di | mar 15 dic 2009 ore 10:13
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america oggi

Hall of fame

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C’è un paese al mondo che possiede un quarto della ricchezza mondiale. È un paese che negli ultimi dieci anni ha speso tre trilioni di dollari in guerre e armamenti. Lo stesso paese che ha destinato pochi spiccioli alla FAO per sfamare i poveri. E’ il paese più obeso del mondo e allo stesso tempo quello in cui 36 milioni di poveri vivono grazie alle social card. Benvenuti nel nuovo incubo degli Stati Uniti d’America: la fame.Un popolo alla fame.
La crisi finanziaria esplosa nel 2008 si è nel frattempo allargata alle altre classi sociali. Ve lo ricordate, vero? Tutto è iniziato con il crollo della banca d’affari Lehman Brothers, travolta dai debiti e da sconcertanti operazioni finanziarie. L’immagine dei giovani broker licenziati che uscivano dalle banche con i cartoni pieno di effetti personali ha fatto il giro del mondo. A molti americani sembrava una castigo meritato. Solo dopo hanno scoperto che i giovanotti si erano giocati i loro risparmi, pensione compresa. Si è aperta una voragine che sta ancora avvicinando alla povertà persone abituate a vivere bene. La crisi, che non guarda in faccia a nessuno, ha costretto i nuovi poveri a usare i Food Stamp.

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Cosa sono i Food Stamp.
Nati intorno al 1940 per aiutare le famiglie povere, i Food Stamp somigliano alle nostre social card. Servono per comprare cibo e possono richiederli famiglie a basso reddito, disoccupati o ragazze madri. Considerati un timbro di povertà, qualcosa di cui vergognarsi, finora non sono stati molto usati. La svolta è avvenuta nell’Ottobre del 2008, quando il programma di aiuti statale ha cambiato il nome e, in parte, lo scopo. Oggi i Food Stamp rientrano in un programma di assistenza (SNAP) che vuole aiutare gli americani a nutrire meglio i propri figli. Sono carte di credito copme in Italia, ma utilizzabili solo nei negozi alimentari. A seconda dei componenti della famiglia e del reddito, il contributo può arrivare a 500 dollari mensili. Nel 2009 li hanno chiesti 36 milioni di americani, cioé il 12% della popolazione, in pratica un bambino su quattro si nutre grazie agli aiuti. È un numero enorme, eppure altri 15 milioni di americani che ne avrebbero diritto non li chiedono. A volte, riconoscere la propria povertà è una soglia psicologica invalicabile.

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Il dibattito, le critiche.
Anche se la legge sui Food Stamp è sostanzialmente bipartisan – è stata rinnovata da George Bush – non mancano le critiche. I repubblicani vorrebbero restringere l’accesso agli aiuti, colpevoli di incoraggiare la pigrizia dei senza lavoro. Ma la discussione più interessante è un’altra. Anche mangiare sano, ovvero più costoso, è un diritto dei poveri? In America nutrirsi bio è considerato un lusso riservato alla upper class, specie i ricchi democratici sensibili ai temi ambientali. Per il volgo c’è il junk-food a buon prezzo, vedi hamburger venduti a un dollaro in molti fast-food. Se verdure, pasta, e ogni cosa ricordi la dieta mediterranea sono roba per ricchi, è anche perché agli americani la carne costa meno. Di conseguenza, la domanda cruciale, quella che contiene in sè tutte le contraddizioni americane, diventa questa. Se i poveri possono nutrirsi (di cibo-spazzatura) con poco, perché costringerli a spendere di più per mangiare sano?

Gli aiuti ai paesi poveri.
Il paradosso di oggi è che un padre di famiglia in difficoltà spende denaro per aiutare altri popoli o, peggio, per combatterli. L’America è una nazione che ha 12.000 miliardi di debiti ma continua a comportarsi come se navigasse nell’oro. Nelle guerre in Afghanistan e Iraq ha speso e spenderà solo in pensioni di guerra l’iperbolica cifra di tre trilioni di dollari. Tanto per darvi un’idea di quanti soldi siano, pensate che un trilione equivale a un milione di bilioni, cioè un milione alla terza (in cifre 1.000.000.000.000.000.000). I soldi promessi alla FAO (20 miliardi di dollari) in confronto sembrano spiccioli.

Quando lo stato scompare.
Spiegare comportamenti così contraddittori non è facile, ma qualche ipotesi possiamo farla. I Food stamp, come tutti gli aiuti statali, sono sovvenzioni a doppio senso di marcia. Aiutano i poveri ma anche le industrie proteggendole dai cali di fatturato. Questo spiega in parte perchè molti politici e giornalisti americani si oppongono alla spesa bio fatta con i Food stamp, una scelta che non porta soldi nelle casse delle multinazionali. Allo stesso modo, i soldi spesi in guerra arricchiscono petrolieri e industria delle armi. Gli spiccioli che restano andranno a sfamare i popoli africani e le aziende che con la FAO commerciano abitualmente, così il cerchio si chiude. È quello che gli esperti chiamano “il business dei disastri”.

