
Francesca: salve, io sarei disponibile pe
Michael: Anche io da Firenze, interessa
Mickey: In questo blog scopro che gli
Aurora: Ragazzi sono di Roma, sono int
Eternino Fortunato: esprimo solifarietà piena,non

La premessa è che conosco un solo modo di chiamare le cose: per nome. E Eataly, “il più grande mercato enogastronomico del mondo”, è il posto oltre il quale non c’è nessun meglio. Bene, ora posso parlarvi di una cosa che facciamo tutti in questo periodo, i buoni propositi. Dai, quelli che bene che vada durano fino al 20 di Gennaio. Bè, ‘stavolta mi sono venuti così a noia che li ho presi in prestito. Da Eataly. E vorrei discuterli con voi per capire se li vivete come i buoni consigli di un fratello maggiore o se invece qualcuno non vi sembra un po’ barboso e invadente.
1 – Rispetterò una dieta sana e equilibrata. Okay, un classico dei buoni propositi a elevato tasso di fallimento. Però ecco, una dieta suggerita da un negozio che vende leccornie epocali non mi sembra tanto normale. Possibile che l’etica salutista si spinga fino all’autolesionismo?
4 – Comprerò più cibi locali del territorio a chilometri zero. Ancora? Non che io sia contro l’idea di mangiare cibo locale. Ma a occhio ci stiamo compiacendo un po’ troppo delle rinnovate abitudini alimentari. A me pare che tutte queste storie sulle origini e l’infanzia felice dei nostri broccoli siano solo il sintomo di un’altra relazione complicata con il cibo. Nel 2010 non si potrebbe passare alla prossima moda?
5 – Non chiederò più la borsa di plastica alle casse (anche se biodegradabile) ma porterò da casa la mia borsa di cotone. Uh! E io che con la borsa biodegradabile mi credevo di essere à la page perfino tra gli ambientalisti. Qualcuno mi spiega perché a Eataly nemmeno quella basta più. Mica ho una voglia proprio esagerata di andare in giro con la borsa di cotone.
8 – Curerò il mio corpo con soli prodotti naturali. Sono io? Stai dicendo a me? Guarda Eataly che parli con un gastrofanatico vecchia maniera. Non di quelli, e sono parecchi, che si ricordano di avere un corpo solo quando il medico sentenzia che la pressione è al limite, e in fondo è meglio così perché solo a guardarselo il corpo, proverebbero ribrezzo. Ma l’unica crema che spalmo è il dopobarba e la cosa più distante dalla mia corteccia cerebrale è il pensiero di controllare se sia fatto con prodotti naturali. Il genere sensibile ma maschio, per capirci.
10 – Sceglierò i cibi per la loro bontà e genuinità e non per la loro confezione. Ai copy di Eataly, insomma alle persone che si inventano questi deliziosi buoni propositi pensando di essere molto avanti, andrebbe ricordato che solo in Italia alcune decine di migliaia di persone col packaging ci campa. Magari basterebbe augurarsi delle confezioni più ecologiche. Poi scusate, cosa vi ha fatto l’irresistibile confezione del “Miracolo di San Gennaro”, il pomodoro meglio imbarattolato del pianeta?
Chi si adopera moltissimo per assecondare gusti e linguaggio di quello che immagina sia il suo pubblico, anche se con risultati altalenanti, va comunque ammirato. E’ vero che Slow Food (l’ispiratore di Eataly) non mi toglie la parola se compro un cibo esotico, e che nessuno mi minaccia con la pistola se non mangio locale, certo, tutti hanno diritto di esprimersi. Ma da quando abbiamo deciso che il compito di dirci cosa possiamo e non possiamo fare spetta a un supermercato? Anche se sei il supermercato del futuro e nessuno te lo nega.
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Mah. A leggerlo e rileggerlo, questa specie di Editto sulla Purezza lo percepisco irritante, e non perché in parte faccia rivivere il Grillo Saggio che è vicino a tutti noi, anche Grandi Peckatori. Piuttosto, lo trovo invadente e inopportuno sugli aspetti triti e ritriti che ripropone e che, alla fine, dimostra di non saper affermare induttivamente tali valori e concetti al suo interno, ad esempio tramite marketing operativo (posizionale) della merce, selezione degli acquisti in modo che alcune cose “incriminate” nell’Editto non siano proprio disponibili, tipo vino in brick a 49 centesimi al litro (con sconto Prendi 3 Paghi 2).
Forse il darsi più da fare ad essere da esempio renderebbe inutile Edittare il popolo bue ma, evidentemente, pecunia non olet e Oscar sine pecunia imago mortis….
Pensi che verrò imprigionato se ai terzi tempi del rugby continuerò
a mangiare panini con salciccia e bere birra (anche se non sono prodotti a Km. zero)?
Che palle! Sempre qualcuno che detta regole e principi.
Non basta il BUON SENSO?
Condivido il tuo articolo completamente per contenuti e tono. Molto bello. Due postille personali. Al punto 4: mio padre al ristorante mangia sempre pesce et similia (abitiamo a Milano) alle mie “rimostranze” replica: io al mare non ci vado mai se non mangio pesce al Ristorante quando c…o lo mangio? Il km zero è una bella idea, se puoi permetteri di viaggiare (e se non ti piacciono banane ed ananas).
