Gemelli diversi


Non ditemi che dovrei pensare solo al fine settimana, lo so da me. Ma come dice uno dei miei filosofi di riferimento, Rino Gattuso, “se uno nasce quadrato, non muore tondo”. Sicché sono ancora qui a coccolare la vis polemica chiedendo: ma voi lo sapevate che i marchi privati dei supermercati, i private label, come li chiamano a Milano, sono spesso uguali a quelli più blasonati? Gemelli separati alla nascita, uno vestito alla moda l’altro no, uno reclamizzato alla tivù, l’altro no. E sapete questo cosa significa? Che snobbiamo i marchi privati perchè li riteniamo scadenti e paghiamo di più per quelli blasonati. Mentre sono solo gemelli diversi.

Tortellini Rana e Carrefour prodotti nello stesso stabilimento di San Giovanni Lupatoto (VR)

«E’ l’esempio forse più clamoroso, perchè la mente corre subito a quel simpaticone di Giovanni Rana che, circondato dai bambini, racconta la sua passione nel preparare nuove farciture per i suoi tortellini.

Che al Carrefour abbiamo pagato 2,44€ e che abbiamo ritrovato ed assaggiato anche nei tortellini marchiati Carrefour: 1€ e 59 centesimi.

Prodotti nello stesso stabilimento di San Giovanni Lupatoto (VR)».

La penne Agnesi e quelle Carrefour vengono prodotte nello stesso stabilimento di Fossano (CN) in via Torino 53.   «Le dimensioni della confezione quasi quasi ci avrebbero ingannato: ben più lunga quella della Pasta Agnesi (1,99€) rispetto alle Penne Rigate Carrefour (1,20€).

Ma si tratta sempre di un chilo della stessa ottima pasta prodotta nello stabilimento di Fossano (CN) in via Torino 53.

Il “Silenzio, parla Agnesi”, costa 79 centesimi…».

Melizia Bio e il Miele d’Acacia Panorama entrambi prodotti dal Consorzio Conapi a Monterenzio (BO).

«Difficile, in questo caso sospettare il gemellaggio.

Da un lato il Mielizia Bio, dall’altro il Miele d’Acacia Panorama proveniente da Agricoltura Biologica.

Ma è proprio così: entrambi sono prodotti dal Consorzio Conapi a Monterenzio (BO).

Soltanto che il primo costa 6€ e 20 cent.; quello a marchio proprio 4,59.

I famosi funghi trifolati Logrò hanno dei gemelli. Entrami sono prodotti nello stabilimento della Logrò a Rovereto (TN«I famosi funghi trifolati Logrò hanno dei gemelli prodotti per il gruppo PAM-Panorama.

Epperò, mentre gli originali costano 1€ e 63 centesimi, quelli con il marchio di casa si pagano 1,29.

Entrami sono prodotti nello stabilimento della Logrò a Rovereto (TN)».

Il celebre riso del dottor Scotti ha un gemello privo del classico marchio. Si tratta di Riso Carnaroli prodotto nello stesso stabilimento di via Angelo Scotti (PV).

«E’ lui o non è lui? Cerrrto che è lui.

Il celebre riso del dottor Scotti ha un gemello privo del classico marchio.

Si tratta di Riso Carnaroli prodotto nello stesso stabilimento di via Angelo Scotti (PV).

Il riso VIP costa 3,99€; quello con le mondine 2,40..

Quel simpatico “Dottor Scotti!”, ci costa quasi 1€ e 60.»

[Qui Risparmio, via Dedioste]





61 commenti a “Gemelli diversi”

  1. 1
    alfredo alfredo commenta:

    La pubblicità costa cara.
    E chi lavora in pubblicità, non mangia i pennarelli colorati:-))

    Qualcuno una volta disse: “meno male che c’è la pubblicità così sò cosa devo comprare”.

  2. 2
    Senza Panna Senza Panna commenta:

    va be’ che ho un’età (vero Gumbo?) ;-)

    ma questa cosa me l’ha insegnata anni fa mia madre.

