Continuiamo così, facciamoci del male! I luogocomunismi italiani nel dopo-Eataly New York

All’improvviso, ’stamattina, mi si ammonticchiano nella mente Farinetti, Eataly New York, i 25 milioni di investimento, l’adorazione della grande mela, più certi luogocomunismi italiani quali: (1) “Eataly serve a far soldi“, (2) “Barilla, Lavazza e Rossopomodoro non sono le eccellenze italiane“, (3) “Solo piccolo è bello” (che fanno più Paese Reale di una puntata del Grande Fratello), e sento un rigagnolo di bava rabbiosa schiumare dalla bocca. Dire che tutto fa schifo non è un servizio alla realtà, è una masturbazione. E la visione di Farinetti (di Slow Food) produce lavoro. Ma decido di mettermi in un angolo per far parlare voi. Di seguito trovate alcune reazioni all’inaugurazione di Eataly New York. Cosa ne pensate?
- E’ una miscela inedita tra lo stand di una fattoria, un bazar del cibo, un centro educativo, un museo, un’eclettica esperienza a tavola e un movimento politico-ambientalista, sebbene fermamente ancorato nel mondo del commercio. [Globe and Mail]
- Quindi se vado da Eataly New York posso prendere un piatto di spaghetti (Barilla) al sugo (Mutti) berci sopra una Moretti spendendo 17 dollari e 80. Ora mi chiedo, se invece vado da “Pippo er Pippatore” (famoso ristorante italiano sulla 54° strada) mangio diversamente? [Cronache di birra, un commento]
- Eataly non ha badato a spese per spostare più in alto l’asticella del cibo italiano… 50 mila metri quadri progettati per soffocarci di piacere. [Huffington Post]
- Personalmente non mi piace, non rispetta molto l’agroalimentare italiano, sembra più il suo fallimento per non essersi saputo inserire, tranne casi rari, nella normale distribuzione americana. [Dissapore, un commento]
- Eataly New York mi farà risparmiare le spese di deposito bagagli quando torno dall’Italia, per non parlare dell’ansia alla dogana. [The Atlantic]
- Si tratta di una semplice e trasparente operazione di immagine che mira ad accreditare Barilla, immagino insidiata da molti altri marchi anche in America, presso un pubblico più gourmet. Una operazione che nulla c’entra con la mission di Eataly. Nulla. [Papero Giallo, un commento]
- Eataly New York è un passo avanti gigantesco rispetto a quello che l’80% degli americani conosce della nostra cucina. Leggi: chicken parmigiana, spaghetti&meatballs, linguini&chicken, Starbucks, Olive Garden, Maccaroni Grill e tutti i prodotti italian sounding che si trovano qui. [Papero Giallo, un commento]

C’è poi un raffronto invero mirabolante. Un anonimo lettore ci segnala la recensione dell’Osteria Francescana di Modena fatta da Time, dimenticavo, la prestigiosa rivista americana Time (qui comunque la trovate riassunta in italiano) pregandoci di notare che è questo il Made in Italy vincente, vale a dire la cucina senza accomodamenti di Massimo Bottura, mica i compromessi con l’industria di Oscar Farinetti. Non commento, non vengo meno ai miei impegni di astensione. Segnalo solo che ieri Massimo Bottura era all’inaugurazione del “bestione di Farinetti”, e che, curiosamente, qualcuno lo ha fotografato con Franco Manna, presidente di Rossopomodoro, proprio la pizzeria di Eataly New York.

Che si stia compromettendo anche lui?
[Fonti: Eater, Cronache di birra, Papero Giallo, Globe and Mail, Huffington Post, The Atlantic, Time, La Gazzetta di Modena, immagini: Huffington Post, Paolo Marchi/Facebook]
| Breve variazione su minchiatina giovanilistica | Il 14 gradi di Cernusco S/N | ![]() |
I funghi italiani sono buoni da morire |








Le reazioni opposte fanno parte del gioco mediatico, all’interno del quale Eataly si inserisce appieno, o no?
Ovvio che qualcuno avrebbe avuto da ridire, specie sulla scelta dei prodotti (e Cambi lo ha già scritto, Farinetti è un uomo d’affari, non un missionario) e sui prezzi.
