di | mar 08 mar 2011 ore 9:34
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8 marzo

Festa della donna | Ecco una foodblogger che sta per scrivere come si cuoce la pasta

Chi è nella foto? Eva Herzigova nel Calendario Pirelli del 1998 firmato da Bruce Weber? No. Sbagliato. Trattasi di una foodblogger che sta per scrivere un post sulla perfetta cottura della pasta. Almeno così credono il portale generalista del provider Libero Affaritaliani.it e la sprovveduta collaboratrice Maria Teresa Melodia. L’articolo è stato ampiamente commentato dalla blogosfera. Non arriviamo primi, ma oggi è l’8 marzo perdinci, e un po’ di culi-e-tette ci stanno a fagiolo.

Perché di questo si tratta.

L’articolo vi consiglio di saltarlo a piè pari: banale, noioso, un concentrato di aggettivazioni.

Le protagoniste le conosciamo:
Sandra Salerno,
Sigrid Verbert,
Sonia Peronaci,
Chiara Maci.

E conosciamo anche tutto il resto: le fotogallery zozzone, lo sbrodolamento dei gelati, le fragole sempiterne mozzicate, il dito in bocca e lo sguardo assassino.

La giornalista ha risposto al malumore delle foodblogger:

“(…) Io sono l’autrice del pezzo, ma vorrei sottolineare che da collaboratrice esterna io mando ciò che scrivo al quotidiano Affari Italiani ed è poi la redazione che sceglie in autonomia le immagini, come avviene in gran parte delle testate… mi sembrava corretto specificarlo in virtù della professionalità che cerco di mettere in tutto quello che faccio. Un saluto maria teresa (segue faccina, ndr)”.

E’ sbagliato Maria Teresa, fattelo dire da una collega. Il controllo del pezzo è un dovere oltre che un diritto (anche da parte di  un collaboratore) e poi il codice deontologico ci offre la possibilità di non firmare ciò che non condividiamo. Tu condividi? Anche perché il pezzo l’hanno rivisto i tuoi responsabili sai? Hanno tolto un po’ di foto, ritenute forse troppo offensive.

Stasera tante donne andranno con le amiche in qualche locale a farsi versare spumante in bocca da fustacci malpagati, infileranno, loro per una sera, denaro nelle mutande. Poi rimangono gli altri 364 giorni in cui il gioco è sempre impari, dove una donna su due in Italia vorrebbe essere Belen Rodriguez (ma vorrebbe avere anche Fabrizio Corona come fidanzato?), dove una trentenne sbandata pensa di essere al sicuro in caserma e invece  viene violentata da uomini in divisa.

La questione non è la vanità, la seduzione,  le foto ammiccanti, ma è l’occhio. Il problema è la grammatica del guardare. Tavole, uffici, tv, giornali, web sono vetrine di pezzi di corpi in mostra. Pezzi utili alla vendita di prodotti, all’indicizzazione di post. La pornografia è negli occhi di chi guarda ed è così che le donne  di  questo paese, poco alla volta , sono sparite, lasciando al loro posto immagini cartonate. Belle quanto volete, ma finte.

Qui sopra vedete le facce di quattro belle donne. Sono le foodblogger di cui sopra. Non valeva la pena corredare l’articolo di Affari italiani con i loro volti? Buon 8 marzo a tutte!

[Crediti | Link: Affari Italiani, Ma che ti sei mangiato, Un tocco di zenzero, Cavoletto di Bruxelles, Giallo Zafferano, Sorelle in pentola. Immagini: Affari Italiani, Google]

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50 commenti a Festa della donna | Ecco una foodblogger che sta per scrivere come si cuoce la pasta

  1. avatar Mininu

    “una trentenne sbandata”
    il suo articolo veramente interessante, cade su un’affermazione del genere.
    mi lasci dire che questa trentenne rubava vestiti all’oviesse forse perché non ha lavoro ed ha una figlia (se ricordo bene).
    io sono tra in trentenni che hanno perso il lavoro ed ho figli e non accetto definizioni come le sue, dettate dal portafogli o da quanto è ricca la propria famiglia d’origine.

