Eataly si difende con i testimonial Moreno Cedroni e Carlo Cracco

Rinculando un istante, se la cosa può tranquillizzarvi volevo dire : “andando indietro nel tempo”, i più attenti di voi ricorderanno l’esplosione e poi la gestione della crisi da parte di Eataly, la catena di supermercati per gurmé indagata dal procuratore Guariniello dopo che un cliente ha trovato dei vermi (anisakis) tra le alici del reparto pescheria.
Riconoscendo a Eataly il titolo di “posto oltre il quale non c’è alcun meglio”, e valutandolo per l’attenzione ricevuta dai media, un modello di comunicazione, Dissapore ha seguito i due momenti praticamente in diretta.
La reazione è stata dignitosa, non dignitosadafarelastoriadelmarketing, dignitosa tipo: oh perbacco. Un’opinione condivisa dalla maggior parte dei lettori.
Ma oggi Eataly è tornata sull’argomento. Sempre in linea con i testi sacri del marketing però ’stavolta anche con gli stereotipi, il “più grande mercato enogastronomico del mondo” è ricorso al testimonial famoso. Una soluzione non proprio originale.
Tra l’altro, curiosamente, la scelta è caduta su due chef penalizzati dalle guide, o che si dice, non attraversano il loro momento migliore: Moreno Cedroni e Carlo Cracco.
E’ una mossa pubblicitaria che vi convince? E gli chef-testiomonial vi sembrano credibili? Notate tra l’altro, che anche per Eataly, come per gran parte della stampa, la sola guida che merita la citazione è la Michelin (“2 stelle Michelin”).









Un po’ come se Michael Schumacher facesse la pubblicità per la Esso/Mobil “Kome è puona questa benzina ! E’ per questo ke fado (o meglio andafo) velocissimo”
Siete noiosi…
sinceramente dai maghi del marketing mi aspettavo qualcosa di meglio, e anche i testimonial non mi sembrano troppo credibili.. Ps. Ma a Cracco non bastava l’acqua Panna?[img]:-)[/img]
Parlando in termini markettari: Cedroni e Cracco sono testimonial affini alla mission di eataly “alti cibi a prezzi sostenibili”?
A me proprio non sembra. E mantenere la coerenza con la propria mission, è una delle prime regole da seguire in casi di crisi aziendale.
Tra l’altro eataly (per quel che mi ricordo) non ha mai utilizzato testimonials, questo repentino cambio di strategia di comunicazione potrebbe apparire ai più sospetto o perlomeno contradditorio con la linea tenuta finora.
Poi anche sbandierare le stelle michelin come sinonimo di garanzia per i consumatori…. maperfavore!!! Quale sarebbe il nesso?
In sostanza -imho- hanno sgarrato fragorosamente comunicazione.
thebigfood
Il trasferimento di fiducia per osmosi tramite testimonial non è che funzioni poi tanto in un momento in cui, piano piano, sono i clienti che stanno diventando testimonial per sé stessi, grazie a internet e al fatto che siamo i famosi 54 milioni di allenatori della Nazionale, 54 milioni di presidenti del Consiglio, etc., etc…
Questo lo ha ben capito la ING Direct, ad esempio, che ha proprio più sublinimalmente di quanto sembri usato delle persone / clienti attaccate a finti manifesti. Esemplare, come esempio di pubblicità moderna…
Forse Eataly avrebbe fatto meglio a non fare nulla o, al loro posto, avrei fatto dei bei comunicati di scuse e di massimo impegno societario per migliorare ancora di più la qualità dei prodotti, un qualcosa di sentito, di vivido. Guardate la Toyota, che è maestra da questo punto di vista, come ha reagito di fronte ai suoi problemi ultimi di acceleratore e freni: solo messaggi di rinnovato impegno e di aumento dei controlli di qualità, cosa per la quale sono famosi nel mondo dai tempi del TQM, con il quale uscirono vincitori dalla crisi della metà degli anni ‘70.
Purtroppo, non sono Cracco e Cedroni i Quality Manager di Eataly. Probabilmente ne sarebbero ben capaci, ma fanno altro nella vita.
Concordissimo.
Ma cosa c’entrano le stelle michelin con la sostenibilità e la filosofia di eataly? Ma dai per favore… Allora dovrebbero chiudere il loro ristorante (1 stella) di Casa Vicina? L’anno scorso Pierangelini (pluristellato) cucinava nei ristorantini e mangiavi con 15 euro. Forse non avete visto, ma pubblicità con “ci scusiamo ecc. ecc ” l’hanno fatta parecchie volte sui giornali e poi Cedroni ha anche scritto un libro sul pesce crudo ( susci & sushi) , quindi qualcosa ne sa
uhssiggnurr ancora con l’ immagine del testimonial/bravo ragazzo sul fondo bianco toscano style anni 80????
maccheppalle!!!
http://www.fox.com/hellskitchen/
kiss
bd
La nuova collezione Panini di figurine dei cuochi stellati Michelin!
