Su Gennaro Esposito la teoria del Viaggiatore Gourmet è degna di un soprammobile riproduttivo leghista
Il blog Viaggiatore Gourmet ha stroncato la Torre del Saracino perché ha annusato il quarto d’ora di celebrità? Oppure criticando il cuoco Gennaro Esposito, i cui piatti piacioni (leggi: molto “italiani”) non sarebbero iscrivibili al campionato della GRANDE CUCINA per lacune di eleganza e originalità, ha—magari inconsapevolmente—pescato il jolly? Ne abbiamo parlato, e (quasi) un centinaio di commenti dopo non sappiamo deciderci. Si legge nella stroncatura del Viaggiatore Gourmet: “Se da gourmet padano con il palato annoiato faccio 1.000 km. per andare a Vico Equense non voglio trovare un altro Carlo Cracco ma i paccheri con ragù napoletano migliori del mondo”. Nei commenti, qualcuno ha trovato la teoria degna di un soprammobile riproduttivo leghista. Sotto la linea gotica, i gourmet non vanno alla Torre del Saracino per i paccheri al ragù, e nemmeno “per vedere Gennaro Esposito che balla la tarantella”, è stato spiegato, così come trovandosi in Padania, non vanno da Cracco “per mangiare una cotoletta”. Qualcun altro, velenoso, ha scritto che alla Torre del Saracino non è possibile comprare le “famose card” di Viaggiatore Gourmet, forse è questo il motivo della stroncatura. Abbiamo chiesto a Claudio Sacco di illuminarci, ha risposto con un video. Guardatelo e diteci cosa pensate.









Non entro nel merito dei giudizi di Claudio Sacco o di chi per lui (giudizio che in ogni caso rispetto anche se non condivido), ma sottolineo l’oggettiva contraddizione fra quanto è scritto nella recensione e quanto è detto nell’intervista: dai punteggi ai singoli piatti della recensione (molti fra 13,5 e 14,5) emerge una valutazione medio-bassa sui piatti (e quindi sui prodotti, sulla tecnica, sui sapori ecc…) in quanto tali e non un dissenso circa l’identità dei piatti (“cerco paccheri e non li trovo”). Anche su questo punto si potrebbe discutere (io di “identità espositiana” ne trovo eccome, in quei piatti, e non solo territoriale ma anche stilistica), però qui ragiono sul metodo, sui criteri, sui presupposti di certa critica e non sui giudizi…
tante belle parole ma il motivo vero non lo dice.
al caro vg brucia da matti il non esser stato invitato
alla festa.
Eccolo il difensore del trio di Vico Equense è tornato…
‘o’rrau’
‘o’rrau’ ca me piace a me m’o ffaceva sulo mamma’
a che m’aggio spusato a te ne parlammo pe’ ne parla’
io nun songo difficultuso ma luva’mmel’ a miezo st’uso.
si, va buono cumme vuo’ tu mo’ce avessem appiceca’
tu che dice chest’e’ rrau e io m’o’ magno pe’ m’o’
mangia’.
m”a faja dicere una parola……..
…..chesta e’ carne c”a pummarola.
tanto per capirci i migliori paccheri col ragu’
li potete mangiare a casa della mamma di e. de filippo…….
Scusatemi ma se proprio dobbiamo essere precisi direi e zit co ‘rrau e non i paccheri. Ma in padania conoscono solo quest’ultimi che in effetti sono più trendy…
Guarda caso il sig. Vizzari difende Gennarino… Chissà gli Iaccarino
Non condivido una sola parola dell’intevista di Claudio Sacco.
1) Non capisco perchè da Gennaro le aspettative sarebbero “i paccheri al ragù” e da altri, Cracco, Scabin, cucina internazionale. Per quale principio?
2) Entrando proprio nel merito, non esiste cucina più legata al territorio di quella di Gennaro Esposito. Leggere il menù, prego.
Questa replica conferma l’impostazione ideologica del gruppo VG che scende sotto la linea gotica: deve essere tutto “molto pittoresco” come diceva la signora americana interpretata da Enrico Montesano!!
