di | gio 21 mag 2009 ore 19:49
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Enzo e le storie tese

4242_1160431574388_1335759761_407803_4257374_nSorpresa oggi al ristorante Don Alfonso di Sant’Agata sui due Golfi, quando il direttore della guida L’espresso, Enzo Vizzari—malgrado le tensioni dei giorni scorsi—si è seduto al tavolo e risoluto ha detto: “Sono qui per mangiare. Mi date da mangiare o devo andare via?”

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137 commenti a Enzo e le storie tese

  1. avatar Stefano Valenti

    Colpo basso per il Don Alfonso. Si è incartato in una brutta vicenda senza concludere niente. Vittoria netta di Vizzari sulla famiglia Iaccarino.

    • avatar ugo petruccelli

      che tristezza farsi fotografare al don alfonso per dare a tutti la prova della sua caduta di stile. possiamo veramente dire di fronte a questo suo andare a Sant’Agata che vizzari ha i paraocchi come i cavalli.

      chi pensa di impressionare con questa foto….e poi avete il coraggio di parlare di sms della vergogna ? è vizzari che dovrebbe vergognarsi per essersi seduto al tavolo del don alfonso con la supponenza e la presunzione di mangiare e giudicare senza aver risposto alle domande chiarissime sul suo metodo…..

      ho seguito senza mai parlare la discussione su questo blog perchè volevo prima capire un pò di cose….ma ora signori miei quì si rasenta il ridicolo. ripeto, che tristezza farsi fotografare e poi fare in modo che la foto venga pubblicata tramite la sua rete di fedelissimi. sono nauseato!!!!

      e questa persona di così poco spessore dovrebbe dare consigli a noi consumatori su dove andare a mangiare. ma che credibilità può avere un uomo che si comporta come un adolescente frustrato dal non poter sfogare i propri istinti?

      ricordatevi che le guide si pagano!!!! e noi che le compriamo dovremmo pagare per leggere quello che scrive vizzari? ci sono modi migliori per spendere i nostri soldi.

      il signor vizzari avrebbe fatto meglio a trovare un metodo di giudizio o a spiegarci il suo se c’è l’ha prima di andare al don alfonso sotto falso nome. oggi più di ieri il suo giudizio non ha nè valore, nè credibilità.
      vizzari, si ricordi che lei viene pagato per offrire un servizio, non per usare la guida per le sue vendette personali.

      per fortuna per vizzari che gli iaccarino sono dei signori,

      aspetto una risposta, ugo

      • Commento molto interessante, Ugo; a parte qualche intemperanza di troppo, ma vabbe’, la passione ci scuote. E’ interessante quel che scrive perché, guardacaso, ho appena passato cinque minuti buoni a guardare questa foto, e ne ho tratto un’impressione diametralmente opposta alla sua; leggendo il suo commento non ho potuto fare a meno di pensare: il mondo è bello perché è vario.
        Vizzari nella foto mi pare un signore sorridente e rilassato, elegante nella sua mise, e con lo sguardo alquanto sereno. E’ una bella foto, mi piace la posa e soprattutto quel sorriso sdrammatizzante. Beh, la pensiamo proprio in modo diverso.
        Non comprendo bene il senso di “seduto al tavolo del don alfonso con la supponenza e la presunzione di mangiare e giudicare senza aver risposto alle domande chiarissime sul suo metodo”; capisco che il famoso dibattito sul metodo-Vizzari per molti non sia affatto concluso, ma io continuo a pensare che sedersi al tavolo di un ristorante, da cliente o da critico, non costituisca alcuna supponenza; soprattutto mi sfugge il senso del ristorante inteso come residenza privata, nella quale non si entra se non bene accetti. Sarà perché non ho mai condiviso il punto di Don Alfonso, nel non volere ammettere ai propri tavoli altri critici se non quelli favorevoli.
        Piccola precisazione: pure io, come il Caf (Stefano Caffarri) “conosco il nome dei tecnici” qui a Dissapore e non sono super partes. Come, del resto, i piccoli fan di Don Alfonso; o loro sì, sono super partes?

    • avatar francesco

      Ma di quale colpo basso parla! Io sono dell’avviso che la brutta figura la stia facendo Vizzari. Sono ormai 10 giorni che in molti gli rivolgono delle domande che cadono nel vuoto. La sua risposta è andare a mangiare al Don Alfonso!!!!. Secondo me il sig. Vizzari è in evidente imbarazzo e cerca con mosse plateali di “svicolare”. Rispondesse alle nostre curiosità!

    • avatar Riccardo

      ma mi domando perché non cambiare il nome del post da “Enzo e le storie tese” con “La combriccola di Enzuccio”?

    • avatar paola di loreto

      l’arredamento del don alfonso è così bello, non riesco più a guardare questa foto… è vero che vizzari ha detto e ridetto che giudica solo le cucine, ma deturpare cosi una sala tanto bella…. :-)

  2. Certo che ce ne vuole di fegato !!!
    Bravo Vizzari, nella tana del lupo bisogna andarci, specialmente se si è sicuri di esser nel giusto.
    Lo riaffermo con forza per l’ennesima volta, questa ingiudicabilità (se difforme dall’assoluta eccellenza) che gli Iaccarino si sono arrogati la trovo culturalmente orribile…..e rimanda direttamente ad un certo tipo di politico che in questi giorni da l’ennesima prova della propria protervia ed arroganza.
    Ciao

    • avatar ugo petruccelli

      mi scusi, ma qui se c’è un lupo, anzi una iena, questa è proprio vizzari.

      l’arroganza è il suo fiore all’occhiello e la presunzione di poter entrare in casa di persone ospitali come gli iaccarino che accolgono i clienti come delle persone di famiglia dimostra solo la piccolezza del suo essere, perchè vizzari non ha neanche l’intelligenza e l’educazione necessarie per capire quando è giusto abbassare il capo e chiedere scusa. solo chi è nel torto pù marcio reagisce buttandosi in un burrone ad occhi chiusi sperando che qualcuno (NEL CASO SPECIFICO IL SUO COMMENSALE) lo immortali in uno scatto nella speranza di una pietosa gloria postuma.

      guardi meglio la foto e si renderà conto di quanto sia segnato il suo sguardo. del resto di figuracce ne ha fatte molte in questi giorni e troppi scheletri sono saltati fuori dagli armadi. ci credo che non dorme la notte, al suo posto neanche io dormirei, ma almeno avrei il buon gusto e la dignità di non farmi vedere troppo in giro.

    • avatar Riccardo

      beh si bravo Vizzari hai avuto proprio fegato! come hai avuto fegato a chiarirci tutti i nostri dubbi emersi in questo blog.

      chissa se gli italiani avranno fegato a comprare la guida dell’Espresso quest’anno?

  3. avatar leo

    E’ veramente assordante in questi giorni il silenzio del nostro db9/giancarlo maffi sull’argomento…

  4. avatar Vincenzo Pagano

    Giancarlo Maffi non è a spasso con gnocche e db9…. Invece è con me a Roma per approfondire, con chi ne sa molto più di noi, dove va la gastronomia, la critica gastronomica e le nuove tendenze degli stili alimentari. Un pranzo da cherubini in cui abbiamo sentito risuonare note paradisiache. Secondo noi, Dopo, tutto non sarà come prima. E ora consumiamo un frugale pasto nella “dependance” romana del comunque grande Alfonso. In attesa di nuovi incontri (anche Iaccarino potrà entrare con la stessa facilità nella tana del lupo?)

  5. avatar Andrea Guolo

    Ottima mossa, ma come è andata a finire? Gli hanno dato da mangiare o no?

  6. avatar francesca ruocco

    a proposito DOV’E’ FINITA la discussione sul tema “l’sms della vergogna?”? perchè non è più tra i più visti? dato che era al primo posto? che fa bernardi OSCURA quello che non conviene al suo amico vizzari?

    Recupero io per bernardi. ho ripreso il mio intervento e quello di cambi dal sito http://www.petizionedonalfonso.com, entrambi ancora senza risposta da parte di vizzari!!!! al suo posto mi sarei preoccupato di rispondere alle domande poste in questi due interventi, prima di andare al don alfonso – dove lo avranno accolto sicuramente con la cortesia e la professionalità che gli iaccarino usano verso chiunque varchi la soglia del loro ristorante. quindi la frase mi fate mangiare o me ne vado sottolinea solo l’arroganza di vizzari, che probabilmente ha “il sorcio in bocca!!”

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    francesca ruocco scrive su disapore.com il 19 maggio 2009 alle 02:54

    “Sono d’accordissimo con barbaresi: vizzari cerca a tutti i costi di difendere una situazione oggettivamente indifendibile. Il tutto va a discapito della credibilità della sua guida. Aspettavamo con ansia la risposta di Vizzari, attendevamo che ci illuminasse, ma pare che la sua guida si basi sull’insieme delle soggettività sue e dei suoi collaboratori. quindi deduco che non esiste alcuna scheda di valutazione, base prima ed elementare di qualcunque metodo che voglia essere un minimo condivisibile. tuttavia qualcosa è saltato fuori, riassumiamo: 1) vizzari ha chiaramente ammesso di conoscere Bernardi. 2) Vizzari ci conferma gli insulti “affettuosi” a Rocco Iannone. in virtù di queste rivelazioni e delle gentili concessioni di notizie fatte dagli amici che hanno chiacchierato su questo blog, si potrebbe pensare di girare un bel film dal titolo “L’ SMS DELLA VERGOGNA”, farlo scheneggiare da VIZZARI e affidare la regia a BERNARDI. il ruolo principale, quello del critico gastronomico, potrebbe essere ad immagine e somiglianza di enzo vizzari: un professionista al limite, con la propensione a clamorosi autogol e alla poca oggettività (vedi gap tra i suoi punteggi e quelli ad esempio del NY Times, o – ancora peggio – tra i suoi e quelle del suo vice direttore); con la tendenza a rischiare coinvolgimenti in pseudo-conflitti d’interesse ( vedi intervento di cambi), con manie di esagerazione ( ha trasformato un sms mandato a degli amici, in una questione di stato! ), un tantino litigioso e sicuramente double face ( sviolinate in pubblico e coltellate alle spalle!). bisogna trovare un bravo attore, non è un personaggio facile da interpretare!! Ma torniamo alla risposta del signor VIzzari, che filosofeggia banalmente sul concetto di soggettività. grazie per la spiegazione, ma tutti abbiamo in casa un dizionario di italiano! Mio Caro direttore, la questine non è spiegare la soggettività, ma dare una risposta -che non ha dato- sul METODO con cui i suoi ispettori formulano giudizi sui ristoranti, in giro per l’Italia. Anche IN UN CONCORSO DI CUCINA IN UNA SAGRA DI PAESE C’E’ UNO STRACCIO DI SCHEDA DI VALUTAZIONE (ES. DESIGN DEL PIATTO, ESECUZIONE COTTURE, CREATIVITA’, ETC…) !!!! Come nel mondo dei vini, daltronde! Vede io non discuto la soggettività, che è inevitabile e, se in buona fede, si accetta, ma metto l’accento su come “vengono fuori” I NUMERI che lei assegna. IN CONCLUSIONE, VOLEVAMO SEMPLICEMENTE SAPERE QUALI SONO I SUOI CRITERI. PERCHè SE NON C’è UN MODELLO UNICO PER TUTTI I SUOI ISPETTORI, MI SPIEGA COME FATE A FORMULARE UN GIUDIZIO OMOGENEO VALIDO E RAPPRESENTATIVO PER TUTTI I RISTORANTI CHE VALUATE, DA NORD A SUD? E’ QUESTO IL PUNTO. LEI CI DEVE DIMOSTRARE CHE HA UN METODO OMOGENEO PER TUTTI. ALTRIMENTI NON SOLO IL PUNTEGGIO DATO AL DON ALFONSO E’ IN DISCUSSIONE, MA LO E’ TUTTO IL SUO OPERATO. AVERE UNA SUA RISPOSTA ESAUSTIVA, RASSICUREREBBE, NON SOLO ME, MA ANCHE FASSONE, FRANCESCO e BARBARESI. FELICE NOTTE, francesca”

    Sintetizzo : Francesca chiede di esporre il metodo con cui il Sig. Vizzari effettua le sue valutazioni sulla cucina dei ristoranti recensiti sulla sua guida. Insinua il dubbio che non esistano le schede tecniche di valutazione dei ristoranti e nello specifico del ristorante Don Alfonso.