Mi limito a sottolineare una cosa sui prezzi, che certamente sono sostenuti. Ma se vai a New York e apri un’attività con posizionamento “alto”, che devi fare, svendere? Sarebbe un suicidio.
Ehm, che Eataly serva a fare soldi non è proprio un luogocomunismo italiano. Fare soldi è l’obiettivo di qualsiasi impresa.
Che poi ci siano diversi modi di farli, i soldi, questo è un altro discorso.
Non solo far soldi è l’obiettivo di qualsiasi impresa, ma sarebbe bello sapere dai “luogocomunisti” loro che lavoro fanno?
Ma come si fa a riportare il commento di uno che si firma “pippatore di antrace”?
E’ Carlo Petrini il vero,autentico ispiratore di questa grande opera di recupero e di salvaguardia planetaria del mondo contadino e della magnificenza dei prodotti della terra che da quel mondo deriva.Una grande umanità traspira dal progetto finalistico di Slow Food.Buono,giusto e pulito rappresentano la ricerca e la difesa dell’elemento Sacro che è la Creazione,anche se entrambi questi due grandi personaggi piemontesi non colgono questo aspetto, perchè manca loro un grande Dono.Eataly a New York inizia -creando lavoro – una grandissima e apprezzabilissima opera di pedagogia dell’alimentazione della quale l’America fra qualche decennio dovrà ringraziarli. Tutto il resto è una grandisima opera di valorizzazione/rilancio/succeesso dell’agroalimentare Made in Italy della quale governanti e uomini autenticamente liberi d’Italia- se ancora ce ne stanno -dovranno subito ringraziare Petrini e Farinetti.
Domenico G.
@ Domeni G. – Stai giocando sui toni dell’ironico e del sarcastico, vero? Non è che creadi a quello che hai scritto?
credi (non creadi)
Ma a me chemmefrega de Eataly? Se in Usa avrà successo buon per loro. Io anche avessi Eataly sotto casa non penso ci comprerei nulla, perchè i prodotti buoni, genuini e pure eticamente corretti me li accatto da sempre.
Poi effettivamente chiamare eccellenze i prodotti di aziende come Barilla o Lavazza fa un pò ridere…o piangere?
P.S. La pizza di Rossopomodoro nun me piace, preferisco quella de Giggetto cor pizzaiolo egiziano, per dire eh…
Toh… non lo so perché non compro nè Lavazza nè Barilla per motivi di invadenza pubblicitaria. Ma in termini di qualità sarebbe interessante saperlo… sono buoni?
Evviva sono arrivato al numero 2 fra i non pensanti che amano i luoghi comuni!!!
Mi domando cosa ci sia dietro a tutto questo astio nei confronti di chi non ha innalzato grida di giubilo all’operazione Eatitaly, ora io non ho detto che l’operazione non porterà benefici all’economia o non sia lecita se non encomiabile.
Ma mi sembra però assurdo che un blog che recita niente di “sacro” tranne il cibo tutto questo entusiasmo per questo genere di operazione commerciale.
Poi ci sarà chi difende gli spaghetti n°5, ma siccome a me non piace il grano radioattivo preferisco un bel piatto di Latini.
Farinetti e Petrini e Barilla e Rossopomodoro ecc ecc hanno avuto la grandissima idea di creare il LUNA PARK del cibo/vino.
E’ chiaro che è un’azienda, che deve fare utile, magari anche tanto utile, e se serve, ben vengano anche le ospitate dei grandi chef – tanto il coverage da parte dei media c’è (come testimonia questo post).
Meglio aziende che veicolano QUESTO made-in-italy piuttosto che spacciare come made in italy vestiti o scarpe che di MII hanno solo l’etichetta, mentre il lavoro VERO viene svolto in Cina, senza alcuna indignazione circa QUELLE condizioni di lavoro, ma si sa, pecunia non olet.
Io, personalmente non vedo l’ora che apra a Roma; poi giudicherò, anche in rapporto ai prezzi che proporrà – che giocoforza saranno diversi da NY.
Eataly ha creato 450 posti di lavoro a New York, sembra poco ?
Eataly non promuove solo grandi aziende.