    Solo che prima i prodotti così erano pochi e in genere marcati Standa, adesso sono molti di più.

    :-)

  3. 3
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    La linea del riso del PAM si presenta bene, e il come la confezione del gemello diverso si presenta non è fatto secondario.
    Altri gemellini credo siano la pasta Rummo con Coop.
    Ecco, PAM forse è già un po’ più caro (almeno nella mia città è piccolo e in centro), ma credo che la forbice, le differenze di prezzo siano ancora più evidenti tra gemelli diversi marchiati Esselunga o Coop. Possibile?

  4. 4
    Kali Kali commenta:

    Sono d’accordo ma il punto sta nel trovare quale sia il vero gemello….
    a tentativi?
    mangiamo per un mese pasta di qualità della fidel per trovare qual è quella che tra tutte quelle prodotte nello stesso stabilimento ha il gusto più simile a una dececco?

    perchè a mio avviso non è detto che due prodotti anche se realizzati nello stesso stabilimento siano di uguale qualità… vedi ad esempio le aziende agricole che selezionano la frutta migliore e la fanno pagare di più all’acquirente…

  5. 5
    damon damon commenta:

    bè il fatto è piuttosto noto direi, basta poi leggere la dicitura in etichetta -prodotto da..- Io credo però che alcuni prodotti pl non siano qualitativamente corrispondenti anche se fatti dallo stesso produttore, es il tonno esselunga è di castiglione ma la lattina che esce per esselunga o per castiglione secondo me hanno 2 qualità diverse pur provenendo dal medesimo stabilimento.. Ciò non toglie che alcuni prodotti private label siano ottimi se confrontati con gli analoghi e siano imbattibili nel rapporto qualità prezzo

  6. 6
    giulia giulia commenta:

    mio passatempo preferito al supermercato…
    latto fresco alta qualità GRANAROLO, imbottigliato ad Anzio e conprato a Roma 1,60 euro…
    stesso latte nelle bottiglie latte fresco CONAD euro 1!!
    Ho provato a spiegarlo una signora anziana che controllava assieme a me le scadenze e mi ha risposto che lei è abituata a conprare quello della centrale del latte…

  7. 7
    Vignadelmar Vignadelmar commenta:

    Stesso discorso DEVE essere fatto per i farmaci.
    .
    Ciao

  8. 8
    Dario Bressanini Dario Bressanini commenta:

    E’ noto, si chiama “self targeting”. Tempo fa ci ho anche scritto un post http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/24/un-economista-al-supermercato/

    Spesso i prodotti venduti in fascia bassa hanno APPOSTA l’etichetta un po’ schifosella, perchè devono attirare solo i clienti che vogliono spendere poco, e agire da repellente :-) per quelli che credono di comperare meglio spendendo di più.

    L’esempio famoso è quello dell’acqua Guizza che è la San Benedetto, ma vale anche per moltissimi altri prodotti, pure le auto (qualcuno giura anche per il vino, ma pare un segreto ben custodito)

    Qui c’è un seminario di marketing al riguardo, per chi interessa
    http://www.frenimkt.com/download/SeminarioEconomiaBO_5Dic06.pdf

    • gianluca gianluca risponde:

      Dario, complimenti per l’articolo sul self targeting, molto interessante. ;-)
      però mi rimane un dubbio, e mi riallaccio all’intervento di Kali: “a mio avviso non è detto che due prodotti anche se realizzati nello stesso stabilimento siano di uguale qualità”.
      il punto è questo, come facciamo a stabilire che due prodotti siano identici? il fatto che siano prodotti nello stesso stabilimento è sufficente a stabilire che la qualità delle materie prime utilizzate per produrli e i processi produttivi siano uguali ?
      per fare un esempio, da pochissimo la coop si è messa a vendere una sua linea di pasta che si chiama “fior fiore” e che viene venduta come “pasta di gragnano”. leggendo l’etichetta si scopre che realmente è prodotta da un pastificio di gragnano (di cui adesso non ricordo il nome).
      il punto è: chi ci assicura che quel pastificio di gragnano utilizzi la stessa qualità di grano per produrre quella pasta, piuttosto che le stesse metodologie? chi ci può negare che la pasta coop magari viene essicata in maniera più veloce, meno costosa e che quindi il prodotto finito sia di minore qualità ?
      questo discorso può essere esteso a tutti i prodotti, alimentari e non, che provengono dagli stessi stabilimenti con prezzi e marchi diversi.
      la mia non è una critica ma è solo un dubbio, a cui mi piacerebbe trovare una risposta che per ora non ho.

      • dink dink risponde:

        “come facciamo a stabilire che due prodotti siano identici?”
        Assaggiandoli, per esempio? Ci si fida del proprio gusto o occorre proprio analizzare tutta la filiera produttiva per decidere se un prodotto è buono o no?

        • gianluca gianluca risponde:

          si ok ma l’assaggio è posteriore all’acquisto e può essere influenzato da altri parametri che non sono legati alla materia prima, quali ad esempio tempo di cottura, condimenti, modalità di conservazione del prodotto, ecc…ecc….e anche gusto e sensibilità personale. l’assaggio non è un parametro oggettivo.
          altrimenti sarebbe anche inutile scrivere gli ingredienti sulle etichette, il produttore potrebbe dirti assaggialo, se ti piace mangialo altrimenti no.
          in realtà è interessante anche sapere cosa c’è dietro a un prodotto, come viene realizzato ecc….o almeno mi sembrava che il senso comparativo di questo post fosse quello.
          ;-)

        • gianluca gianluca risponde:

          se rileggi il post di massimo bernardi, ti accorgi che i prodotti vengono paragonati esclusivamente in base allo stabilimento di produzione, e nessun paragone viene fatto sull’assaggio del prodotto.
          quindi la mia domanda se questo parametro di confronto sia attendibile come unico parametro da prendere in considerazione credo che sia sacrosanta.
          a proposito è stata scritta più o meno la stessa cosa (non mi ero accorto) in un intervento qui sotto da parte di Elvira.

      • Chefclaude Chefclaude risponde:

        Perché guadagnano di più sull’illusione.

      • Dario Bressanini Dario Bressanini risponde:

        Gianluca: vero, gli ingredienti potrebbero essere diversi. Alcuni casi è dimostrato che sono proprio identici (ho controllato ad esempio l’esame chimico fisico delle acque in questione. Sono la stessa acqua). In altri casi credo che non valga la pena cambiare linea di produzione, cambiare ingredienti etc.. E’ molto più comodo usare etichette diverse per lo stesso prodotto (ricordati che il costo finale è solo per una piccola parte dipendente dalle materie prime)

        • dedioste dedioste risponde:

          Confermo quello che dice Dario, che è proprio quello che cercavo di spiegare nel mio post: in generale, è molto più conveniente cambiare la scatola in cui finisce il prodotto che stare a fare un cambio di ricetta.

        • gianluca gianluca risponde:

          ok, grazie per la risposta ;-)
          quindi dici che la pasta di gragnano della coop, per esempio, prodotta in un pastificio di gragnano, e che è in vendita a 90 centesimi (pacco da mezzo kilo) è probabilmente lo stesso identico prodotto che quel pastificio produce e mette in vendita a suo nome, magari a 4-5 euro al kilo ???

          • dedioste dedioste risponde:

            Può essere (anche se come dice Elvira in un processo complicato come quello della pasta si può agire su più variabili oltre alla qualità degli ingredienti).

            La risposta definitiva si può provare ad averla solo in un modo: un bel test analitico completo, compreso un test triangolare di valutazione sensoriale.
            Se qualcuno lo organizza, io il panelista lo faccio volentieri :)

      • Ganascia Ganascia risponde:

        Per eseperienza i prodotti coop “fior fiore” sono piuttosto buoni quando non ottimi. proverò la pasta in questione.