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  7. avatar francesca ruocco

    innanzitutto volevo ricordarvi l’ultimo intervento di cambi….dato che la discussione sul tema SMS della vergogna non è più tra i più commentati. strano, visto che era in pole position. che fa bernardi OSCURA quello che non conviene al suo amico vizzari??? non vi preoccupate ci penso io a rimediare…. leggete un pò e poi ne parliamo ( ANZI SPERIAMO RISPONDA VIZZARI !!!! )

    Carlo Cambi scrive:
    20 maggio 2009 alle 11:08
    Ci ho pensato su qualche giorno, ma una risposta a Vizzari proprio devo dargliela. Se fossi ancora caporedattore di Repubblica e mi avesse proposto un pezzo come le sue meditazioni consegnate a questo blog glielo avrei buttato nel cestino. Cominciamo a capirci, caro Enzo. Non risulta che tu abbia mai scritto un pezzo di cronaca, e lo si capisce dalla supponenza che metti in ciò che ci ammannisci nella tua risposta. Che tu non abbia dormito, che tu abbia scritto da casa per tre giorni non frega nulla a nessuno. Anche perché hai un contratto per cui, credo, valga la pena non dormire. Ti rendo edotto che un medico di pronto soccorso con 20 anni di carriera (tu come “giornalista” ne hai di meno) fa due notti di fila tutte le sante settimane per meno di tremila euro al mese. Vedi caro Enzo la differenza fondamentale tra te e me e tra te e molti colleghi che si occupano di enogastronomia è che a te mancano i fondamentali del giornalismo intesi come: spersonalizzazione, esercizio della cronaca prima della critica, avere il lettore come punto di riferimento e non essere autoriferiti. Altrimenti non scriveresti così male. Posso dirlo soggettivamente che secondo me scrivi male? Soprattutto non cadresti in continue contraddizioni (giudico solo la cucina anzi no,ma si o forse…) e non daresti l’impressione di essere un professore ( e poi di che?) in cattedra. E ora veniamo al merito. Su Roadhouse non mi convinci. Perché di catene di quel genere in Italia ce ne sono tantissime. Ora pretendo che tu mi dia il criterio di scelta. Guarda ti dico subito che se è la qualità della carne puoi recensire anche McDonald perché la ciccia è comunque quella di Cremonini. Lezioni di deontologia…beh perché vai alle riunioni della forza vendita di alcune case vinicole (gratis? in cambio di pubblicità per le guide? a gettone?) a parlare bene dei loro vini e poi in guida quei vini li tratti male? Se invochi la deontologia ti dico che dovresti dire esattamente quello che scrivi. Certo anche io non sono senza peccato, ma sai questo è un Paese che ha anche la legislazione sui pentiti! Ovviamente scherzo. C’ è un’altra questione che voglio sottoporre a te come a chi ha avuto la pazienza di leggerci. Sai perché a te Iaccarino non piace? Semplicemente perché non sei (non per il titolo ma per la forma mentis)un giornalista. Non sei curioso, non ti interessano le persone, i sentimenti, non verifichi se un luogo ha una storia, ha un racconto da fare. Sono convinto che neppure sapresti dire qual è il colore dominante del Don Alfonso, né se ci sono e quali piante all’ingresso. Se tu facessi prima che il critico il cronista prenderesti nota di tutto questo, ma anche delle espressioni di chi si siede alla tavola del Don Alfonso. Anche le loro sono soggettività che contano. Annoteresti il sorriso di LIvia che non è mai affettato, ma schietto. Ti domanderesti se c’è in quel luogo un sedimento di cultura, di civiltà e di fatica. Il problema è che tu queste domande non solo non te le sai porre, ma neppure le sai porre. Tu infatti ti rifugi nel dire “giudico solo la cucina”. Ebbene siccome usi la parola “giudico” sono costretto a dirti: la tua affermazione che una pluralità di soggettività qualificate è un inizio di oggettività è una pericolosa autogiustificazione. Perché mette a rischio sia la presunzione di innocenza, sia la tua presunzione. In diritto una mela più una mela più una mela non fanno un melone: ricordati – anche per tua fortuna – molti indizi non sono una prova. Forse ora ti è più chiaro perché molti non sono d’accordo con te. Perché quei molti si siedono al Don Alfonso non solo per sapere se soggettivamente la cucina è manierista o no (lo sai cos’è il manierismo?, non era poi tanto male e nell’evoluzione della nostra civiltà ha contato e parecchio), ma per godere di un luogo (e con Marc Augé che forse tu non hai letto e manco sai chi è ti ricordo che il luogo è storico, relazionale ed identitario) dove coltivano il sano piacere di vivere. Ma se tu facessi il cronista almeno questo dovresti saperlo. E’ che tu fai il direttore, ma – come a Monopoli – non sei passato dal via.
    PS Perché non provi a fare una guida senza punteggi. Vediamo se invece di costruire artificialmente notizie su te stesso sputando sentenze addosso a chi suda i fornelli sei in grado di farti leggere per ciò che scrivi.

  8. “più commentati della settimana” significa, inopinatamente, i post più commentati della settimana. Forse apparirà incredibile ai più, in questo mondo fellone, che un post tra i più commentati della settimana scorsa non appaia tra i più commentati di questa settimana.
    Sarà che il server su cui è ospitato Dissapore è stupido, anche se molto veloce, e se Tiziano l’ingegnere-ragnatela gli dice di mettere in quella colonnina i più commentati di questa settimana, ci mette solo quelli, senza curarsi di tutti pentacoli amicali che ci legano – e slegano – l’un all’altro: oscuri o palesi che sieno.

    • avatar francesca ruocco

      da che giorno comincia la vostra settimana? sei molto informato conosci pure il nome dei tecnici! Ne deduco che non puoi essere super partes in questa discussione quindi eviterò di perdere tempo leggendo i tuoi post.
      BUONA NOTTE

      • francy ti basta un po’ di aritmetica, il piu’ vecchio post visualizzato sara’, al massimo di sette giorni prima; nel caso in cui ci troviamo nello stesso mese dovrai solo mettere il giorno di oggi nella prima riga, nel nostro caso 21, seguito da un meno e nella seconda riga metterai 7 (perche’ sono sette i giorni della settimana). Fatto cio’ tirerai una riga orizzontale e proverai a fare la sottrazione a colonne.

        1-7 e’ davvero un’impresa ardita allora, per non andare a disturbare gli amici a destra dello zero noi prenderemo un prestito una decina dal numero seguente, quindi 11-7, il cui risultato e’ 4, scriviamo quattro nella prima colonna da destra subito dopo la nostra linea orizzontale. Nella seconda colonna abbiamo 2-0, ma non e’ piu’ due perche’ ci ha prestato la diecina di cui ti parlavo prima, quindi sara’ 1-0, molto semplice, senza disquisire sul valore dello zero in addizioni e sottrazioni scriviamo solo 1, il totale e’ quindi 14.

        Cio’ vuol dire che il piu’ vecchio post sara’ del 14 maggio, l’sms della vergogna e’ del 13 maggio, motivo per cui non sara’ visualizzato.

        Se temi un complotto contro il signor Cambi credo che sia necessario che tu abbia almeno un canale complottistico di video su youtube, un paio di libri a sostegno della tua tesi e un post su beppegrillo.it

        • avatar ugo petruccelli

          dato che è chiaro dal suo post che la signora francesca non intende risponderle mi permetto di esprimere la mia opinione personale:

          lei è un ottimo allievo di vizzari. parla a vuoto come lui. le lezioni di aritmetica elementare le faccia al curatore della guida dell’espresso, magari riesce a fare la somma precisa delle singole voci delle sue schede fantasma di valutazione!!!!

      • Inopinatamente il nome del tecnico è scritto nel colofone, in casapagina: Webdesign: Tiziano Fogliata.
        Capisco che ti sia più facile pensare che il giudizio si formi a seconda della maglietta che si indossa, ma – apparirà incredibile – scrivo su Dissapore pur essendo spesso in ampio, acceso e profondo disaccordo con il Bernardi su quello scrivo.
        Pazzesco eh.
        Eppure non sono tifoso, e nel merito dell’argomento non ho ancora espresso il mio parere in quanto lo vi formando, piano piano, discutendo.
        Osservavo solo – e mi scuso per non aver esposto il cartello “ironia” – che il livore e il desiderio di dividere gli interlocutori in pro e contro ti ha fatto perdere di vista che la mancanza di quel post tra i più commentati della settimama non era colpa della CIA ma solo del programma che conteggia i giorni.
        Mi rendo conto che nell’Italia dei gomblotti possa sembrare inverosimile, ma per dirla con l’algida albione, that’s it.
        Mi spiace solo che Tu non leggerai mai queste mie indegne note.

  9. avatar ugo petruccelli

    se ha il piacere di avere un contatto personale con vizzari lo usi per chiedergli di pubblicare le schede tecniche di valutazione di tutti i piatti degustati durante i suoi tuor gastronomici dalle quali è saltata fuori la top ten della guida 2009, cosi almeno abbiamo uno strumento concreto sul quale discutere.

  10. Ecco, al di là dei metodi e delle scelte di Vizzari, certi commenti qui dimostrano chiaramente perché un certo giornalismo sta morendo. Meglio parlare bene di tutto e non criticare (anche blandamente) nessuno, così sono tutti contenti…

  11. avatar francesco

    Bene sig. Bernardi questo mi conferma che i suoi rapporti con Vizzari sono ottimi. Non era neppure uscito dal ristorante che gia le aveva mandato questa bella foto e i testi da lui pronunciati non appena seduto al ristorante. Ottimo articolo!. Molto interessante!. Per me sarebbe interessante capire a che titolo è andato al Don Alfonso. Doveva rivedere le schede tecniche fatte per la guida 2009, oppure fare quelle per la guida 2010. No che dico Vizzari le schede probabilmente non le fa, quindi è andato li per mangiare bene.

    A parte gli scherzi, vi chiedo :
    - il sig. Vizzari è andato li per fare una valutazione?
    - con quale serenità più guidicare il Don Alfonso?
    - se avesse dovuto fare recensione non sarebbe stato più opportuno mandare qualcuno dei suoi al suo posto?
    - è andato li per fornire le risposte alle domande che da qualche giorno gli Iaccarino gli porgono?
    - è andato li per intimidirli come ha fatto con Iannone?

    Grazie….

    • Intimidire Iannone?? Ma per favore! Torniamo con i piedi per terra.

    • avatar leonardo ciomei

      Mi dispiace deluderla, sig. Francesco, ma la ferale notizia di Vizzari dagli Iaccarino a Bernardi gliel’ho data io e, prima che la sua omonima al femminile, mi scriva che anch’io sono un prezzolato di Dissapore come il grande Caffarri… ebbene sì, da (blando) collaboratore del blog, è mio compito quando leggo una notizia interessante comunicarla subito al mio senior editor, come ho fatto in questo caso.

      In ogni caso la notizia (e la foto) era sul blog di Luciano Pignataro, storico collaboratore e ispettore della Guida Espresso…

  12. avatar Buauro

    Mi si perdoni l’ironia con cui mi intrometto nella discussione, ma ormai la vicenda stà assumendo sempre più i contorni di una Soap-Opera. Si potrebbe pensare ad un format concorrente ad “un posto al sole”, oppure una trasposizione più nobile in forma di sceneggiata… peccato che il grande Mario Merola ci abbia purtroppo lasciati.

    Lasciando da parte l’ironia sinceramente non capisco il livore contro Vizzari. Tutto sommato anche la guida Michelin pone il Don Alfonso nel “limbo” dei 34 bistellati e non nel firmamento dei tristellati. Trovo emblematico anche il caso dell’assegnazione della terza stella nel 2004 poi persa l’anno successivo. Da semplice appassionato (di recente passione) mi chiedo: allora non si é scatenata un analoga reazione contro la Michelin? Gli Iaccarino potevano chiedere di non comparire piu’ anche in quella guida, che mi sembra molto piu’ propensa ad accettare tali richieste? (Marchesi docet).

    • avatar ugo petruccelli

      è evidente la sua ignoranza in materia. il don alfonso è stato un tre stelle per ben 7anni. nel 2001 gli hanno tolto la terza stella a sant’agata, ma nel 2004 ne hanno presa una per il baby a roma. e poi vuole mettere sullo stesso piano la michelin con vizzari? nella quida michelin ci sono solo 4 ristoranti prima del don alfonso, in quella dell’espresso 40. mi pare che il paragone non regga!!! il livore contro vizzari è evidentemente scaturito dalla mancanza di uno strumento oggettivo di valutazione dello stesso, che tira le somme come se giocasse a tombola. troppo facile, troppo comodo.

      • Guardi che lo stesso figlio di Iaccarino commentava che lui, con il Baby, aveva solo una consulenza e che il suo lavoro si svolgeva principalmente a Sant’Agata dei Due Golfi. Per la precisione..detto questo a me sembra che il suo livore raggiunga livelli parossistici

    • avatar paola di loreto

      L’ennesima occasione sciupata da vizzari. Con la sua visita a sant’agata non ha fatto altro che essere fedele a se stesso e al suo modo di comportarsi poco obiettivo che pone sul piano personale il suo lavoro. Qualcuno dovrebbe spiegargli che il direttore di una guida – lo dice la parola – dovrebbe guidare… lui dove ci vuole guidare? Verso il cattivo gusto?

      • Se striscia ha indagato, vuol dire che c’erano sentori di malcontento nelle cucine italiane e soprattutto fra i consumatori, che non si spiegano perché quello che leggono sulle guide troppo spesso non corrisponde a realtà.

      • I gap tra le valutazione fra le guide non si spiegano. Come può un ristorante al top nel mondo e per la stampa mondiale, giudicato dalle guide italiane con punteggi altissimi, essere così in basso solo nella giuda di vizzari? La risposta è evidente!

      • Sono emersi grazie a questo blog e alle professionalità che vi partecipano parvenze di conflitti d’interesse che coinvolgono vizzari.

      • Pare chiaro che non esiste un metodo di valutazione oggettivo uguale e valido per tutti i ristoranti che vizzari giudica e classifica. LE schede di valutazione sono un punto di partenza essenziale e la loro assenza è gravissima!

      • La spiegazione di vizzari sulla sua soggettività oggettiva è una bella teoria che non trova riscontro nella sua pratica: non tiene conto dei giudizi dei suoi collaboratori. Date un’occhiata alle copie degli articoli di santa di salvo e giacomo dente disponibili su http://www.petizionedonalfonso.com, “IN REPLICA ACONTRO REPLICA DI VIZZARI”.

      LE CHIACCHIERE SENZA I FATTI NON PORTANO A NULLA DI COSTRUTTIVO.

      I motivi come si vede sono tanti. Ovviamente io sono con la famiglia iaccarino, ma rispetto i supporters di vizzari,….ma, oggi, qualcuno parla di vittoria, riempiendosi la bocca di stupidaggini. Il punto da focalizzare è un’altro: se non si cambia radicalmente registro a perdere sarà tutto un sistema.
      Questa vicenda dovrebbe far riflettere. Grazie alla coraggiosa esposizione della famiglia iaccarino si è illuminata una clamorosa falla nel sistema della critica gastronomica., che non può continuare sulla strada dei giudizi personali di persone poco competenti che si fanno scudo dietro la presunta esperienza da buongustai, senza offrire chiari strumenti e metodi oggettivi sui quali si basano i loro giudizi.
      Non si tratta di penalizzare un ristorante, che dimostra ogni giorno sul campo a sant’agata e con le consulenze in locations prestigiose sparse nel mondo, LA SUA ECCELLENZA. Rischiamo di distruggere 40 anni di storia di grande cucina italiana, questa è la cosa grave!