VG è chiaramente un’iniziativa per gente della padania visti i ristoranti recensiti, quindi sull’impostazione nn mi scandalizzerei nemmeno tanto.
Del resto dopo aver visto Iannone con la cernia a Striscia, non hanno nemmeno tutti i torti!!
Mi sfugge qualcosa, il recensore ha scritto che Gennarino ha avuto la performance di un “monostellato che fa il compitino” e vuggi’ invece ci dice che e’ un ristorante da due-tre stelle. Mettersi d’accordo no??
Perfavore, qualcuno regali a Gennarino una maschera di pulcinella e un mandolino, cosi’ non si puo’ andare avanti.
Ma poi, cosa vuol dire “sintonizzare il territorio”? Il menu di Gennarino non sintonizza il territorio? Secondo me sono solo chiacchere per farsi pubblicita’.
Mucca, ritorna tra noi.
Tra parentesi, io ricordo una stroncatura pazzesca a Massimo Bottura scritta dallo stesso recensore di Gennarino Esposito, gliene disse di tutti i colori e lo fece passare per l’apprendista stregone, la questione venne risolta solamente da una cena riparatrice di Bottura in una saletta privata in cui lo chef modenese ebbe cura di spiegare i piatti e coccolare Sacco.
Stranamente la stroncatura a Bottura, ben visibile due mesi fa, adesso sul sito non c’e’ piu’.
Magari Gennarino dovrebbe organizzare una cenetta con vuggi’ per sintonizzarlo col territorio?
prima che mi facciate passare per delirante, questa era la recensione che c’era nel sito di vuggi’ fino a qualche tempo fa:
http://itadakimasudema.blogspot.com/2005/12/recensione-osteria-francescana.html
stesso recensore di Esposito.
Grande Antonio, chissa che direbbe Viggiù a chi chiedesse spiegazioni di fronte a questa retromarcia?
per quanto riuguarda i paccheri,io ho mangiato al bulli,
da roca, carmen ruscalleda, santi santamaria, sanchez romera etc
ma paella e zarzuela non li ho mai visti.
bisogna anche dire che il buon vg non esce molto dai confini
padani.mi pare che oltre lugano e mentone non sia arrivato.
la titolazione del post e’ sbagliata, caro bernardi.
dovrebbe suonare cosi:
SU VIAGGIATORE GOURMET LA TEORIA DI GENNARO ESPOSITO E’: GLIELA FACCIO PAGARE O NO LA PUBBLICITA’ CHE SI FA PARLANDO(MALE) DI ME?
Vista la confusione del Sacco, al posto di Bolasco io me gratterei…
Seriamente, hanno dato a Esposito un punteggio medio da 14,5, roba che in confronto il buon Barbaresi diventa un esaltatore della Torre del Saracino. Credo che almeno una cinquantina di ristoranti recensiti da VG abbiano voti migliori e questo solo in zona ‘padana’. Sostanzialmente, si sta dicendo che Gennarino non è neanche tra i primi 100 cuochi italiani, mi pare fortina come cosa…
penso che certi blogger dovrebbero essere molto, molto più umili. nell’alta cucina ci sono pochissimi bluff, è gente che sgobba da mane a sera e magari un giorno può avere anche la luna storta. è un suo diritto. e poi resta sempre il sospetto che i blogger stronchino chi non li considera abbastanza. questo lo dico in generale perché non li conosco di persona. comunque a me questa comunicazione non interessa affatto. stronco qui, stronco lì. preferisco chi mi dà dei contenuti.
Purtroppo per loro, i ristoratori non hanno il diritto di avere la luna storta, o se ce l’hanno di certo non deve essere il cliente a farne le spese… tantomeno il cliente occasionale. Eeehh, dura la vita del ristoratore…
Per la verità non ce l’ho nemmeno io, e non ce l’ha nessuno che offre un servizio di relazione con il pubblico verso il pagamento di una (giusta) mercede…
PS.: meglio: la luna storta la puoi anche avere, ma è quello che fornisci che può solo essere “diritto”.
ma quale luna storta, il piu’ lavora dai 4 ai 5 giorni alla
settimana per lo piu’ fa un solo servizio serale, molte
volte non sono nemmeno in cucina a spadellare perche’
preferiscono fare gli attori nelle varie tv.
si sentono delle star e non sanno piu’ ne’ dissossare
un pezzo di carne ne’ sfilettare un pesce oramai siamo
abituati a mangiare i quadratini della selecta tutti uguali.
ditemi quanti cuochi conoscete che la mattina alle sei
sono nei vari mercati ad approvvigionarsi delle materie
prime.
parecchi…, e anche tra quelli che -e questo anche io non lo amo anche se posso comprenderlo- eccedono un poco nel presenzialismo mediatico.