    ah…a proposito, forse poteva scrivere “una trentenne sfortunata”

    saluti, antonio

    • avatar jade

      credo che mancassero le virgolette, “sbandata” è la definizione che hanno dato di questa donna le quattro bestie protagoniste del fatto, come a volersi giustificare.
      nessuna donna dietro le sbarre può essere consenziente. e ve lo dice una che vive la realtà delle donne in carcere da molto vicino, da più di sei anni.
      credo che andremo off topic se continuiamo questa discussione, non so se sia il posto adatto.

  2. avatar francesca ciancio

    mi scoccia intervenire così presto ma gentile antonio ha frainteso il significato dell’aggettivo usato. “sbandata” per me ha un’accezione per nulla negativa, è una persona lasciata allo sbando da chi avrebbe dovuto prendersene cura. conosco la storia, so della bambina e delle sue necessità economiche, mi creda , questa storia mi ha provocato il voltastomaco.
    quanto al mio conto in banca, fa davvero piangere e ho poco più di 30 anni anche io

  3. avatar Elena

    Nel momento in cui il marketing capirà che non siamo fatte di carne ma di tutto un insieme di cose, quando i guru della pubblicità capiranno che le creme di bellezza, dimagranti, rassodanti, esfolianti, oppure che i generi alimentari e di prima necessita LI COMPRIAMO NOI… forse, forse… le donne torneranno a essere considerate persone e non ammassi di accelleratori di eccitamento sessuale. Un plauso a quelle aziende che già lo hanno capito (vedi Dove, che fa pubblicità con le donne normali, solo per citarne una).
    Sono ovviamente off topic, ma non importa, sentivo di voler dire la mia.
    Buona giornata

  4. Grazie dei tuoi preziosi consigli.Il punto è che molto spesso alcuni blogger scrivono tanto per fare, senza buon senso, non sapendo come vanno le cose e senza soprattutto verificare e rettificare. Ma d’altronde, cosa scrivereste altrimenti?
    la “sprovveduta collaboratrice” Maria Teresa Melodia

  5. Lavorando in una redazione, mi permetto di sottolineare che i collaboratori non hanno alcun controllo del pezzo.

    Il codice deontologico è perlopiù carta straccia oggigiorno… la redazione prende il pezzo dei collaboratori e ci fa quasi quello che vuole.

    I collaboratori o stanno zitti e buoni o possono anche andare via. Questa è la realtà.

    • concordo. e la maggior parte dei collaboratori purtroppo non sono giornalisti, quindi non hanno nessun obbligo deontologico a cui rispondere. questo non li solleva dalla professionalità, sia chiaro, ma la professionalità è richiesta anche a chi in redazione dell’articolo ci fa quello che vuole!

  6. Sono Francesca, amica e ufficio stampa di Sandra Salerno, e per questa cosa (mix di mashilismo, stupidità, ignoranza, volgarità e leggerezza) sono davvero disgustata. Grazie a te per i tuoi post ‘di denuncia?,. Fra

    • mashilismo, stupidità, ignoranza, volgarità,leggerezza…addirittura denuncia, disgusto…ma nella furia del web riuscite a fermarvi un attimo, senza sparare parole a caso? Sono veramente sconcertata da questa acidità gratuita dal momento che in più occasioni mi sono presa la briga di chiarire come sono andate le cose, ma vedo che sentire e vedere quello che più piace è molto più comodo!E Buona festa della donna a tutte!
      Maria Teresa

      • Hai ragione, io sto con te. Queste levate di scudi da beghine sarebbero imbarazzante se non fossero francamente ridicole.