  9. 9
    dedioste dedioste commenta:

    Grazie Massimo per il link, sono onorato!

  10. 10
    Maurizio Cortese Maurizio Cortese commenta:

    Questo succede in TUTTI i settori merceologici, sono le più elementari regole del marketing.
    Le linee base servono a mantenere “viva” la produzione con margini di guadagno spesso vicini allo zero.
    Poi si aggiunge un “plus” ed ecco il prodotto gemello. Il costo produttivo per quel particolare in più non giustifica in nessun modo una marcata differenza di prezzo fra i due prodotti ma tale differenza rappresenta il vero utile dell’azienda.

  11. 11
    Enrico Marsili Enrico Marsili commenta:

    Non vorrei essere sarcastico, ma ci arrivate adesso? Come dice Senza Panna, si tratta di fatti ben noti.

    Visto che faccio spesa da Tesco, vi segnalo una cosa ancora piu`estrema. La linea Tesco Value, imitata da Supervalu (catena dublinese). Sono prodotti in scatola bianca, con un piccolo marchio e basta. Ovviamente la qualita` e` quasi la stessa. Il prezzo? Dal 40 al 50% in meno. Cosi` la nostra dispensa assomiglia a una fureria…
    Gli Euri risparmiati ce li sbafiamo al ristorante!

    • Marco Lungo Marco Lungo risponde:

      Grande, ti meriti le uova in piedi, una standing ovation.

      Solo noi al mondo siamo noti per essere figli di Carosello, per cui questa mentalità non l’abbiamo proprio acquisita. Se comincia a farsi strada, è per bisogno e non per scelta, quindi appena torna il sereno, via ai carrelli pieni di prodotti iperbelli e iperreclamizzati.

    • antonio antonio risponde:

      la qualita’ e’ la stessa rispetto a cosa? Io per molti prodotti tesco value, (che so, i salmon trimmings?), non ho trovato il corrispettivo di altre marche o delle stesse marche Tesco.

      • Enrico Marsili Enrico Marsili risponde:

        Caro Antonio,
        visto che viviamo nella stessa citta`, mi piacerebbe fare la tua conoscenza (enrico.marsili@dcu.ie).
        La strategia di marketing prevede di mettere sullo stesso scaffale il generico e il prodotto di marca, in modo da leggere al volo la differenza di prezzo.
        Il target dei generici e`il consumatore a basso reddito, quindi certe cose (tipo il salmone) non le comprera`mai. Oppure non e`facile realizzarci sopra economie di scala.
        Saluti

    • Teresa Teresa risponde:

      Simpatico, anche io compro quei prodotti, a volte ci incasiniamo specialmente mia nonna che non ci vede piu’ tanto bene, allora ogni volta che si torna dalla spesa, devo scrivere con il pennarello in lettere belle grandi tutti i contenuti.

  12. 12
    Elvira Elvira commenta:

    Posto che a me di difendere i marchi più conosciuti non me ne importa niente, visto che oramai ho notizie che mi fanno rabbrividire, vorrei anche dire che non è detto che i prodotti fatti nello stesso stabilimento abbiano qualità comparabile o simili, sia al livello di lavorazione che di materie prime. La singola fabbrica ha diverse commesse, e può usare, ad esempio, miscele di grano diverse per il cliente X e quello Y, o usare dei tempi di asciugatura più corti per un marchio piuttosto che per un altro, per dire (non sono infiltrata in qualche azienda, ma ho una cognata che si occupa di qualità della produzione :P )

    Questo non vuole dire che poi la marca conosciuta sia conseguentemente quella che richiede la qualità migliore, anche se in linea generale dovrebbe essere così, visto che è ddisposta a pagare un po’ di più.
    Dalle notizie (sconfortanti) che invece ho adesso, sembra che anche alcuni grandi marchi (e non parlo solo di pasta) stiano puntando ad una richiesta di minore qualità per stare nel prezzo basso.