Che fine ha fatto la politica?
Il concetto di Stato non esiste più. Il potere economico si è impadronito della politica e i soldi comprano anche le ideologie. La guerra e la crisi sono un business che rende e va sfruttato, gestito economicamente. Dietro le apparenti contraddizioni di un popolo si nascondono affari e decisioni prese in un consiglio di amministrazione sovranazionale, con le casse in un paradiso fiscale e la sede chissà dove. La politica ci mette la faccia, noi i nostri voti.

(Immagini: New York Times)

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14 commenti a Hall of fame

  1. avatar gianluca

    complimenti, bellissimo articolo, soprattutto il paragrafo finale “che fine ha fatto la politica?”.
    concordo su tutto.

  2. avatar Marco

    Bellissimo,

    viene da chiedersi se anche in questo, come per altre cose, gli USA stanno solo anticipato quello che succederà anche da noi che stiamo adottando un simile modello economico. In effetti non è difficile vedere già oggi che la confusione che appositamente si crea tra economia e politica stà soffocando la prima.

  3. avatar alfredo

    Sicuramente Obama, e le multinazionzli non lasceranno che il più sviluppato paese del Mondo vada male, come è successo all’impero sovietico.
    Gli Stati Uniti d’America non sono una dittatura.

  4. avatar Enrico Marsili

    Grazie del post e speriamo che non succeda anche in Italia.
    Da studente negli USA ho beneficiato della food bank, per il pane e la carne. Quando ci vedevano con mia moglie (messicana) e il bambino piccolo, ci chiedevano spesso se volevamo pagare in food stamp.
    Quella fame che prima era solo dei clandestini e degli irregolari si sta estendendo all`americano blue-collar e finanche white collar, per intenderci, quelli che votano repubblicano, hanno il fucile carico in cucina e la bandiera USA (made in China) nel loro giardino. Indovinate chi sara`chiamato a risolvere questo casino? I democratici, che dovranno tappare i grossi buchi aperti dal deficit spending (soprattutto militare) dei repubblicani. Proprio come in Italia.

  5. noi ci siamo dentro fino al collo, svegliatevi!
    Piazza Fontana, quarant’anni fa, è stato solo un episodio.
    Chi ha “investito” nel Piano Marshall ha fatto i conti con gli interessi ed ha avuto buon fiuto a sponsorizzare mafie e sottobosco politico
    Leggete Naomi Klein, leggete Noam Chomsky, cercate di capire cosa può fare un gruppo di “economisti militanti” manovrando dei pagliacci corrotti all’interno di governi”forti”…
    auguri…

    • avatar Giovanni Casali

      Ho letto il suo commento, purtroppo devo condividerlo in tutto.
      Peccato che le informazioni vere non trovano spazio, solo cercandole non si resta all’oscuro della verità.
      Fa paura pensare che un numero così piccolo di persone abbia la facoltà e e la possibilità di rovinare il futuro di tutte le altre sia economicamente che biologicamente rovinando ogni cosa del nostro pianeta senza nessuno scrupolo.
      Siamo nel 3° millennio e senza rendercene conto ogni giorno muoiono centinaia di persone in guerre inutili che servono solo ad alimentare i signori che hanno in pugno “l’economia”.
      Mi spiace diffondere del pessimismo e del catastrofismo, ma non vedo nulla che mi faccia pensare in un futuro roseo per tutti.
      Giovanni

  6. avatar roberto

    Ho vissuto negli USA in Stati diversi per un totale di 5 anni visitando per turismo e per lavoro tre quarti degli USA e ritengo che qualche affermazione sia inesatta e fuorviante.
    Specifico.
    Il junk-food dei numerosissimi fast food e coffee shops fa parte della dieta quotidiana degli americani, ricchi e poveri indistintamente, a causa della loro pigrizia (e incapacità) a mettersi ai fornelli. Persino la colazione mattutina viene consumata nei coffee-shops, che sono affollati già alle 6:30-7 del mattino. Gli hamburger da 1 dollaro sono gli stessi(ma più gustosi perchè la loro carne è più grassa)che vengono venduti in Italia a un prezzo 3-4 volte superiore.
    I generi alimentari costano mediamente molto meno che in Italia, pasta inclusa,e non è difficile trovare nei supermercati gli stessi brand italiani a prezzi inferiori ai nostri nonostante l’oneroso trasporto oltreoceano.

  7. avatar scripta

    ottimo pezzo antonio.

