Ho capito che siete contro gli ogm ma sapete almeno perché?
Tema. “Tanto non attacca”. Svolgimento. Viaggio della speranza di uno che annaspa nell’illusione di capire se deve avere paura degli ogm. Uno cui sale la carogna se un giorno il Consiglio di Stato dà ragione all’agricoltore che rivendica il diritto di seminare con il “cibo di Frankestein”, e il giorno dopo il ministro delle politiche agricole sentenzia che gli alimenti geneticamente modificati “sono una schifezza“. Qualcuno lì fuori sa darmi risposte pratiche (per quelle ideologiche ripassare dopo il Negroni delle 19). Mi succede questo. Inizialmente tendo a credere che gli americani non siano più sprovveduti di noi, allora perché lì soia e mais vengono coltivati da anni? Esiste uno studio serio, uno solo, che documenti un danno per la salute? Anzi, in tanti dicono che le biotecnologie sono più sane perché eliminano le tossine dal mais.
Ma dopo mi chiedo: è proprio necessario ricorrere agli ogm? Noi italiani non siamo quelli della forza alimentare basata sul sapore, sulla biodiversità (4.500 prodotti tipici)? Allora meglio puntare su questo tipo ricchezza, diffusa e molto apprezzata, specie da noi gastrofanatici. W la libertà di scelta, vendete pure prodotti ogm però scrivetelo grande sull’etichetta.
Poi mi passa. Dopo penso che il referendum sia l’unica soluzione.
Aiuto.
Immagine: Daily Mail.












Voglio Bressanini qui. E subito.
‘Notiziola’ vecchietta… peccato che non se ne sia molto parlato finora!
Bressanini è il mio punto di riferimento supremo in materia (sfioro la venerazione) e anche io vorrei il suo parere sul referendum…
Io sono fermamente contrario perchè, come qualsiasi votazione in Italia (dalle regionali all’assemblea di condominio), si ridurrebbe ad un giudizio universale pro o contro Berlusconi e il suo governo. Con scarsissima informazione dell’opinione pubblica e barricate ideologiche a destra e sinistra.
Salu’
Giacomo
thebigfood blog
Non conosco personalmente il sig. Bressanini,ma,leggendo sul suo sito,ritengo sia un’autorità in materia. Aspetto anche io un suo intervento.per quanto riguarda il referendum conconcordo con lei.
saluti, Franco Bettini. (anche per capirci veramente qualche cosa).
Contrario al referendum perchè per prima cosa la larghissima maggioranza dei votanti esprimerebbe solo una posizione ideologica senza poterla supportare con considerazioni scientifiche serie. E poi a cosa servono i refrendum se poi si ritorna al nucleare e il inistero dell’agricoltura è ancora li al suo posto?
In Europa i governi intelligentemente hanno cavalcato la protesta no-global anti-ogm perchè dal punto di vista politico l’Italia e l’Europa devono necessariamente giocare sulla biodiversità non avendo le superfici coltivabili degli USA o dell’Argentina.
Questa credo sia la realtà, che poi gli OGM facciano male sono solo fandonie per il popolo bue.
Buongiorno a tutti. Sono uno dei più assidui partecipanti al blog di Bressanini. Ringrazio per l’ospitalità.
(mi sto comportando bene? no, perché ho la fama di maltrattare la gente – magari è anche vero – e quindi non vorrei sembrare maleducato .-) )
In attesa che il Nostro abbia modo di dire la sua, vorrei approfittare in questo momento per chiarirmi le idee.
Nel post si dice: “Noi italiani non siamo quelli della forza alimentare basata sul sapore, sulla biodiversità (4.500 prodotti tipici)”. A parte che non capisco bene cosa c’entri la biodiversità con il prodotto tipico, ma per voi “gastrofanatici” cos’è un “prodotto tipico”? Più nel dettaglio: con cosa dovrebbe essere fatto un prodotto tipico? Il Puzzone di Moena deve essere ottenuto con latte prodotto dalla “Vacca di Moena”, alimentata con l’ “Erba medica di Moena” e via dicendo?
E’ importante capire bene questa cosa. Perché è da qui che bisogna partire se si vuole collocare nel giusto ambito il discorso OGM.
Grazie per l’attenzione.
beh, aldilà di definizioni o regolamentazioni ufficiali (http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotti_agroalimentari_tradizionali_italiani), per me il prodotto tipico deve avere queste caratteristiche:
1) essere un prodotto di qualità superiore
2) essere distinguibile da prodotti analoghi
3) identificarsi con un territorio e dialogare con esso, ovvero il prodotto deve ricevere il territorio le sue peculiari caratteristiche (date dal clima, dalle tecniche di lavorazione, dall’indole e dalla cultura della gente che lo produce, ecc., quello che nel campo vitivinicolo si chiama terroir) e, allo stesso tempo, restituire al territorio un arricchimento della sua storia, cultura e identità, e anche del suo paesaggio.