Sicuramente e’ molto piu’ efficace per la nostra immagine e per il nostro export di Zaia e il McParmiggiano.
Poi, se le solite gnocche alternative dei Blog alimentari devono per forza mettere i puntini sulle i e trovare il pelo nell’ uovo bhe’, cosa resta da dire?
Che non ci meritiamo tutto questo.
Non sono un luogocomunista e dico che il signor Oscar Farinetti è un imprenditore di fine intelletto, di indubbie capacità e come tutti gli imprenditori che gestiscono bene le loro aziende è anche uno che fa del bene. Ciò che mi risulta strano, direi un po’ anomalo, è che i media siano totalmente acritici. E che anzi si sia assistito dalla comparsa di Farinetti sulla scena dell’enogastronomia a uno sgomitare un po’ disordinato per accomodarsi quanto più vicino alla corte del nuovo potente. Soprattutto da parte dei giornalistii quali in questo settore sembrano sempre alla ricerca di uno sponsor piuttosto che essere alla ricerca di una notizia. L’impresa di Farinetti – che ci sia dietro Petrini o Slow Food non fa differenza: risulta che Farinetti sia un ufficiale pagatore di Slow Food non viceversa – è un’impresa commerciale che ha sicuramente il timbro dell’innovazione. Che venda Barilla, Lavazza, Lurisia, Rossopomodoro o chissà che altro a me francamente non interessa. Lui vende ciò che si vende. Non credo che facesse differenza tra una Samsung, una Aeg o una Ariston quando si occupava di tostapane e lavapiatti. Eppure anche lì c’era del made in Italy da difendere (chiedete ai cassaintegrati Merloni quanto male ha fato la crisi), ma non ricorda che nessuno abbia mai parlato in toni ieratici di Farinetti quando aveva l’Unieuro. Era un bravissimo commerciante che tra l’altro spendendo un sacco di soldi in pubblicità si era comunque assicurato una buona stampa. Non credo che si sia convertito sulla via di Damasco e credo che continui a perseguir – giustamente – le sue logiche commerciali. Ma appena ha messo piede nell’enogastronomia con una dote di 150 milioni di euro di liquidità si è scoperto il fenomeno Farinetti. Ora la pubblicità gli viene fatta gratis e improvvisamente è vissuto come il nuovo faro del Made in Italy. Questo non riesco a spiegarmi. Per la verità me lo spiego, ma vorrei che la riflessione partisse da qui. Per dire queste quattro cose.
1) L’enogastronomia e per conseguenza l’agricoltura non riescono ad avere pari dignità con gli altri settori economici perché ci sono atteggiamenti di prostrazione da parte dei media verso i protagonisti di questo settore. Sarebbe a mio modo di vedere necessario salutare con tutta l’enfasi possibile l’impresa di Eataly a NY , ma al contempo chiedersi se non sia necessario fare altro e se altro pur potendosi fare non è stato fatto perché. La crisi agricola in Italia è così profonda che francamente preferirei vedere un po’ più d’impegno d’infornazione su questo piuttosto che sulle magnifiche sorti e progressive di Eataly.
2) L’operazione che sta facendo Farinetti a New York se l’Ice facesse il suo mestiere non avrebbe nessun riflesso pubblico. Ci vogliamo interrogare sulla conventio ad excludendum che Eataly può realizzare se decide di non vendere il prodotto di una tale azienda in assenza di un protagonista pubblico capace di sostenere la promozione e la commercializzazione delle eccellenze enogastronomiche?
3) Può Farinetti diventare per questa via un lobbista capace di condizionare il mercato enogastronomico e dei prodotti agricoli? Se esiste questo rischio è lecito ricondurre l’operazione di Eataly NY al suo vero valore cioè di un’ottima idea imprenditoriale di un privato senza rivestirla di contenuti salvifici che non ha, che non ha la pretesa di avere, e non potrebbe comunque avere?
4) Farinetti stesso dichiara che il latte sarà americano, la farina saranno americani, le verdure saranno americane perché si ispira al chilometro zero e perché vuole realizzare una fusion tra le eccellenze italiane e quella americane. E’ assolutamente legittimo, ma solo questo potrebbe farci venire il dubbio che Eataly non è, e non può essere, la porta d’ingresso nel mercato americano die nostri prodotti agricoli. E’ un’ottima busines card per il nostro agroalimentare, ma non è ciò che molti tendono a rappresentare: l’eden dei presidi.
