Venezia | La moda del film gastronomico


I protagonisti del film Io sono l'amore di Luca Guadagnino

Sono a Venezia. Inviata da Dissapore per scoprire se la 66esima Mostra Internazionale del Cinema sia, come si dice, un festival del cinema gastronomico. Un festival lo è, di sicuro, per i grandi alberghi veneziani. Dormire tre notti al Danieli costa 2.200 euro (senza colazione!), mentre l’ineffabile Excelsior, che offre contatti ravvicinati con divine, attori, politici e codazzo di escort, ne costa 2.600. Superfluo precisare che sono full da settimane. Dicevamo, la pappa. Ai gastrofanatici impenitenti che leggono Dissapore, piacerà Soul Kitchen, in concorso, del regista turco Fatih Akin. Un ristorante in crisi, il nuovo cuoco che arriva, il menù rivoluzionato secondo gli insegnamenti del cuoco spagnolo Ferran Adrià. Ancora un capitolo della storia cucina tradizionale versus cucina molecolare? Sì, dicono. Con il lieto fine dopo le prime difficoltà. Alla proiezione non inviteranno Striscia La Notizia.

Un film che invece sono riuscita a vedere è Io sono l’amore, del regista palermitano Luca Guadagnino. Racconta la storia di una famiglia dell’alta borghesia milanese, i Recchi (anche se alla proiezione qualcuno sussurrava il nome degli Agnelli), distrutta da vari accadimenti, tra questi: l’insana passione che coinvolge la padrona di casa e il suo giovane cuoco. Lui non è quel che si dice un adone, ma i piatti che cucina, fatali i Gamberoni su bocconcini di ananas e peperoni (Carlo Cracco è il consulente culinario del film), riescono ad accendere i sensi dell’annoiata signora Recchi, l’attrice Tilda Swinton. Capito cosa riescono a fare i cuochi?

Guardando il film, è interessante scoprire come il trend della nuova cucina si intrufoli nei consumi della famiglia. Anche lì, non sono più solo tagliatelle. Mentre è bellissimo osservare il rituale gastronomico della grande borghesia milanese, fatto di tavole perfettamente preparate, dove si sprecano fiandre, argenti, vetri preziosi, e raffinate zuppiere servite da camerieri in guanti bianchi. E a Milano, posso dirlo per esperienza personale, di ville tipo la Necchi Campiglio dove è ambientato il film, non se ne vedono tante. Un edificio anni’30 in centro, con giardino e piscina, appartenuto alla famiglia Necchi, ricordate le macchine da cucire? Rappresentazione ideale della prigione dorata.

E con questo, anche noi iscriviamo qualcosa alla moda, molto americana, del film gastronomico. Vedi il clamoroso successo di Julie & Julia diretto da Nora Ephron, che racconta la vita di Julia Child (interpretata da Meryl Streep), la donna che a partire dagli anni’60 ha insegnato alle massaie americane i rudimenti di una nuova cucina. Personaggio rilanciato, e qui il cerchio si chiude, dal blog diventato libro e poi film, appunto: The Julie/Julia Project. Per il momento da Venezia è tutto, alla prossima.

[Immagine: Ufficio Stampa di Io sono l'amore]




17 commenti a “Venezia | La moda del film gastronomico”

  1. bio doll bio doll commenta:

    complimentia francesca!!!

    post davvero curioso…

    kiss
    bd

  2. Arcangelo dandini Arcangelo dandini commenta:

    il film della nicchiarelli non l’hanno ancora presentato?