Se noti il tema dell’origine (storica o meno) del prodotto o dei suoi componenti c’entra assai poco col concetto di tipicità, IMHO: che il pomodoro sia di origine americana non cambia nulla della tipicità napoletana della pizza margherita; il baccalà alla vicentina e lo stoccafisso all’anconetana sono tipici anch’essi, anche se lo stoccafisso viene importato dalla Norvegia.
Per chiarire ulteriormente ri-cito un pezzo rubandolo da un commento di thebigfood (http://www.dissapore.com/primo-piano/da-mcdonalds-arriva-mcitaly-panino-italiano-al-100-a-cominciare-dal-nome/#comment-27631) dal libro di Massimo Montanari ‘Il riposo della polpetta’:
“L’identità sono i valori e i modelli che ci qualificano qui e ora. Le radici sono i luoghi e gli ’spunti ‘da cui la nostra identità ha tratto origine: ma non necessariamente appartengono a noi. Se ricerchiamo le origini storiche degli spaghetti al pomodoro non possiamo non risalire, da un lato, al Medio Oriente arabo, da cui giunse in Italia, durante il Medioevo, l’uso di fabbricare pasta secca di forma allungata; dall’altro all’America, da cui giunse in Europa, in Età Moderna, il pomodoro. Le radici del nostro piatto dunque sono asiatiche e americane. Ma non c’è dubbio che esso rappresenti l’identità italiana, perchè le radici (le origini) non sono l’identità. Paradossalmente, le radici possono essere pensate come l’altro che è in noi”
Grazie dink, mi piace la tua definizione di prodotto tipico. La condivido in toto. Ecco dunque che si può produrre un formaggio tipico (il Parmigiano Reggiano) con il latte di vacche di razza Frisona (origine olandese) nella cui dieta c’è del mais prodotto con sementi ibride americane. Infatti è quello che si fa da cinquant’anni. Gli esempi sarebbero infiniti.
Se la qualità e la tipicità di un prodotto alimentare vengono mantenute e semmai rafforzate, perché impedire all’agricoltore di adottare le tecniche migliori (sì, anche dal punto di vista economico) che di volta in volta può trovare sul mercato?
L’agricoltura, da sempre, è in continua evoluzione, perché da sempre si è cercato di risolvere dei problemi: la produttività, la difesa dai parassiti, la qualità tecnologica ed organolettica del prodotto della terra. Antiche tecniche di coltivazione sono state abbandonate in favore di nuovi schemi produttivi. Vecchie varietà vegetali sono state abbandonate in favore di nuove varietà più produttive, più resistenti, più buone. E’ un processo del tutto “naturale”.
Eppure il prodotto tipico non è scomparso: quando dimostra di essere apprezzato dal mercato ecco che la tipicità trova modo di esprimersi e direi anche sicuramente meglio di quanto sarebbe stato possibile con le vecchie tecniche di coltivazione, con le vecchie varietà.
Ma ecco che improvvisamente arriva uno stop. “Agricoltori, basta guardare avanti!” “Fermi! Non dovete più evolvervi perché le nuove tecniche rovineranno la tipicità dei nostri prodotti!”
Eeeh? Cosa? Perché? In che modo?
Ecco dunque che mentre il resto del mondo continua in questo processo di evoluzione, nel nostro paese si accumulano ritardi, inefficienze, errori madornali. Non riusciamo più a produrre il mais che ci serve: lo importiamo dall’estero (ed è tutto transgenico). Non riusciamo più a coltivare il pomodoro San Marzano perché le virosi lo devastano: già esiste il San Marzano GM resistente ai virus, ma giammai! meglio importare tonnellate di pomodoro dalla Cina.
Risultato. Un intero settore, quello primario, in costante declino. La redditività delle aziende agricole è ormai bassissima, si preferisce non coltivare, si vivacchia di contributi pubblici. No non è tutta colpa del divieto agli OGM. Ma proprio questo divieto è il paradigma di una mentalità che ci sta procurando solo enormi danni.
Bell’intervento!
Io sono valtellinese e so bene che la Bresaola della Valtellina IGP è prodotta con carni argentine e brasiliane…
Eppur non mi scandalizzo, perchè la tipicità di un prodotto non è per forza figlia solo di una materia prima autoctona ma anche di un insieme di competenze -assolutamente non esportabili- che fanno si che questa materia prima diventi un’eccellenza apprezzata da più parti.
D’altronde, di vacche macellate per fare la bresaola, in valtellina ce ne sono forse 3… Quindi o si importa la carne o non si produce più neppure una bresaola.
Questo è quanto.
Buona serata
thebigfood
Già, e il “genio” italiano è quello di prendere innovazioni o prodotti stranieri e “italianizzarli”, quindi non c’è da temere i cattivi ogm USA perchè li faremmo nostri, per i nostri scopi.
Il pomodoro non è italiano, ma identifica la nostra cucina.