In collaborazione con Eataly.
Con l’album, in regalo, un kit di refiregerazione rapida “anti-anisakis”.
Collezionale tutte!!
passi per i testimonial, ma almeno fateli parlare con un minimo di naturalezza. la stessa frase identica….è veramente troppo finto per essere credibile
Infatti e qui che secondo me hanno sbagliato..
Per il resto , non credo che la genta faccia troppi calcoli. Moreno è rinomato per il susci
Cracco per la carne quindi un pò centra la testimonianza.
Di solito Moreno ha dei punti di osserazione puntuali ed impeccabili, strano che abbia accettato una frase fatta, anzi non fatta….. da lui.
quando si tirano fuori i soldi, si accettano tante cose….
E chi ti ha detto che abbiano tirato fuori i soldi??
bho’, non lo so. solitamente i testimonail delle campagne pubblicitarie vengono pagati (e profumatamente).
dici che in questo caso non è così?
Credo di no o forse non direttamente visto che sono spesso a eataly a fare serate-cene ecc
Saluti ai gastro-fanatici,
Secondo me bisogna fare una doverosa separazioni tra due differenti focus.
La comunicazione nel mondo della gastronomia può avere moltissime espressioni ma possiamo affermare che le due grosse macro aree sono quella del “fare vera” informazione e “dare la propria” informazione. Sono due intenti che, spesso, non si incontrano.
Qualsiasi realtà gastronomica, onesta, criminale o tendente ad una delle due, che vive e sopravvive di business ha il dettaglio di dover, “in qualche modo” battere cassa per impastare la pagnotta. Allora il bivio: parliamo di “ciò che si dovrebbe” in modo da avere le lodi di tutti gli addetti ai lavori oppure ti inquarto una campagna in grado di fare aumentare i “tin” del mio registratore di cassa caricato a rotoli non fiscali? Bella domanda….
Prendiamo l’esempio sopra riguardante la Carne. Riporto un brano:
“Come Eataly, Carlo ha scelto la carne de “La Granda”, che è un presidio Slow Food. L’ha scelta perché sa che la nutrizione degli animali è fondamentale per ottenere una carne sana e buona. Gli allevatori della Granda non utilizzano vitamine, integratori e mangimi. Solo foraggi naturali per donare alla carne di Razza Piemontese vero e grande sapore e assoluta integrità sotto il profilo della salute alimentare.”
Da dove cominciare?
Da questo testo, secondo il mio personale metro di valutazione, verrebbe, penso a tutti, di smontare un concetto ogni due righe. Ne vale la pena?
Se io fossi Cracco, mi inzaccherei la marchetta o farei lo spiegone che mi darebbe tanta stima che comunque non riuscirei a cuocere in padella?
Bah…
Da Torino è tutto (per ora) a voi la linea.
Non ho capito nulla…
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Reflexion/pas-compris.gif[/img]
capito poco anch’io però l’intuizione sembra esserci: dài Gianfranco, semplifica ortografia o ragionamenti e facci capire (detto con spirito cameratesco, eh, che anch’io agli inizi ho fatto faticare)
A me sembra una cosa interessante perché forse per la prima volta si mette in relazione l’alta cucina italiana, non con un singolo prodotto, ma con una idea di distribuzione e diffusione del cibo.
Non credo che Eataly abbia come target solo i gastrofanatici gurmé, credo invece che spinga sul concetto di buono in senso lato per chiunque cerchi qualità e affidabilità.
Fare marketing presuppone che si abbia ben chiaro il destinatario del messaggio, si va a colpo sicuro, fare marketing non prevede tempi lunghi, né il senso dell’investimento nel tempo, nè proporre una trasformazione culturale: per esempio le corazzate canore Amici e XFactor propongono cantanti impostati, impacchettati secondo le esigenze del mercato oggi, in questo momento, che diano frutti subito, non è prevista la gavetta, la scommessa, il rischio.
Così Eataly forse sa che esiste un legame culturale tra ciò che Cedroni e Cracco rappresentano e la grande distribuzione di qualità, e questo mi sembra un passo avanti, vista la diffusa sensazione di diffidenza e puzza al naso verso i gurmé e i grandi cuochi. Mi sembra importante che Eataly investa anche nel tempo, pur nella necessità contingente, per rimodellare i rapporti tra acquirenti consapevoli e liberi e l’alta ristorazione, una bella risposta anche agli esausti fornelli polemici. Altrimenti avrebbero scelto il pescatore coi baffoni e incerata o il macellaio rubizzo e ruspante, tra territori, pescherecci e kilometrizero vari ed eventuali.
Ancora oggi su la Stampa, pagina intera di eataly, tre serate gratuite per tutti i clienti, tenute dalla dottoressa tal dei tali, sulla sicurezza alimentare. Direi che, onestamente, qualcosa di concreto lo stanno facendo e non avevo dubbi.