      Dovremmo essere felici che in Italia, dove tutto tace, una famiglia di cosi gran credito, abbia avuto il coraggio di parlare per farci riflettere, per evidenziare le falle del sistema critica gastronomica. I fan club e il gridare a inutili vittorie non portano a nulla di costruttivo. Se vizzari non si sentisse con le spalle al muro non avrebbe avuto questa caduta di stile così puerile e prima di sedersi al tavolo del don alfonso avrebbe risposto alle domande importantissime di noi che seguiamo la vicenda. Se non lo ha fatto è chiaro che non ha risposte concrete ed esaustive da darci. Purtroppo è questa la verità che delude di più e che spingerà me e persone come me a non comprare più la guida dell’espresso. Gli editori se ne faranno una ragione!

      Buon pomeriggio a tutti, paola

  13. Chapeau a Enzo Vizzari, per quest’idea geniale, un pizzico coraggiosa, sicuramente intelligente, che pone fine ad inutili ed esagerate polemiche e ristabilisce i corretti rapporti, la giusta dialettica, tra chi facendo il ristoratore propone piatti ai clienti e chi questi piatti, da esperto gastronomo, giudica, riferendone, secondo soggettivo parere ed expertise, su un giornale o su una guida. Non é stata una sfida quella di Vizzari, ma un modo di dire, smettiamola di litigare e torniamo a comportarci da persone serie, oppure, à la Pappalardo, “Ricominciamo?”

  14. avatar nadiap

    Sputare nel piatto in cui si e’ mangiato a lungo non e’ stato bello… e soprattutto avere sussulti di coscienza nelle notti buie della mannaia mediatica di striscia e’ stato veramente un gesto da codardi e veramente poco lungimirante.. E infatti, morale della favola, piomba in ‘casa Iaccarino’ il non-gradito, e censurato critico… e loro costretti a cucinare per il critico a cui simbolicamente hanno strappato la penna da mano.. geniale.. Ma il problema e’ proprio qui, Don Alfonso non e’ ‘casa Iaccarino’ ma un attivita’ commerciale che si espone alla critica quanto piu’ si fregia di offrire un servizio di standard elevato e ben pagato. Indi, chi mangia per piacere e paga ha il diritto di dire, pensare, criticare.. chi mangia per professione ha non solo il diritto, ma anche il dovere di replica e di critica.

    • Hai centrato la questione: comunicazione o informazione? La prima trasmette un messaggio, la seconda la decodifica e lo contestualizza.
      L’insofferenza alla informazione è generale, non solo del mondo enogastronomico. Per molti errori commessi da noi giornalisti, è vero, ma soprattutto perché non ci sono più idee o progetti e alla fine si finisce a discutere di porzioni di zuppa e a chi sei tu e chi sono io.

      • avatar nadiap

        A volte penso a quanto siamo ormai lontani dalla penna leggera e intuitiva di Veronelli.. dalla penna di chi scriveva di persone, di cibo e vini e ne coglieva la valenza simbolica, la sacralita’. oggi invece si visita un ristorante con fare un po’ da ispettori dell’Asl.. Ma proprio in quest’atmosfera grevissima da dicerie dell’untore si rivela chiaramente il grande gesto di Veronelli, lo chapeau, segno di rispetto profondissimo e soprattutto di riconoscenza per la voglia di comunicare attraverso il proprio prodotto, che fosse un vino o una cena. Ma intanto quanti ristoratori oggi meriterebbero un sentito chapeau?

  15. Il Sig. Vizzari ha fatto bene ad andare al DON ALFONSO. Conferma che – indipendentemente da tutto – vuole fare il suo lavoro e approfondire personalmente i Ristoranti top italiani. Il DON ALFONSO ha fatto bene a “dar da mangiare” al Sig. Vizzari, anche loro sono professionisti e sono certo che anche in quest’occasione avranno dato il meglio. Infine penso che per entrambi abbia pesato molto tutto quello che è successo.
    Last but not least, leggendo i commenti sopra, spero vivamente che si passi quanto prima a parlare d’altro.

  16. avatar emanuele barbaesi

    Per rispondere a quanto prima hanno scritto nadiap e Pignataro, non mi sembra che in questo caso il punto sia la dicotomia comunicazione-informazione. Che il Don Alfonso sia un’attivita’ (tratto gli accenti come apostrofi perche’ sono all’estero e ho una tastiera a cui non sono abituato) commerciale che si espone alla critica di chi la frequenta e’ ovvio e penso che nessuno lo possa negare, anche perche’, se lo facesse, la sua opinione sarebbe comunque irrilevante. Che poi chi mangia per professione abbia non solo il diritto, ma anche il dovere, di replica e di critica e’ altrettanto ovvio. Chi sostiene il contrario?
    Il punto e’ un altro, al di la’ delle cortine fumogene, dei tentativi di sviare la discussione e delle trovate da avanspettacolo – francamente abbastanza imbarazzanti – ideate per trasformare questa vicenda in una soap-opera ancora piu’ grottesca di quanto gia’ non sia. Infatti il punto resta: come mai il giudizio della guida dell’espresso sul Don Alfonso e’ palesemente assurdo?
    Mi sembra che continui a essere questa la domanda piu’ interessante, per il momento ancora senza risposta. Perche’ dalla guida dell’espresso penso che per esempio si vorrebbe sapere se, nel 2009, Alajmo e’ meglio di Iaccarino o se Bottura e’ piu’ in forma di Crippa oppure se i piatti di Scabin sono piu’ o meno validi di quelli di Cracco. Possibilmente con commenti circostanziati. Ma se, invece, mette il Relais Blu sullo stesso livello del Don Alfonso, allora significa che c’e’ qualcosa che non va. Perche’ sarebbe come se un critico cinematografico dicesse che i film dei fratelli Vanzina sono pari a quelli di Bunuel, se un critico musicale mettesse i Ricchi e Poveri sullo stesso livello dei Beatles o se un giornalista sportivo sostenensse che Gourcuff vale Kaka’.
    Tutto – compresi eventuali comportamenti fuori dalle righe di alcuni protagonisti della vicenda – nasce dall’insensatezza di questo giudizio.

    • Io penso che un giudizio, in generale, non sia mai insensato o privo di senso.
      Ha il senso di chi lo ha emesso, esprime cioè un giudizio soggettivo e non potrebbe essere altrimenti. Quel giudizio poi potrà essere più o meno condiviso ma non sarà mai privo di senso.
      Se non ricordo male io e Barbaresi abbiamo discusso sul Ristorante “La Strega” di Palagianello. Lui l’ha stroncata ed io dopo aver letto il suo giudizio ci sono tornato e mi sono trovato come al solito benissimo e l’ho scritto sul forum del Gambero, poi con lui ne abbiamo discusso, ma mai mi ha sfiorato l’idea che la sua fosse una recensione priva di senso.
      Ora cambiando un po’ l’oggetto della nostra discussione, perchè i soggetti interessati a questo caso sono due e non solo uno, cosa pensare di un ristoratore che vorrebbe che il proprio ristorante non venisse giudicato da chi, unico sulla terra, non ne parla sempre e solo benissimo? Io trovo sia una pretesa assurda, figlia di un erroneo considerarsi al di sopra degli altri, di tutti gli altri. Foriero secondo me di possibili errori frutto di una errata concezione/visione delle proprie capacità e della propria professionalità. Il non esser sottoposti a critica potrebbe cioè partorire mostri. La critica se non aprioristica ed argomentata è un servizio al cliente che compra la Guida ma anche un prezioso aiuto per il criticato che ha a disposizione una visione qualificata, terza e gratuita sul proprio operato.
      Ciao

      • avatar emanuele barbaresi

        Certo che qualsiasi giudizio ha il senso di chi lo ha emesso, esprime cioè un’opinione soggettiva. E poi puo’ essere piu’ o meno condiviso. Verissimo.
        Ma il punto e’ che il giudizio dell’espresso sul Don Alfonso e’ cosi’ apparentemente (almeno questo me lo concederai) insensato da non essere condiviso pressoche’ da nessuno. Da qui il paragone cinematografico-musical-calcistico che ho fatto prima. Nel senso che non occorre essere critici gastronomici e neppure buoni conoscitori della materia per stabilire se e’ meglio il Don Alfonso o il Relais Blu: basterebbe invitare a cena nei due locali la prima persona che passa per strada e poi chiedergli dove ha mangiato meglio. Ho la presunzione di dire che indovinerei la risposta…
        Se non ci credi, tu che per fortuna non sei la prima persona che passa per strada, ma un appassionato di buona cucina, nonche’ – mi dicono – un ottimo ristoratore, fammi un piacere: concediti, quando puoi, una vacanza di qualche giorno a cavallo delle due Costiere. Vai a mangiare al don Alfonso, al Relais Blu, al Quattro Passi e al Pappacarbone di Iannone, tutti locali che, mi sembra, sull’espresso abbiano 16,5 (non ho qui la guida, vado a memoria, ma credo di non sbagliare).
        Poi mi sai dire se il pazzo sono io.

        • Non sono mai stato in nessuno dei quattro.
          Per farli tutti e quattro mi servirebbe fare un mutuo…non ho una Guida che mi rimborsa….ma in un ragionevole lasso di tempo vorrei farne alcuni, non ora.
          Quando vado in zona sono sicuramente da Gennaro Esposito che senza tanti inutili orpelli ed una carta dei vini intelligentissima e dai ricarichi onestissimi mi fa sempre stare benissimo a prezzi strepitosi. Così come, in forma leggermente minore, a “il Buco” a Sorrento e da “Nonna Rosa” a Vico Equense.
          Però sai anche una cosa ?
          Io di andare al Don Alfonso ed al Pappacarbone al momento non ne ho tanta voglia. Perchè per me mangiare non è un lavoro ma un piacere e normalmente preferisco andare dove ho anche una certa assonanza o almeno penso di poter averla. Con i due succitati adesso non penso di riuscire a legare, ad entrare in immediata e piacevole sintonia, sarei comunque contentissimo di sbagliarmi, credimi.
          Ciao

          • avatar francescaruocco

            provi prima di dire che non c’è assonanza, signor vignadelmar.
            se non è mai stato a sant’agata non può capirne la magia. se si trova bene da genaro esposito perchè il rapporto qualità – prezzo è più adatto alle sue tasche, vada pure là. l’alta cucina, la meravigliosità gastronomica di ristoranti come il don alfonso non hanno bisogno di tirchieria. lì ci si siede per fare un’esperienza che coinvolge tutti e 5 i sensi, non per contare gli euro che si è speso. lei non è adatto al don alfonso perchè non ha la predisposizione ad emozionarsi. in questo è simile a vizzari, si faccia consigliare da lui una bella trattoria!

            ci faccia sapere…francesca

        • Mi sono scordato di una cosa, tu sul comportamento degli Iaccarino non hai proprio niente da dire ?
          Molti di quelli che si appassionano a dar contro a determinati giudizi poi su questa pretesa superiorità rispetto all’essere giudicati anche solamente non in maniera eccelsa non scrivono un rigo o la giustificano appunto con il peccato originale/torto subito.
          La mia distanza culturale da questa concezione è siderale, la tua mi sembra molto meno. Vorresti approfondire?
          Ciao

          • avatar emanuele barbaresi

            La mia distanza culturale dalla teoria che hai espresso e’ uguale alla tua. Nel merito, pero’, credo che Livia Iaccarino, dal suo punto di vista, abbia fatto bene a intervenire come ha fatto, perche’ solo in quel modo – pur con tutte le contraddizioni e tutti i limiti che comporta una partecipazione a una trasmissione come Striscia – poteva riuscire a far puntare i riflettori sullo scandaloso trattamento che l’espresso riserva al suo ristorante. Un ristorante che per molti (e anche per me) e’ fra i migliori del mondo. Se non si tiene conto di questo – un particolare affatto trascurabile – non si puo’ capire.
            Poi, certo, i giudizi devono restare assolutamente liberi e io non condividero’ mai l’opinione di chi chiede di non essere giudicato.

    • Emanuele, faccia questo gioco se ha tempo e voglia: la classifica solo sul voto di cucina del Gambero. Poi mi dice.
      L’assunto da cui parte, è che cioé solo l’Espresso abbia un atteggiamento punitivo è sbagliata per due motivi.
      Primo, perchè Don Alfonso resta tra i vertici in Italia
      Secondo, perché è in linea con quanto valutato da altre guide (Michelin, Gambero, Veronelli).

      I paragoni sono sempre antipatici e sicuramente non li farò. Ma le consiglio di andare a riprovare il Ralais che ha citato perché sono sicuro che avrà modo di rivedere il suo giudizio un po’ sommario a mio modesto avviso.

      In ogni caso il punto non è il merito della valutazione, ma la libertà di poterlo fare.
      Se poi si parte dal presupposto della malafede allora è inutile proprio discutere perchè non serve più a nessuno. Chiudiamo e andiamocene a mangiare alla Bersagliera, al Bolognese e da Salvini come facevano i nostri nonni.

      • avatar emanuele barbaresi

        Diamoci pure del tu, prima di tutto perche’ mi risulta che su Internet si faccia cosi’ e poi perche’ siamo colleghi.
        Non mi risulta che sul Gambero (sono all’estero e non ho con me alcuna guida) il Relais Blu, il Quattro Passi e Pappacarbone abbiano un voto di cucina pari a quello del Don Alfonso.
        E non mi risulta neppure che voi collochiate il Don Alfonso ai vertici, visto che davanti ha una quarantina di locali. E non e’ vero neanche che il voto del’espresso sia paragonabile a quello della Michelin, visto che la guida rossa mette davanti al Don Alfonso solo 5 locali, numero lievemente inferiore a 40… Senza contare che non mi risulta che la Michelin dia due stelle al Relais Blu, al Quattro Passi e a Pappacarbone. Da’ due stelle, se ricordo bene, alla Torre del Saracino, a cui voi date come minimo 18 e non 16,5.
        Quindi cerchiamo di essere precisi, per favore.
        Quanto alla liberta’ della valutazione… ci mancherebbe altro! Siete liberissimi di dare qualsiasi giudizio. Semplicemente, almeno nel caso dei ristoranti campani di fascia alta, si tratta di vautazioni nel loro insieme completamente sbagliate. A mio parere, ovvio. E nel caso del Don Alfonso anche del resto del mondo, o quasi.