E per un esempio più vicino e caro a molti gastrofanatici, la varietà di grano Cappelli, che tanto di moda è ultimamente, non tutti sanno che è una varietà tunisina introdotta da un grande scienziato italiano (genetista agrario), Nazareno Strampelli. Ora non è più tunisina, è italiana
Saluti a tutti. Telegrafico
1) ” Esiste uno studio serio, uno solo, che documenti un danno per la salute?”. NO. Non esiste. Serio non esiste. D’altronde lo hanno anche, alla fine, affermato gli oppositori agli ogm di “liberi da ogm” nel loro rapporto.
2) Il referendum? NON SI PUO’ FARE. Sarebbe come fare un referendum per vietare la coltivazione del cavolfiore per legge. Viola la libertà economica.
Chi parla (Coldiretti, te pareva….) di referendum ignora che
a) i referendum in italia sono solo abrogativi b) non si possono abrogare le sentenze b) non si possono abrogare leggi europee che prevalgono su quelle italiane, come le leggi costituzionali prevalgono su quelle ordinarie.
la sentenza ha detto una cosa molto semplice: non esiste il diritto di dichiararsi OGM free e tutte le colture devono convivere. L’ha chiarito anche la corte costituzionale. Esiste invece un diritto alla salute, e questo è garantito una volta che le istituzioni europee preposte hanno dato il via ad una coltura, ed esiste sicuramente il diritto di un coltivatore bio che ha il campo di mais di fianco ad uno ogm di non veder perdere la certificazione se la soglia di contaminazione supera lo 0,9%, e per questo esistono ormai vari studi che spiegano che bastano poche decine di metri di distanza per mettere al riparo da questo problema. Per altri ogm si deve valutare caso per caso.
3) Zaia non sa quello che dice.
4) è proprio necessario ricorrere agli ogm? Si. La filiera di molti prodotti DOP, come parmigiano, prosciutti vari etc. dipende dalla soia che importiamo, e ormai la maggioranza della soia mondiale è OGM. Una volta eravamo indipendenti per il mais ma ora non è più così e importiamo quello.
5) Perchè gli agricoltori vogliono seminare mais OGM? (pure quelli iscritti a coldiretti. Lasciate perdere le dichiarazioni ufficiali. Quando vado a parlare di ogm agli agricoltori, ogni tanto mi invitano, parlo con quelli “della base”, quelli che coltivano veramente, e vi assicuro che la maggioranza vorrebbe provare, per vedere se gli può convenire o meno)
I maiscoltori vorrebbero seminare questo mais per difendersi dagli attacchi della piralide, che distrugge i raccolti, usando MENO insetticidi, che invece sono costretti ad usare nella coltivazione convenzionale. Il bio? Nel caso del mais praticamente non esiste, per la difficoltà della lotta agli insetti, e come ho detto spesso ha dei livelli di tossine preoccupanti. No grazie.
6) non esiste contrapposizione tra prodotti tipici e ingegneria genetica, che può servire per proteggerli e migliorarli come è stato fatto in passato dai genetisti agrari nell’ultimo secolo.
Riguardo agli ogm di tipo Bt, come il mais in questione: le tossine Bt sono assolutamente innocue per i mammiferi, a causa del pH acido del nostro stomaco, mentre per gli insetti sono letali. Il batterio Bt si usa comunemente in agricoltura biologica. le colture Bt sarebbero le “più biologiche che si può”.
A me interessa produrre ogm per i prodotti italiani. Di dare soldi a Monsanto non frega nulla, anche perchè prima dell’arrivo infausto di Pecoraro Scanio al governo, i nostri genetisti agrari erano all’avanguardia in questo campo, e avevano già prodotto vari ogm tutti italiani per risolvere problemi delle colture italiane (pomodoro, melanzana, mela…)
A chi interessa consiglio questo libro, scaricabile gratuitamente, http://snipurl.com/u89gv che si chiama Biotecnologie per la tutela dei prodotti tipici italiani. Ci sono esempi concreti, come si dovrebbe sempre fare, non sparate astratte come quelle del ministro e C
Tremo ad una risposta non-telegrafica di Bressanini..
Effettivamente hai ragione
Egr. Dottor Bressanini, noi di Decanter, abbiamo invitato in diretta nazionale (con coraggio ed in netta opposizione al sentire del popolo bue di Federico Quaranta) il Prof. Roberto De Fez del CNR di Napoli che pubblica tutta la sua ricerca sul sito salmone.org.
Ci ha risposto violentemente il Prof. Altieri con una ridda di documenti che negano tutto ciò che viene espresso da De Fez.
La cosa più grave non sono i proclami anti o pro, ma bensì il divieto assoluto di destinare fondi alla ricerca vera e profonda. Ad oggi non ci sono prove a torto o a favore, ma in Italia c’e’ il blocco totale relativo alla sperimentazione! La vorremmo invitare in trasmissione al più presto.