Ecco con parole leggermente diverse sono cose che ho provato a spiegare un sacco di volte e…mi rimbalza sempre indietro!
))
A questo punto sospetto che sia un punto di vista femminile che gli uomini gourmet – magari non proprio tutti, ma quasi – non riescono a capire!
d’accordo per l’umiltà, che non va confusa con la convinzione delle proprie idee che a sua volta non va confusa con la coerenza a tutti i costi, che spesso è una difesa stolida di un punto di vista fisso nel tempo in un mondo che invece è dinamico.
per nulla d’accordo per la luna storta, ma non vale solo per i cuochi…
e pensare che sono un uomo di genere maschile, gurmè non so. ma non è che non capisco, è che proprio dissento anche dopo aver capito
E’ che a me suona tanto così: io pago, quindi voi siete i miei schiavetti. Non mi interessa nulla di voi, non avete diritto di far andare storto neanche uno spillo rispetto alle mie aspettative; perché io che ho viistato tanti ristoranti so come devono andare le cose. Se esco deluso sarà esclusivamente colpa vostra quindi avrò diritto di godermi la rivalsa raccontando a tutto il mondo che non mi avete soddisfatto e facendo cadere su di voi la mannaia del mio giudizio negativo (che non lo dico ma lo penso, ha valore pressoché assoluto).
Mi ricorda troppo l’atteggiamento di molti clienti con cui mi tocca a che fare per lavoro: gli risolvi il problema, fai il possibile per essere pure gentile ma loro comunque sono scazzati e si lamentano.
Oppure i miei amici che vanno ai concerti – serata fantastica – ma loro si lamentano sempre di qualcosa.
Non significa che si debba accettare tutto – figuriamoci!
Ma solo che secondo me alcune persone non si pongono mai il dubbio che quello che non va non sia quello che fanno gli altri, ma il loro stesso umore o la loro percezione delle cose. E invece dovrebbero farlo – prima di fare a pezzi qualcuno. Tutto qui.
chissa perche’ quando mangio da Cesare Giaccone esco sempre
soddisfatto, forse perche’ dedica piu’ tempo alla ricerca
delle materie prime preferendo piu’ le padelle ai microfoni
ed alle varie stelle e forchette.
> gumbo chicken: è proprio l’opposto del mio sentire. proprio l’opposto a 180° esatti
Spiegone: se per una volta dico che non sono rimasto contento in preda alla più candida delle delusioni mi sento dire è che ho il palato d’amianto, che c’è stata l’invasione delle cavallette [cit.] et coetera. Mai che venga il dubbio (ecco i 180°) che ci stato effettivamente motivo di NON essere contento.
Solo in una modestissima cucina d’ordinanza di fronte al piatto (indecente) rimandato indietro pieno ne ho visto arrivare un altro, senza nessuna prosopopea, con un commento a bassa voce: ecco, signore, dalla cucina. ci dispiace se quall’altro non le è piaciuto, ma sa, stasera è così pieno che qualcosa a volte scappa. il piatto, ovviamente, non era nel conto. Il giudizio sulla cucina è rimasto modesto, quello sul ristoratore no. E guarda, anche se sono un gurmè di genere maschile, credo di sapere qual è la differenza…
Anche di fronte ad una performance mediocre ci deve sempre e comunque essere il rispetto del lavoro altrui, ricordandosi che il giudizio vale sempre meno dell’opera… però la performance sempre mediocre resta
Fatemi capire: c’è un buon numero di ristoranti in cui sono stata – stellati, altri non stellati ma ben considerati dalle guide, altri acclamati da recensori entusiasti più o meno noti – che a me non sono piaciuti un granché. A volte il servizio era attentissimo e premuroso, la cucina curata ma (per me) insignificante. Altre volte i piatti erano buonissimi, ma i camerieri imbranati e facevano un po’ casino. Altre volte l’ambiente e il tono generale pretenzioso ma carente di gusto (in tutti i sensi). In tutti i casi ho avuto l’impressione di aver speso troppo per quel che avevo ottenuto. Esperienza complessivamente mediocre, insomma.
