
Michael: Anche io da Firenze, interessa
Mickey: In questo blog scopro che gli
Aurora: Ragazzi sono di Roma, sono int
Eternino Fortunato: esprimo solifarietà piena,non
Maurizio: Chi fosse interessato può chia

Perché rinchiudere il panettone nello stretto recinto degli ultimi giorni dell’anno? Merita questa condanna un dolce così buono, che per altro prima dell’industrializzazione era presente nelle pasticcerie milanesi tutto l’anno? Dalla risposta – un no secco e convinto – siamo partiti per realizzare “Primizie appena sfornate – Il primo panettone”, contraltare tardo-primaverile di Re Panettone™, la rassegna milanese di fine novembre nata nel 2008. L’associazione Amici del Panettone, che mi pregio – si dice così? – di presiedere, esordisce con quest’iniziativa che ha coinvolto 33 pasticcerie artigianali, di cui 6 milanesi, 9 lombarde e il resto dalla Valle d’Aosta alla Puglia.
Martedì 1° giugno alle 21 una folla di gourmet spregiudicati ha invaso il Teatro Franco Parenti, per partecipare alla degustazione guidata da Daniela Rubino di Slow Food Milano. Dopo una breve presentazione a cura del sottoscritto e di Achille Zoia, sommo lievitista di Concorezzo che è anche presidente onorario degli Amici del Panettone, è stato assegnato ai convenuti il grato compito di individuare le caratteristiche organolettiche degli 8 campioni scelti da Daniela fra i tanti panettoni presenti.
Alla degustazione “scientifica” è seguita l’orgia dell’assaggio di tutti gli altri panettoni presenti, una trentina di variazioni sul tema dei canditi e delle uvette. Che per altro non erano gli unici protagonisti, spaziando i naturalissimi additivi aromatici dei lievitati dal pepe di sarawak ai fichi, dalle mele candite alla cannella.
Mercoledì 2 giugno, Festa della Repubblica, ha avuto inizio la seconda tranche dell’iniziativa. Le 33 pasticcerie coinvolte hanno cominciato ad offrire panettoni in assaggio gratuito e in vendita. Lo stesso giorno il sindaco di Milano ha deciso di dare il suo avallo all’iniziativa, visitando due delle pasticcerie coinvolte. E, in questa circostanza, ha lanciato anche ulteriori proposte per favorire una destagionalizzazione del dolce milanese. Vedremo.
Domenica 6 la manifestazione si è conclusa. Bilancio: molti articoli e servizi su stampa e tv milanesi, acque un po’ smosse, circa una tonnellata di panettoni venduta in tutt’Italia. Ora, vorrei girare la domanda a voi: panettone tutto l’anno o solo a Natale? (Per ispirarvi trovate un bel po’ di risposte anche sul mio blog).
[Fonti: Il Panettone, immagine: Wind on Web, Antonio Tomacelli]
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Il panettone tutto l’anno mi sembra una figata.
Bene queste iniziative.
Certo va detto che per molti laboratori è un pò complicato produrre questi lievitati per tutto l’anno ed inoltre è un dolce indubbiamente più per l’inverno che per l’estate (non è paragonabile ad una brioche vuota).
Non vorrei ne abusassero i bimbetti nel mangiarlo, perché visti i tempi si rischia di ridurci come negli USA (fisicamente, intendo dire).
scusate e la colomba pasquale? le chiacchere carnevalesche?
possibile che ci si sia dimenticati di queste prelibatezze?
voglio un comitato subito.
e poi perchè il gelato è per tutto l’anno e i dolci delle festività no?
mah..misteri del marketing
io no ma i miei lo inzuppano volentieri tutto dicembre e gennaio, a colazione, facendo poi lo stesso colla colomba pasquale. Ho dunque girato la domanda a mammà e la rispo è stata: “d’inverno molto volentieri ma dovranno massacrarmi di spot per convincermi che è normale, il 9 giugno, presentarsi alla cassa col panettone nel carrello o chiedere al pasticcere ce l’ha mica un mandorlato?”. Inutile pure ammannirla con “prima dell’industrializzazione nella pasticceria il panettone era venduto tutto l’anno…”
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/party/pag3/28.gif[/img]
irrimediabilmente natalizio, quindi, direi
Non è una boutade. Se è vero che il panettone è nato come pane ricco della festa di Natale, già nel 1839 nella voce del dizionario milanese-italiano del Cherubini si legge: «Grande e di una o più libbre sogliamo farlo soltanto per Natale; di pari o simil pasta ma in panellini si fa tutto l’anno dagli offellai e lo chiamiamo Panattonin». Di questa presenza in pasticceria tutto l’anno ci sono molte altre testimonianze, vedi il mio “Il panettone”, pagg. 50-54.
