certo, una cosa va detta, ho mangiato molto di più che quello che avrei mangiato con un singolo panino (anche se io quelli di tricolore non so quanto siano grandi ma immagino non siano giganti).

  7. non ho detto affatto che non mi fido. mi pareva tanto. ma non mi intendo di roastbeef. e nemmeno di Milano.
    i panini da tricolore come diametro sono grandi come quelli di m******d (bih! orrore!), pesa molto di più il pane, ovvio, e la zuppa di zucca contenuta è l’equivalente, come quantità, di una tazza da caffé.
    intendiamoci: è molto, molto buono.
    ma ripeto, per me 12 euro restano tanti davvero.

    • si bhe’ tanti son tanti, più che altro perchè la zucca non è certo un ingrediente costoso. inoltre speravo che le dimensioni fossero un pò più generose.
      diciamo che una via di mezzo tra questo tricolore monti e il panino di polistorolo forse potrebbe essere una buona soluzione, per mangiare bene senza buttare via soldi. il problema dei posti come tricolore (guardando il sito) è che te la menano molto con la marca dei prodotti e il fatto che siano biologici o biodinamici (che di per sè non significa nulla ma fa molto marketing), mentre magari basterebbe utilizzare ingredienti buoni e freschi senza che siano per forza di parisi e “limare” il prezzo di qualche euro e forse sarebbe tutto più corretto. ma posso ipotizzare che a livello di marketing, ossia numero di clienti, probabilmente funzionerebbe meno.

        • Perchè da che mondo è mondo c’è gente a cui piace farsi “fregare” (ma il termine esatto sarebbe un altro) e poi vantarsi con gli amici per far capire quanto poco valore diano al denaro e quanto all’apparenza. Capisco che Milano non abbia una tradizione di cibo da strada popolare, anche se non ne capisco il motivo perchè in città altrettanto fredde in inverno e molto più caotiche, vedi Tokyo, lo street food c’è eccome. Ricordo dei carretti fumanti con polpo e altri pesci bolliti o al sugo, polpettine con farina di castagne e tante altre specialità. E questi carrettini avevano una tenda trasparente che copriva gli sgabelli degli avventori, riparandoli dal freddo e la pioggia. All’intervallo, molto breve, di pranzo un nugolo di impiegati usciva dagli uffici e si precipitava a prendervi posto. Pochi yen per una vaschetta di polpo bello caldo o guancia di tonno al sugo.
          Comunque i posti citati, senza voler mettere in dubbio la qualità delle loro offerte, niente hanno a che spartire col vero cibo di strada.
          Che si tratti del panino con la “meusa” palermitana o il lampredotto fiorentino, della classica porchetta umbra o il cartoccio di fritto di paranza, per non parlare della inimitabile pizza napoletana piegata in due e avvolta in carta gialla.
          Che nostalgia per il mitico “roventino”, crepe di sangue di maiale con grana grattugiato….

      • La zucca non è un ingrediente costoso???? Stai a scherzà!
        Da Tricolore usano solo zucche di Halloween scavate a mano da the Blair Witch: sono zucche parlanti. E danno del tu a Bonci. 8-)

  8. E V G = Economico Veloce Gustoso
    Sono i 3 ingredienti di un cibo di strada.
    Quindi il discorso sul costo è azzeccatissimo.
    E ,cmq,Gianluca ha sempre il pregio di movimentare il dibattito.
    Vorrei aggiungere un mio personale aspetto,il Luogo dove viene
    consumato il martirio .I mercati ad esempio.
    Ciao

  9. che poi, quanta della gente che si serve in questi posticini, mangia davvero camminando?
    quindi, in sostanza: per piacere, non chiamatelo street-food

  10. Scusaaate, però street food e take away a me non sembrano proprio la stessa cosa.

    Street food io penso a un chiosco, un carrettino o un bancone a cui posso ordinare qualcosa che posso mangiare direttamente in piedi lì di fronte, passeggiando o sedendomi alla prima panchina se proprio voglio stare comoda. Tipo -- in ordine sparso e internazionale -- gelato, caldarroste, pizza al taglio o ripegata, panino monotematico (rigorosamente uno o due tipi per venditore!), pretzel, piadina, kebab, farinata, muffin, crêpe da passeggio o beignet da spiaggia (visti in Francia!), fish&chips, ecc.
    E a prezzi proporzionati a quello che sono.

    Take away è un sacchettino di roba pronta cucinata che io posso mangiare sulla già citata panchina, in auto, in un luogo di lavoro, a casa o in un tavolino o bancone appositamente fornito dal locale stesso. Insomma un pasto, spesso anche con bevande, non certo solo un panino.
    Un prezzo medio di 10-15 euro allora sì ha un suo perché.

      • Puoi provare a rapparla e vedere se diventa hit musicale prima di food.

        Tra l’altro mi diceva un amico di Austin che lì negli ultimi anni stanno spopolando centinaia di furgoncini/roulotte/camper che cucinano cibi più vari -- non come i porcari nostrani! -- a prezzi contenuti. Alcuni si piazzano sempre allo stesso posto, altri annunciano ogni giorno via twitter o facebook dove saranno e la gente arriva a mangiare.