Però non ho avuto l’impressione di essere fregata, né ho dedotto che tutti quelli che ne avevano parlato bene fossero prezzolati. Si sono impegnati, hanno qualità che riconosco più come cuoco e meno come ristoratore o viceversa…solo che più di tanto non girava…c’era qualcosa che stonava con me. Avrei dovuto stroncarli? Che mi hanno fatto, poveretti? A me non viene naturale scriverne peste e corna. Non li nomino e basta.
In altri casi ci sono locali in cui avevo aspettative molto alte e anche se tutto è andato fondamentalmente bene mi è rimasta l’impressione che mancasse quel qualcosa in più di cui tanti parlavano. Una di quelle cene che, descritta sul web, avrebbe ottenuto dagli entusiasti il commento “evidentemente, serata storta” dai detrattori “oh finalmente qualcuno si accorge e/o ha il coraggio di dire che è sopravvalutato”. E i lettori casuali chissà cosa avrebbero concluso. Quindi, meglio evitare di raccontare e aspettare l’occasione di una seconda prova che potrebbe essere migliore – quindi perché infierire? Se non per il gusto di criticare o di far conoscere a tutti la nostra opinione, intendo?
specifico: per chiarire: mi riferivo a ciò che ha scritto la Meldolesi.
…il problema di fondo mi pare stia nel saper distinguere l’errore o l’imperfezione o l’incidente – contingenti, e dai quali nessuno ma proprio nessuno può mai ritenersi esente – dagli strafalcioni di grammatica e di sintassi gastronomica, nei quali possono incorrere i cuochi meno dotati. E (anche) questa capacità di “leggere” e discernere non è un discrimine fra professionisti e hobbisti, della cucina come della critica?
da hobbista furibondo, nel “giudicare” un piatto tengo ben presente quello che dicono i professionisti. ed uso moltissimo le mie esperienze passate il che vuol dire avere un palato allenato e molto. se poi veramente mi trovo di fronte ad un caso eclatante di contraddizione , cerco umilmente di capire dove sta il problema, se nel cuoco (magari in quel giorno non felice), nel critico o nell’incapacità del sottoscritto. al relais blu in costiera sorrentina, qualche giorno fa, una ricciola per me paradisiaca è stata bocciata clamorosamente da un hobbista e da un critico supercompetente. mi sono ritirato in buon ordine, pensando umilmente di aver preso un grosso abbaglio. ma non sono cosi’ sicuro… insomma qualche volta è veramente difficile….
Ragazzi, io sto con Vuggì tutta la vita.
Vuggì è un genio, un grande, un maestro!!
Vuggì è un esperto enologo? Macchè?!
Vuggì sta nel settore gastronomico da una vita?! Ma va là!
Vuggì allora ha frequentato i contadini per saper distinguere il prodotto genuino da quello industriale? Si, come no?!
AhauAHAUhAuaHuAaUHAUhaUHAuAHUAH
Mamma mia.. che spasso!
Grande Vuggì, prendili tutti per il culo, tanto sti boccaloni cascano tutti come pere (non OGM sia chiaro)!
AhuAhauhAuAHUAHaUhAuhauAHAUHAUHAHUAHU!
ma questo e’ uscito dall’uovo di Parisi o dall’ovetto
kinder?
Io uscirò pure dall’uovo kinder, ma stai sicuro che non prendo certo sul serio le recensioni da uno che di mestiere fa il consulente informatico e che con l’enogastronomia c’entra come la marmellata sulla pastasciutta.
Maestro Veronelli, proteggici tu!
stai sfondando una porta aperta, e’ una settimana che
dico che vg mangiava il fattoria all’autogrill fino a
quattro anni fa.
se deduco che axel 70 il 70 sta per la tua data di nascita,
posso dirti che sei troppo giovane per parlare di Veronelli.
