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L’ultima cena dei condannati a morte

Henry Hargreaves, ultimo pasto, condannato a morte

Cosa sceglie un condannato a morte come ultimo pasto prima dell’esecuzione? Una domanda che a molti può sembrare bizzarra o addirittura non venire mai in mente, ma a porsela è stato il fotografo americano Henry Hargreaves che ha approfondito il tema con un progetto ispirato agli ultimi pasti di alcuni celebri condannati a morte americani.

Dalla grande abbuffata al digiuno, dall’oliva all’aragosta, l’artista di Brooklyn ha fatto una sua ricostruzione fotografica degli “special meal” consumati poche ore prima dell’esecuzione.

Ronnie Lee Gardner, 49 anni, Utah, furto, rapimento e omicidio di due persone. Ucciso da un plotone di esecuzione il 18 giugno 2010. Il suo ultimo pasto è stato aragosta, bistecca, torta di mele, gelato alla vaniglia. Tutto consumato davanti alla proiezione della trilogia de “Il signore degli anelli”. L’idea è quella di stimolare empatia con lo spettatore e mostrare il punto di vista dei detenuti. Sono 33 gli Stati nord-americani che consentono la pena di morte ed in alcuni di loro vi è la possibilità di far scegliere l’ultimo pasto.

“Ho cercato di vedere la loro personalità attraverso il loro ultimo pasto – ha detto il fotografo – voglio provocare e far pensare, non voglio dire se è giusto o sbagliato”.

La sua collezione di fotografie verrà esposta a settembre all’Herter Art Gallery dell’Università del Massachusetts, e il ricavato sarà devoluto in beneficenza.
[Repubblica.it]

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19 commenti a L’ultima cena dei condannati a morte

  1. Mi sembra una cosa un po’ macabra.
    A quanto un reportage sulle cene (penultime ..) nei reparti di oncologia ?
    Tornano ai detenuti, lo studio alimentare fa anche correlazioni con il reato commesso (per cui si arriva ad usufruire del pasto) ?
    L’assassino seriale la bistecca la prenderà al sangue o ben cotta ?

  2. steak & lobster, il pranzo che soddisfa l’ossessione usa per il “more”: un alimento “true”, “real” come il t-bone ma, per non soffrire la rinuncia che sta dietro ogni scelta, anche il pesce, e il pesce piu’ di lusso, poi apple pie, il tributo tradizionale ai legami familiari… l’imprinting alimentare da perfetto americano senza velleita’ culturali quando va al ristorante e non al fast food

    • E’ vero, ricordo una cena in Florida, tanti anni fa. Un main formato da mezza lobster e Sirloin steak (buonissimi entrambi) più contorni e dessert “all you can eat” il tutto a 20$ compresa anche una bella birra fresca.
      Se fossi condannato a morte chiederei un “menù degustazione” da 25 piatti di Redzepi, per la soddisfazione di scarventare i piatti contro il muro sghignazzando istericamente mentre lui guarda.
      Preferirei morire a stomaco vuoto che dopo una bella cena.

  3. È l’unica cosa che ancora non ci è stata chiesta da Dissapore.
    Ma forse sì .Formulata in altro modo.
    Perchè quelle domande un pò strane , surreali,piene di non sense,
    sono il pepe di questo Blog.

    •  Da un sito sui problemi carcerari :

      “La salute è strettamente legata all’alimentazione. Secondo il “Forum per il diritto della salute in carcere”, il costo del cibo per un detenuto è di 3,8 euro al giorno e comprende colazione, pranzo e cena. Il comune di Roma ne spende 4,5 per ciascun ospite dei canili. Senza cure efficaci, i 5.200 malati di epatite B e C, i 2.500 sieropositivi (quasi certamente sottostimati), e la recrudescenza della tubercolosi sono un pericolo per tutti.”

      Jade,ho sempre apprezzato la tua sensibilità,anche sociale.

      Perchè? Perchè al centro c’è il cibo. Le tematiche sociali vengono sfiorate.Ognuno
      poi ,alla fine,si fa un’idea ,anche se imprecisa, delle varie sensibilità che si esprimono nel dibattito.Per fortuna il ventaglio delle opinioni è abbastanza ampio.
      Ma ,per non essere OT, ed anche per non affrontare temi sensibili,credo che ognuno
      di noi si trattiene dall’esprimere Opinioni Più Profonde che riguardano tanti aspetti della vita sociale.
      Ecco perchè si frequentano altri blog più specializzati.

    • Per me non è meno importante.Anzi.
      Ho cercato di rispondere,con tutti i miei limiti,al Perchè? in un blog di cibo e cucina
      non si va oltre certi limiti nel dibattito.
      1)Mancanza di sensibilità in chi vi partecipa.(se ne fottono)
      2)O,certe volte,starsene fuori perchè il tema potrebbe inevitabilmente sfociare verso
      considerazioni politiche,per esempio.
      Il livello sociale e culturale di chi frequenta questo blog mi sembra medio-alto.
      In grado di affrontare qualsiasi argomento.
      1Ma la sensibilità verso certi temi è un’altra cosa.
      2 E la voglia di volerli affontare,pure.

      • jade, com’è che mi batti sempre sul tempo e soprattutto mi rubi le parole dalla tastiera ? sono assolutamente d’accordo con te. ci viene proposta una bella occasione di pensare, attraverso il pretesto del cibo, a qualcosa di (assolutamente) definitivo. io una volta ci ho pensato e non ho saputo darmi una risposta. mi sono bloccata pensando che sarebbe l’ultima volta che compio certi gesti, che porto il bicchiere alla bocca, che taglio una bistecca, che avvolgo degli spaghetti attorno ad una forchetta. il pensiero del mai più è agghiacciante.
        o si può parlare liberamente di tutti i modi strani in cui si copula (niente da dire eh) ma guai a parlare della morte perchè è ancora un tabù ? la pena di morte poi …

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