Al punto 8: se è inteso come prevenzione attraverso una sana alimentazione, ok. Altrimenti è una “puttanata” perchè uno si cura con quello che funziona. Cosa è un prodotto “naturale” già sulla definizione ci sarebbe da discutere e poi cosa fai? Al posto della chemio il bicarbonato? Al posto dell’aspirina l’agopuntura? Al posto della tac il cartomante ?
Sembra un “consiglio” di quelle pubblicità televisive d’automobili (“scegli l’incerto o il certo”, “la libertà o il posto fisso,” ecc ecc) piene di frasi fatte che, sembrano fighe ma, non vogliono dire una mazza.
Io quest’anno ho deciso di essere meno pulp
Il punto 8 è una cagata pazzesca
mah, non ricordate un povero poeta costretto (come Rocco Smitherson di guzzantiana memoria;-)) a dire “l’ottimismo è il sale della vita” per vendere elettronica a rate?
Ciao A
Già, l’elettronica a rate.. il capo era proprio il Farinetti, eh ! hai visto mai che rispolvera il vecchio (90 fra due mesi) e ce lo mette come testimonial di Eataly ?
appunto e questo mi sembra esattamente sulla stessa linea…se fa de tutto pe venne
Marketing aggressivo…
Ciao A
Io quest’anno son esausta rispetto a qualisivoglia forma di dieta e regola.
L’unico proposito che mi son data è di bandire (per quanto possibile) l’industrializzazione del cibo dalla mia tavola (addio Pan di stelle…addio Loacker…addio Buondì…vi ho tanto amati..)e comprarmi un tavolo di marmo per impastare!!
Poi mi accomoderò sulla riva del fiume con in mano il mio biscotto al cioccolato fatto da me sul mio ripiano in rosso Veronese e cronometerò la tempistica di fallimento dei buoni propositi dei maniaci dei buoni propositi…
prometto di impegnarmi ma solo sul punto 5 … mi pare gia’ qualcosa
la 2 la 4 e la 8 sono puttanate
Quoto! Puttanate colossali
Scusi Dario, ci direbbe anche perché?
per dirne una, perché sono impossibili. si tratta di ammiccamenti superficiali a valori approssimativi.
sulla 2 e sulla 8 immagino ci sarà da discutere.
ma la 4 “comprerò più cibi locali del terrirorio a chilometri zero” non so come si possa definire una puttanata.
non si sta predicando il km zero “assoluto”, è solo un consiglio per comprare PIU’ cibi locali e non un invito a comprare SOLO cibi locali. c’è una bella differenza, e sinceramente non credo proprio che sia una puttanata. significa avere la possibilità di mangiare alimenti più freschi e risparmiare una parte delle spese di trasporto e relativo inquinamento.
e questo non vuol dire fare gli integralisti e mangiare solo km zero, che potrebbe essere si una puttanata. vuol dire che se voglio mangiare qualcosa che arriva da chissà dove posso farlo senza problema, ma se inserirò nella mia dieta del cibo locale in percentuale più elevata del solito probabilmente sarà meglio per tutti.
Io che abito a Milano, cosa mangio a km zero? A parte le pantegane del Naviglio farcite con le catagne matte e i barboncini di via Montenapoleone in gelatina di piccione…
ma infatti, è solo un consiglio. se ci sono dei cibi locali che ti piacciono ti consigliano di inserirli con più frequenza nella tua dieta. puoi mangiare meglio e spendere molto meno.
prova a mangiare in una città di mare un’orata a pranzo, appena pescata, oppure prova a mangiare a milano un’orata che arriva dalla turchia. poi ognuno sceglie ciò che vuole….
Pensavo di farmi una cassola a Istanbul…
Una domanda: io ho da poco comprato il sale nero delle hawaii a Eataly e quello rosa Dell’Hymalaya
Non è un tantinello ipocrita da parte loro celebrare il km zero?
ipocrita non credo, semai il contrario.
se vendono un prodotto di cui sconsigliano l’uso praticamente si tirano la zappa sui piedi da soli.
comunque non credo che eatitaly sia per il km0 in senso assoluto, ripeto secondo me è solo un consiglio a inserire più cibi locali nella propria dieta, che sarà composta ovviamente anche da cibi di provenienza lontana, che tra l’altro appunto vendono anche loro. si tratta solo di percentuali e di frequenza di utilizzo. in questo senso io sono perfettamente d’accordo con loro.
invece per quanto riguarda il km zero in senso assoluto, ossia consumare SOLO cibi a km zero, concordo con voi che sarebbe una puttanata.
ciao dario!
concordo e aggiungo che eataly, prima di darsi a questa “bella facciata” dovrebbe cominciare a pensare che NON tutti possono permettersi il lusso di fare quotidianamente la spesa da loro….. perchè diciamoci la verità, quanti possono???? meno, molto meno di quelli che stiamo pensando, quindi, se prima di parlare di “curarsi” offrissero la possibilirà di farlo, non sarebbe una cativa idea.