        • avatar francesca ciancio

          grazie tommaso a nome della categoria

        • Grazie Tommaso. Almeno uno con un po’ di sale zucca c’è!
          Rileggendo l’articolo sopra, penso che Francesca Ciancio si dovrebbe vergognare delle sue aggettivazioni da gastro-fighetta, tanto pronta a indignarsi con gran foga, quanto poco attenta alla veridicità delle sue parole…! Sono comunque contenta per te Francesca: l’obiettivo per oggi è raggiunto. Un po’ di fuffosa polemica e un po’ di click in più del solito. Brava! ;-) maria teresa

          • avatar Antonio Tomacelli

            Chi dovrebbe vergognarsi è lei, Maria Teresa, e il giornale per cui scrive. È da lunedì 28 che quelle foto corredano il suo articolo e, nonostante le critiche, a nessuno, men che meno a lei, è venuto in mente che quelle foto si potrebbero SOSTITUIRE 5 MINUTI!

            Non siamo sulla carta stampata, questo è l’internet, ma, evidentemente, la redazione di Affari Italiani è troppo ottusa per capirlo.

            5 minuti, Maria Teresa, e la fuffosa polemica non sarebbe mai esistita. Invece le foto della vergogna sono ancora li.

          • Ma quali foto della vergogna, smettiamola con queste fisime da educande.

      • avatar Lidia Barone

        l’8 marzo non è una festa.

        • Mi sono scomodata ad intervenire in questa fuffosa bufera perchè io la giornalista la faccio di mestiere. Non è un hobby.
          Perchè dovrei prendermi delle colpe che non ho da una tastiera un po’ troppo fumantina e irresponsabile?
          Quello che ho letto qui è andato ben oltre a un giudizio sulle foto, che tra l’altro ad oggi non mi sembrano così scandalose. E’stata montata una polemica per il puro gusto di offendere e diffamare, in modo totalmente gratuito e superficiale. I blogger come i giornalisti, se sbagliano e dicono falsità, dovrebbero avere la correttezza di rettificare.Quando si cita una persona per nome e cognome non è possibile scrivere tutto quello che salta in mente, come è stato fatto sopra. Ritengo giusto puntualizzare questo.
          Un saluto Maria Teresa

  7. avatar Marle

    Condivido a pieno il contenuto dell’articolo.
    Ma mi viene da aggiungere qualcosa che a mio avviso di poco conto non è.
    Quando la settimana scora è esplosa la polemica, pubblicai come foto profilo di FB proprio -e in maniera volutamente polemica!- la foto di Eva.
    Io amo questa foto (e infatti mi segue da oltre 12 anni in ogni mio trasloco).
    Amo il significato che sottende, il legame indissolubile e trasversale che lega indissolubilmente il cibo al piacere. Nulla di più.
    Non so se questo dipenda dal fatto che i miei occhi non vedano in modalità “porno” le immagini…
    Sempre riguardo alla polemica di quei giorni, ho sottolineato che trovavo più offensiva la superficialità con la quale la giornalista ha affrontato l’argomento e trattato la professionalità delle donne menzionate, piuttosto che le foto utilizzate: tutto talmente inutile, fuffoso e off topic da provocare dermatite atopica (appunto!). Dalla prima parola all’ultima foto.
    Indignarsi per le sole foto mi è sembrato altrettanto stupido e superficiale.

    Defraudante constatare che anche in campo gastronomico, dove le donne sono ataviche ma trasparenti regine, e in epoca emancipata almeno sulla carta, ci tocca comunque dover dimostrare sempre quel qualcosa di più per essere all’altezza, quando va bene, di uomini “pari requisiti”, quando va male, di abili venditori di se’ stessi (uomini o donne) che di loro non saprebbero distinguere un uovo da un cocomero!