Federico Quaranta
Ecco, basta che non mi facciate parlare con Altieri (o personaggi simili), uno che a Report ha avuto il coraggio di dire che la fragola-pesce (noto ogm inesistente) produce glicole etilenico.
Uno dei punti deboli di questi “dibattiti” in TV o alla radio è che si invitano spesso, senza che il giornalista se ne renda conto, personaggi scientificamente impresentabili, giusto per avere uno che la pensa diversamente.
Sarebbe come invitare un creazionista ad un dibattito sull’evoluzione, o uno medico favorevole al fumo (se ne trovano eh…) ad un congresso sui tumori al polmone. Cioè, la fuffa scientifica deve essere tenuta fuori, perché altrimenti si rende un cattivo servizio all’ascoltatore che può formarsi un’idea errata di “scienza spaccata a metà” (non a caso cavallo di battaglia di Zaia), cosa che non è.
La ricerca purtroppo in italia rimarrà bloccata sino a quando arriverà un inquilino, al ministero, che ragiona in maniera differente dagli ultimi 3.
Non abbiamo mai invitato Altieri, è venuto Defez.
Come facciamo ad invitare lei…..
Federico
Beh, mi potete scrivere su facebook o gmail e vediamo di metterci d’accordo
“Sarebbe come invitare un creazionista ad un dibattito sull’evoluzione” …. a volte la realta’ supera la fantasia e gli incubi si avverano
… sono un ricercatore CNR e ne so qualcosa
certi temi sono comunque tabu’ per la ricerca in Italia, e non solo nel campo degli OGM
e finche’ c’e’ gente che porta il cilicio anche nel piu’ grande partito di opposizione la vedo dura
Fortunatamente è andata via…:-)
Nico risponde:
10 febbraio 2010 alle 11:43 (link)
“Sarebbe come invitare un creazionista ad un dibattito sull’evoluzione” …. a volte la realta’ supera la fantasia e gli incubi si avverano
… sono un ricercatore CNR e ne so qualcosa
certi temi sono comunque tabu’ per la ricerca in Italia, e non solo nel campo degli OGM
va be’ dai non esageriamo, sono paleontologa e ho toccato con mano che esistono ancora i creazionisti, direi che ognuna crede quello che vuole, basta che non me la spaccino per scienza…
Altieri, brrr…
prof. di scuola superiore che evidentemente ha troppo tempo libero, ma non abbastanza per documentarsi.
Ogni mese circa ci arriva un suo distillato di sapienza che presenta da 1 a 2 errori concettuali e fattuali per frase. Eppure è l’idolo del popolo di Grillo e dei “biologici”. Povera Italia.
Sul resto concordiamo pienamente con Dario, che pur chimico, difende le biotecnologie meglio dei biotecnologi.
Dario Bressanini commenta:
9 febbraio 2010 alle 15:54 (link)
1) ” Esiste uno studio serio, uno solo, che documenti un danno per la salute?”. NO. Non esiste. Serio non esiste. D’altronde lo hanno anche, alla fine, affermato gli oppositori agli ogm di “liberi da ogm” nel loro rapporto.
Se devo essere sincera pur avendo letto molto, ma non abbastanza si vede, non riesco ad avere un’opinione netta a favore o sfavore.
C’è da dire su questo punto 1) che è vero che non esiste letteratura medica al riguardo che documenti dei danni da OGM; c’è però anche da aggiungere che secondo me, pur essendo gli OGM soprattutto della soia sul mercato da decenni, per avere un quadro realistico non si può fare un’analisi su dati raccolti in meno di 10 anni. Ce ne vorrebbero di più.
Beh, tutto ciò che mangiamo ha una storia genetica di non più di 10.000 anni, ma più spesso ne ha anche meno di 50. Ad esempio, ogni anno vengono messe in commercio circa 1.000 nuove varietà di mais ottenute per incrocio o mutagenesi, eccetera. Qualcuno ci ha mai fatto uno studio epidemiologico sopra prima di metterle in commercio?
Il problema degli OGM e’ la possibile contaminazione delle varietà nonOGM.
Una volta creata una varietà (anche solo a livello di ricerca) OGM questa se non sterile può contaminare le altre varietà normalmente presenti in natura.
Le implicazioni (su biodiversità e salute umana) di questo fatto nel breve periodo possono essere trascurabili, nel lungo periodo chissà…
http://archiviostorico.corriere.it/2003/luglio/05/Contaminazione_Ogm_impossibile_fermarla__co_0_030705064.shtml
“contaminazione”?
Una domanda: quali sarebbero le specie che ad esempio il mais potrebbe contaminare in Europa o in Nordamerica? E la soia?
W Bressaninini!
Concordo pienamente: non si capisce perchè sono meglio gli insetticidi di un miglioramento genetico.
L’unico dubbio che l’ingegneria genetica venga usata per la coltivazione ultraintensiva come si fa negli usa, che veramente distrugge la biodiversità.