Scusa Gianni ma sul fatto dell’età non ti seguo.
Manfredi non dovrebbe parlare dell’antico Egitto in quanto non è coscritto di Tutankamon?
La differenza di età con Coco Chanel non ha impedito ad Alfonso Signorini di scriverne la biografia.
Con quella preghiera ho solo voluto sottolineare il fatto che oggi basta saper fare un bel sito e delle belle foto per farsi passare come gran visir della critica enogastronomica.
Ed avere dietro un nutrito seguito di boccaloni.
Spiegala tu, qual è l’età giusta per parlare di qualsiasi cosa.
la marmellata sulla pastasciutta e’ un ‘abbinamento creativo’, sono sicuro che a vuggi’ piacerebbe, specie se gli fosse offerto
La cosa che mi fa rimanere sconcertato è che in questo settore viene dato credito a tutti.
Rispondetemi a questa domanda: com’e’ possibile che un perfetto sconosciuto, senza arte ne parte nel settore enogastronomico, diventi così importante tanto da indire un premio a cui partecipa gente del calibro di Massimiliano Alajmo?
Visto che arrivano le vacanze consiglio un bel holiday-job, in un ristorante meritevole, a tutti i gastrocommentatori che ne sanno di questo mondo, ma “conoscere” il campo è un’altra cosa.
Invece io vorrei proprio sapere dal team Vuggì:
dato che se vado a Vico Equense dovrei aspettarmi i paccheri con il ragù, dovrei coerentemente essere delusa se non mi arriva la cotoletta da Cracco, le acciughe al verde da Scabin, i tortellini in brodo da Bottura. Giusto? E se no, perché no?
A questo punto vorrei che qualcuno mi rispondesse a questa domanda.
Ma chi è Viggiù per essere considerato una voce autorevole nel panorama della critica enogastronomica?
Un ex produttore di vini? No!
Un ex gestore di ristoranti? No!
Un ex operatore agroalimentare? No!
Un ex allevatore? No!
Uno scrittore? No!
Un semplice amante dei ristoranti di qualità, come lo siamo tutti qua dentro, che ha avuto l’ottima idea di fotografare il menù e di pubblicarlo su di un blog molto curato? Si!
Tu che poni tante domande che referenze hai per parlare di enogastronomia per esempio? La stessa domanda la pongo a tutti, perché credo che nessuno abbia conseguito una laurea in materia e possa erigersi a professore.
Nel precedente post riguardante Vuggì vs Gennaro avevo manifestato un certo disagio per il tono della recensione, che appariva per la verità, abbastanza irridente.
Oggi Claudio Sacco pone al centro della questione i paccheri col ragù: evvia, facciamo a prenderci per il naso?
Uno come Sacco pretenderebbe da Esposito, che volenti o nolenti è ai vertici della cucina italiana contemporanea, un bel piatto di pasta? Paccheri, poi!
Sembra il film la Grande Guerra in cui tutti i sodati al fronte si appellavano secondo i piatti pricipali delle rispettive terre d’origine: a polenta! deh o risiebisi! Senti un po’ pummarola! Fino al kartoffen rivolto ai tedeschi…
Sembra tornare indietro al servizio militare negli anni cinquanta, quando i giovani, per la prima volta uscivano dagli angusti confini del paesello.
Siccome però Vuggì o chi per lui, credo sia uomo del suo tempo, mi chiedo perchè una simil provocazione, un riferimento così riduttivo che lo avvicina agli striscianti o al Pres del Cons con Emiliofede quando storpiano o fanno finta di non ricordare il nome di una persona da irridere.
No, c’è dell’altro: e non attiene alle capacità critiche, alle lune storte o al sacrosanto dovere del rispetto verso il lavoro degli altri.
Temo sia un atteggiamento figlio della necessità di esserci, di apparire, di spaiare le carte sul tavolo: una necessità che colpisce molti, tanti nella rete, me compreso che scrivo queste cose. Cito di nuovo Bergonzoni per il quale è meglio succedere, accadere, piuttosto che avere successo, è meglio avvenire piuttosto che lottare per essere avvenente.
