Chinotti contro: Lurisia Vs Sanpellegrino

Dopo aver ipotizzato l’intervento dei sommelier per fronteggiare l’escalation delle acque minerali “estreme” tocca oggi a una delle più popolari bevante gassate: il Chinotto, assaggiato in degustazione coperta esclusivamente per i lettori di Dissapore. (azz!)

Chinotto Lurisia

Lurisia | Offerto in bottiglino di vetro trasparente dal design vagamente snob, ha etichetta  simil-austera e grafica anni ‘50, un po’ troppo strombazzato il richiamo: “il Vero Chinotto”, “presidio Slow Food del Chinotto di Savona”. Aspetto birroso, schiuma finissima quasi cremosa, molto persistente: invita alla facile analogia con una trappista ambrata. L’ effervescenza – di piccolissimo calibro – è quasi impercettibile, ma durevole. Solo le tracce di spuma si arrampicano sul vetro. Il profumo è ampio e seducente, include il chiaro descrittore dell’agrume oltre ad una nitida nota di rabarbaro. Delicato ma avvolgente, pulito. Chiude con un’intrigante eco medicamentosa.
Decisamente liscio l’assaggio, caratterizzato dalla sensazione di sciroppo, un po’ molle. Il sorso procede senza sobbalzi, con parabola perfetta seppur molto dolce: solo al termine ritorna il retrogusto agrumato, piuttosto lungo. Il tipico versante amaro resta in sottofondo.

Chinò San Pellegrino

Sanpellegrino Chinò | In pet da 0,50 è il famoso “altro modo di bere scuro”, bevanda di grandissime tirature. Molto prosaico ma molto studiato il layout, lascia un po’ di spazio ai grafici che costretti nell’angusto ambito dell’etichetta scura, fanno del loro meglio per conferire una sensazione di dinamismo. Nel bicchiere ha la tipica sfumatura “cola”, con spuma subito esaurita. Nessuna adesività sul vetro, spiccata risorgiva. Il profumo, stretto tra caramello e china, tra linearità e persistenza, è più monocorde che rigoroso. Solo all’uscita risulta una virgola d’alluminio, di cui si farebbe anche a meno. L’assaggio mostra tra l’effervescenza una spiccata prevalenza del caramello, con un seguito ancora dolce. Nel mezzo spicca il tono amaro varietale, mentre nel retrogusto resta soprattutto il ricordo dello zucchero bruciato, privo di particolari finezze.

LA SFIDA.

La sfida tra il chinotto Lurisia e Chinò San Pellegrino

Alla degustazione cieca – anche se per la verità nel calice i prodotti sono riconoscibili all’occhio del consumatore navigato – il chinotto Lurisia risulta nettamente superiore nei profumi, credibili e veri, quasi raffinati, mentre il Chinò risente di un passo più pesante. Nell’assaggio quest’ultimo recupera qualche posizione, pur senza manifestare particolari sfumature, dove il Lurisia tende a mostrare un lato eccessivamente sciropposo seppur decisamente più affine al frutto.
Vince Lurisia ma ai punti: soprattutto tenendo conto della colossale differenza di prezzo: Lurisia in vendita a 1,50 € – pari a 5,45 euri il litro, contro gli 84 eurocent del Chinò pari allo scherzo di 1,68 euri il litro. Differenza 225%.




49 commenti a “Chinotti contro: Lurisia Vs Sanpellegrino”

  1. 1
    DirettorTonelli DirettorTonelli commenta:

    Mioddio, un certame sul Chinotto senza inserire il Chinotto Neri. Sogno o son desto?

  2. 2
    Ganascia Ganascia commenta:

    è quello che volevo dire anche io!