    • avatar serena

      quoto Giuseppe sul fatto che le redazioni troppo spesso fanno come vogliono. Purtroppo l’affermazione che “il controllo del pezzo è un dovere oltre che un diritto (anche da parte di un collaboratore) e poi il codice deontologico ci offre la possibilità di non firmare ciò che non condividiamo.” non corrisponde alla realtà dei fatti.
      Tutte belle parole, certo sarebbe un diritto, come lo sarebbe essere pagati secondo il tariffario dell’OdG: ma chi lo segue? conoscete qualcuno pagato secondo le cifre indicate dal tariffario?
      Insomma, se il punto è che la giornalista in questione aveva voce in capitolo e poteva evitare di far associare il suo pezzo a certe immagini, credo tranquillamente alla sua versione, e cioè che la redazione abbia scelto in autonomia senza chiederle neanche un parere.
      Per il contenuto del pezzo, quantomeno la giornalista ha scelto meglio di Gioacchino Bonsignore in fatto di fooddblog (come peraltro è stato molto ben evidenziato su Dissapore). Bonsignore mi sembra che si sia rivelato molto più ignorante e superficiale: niente dermatite atopica con lui?
      (segue faccina)

      • Il tariffario dell’ordine dei giornalisti non è riconosciuto dalla legge.

        Per il resto hai ragione tu.
        Il redattore di un giornale non ha le mansioni di scegliere le foto. E un collaboratore, figuriamoci. Ammenocché le foto non le porti lui.
        Poi vabbè, io non capisco cosa ci sia di così schifoso e blasfemo in quelle immagini, ma evidentemente sono in minoranza.

      • avatar Marle

        Serena io soffro di dermatite atopica da mediocrità, vedendo le scempiate della Parodi così come leggendo superficiali articoli. Non è un attacco personale contro Maria Teresa e basta (a cui ho anche chiesto -in pace, lo giuro!- di cosa si occupasse in generale, senza ottenere risposta alcuna).
        Se anche la giornalista in questione non avuto possibilità di controllo sulle foto, penso lo abbai avuto almeno su ciò che ha scritto, contenuti che, come ho detto prima e ribadisco, mi sembrano ancora più offensivi delle foto stesse.
        Se il Sig. Bonsignore ha scritto tavanate, non mi son venute le pustole solo perchè non ho avuto modo di incrociare il suo articolo.
        Se hai voglia di regalarmi ilnk, appena riesco provvedo.
        Ciauz!

        • avatar Antonio Scuteri

          Marle, senza polemica, ma proprio per capire: ma cosa ci trovi di così offensivo nel contenuto dell’articolo? Mi sembra un normalissimo articolo, con una introduzione (che allego più in basso, così ognuno potrà fare le sue valutazioni) e le quattro storie a seguire, perlopiù raccontate attraverso il virgolettato delle protagoniste
          Forse abbiamo sensibilità diverse, ma io non ci trovo nulla di offensivo. Spiegami, se ti va

          PS: per le foto è un altro disccorso, ma in quella la giornalista non c’entra

          “Non chiamatele semplici blogger. Sono tante, tantissime. Un esercito di gourmet che ha invaso il web con mille ricette, piatti prelibati, foto invitanti, combinazioni inaspettate e colori che solleticano i palati dei buongustai. Spesso, vere e proprie star del web, scrivono di cibo facendo concorrenza ai cuochi più famosi. Una tendenza partita nel 2005 che continua inarrestabile, contagiando programmi televisivi, libri e magazine. Sono i food blogger o meglio le food blogger, che grazie a un amore spassionato per la buona tavola si sono inventate una professione, trasformando la loro vita e “sfidando” gli chef più blasonati come Carlo Cracco, Davide Oldani, o Filippo La Mantia, nomi altisonanti nel panorama dell’enogastronomia, proprietari di ristoranti frequentati da vip e gente con il naso all’insù. Loro si chiamano Chiara, Angela, Sonia, Sandra, Sigrid, Sara, donne normali, unite da una passione smodata per il cibo e per la convivialità. Si definiscono “foodies”, termine inglese che indica appunto gli aficionados del cibo in tutte le sue varianti. Nella loro cucina preparano davvero tutto quello che poi postano sul blog, ispirate da viaggi e riviste straniere, alimentate da una vivace curiosità e tutte armate di macchine fotografiche per scatti d’autore intriganti. Amate dai lettori che chiedono spunti creativi sempre diversi, le food blogger sono diventate oggi delle apprezzate opinion leader del settore e quella che è nata come una passione si è rivelata per molte un passepartout nel mondo del lavoro, tra scuole di cucina, collaborazioni editoriali e catering selezionati”