Tanti, troppi corrono per aver successo, possibilmente con avvenenza, senza sapere che ha veramente il potere solo colui che fa succedere le cose: le stesse cose intorno alle quali molti di noi,e io stesso, abbagliati, gironzoliamo, blateriamo e litighiamo, avvitandoci in un pericoloso senso di stallo.
Premessa: Sacco è bravissimo. È riuscito, partendo letteralmente da zero, a inventarsi un lavoro e a farsi spazio nel settore enogastronomico. E su questo riesce a guadagnarci un bel po’ di soldini. Buon per lui. Solo che il suo lavoro non c’entra nulla – per definizione – con la critica gastronomica: questo dovrebbe essere assolutamente ovvio, mentre invece vedo che così non è. E la cosa la dice lunga sullo stato della critica gastronomica in Italia, intendo quella vera.
Che Paese ridicolo, in tutto e per tutto.
Poveri noi, altro che codice etico per le guide…
Ripongo la domanda che avevo posto già diverse volte, visto che Barbaresi sembra bene informato. Come guadagna VG? Di sicuro non sono le pubblicità sul sito a farlo vivere, perché andare in certi ristoranti e alberghi tutti i giorni (e magari più di una persona) significa spendere migliaia di euro al mese (senza considerare i collaboratori, tutti a gratis?). Non mi dite che è la Card, perché funziona solo con ristoranti del nord e francamente a parte quei 30-40 che vanno alle loro riunioni non so chi la può avere.
Di cartaceo (mi sembra che un anno fa si parlò di una guida) non mi pare che ci sia nulla. Ergo? Come guadagna? Alcuni articoli e servizi pubblicati sono a pagamento?
Spero che i diretti interessati non lo prendano come un attacco, è solo curiosità, che peraltro magari potrebbe servirmi nel mio lavoro. Ecco, un’indagine di Bernardi a proposito sarebbe molto intrigante…
VG è un genio. In pochissimi anni viene conteso da chef, pure tristellati, dai vari guru della critica e dai gourmet più famosi.
Detto questo, trovo che non vi sia corrispondenza tra quanto detto in questa intervista (Gennarino allo stesso livello di altri bistellati) e la media voti del reportage in questione.
Pensare che Barbaresi venne preso di mira per un “15″ se non ricordo male
Se ti riferisci a Esposito, era un 16. Ma i voti in questo contesto non contano nulla. Tra l’altro dal video di VG si direbbe non solo che Sacco alla Torre del Saracino non abbia mai messo piede, ma che non abbia neppure letto lo scritto del suo collaboratore. Se c’è una cosa che proprio non si può contestare a Esposito, infatti, è l’aderenza della sua cucina al territorio.
Ma anche questo, in effetti, conta poco (e sorprende ancora meno). Conta di più, invece, che le opinioni di VG siano tenute in questa considerazione. Che Dissapore faccia un post su un suo giudizio. E che il direttore delle guide de l’espresso sia il primo a intervenire, parlando dei “presupposti di certa critica” (critica? quale critica?).
In effetti la situazione è grave, ma non è seria.
Tento, caro Barbaresi, di spiegarle perchè “mi sono abbassato” a controbattere a VG. Inguaribile liberal (sottolineo: senza “e” finale) quale io sono, se un signore si atteggia a “critico” e/o svolge un lavoro da “critico” (come VG sul web, come lei con la sua Guida, come tanti altri), io comunque quel signore lo rispetto, lo prendo sul serio, perchè non ritengo di aver titolo per chiedergli le credenziali nè per distribuire patenti. E quindi “mi degno” di interloquire con lui. Salvo poi, quando ne abbia fondati motivi, decidere se considerarlo fonte attendibile, oppure un “critico” in cerca di visibilità, oppure un fesso, oppure addirittura un bidonista…
Comunque, la situazione non è affatto grave: semplicemente il web porta alla luce – beneficamente – tante cose (e tanti uomini, piccoli e grandi) che prima non si sentivano e non si vedevano.
Quindi, calma, ragazzi, calma, c’è spazio per le idee di tutti, anche per quelle degli informatici in libera uscita e dei “critici-voglio-ma-non-posso” . Basta non dar loro retta.