  8. La cosa che m’impressione più di tutte è il ricordo di un paragrafo del mio libro di storia di IIIa media, in cui veniva descritta la dieta di un italiano medio, mezzadro o agricoltore, ai primi del ’900. Cereali, Verdura di stagione (poca), Frutta di stagione, Patate, Rape, Pane, Legumi e raramente carne -tra l’altro tagli non pregiati-, più spesso pesce se viveva in zone costiere. Zuppe, brodi, Polenta, pane povero (quello che oggi costa un botto ed è comunemente detto “ai cereali”), pesce sotto sale quando c’era. Si mangiava poco. Infatti gli obesi erano presenti nelle caricature che rappresentavano tre categorie sociali: i politici, il clero e gli industriali.

    Il pasto del povero è diventato il pasto del ricco. E il povero di oggi che mangia? Junk. Monnezza.

  9. avatar Nova

    Una piccola (ma importante) correzione: il termine “trillion” in inglese è l’equivalente italiano di biliardo ovvero mille miliardi (1,000,000,000,000), e non un milione di bilioni, come indicato dall’articolo.

  10. avatar dieci mesi dopo

    Bloomberg: stop alle bibite gassate coi buoni dello Stato

    NY, 10 ott – Il sindaco Michael Bloomberg è di nuovo in mezzo alle polemiche: dopo l’appoggio alla moschea e al divieto di fumo nelle piazze e nei parchi della città, è di nuovo bersaglio di pesanti commenti per la sua richiesta di vietare l’acquisto di bevande gassate e ad alto contenuto di zuccheri coi food stamps. [...] La verità è che i cittadini più abbienti, pur bevendo qualche bevanda gassata, seguono essenzialmente una buona dieta riducendo così i rischi di sviluppare gravi patologie. Se a ciò si aggiunge che gli indigenti hanno anche difficoltà di accesso alle cure mediche…

    Angela Vitaliano, completo sul fattoq.it

  11. avatar Jerro

    L’articolo mi pare un po’ fuorviante come ha già notato roberto.
    Io ho madre americana, sono cresciuto un po’ in Italia, un po’ negli USA, e tuttora continuo a fare la spola tra lì e l’Europa. Fortunatamente sono anche medico, per cui un po’ di cognizione di causa rispetto a cosa sia cibo spazzatura e cosa no credo di averla. E sono dell’opinione che il cibo in commercio sia di gran lunga peggiore in Italia che in USA. Che una buona fetta degli americani mangino poi molto male è vero; ma è altrettanto vero che c’è una parte rilevante della popolazione molto attenta alla linea ed abbastanza ferrata nella scienza della nutrizione, di cui l’Italia, invece, è del tutto carente.
    Anzitutto, non è per nulla vero che con i food stamps si può comprare solo cibo spazzatura; tutt’al contrario. Generalmente è più facile nutrirsi bene acquistando in un supermercato USA che qui da noi. A prezzi con cui qui non ci si compra nemmeno la più scadente pasta, in qualsiasi supermercato americano è possibile trovare paste con farine integrali di legumi, che recano ben pubblicizzati i loro vantaggi, e cioè un innalzamento dell’indice glicemico non repentino come avviene con la nostra pasta di farina raffinata. Qui in Italia, invece, il 99% di chi frequenta i supermercati di indice glicemico non ha nemmeno mai sentito parlare. Per non parlare della vasta scelta di fagioli, lenticchie, ceci a bassissimo prezzo, sia da cuocere che cotti, a prezzi che dire irrisori è dire poco. Viceversa, i legumi in Italia non si trovano se non a prezzi altissimi (2 o 3 euro al kg), peraltro importati da Canada e USA.
    Sulle verdure fresche vale lo stesso discorso. A livello di insalate, frutta fresca, verdure, qualsiasi supermercato americano presenta prezzi minori e scelta più vasta del più fornito mercato rionale italiano. E si possono comprare benissimo anche con un food stamp. Viceversa le verdure disponibili nei supermercati delle latitudini nostrane – oltre che costosissime – sono pure vecchie e rinsecchite. Sfido chiunque a trovare un supermercato italiano con una scelta decente di verdure.
    Quello che veramente manca o costa troppo negli USA sono i sapori tipici, le produzioni tradizionali, etc. Ma queste stanno diventando sempre più costose anche da noi. Per il resto, si può mangiare assolutamente meglio che in Italia.
    Per quanto riguarda il discorso del biologico: non c’è UNO, e dico UNO studio scientifico che attesti che gli alimenti non biologici sono da sconsigliare, a livello epidemologico, rispetto a quelli biologici. E questo per due semplici motivi: anzitutto perché i fitochimici usati oggi sono impiegati in maniera assolutamente parsimoniosa, e poi perché sono sperimentati, testati, e assolutamente più sicuri di quelli che si usavano fino agli anni ’60. In secondo luogo perché anche le piante biologiche, non trattate, sviluppano da sé stesse composti chimici, naturalmente contenuti nella pianta, equivalenti ai fitochimici che ci mette sopra l’uomo, per difendersi dai parassiti esterni. E, inoltre, le piante biologiche presentano una percentuale più elevata di agenti micotici, questi sì sicuramente cancerogeni.

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