  3. 3
    Buauro Buauro commenta:

    In ufficio c’é il Chinò… ha casa tengo il Lurisia (scoperto di recente dal fruttivendolo di fiducia). Per me il Lurisia vince per KO alla prima ripresa: NUN c’é storia… é come paragonare un prosecco di bassa qualità ad un Bollinger Grande Annee. Condivido l’appunto sulla dolcezza del Lurisia, ma sottolineo che non é mai stucchevole. Insomma: Meglio una bottiglia di Lurisia che due di Chinò :-)

  4. 4
    Tommaso Farina Tommaso Farina commenta:

    E’ vero, ci vuole il Neri, ma mi rendo conto che dove abita il Caffarri è probabilmente introvabile, così come dubito che dalle sue (mie) parti si trovino i prodotti da forno di Gentilini. In ogni caso il Chinò è un prodotto più che degno, superiore di cubiti interi al Chinotto Fanta.

    In futuro, auspico una degustazione della Spumador, ma procuratela in bottiglia di vetro.

  5. 5
    Kapakkio Kapakkio commenta:

    Il problema vero è la reperibilità degli altri prodotti, la mia percezione è che il chinò copra una fatta molto vicina la 100% del mercato. E in effetti considerato che è un prodotto industriale è più che degno..

  6. 6
    Dario Bressanini Dario Bressanini commenta:

    Buono il Lurisia. Ma mi chiedo quanto dei suoi profumi derivi dagli aromi aggiunti (come accade anche per il Chino’)
    E guardando l’etichetta si capisce che ci sono piu’ aromi aggiunti (naturali o meno non e’ che faccia molta differenza) che chinotto in entrambi i casi. E questo a mio parere stona accostata al “presidio slow food”

    • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

      A tal proposito ricordo che Flavio Costa dell’Arco Antico di Savona, proponendomi un assaggio di marmellata di chinotto,mi disse che la produzione era così limitata che copriva appena le esigenze di quella famosa pasticceria (Besio, se la memoria m’aiuta…). Probabilmente si trattava di un’iperbole, ma nella degustazione comparata devo dire che la maggior finezza si riscontra soprattutto negli aromi: nel gusto spicca per entrambi una *zuccherinità* molto spinta e molto simile l’una all’altra.
      Il Chinò ha un che di costruito in più, com’è prevedibile.

  7. 7
    Stefano Caffarri Stefano Caffarri commenta:

    Nel frattempo vi segnalo questa folgorante scoperta:sito dedicato al chinotto (bevanda) con raccolta completista delle marche. Rigore filologico e piacere della scoperta incluso.

  8. 8
    DirettorTonelli DirettorTonelli commenta:

    A Roma (ma, confermo, purtroppo solo a Roma), chinotto significa solamente Neri. I bar che servono altri sottoprodotti industriali non provenienti dalla Tuscia Viterbese sono automaticamente snobbati dagli assetati di turno. Il Chinotto Neri (che qui su Dissapore, dove siete dei discreti parolai, in senso buono beninteso, premiereste anche per lo storico claim da figura retorica “Se bevi Neri ne ri bevi”) è un po’ come l’acqua di Nepi: una roba che ce n’è poca e, per fortuna, c’è solo qui. Il Lurisia, invece, che da queste parti ho trovato solamente in un pubbetto del basso Trionfale, è purtroppo desaparecido. Poco male, perché il chinotto piemontese sarà pure doc con tanto di agrumi liguri, ma il Neri è il Neri. E il Chinò, al confronto, è la risciacquatura di un carburatore dell’apino, altro che “buono-per-essere-industriale”.

  9. 9
    Davide Cocco Davide Cocco commenta:

    Se proprio vogliamo dar fondo ai ricordi, nella Valdagno della mia infanzia l’unico e solo Chinotto era il Recoaro, prodotto pochi chilometri più in su, dove la valle si restringe. È uscito di gamma quando la proprietà è passata alla San Pellegrino, che ha fatto sparire anche l’Aranciatissima, l’unica aranciata che, al tempo, dichiarava il 14% di succo d’arancia. Bei tempi e belle estati.