    Questo solo per dire che guardare lo stabilimento di produzione è sen’altro la prima e più sensata cosa da fare, però poi dobbiamo cercare di affidarci al nostro giudizio obiettivo sulla qualità.

    • Bruno Stucchi Bruno Stucchi risponde:

      Per esperienza industriale, è ben difficile che una volta avviato un processo e relativa catena di produzione, si intervenga con alterazioni della stessa per fornire due o più committenti con diverse pretese. Modificare anche uno solo dei parametri potrebbe essere molto rischioso e costoso. Vige il concetto che non si aggiusta quello che funziona (principio FONDAMENTALE che, in altro campo, gli hobbisti del weekend per esempio, ignorano, a loro spese).
      Una volta avviato un processo di produzione è poi banale in fase di confezionamento cambiare scatola, etichetta ecc. ecc. ecc.
      Volete un esempio: le “silicon foundry”, stabilimenti costruiti in collaborazione e che producono componenti diversanmente targati. Ma il processo produttivo è UNO.

      • bucanero bucanero risponde:

        Non ho esperienza industriale, ma credo che Elvira si riferisse alla possibilità che nella stessa sede aziendale vi siano più linee di produzione, come mi sembra che accada.
        Un esempio? La pasta Agnesi, quella del gruppo Colussi, nelle due “versioni”, la Emotion e quella classica.
        Prodotte nello stesso stabilimento d’Imperia (8 linee), dotato di proprio molino, differiscono tra di loro soltanto per l’essiccazione, lenta per la prima, media per la seconda.

  13. 13
    bucanero bucanero commenta:

    Credo ci sia un fondo di verità, a volte le linee base sono davvero “base”.
    Mi sembra sensato l’affidarsi al proprio giudizio, il vero problema è renderlo oggettivo.
    Molte volte, per la pasta ad esempio, non prestiamo la giusta attenzione alla cottura, con risultati finali altalenanti anche con due formati identici della stessa azienda.
    Testare oggettivamente significa usare la stessa pentola, la stessa quantità d’acqua, lo stesso fuoco, medesimo tempo.
    Chiaramente il top sarebbe farlo cieco, con altra persona che cuoce e tu che assaggi senza influenza alcuna.
    Ecco, così forse si potrebbe fare…

    • gianluca gianluca risponde:

      concordo. la pasta è veramente difficile da testare perchè è estremamente dipendente dalla cottura. oltretutto alcune paste artigianali che sono magari buonissime, sono molto più “sensibili” alla cottura rispetto a una barilla, che se la lasci un minuto in più o in meno non cambia molto. per alcune paste un minuto in più cambia parecchio e a volte hai un buonissimo prodotto, sbagli a cucinarlo e pensi che quella pasta faccia schifo.

    • Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei risponde:

      In effetti quando abbiamo fatto il test sulla pasta secca abbiamo usato stesse pentole, stessa quantità di acqua e stesso fuoco ma per la cottura abbiamo verificato la veridicità dei tempi indicati sulla confezione rispetto poi a quelli “da scolapasta” – quasi sempre la pasta, togliendola dopo i minuti indicati, era troppo al dente. Naturalmente, a causa degli spazi per l’articolo, tutti questi risvolti tecnico-logistici non sono venuti fuori..

      • Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei risponde:

        Ricordo tuttavia che la pasta più economica, Combino, è arrivata seconda subito dietro la più blasonata Cav. Cocco.

      • bucanero bucanero risponde:

        La tempistica di cottura riportata sulla confezione è difficile da rispettare a casa, dove, di sicuro non è mai presente un cuocipasta di tipo professionale che garantisce stabilità di temperatura ed una certa rapidità di “ritorno” alla bollitura dopo aver versato la pasta…

        • Chefclaude Chefclaude risponde:

          Ti assicuro che, sul lavoro, questa tempistica è ingannevole per principio, e non viene MAI presa in considerazione.