        • Bene, allora siamo precisi
          Michelin
          2 stelle
          Don Alfonso, Torre del Saracino, Taverna del Capitano, Olivo Capri Palace, Palazzo Sasso

          Veronelli
          3 stelle
          Oasis, La Caravella, Taverna del Capitano, Don Alfonso, Torre del Saracino

          Espresso
          Tre cappelli: Torre del Saracino 18). Due cappelli: La Caravella 17), Pappacarbone, Quattro Passi, Taverna del Capitano, Don Alfonso, Oasis, Relais Blu (tutti a 16,5)

          Nella cucina il Gambero Piazza Don Alfonso al 26° posto, noi al 41° in Italia.

          Dunque: qual è il problema? Non si può certo dire che noi mortifichiamo Don Alfonso mentre per gli altri sia il primo assoluto.
          Variano i giudizi, per esempio anche gli amici capresi dell’Olivo potrebbero organizzare la loro petizione perché stanno a quota 15,5:-)
          Ma la sostanza dei nomi e del range resta piuttosto simile
          Non è dunque esatto affermare che nei ristoranti di fascia alta campani si tratta di valutazioni nel loro insieme assolutamente sbagliate”.
          A meno non ti riferisci al fatto che l’insieme delle guide italiane non hanno lo stesso tuo punto di vista.

          • avatar Riccardo

            Pignataro, ma come mai interviene solo adesso?
            ma ha letto gli altri post su cui si discute della vicenda?
            e su dai… diciamo sempre le stesse cose… un minimo di fantasia… creatività… inventiva…

          • avatar emanuele barbaresi

            Non ho scritto che per gli altri il Don Alfonso e’ il primo assoluto, mentre confermo che voi lo mortificate, come testimonia anche quanto tu hai scritto.
            Infatti le altre due guide di qualche importanza (quella del Veronelli, se permetti, non la considero proprio) non mettono sul livello del Don Alfonso, a differenza di quanto fate voi, tre cucine nettamente inferiori alla sua come quelle di Relais Blu, Quattro Passi e Pappacarbone. Quanto al 26emo posto per il Gambero (ammesso che sia cosi’) non mi sembra che si possa dire che sia uguale, o simile, al 41emo vostro.
            Poi e’ chiaro, le mie valutazioni e quelle dei miei collaboratori sono ben diverse, come si puo’ leggere sulla guida Gourmet 2009 (Don Alfonso 18/20; Torre del saracino, Oasis 16; Taverna del capitano, Quattro Passi, Caravella, Pappacarbone 15; relais Blu 13: i voti hanno pero’ un’ottica internazionale, essendo la pubblicazione incentrata sul confronto tra le migliori cucine italiane e alcune tra le migliori cucine europee, per cui in chiave esclusivamente italiana bisognerebbe aggiungere 1/20 in piu’ a tutti), ma questo e’ un altro discorso, che non mi sembra il caso di affrontare.
            Adesso vi devo lasciare, potro’ eventualmente riprendere a scrivere domenica pomeriggio.

        • Ecco, appunto. L’insieme delle guide italiane non hanno il tuo rispettabile punto di vista.
          Ma la classifica che citi è quella del 1650? :-) )

          • avatar francescaruocco

            Francamente, Sig. Pignataro sono indignata. Lei ha il coraggio di difendere il punteggio attribuito al don Alfonso dall’Espresso? HA LA FACCIA COME… sono una signora e non lo posso dire, ma quanto vorrei!

            Ha letto la petizione pro Iaccarino sul sito http://www.petizionedonalfonso.com, dove ci sono i motivi per cui gli iaccarino oggi non vogliono farsi più recensire da Vizzari? Li ha letti? Perché, se non lo ha fatto le dico che sta facendo PERDERE TEMPO ALLE PERSONE INTELLIGENTI. La famiglia Iaccarino ha chiesto di non essere più recensita dalla famosa guida per 2 motivi fondamentali:
            1) Non condividono i criteri sui quali la guida fonda i suoi giudizi, in quanto parziali e , ad oggi, abbastanza misteriosi e molto soggettivi.
            2) La credibilità di Vizzari è minata da probabili conflitti di interesse (e Cambi con i suoi interventi ha confermato il tutto).

            Sig. Pignataro, mi scusi, ma forse si è perso qualche pezzo fondamentale della discussione, che è sfociata in una serie di domande alle quali Vizzari, ad oggi, non ha ancora risposto. Domande MOLTO SERIE.

            SENZA UN CHIARIMENTO SU QUESTI PUNTI, PROBABILMENTE, ANCHE LEI, SE FOSSE AL POSTO DEI PROPRIETARI DEL DON ALFONSO, CHIEDEREBBE DI NON ESSERE Più GIUDICATO; VISTO CHE VUOLE FARE IL FIDO SCUDIERO DI VIZZARI PROVI A RISPONDERE LEI ALLE DOMANDE CHE IO E ALTRI FREQUENTATORI DEL BLOG ABBIAMO POSTO!!

            Siccome sembra che abbiate “orecchie da mercante” e commentate e leggete solo quello che vi fa comodo le faccio un sunto:

            1) Esiste un metodo? Anche nei concorsi alle sagre paesane i giudici hanno delle schede di valutazione per i piatti (ES. DESIGN, ESECUZIONE COTTURE, CREATIVITA’, ETC…), esistono anche nel mondo dei vini… Vede io non discuto la soggettività, che è inevitabile e, se in buona fede, si accetta, ma metto l’accento su come “vengono fuori” I NUMERI che si assegnano. volevo semplicemente sapere QUALI SONO I CRITERI usati dai critici dell’espresso: perché, se non c’è un MODELLO UNICO per tutti gli ispettori, mi spiega come fate a formulare un GIUDIZIO OMOGENEO VALIDO E RAPPRESENTATIVO PER TUTTI I RISTORANTI CHE VALUATE, da nord a sud? QUESTO E’ IL PUNTO: dimostrate che avete un METODO OMOGENEO PER TUTTI, ALTRIMENTI, NON SOLO, E’ IN DISCUSSIONE IL PUNTEGGIO DATO AL DON ALFONSO, MA TUTTO IL VOSTRO OPERATO.

            2) perché non risponde sulla questione ROADHOUSE sollevata da Cambi ? Perché L’espresso non recensisce anche McDonald? Visto che che usa la stessa carne di RoadHouse, presente nelle sua guida?

            Queste non mi sembrano domande da poco!!!!
            È inaccettabile che si difendano dei punteggi, che si parli già di guida 2010 prima che vizzari abbia risposto a queste domande.

            Buonanotte, francesca

          • avatar paola di loreto

            no, è quella del NEW YORK TIMES che, se per permette, è sicuramente più autorevole di quello che pensa e purtroppo scrive enzo vizzari, che vuole portare la gastronomia italiana ai tempi del dopoguerra. Per capire certe sfumature, ci vuole un critico gastronomico con una “visione” un po’ più ampia di quella dimostrata dall’agente della CIA senza emozioni Vizzari!!!

            paola

        • @Francesca
          A parte la storia della petizione che ha già linkato 400 volte su cui non voglio proprio entrare

          1-Perché ci si rivolge solo all’Espresso quando, come ho dimostrato, la valutazione del complesso delle Gide è abbastanza omogenea?
          2-Quali sono questi conflitti di interesse continuamente agitati e mai spiegati?
          3-Cosa c’entra Roadhouse?
          4-I criteri sono spiegati da anni nelle introduzioni

          @Paola
          Il fatto che si scriva in inglese non costituisce supplemento di autorevolezza.
          Cmq la nostra guida è la più diffusa in Italia dopo la Michelin proprio perché è apprezzata per la serità e la profondità.

          • avatar francesca ruocco

            Senta lei sta facendo demagogia, il sig. vizzari in persona non è riuscito a difendersi su questi argomenti, vorrebbe farlo lei? se ha risposte ai quesiti posti, bene, risponda, altrimenti taccia. ci fa perdere solo tempo, ma le rispondo lo stesso per cercare di colmare le sue lacune, che pazianza che ci vuole ( eppure noi siamo i consumatori, voi gli esperti, il mondo sottosopra)

            1 Siete la guida meno credibile perchè totalmente autoreferenziale e soggettiva, le vostre valutazioni non hanno elementi minimamente oggettivi. Dite di giudicare solo la cucina ed allora vi si chiede di dimostrare di avete un metodo, almeno simile a quello di un concorso in una sagra paesana….nessuna risposta ancora pervenuta!
            Il gambero dà al don alfonso i tre cappelli- il max del punteggio –
            la guiga michelin 2 stelle con solo 4 ristoranti prima ( voi 40!),
            per la quida bmw sono il primo ristorante d’Italia,
            idem per quattro ruote, E SONO TUTTE GUIDE 2009. si aggiorni se vuole parlare di punteggi.

            2 i suoi punti 2 e 3 sono strettamente correlati e si intrecciano. non ho la forza di spiegarglielo – sa non faccio la maestra alle elementari – vada a legere l’intervento di cambi – esustivo e chiaro – e l’ultimo post di ugo petruccelli.

            3 nell’introduzione alla vostra guida vi parate le spalle scrivendo che giudicate solo la cucina di un ristorante. mi sa che come criterio di valutazione è un pò troppo generico. tagliamo la testa al toro: ci scannerizzi una scheda tecnica di valutazione di un piatto. cosi almeno capiamo… perchè lei e vizzari state girando intorno alla questione da giorni, senza rispondere, sperando in una nostra perdita di mordente, ma noi non ci facciamo incartare e ripetiamo le cose perchè voi fate finta di non leggerle. chi la dura la vince, finchè non risponderà le porrò le stesse domande fino a nausearmi perchè noi consumatori meritiamo e pretendiamo CHIAREZZA!

            buona giornata, francesca

      • avatar ugo petruccelli

        io al relais blu ci sono andato e, anche se si mangia dignitosamente bene, fa ridere che lei lo paragoni al don alfonso e ci mette su un piatto d’oro la sua incapacità nel paragonare e giudicare. cambi mestiere!
        lo chef del relais è bravo e sa cucinare la carne, ma provi ad assaggiare il pesce…guardi, io più leggo questi commenti più divento rabbioso nel rendermi conto che le nostre guide gastronomiche sono affidate a degli zoticoni come lei, degno adepto del suo maestro vizzari!

        P.S. si vergogni per aver accompagnato vizzari al don alfonso, si vergogni per aver scattato quella foto, si vergogni per averla pubblicata.

        • Petruccelli,ammesso che questo sia il suo nome, si faccia curare

          • avatar ugo petruccelli

            Invece di consigliarmi cure mediche, cerchi di dare risposte SERIE alle questioni sollevate in questo blog. E se striscia ha puntato i riflettori sul vostro sistema, evidentemente ci sono motivi veri, visto che non ci sono mai risposte….i consumatori se le pongono ed ora iniziano a farlo anche chi viene giudicato. Trova anomalo tutto questo? Beh io francamente no!!!

  17. avatar ugo petruccelli

    bravo barbaresi, lei si chesa metere i puntini sulle i e focalizzare le questioni importanti ci fossero più persone come lei, si vivrebbe meglio e con meno polemiche.

    ugo

  18. Il punto, mio caro Max, è che tutto sto casino è un colossale spot per il nostro amato e venerato Don Alfonso.
    Livia è davvero una donna straordinaria.

    • avatar ugo petruccelli

      C’è una parola bellissima:CREDIBILTA’. Lei e Vizzari non lo siete e per questo che poi viene fuori tutto questo casino!!!
      ci rifletta e non giochi a fare il paladino della libertà di giudicare, che è un diritto sacrosanto, quando c’è trasparenza ed un minimo di obbiettivtà, ma lei ed il suo amico fate di tutto per non esserlo!!!!
      E la prossima volta si sforzi di seguire quello che succede su questo ed altri blog altrimenti non aggiunge nulla alla discussione, mi consenta

    • avatar ugo petruccelli

      Le insericsco,Sig. Pignataro, pari pari il uno dei testi che la famiglia Iaccarino per spigarle quanto siete POCO CREDIBILI
      ” Nell’ ultima intervista ad Enzo Vizzari a Striscia la notizia, gli abbiamo sentito dire che la cucina del Don Alfonso non è all’altezza di tutto il contesto. Bene, per noi è assolutamente vero il contrario. Di fronte ad una affermazione del genere potremmo stare a discutere 100 anni, perché materia tanto soggettiva. Ora in qualsiasi disputa tra due persone soltanto le terze parti possono dare un contributo utile a chiarire le idee. E noi, non essendo editori e né giornalisti , possiamo solo controbattere con i fatti, poi sarà il lettore a farsi la propria opinione.
      Veniamo alle altre guide italiane nel 2009:
      Miglior ristorante d’Italia per la guida BMW
      Miglior ristorante d’Italia per la guida Quattroruote
      Al Top per la guida del Gambero Rosso
      Nei primissimi posti per la guida Michelin

      La stampa internazionale in questi ultimissimi anni ci ha più volte inseriti nelle classifiche dei 10 migliori ristoranti del mondo, per fare qualche nome:
      NEW YORK TIMES (riportatoper completezza in calce a questo articolo)
      HERALD TRIBUNE
      DELICE

      E poi ci sono i risultati economici, da 10 anni siamo a S.Agata in crescita, anche in questi anni di crisi!

      Ancora, oggi siamo presenti come ristorante in 8 tra le location più prestigiose del Pianeta e ci chiamano per avere i nostri servizi di consulenza i gruppi imprenditoriali più prestigiosi del mondo: non pensiamo che ci chiamino perché siamo simpatici.