  10. 10
    Franco Ziliani Franco Ziliani commenta:

    domanda oziosa: ma il Chinotto della Lurisia (proprietà della galassia Farinetti) lo troveremo prima o poi in offerta speciale ad un euro a bottiglietta, come sta accadendo in questi giorni ad Eataly con una serie di prodotti, anche una bottiglia di Langhe rosso, svenduti ad un solo euro, ovviamente Uni-Euro, come se ci trovassimo in un normale supermercato, o, orrore!, in un triste hard discount? Certo che a 5 euro e mezzo al litro non può avere un grandissimo successo…

  11. 11
    Chefclaude Chefclaude commenta:

    Personalmente, mai assaggiato il Lurisia, mi incuriosisce. Fin’ora -per me- nessuno ha mai battuto il Neri, e il neri in bottigliette di vetro mi sembra persino più buono (è una mia impressione da odio indiscriminato per qualsiasi bevanda in “plastica”?).
    Abbinamento perfetto: patatine amica chips e… gorgonzola (!?).

  12. 12
    loris loris commenta:

    Ad eataly, da quando é uscito sul mercato, cioé circa un anno fa, sia il chinotto e la gazzosa sono venduti a 0.98 euro a bottiglietta

  13. 13
    loris loris commenta:

    Ovviamente stavo parlando del chinotto Lurisia.

  14. 14

    Comprata a 1,50 (Milano – Zona Stazione centrale) da enotecaro un po’ seccato perché nell’Eataly sotto il Coin viene via a 0,98, praticamente a prezzo di costo (politica commerciale quantomeno bizzarra), non mi è dispiaciuta affatto, anche se un po’ troppo dolciastra per i miei gusti.

  15. 15
    Kapakkio Kapakkio commenta:

    Dai commenti mi sembra chiaro che il Neri viene considerato superiore pure al Lurisia con la non sottile differenza che il Neri ha un costo nettamente inferiore e un packaging meno da gastrofigetto! Mi sembra quindi che il prezzo quindi per molti prodotti considerati cult non è dato solo dalla qualità del prodotto ma dall’immagine che quel prodotto riesce a costruirsi e dal ricevere semmai anche l’endorsement della slow-food nonostante gli aromi aggiunti di cui parlava Bressanini…

  16. 16
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Quando Stefano Caffarri ha scritto di aver scovato bottiglie di Chinotto Lurisia in una bettola del porto di Spezia, ho ironizzato, sia sulla esistenza di un porto con bettole a Spezia, sia sul chinotto affermando che erano bottiglie di quando giocavo a tappini. Residuati. Come la gazzosa.
    Mi fa piacere leggere tanta passione per il chinotto, lo cercherò, proverò a resettare lo sguardo sugli scaffali, il colpo d’occhio per riuscire ad individuarlo: mi chiedo però se non sia una passione solo da amarcord, legata ad un nome italiano, molto anni sessanta, perchè, come s’è detto, di chinotto, inteso come frutto, non ce n’è, non abbastanza. Quindi tra aromi e simili parliamo solo di difesa e conservazione di un nome, di una via italiana, di una alternativa alla Coca cola, ma temo destinato ad una certa omologazione per gusto e profumi. Chissà.. forse al tempo dei tappini era meglio.

  17. 17
    barynia barynia commenta:

    Nell’Ipermercato dove mi rifornisco di Stappj, è comparso il Lurisia ora in promozione.

  18. 18
    loris loris commenta:

    Il chinotto mi piace da matti, prima del lurisia ho sempre bevuto il Neri, ora, quando passo da eataly mi faccio la scorta del lurisia, io lo trovo meno acido, a parte che nel neri c’é la dicitura “aromi”, e che sono?

  19. 19
    Tommaso Farina Tommaso Farina commenta:

    Non so come sia a Torino, ma nel mini-eataly di Milano c’è anche il terzo incomodo: il chinotto di Abbondio, che ha anche la pallina nella bottiglia.

  20. 20
    Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei commenta:

    Ma se scrivo che sia il chinotto che la gazzosa Lurisia e Abbondio mi piacciono meno della, arghhhhh, Coca Cola, vengo lapidato con le palline della gazzosa ?

  21. 21
    loris loris commenta:

    Non con le palline ma dirattamente con le bottigliette in vetro.