  8. Non ho ben capito cos’abbiano da protestare. E la giornalista ha ragione.

  9. Degradante vedere le donne ridotte a veline o muse fotografiche di seni e cosce appiccicate al prodotto del venditore di turno.
    Bellezza è sinonimo di donna, fosse una possente contadina chiantigiana, fosse una fine dicitrice di cucina come chi scrive.
    Se tutto non fosse ridotto a genere merceologico e denaro camperemo molto meglio e molte penne sarebbero a potare le viti sperando non ne subiscano dano.

  10. avatar frank

    Io sono un “fan” delle donne nel senso migliore del termine, cioè un loro sostenitore. Uno che crede alla loro “diversità” (gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere).

    Non voglio parlare delle “sbandate” o “sfortunate” alle quali la vita, oggettivamente, non ha regalato nulla, nemmeno un affetto al quale appoggiarsi.

    Guardo invece con tristezza a quelle donne che, pur avendo una scelta, preferiscono la via facile e più redditizia: farsi pagare per essere utilizzate in svariati modi. Sono queste donne, alla fine, che diffondono un messaggio diseducativo e rappresentano un ostacolo alla corretta percezione di loro stesse. E con la stessa tristezza guardo agli uomini che sono succubi di questa rappresentazione e che non vedono che “oltre le gambe c’è di più”.

  11. avatar gianfranco truglio

    … comunque e a prescindere manca… Elisia!!!!

  12. avatar Nico aka tenente Drogo

    “E’ scioccante, desolante e triste che con un comportamento così primitivo abbia una simile popolarità in Italia”
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/08/berlusconi-tratta-le-donne-come-imbecilli-e-mina-la-reputazione-italiana-in-europa/96078/

  13. avatar gelsomina

    Se Lei, ha così tanta dimestichezza del mondo del giornalismo, dovrebbe sapere, che il ruolo del giornalista e del fotografo coincidono 3 volte su 4. E non è compito del cronista scegliere la foto, ma dell’impaginatore.
    Attaccare la credibilità di una giornalista, per una foto che non ha scelto e non per quello che ha scritto, è inutile.
    Se si è sentita offesa delle immagini pubblicate sul sito, da brava giornalista avrebbe dovuto risalire alle fonti, avrebbe dovuto prima chiedere spiegazioni alla giornalista o alla redazione e poi pubblicare questo commento, che sicuramente avrà alzato le visite di questa pagine web di tanto.

    E poi, bisogna sempre rispettare il lavoro degli altri, anche di chi sceglie quelle foto, purtroppo in Italia, l’immagine di una bella donna attira più soldi, pubblicità e visite di qualunque altro scatto. E quindi per chi deve fare informazione, e vivere con un sito, inevitabilmente non ne può fare a meno.
    E comunque sia, i veri problemi del giornalismo non sono relativi alle immagini che si trovano sul web

    • avatar francesca ciancio

      posso solo risponderle che ….non sono d’accordo con lei, soprattutto sulla seconda parte del suo intervento. L’informazione la si può fare , non solo subirla e mi riferisco non solo a chi legge ma anche a chi la fa

      • avatar gelsomina

        Ma infatti il giornalista non subisce proprio niente, ha solo il ruolo di scrivere. Quello di scegliere e scattare le foto non nè il suo. Come in tv, non è il cronista che usa la telecamera o monta le immagini di un servizio televisivo.