          • bucanero bucanero risponde:

            D’accordo con te, e ti porto più di un esempio pratico: Tuffoli di Mancini, sulla confezione 10 minuti, a casa almeno 25, Cavallaro mi dice che in 14/16 sono ok.
            Fusilli fatti a mano di Cooperativa Pastai Gragnanesi, sulla confezione 10, a casa almeno 25, ristorante non so, ma credo meno.
            Nel senso che non ritengo dogma quanto riportato sulle confezioni, ma semplicemente che con apparecchiature professionali la cottura ha tempi minori.
            Personalmente mi fido dell’assaggio, anche toccando la pasta per la consistenza (ho le mani rivestite d’amianto :) ), sia che cucini per due o per dodici.

      • Senza Panna Senza Panna risponde:

        Davvero?

        La mia era ancora troppo al dente solo in un caso, cav. Cocco, le altre no (io l’avrei mangiata così ma la giuria non gradiva).
        Anzi dirò di più.
        Cocco ha retto anche l’attesa dopo cotta (voglio dire quella avanzata) e dopo scolata è successo come se tornasse addirittura un po’ indietro di cottura. Mi succede solo con la pasta fresca acqua e farina fatta in casa o pasta secca artigianale.
        Voiello dopo cotta si sbraga (termine tecnico :) ) , Combino regge abbastanza, Barilla non ricordo ma non mi pare si che facesse notare quanto a resistenza.

        Avevo scritto anche i tempi, Leo li dovresti avere, io non li trovo più.

  14. 14
    eggi eggi commenta:

    valutare i prodotti alimentari seguendo lo stabilimento di produzione mi sembra un’assurdità unica. chi ha una linea di produzione produce quello che gli viene indicato dal committente. nulla vieta all’industria alimentare di scegliere le stesse linee produttive. il confronto tra due prodotti similari dovrebbe essere fatto solo considerando gli ingredienti e la qualità e non con l’analisi del fasonista alimentare.

    • bucanero bucanero risponde:

      Ma l’occhio vuole la sua parte, e, avvolte, trae in inganno… ;)

      • eggi eggi risponde:

        sai cosa é veramente strano? trent’anni fa esisteva pochissima, definirei pari a zero in proporzione ad oggi, ‘informazione gastronomica’ . poca stampa, pochi ‘gastrofanatici’, pochi ristoranti, poca cultura generale …poco e niente di tutto insomma… ma la cultura e la preparazione di chi acquistava il cibo erano al massimo livello. comecazzo si spiega che oggi dove tutto é più immediato, diffuso, l’ignoranza alimentare é ai massimi livelli storici specie all’acquisto ?

        • Chefclaude Chefclaude risponde:

          Passare più informazioni vuol dire anche che chi le riceve ha maggiori difficoltà a selezionare: a maggior ragione oggi chiunque, da “fermo”, viene bombardato da informazioni. Per cercare di cavartela, anche i più accorti, devi farti strada attraverso un labirinto mutevole e, prima di tutto, agiti un sospetto dentro di te, che rimane tuttavia l’unico spirito dell’uomo contemporaneo.
          Il nostro giudizio rimane vincolato da dove cerchiamo le infomazioni, il nostro ambito “naturale”, se mai lo sia stato in passato, oggi non può essere ingenuo.
          Neppure la tua domanda retorica, e la mia risposta, ugualmente retorica, lo sono.