Noi in italia possiamo fare la differenza con i nostri prodotti veri e non mettendoci a fare finti panini in quantità industriale
Da Allevatore Bio ,
sinceramente non si avverte la necessita’ dell’ OGM in agricoltura , cosa ci faccio se mi pagano 30 cent il latte e 14 euro il grano ? Faccio un bel contratto con Monsanto che mi da il seme , e poi a chi vendo il prodotto mi prende per il collo ?
cosa cambia ? c’e’ scritto sopra ogm e allora ? e’ la solita vecchia storia ….
il problema agricolo non e’ tecnico e’ di mercato, di filiera , cominciamo a trovare il modo di valorizzare di piu le ns produzioni tipiche e non senza ogm magari evitando la monocoltura per decenni sullo stesso terreno e forse troveremo un po’ di piralide e diabrotica in meno
esiste un serio problema di convivenza con culture bio che possono essere inquinate dalla vicinanza con gravi problemi per il produttore bio , quindi la liberta’ di semina ogm contrasta con la liberta’ di coltivare bio , e non e’ poco .
La ricerca ogm , imo , deve essere cmq portata avanti ma da consumatore voglio scritto grosso come una casa sul prodotto alimentare che acquisto se e’ OGM o meno , come una casa , si si ….
biolà, questa storia della rotazione però la dicono solo quelli che non coltivano mais. E’ come se a te dicessero: “biolà, per un anno non mungere le tue vacche e trovati altro da vendere”
Riguardo alla impollinazione, ci sono colture dove questo è praticamente impossibile perchè autofecondanti. In altri casi, come il riso, bastano pochi metri. Altri invece, come la colza, sono più problematici. Insomma, i dati ci sono, e non si può generalizzare per giustificare un blocco totale.
Non capisco come, nonostante milioni di agricoltori li usino soddisfatti, si possa continuare a dire che “non convengono”
)
I vantaggi biolà, NON sono necessariamente monetari (pochi centesimi), ma sono invece utili per la protezione dagli insetti, il minore impatto sanitario e ambientale visto che si usano meno insetticidi, una più agevole gestione, più tempo libero perchè non si debbono fare decine di trattamenti (insomma, c’è anche più tempo per trombare
E la ricerca vera si fa in CAMPO APERTO, altrimenti non ha senso
Dario,

la rotazione serve , te lo dice uno che coltivava mais fino a 5 anni fa e che la applica ogni anno su 250 ha , la piralide e la diabrotica sono figlie di decenni di monosuccessione , come il misurino per la medica o la metimnia per il sudan sorgo potrebbero esserlo se non si applicassero le rotazioni .. provare per credere
Come sai da bio non uso ne’ pesticidi ne tantomeno ogm , e l’idea che il vicino mi impollini con il suo ogm non mi piace per niente , anche perche’ potrebbe venire il solito e solerte controllore ( NAS ICQ ) che rilevando la presenza di ogm nei miei prodotti mi potrebbe contestare il fatto con multe salatissime o peggio frode in commercio perche’ i miei prodotti bio non sarebbero piu’ bio ….
Che possa essere la salvezza della agricoltura italiana e’ uno slogan assolutamente privo di fondamento , l’agricoltura italiana NON ha assolutamente bisogno di ogm , se qualcuno la vuol fare che la faccia , basta che non mi impollinate !
Biola, siamo pratici: se tu hai una azienda zootecnica e usi il tuo mais per nutrire i tuoi animali (come sai nella pianura padana ci sono vari che lo fanno), se un anno non puoi mettere in coltura il mais, siccome gli animali mangiano lo stesso, lo devi comperare, no?
Quindi non spacciamo la rotazione come la panacea per tutti i mali: certo, se non coltivi non hai il problema, bella scoperta.
E infatti sai bene anche tu che il mais biologico a livello commerciale praticamente non esiste (così come varie altre colture troppo difficili per il bio)
Il riso darebbe pochissimi problemi di impollinazione, e infatti l’associazione produttori di riso italiani si sono schierati a favore degli ogm (come sai in Asia stanno per sbarcare i primi risi ogm)
Gli ogm NON sono la soluzione dell’agricoltura italiana, ma possono essere utili in vari casi. Non ti devo ricordare io che la bilancia agricola italiana è in passivo: importiamo grano duro, grano tenero, carne, mais, soia e così via. Ci si fa belli con il lardo di colonnata e le lenticchie di castelluccio (ottimi, per carità), ma non sono con quelli che si può fare il grosso della produzione, ovviamente.
Impedire agli agricoltori, per motivi ideologici, di poter sfruttare le ultime innovazioni tecnologiche in campo agricolo (come si è SEMPRE fatto) è a mio parere demenziale.
ciao Dario
P.S. sai che a quanto pare il sottosegretario ha vietato l’uso dell’azoto liquido? Per cui il tuo progetto di fare gelato “crudo” all’azoto liquido lo devi accantonare, purtroppo
Ehi ma che state in trasferta ? , uno cerca un blog tranquillo per esprimere qualche opinione che ecco compare il vate dell’ OGM con il suo fido body guard !