Ecco è su questi argomenti che appunto non un dissenso, ma un worning: attenzione a non cadere nel conformismo mediatico. Abbiano bisogno di molto di più di una pure lodevole Eataly. E molto in fretta.
Carlo, innanzitutto ciao
Non ho difficoltà a darti tendenzialmente e idealmente ragione su tutta la linea (tranne su una cosa: da quello che scrivi sembrerebbe che Farinetti venda SOLO Barilla e Rossopomodoro, mentre sai bene che non è così)
Però francamente mi meraviglio della tua meraviglia. A parte l’ovvio conformismo della stampa italiana (e sulle cui origini ci sarebbe molto da dire), a me sembra che tutte le grandi operazioni d’eccellenza del made in Italy vengano accolte nello stesso modo acritico. O hai mai visto articolate analisi sulle strategie commerciali della Ferrari, di Armani, di Pavarotti ecc ecc.
Semplicemente sono la “faccia” migliore che l’Italia mostra al mondo, e sulla quale l’orgoglio acritico prende il sopravvento sull’analisi critica, tutto qui. Si fa il “tifo”, facendo contemporaneamente pubblicità gratuita. Tu non lo hai mai fatto?
Dici che Farinetti viene vissuto come il nuovo faro del made in Italy. Vero, ma sai perché è così? Perché Farinetti è EFFETTIVAMENTE il nuovo faro del made in Italy. Oppure finché il faro è Valentino che vende camicette va bene e quando è Farinetti che vende formaggio no?
Punto 4. Non oso pensare cosa si scriverebbe se farinetti importasse a NY i prodotti agricoli italiani. Però, forse si potrà trovare la patata ozette dei Makah, presidio SF di Washington. mah
In America i figli dei proletari mangiano da Mc Donalds. Non si può pretendere di cambiare i gusti gastronomici di una intera nazione dalla strada degli acquisti di New York.
Ergo questa è una squallida operazione commerciale mascherata da politically correct.
La trovo ipocrita perchè chi punta a valorizzare il cosiddetto made in italy è lo stesso che si fa promotore del Kilometri zero. Qui siamo di fronte ad un’operazione a chilometri ottomila ma guai a farlo notare.
Devono mangiare anche loro, ma non facciano le anime pie, sono lì per i schèi e basta come tutti gli italiani in cerca dell’eldorado oltreoceano.
Il Km 0 è sempre stato riferito nella maggior parte a prodotti agricoli – e quelli stanno fermi in italia – , basta leggere parecchie interviste di farinetti, dove lo fa notare.
E Barilla a quanti chilometri è?
) che a Eataly ci si potesse trovare un produttore di pasta ammeregano che fa la pasta come piace a noi italiani.
Allora mi sarebbe piaciuto (ma io gli affari non li so fare
Ah io scelgo senz’altro “Real Torino”.
Non ho la minima idea di come sia la loro pasta, ma per il nome e per i “dancing noodles” non hanno rivali!
http://www.pasta.com/index.php
Gli americani amano la competizione e noi non ne approffitiamo.
Un’operazione speculare al Mc Italy. Tu vieni qui a farmi gli hamburger col formaggio padano?
E io vengo in America a farti la pasta col pomodoro OGM fosforescente del Kentucky.
M’hai provocato e mo me te magno.
ecco, questa del grano radioattivo ci mancava, dove l’hai presa da ya basta!?
praticamente tutti i grani sono stati trattati per ottenere, tramite quelle che chiami radiazioni delle mutazioni (genetiche) sino a che non si è ottenuto il tipo di grano con le desiderate caratteristiche. Non vuol dire mica che sono radiattivi
ciao
ps mai stato dentro un eatitaly, ma riengo che olre a barilla e lavazza venda anche altro, no? magari di qualità più elevata, no? e allora che problema c’è? certo che se si pensa di fare una cosa del genere con il fagiolo di zolfino o con i 100 kg di formai de mut…l’intera produzione finisce in una settimana in un posto come ny.