      Il pericolo di ogni guida dei ristoranti è la soggettività ed il rischio di diventare uno strumento autoreferenziale, piuttosto che un aiuto a chi deve scegliere dove andare a mangiare. Ecco ora, a nostro modesto parere, la “sua” guida è diventata solo strumento di esercizio di un potere massimamente soggettivo , perché di fatto, per scelta editoriale, dalla valutazione del punteggio di un ristorante è stato eliminato qualsiasi riferimento ad elementi oggettivi.
      Scusateci per questa polemica, ma dopo 40 anni di lavoro abbiamo ritenuto opportuno informare per fare chiarezza e prendere pubblicamente le distanze dall’operato, che non condividiamo affatto, del curatore della Guida i Ristoranti d’Italia, edita dal gruppo l’Espresso”

      ECCO VEDE SIG.PIGNATARO LORO SONO CREDIBILI; PERCHé C’E’ LA STAMPA INTERNAZIONALE e SONO IN CRESCITA in italia ed all’estero. E poi non vi siete mai chiesti perchè nei posti più prestigiosi del mondo chiamano sempre loro per le consulenze, nonostante le giuide non li mettano ai vertici??? Forse l’unica giustificazione a certi punteggio forse si chiama ITALICA INVIDIA?
      Voi non SIETE CREDIBILI PERCHE’ per vendere le votre guide dovete accettare “sponsor” che le acquistano e le mettono in qualche ripostiglio, MA COSA ANCOR PIU’ GRAVE E’ CHE NON STATE CAPENDO DOVE VA IL MERCATO, se da circa 10 anni penalizzate il Don Alfonso e loro continuano a crescere in Italia ed all’estero, dovreste almeno fare autocritica invece di AUTODIFESA.
      In questo Blog ci stiamo ponendo domande importanti, se volete illuminarci parlate almeno dopo aver letto o seguito un po’ tutto altrimenti le persone si annoiano.

      • avatar stefano

        Se non piace, se non ci si trova d’accordo con i commenti o con i voti, se non si è d’accordo con il metodo, illustrato nelle prime pagine della guida, se se ne preferiscono altre, una guida si può anche non comprare.

  19. avatar nadiap

    Per tutti i rosiconi-piccoli-fans de ‘La FAMIIGLIAA..’ iaccarino(e qui famiglia va sospirata in stile ‘il padrino’) suggerisco di calmare i bollori con un’iniziativa di protesta coordinata: appena esce la nuova guida de l’Espresso organizzate un bel corteo al grido ‘chi non salta un vizzari e’ e’, per le vie di Napoli, una manifestazione modello ‘cassaintegrati di pomigliano, di quelli che poiche’ sono tirchi e si astengono dal consumare al Don Alfonso sono geneticamente non predisposti ad emozionarsi..(vero Ruocco?). Oppure passate al progrom e via col saccheggio delle librerie partenopee per ripulire la citta dal testo dissacratorio e blasfemo che ha infangato lo spaghetto del DIVINO IACCARINO, e di corsa nottetempo fino a Acerra a sversare le pagine blasfeme nell’incerenitore.. cosi facciamo piazza pulita una volta e per sempre del giudizio maledetto e non rompete piu i cosiddetti..
    Con simpatia e compassione:)

    • avatar francesco

      Questo post per pochezza è quasi pari alla frase infelice pronunciata dal sig. Vizzari all’ingresso del Don ALfonso : “Sono qui per mangiare. Mi date da mangiare o devo andare via?”.
      Evidentemente è uno stile!

      Quando una confettura è oltre la data di scadenza si possono fare due cose la si mangia la stesso nella quasi certezza che possa far male oppure la si butta comprandone una nuova. Se la similitudine è troppo ardita fatemelo sapere.

      Nadiap la compassione è tutta per chi come lei pensa di essere portatore di una verità assoluta… Si rassegni, al mondo ci sono persone che non la pensano come lei.

  20. avatar francesco

    Inviterei il gruppo editoriale l’espresso a valutare quale danno il sig. Vizzari con questo suo sciagurato atteggiamento gli sta arrecando. Per quella che è la mia personale vicenda leggendo su questo blog, posso dire con certezza che mai più, mi lascerò consigliare nelle mie scelte di un ristorante dalla guida o meglio dalle recensioni del sig. Vizzari. Troppi scheletri nell’armadio, troppi conflitti troppa superficialità come si evince dall’atteggiamento che citando petruccelli : è quello di un “adolescente frustrato che non può sfogare i propri istinti”.

  21. avatar nadiap

    Noo e’ solo che mi fa sorridere il rancore che puo’ maturare nei confronti di un critico gastronomico, davvero surreale. Sembrate gli Emilio Fede della gastronomia santagatese..Io fossi negli Iacca mi imbarazzerei un po’ ad avere una schiera di cotali accesi adulatori cosi’ naif, tanto appassionati quanto qualunquisti e acritici.. siete tutti un po’ davvero surreali! Lei compreso:))
    Sempre con simpatia, e un po’ meno compassione, cosi non mi si offende:))

  22. avatar emanuele barbaresi

    Caro Pignataro, non mi sembra che tu abbia dimostrato che il trattamento che le principali guide riservano al Don Alfonso e’ “nel complesso abbastanza omogeneo”. Per la Michelin il ristorante e’ sesto, per il Gambero 26emo, per voi 41emo. Dove vedi questa omogeneneita’ non riesco a capire.
    Detto questo, per me dovrebbe avere tre stelle tutta la vita e il Gambero lo sottostima gravemente. Voi pero’ lo sottostimate ancora piu’ gravemente in senso assoluto e in modo addirittura grottesco in quello relativo, cioe’ se si tiene conto dei locali che gli mettete vicino (cosa che Michein e Gambero in parte non fanno).
    Mi resta una curiosita’. Qual e’ la tua classifica dei ristoranti campani, usando il criterio di valutazione dell’espresso? Non intendo quella ufficiale: la tua personale. Coincide interamente con quella di Vizzari? Puoi parlarne?

  23. Bene, credo di aver detto come la penso in maniera piuttosto approfondita.
    Con alcuni, Barbaresi in testa, lo scambio è proficuo fecondo ed intelligente. Con altre, con altri, il confronto è diventato scontro, turpiloquio, irrisione ed offesa.
    Quindi vi lascio al vostro apocalittico livore, continuerò a dialogare con chi io soggettivamente ritengo sia giusto farlo, ne ho facoltà???
    Ciao

    • avatar ugo petruccelli

      guarda che se leggi il mio ultimo a Pignataro comprendi il perchè di certe parole.

      • Non leggere solo quello che gli altri ti rispondono, è quello che tu scrivi agli altri agenerare simili risposte.
        Tu e la Signora Francesca Ruocco siete andati molto sopra le righe, troppo.
        Il mio comunicare con voi si chiude adesso.
        Ciao

    • avatar francesco

      Lei scrive “La critica se non aprioristica ed argomentata è un servizio al cliente che compra la Guida ma anche un prezioso aiuto per il criticato che ha a disposizione una visione qualificata, terza e gratuita sul proprio operato.”
      Sono perfettamente d’accordo con lei!!!!
      Lei ha avuto modo di capire se quella critica (nello specifico sul Don Alfonso) non sia aprioristica e se sia sufficientemente argomentata? Ha per caso avuto modo di leggere quelle schede tecniche di valutazione che in molti invocano? Ha altri elementi concreti che magari ci possano convincere che quelle critica sia onesta?
      Spero di ricevere risposta….

      • Io so solo quello che Vizzari e Pignataro ci hanno detto; ossia che gli ispettori della Guida sono andati più volte. Frutto di queste molteplici visite è stata la recensione pubblicata. Quindi secondo me non è aprioristica ed è sufficentemente argomentata.
        Onestamente credo che tutto questo chiedere spiegazioni sia fuorviante. Una Guida non è un ente pubblico, un tribunale, che deve per legge emettere giudizi provati oltre ogni ragionevole dubbio. Una Guida è un’impresa privata che con personale autonomamente scelto immette sul mercato un prodotto che il pubblico può o meno gradire comprandolo e pagandolo.
        Se il prodotto risulta utile e bello viene acquistato anno dopo anno, altrimenti mi freghi una volta ma l’anno successivo col cavolo che la ricompro. La Guida insomma svolge un servizio per i clienti acquirenti e risponde solo a loro della qualità del prodotto offerto.
        I ristoratori, io sono un ristoratore, se vogliono hanno canali propri per farsi conoscere e per dire la propria sul proprio operato, si chiama pubblicità o attività promozionale in genere, una Guida terza è cosa ben diversa, bisognerebbe fosse chiaro.
        Torno a ripetere che non essendo mai stato al Don Alfonso non posso dire se la recensione della Guida sia per me corretta o sbagliata, posso però dire che la pretesa dei Signori Iaccarino di non essere recensiti se non con punteggi di assoluta rilevanza la trovo culturalmente aberrante ed arrogante. Così come la partecipazione attiva alla petizione via sms fino ad ora mai smentita.
        Un’ultima cosa personale. La mia Osteria è aperta da sette anni e da sette anni è recensita con punteggi e giudizi di assoluto rilievo dal Gambero Rosso. L’Espresso mi ha recensito quest’anno per la prima volta ed Osterie d’Italia di Slow Food non ha mai scritto un solo rigo. E’ ovvio che l’essere stato escluso dalla Guida di Slow Food è pesante e secondo me soggettivamente immotivato ma così hanno deciso loro e così mi deve star bene. Certo non sono d’accordo, l’ho scritto e l’ho detto ma mai mi sognerei di aprire o fomentare una polemica aspra e distruttiva su questa esclusione. I loro lettori che mi conoscono e mi frequentano giudicheranno.
        Si, secondo me è anche una questione di stile; se tutti in ogni parte del mondo ti osannano puoi ben tollerare quell’unico dissenziente.
        Ciao

  24. avatar lorenzo

    @ barbaresi

    Scrivi “Come mai il giudizio della guida dell’espresso sul Don Alfonso e’ palesemente assurdo?”

    Trovi che sia la domanda fondamentale. Da quando ho visto i primi attacchi che hai portato a Vizzari ho pensato “ora qualcuno gli farà notare l’incongruenza”. E invece nulla.
    Visto la facilità con cui ti si poteva rispondere ho ormai compreso che probabilmente sono stato uno dei pochi a leggere la guida da te curata e uno dei pochissimi a prenderla sul serio per cui mi assumo io l’onere di farlo io, anche per tranquillizzarti rispetto al fatto che almeno uno abbia letto seriamente quello che avete scritto.
    Non noti l’incongruenza?

    “Tutte, ma proprio tutte, le più importanti guide gastronomiche esaltano la Pergola di Heinz Beck…”
    L’incipit con confessione della tua scheda (firmata a.c.) sarebbe sufficiente per evitarmi l’onere di sfogliare le altre guide ma solo per completezza di post ricordo che parliamo di votazioni pari a 3 stelle per la michelin, 93 per il gambero, 19 per l’Espresso.
    Ora quello che per altri e tri stellato, forchettato, cappellato per voi diventa un assurdo (parole tue) 15.
    Vista la poco elegante usanza di comparare con altri locali aventi lo stesso punteggio che tu stesso pratichi, non volendo essere meno inelegante ricordo che è lo stesso voto di quell’onestissimo ristorante di tradizione che risponde al nome di Arcangelo e anche del ristorante Il Circo di Enrico
    (Pezzotti), appena aperto in quel di Viterbo ai tempi della vostra visita e nel frattempo già chiuso, nonché di Pascucci al Porticciolo.

    A occhio direi che la distanza che separa il tuo giudizio da quello degli altri sul tema La Pergola sia ben maggiore di quella che separa l’Espresso dalle altre guide sull’argomento Don Alfonso. E lo stesso “problema” anche se con discrepanze minori ce lo hai anche con Esposito.

    Credo quindi che la risposta alla domanda iniziale che poni a Vizzari la possa dare tu stesso: Come mai il giudizio della guida Gourmet sulla Pergola è palesemente assurdo?

    Io penso che nessuno dei due giudizi sia definibile tale, entrambi sono legittimi, entrambi sono espressioni di libere valutazioni (fino a prova contraria), entrambi sono il prodotto della soggettività di chi l’ha relati e come tali li prendo. So di avere più affinità con una delle guide del panorama italiano (né la tua, né quella di Vizzari solo per la precisione) e nel caso di opinioni discordanti il voto di quella guida per me vale doppio.
    Almeno fino ad oggi l’ho pensata così e in questo ho trovato anche la ragione d’essere delle varie pubblicazioni, altrimenti ne basterebbe una sola.

    Ma ora tu mi dici che il giudizio discordante di Vizzari deve essere definito assurdo, mentre le vs discordanza rappresentano medaglie al valore nell’esercizio della vostra indipendenza.

    Alla luce di ciò mi toccherà rivedere i miei parametri. ;-)

    • Lorenzo
      Barbaresi è comico ma almeno ci mette la faccia. Come Cambi è pieno di livore ma almeno è preparato.
      Gli altri sono solo nickname, forse anche una sola persona, e dovranno rispondere dei loro turpiloqui e offese dopo l’identificazione della polizia postale.

      Anche io passo e chiudo. Non si può discutere con anonimi. Venite su facebook, e continuiamo.
      Bacioni

      • avatar Maurizio Cortese

        Caro Luciano, non posso seguirti su facebook perchè non sono iscritto. Come te sono sempre stato contrario all’uso dei nickname sui blog ma se queste sono le regole del gioco credo che l’unico modo per dissentire sia quello di non partecipare senza minacciare improbabili, e consentimi, un pò fuori luogo ritorsioni.
        Sulla vicenda Vizzari/Iaccarino ho già detto la mia credo con cognizione di causa per la profonda conoscenza che ho dei ristoranti della zona e la cosa che più mi meraviglia, conoscendo la tua onestà intellettuale, che tu sia in disaccordo ma, d’ altronde, ti conoscevo solo come grande conoscitore di vini quindi i tuoi errati giudizi sui ristoranti non mi meravigliano :-) )
        Detto ciò credo che questa storia abbia stancato un pò tutti e credo sia abbastanza chiaro che questa vicenda non sia nata solo per sterili motivi di punteggi ma per delle ruggini sicuramente precedenti alla famosa intervista di striscia.
        Ora mi farebbe tanto piacere se Dissapore spostasse il tiro altrove, magari, tanto per rimanere nella zona a noi cara, facendo un bel post su qualche altro meritevole ristorante, come ad esempio la Taverna del capitano, di cui nessuno parla e sarebbe il giusto premio per la famiglia Caputo che fanno, loro si, ottima ristorazione.