          • eggi eggi risponde:

            si. sicuramente retorica pura.
            ma se l’ignoranza può essere anche una conseguenza di accessibilità all’informazione, in questo caso non lo é.
            l’importanza che diamo al cibo segue oggi solo il rapporto prezzo/disponibilità economica.
            la qualità é una componente aggiuntiva non alla portata di tutti e sottomessa anche all’immagine.
            in contraddizione a quello che dice Bruno Stucchi sulle linee di produzione (non conosco l’HTech), ed avendo esperienza in campo alimentare olio, pomodori pelati e pasta, oggi esiste la possibilità (alla portata di tutti) di inscatolare pelati e pasta seguendo le proprie regole in molte line di produzione esterne.
            lascio stare il settore finanziamenti EU dove le aziende percepiscono sovvenzioni quando lavorano, quando vendono (perché lo fanno sottocosto, maledette fatture false) e anche quando non vendono (..maledette fatture false).
            pur avendo la possibilità di produrre e commercializzare un prodotto di qualità, oggi si prefersce ‘fottere il consumatore’, perché al consumatore, pur essendo informato, della qualità non gliene importa.

          • Chefclaude Chefclaude risponde:

            Il consumatore viene metodicamente persuaso da un’idea della qualità: crede che sia personale, quando non lo è affatto, crede che sia condivisa, quando appartiene solo ad una fascia di consumo.
            Se facesse il gioco di far finta di essere ignorante quando acquista, allora avrebbe sicuramente maggiori possibilità di decidere con la propria testa.

  15. 15
    Ivan Ivan commenta:

    Non raccontiamocela, quei prodotti fanno parte della stessa fascia di prezzo ed escono dalla stessa azienza secondo il medesimo ciclo produttivo. Funziona così anche nel mio settore dove imballiamo con confezioni diverse lo stesso prodotto.

  16. 16
    Sandra Sandra commenta:

    arrivo tardi, ma è una vita che ‘leggo’ le etichette dei prodotti marchiati dal supermercato (Auchan/Pam/Carrefour/Crai etc) confrontandoli con quelli ‘di marca’ e come te scopro sempre cose interessanti Max.
    Alla fine lo scontrino è quello che conta, e si esce il più delle volte con un gran bel risparmio..

  17. 17
    Guk Guk commenta:

    L’articolo ben scritto. Si potrebbe fare una lista completa di prodotti del genere? Così il “dissaporaro” può risparmiare qualcosina ogni volta che va dal supermercato.

  18. 18
    Thebigfood Thebigfood commenta:

    Segnalo i wafer Esselunga fatti dalla Galbusera: in questo caso sono uguali uguali agli originali e il differenziale di prezzo è nettamente a favore dei primo anche se non ricordo con precisione i prezzi!

    In ogni caso invito a leggere le etichette sempre e comunque e a dare sempre speranza ai prodotti meno blasonati e pubbliccizzati… Per esempio i frollini Unes sono un gradino sopra le (similissime) Campagnole Mulino Bianco, ne ho fatto anche una recensione sul mio blog: http://thebigfood.wordpress.com/2009/11/17/frollini-unes/

    Saludos

    • Lucia Lucia risponde:

      Galbusera produce anche molti biscotti a marchio Coop, ma con delle piccole variazioni rispetto alla gamma standard Galbusera (per esempio: più miele) e un prezzo decisamente inferiore. La qualità è sempre, a mio parere, molto buona.
      Si diceva anche che Galbusera producesse panettoni per una blasonata pasticceria milanese, ma è difficile trovare conferme!

  19. 19
    Senza Panna Senza Panna commenta:

    Faccio il discorso opposto, gemelli finti: anni fa in un supermercato di Colleferro (RM) ho visto in vendita una bottiglia di Carciof che era molto simile al Cynar. ;)
    Non ho avuto il coraggio (e ho fatto male) di comprarla. Non c’erano nemmeno le digitali per cui resta solo nel mio ricordo.
    :D

  20. 20
    marziano marziano commenta:

    ma dai!!! scusate il cioccolato Icam è ottimo, uno dei migliori per me. ICAM però non ha marchi suoi, ma produce per terzi.
    quando leggo sull’etichetta “prodotto nello stabilimeento di via dei pescatori 43, Lecco”, lo compro.
    lo fanno per marchi di commercio equo e solidale (es. companera) ma non tutti gli equi e solidali sono uguali: quelli prodotti in svizzera da Chocolat Bernrain (marchio fairtrade) a me piace molto meno.