Non c’entra niente, è un’osservazione “laterale”. Ma guardo l’immagine di partenza del video e mi domando: perché c’è gente che mangia – panettone, gelato, arrosti o caviale poco importa – e ha quell’aria seria? A me, di fronte a cose buone, viene istintivo un sorriso di felicità che credo accompagni bene la golosità. E un po’ mi spiace vedere invece, alle degustazioni di qualsiasi cosa, tanta gente serissima concentrarsi come fosse di fronte al problema di mappare l’E8 per spiegare la sua simmetria.
Su, sorridere, gente: le cose buone sono buone perché rendono felici. Come si fa a essere seri con in bocca un morso di panettone di alta qualità?
Presso la gelateria Gelato Giusto di via San Gregorio 17 di Milano potrete gustare dal 21 al 27 Giugno il Gelato al Mascarpone e Panetun de MIlan come gusto rappresentativo del territorio lombardo.
Vi aspetto
Vittoria
Correggo dal 22 al 27 Giugno
Verrò a trovarti.
vittoria ci sarò
a roma cristalli di zucchero ha il suo dolce e morbido panettone proprio di fronte alla macchina del caffé.
Difficile trovarne di buoni senza macinarsi chilometri o leggere tonnellate di blog per scegliere … il che mi farebbe dire solo a natale ma comunque non da supermercato.
cova milano
migliavacca milano
miglierina milano
e tanti altri
il mondo milanese è pieno di ottime pasticcerie
Altri indirizzi milanesi, tutti coinvolti in “Primizie”:
• Caffè Panzera dal 1931, piazza Duca d’Aosta 10
• Martesana, via Cagliero 14
• I quattro mastri, via Orti 16
• I quattro mastri, piazza Gramsci 10 ang. Procaccini
• San Gregorio, via San Gregorio 1
• Ungaro, via Ronchi 39
Confinare il piacere di mangiare una buona fetta di panettone solo nel periodo natalizio e’ un sacrilegio! Io me lo mangio volentieri anche a Ferragosto!!!!
Vittoria
Il Panettone andrebbe servito tutto l’anno.Ovunque.
Specialmente al Sud dove si ostinano a non voler diventare padani.
Che il figlio di Bossi non ha ancora capito il perchè.
Mica tanto, alcuni tra i migliori panettoni vengono proprio da sud: cito Pasquale Marigliano a Ottaviano (Napoli) e Fiasconaro a Castelbuono (Palermo) che fa anche il panettone con la manna delle Madonie. Slurp.
Caro Tommaso,
aggiungiamo pure Alfonso Pepe di S. Egidio Monte Albino (SA) e Emanuele Lenti di Grottaglie (TA). Per non parlare di Sal De Riso di Tramonti (SA) e Ferdinando Natale di S. Cesario (LE).
su Marigliano – assaggiato lo scorso inverno con aspettative da ribollir di Vesuvio, e ivi rimastovi così deluso da credere in un singolare ed eccezionale incontro a fronte della regola che tutti inducono – avrei delle riserve, ma sul bravo bravissimo Fabio Taverna di Taurianova nessuna…
perme, no-pan-de-toni-all-year-long
buona notte
per me è bello che certi cibi siano associati a un determinato periodo e che siamo ‘costretti’ ad aspettarli frementi di desiderio, un pò come per frutta e verdura se non si è sostenitori della corrente ‘fragole a dicembre’… Dunque io sono per i prodotti tipici legati al periodo, certo che questo si estenda per un mese o due attorno alla data ok, ma il panettone a maggio anche no!
Per quanto riguarda gli ortaggi, sposo in pieno.
Il panettone, invece, ha una stagionalità così marcata solo in virtù di una tradizione recente, diciamo di circa settant’anni. Un attimo, rispetto alla sua storia di almeno mezzo millennio.
Più che giusto, parlerei di ritualità. Il cibo ha un alone speciale anche per il significato che assume in determinati rituali dell’anno. il mangiare tutto ad ogni stagione è un pò il segno di questo mondo che vuole il “tutto e subito” e forse toglie anche un pò di gusto alle cose, d’altronde quando viene citata la definizione di panettone, si dce che nel resto dell’anno assume un nome diverso perchè è un dolcetto più piccolo, da mangiare in “solitaria”…
Da Fiasconaro offrono il panettone in un banchetto fuori dal locale tutto l’anno, ma soprattutto ad agosto quando ci sono i turisti. Non è che mi attiri granché d’estate..