        • avatar gelsomina

          Ma poi scusi Lei fa giornalismo in Italia? E’ incredibile che una donna che si presenta come giornalista ignori la distinzione tra giornalista e fotografo, e i veri ruoli del cronista.
          Oppure funziona così, solo per il settore cucina, con tutto il rispetto per chi scrive e cura questi siti che quotidianamente frequento?

          Penso che fare informazione sia altro e non criticare foto, penso che bisogna essere umili, e che i veri professionisti dell’informazione sono quelli che non scrivono dietro un pc dei commenti, o passino il tempo a giudicare il valore semiotico di una immagine, ma quelli che scrivono di mafia, di politica, di cronaca nera, vanno in questura, al palazzo di giustizia al comune, vanno per strada e tutti quei giovani che scrivono sotto sfruttamento, che non guadagnano una lira e che appena sbagliano la grandezza del carattere, vengono criticati da chi guadagna 300 volte in più e tutta la giornata lavora per un terzo.
          Credo che anche Lei abbia avuto tanta gavetta alle spalle, quindi si immedesimi nella giovane scrittrice di Affaritaliani, come si sarebbe sentita al suo posto, ricevendo tante critiche per qualcosa che non ha fatto?
          Penso che anche Lei abbia capito, che scrivendo questo ‘articolo’, non abbia trovato nessuna notizia, perchè la scelta delle immagini non è competenza di un cronista come, le riprese televisive non sono competenza di un giornalista.

          Ma per chi vuole fare tanti click tutto è lecito, anche tradire la morale giornalistica.

          • Io bene o male sono d’accordo con te, ma credo che tu ci vada giù un po’ pesante con Francesca.

          • avatar gelsomina

            Io non volevo offendere nessuno, non ho nulla contro Francesca. Anzi mi dispiace se le mie parole sono state tradotte in maniera negativa nei confronti della giornalista. Ho espresso solo dei pensieri su un giudizio per me e anche per altri ‘sbagliato’ che lei continua a ribadire.
            Sono solo delusa del fatto che noi giovani siamo sempre e solo criticati senza motivo. Seppur appena ventenni, abbiamo alle spalle lauree e gavette pesanti, di quelle che spesso mortificano la passione per cui abbiamo rinunciato a tutto. Lavoriamo gratis, con umiltà, cerchiamo di dare il massimo, e poi siamo sempre ‘trattati male’, ‘sfruttati’, ‘denigrati’. E in un Italia, in cui tutti i cronisti si sentono dei giustizieri, nessuno ci gratifica, nessuno ci indirizza consigli costruttivi, nessuno ha il coraggio o la volontà di dirci ‘scusate ci siete anche voi’.
            Siamo qui, colpevoli solo di essere giovani e disposti a tutti, nei limiti della decenza, per il nostro sogno e invece di ricevere maggiori stimoli da chi è riuscito ad affermarsi siamo criticati per cose che non facciamo, per cose che doveva correggerci il nostro capo, per cose che non dovevamo fare noi.
            Mi scuso con la giornalista e con il Dottor Farina, se sono sembrata pesante, ma ribadisco che volevo solo esprimere il mio punto di vista, ne ho sentito il diritto e il dovere, su questa situazione, che mi tocca da vicino.

          • TRanquilla. E non darmi del dottore, non sono dottore. ;)
            So che questo in Italia significa, più o meno, che non valgo nulla (il concorso RAI per giornalisti nelle sedi regionali era aperto solo a laureati, ergo un neolaureato senza esperienza poteva entrare, mentre un non laureato che lavora da dieci anni doveva scordarselo) ma alla fine sono riuscito a costruirmi qualcosa nel mondo giornalistico.

          • avatar gelsomina

            Mi scusi nuovamente, non lo sapevo, era un modo gentile per chiamarLa. E comunque in questo lavoro, lo studio non c’entra proprio niente, le lauree non servono a nulla. Tutti i capi che ho avuto, non hanno avuto una laurea, o l’hanno presa negli anni successivi a quelli post liceo. E io che sono laureata posso dire che il mio titolo non è servito a niente e non servirà a niente.
            Quello che ho imparato negli anni, è che in questo mestiere serve l’esperienza. A saperlo prima, avrei scelto un’altra strada o avrei evitato di laurearmi.