        Forse qui l’iter burocratico è troppo complesso per farlo diventare così diffuso, ma in zone desolate con bar orribili sarebbe una soluzione interessantissima!

    • Sono d’accordo.L’articolo ,riletto,crea un pò di confusione perchè ci sono tutte e due le tipoligie ed alcune fanno tutte e due le cose.
      Però l’accento è sul cibo di strada.
      Un saluto

      • mamma quanto è buona la farinata! per me è vero street food , perchè anche quando la compro per portarla a casa non arriva mai fino a casa, ma non resisto e me la finisco lungo la street

  11. Gustare e camminare Jade sono due cose impossibile da mettere assieme

    Ho vissuto anni a Milano e confermo quanto sia dura trovare cibo semplice o cibo da strada come lo si ama chiamare, di qualità a prezzo corretto (5-6€), che non significa lo si debba consumare passeggiando, ma basta seduti su uno sgabello impegnando solo 10-15 minuti il locale a differenza dei 30-50 min che si passano in un osteria per pranzare.

    Ci sono i vari Panino giusto, Mama Burger a 15€ oppure una pletora di locali che offrono miscugli pieni di aromi sintetici e conservanti indigesti.

    La vera rivoluzione sarebbe questa, cibo di qualità fresco in porzioni giuste, da consumare ad un tavolino o su uno sgabello di legno a 5€

    può essere un trancio di pizza, come un panino o una piadina romagnola fatta come si deve, o anche della polenta abbrustolita con una fetta di salame

    Sulla pizza al trancio poi secondo me stiamo assistendo ad una vera decadenza, Bonci e seguito a parte, molti comprano tranci surgelati alla Metro (visto coi miei occhi) che scongelano ed infornano, prezzo 18-20 €/kg

    tristissimo

  12. da aiello, in via costantinopoli, a napoli ti fermi e ti prendi una pizza margherita.
    Appena fatta.
    Piegata e incartata in modo che la puoi mozzicare camminando
    Buona come poche cose al mondo.
    Peró ha il difetto di costare 1,5 euro (uno virgola cinque).
    E capisco che non regga il paragone

  13. cioè, street food e take away e non si parla di Napoli?? LUISE intanto a piazza dei amrtiri o via roma, oppure milioni di rosticcerie sparse per la città, fighette e non, una volta c’era anche scaturchio che addirittura ti dava un pasto cucinato take away, ora rimangono le sue ceneri…

  14. Nomi di locali tipo take away che mi vengono in mente.
    A Torino, cucina varia in ordine di preferenza: Ritrovo dei Sapori via Duchessa Jolanda, Santa Polenta via Barbaroux, Kitchen via Principe Tommaso, Cibo Container Corso Marconi, un altro di cui non ricordo il nome in Piazza Statuto quasi angolo Via Garibaldi.
    Gli specializzati (in ordine casuale) Cambusa via della Rocca (piatti di pesce), Mezzaluna piazzetta Emanuele Filiberto (vegan), Adonis Largo Saluzzo (Crêpes).

    Poi a Vidracco in Valchiusella, dove probabilmente al 90% di voi non capiterà mai di passare (ma la cucina nel suo genere è buona lo stesso) Arielvo Via Baldissero.

    Non so se entrino di diritto fra i locali gourmet, visto che mi pare che nessun menu elenchi nomi di 3 km per ogni preparazione e il prezzo medio è più o meno quanto quello di un panino di cui si parla in questo post, però a me piacciono!

  15. Il mio sapore del cuore e della mente, quel sapore ancestrale che non dovrò sforzarmi di ricordare in punto di morte perché non in realtà l’ho mai dimenticato, è legato proprio alla pizza a libretto, o portafoglio.
    A 12 anni, nel lungo viaggio di ritorno dal primo viaggio in Inghilterra, dopo un mese di fish&chips e improbabili budini, il treno si ferma a Napoli Centrale. Sale un venditore, con un grande cestino di vimini, pieno di pizze ripiegate, accatastate l’una sull’altra, profumate e ancora tiepide. Ne prendo due, e in un attimo sono già finite, divorate quasi a occhi chiusi.
    Da allora ho molto mangiato in case e trattorie, bujaccari e locali con lampadari di cristallo, in Italia e all’estero. Ma quella sensazione non l’ho mai più provata. Nè, temo, mai più la proverò.