Naturalmente non si tratta di chiedere credenziali o di distribuire patenti (chi dovrebbe farlo, poi, e a che titolo?). Così come non si tratta di “abbassarsi” e “degnarsi” (le virgolette non sono mie), o meno, a interloquire con chicchessia.
Il punto è un altro: il cosiddetto “critico”, molto semplicemente, non dovrebbe fare affari con l’oggetto della sua critica. Se invece non solo li fa, ma la sua attività principale consiste precisamente in questo, non dovrebbe essere considerato tale. E certo non perché qualcuno non gli dà la “patente”, ma perché è lui a rifiutarla a priori.
Non mi sembrano concetti così difficili da capire. Arriverei a dire che dovrebbero essere addirittura scontati, nella loro assoluta banalità. Ma forse io vengo da Marte e, quindi, non faccio testo. Perciò perdonatemi: tolgo il disturbo.
Ecco, appunto, che Barbaresi dà, anzi nega, la patente di “critico” a VG, perchè fa “affari con l’oggetto della sua critica”: finalmente sonoo d’accordo con Barbaresi, siamo almeno due i marziani.
A questo punto, però, Barbaresi sia conseguente con il suo assunto e dica se rischianoo la patente, oltre al povero VG, anche Luigi Cremona, Paolo Marchi, Davide Paolini, la banda Papillon, il Gambero Rosso…insomma tutti coloro che “criticano” e – in vario modo e attraverso diverse manifestazioni promosse direttamente o per interposta persona o società – “fanno affari con l’oggetto della loro critica”.
Lo dico a Barbaresi, lo dico a Dissapore, lo dico a coloro che scrivono e leggono qui e altrove: è un nodo di fondo da sciogliere per la critica italiana, prima ancora di discutere di competenze, voti e giudizi.
Mi spiace insistere, ma non è mio compito distribuire patenti. Quanto all’importanza del “nodo di fondo” citato, credo di essere l’ultima persona al mondo a dover essere convinta. Quando, qualche settimana fa, Dissapore ha discusso l’opportunità d’introdurre un “codice etico” per le guide mi sono permesso d’illustrare il mio. È composto da 7 punti, ma quelli imprescindibili sono i primi 4: 1) niente organizzazioni di eventi di carattere enogastronomico; 2) nessun tipo di rapporto con aziende di prodotti enogastronomici; 3) nessun tipo di rapporto con i proprietari e il personale dei ristoranti (fatte salve le regole della buona educazione, qualora il rapporto dovesse nascere per cause esterne e non riconducibili alla volontà del critico); 4) visite anonime, almeno dove possibile (ma l’anonimato dev’essere la regola, non l’eccezione).
Per quanto mi riguarda mi sono sempre comportato così, quando fra il 2002 e il 2008 ho fatto il “critico” (definizione che personalmente detesto) per TuttoTurismo (adesso non c’è più TuttoTurismo e quindi sono un ex “critico”). Non solo: sono giunto al punto, per evitare alla radice i rapporti di cui sopra, di arrivare a una sorta di mimetizzazione assoluta, che mi ha portato a evitare con cura qualsiasi manifestazione gastronomica e, addirittura, qualsiasi conferenza stampa legata al settore. Tutto ciò non ha ovviamente contribuito alla mia visibilità (specie in un mondo, e non sto parlando solo di quello gastronomico, dove la cosa più importante è “essere presenti”) e, sotto il profilo professionale, mi ha senz’altro danneggiato. Ma la cosa non m’interessa e, se potessi tornare indietro, mi comporterei esattamente allo stesso modo. Per rispetto del lettore: l’unico soggetto che conta, quando fai il giornalista.
Barbaresi, la prego, questo e’ un blog, si commenta, si gioca e si scherza ma non prendiamoci troppo sul serio, Vizzari e’ libero di venire qui da semplice lettore e non da ‘direttore della guida etc etc’ e dire la sua.