ps II, dico una stupidaggine: bene, eliminiamo barilla (che a me non piace, ma non vuol dire) xchè fa schifo. chi fa la pasta? Latini? bene, per soppiantre barilla latini deve crescere, aummnetare le produzioni, reperire materie prime , magari chiudere un occhio su un grano, non è così? e piano pinao diventa come barilla, se ci riesce e se è altrettanto o più bravo. A questo punto latini cos’è cacca pure lui? Capisco che certe piccole produzioni artigianali sono qulitativamente superiori, ma per affrontare grandio mercati c’è bisogno anche di grandi produzioni magari qualitativamente un po’ più deboli, inutile giaraci troppo intorno
ciao
la notizia del grano importato dall’Ucraina è riportata da varie fonti, non un’ultima sull’ultimo libro di Scanzi ne parlava il proprietario di Tenimenti D’Alessandro. Per quanto riguarda il tuo discorso sul sostituire Barilla, basterebbe sostituirla con più produttori di qualità, non per forza solo con Latini.
Però vedo di essere frainteso, io non ho detto EatItaly non deve vendere la Barilla, ho detto che in un blog in cui si dice che il cibo è “sacro”, non sia un luogo comune fare un commento critico sulla vendita di prodotti industriali di medio/basso livello.
Ora a me interessa conoscere di più conoscere il piccolo agricoltore che difende la biodiversità del suo territorio che sentire tutto questo profumo di incenso intorno ad un’operazione commerciale, sicuramente avrò sbagliato io nel leggere questo blog.
che io sappia gli unici pastifici che assicurano 100% grano italiano sono mancini e pastificio dei campi.
Lungi da me fare pubblicità a qualcuno ma Latini sul suo sito dichiara: “E’ seguito un appassionato e “maniacale” lavoro di selezione e affinamento sui grani duri, rigorosamente coltivati in Italia, per ottenere sempre, di anno in anno, le migliori miscele”
Conosco molto bene il pastificio Latini e posso confermare personalmente la genuinità del loro prodotto. Devo dire che la pasta latini sono anni che si vende anche negli States e probabilmente (anche se non ne sono sicuro) è in vendita anche a Eataly a NY.
La possibiltà di scelta c’è sempre stata anche in America
Anche Sgambaro dichiara 100% grano italiano.
anche Antonio Amato se è per questo, si è addirittura fatto sponsor della Nazionale di Calcio….
verifica le fonti da cui prendi notizie, oltre a quelle già citate ve ne sono parecchie altre, e te lo do per certo!
Per ulteriore info:
http://www.italiaterranostra.it/?p=6849
Mentre continuo a coltivare le mie patate, il mio granturco e i miei ortaggi a metri 0 vi segnalo questa notizia.
Pasta, sugo e mozzarella a tavola: 60 miliardi dal finto made in Italy
Gli imprenditori comprano all’estero i semilavorati. Dopo aver “lavato” l’etichetta, li vendono come locali. E risparmiano il 40%. Il consumatore deve conoscere l’origine dei prodotti. Ma il Parlamento non ha ancora approvato il ddl.
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/03/news/finto_made_in_italy-6722120/
Ecco, ci mancava l’articolo bischero di repubblica, una specie di velina, fatta male, sotto dettatura/dittatura coldiretti. Sveglia, siamo deficiatri nella produzione, lo vogliamo capire o no? il grano lo importiamo da sempre, idem il latte, e via dicendo. La serietà dell’articolo la può vedere chiunque, visto che si ostiene di importare grano dal canada e dalle barbados, dalle barbados!!!!!!!!! ma fatemi il piacere, questo è un artcolo che fa sembrare illegale ciò che è perfettamente legale e si chiama interscambio. E fare grancassa sono gli stessi signori responsabili del disastro quote latte, vero cara coldiretti? gli 007 e le sentinelle di coldiretti, ma fatemi il piacere! se il mondo agricolo si liberasse di questi parassiti starebbe di gran lunga meglio. il 50% delle mozzarelle è fatto con latte estero? e dove lo troviamo in italia il latte necessario, dove? chiudiamo i caseifici? lo stesso vale per i pastifici, se non lavorano autarchico che si fa, li chiudiamo? Ci sono prodotti di nicchia e particolari che vanno tutelati, ma sulle commodities mi dite come si fa? trovatemi la sau per essere autosufficiente, altro che articoli bischeri.
ciao
tanto che ce frega….ormai danno l’igp anche all’aceto Ponti http://www.acetoponti.it/eng/scheda.asp?ID=154&QSIDCat=2
interscambio???? ma che stai a di????