  16. E’ inutile dirvi che mi è piaciuto moltissimo.Piano piano stiamo ritornando
    all’atmosfera della Dissapore più bella.Tante Voci Diverse unite da una grande passione e anche,lasciatemelo dire, da simpatia e rispetto.
    Molte voci conosciute mancano e spero che siano molte quelle nuove che vorranno aggiungersi alle nostre.
    Antonio Scuteri anche oggi ci ha dato un pò della sua anima.
    Un saluto a tutti

  17. Tsk. Panini a 15 euro. solite snobberie. La cosa che meno digerisco del gastrofighettismo,lungi da ogni forma di puritanesimo, è talvolta quell’incoerenza tra la modaiola recherche dei sapori semplici e vetusti di cui la nostra penisola è piena e la smania di raggiungere il feticcio cibo luxury-symbol. che senso ha chiamare Street Food una roba che ti costa esattamente quanto una pizza e birrona al tavolo, magari con caffè? Non so voi, ma io , intestando un articolo al cibo da strada, darei priorità a tutte quelle realtà decisamente meno di nicchia e fighette, ma che incarnano il vero senso del termine, non reinterpretazioni surrealiste [come tali, non per tutti]. penso alla sicilia, al calzone napoletano, alle focacce del barese, ai rustici di Lecce, alla porchetta del centro italia, a tutti i veri e secolari protagonisti della sbafata in strada all’italiana……insomma, di ciccia ce ne sarebbe, molto meno lounge, molto più cheap. [visto che fanno figo i termini esterofili,contro la mia volontà, li uso]

  18. Ciao a tutti !
    Noi siamo cosi pazzi dello street food che ne abbiamo fatto un blog ! Proviamo a recensire i posti piu buoni di Roma e devo dire che Tricolore ne fa parte, ovviamente come eccezione ed eccellenza del cibo da strada! Secondo noi Tricolore è una esperienza gastronomica ispirata allo street food che un buon gustaio non dovrebbe farsi mancare. Ponciani e Pulcinella

  19. C’è cortesemente qualcuno in grado di spiegarmi come è possibile che ogni Chefstellato/ristoratore/hamburgheria/gastrocuoco ecc ecc usa la fassona piemontese? Io vivo in piemonte e non ho mai visto una mucca al pascolo, come in svizzera, o indicazione di allevamenti di questa pregiata razza. O mi volete dire che tanta bontà e rarità viene allevata al chiuso in modo intensivo? Ho paura che ormai sia diventata un po’ come il pachino e la cipolla di Tropea che tutto ha tranno che benire da Pachino e da Tropea…..

  20. maddai! la piada è streetfood, non le gastronzate che dite! e se volete farvi di piada la meglio è in viale Gramsci (quasi di fronte al desbains) a Riccione. Chiedere del piadinaro o fermarsi dove si vede fila lunga.

  21. Decanter del 19 maggio 2012:
    Fede e Tinto chiedono a Massimo Bottura (3 stelle michelin) la sua ultimissima ricetta, e, testuali parole del tristellato, udite, udite…
    L’evoluzione dei pascoli, delle mucche, delle bianche modenesi, che è praticamente un piatto a base di erba tagliata, in realtà sono asparagi, zucchine, tutto ciò che è il mercato in questo momento, il mercato verde, la clorofilla, quindi tutte queste verdure, erbe aromatiche, che sono proprio le erbe spontanee dei campi, tipo timo, menta, rucola, che vengono lavorate in modo diverso. Poi, quindi, è praticamente la trasmissione di ciò che la mucca mangia, no. Quindi la qualità dell’alimentazione della mucca al pascolo. E poi viene miscelata con diverse sfumature di acido, di dolce, eccetera. E poi c’è questa cremosità dentro nascosta, perchè è tutto un monocromo verde, sembra proprio un campo verde. C’è questa cremosità che è data dal caglio del parmigiano della mattina. Quindi il latte che ti restituisce la mucca, quindi il latte di altissima qualità che viene cagliato, ma non diventa ancora parmigiano, quindi viene estratto nel momento in cui si formano tutti questi… questa grana (ma non era parmigiano?) e viene tutto frullato, passato al setaccio e diventa questa cremosa crema leggermente acidula, buonissima che ricorda un pò lo yogurt, che viene inserita per ricordare ciò che la mucca mangia, ciò che la mucca è, la qualità del latte che ti restituisce nel momento in cui tu riesci a guardare le cose con una visione diversa, a pescare dentro la tua memoria, analizzare il passato con una chiave critica. Tu prendi dopo il meglio del passato e lo porti nel futuro. Quindi riesci attraverso dei piccoli dettagli, delle piccole sfumature a trasmettere quel tipo di emozione, tipo una masticazione di una crosta di parmigiano, e quindi ti porta bambino.
    Fede e Tinto estasiati, il mondo stupito, noi addormentati da queste eresie, Buttura che si arricchisce, Tricolore Monti che ci, anzi fa pagare a chi ci va un panino 15 € con una leccatina di acqua e sugo, come la Trapizzina che è solo acqua e sugo.

    Commento moderato dallo staff di Dissapore.

    Ma non arriveranno mai alle altissime vette di Massimo Bottura, che ci fa diventare ruminanti, e chissà a quali prezzi

  22. Ciao a tutti !
    Noi siamo cosi pazzi dello street food che ne abbiamo fatto un blog ! Proviamo a recensire i posti piu buoni di Roma e devo dire che Tricolore ne fa parte, ovviamente come eccezione ed eccellenza del cibo da strada! Secondo noi Tricolore è una esperienza gastronomica ispirata allo street food che un buon gustaio non dovrebbe farsi mancare.
    Ponciani e Pulcinella

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