  3. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Mi spaventa un po’ apprendere dell’esistenza di una moda del cinema gastronomico. Non lo sapevo. Solo perchè, negli Stati Uniti, ha avuto successo “Julie & Julia”? E in Italia?
    Il cibo e il vino, quando citati, sono spesso rimasti sullo sfondo delle trame, una ambientazione come ne “Il profumo del mosto selvatico” o in “French kiss”; più raramente hanno costituito passaggi significativi, snodi psicologici e sociali, penso alle torte de “La finestra di fronte”, a “Chocolat” e a “Sideways”. Film col cibo protagonista, che io ricordi, sono stati “La grande bouffe” e ” Il pranzo di Babette”: in entrambi era il cibo a modificare e condizionare i destini dei protagonisti.
    Parlare di cibo e vino per parlare degli uomini e viceversa è una sfida, una impostazione che mi ha sempre affascinato: in questo senso i due film citati da Francesca mi sembrano interessanti, ma mi spaventa il fatto che possano inserirsi in una moda.
    Mi spaventa perché se veramente, oggi, almeno in Italia, c’è una moda, questa è quella di avversare l’enogastronomia e soprattutto il mondo, la flora e la fauna che le stanno intorno: ognuno è gastronomo per conto suo, tanto più se con il vino e il cibo vien chiesto di pensare, roba da fighetti.
    Sarà anche questa colpa degli striscianti, ma temo che oggi proprio perchè se ne parla tanto, oggi che fioriscono le iniziative editoriali, si affermano blog e resistono canali e trasmissioni tv, l’atteggiamento tutto italiano, degli italiani non gastrofanatici, sia di stanchezza.
    Forse questi film arrivano tardi.

    • Dario Bressanini Dario Bressanini risponde:

      C’e’ anche l’abbastanza recente “Sapori e Dissapori”
      e poi, ooohhh, Ratatouille :-D

      • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

        Vero, Ratatouille, anche se sembra che il personaggio rimasto nell’immaginario collettivo sia il critico Antoine Ego.
        “Sapori e dissapori” non l’ho visto, non mi sembra abbia riscosso grande successo come del resto il suo originale tedesco “Ricette d’amore”, con Castellitto. Mi sembra però che anche in questo caso il tema cucina sia d’ambientazione, di contorno.

        • Dario Bressanini Dario Bressanini risponde:

          Beh, Ego è un mito :-D
          Ma a parte i personaggi, chi cucina non può non essere rimasto estasiato dei meticolosi dettagli della cucina, dall’attrezzatura perfetta sin nei più piccoli dettagli: dalla microplane all’etichetta della scatola di zafferano ;-)

          Sapori e Dissapori è piacevole, niente di che. Ma è divertente vedere un film ambientato in una cucina di un ristorante USA con due Chef (uno Italiano) che bisticciano sulle ricette

  4. giulia giulia commenta:

    non dimentichiamoci di “mangiare, bene, uomo, donna ” di Ang Lee: un film che trasmette amore per la famiglia con grande delicatezza… il cibo come rituale, il cibo come mezzo di comunicazione, il cibo come offerta di affetto di cui ne diventa il sostituto.
    Giulia

  5. Fante Fante commenta:

    A me piace come gastronomo da schermo non dispiace Hannibal Lecter

  6. eggi eggi commenta:

    Non solo la consulenza é di Cracco, anche il terzo chef é attore nel film.

  7. [...] Approfondimento fonte: Cibo, vino, gastronomia alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia … [...]

  8. andrea gori andrea gori commenta:

    arrivo ultimo ma vi segnalo pure Letters to Juliet http://www.imdb.com/title/tt0892318/ in uscita il prossimo anno con la tipa di Mama mia Amanda Seyfried e il belloccione dei Diari della Motocicletta Gael García Bernal, che parla pure di un viaggio in Italia in cerca di sapori e segreti. Parte del film è stato girato a Siena e ovviamente Verona

  9. Francesco69 Francesco69 commenta:

    “La cena dei cretini” di Francis Veber.

  10. [...] ossessione per il sesso… Macché? Abbiamo scoperto alla Mostra del Cinema di Venezia che va di moda il film gastronomico. 8 – Goodbye tolleranza zero | “Due bicchieri di vino non fanno male a nessuno“, [...]

  11. rachid oubouhouch rachid oubouhouch commenta:

    anch’io sono l’amore…


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