Io lo mangio a colazione da novembre ma non oltre aprile.
Poi da aprile devo far fuori tutte le colombe e di colazione ne faccio solo una al giorno,sicché….
Questa iniziativa degli Amici del Panettone arriva come pessima scopiazzatura, dopo quattro anni di Festival del Panettone tutto l’anno lanciato dal Gastronauta, a cui aderiscono non solo un centinaio di pasticcerie italiane, ma pure del cantone italiano in Svizzera. Addirittura negli anni passati sono state organizzate feste del Panettone in un bagno di Milano Marittima e una sagra che si ripete da quattro anni in un paesino in provincia di Rieti.
A parte il fatto che in un mio stesso post (http://ilpanettone.wordpress.com/2009/07/29/per-davide-paolini-e-meglio-d%E2%80%99estate/) ho intervistato il Gastronauta sull’argomento, non mi pare di aver accampato alcun diritto di primogenitura sulla celebrazione del panettone fuori stagione. Anzi, continuo a ripetere che ci sono tanti esempi storici di consumo non natalizio del panettone ben precedenti ai quattro anni fa da lei citati, visto che risalgono all’età pre-industriale di questo dolce.
Comunque, secondo il mio parere, un’altra manifestazione che sostenga il panettone in periodi non canonici va esattamente nella direzione tracciata dal Gastronauta. Ben venga che ne fioriscano altre: più occasioni non canoniche di assaggiarlo ci sono, più può affermarsi l’idea che sia uno spreco recludere il re dei lievitati al Natale.
Postilla: avevo informato Paolini prima dell’evento con una mail, nella speranza di coinvolgerlo, conoscendo il suo amore per il dolce. Peccato che non mi abbia mai degnato di risposta, salvo pubblicare un corsivo non proprio benevolo sul suo sito (http://www.gastronauta.it/ring-curiosita-dibattiti/attualita/panettone-tutto-lanno-quante-imitazioni.html ). Mi sarebbe piaciuto ingolosirlo, ma sono riuscito solo a ingelosirlo.
“Dacci oggi il nostro panettone quotidiano”.
Caro Stanis, il Panettone non solo deve essere gustato al di là delle feste natalizie, non solo si deve accostare al gelato nelle occasioni estive, io penso che debba finalmente entrare nelle nostre case come alimento fondamentale della cucina quotidiana e sostituire (finalmente!) l’obsoleto e stucchevole “pane”.
Le sue infinite declinazioni sul tema, gli consentono di accostarsi a tutti i piatti sia della nostra tradizione che a quelli delle nuove scuole più sperimentali e spericolate e io ho personalmente potuto deliziarmi (giusto ieri) di un abbinamento davvero speciale: bocconi di panettone al pistacchio riscaldati al forno e annegati in un freddissimo gazpacho. Davvero super. Ma anche senza volare tanto in alto, invito tutti gli amanti del salame felino a provare a gustarlo tra due fette di panettone classico. Sentirete che roba.
Sul serio, credo che il destino del pane sia ormai segnato, e che l’ingresso trionfale del panettone sarà solo una questione di pochissimi mesi, se non di settimane. No, non faremo nessuna fatica a sostituirlo, avremo invece la gioia di correggere tutti i vari proverbi stucchevoli che hanno accompagnato le nostre vite: “Togliere il panettone di bocca”, “Buono come il panettone”, “Se non è zuppa è panetton bagnato”, “Mangia panettone a tradimento”, “Rendere panettone per focaccia”, “Non è panettone per i tuoi denti”, eccetera eccetera eccetera.
Scherzi a parte.
Non parlerò di panettoni perché non amo particolarmente i dolci, parlerò invece di paté, che per me è il simbolo culinario di Natale. Da piccolo potevo gustare quello che preparava mia madre e oggi quello non meno squisito che cucina mia moglie. Era ed è un piatto tanto atteso e quindi molto amato e mi chiedo che ne sarebbe se diventasse uno dei tanti alimenti che passano sulla nostra tavola quotidiana: sicuramente il paté diventerebbe un piatto banale e la ricorrenza che lo monopolizzava sarebbe più povera.
Non possiamo lamentarci del consumismo e invocare la buona vecchia sobrietà se poi desideriamo impossessarci di quelle specialità che sono proprie delle nostre fese rituali. Feste, poi, che si sono praticamente svuotate dei loro contenuti e che sopravvivono praticamente solo grazie a quello che è sopravvissuto, cioè i loro corredi culinari e non. Perché vogliamo toglierci anche quelli?
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