  21. 21

    [...] tortellini carrefour (1, 54 €) = tortellini di Giovanni Rana (2,59€) ( info prese qui) [...]

  22. 22
    Mielizia Mielizia commenta:

    Per Massimo Bernardi

    Gentile Massimo, abbiamo letto il tuo post dell’11 dicembre “Gemelli diversi” e ci interessava spiegare come nascono le differenze di prezzo per quel che riguarda, specificatamente, il miele di acacia biologico Mielizia e il miele di acacia biologico che lo stesso Conapi produce per le private label.
    Anzitutto una premessa: Mielizia è il marchio con cui i 600 apicoltori di tutta Italia riuniti in Conapi (Consorzio Apicoltori Agricoltori Biologici Italiani) commercializzano i propri mieli.
    Entriamo ora nello specifico. A nostro parere le informazioni che potrebbero essere utili alla discussione sono su due piani: il primo è quello della qualità del prodotto, il secondo riguarda i costi vivi legati alla vendita nella distribuzione organizzata.

    La qualità.
    Il medesimo stabilimento di confezionamento non significa medesimo prodotto, medesima qualità, medesima provenienza, come ha già detto qualcuno nei commenti. Nel caso nostro, il miele biologico di acacia Mielizia è, come indicato in etichetta, una selezione di mieli di due regioni (Piemonte e Lombardia), frutto del lavoro di soli 2-3 apicoltori in zone particolarmente vocate (come indicato nella carta d’identità sul retro del vasetto). Si tratta quindi del frutto di una selezione dei nostri mieli migliori, realizzata rispondendo a un regolamento interno ancora più rigido di quello dell’agricoltura biologica, sia per qualità che quantità dei controlli a cui viene sottoposta.
    Mielizia è anche l’unico caso nel settore miele ad avere una rintracciabilità di filiera certificata, per consentire a chi acquista il nostro prodotto di conoscere tutte le fasi della produzione, dall’alveare al vasetto.

    Costi diversi
    Un miele a marchio, come Mielizia in questo caso, ha costi aggiuntivi legati alla distribuzione ben più elevati di un prodotto a marchio della catena (private label), come Conad, Coop, Panorama, ecc… Ad esempio costi per la gestione dello scaffale e costi legati ai contributi richiesti dalle aziende di distribuzione stesse.
    Si tratta di logiche che noi come azienda non siamo in grado di by-passare, come la politica sulle marginalità all’interno della stessa categoria merceologica, per esempio il miele.
    E’ vero anche che le produzioni di private label garantiscono volumi e distribuzioni tali e di conseguenza economie importanti che permettono in media un abbassamento complessivo dei costi di produzione.

    Quanto al fatto che sia la pubblicità a incidere sul costo del vasetto, vogliamo sottolineare che questa azienda, Alce Nero & Mielizia spa, è una società per azioni controllata da agricoltori e apicoltori e come scopo ha la maggiore remunerazione possibile della materia prima conferita. Questo comporta, ad esempio, che le risorse messe in pubblicità siano ridotte, perché i margini di utile vengono destinati a sviluppare e valorizzare proprio il lavoro dei soci apicoltori e agricoltori.

  23. 23

    [...] Prodotti di marca e marchi privati ! Separati alla nascita | Dissapore …ma voi lo sapevate che i marchi privati dei supermercati, i private label, come li chiamano a Milano, sono spesso uguali a quelli più blasonati?… (tags: marchi prezzi risparmio) « links for 2010-02-13 [...]

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  • roberto panizza: Ciao. Ma siamo sicuri che la tenuta alla
  • Mielizia: Per Massimo Bernardi Gentile Massimo, abbiamo letto il tuo
  • Lucia: Icam produce anche cioccolato con il suo marchio.
  • marziano: ma dai!!! scusate il cioccolato Icam è ottimo,