  22. 22
    loris loris commenta:

    Eh, eh, quelle fanno male sul serio…

  23. 23
    Giuseppe Giuseppe commenta:

    A parte il fatto che il confronto tra i due prodotti mi pare tirato in lungo più del dovuto, a parte la differenza di prezzo (e dite nulla): anche senza una degustazione alla cieca, ma scoprendo il Lurisia a Barbaresco, avevo già avuto modo di verificare la sua ampia superiorità rispetto al Chinò. Differenze evidenti insomma, anche senza essere dei profondi degustatori di spuma e “spiccata risurgiva”… ;-)

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    Luigi Luigi commenta:

    Ho scoperto il Lurisia al bar dell’IKEA di POrta di Roma (L?Ikea di Roma Nord): immagino che anche nelle altre IKEA ce l’abbiano: molto buono, se la gioca alla grande con il Neri…

  27. 27
    Fabrizio Fabrizio commenta:

    Premetto di essere romano ed ivi residente, quindi, in tema di buon chinotto, sommo estimatore dell’insuperabile Neri. Saranno ragioni anagrafiche, reminiscenze d’infanzia, romanticismo senile (a 46 anni avanza!), ma confesso che ’se bevi Neri ne ri bevi’, è vero. Poi, ieri, in astinenza da chinotto, quando ero quasi rassegnato capitolare al Chinò Sampellegrino (orrendo), a Noli, vicino a Savona, ho incontrato il chinotto Lurisia ed è stato subito ‘colpo di fulmine’. Certo, come lo dirò adesso al Neri? capir il mio fugace tradimento? e se volessi incontrarlo di nuovo, il Lurisia, a Roma come faccio? Non ditemi che per avere una relazione extra-bibitara dovrò ogni volta servirmi di un aereo per la liguria…

  28. 28
    marco marco commenta:

    Non vorrei dire una castroneria ma qualche mese fa qualcuno disse che in USA il chinotto Lurisia mieteva successi tra i giovani americani.
    Sarà vero?

  29. 29
    simone simone commenta:

    Non ho ancora provato il Lurisia, ma lo proverò oggi stesso. Nella mia città, Vicenza, è venduto solamente in una boutique del gusto. Un posto dove vendono i prodotti più cari dell’ ambito enogastronomico. Unica bibita, Chinotto Lurisia.
    Onestamente credo si tratti di un prodotto costruito su misura in ambito marketing. Me lo fa capire la sigla “il vero chinotto” ben in vista. Ma perchè scriverlo in modo così volgarmente visibile. Sarebbe come dire che a fianco della scritta Ferrari ( auto) si scrivesse la mera auto, oppure a fianco di una cravatta Marinella si scrive la vera cravatta. No, questo è vero e proprio sboronismo da parte di chi vuole cavalcare l’ onda dell’ interesse per i prodotti tipici, sloow food, le confezioni raffinate e i prezzi fuori misura. probabilmente sarà buonissimo e diventerà il mio chinotto preferito, ma noi esperti e appassionati di chinotto non dobbiamo farci fregare così facilmente. Ecco, credo manchi un po’ di sana e antica umiltà nel prodotto Lurisia, ma si sa, oggi se un’ azienda vuole sopravvivere deve fare così. Per quanto mi riguarda, io che sono un dipendente da Chinotto, iscritto al club e cultore della materia, posso dire di averne assaggiati molti. E come sempre, il contesto in cui lo si beve può fare la differenza. Il mio preferito era il Recoaro, più gasato e amaro rispetto al Neri, al San Pellegrino e all’ Abbondio. Il Chinotto Recoaro in più era sobrio nell’ aspetto, con quella sua etichetta un po’ sfigata dal colore marroncino e una sola scritta: Chinotto Recoaro. In piccole bottiglie da 20cl.

  30. 30

    Noi nel nostro ristorante abbiamo i chinotti Sanpellegrino, Neri, Lurisia, Paoletti, Romanella, Abbondio e forse ne dimentico uno o due. Per me vince assolutamente il chinotto lurisia, molto buono il chonotto abbondio e bellissima labottiglia e il sistema di apertura. Non male neanche il romanella (calabrese), molto poco amaro e poco gassato… spesso lo offriamo con i dolci

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