  14. Il peggio è che le foto, oltre ad essere banali e di cattivo gusto, non sono nemmeno creditate.

    • avatar gelsomina

      nel web è la regola

      • La regola dei siti mal fatti e di cattivo gusto.

        • avatar gelsomina

          ahahah si vede che conosce poco siti web e portali d’informazione. E se per ora stiamo qui a parlare di quelle foto, vuol dire che quel sito ha raggiunto il suo scopo, arrivare a molto gente, quindi penso al contrario che sia ben architettato

          • Anzi, proprio perché conosco benissimo e da molto tempo il web, mi riservo il diritto di non frequentare tale genere di portali, anche se sono la maggioranza. E per quanto mi riguarda quel sito ha raggiunto solo lo scopo di farmi diffidare di qualsiasi altra notizia che eventualmente mi potrà giungere da lì.

  15. avatar Archestrato

    Foto banalotte. Un po’ fuori luogo, ma credo ci sia di peggio in giro. Ad ogni modo ho qualche riserva sulla polemica riguardante l’autrice dell’articolo perché:

    1) Il giornalista non ha alcun controllo sull’impaginazione del proprio pezzo;
    2) E’ vero che il codice deontologico permette ad un giornalista di non firmare il pezzo se lo considera travisato nel contenuto ma non sono del tutto certo che questo riguardi anche le immagini a corredo;
    3) Codice deontologico?? In Italia? Tolte le “grandi firme”, il mondo del giornalismo in Italia versa in condizioni disastrose. Da come siamo messi dobbiamo quasi ringraziare che ci pubblichino i pezzi senza tagliare ciò che scriviamo.

  16. avatar pasquale

    Concordo con Gelsomina…
    Carissima Francesca Ciancio dovresti rettificare….
    Visto che il tema è molto attuale penso che il primo vero nemico delle donne siano le donne stesse…

  17. avatar simplynick

    E siamo sempre qui (anzi, siete sempre li), uomini e donne, a cozzare inutilmente attraverso frenetiche ed inutili ingiurie, che tutto hanno, tranne che un approccio critico eticamente corretto e rispettoso.

    Tra i mille modi possibili che la nostra lingua Vi offre per proporre al mondo intero il Vostro punto di vista, costruttivo o meno che sia, l’attenzione massima cade sempre sulle forme più feroci ed aggressive, e non certo sul vero contenuto.

    Perdonatemi se per una volta uso il Vostro frasario consolidato, sperando (inutilmente) di non alimentare ulteriore sterile polemica, ma non Vi vergognate nemmeno un po’?

    Avete perso il senso del coraggio attraverso l’utilizzo di una comunicazione umile, colta, efficace, rispettosa e quindi rispettabile. Ma ricordate, questo è l’unico metodo per creare una comunicazione efficace, al servizio di tutti, parte in causa e/o semplici lettori che siano.

    Per questo me ne sono andato via dall’Italia, (e dall’Europa UE), un’Italia che adoro, ma abitata da gente inspiegabilmente inferocita che ha perso il controllo di se, e disconnesso irrimediabilmente lingua (o penna) dal cervello, per sempre.

    Ricordate che il 10% della popolazione ha l’85% della ricchezza mondiale, ed il rimanente 90% possiede l’altrettanto rimanente 15%, sempre della stessa ricchezza mondiale. Bene, se avete accesso ad internet, ed avete tempo da perdere per ingiuriare contro altri, sicuramente fate parte di quel fortunato 10%.

    Non sono io a chiedervi di vergognarvi, ma il mio cuore che si fa portavoce di quel dimenticato 90% a cui non interessa a nessuno.

    Buona fortuna Italia… ne ha davvero bisogno!

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