      • avatar emanuele barbaresi

        Forse io saro’ comico, non sta a me dirlo. Pieno di livore mi sembra strano, ma se lo dici tu sara’ senz’altro vero. Io invece preferisco non definirti in alcun modo, non avendo il piacere di conoscerti e non essendomi potuto fare un’idea sufficiente di te sulla base dello scambio di un paio di pareri su un blog.
        Mi limito a farti notare che ti ho posto una domanda alla quale non hai risposto, forse perche’ finora non hai avuto ancora il tempo di farlo. Per tua comodita’, comunque, la ripropongo. Eccola:
        Qual e’ la tua classifica dei ristoranti campani, usando il criterio di valutazione dell’espresso? Non intendo quella ufficiale: la tua personale. Coincide interamente con quella di Vizzari? Puoi parlarne?

    • Fatemi capire, andiamo al nocciolo della questione: qualcuno vi obbliga a comprare la guida dell’espresso/repubblica? Se la risposta e’ si’ direi che dovreste sporgere denuncia alle autorita’ competenti, altrimenti basta solo smettere di comprarla, no?

      Il mondo e’ bello perche’ e’ vario, se tutte le guide si uniformassero basterebbe averne una sola.

      Esiste una cosa che si chiama liberta’ di espressione, e il giornalista Vizzari evidentemente la pratica nel momento in cui redirige la sua guida (assieme ad altri collaboratori, sia chiaro) e da’ un certo voto a Don Alfonso.

      Chi siete voi per *obbligare* i critici a pensarla come voi? E’ possibile avere una opinione dissonante su questo santissimo Don Alfonso? Pare che all’espresso la abbiano. Sono liberi di scriverla? Secondo la legge si’, perche’ secondo voi no?

      • Chiosa: spero che la mancanza della fotocopia della mia carta di identita’ subito dopo il mio post non faccia cambiare il valore di quello che dico, perche’, sapete, esiste una cosa che si chiama privacy ed e’ alla base della liberta’ di espressione.

        Se i critici della Michelin non fossero anonimi probabilmente qualcuno *scoprirebbe* qualche fantomatico conflitto di interessi sulla base del quale il ristorante X dovrebbe avere due stelle e non una o qualche altra storiella sul perche’ non c’e’ piu’ una stella a qualche altro ristorante.

        Insomma, un po’ quello che sta succedendo qui, si attacca la persona Vizzari per colpa del giudizio della sua guida sul Don Alfonso.

  25. avatar Maffi&Pagano

    Un appuntamento importante a Roma, una amatriciana (Maffi) e un cacio e pepe (Pagano), poi la decisione. “L’indomani si va a Sant’Agata dopo aver cenato al Baby”. Partenza all’alba (erano le 10 ma Pagano lavora poco – dice Maffi – e Maffi forse fa finta di lavorare – dice Pagano) per arrivare in tempo al colle. Don Alfonso va provato altrimenti si rischia di aggiungere parole su parole e di non dare corso nemmeno in parte a quell’idea dei gastrofanatici in giro per la Campania. Una prova sul campo a ruota dei professionisti Pignataro&Vizzari (in rigoroso ordine alfabetico) per cercare di dare forma nella nostra testa ad un voto. La testa ora pensa, dopo una sosta in quel di Viareggio da Romano (cosi’ restiamo sullo stesso punteggio dichiarato). Insomma una tre giorni con aperitivo a Roma, una session a Sant’Agata e la chiusura in Versilia. Ora digeriamo: Pagano con una puntata a Sorbaiano e Maffi panza all’aria, lato piscina e cagnone a fianco.
    A presto per un racconto che speriamo possa essere interessante e definitivo (ma come si permettono questi due??!!);

    Della serie scazzi….di gusto

  26. avatar emanuele barbaresi

    @ lorenzo

    “L’incipit con confessione della tua scheda (firmata a.c.) sarebbe sufficiente per evitarmi l’onere di sfogliare le altre guide ma solo per completezza di post ricordo che parliamo di votazioni pari a 3 stelle per la michelin, 93 per il gambero, 19 per l’Espresso.
    Ora quello che per altri e tri stellato, forchettato, cappellato per voi diventa un assurdo (parole tue) 15.”

    Cosi’ scrivi e cosi’ confermo, senza rinnegare nulla. Certo, il 15 della guida Gourmet 2009 (la stessa che qualcuno qui ha definito “Quattroruote”), alla luce dei giudizi delle altre guide, e’ assurdo. Ma questa e’ la mia opinione, di cui sono convintissimo (come Vizzari sara’ convintissimo della sua sul Don Alfonso, ovviamente). A mio parere e anche per Alberto Cauzzi, l’autore della scheda, la cucina di Heinz Beck e’ incredibilmente sopravvalutata. E’ una cucina che da’ poche emozioni, per usare un eufemismo. Una cucina in molti casi imbarazzante prima ancora dell’assaggio, gia’ alla vista.
    Sono io, siamo noi che non l’abbiamo “capita”? Puo’ darsi. A parte i pareri degli addetti ai lavori, pero’, non ho mai sentito nessuno, in prima persona (e di buoni gourmet ne conosco tanti), essere uscito estasiato dopo un pranzo o una cena alla Pergola. A differenza di quanto accade al Don Alfonso. E ho l’impressione che, se di colpo Beck perdesse buona parte delle sue stelle, cappelli e forchette, nessuno griderebbe allo scandalo. E nessuno preparerebbe petizioni.

    • avatar Maffi&Pagano

      eccoci qui , Barbaresi. certi suoi voti ci hanno lasciato molto perplessi, ma cio’ non toglie che , nel caso specifico, possa avere ragione. e quindi, raccogliamo il suo invito. noi ci andremo, alla Pergola, settimana prossima. ripetiamo: troppi parlano a vanverone: noi dimostriamo, a nostro gusto s’intende, con i fatti. se ci vuole fare compagnia….

    • Dai, Barbaresi,
      questa tua risposta fa acqua da tutte le parti !!! ;-) )
      Lo dico con ironia, a mo’ di sfottò. Le valutazioni da te portate a tua “discolpa” sono risibili. Ma lo dico con spirito costruttivo, perchè sono a sostegno di quello che penso e che dico. Le valutazioni di una Guida, dei suoi ispettori, del suo curatore non possono far altro che esprimere un parere squisitamente soggettivo. Quel parere, quel giudizio, poi potrà vederci o meno concordi ma mai si potrà scrivere che sia formulato in malafede perchè tutti gli altri scrivono l’esatto contrario.
      Quindi smettiamo di vedere del malanimo dove dovremmo vedere solo opinioni profondamente discordanti. Torniamo a disquisire di ristoranti, piatti, vini, ma facciamolo pensando al nostro interlocutore come una persona degna con la quale condividere opinioni magari diversissime.
      E smettiamo pure di considerarci al di sopra della critica, non ci porta da nessuna parte e ci fa fare pure brutta figura.
      Ciao

      • avatar emanuele barbaresi

        Infatti non ho mai parlato di malafede, anche perche’ per farlo – ovviamente – dovrei avere delle prove, che non ho.
        Non c’e’ molto altro da aggiungere. L’unica, almeno per chi ha un minimo di preparazione sull’argomento, e’ recarsi a mangiare alla Pergola e il giorno dopo al Don Alfonso. Quindi dare un’occhiata ai voti assegnati alla cucina (per quanto riguarda cantina, servizio e ambiente, non ci sono dubbi: La Pergola e’ uno dei migliori ristoranti italiani) da Gambero Rosso, Michelin e, ancor piu’, Espresso e poi vedere se si e’ d’accordo.
        O se il tutto e’ un po’ discutibile. Anzi, come direbbe Pignataro, comico.

  27. avatar maffi&pagano

    @vignadelmar Chi non deve sentirsi superiore alla critica? I ristoratori o i clienti che siedono a un tavolo pronti a sborsare un po’ di euri e sicuri però di deliziarsi? E casomai sono arrivati a quel tavolo in forza di una critica, di un voto, di una guida????

    @ barbaresi spero che andare prima da Don Alfonso e poi alla Pergola sia la stessa cosa :-) ))

    • Caro Maffi, è evidente che mi riferissi ai Ristoratori ed in particolare agli Iaccarino. Oramai credo di aver scritto numerosi post su quanto consideri deleteria a tutto tondo questa posizione.
      Certo poi da cliente mi aspetto che il giudizio della Guida che mi ha portato a sedermi ai tavoli di un dato ristorante sia aderente alla realtà dei fatti. E’ per questo che molti lettori scelgono una data Guida da comprare, quella che nel tempo si è dimostrata maggiormente affidabile o gli è stata consigliata da chi la giudica affidabile. Solo noi monomaniaci ne compriamo più di una se non tutte !!!
      Ciao

    • avatar emanuele barbaresi

      Prima o dopo, dopo o prima: non cambia nulla :-) ))

  28. avatar Bruno Ballardini

    Due anni fa insieme ad uno staff di professionisti che volevano lanciare un ristorante d’avanguardia, nei nostri giri di benchmarking ci siamo fermati da Don Alfonso. Ebbene, dopo aver visto ben altri (tra cui Il Pescatore a Canneto sull’Oglio e La Francescana a Modena, per citarne solo due di qualità evidentemente superiore a Don Alfonso), ancora ci stupiamo per la fama immeritata del ristorante campano. A parte, dicevo, la cucina che non ci ha minimamente “colpiti”, ci sono due cose che nessun critico dice e non troverete mai sulle guide: l’arredamento del ristorante è PACCHIANO, e siamo rimasti folgorati dal comportamento in sala della padrona di casa che per mettere a loro agio gli ospiti si intratteneva di tavolo in tavolo distribuendo elegantissimi suggerimenti per meglio degustare la loro alta cucina. A noi ha detto: “E mi raccomando! Dovete assolutamente fare la scarpetta!” lasciandoci a bocca aperta.

    • avatar nadiap

      Noblesse oblige…

    • avatar ugo petruccelli

      Il mondo è bello perchè è vario! Se a lei non è piaciuto, pazienza se ne faranno una ragione, non penso che hanno la presunzione di voler piacere a tutti gli ospiti che varcano la soglia del Don Alfonso. Però le dico che a proposito di benchmarking, mi risulta che in Cina, al Grand Lisboa, uno dei top hotel del mondo per design, all’ Hotel La Mamounia (spesso nelle classifiche dei top 5 del mondo) ed ad Atlantic City in un hotel di proprietà di un grande finanziere americano, ci siano loro. Sono stati scelti proprio per portare la cucina italiana nel mondo. Mi hanno raccontato che questi staff di esperti sono stati in tutti i tre stelle italiani,prima, e poi hanno girato per i due stelle, alla fine la scelta è ricaduta su di loro. Per citarle un altro esempio, di benchmarking sono stati scelti anche sulla Christina Onassis il mega Yacht privato più prestigioso del mondo.
      Penso che nella storia dell’alta cucina italiana, ad oggi, nessun ristorante ha fatto quello che stanno facendo gli iaccarino.MA PER CURIOSITA’ MI DICE DI QUALE RISTORANTE D’AVANGUARDIA SI TRATTAVA? Perchè vede sono stati scelti dai migliori hotel del mondo, dove la selezione dello staff di esperti che mandano in giro è di altissimo, ma dico veramente altissimo livello. SONO CURIOSO DI ESSERE AGGIORNATO!

    • avatar ugo petruccelli

      ed ancora a proposito di benchmarking, qualche anno fa, ora non ricordo esattamente l’anno, American Express fece un’ indagine di mercato chiedendo ai loro top clients italiani quale fosse il miglior ristorante d’Italia, sa cosa risposero? Mi dispiace deluderla ma i loro top clients italiani risposero il DON ALFONSO, ora visto che lei, mi pare di capire sia una persona dotta, e penso che di statistica ne capisca qualcosa, riferirsi ad un campione di persone così ampio e così specifico vuol dire che quel risultato,statisticamente, è molto probabile che rappresenti la realtà!

  29. avatar giacinto da Bologna

    Non concordo con Cortese, aggiungo che se pignataro non capisce niente di cucina lei potrebbe fare il direttore di una guida.

  30. avatar Bruno Ballardini

    Perdoni Petruccelli, ma del ristorante avrà notizie quando verrà inaugurato, se la proprietà deciderà di portare avanti il nostro progetto. Progetto che non c’entra nulla con la discussione sul Don Alfonso, visto che il nostro riferimento principale è l’esperienza di Heston Blumenthal. Lei mi fa invece dei paragoni di benchmarking non fondati sull’innovazione e sulla creatività della cucina ma sul lusso del contesto che, francamente, per noi non rappresenta affatto un parametro. Cosa c’entra il Christina Onassis con la cucina d’avanguardia?

    • avatar Vincenzo Pagano

      Sarei curioso di conoscere almeno il riferimento stilistico adottato per questo progetto che spero vivamente verrà portato avanti dalla proprietà (scusi, che genere di dubbi hanno?). Per pacchiano cosa intende? Eccesso di massimalismo? Vistoso? Privo di raffinatezza?

    • avatar ugo petruccelli

      Mi perdoni, se non fa nomi come facciamo a crederle? L’episodio potrebbe essere stato inventato. O nel caso fosse vero, si tratta di un’iniziativa imprenditoriale poco significativa , visto che dopo 2 anni non si è ancora materializzata.