Neanche dai gastrofanatici si puo’ stare in pace !
Ci sono alternative al mais come risorsa d’amido per la zootecnia , sorgo estivo o cereali autunnali ma qua siamo OT , piantatelo pure ’sto OGM ma non vorrete mica CONDOMizzare il vicino bio che non lo pianta ? o no ?
Il gelato all’azoto l’ho fatto a casa , e’ strepitoso , e’ un velluto , produrlo e’ un altro paio di maniche , cmq , chi di Martini ferisce di Martini perisce
, e poi lo ha vietato , credo , nella ristorazione non nella vendita diretta di prodotti agricoli ….
Hei, ciccio
Guarda che io sono “inquilino” di questo blog sin dalla sua precedente incarnazione kelabluesca
Dài, Biola, non cominciare con la solita raffica di luoghi comuni. A parte che la “monocoltura per decenni” non l’ha mai fatta nessuno, sai perfettamente che nella realta italiana dove i poderi sono estremamente frammentati, la rotazione per contrastare gli insetti lascia il tempo che trova. Metti che tu fai una rotazione mais-soia-frumento. Il tuo vicino fa la stessa cosa ma sfalsato di un anno rispetto a te: quando tu metti soia, lui mette mais, e così via. Ecco che la piralide che avevi tu si sposta nel suo, l’anno dopo si sposterà da un altro vicino ed il terzo anno te la ritroverai a casa tua.
Sì, le cose non sono così semplici. Non esistono rimedi taumaturgici. Gli stessi OGM, se impiegati male possono perdere in breve tempo la loro efficacia.
Tutto questo mi l’occasione per dire che e ora di rivalutare l’agricoltura per quello che è: una meravigliosa tecnologia. Eh, lo so, questa parola scandalizzerà molti. Ma è così: è l’applicazione pratica di conoscenze scientifiche che si sempre più raffinate nel tempo. E non per questo il mestiere di coltivare la terra perde il suo fascino. Semmai aggiunge motivi di interesse.
Per evitare che tu perda la tua certificazione esiste la soglia dello 0,9% che si può rispettare con soli 25 metri di distanza. Se poi fai girasole o altro, allora di che ti preoccupi, mica il mais feconda il girasole
Una curiosità. Il seme di mais che semini in azienda te lo fai tu o lo acquisti di anno in anno?
Fermo restando che Dario Bressanini ha gia’ spiegato tutto meglio di chiunque altro, dico solo questo: perche’ OGM deve per forza essere in contrapposizione a “biologico” o a “prodotto tipico”?
Prendiamo la coltivazione della vite. Cito a memoria uno studio francese: la vite in europa occupa circa il 4% della SAU (superfice agraria utilizzabile) ed e’ responsabile per il 20% di uso di prodotti chimici in agricoltura. Varieta’ di vite Ogm resistenti a Peronospora ed Oidio, del tutto uguali ai “cloni” oggi coltivati (che so, Sangiovese R24, Fedit, ecc. ecc.) ma con in piu’ la resistenza a queste due malattie, e che quindi potrebbero permettere la coltivazione biologica della vite anche in zone dove oggi non e’ praticabile, o permettere di ridurre l’uso di rame e di zolfo, che benche’ ammessi dal biologico sono pur sempre dei prodotti chimici, non sarebbe auspicabile? E se questo si traducesse in uso della chimica minore a livello europea, con milioni di tonnellate in meno di prodotti dispersi nell’ambiente, chi se ne dovrebbe lamentare?
La ricerca in questo settore in Italia si fa, e siamo anche messi bene con punte di assoluta eccellenza (vedi IGA Udine http://www.appliedgenomics.org/) nelle universita’ e nei centri di ricerca pubblici. Al momento il piu’ grosso ostacolo non e’ tecnico ma e’ di accettazione da parte del pubblico, causa una sciagurata campagna di disinformazione a livello mondiale, dove in Italia si distinguono politici di vari schieramenti (ma sono quelli piu’ “scusabili” perche’ condannati alla ricerca del consenso), Coldiretti, e, purtroppo Slow Food, oltra a decine di sigle appartenenti al mondo dell’ecolgismo di maniera.