Io ti do l’acqua pulita, tu me ne dai la stessa quantità sporca ma ci aggiungi un pò di soldi…
Ecco l’interscambio…..
ALE’
Su grano importato e Barilla ho trovato questa puntata di report, è però datata 2002.
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90122,00.html
Innanzitutto si dovrebbe avere il buon gusto e l’educazione di avvisare qualcuno quando si prendono in prestito le sue parole per utilizzarle su un altro sito. Non pretendo certo una ricerca sull’elenco telefonico visto il nick che utilizzo, ma almeno un commentino sulla pagina di CdB per segnalare di avermi citato qui sarebbe stata una mossa elegante.
Ma bando alle ciance! Ho semplicemente analizzato quello che si legge sul menù di Eataly collegando i piatti proposti con i marchi riportati a lato e sommando il prezzi di un piatto di pasta a quello della birra alla spina. Non ho neanche criticato i prezzi. Ho solo detto che quel pasto, con quell’abbinamento pasta-sugo-birra è disponibile nel 90% dei ristoranti italiani a New York. Potrei per cortesia sapere quale parte del mio discorso merita di essere inserito fra spezzoni presi da Globe and Mail, Hufflington Post, the Atlantic (addirittura! Quale onore!) e quale parola o frase mi qualifica come “luogocomunista”?
Ma chi ti ha detto che per quel menù usano pasta barilla??? E non quella del Pastaio, ad esempio?
Sul prezzo commento io: 17$ pasta + pizza, cioè 13 euro, a NY si possono spendere tranquillamente. Da Pippo er pippatore lascio andare te.
Se ti fa schifo il Mutti, prendi le Penne Napoli che magari ci trovi il San Marzano
Non ho capito perché rispondi qui ad un intervento fatto su un altro sito che frequenti assiduamente. Mi sembra che le domande che ho posto nel mio commento siano altre ed indirizzate ad altri.
Il sabato pomeriggio senza campionato e col tempo così così è dura eh?
Rispondo qui perché si parlava di luoghi comuni e il tuo commento su CdB é la sagra dei luoghi comuni. stop
Sarà, a me sembra solo di aver fatto due addizioni. Grazie per la segnalazione comunque.
A New York non si mangia male dài, sarà caro forse ma se cerchi trovi un’ottima cucina italiana. Ma tantè NY è un mondo a sè che non ha nulla a che vedere (o quasi) come mentatiltà con gli Stati Uniti in generale.
Detto questo, nei superstore trovi di tutto, forzatamente (e maldestramente ai più accorti) mascherato come Made in Italy e mi sono sempre indignato del fatto come gli americani siano convinti di mangiare italiano e si siano fatti un’idea dei nostri cibi mediterranei e di quanto invece non ci sia nulla di più lontano!
Quindi ben venga “Eataly”, non sarà da gran gourmet (parlo dal punto di vista italiano) ma almeno insegnano qualcosa sui nostri cibi. Vedere – per fare un esempio su tutti – fare una mozzarella dal vivo non so quanti di voi abbiano avuto occasione di osservarla da vicino, ma è interessante. Almeno la prossima volta quel cliente non comprerà le finte mozzarelle-cheese che trovi nei supermercati USA.
bravi e poi bravi ancora e che siano di esempio ad altri in italia che ha solo bisogno di ottimismo e fiducia ….
quelli con le bave alla bocca non siete voi ma il fashion system….ed era ora perchè hanno rotto le palle a tutti…almeno questi sono con i piedi per terra e senza tanti barocchismi…
e vada anche per barilla che mi sembra stia facendo delle iniziative interessanti con la sua fondazione …
kiss
bd
[...] del supermarket” (la galleria fotografica). 5 – You are what you Eataly (B). Le reazioni: il mondo in adorazione e i luogocomunismi italiani. 6 – You are what you Eataly (C). In [...]
INVIDIA.