      Le spiego cosa c’entra il livello dell’hotel in cui si porta una grande cucina. Di solito per fare un grande hotel la proprietà chiama quelli che per loro sono i più grandi del mondo e fanno le scelte sulla base di decisioni condivise con i più grandi professionisti del mondo. Se un imprenditore del livello di quelli che le ho citato, chiama il miglior architetto del mondo per farsi fare il design, il miglior ingegnere del mondo per far realizzare la struttura dell’hotel, il miglior management del mondo per gestire l’hotel, avranno pensato che il Don Alfonso, sempre per loro, probabilmente, è il più grande ristorante del mondo. Altimenti avrebbero chiamato qualcun’altro, per 2 motivi:non hanno problemi economici e conoscono tutto e tutti nel mondo – sicuramente conoscono anche Adria e Blumenthal,che stimo moltissimo. Anche il Don Alfonso, sempre per qualcuno NYT etc., è stato più volte inserito nella top 10 del mondo, ma probabilmente la notizia in Italia non è arrivata!E forse ha anche inventato uno stile di cucina che prima non esisteva, ma a questo qualcuno non ci vuole arriare!!!

      Ci faccia sapere i nomi,anche per capire il livello dell’iniziativa di cui ci ha parlato, sa ,siamo curiosi e poi qui tutti parlano ma nessuno risponde

  31. avatar Bruno Ballardini

    È già molto se ho parlato di un progetto che è ancora top secret. I due anni dipendono dalla proprietà non certo da me e in quanto consulente non ho nessun interesse a rivelare altro. Adrià e Blumenthal fanno da sempre ricerca e cucina innovativa, Don Alfonso assolutamente no e non c’entra nulla con quel genere di cucina. Noi ci siamo passati solo per verificare alcune cose. E tanto ci è bastato. Infine, la sua equazione grand hotel = miglior ristorante è piuttosto opinabile. Ci pensi.

    • avatar Vincenzo Pagano

      Sì, ma che genere di architettura/arredo/design propone questo progetto? Non è che dopo 2 anni va fuori contesto? Non capisco se la consulenza è gastronomica o di altro genere. Scusi, ma sono nuovo qui dentro.

    • avatar ugo petruccelli

      Penso che Don Alfonso la ricerca la faccia e come, in modo diverso da Adria e Blumenthal, che la fanno in laboratorio, ma la fa partendo dalle basi della dieta mediterranea, interpretando la storia e la cultura della sua gente, guardando cosa fornisce il suo orto e confrontandosi anche con tutte le nuove tecnologie e tecniche, le assicuro molto più di tanti. E’ poi è una cucina modernissima per l’impatto che ha sullo stomaco: digeribilissima e salutare. E qui il punto, da questa sua filosofia è nato un modo di fare cucina che nel mondo non esisteva, non le pare? Forse anche per questo, il New York Times lo ho inserito nei primi 10 del mondo, non le sembra?
      Con tutto il rispetto per lei il suo giudizio sul Don Alfonso è del tutto irrilevante, se non si qualifica professionalmente e se non ci dice per chi lavora, potrebbe farlo, estremizzando, anche per McDonald.

      Cmq sono d’accordo con Pagano se dopo 2 anni il progetto del “vostro” ristorante non si materializza, qualche dubbio viene anche a me, e non solo sul Design,ma sulla qualità dell’operazione!

      Bene se ancora non ha capito l’equazione proprietà dell’hotel più forte= consulenti più importanti al mondo (anche il cuoco rientra tra questi), penso propio che il suo sia un problema di comprensione delle parole ed allora capisco perchè dopo 2 anni non ha ancora terminato il suo progetto, mi perdoni!!!

      • avatar Bruno Ballardini

        “Bene se ancora non ha capito l’equazione proprietà dell’hotel più forte= consulenti più importanti al mondo (anche il cuoco rientra tra questi), penso propio che il suo sia un problema di comprensione delle parole ed allora capisco perchè dopo 2 anni non ha ancora terminato il suo progetto, mi perdoni!!!”

        Cosa dovrei risponderle? Non sono tenuto a spiegarle i dettagli di un progetto che è in mano ad una Proprietà molto facoltosa che deciderà come e quando lanciarlo. Ho già detto che il mio lavoro è terminato e da questo momento non dipende più da me. Lei invece continua a insultarmi sul piano professionale. Tuttavia, le sue osservazioni sono talmente ignoranti che credo che non valga più la pena di rispondere. In questo consesso di saccenti esperti di cucina “regionale rivisitata” (perché altro non è) che si vorrebbe spacciare per avanguardia, lei risulta il più saccente. Fra le tante sciocchezze che ha detto e che mi fanno dubitare seriamente che lei si intenda di questo settore (ma è un problema suo non mio), c’è la leggenda metropolitana per cui i migliori hotel avrebbero anche i migliori chef. Dunque, quelli che creano le nuove tendenze nella cucina internazionale sono tutti “embedded” in un grand hotel? Ma sta scherzando, vero? A quale grande hotel appartiene Bottura? A quale grande hotel appartiene Cracco? A quale grande hotel appartiene Uliassi? Sono soltanto esempi italiani che fanno parte di quella eccellenza nella ricerca e nell’innovazione cui facevo riferimento. Le risparmio la stessa domanda a proposito di Blumenthal ecc. ma anche volendoci riferire ad esempi di “cucina tradizionale rivisitata” nella quale si può inserire a ragion veduta il suo Don Alfonso, mi dica: a quale grande hotel appartiene l’Enoteca Pinchiorri? E a quale grand hotel appartengono il Pescatore e le Calandre?

        Ma lei oltre agli hotel mi cita il Christina Onassis, e allora credo che la sua competenza nel settore stia ancora in alto mare. Le auguro un buon rientro in terraferma.

        • avatar ugo petruccelli

          Probabilmente gira poco il mondo, visto che mi pare che lei sia veramente ignorante nel settore, le dico che i più grandi chef del mondo sono presenti nei migliori hotel del mondo, vada a vedere le consulenze che fanno Ferran Adria, Blumenthal, Martin Berasategui,Ducasse etc.Vada anche a vedere in quali location sono presenti e poi vede se non è vera questa equazione.
          Tra gli italiani, il Don Alfonso è quello maggiormente scelto.Forse a lei questo può dare fastidio, ma è così se ne faccia una ragione e con questo chiudo, perchè non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
          IO LE HO RISPOSTO CON I FATTI LEI CON PROGETTI FANTASMA!!!

          • avatar Bruno Ballardini

            Ahahah! Le lascio volentieri il suo Don Alfonso! E mi raccomando, faccia la scarpetta pure lei, come suggerisce la proprietaria!

    • avatar ugo petruccelli

      Le faccio una domanda: che cos’è per lei moderno in cucina ?

  32. avatar Cagliostro

    Ma senza stare a fare tanti discorsoni etici, di parte e del tutto inutili, non vi sembra chiara, netta e ben definita, la figura di mmmerda che sta facendo Vizzari.
    Probabilmente, con il giochino iniziato da Striscia la Notizia, molti temono, e lui per primo che le guide possano subire un contraccolpo non indifferente, e come credibilità già abbastanza traballante e come acquisti. E allora? Un direttore che fine farebbe? E se prendesse piede la moda di far arrivare ad una guida la diffida da un avvocato ad eventuali pubblicazioni di schede ecc.? Le guide, chi metterebbero in cornice? La Trattoria di Mimì lo scurreggione? Bella gara eh? Ma perché sta succedendo tutto questo? Forse perché la gente ne ha piena le palle di tanti discorsi e di tante fregnacce scritte e riportate sulle guide, come ad esempio la storia dei punteggi, che profondamente diversi da regione a regione portano a degli svarioni enormi, visibili anche per un cieco. Cosa aspetta un direttore come Vizzari a reimpostare completamente i criteri di valutazione dei suoi ispettori? Perché lui e gli altri direttori non mettono mano alla coscienza e cercano di dare vita a guide meno criticabili e più corrette?
    e poi, che farà ora il nostro Vizzari dopo la visita da Don Alfonso? Gli darà un punteggio maggiore, facendo una grassa figura di merda oppure manterrà lo stesso, inspiegabile, triste, ingiustificabile, pazzesco e vergognoso punteggio della guida in corso?
    C’è qualcuno che potrebbe spiegarmi certe cose senza andare a sfociare nel politichese o peggio ancora nei meandri della filosofia umana e animale? Qui stiamo parlando semplicemente di cibo, persone, valutazioni e buon senso. Senza tante seghe mentali.

    • Evidentemente Cagliostro è riuscito ad evadere dalla cella della Rocca di San Leo !!!
      Il linguaggio è tipicamente settecentesco……

      :-) )

      • avatar Cagliostro

        Vedi! Stiamo andando nuovamente a finire fra pizzi e merletti. Chissà perché parlare in modo franco e diretto da sempre fastidio, che poi è quello che tutti fanno a microfoni spenti.

    • Stiamo parlando di “persone, valutazioni e buon senso”, come dici tu; Vizzari e i suoi ispettori possono avere un’idea dissonante rispetto al resto delle guide? Accettiamo la liberta’ di espressione? Se ai lettori non piacera’ questa opinione smetteranno di comprare le guida in questione, del resto si tratta pur sempre di opinioni, non facciamone un caso nazionale.

      • avatar Cagliostro

        Ma non è che sulle guide di dissonanze ce ne sono un po’ troppe? Non sarebbe bene iniziare a mettere mano ad una seria revisione della cosa? Oppure va tutto bene così? Perché le guide si devono fare, con certezza matematica, inesatte e sempre attaccabili in modo evidente? Poi per forza la gente si rompe le scatole? (non dico “palle” perché non vorrei che qualcuno si schifasse come vignadelmar)

        • Grazie, sono una persona molto sensibile al turpiloquio :-D
          La verità è che spesso, se si parla in pubblico, la forma è anche sostanza.
          In merito alle guide attaccabili, esse come tutte le opere frutto dell’umano ingegno, sono perfettibili.
          Una domanda multipla: “Chi l’ha detto che la gente si è rotta le scatole delle guide? E’ una sensazione sua oppure inoppugnabili dati di mercato provano la disaffezione dei lettori verso questo strumento? Oppure è così perchè l’ha detto Striscia?”.
          Lo chiedo perchè una bella fetta della mia clientela le usa spesso e tutta questa rottura di scatole non la percepisco.
          Ciao

          • avatar Cagliostro

            Le guide sono NECESSARIE, su questo non si discute. Detto questo va anche detto che dovrebbero essere fatte con un attenzione diversa. Ci sono differenze troppo evidenti che nessuno e ripeto nessuno, guide alla mano ed esperienze (ma parlo di quelle professionali) fatte è in grado di contestare. Perché questo avviene ormai da anni senza che nessun direttore si sia mai preso la briga di “cercare” almo, di rimediare a tutto ciò. Non i dica che i giudizi sono uniformi. Si vede lontano un miglio che in Trentino si giudica in modo profondamente diverso dalla Campania, o che in Toscana o in Sicilia si giudica con misure e pesi completamente diversi. E sotto gli occhi di tutti.
            Quindi le guide, anche se fatti da umani, sono TROPPO ATTACCABILI. Perché non si inizia a fare qualcosa per rimediare a tutto ciò?
            Quindi (io parlo con cognizione di causa le assicuro) le guide sono NECESSARIA ma sono fatte MALE! Bisogna rimediare ad una sfiducia crescente fatta di tante risposte evase. Chi gira per una guida deve essere pagato BENE e rimborsato di ogni costo. Non si può continuare a mandare in giro per locali “gente che non c’entra niente” con il settore. Chi lavora in comune, ha un enoteca, è avvocato o notaio, fa il dentista….bisogna che continui a fare il suo DI LAVORO. Lasci perdere queste cose a chi da 20 anni si occupa del settore, scrivendo e assaggiando, viaggiando e studiando. O no? Forse, dico forse, in questo modo l’essere attaccata per una guida si ridurrebbe ad una umana contestazione fatta di persone che hanno comunque da dire la loro ma non da uno scivolone dietro l’altro. basta con gli amici degli amici. Trovare dei professionisti scelti per questo ruolo e basta. pagarli e gestirli in gruppo per uniformare giudizi e pensieri. O forse questo di cui sto parlando è troppo difficile da realizzare?. E allora, se così è, chi non potrà fare diversamente perderà sempre più credibilità. Un saluto e mi scusi per le parolacce del post precedente.

  33. avatar ugo petruccelli

    Bravo hai centrato un’altro punto importantissimo. Dove sono i professionisti che dovrebbero giudicare la grande ristorazione italiana?
    Le guide servono e debbono essere fatte bene, con criteri oggettivi, altrimenti sono solo strumento di potere fine a se stesso ed autoreferenziale. Ed oggi sono fatte così e si basano spesso sull’umore e non su dati di fatto, fatte in questo modo non servono più.
    Bisogna cambiare, bisogna chiedere maggior trasparenza

    • sveglia!! stiamo parlando di cibo! Godel a parte, forse solo la matematica puo’ vantare qualche pretesa di “oggettivita’”.

      Le guide sono esercizio di opinione, nessuno e’ obbligato a comprarle, poi il fatto che ci si costruiscano attorno teorie riguardo alla cottura degli alimenti ha ben poco di oggettivo, al massimo quello che puoi fare e’ usare criteri scientifici per valutare la qualita’ della singola materia prima, ma a parte questo c’e’ ben poca di oggettivita’.

      Non dico che sia sbagliato, altrimenti dovremmo abolire le opinioni, ma invitare al conformismo sulla base di chissa’ quali “criteri oggettivi” non e’ esattamente corretto.

      • avatar Cagliostro

        Non è possibile. Noi esseri umani non siamo in grado di fare bene tutto. C’è chi riesce meglio in certe cose e chi riesce meglio in altre. Guarda caso, però, quando si parla di cibo e di vino, guai a dire a qualcuno che non è all’altezza. Diventano tutti professori e in grado di dire cose sensate e di valore. Questo non è possibile, con tutto il bene che si può volere a prossimo. Non siamo tutti in grado di analizzare un piatto, le fatiche di uno chef, le tecniche di cottura, le difficoltà che questa o quest’altra realizzazione presentano. Non siamo tutti in grado di riconoscere la qualità agroalimentare perché il mondo degli alimenti e infinito. Molto più del vino. Perché non volgiamo riconoscere questo. Non p possibile che si continui a vedere il mangiare e il bere soltanto un atto godereccio. L’enogastronomia ha bisogno di certezze di base che non ci sono nella maggior parte delle persone, perché non fanno quello come lavoro. perché siamo sempre possibilisti e tuttologi. Siamo uno dei paesi meno credibili sotto tanti aspetti e questo è proprio uno di questi. Quando inizieremo a fare un po’ di più, mica tanto, le persone serie e smetterla di prenderci in giro noi per primi?