Aprire gli occhi, ragionare con fatti, questo andrebbe fatto e purtroppo non si. Uno dei pochi e’ Dario Bressanini, da stimare per la perseveranza di dover ogni volta ripetere i fatti e smascherare la disinformazione, un lavoro improbo…, ma qualcuno deve farlo
mentre leggevo il sito IGA, ho trovato il riferimento di cui sopra, ancora peggio: …l’Unione Europea, a fronte di una superficie investita a vite pari ad appena il 3 % della superficie agricola totale, impiega per la vite ben il 65% di tutti i fungicidi impiegati in agricoltura, la bellezza di 68.000 tonnellate l’anno” (http://www.appliedgenomics.org/news/pressroom/article/2009/mar/06/dal-genoma-della-vite-ai-nuovi-vini/)
Tra l’altro, Gianpaolo, le viti sperimentali resistenti a Oidio e Peronospora hanno geni provenienti da altre viti, niente “scorpioni”, “merluzzi” o altri animali. E’ come il risultato di un incrocio ma scambiando solo il gene che ti interessa (cosa che non puoi fare con un incrocio normale, ovviamente)
Dubito che si potrà mai usare in Europa, e la “colpa” è anche interna al mondo del vino. Nel momento in cui si smette di produrre uva e di vendere una bevanda e si inizia a vendere “immagine” e “vision” ecco che la psicologia del consumatore, rintuzzata dal marketing, prende il sopravvento.
… certo che il rame è proprio tossico
La “storia” che si racconta, nel vino conta molto. Ma perche’ non puo’ essere bella da raccontare una storia che mescola tradizione e innovazione, biotecnologie e sostenibilita’ ambientale?
).
Certo, e’ piu’ facile raccontare la storia della rava e la fava, ma fino a quando? Boh, intanto mi fa piacere vedere e constatare che sulla genetica della vite l’Italia e’ in pole position mondiale, con la ricerca pubblica, la Monsanto qui non c’entra (tanto perche’ e’ impossibile parlare di OGM senza citare la Monsanto, novello spauracchio. Ai miei figli quando non vogliono mangiare gli dico che altrimenti gli do’ gli OGM della Monsanto
Quello della sostenibilità ambientale è un aspetto particolarmente interessante del tema OGM.
Già Dario ha fatto cenno ai vantaggi del mais Bt che consente drastiche riduzioni (se non il totale annullamento) nell’uso di insetticidi. Poi gianpaolo, nel suo ottimo intervento, ha fatto cenno alle straordinarie prospettive nella tutela dell’ambiente che si potrebbero raggiungere se si adottassero viti resistenti a peronospora ed oidio.
Ma accanto a questi notevoli aspetti è giusto fare cenno anche alle interessanti possibilità offerte dalle nuove tecnologie in campo agricolo sul piano del risparmio delle risorse ambientali in senso lato.
Mi riferisco in particolare alle tecniche di non-lavorazione. Per le classiche colture di pieno campo da molti anni, ormai, sono stati messi a punto schemi operativi in cui l’aratura non è più necessaria. Per la preparazione del letto di semina si procede a lavorazioni minime molto superficiali o addirittura si rinuncia anche a quelle. I vantaggi che si possono ottenere sono molteplici:
drastica riduzione dell’energia necessaria per completare il ciclo produttivo;
migliore ritenzione idrica dei terreni (le colture resistono meglio ai periodi di siccità e quindi sono necessari minori interventi irrigui);
quasi totale annullamento dell’erosione;
rallentamento della mineralizzazione della sostanza organica (il terreno tende quindi a “fissare” più carbonio);
miglioramento delle caratteristiche ecologiche dell’ambiente agricolo (la fauna terricola ha modo di svilupparsi, anche gli animali di superficie e gli uccelli trovano un ambiente più favorevole).
Una tecnica colturale di questo genere, però, presenta alcuni pesanti svantaggi. Il mancato interramento dei residui colturali, ad esempio, favorisce la proliferazione delle crittogame e degli insetti dannosi (la piralide è un classico classico). Anche gli interventi per il controllo delle malerbe diventano più difficili.
La rotazione è uno strumento fondamentale per attenuare questi svantaggi, ma non basta. Ecco, dunque, che in questo quadro le piante GM possono rappresentare la svolta.
Ora. Quando si parla di impatto ambientale di una tecnica agricola bisogna considerare due aspetti: la quantità di risorse impiegate per produrre una unità di prodotto finale e l’ampiezza della superficie agricola necessaria per soddisfare il mercato.
In funzione di questo, il luogo comune per cui l’agricoltura biologica avrebbe un basso impatto ambientale viene chiaramente sfatato. Nel biologico non si usano fertilizzanti chimici, erbicidi, anticrittogamici ed insetticidi di sintesi, ma si fanno lavorazioni meccaniche, spesso in misura superiore rispetto all’agricoltura tradizionale. La produttività, inoltre, è bassa. Non è detto quindi che per unità di prodotto ci siano dei sostanziali guadagni in termini di risparmio di risorse impiegate. Quel che è certo, però, è che se si dovesse soddisfare il mercato solo col biologico sarebbero necessarie terre arabili in misura enormemente superiore a quelle oggi utilizzate.
Per contro, l’evoluzione delle tecniche colturali dell’agricoltura moderna (non-lavorazione, piante GM), consente di mantenere alta la produttività, ma con una significativa riduzione delle risorse necessarie, con un netto guadagno in termini di sosteniblità ambientale.