Ecco detto sinceramente cosa ispira Farinetti.
Del buon imprenditore ne abbiamo già parlato e ne abbiamo già visto con Unieuro.
Ma nel settore della ristorazione o della piccola impresa di settore alimentare, veder spuntare una cosa come Eataly e quanto ci sta dietro, beh, ammettiamolo produce invidia.
Una catena.
Neanche di negozi, di grandi negozi unificati da un unico messaggio sulla qualità del gusto italiano e da una proposta chiara, se vogliamo semplice, componente commercialmente necessaria per avere successo: la roba buona “italiana” è quì! Va bene, non esiste solo il caffè Lavazza, non solo la pasta Barilla, non solo la birra Baladin o l’acqua Lurisia (di proprietà del gruppo Farinetti, come anche altra aziende vinicole importanti), ma all’estero per il consumatore abituato all’”italian sounding” e a prodotti italiani che noi italiani non oseremmo proporre ai nostri maiali, beh il messaggio è chiaro e, secondo me, giustamente vincente.
Farinetti non ha fatto altro che prendere il buono e la sua immagine del buono (leggi: Slowfood) e convogliarlo verso il mercato, affiancato da proposta concreta e rispettosa della tradizione, da partners commercialmente all’altezza e da una mentalità “ottimista” che, soprattutto in questo momento, non scomoda.
Quante “botteghe” che lavorano con sincerità e passione, che cercano, rispettano e continuano una tradizione ed una storia grande ed importante come l’enogastronomia italiana vorrebbero e meriterebbero un riconoscimento internazionale (e spesso nazionale) che nessuno vuole dar loro?
Signori, ma qualcuno di voi ha mai parlato di persona col Sig. Farinetti?
Così magari sapete come la pensa lui, invece di barsarvi su fantablog che scrivono solo perchè hanno un sacco di tempo?
Farinetti lo trovate spesso all’Eataly di Torino, è una persona molto affabile….fategliela qualche domanda, o nel faccia a faccia diventate timidi?
Che sia un affare o almeno che gli intenti sian quelli, ci sta e non viè nulla di male. Farinetti è uno bravo, non si discute. Ma volerlo come templio, come scuola beh..ce ne passa. A New York ( dove passo metà anno della mi vita, ogni anno!) Bastianich e Batali sono sinonimo di business, dollari, immagine, non certo di passione o cultura italiana ( provate voi a mangiare quello che Batali cucina e me lo fate poi sapere…ovviamente senza esser nè accompagnati, nè blasonati, nè giornalisti).
Chicca del dopo partenza: Paolo Marchi che si “butta” ( l odore dei soldi..eeee….che ci si può fare) come un ape al miele ( un pò come molto in voga negli ultimi anni direi, caro Paolo), con una squadra che ( non discuto assolutamente) ma sembr davvero molto ininerante per cosi dire….a fre congresso????? a NEw York????? Che scivolone ragazzi, che scivolone
Cultura e Business, difficile metterle insieme e trovare il mix giusto, probabilmente impossibile.
A New York si trovano moltissimi ristoranti Italiani, ma non molti hanno veramente cibo Italiano.
Barilla, Lavazza in Eataly sono per me una scelta sbagliata, (ma se non ricordo male Lavazza e’ partner di SF da anni…), i ristoranti di Batali anche. Ma questo e’ il primo passo che permette di far conoscere realmente l’italia agli Americani (Vi ricordo che per gli US l’Europa e’ una cosa unica…) e forse di cambiare un po’ la loro cultura (pensano che cibarsi dall’ambulante sui marciapiedi sia una cosa positiva perche’ il cibo e’ fresco ogni giorno…). Ci riuscira’? qualche altro seguira’ l’idea? non ve lo so dire, ma sicuramente e’ valsa la pena essere presente e vedere centinaia di persona in coda per un pezzo d’Italia… scusate sono Italiano e mi fa piacere se l’Italia ottiene successo…
[...] New York e arriva Pinerolo C’era una volta Eataly, il nostro supermercato preferito Continuiamo così, facciamoci del male! I luogocomunismi italiani nel dopo-Eataly New York E fu così che Eataly (che non è fricchettonismo indie) sbarcò all’Ipercoop [...]