        • Io propongo un corso di laurea 3+2 in “Tecniche della recensioni enogastronomiche”.
          Ma i Professori, gli insegnanti che titolo di studio abilitante devono avere per accedere all’insegnamento?
          Se i Professori per insegnarvi dovranno superare un concorso a cattedre, quali titoli accademici dovranno avere i componenti della Commissione esaminatrice?
          Ho paura che non se ne esca, semplicemente, fare una Guida enogastronomica non è un’attività regolata dalla legge e non deve diventarlo. Se i lettori la comprano vuol dire che è fatta bene. Se non la comprano vuol dire che è fatta male e l’Editore prenderà gli opportuni provvedimenti.
          Ciao

          • avatar enzo vizzari

            Un solo, e ultimo, commento (da parte mia): esemplare.

          • avatar giacinto da Bologna

            Lei ha ragione, di sicuro non deve essere regolamentata dalla legge, però non può nascondere che i critici gastronomici sono ormai imprenditori allo stato puro e quindi devono far girare l’economia e premiare chi contribuisce a tutto questo. Quindi visto che Iaccarino non tira più, meglio spostare le attenzioni da un’altra parte. Penso che la Signora Livia non l’ha raccontata tutta. Mi è sembrata una sciocca motivazione. In penisola sorrentina ci sono troppi ristoranti importanti e c’è qualcuno che è troppo spinto a livello nazionale. Io ho trovato tanti giovani cuochi in Italia che sono di sicuro superiori a tutti questi nomi importanti dove ormai paghi il nome. In oltre aggiungo che sono disgustato dalle foto pubblicate mentre Vizzari era al Don Alfonso e perfino della cenetta alla Caravella. Per fortuna che le visite sono segrete e le rendiamo pubbliche.Perchè farsi vedere con Vizzari, è importante, meglio farlo sapere a tutti. A questo punto si mettessero in società cuochi e giornalisti perlomeno la gente è consapevole di tutto questo.

          • avatar emanuele barbaresi

            Un solo, e ultimo, commento (da parte mia) alle ultime cinque righe di giacinto di Bologna: esemplari (punteggiatura e tempi dei verbi a parte).

  34. avatar fabrizio scarpato

    Le pretese di oggettività, il confrontare tutto e tutti, il combattere punto a punto mi sembrano opinioni rispettabili ma restauratrici, da conservatori.
    Una volta si diceva a proposito della pubblicità televisiva durante i film, non si interrompe una emozione: mi viene da pensare e dire la medesima cosa a proposito di un pranzo. Non interrompete una emozione con calcoli, schede e tabelle per di più sostenute da una insindacabile oggettività professionale.
    Seguite il cuore e la memoria, non la calcolatrice. Scrivete di emozioni, non le tabelline. Cercate di leggere, non far di conto. Altrimenti tutto è vuoto, sterile: gli stessi ristoratori non apprezzerebbero di lavorare, creare e cucinare per dei freddi ragionieri della tavola.

  35. avatar Vincenzo Pagano

    Se i giudizi sono uguali si parla di omologazione e mancanza di libertà di pensiero e critica.
    Se sono differenti si parla di malafede tra quelli del sud e quelli del nord, dell’est, dell’ovest o di Topolinia…….
    Il gusto è una categoria soggettiva o oggettiva? Soggettiva (anche se qualcuno azzarda che tante soggettività confluenti diventano un’oggettività), direi in finale.
    Secondo me la recensione si compone di 2 momenti: la cronaca descrittiva in cui si cerca di avere un senso oggettivo; la critica di gusto che ha un senso marcatamente soggettivo. Solo che i due momenti sono unificati e il risultato tende al soggettivo.
    Ma concordo con la semplice legge di mercato: se uno scrive troppe castronerie il volume non lo vende. E questo sia se sbaglia professionalmente sia se è guidato da livore personale.
    Un’affermazione mi fa sorridere: perchè mai il famoso cliente finale, cioè quello che si siede e mangia, non dovrebbe dire la sua? O come dice scarpato, ma che vogliamo tirare fuori la calcolatrice. Il gustare è un atto di piacere, non di calcolo. Un architetto è bravo a disegnare la casa, ma poi ci vive il committente. Chef e giornalisti fanno il proprio lavoro, ma, guarda un po’, il vero giudizio lo emettono i lettori/clienti che comprano questa o quella guida e vanno in questo o quel ristorante. E se hanno scritto male o cucinato peggio la “verità” viene a galla. Prima dell’era web ci voleva un annetto. Ora basta molto ma molto meno.
    Comunque io propongo una session autunnale con uno bello speciale “Critica alle critiche” (Bernardi qui vorrei la primogenitura in applicazione al gastro-citizen journalism :-) ) e… qualche cosa me la tengo ;-)

  36. avatar nadiap

    @ Petruccelli a proposito di ‘dieta mediterranea’ e simili fandonie. Ma insomma, va bene essere fan di casa Iaccarino, ma e’ possibile che ancora credete tutti nella balla spaziale della dieta mediterranea? Vi fate abbindolare al tal punto da uno dei miti culturali gastronomici piu’ popolari e sfruttati al mondo, inventato oltretutto fuori dall’Italia, confezionato in America e per gli Americani. Ma insomma dove vivete? Voi e la cucina mediterranea, gli equilibri, la freschezza e giu’ via con la retorica da mulino bianco, e basta! Insomma voi vi nutrite della retorica dell’eccellenza della cucina italiana che ristoratori come Don Alfonso, e tantissimi altri, esportano in giro per il mondo. Dieta mediterranea e invenzioni simili solo buone per accalappiare turisti con portafoglio facile in giro per l’Italia, oppure per aprire ristoranti all’estero portatori di una mediocre Italianita’, altro che eccellenza.

    @ Cagliostro: si’ le sue palle ci fanno schifo, quindi le tenga per lei. Se voleva farci sapere che le ha, ci e’ riuscito, e se anche lei e’ cosi convinto di averle non le venga a sbattere sul blog. Piuttosto si limiti a parlare di scatole e simili. E soprattutto se pensa che il tema ‘cibo’ sia talmente basso da non meritare alcun tipo di riflessione che vada piu in la’ della rissa gastronomico-condominiale che vi vede cosi occupati da giorni..cosa dire.. non ci rimane che nutrirci per sopravvivere, e quindi che ne parliamo a fare? Famose du spaghi.

    E poi per tutti i risentiti fanatici guidaroli: tra una guida e una bibbia c’e’ differenza, l’una e’ portatrice di verbo rivelatori e quindi di verita’ (per chi crede ovviamente), la guida e’ una collezione di valutazioni che ‘indicano’ e ‘guidano’ appunto nella scelta di un locale. Se voi avete il ‘complesso della guida’ beh di strada per diventare seri e critici consumatori, produttori o pensatori di cibo, anche da supermercato, ce ne vuole. Si campava benissimo senza guide fino a un paio di decenni fa..e si mangiava in maniera diversa, ma benissimo lo stesso, non vedo perche’ non si possa continuare a fare altrattanto. Insomma, emancipatevi.

    • avatar ugo petruccelli

      Oltre ad essere molto dotto da un punto di vista scientifico-vedi tesi su dieta mediterranea che i più grandi medici del mondo stanno adottando per contrastare alcune malattie-noto che chi la pensa diversamente da lei deve solo essere insultato…complimenti!

      Chi urla è sempre in difficoltà!!!

      • avatar nadiap

        Signor Ugo, lei ha la sindrome da offesa, si rilassi, nessuno la vuole insultare. Se invece non tiene il confronto al di la’ del cicaleggio da guidaroli, mi spiace che si debba sentire aggredito, ma e’ un suo problema. E’ lei che percepisce tutto come un urlo, io non ho mai avuto bisogno di alzare la voce con nessuno, e infatti non uso centinaia di punti escalmativi per fare la voce grossa, io vado di concetto.

  37. avatar Vincenzo Pagano

    A questo punto farei la prova detersivo tipo pubblicità.

    Chiediamo ad Alfonso e altri 2 chef di maggiore punteggio (mi pare che ce ne siano senza dover compiere voli transoceanici) di preparare lo stesso menu (nadiap a proposito, la dieta mediterranea esiste ed è stata studiata e classificata da un americano che non aveva spinte campanilistiche…) e poi li mettiamo davanti a 3 critici bendati e con le cuffie in testa. Sarei proprio curioso di vedere che ne esce fuori. Mi prenoto per fare la CRONACA della giornata (con Maffi che prende appunti). Lo so, non si può fare, perchè ognuno ha studiato il piatto. Almeno cacio e pepe per tutti potrebbe andare?

    • avatar nadiap

      Vincenzo, la ‘dieta mediterranea’ intesa come dieta basata sul consumo di cereali olio d’oliva e ortaggi (con il pomodoro simbolo indiscusso) esiste come prodotto creato e inventato nel dopoguerra, quindi in un periodo storico ben definito e in un contesto social culturale ben preciso. Il suo padre ‘inventore’ e’ il fisiologo Ancel Keys, lo stesso che ha assemblato la razione alimentare dei soldati americani durante la seconda guerra mondiale. Keys e la moglie erano innammoratissimi dell’Italia, della Campania, e in particolare dell costa salernitana, se non sbaglio, dove hanno vissuto per decenni). Che dietro ci siano state raffinatissime operazioni di marketing di grosse multinazionali dell’industria alimentare per crerare nuovo spazio per alcuni prodotti all’estero (pasta, olio di oliva, vino etc) questo e’ stato suggerito in maniera interessante e non ancora dimostrato. Ma che si tratti di uno stereotipo gastronomico culturale sviluppatosi in un contesto storico e sociale ben definito e’ stato gia’ ampliamente argomentato da antropologi e storici dell’alimentazione, e anche ridimensionato da fisiologi colleghi di Keys, di certo non da me.. Se poi vogliamo tutti raccontarci la storiella della ‘pummarola’ buona e salutare, regina della dieta mediterranea, e nasconderci dietro la foglia di ‘basilico’ della tradizione bene, ma questo non ‘e il mio approccio. Senza voler assolutamente sindacare sui risultati culinari e senza voler tirare in ballo decimali e mezzi punti di tale o tal’altra guida, Don Alfonso (e dietro, una lunghissima schiera di ristoranti simili) e’ la punta di diamante della rivisitazione di questo mito che ancora affascina il mondo intero, e si nutre della stessa formula di gusto-equilibrio di sapori-salubrita’ degli ingredienti della dieta mediterranea, il tutto infarcito dalla patina di una ‘tradizione’ gastronomica e alimentare mediterranea, cavalcatissima dagli Spagnoli, ma che ancora non si sa da dove viene e cos’e', mentre bene si intuisce dove vuole andare a parare. Ovviamente tale formula e’ stata cavalcata dai media di settore, (Slow food lo ha fatto solo tangenzialmente) e dalla nostra industria alimentare, e fa presa sui consumatori italiani in maniera altrettanto forte e trasversale, a prescindere dalla loro estrazione sociale e dal loro reddito.

      • avatar Pagano&Maffi

        Mhhhh. Conosco abbastanza bene la questione e il marketing è tanto raffinato che non decolla l’iniziativa a Pollica, patria della dieta mediterranea, (Keys stava a Pioppi, una frazione) e, tanto per dirne una, il nome dieta è sbagliatissimo perchè lo fa assomigliare a qualcosa di curativo (in Francia pensano che sia medicale il “régime”…).
        Insomma, mettendo da parte gli stereotipi, ci sarebbe da fare. Poi se ti spari un bel piatto di nastri hai sempre messo su una bella riserva di cairbodrati, salutisti o no, non giudico. Ma buonissimi. Sempre secondo me, ovvio.

  38. avatar Vincenzo Pagano

    Ho saltato qualche passaggio di questo post e chiedo scusa se mi inserisco a bordo campo. Volevo chiedere a Ballardini perchè quando è stato a Salerno non ha tenuto qualche corso di bon ton ai cuochi della penisola sorrentina. Scherzo, ma resto in religiosa attesa di vedere il modello comunicativo da applicare al ristorante facoltoso. Mi dispiace solo per le scarpette: bisognerà togliersele prima di salire sul tatami per provare, suppongo, un cibo fusion molto cool. Con le sedie di Verner Panton o quelle di Philippe Starck sotto la lampada Arco? Suvvia, ci dica almeno in quale regione un industriale del lusso al polso vuole farci sognare! E non se la prenda se non siamo alle altezze siderali per cui non riusciamo a comprendere le nefandezze degli accostamenti cromatici in una sala :-)

  39. avatar Cagliostro

    Una sola domanda a tutti coloro che popolano i blog: “Visto che chiunque si può permettere di VALUTARE, un ristoratore o uno chef, dall’altra parte, un operatore, può avere la libertà di rifiutare di essere inserito su una guida, oppure è costretto al giudizio di chiunque? Perché in questo caso, viste le tante assurdità presenti sulle guide (chi più chi meno) basterà iniziare a creare un onda opposta che lentamente, molto lentamente cresca fino ad andare a scontrarsi con quella dei tanti guidaioli convinti che pensano che il giudizio sia quasi coattivo, mentre si indegnano quando qualcuno esordisce nel “non voler più essere giudicato”. Tanto i SOLDI, quelli veri alla fine di tutto li portano le STELLE, il resto è informazione ma economicamente parlando sono spiccioli. Quindi che vantaggio può trarne un ristorante che si vede segare le gambe per simpatie, antipatie e anomalie varie, oltre tutto quasi sempre provenienti da chi coordina le regioni? Vale la pena iniziare a meditare su questo aspetto e invitare i ristoratori a fare una profonda riflessione e poi decidere se armarsi di carta, penna e un avvocato? Voi che ne dite?

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