Infatti, prima di criticare chi critica è essenziale criticare la critica
Ad esempio la critica di Vg non è ontologicamente critica in quanto il pacchero al pomodoro è una sua proiezione onirica non essendo ricetta napoletana tipica
Spaghetti al pomodoro, ziti al ragù, paccheri al cazzeggio
Molto interessante leggere tutti commenti, che sono il sale dei blog. Ammiro la capacità di Dissapore di far emergere una serie di atteggiamenti delle persone che navigano in questo mondo: è una vero territorio franco dove si incontrano personaggi di tutti i settori e quindi veramente democratico. Quello che emerso in maniera evidente da questo post è la capacità di essere distanti dal pubblico finale da parte di addetti al settore..mi sembra quasi di vedere la politica italiana!Pensiamo veramente che al pubblico finale interessi che ci si parli addosso?
Stavo cercando il commento in cui qualcuno parla di “soprammobile riproduttivo”, ma non l’ho trovato. Volevo solo chiedere a chi l’ha scritto che caspita vorrebbe dire “soprammobile riproduttivo”. Ha preso due parole qualsiasi dal vocabolario e le ha avvicinate?
Immagino voglia dire testa di “organo riproduttivo”
la prima volta che lessi quest’espressione fu nel compianto kelablu
[...] stop di seguitissimi blog». Piccolo il mondo, molti se lo domandano anche in Italia. E ieri, nel commento del direttore guide dell’Espresso, Enzo Vizzari, sulla capacità di distinguere tra la [...]
Che fico, anche Claudio Sacco è diventato famoso.
Bravo, 7+.
Signor Volpe,
… Sono tre anni che giro per stellati quotidianamente e quello che sono non lo devo certo alla recensione di Gennarino pubblicata la scorsa settimana…
Fissi i topi e semper alegher…
Vuggì.
‘azz, ci ho messo un po’ a capire con chi ce l’avessi, poi ho capito che hai sbagliato la traduzione del mio sito: Wolf è lupo, non volpe…
Beh, senti, già che ci siamo, ed in tutta sincerità: seguo le tue vicende fin dall’inizio, anche se non mi riconosci perché usavo uno pseudonimo. Penso di sapere abbastanza bene chi sei e da dove hai cominciato, cosa che tu non sai, invece, di me. Faccio parte di quelli che, all’inizio, ti hanno dileggiato anche perché per me è quasi innato ed amichevole farlo, lo faccio con me stesso, figurati con gli altri. Passato il primo periodo, però, ho iniziato ad apprezzare non tanto la tua competenza, che non valuto, quanto la tua operazione economica e la tua idea, in più di una occasione ed anche di fronte ad alcuni che scrivono ogni tanto qui. Bella idea, ben messa, ben venduta, non so con che ritorni economici ma, sicuramente, ti ha portato ad avere “spazio” ed una qualche considerazione nonostante tu, a tutti gli effetti, sia comunque un neofita rispetto ad altri che, pur “partendo” anche loro da un noto forum, hanno coltivato nel tempo la passione per l’Enogastronomia e la capacità di valutare un locale solo per il piacere di farlo.
Per questo, oggi vederti “famoso” mi fa in parte piacere e, per questo, mi sono permesso un “Bravo, 7+!” di Cochi e Renatiana memoria, che tendeva anche a sottolineare finemente il contesto del thread riferito al tuo malcelato nordismo nella situazione in particolare. Per far ciò, ho usato una citazione comica che è datata fine anni ‘70, quando forse l’Anagrafe dice che tu facevi altro, mentre qualcuno di noi andava già per i migliori ristoranti del paese, e non per questo si sentiva qualcuno, se non con la bella di turno…
Ah, infine, il plurale di topa è tope, non topi. Mi dispiace, in genere fisso quelle… o forse negli stellati li vedi spesso?
Semper alegher, sì, tranquillo…
Marco
Brauv.
Alegher in gamba.
Vuggì.
[...] i fenomeni si stanno a spaccare il capello in 4 solo sulle grandi questioni della vita, se Gennarino Esposito è valutato bene o meno, se Pierangelini ha fatto bene o no a chiudere, a far notare che il [...]
[...] Volevo che fosse un pranzo con cognizione di causa e così mi sono letta un pò di cose nostre e di altri. Ne vien fuori un ritratto luci e ombre: grandi entusiasmi e tristi delusioni. E così la [...]