Credo che chi è attento alle questioni ambientali dovrebbe riflettere su questi aspetti e cominciare ad elaborare un’attenta analisi costi-benefici. Ne va del futuro dell’umanità su questo pianeta…
(conclusione un po’ catastrofista, ma va bene lo stesso
)
Non entro in tecnicismi di cui non so nulla, volevo pero’ aggiungere un elemento sul discorso della sostenibilità ambientale. Trovo incredibile che qualcuno preferisca prendersi arance spagnole biologiche piuttosto che arance italiane non-biologiche pensando cosi’ di fare il bene del pianeta… è assurdo pensare i chilometri in camion o in aereoplano che si fanno certi prodotti!
Poi mi risponderete che il discorso sui km0 è vecchio e blablabla…
A me pare che alcuni vedano la pagliuzza (OGM) senza vedere la trave di molti altri problemi…
Salutis
Giacomo
Anche io di tecnicismi non sò nulla ma il tuo ragionamento non fà una piega.
Saluti,Franco.
molti di voi avranno gia’ letto questo libro:
http://www.ibs.it/code/9788806193591/pascale-antonio/scienza-sentimento.html
lo consiglierei a tutti
ce l’ho sul comodino da un po’, ho letto solo qualche pagina e lo consiglio anche io
Vabbe’, mi faccio spudoratamente autopubblicita’
http://www.ibs.it/code/9788808062413/bressanini-dario/ogm-tra-leggende.html
mo mi tocca comprare pure questo!!!
Infatti, daniela, non farlo. L’Ulysses del vecchio Joyce è una breve novella, a confronto. Io ci ho provato. Ma dopo le prime quattrocento pagine ho deciso di smettere…
piccolo OT: scusa, daniela, ma “con la panna” come saresti? la questione è a dir poco intrigante, no?
Prendilo prendilo e non ascoltare bacillus che fa terrorismo psicologico. E’ un agile libercolo che si legge facilmente. Se sai già cos’è il DNA il consiglio semmai è di saltare la prima parte tecnica per tuffarti nel resto più succoso. Poi al termine torna pure anche su quella che comunque ha qualche chicca carina.
Lo sto leggendo proprio ora
forse cambiare la definizione potrebbe già facilitare la percezione del problema da parte del grande pubblico. Le parole “organismo geneticamente modificato” in effetti intimoriscono chiunque non ha tempo, voglia o strumenti per approfondire un minimo la questione. Richiamano reazioni biologiche delle quali ne è pieno l’immaginario comune. Dalle uova fatali di bulgakov ad uno qualunque dei terminator.
Il problema semantico-lessicale, purtroppo, sembra applicarsi a qualunque elemento tecnologico che vada oltre il tech-talk da cliente di Mediaworld e non solo agli OGM.
Ognuno è libero di mangiare ciò che vuole, ma c’è un punto ben preciso su cui gli ogm non lasciano invece libertà di scelta agli altri: la contaminazione.
Il problema degli organismi geneticamente modificati è l’incontrollabilità dei loro effetti a catena sulle culture e di conseguenza poi sulla biodiversità e sui cibi che mangiamo. Questo dovrebbe essere tenuto in considerazione prima di sperimentare sui campi e distruggere il lavoro di migliaia di persone.
C’è stata recentemente una sentenza negli Stati Uniti in materia ( http://www.foodie.it/alimentazione/2009/12/cutpaste-gli-ogm-e-la-loro-incontrollabilita/).
ehm, su questo andrebbe ricordato che innanzitutto l’LLRice oggetto della sentenza non ha nulla di tossico (lo dice l’EFSA).
In secondo luogo che oggi di LLRice nelle partite non v’è traccia così come dello Starlink (la contaminazione irreversibile dov’è?)
In terzo luogo, la soglia di tolleranza dello 0,9% esiste proprio per evitare che una presenza accidentale rovini il lavoro di migliaia di persone.
Quindi a quanto pare il melodramma non serve.
PS. Greenpeace è l’ultima persona che userei come fonte di informazioni, soprattutto su questo tema. Nel prossimo post ti aggiungo qualche link a riguardo.
[...] 2 – Per essere contro gli ogiemme, prima bisognerebbe sapere cosa sono, e dopo, diciamo, bisognerebbe almeno sapere perché. 3 – Questa settimana siamo riusciti a fare quella famosa playlist di canzoni sul cibo. 4 [...]
Avevo anch’io lo stesso dubbio (del perché essere contro gli OGM).
Ho iniziato a leggere un po’ di libri pro e contro, e non sono più così sicuro di esserlo, anche se alcune perplessità rimangono.
Bisognerebbe sempre avere un approccio “laico” e scientifico su questi temi, ma si sa… è più facile lo scoop (guardate il pessimo articolo dell’Espresso di questa settimana sugli OGM, appunto).
Puoi dirlo forte. Se ti interessa approfondire qualche tema specifico vieni pure a trovarci… e se non trovi chiedi.
ho capito che siete contro gli ogm, ma sapete almeno perché?