Eataly è come la sanità italiana, tuttto bene o quasi per i “solventi” privati, per chi invece arranca con il ssn beh….. un pò meno!
Non ne sono affatto certo. Ovvio che vi sia una fetta di indigenza non indifferente. Ancor più ovvio che la gente che potrebbe permettersi di mangiar decentemente e che invece, al contrario, preferisce investire in abbonamenti a Sky, biglietti allo stadio e automobili quando basterebbe e avanzerebbe l’abbonamento al metrò, è enormemente di più di quanto ci immaginiamo.
E’ zeppo di famiglie che non-arrivano-alla-fine-del-mese, e che sono “costrette” a risparmiare pure 50€ al mese di spesa ma che per nessun motivo al mondo risparmierebbero 50€ al mese di telefonino.
si, certamente, c’è chi può permettersi di cibarsi meglio e invece mangia al mac donald e spende tutto in tecnologia, ma ci sono anche famiglie che conoscono il valore del cibo e che assolutamente non possono permettersi una quotidiana visita da eataly, e non parlo di indigenti, ma di famiglie normali, quelle che da almeno un anno a questa parte alla fine del mese è già buona se ci arrivano senza accumulare altri debiti.
MA che vi sia una parte di nuclei familiari che è costretta a indebitarsi per sussistere è vero. Ma quello che dicevo io è che secondo alcuni “sussistere” consiste INDUBBIAMENTE nel far sì che il figlio possegga l’ultima generazione di smartphone e INDUBBIAMENTE nell’andare allo stadio la domenica e magari non nel mangiar sano.
Ciascuno c’ha la sua sussistenza, ma non diciamo che Eataly è caro. Allora l’elettrauto? Il gommista? Sono cari e manco pagano le tasse, eppure quanti in Italia rinunziano all’auto? Quest’anno il nostro paese è l’unico in Europa in cui le vendite di autovetture non sono diminuite. L’unico.
fosse solo lo smartphone, poi bisogna avere la playstation l’xbox la tv lcd 40 pollici sky la maglia d&g la scarpetta firmata jeans nuovi ogni anno la macchina ogni 4 ecc..ecc…
nella nostra società i bisogni primari (cibarsi) stanno diventando secondari rispetto al superfluo che viene venduto per primario. il ruolo della pubblicità alla fine è questo.
apparire benestanti è molto più importante che esserlo. per molti è meglio apparire che godere.
quoto il direttore. Tra l’altro se ci si ferma a riflettere scopriamo che le gomme da masticare costano più di 100 euro al Kg, le sigarette costano al Kg quasi quanto il tartufo nero, le patatine fritte in busta comprate al Kg sono da infarto… e di esempi ce ne sono decine
non voglio fare i conti in tasca a nessuno
ma c’e’ tanta gente che risparmia sul cibo, mangiando schifezze che fanno male alla salute e ogni anno (se non ogni sei mesi) si compra un telefonino nuovo
e magari spende 100 euro al mese di troppo per rate di un’automobile che non gli serve (nel senso che non gli serve quel modello, potrebbe averne una piu’ economica)
idioti
IMHO, eh
Non credo che si faccia quotidianamente la spesa da loro perché la maggioranza dei generi che vendono sono cose tipo salumi o formaggi, ossia non di primissima necessità.
Parlo ovviamente per quello di Milano, che non ha le verdure. Quello di Torino, mea culpa, ancora non l’ho visto anche se vorrei fortissimamente andarci appena possibile.
infatti eataly a milano è tutta scena e poca pratica, qualla di torino, a questo punto mi fa pensare si aver adottato il direttore, eataly si discute eccome!
hai ragione c’è chi butta i soldi dalla finestra, ma mi viene il dubbio che chi scrive qui, o abita fronte eataly torino, o fa parte dei privilegiati, o non sa cosa sia stato il 2009 per la maggioranza dei lavoratori italiani, qualli che anno perso il 33/40% dello stipendio netto che entra in casa e che certo eataly se lo sognano. nonostante vogliano mangiare bene. nonostante la buona cultura alimentare. nonostante gli extra tecnologici non entrino in casa.
caro direttore, mica siamo tutti dei privilegiati! no, non tutti, e neppure tutti degli idioti che acquistano il plasma prima della spesa settimanale.
aprire gli occhi su tutte, TUTTE, le realtà, prima di dire che eataly “è alla portata di tutti”.
non lo è.
punto.
magari lo sarà quando i punti vendita in italia saranno talmente tanti da poter contenere i prezzi.
detto ciò, io non ho nulla contro eataly, buon pane fresco, ottimo latte crudo, bella frutta e verdura (a torino), carne eccezionale…. ma l’operaio medio italiano (e l’impiegato) la spesa la fanno altrove.
Credo di essere uno dei pochi che NON rispetterà praticamente nessuno di questi buoni propositi..
punto 2: “leggerò tutte le etichette per mangiare solo cibi senza conservanti, coloranti e additivi chimici.”
mi pare che questo punto sia fondamentale e, riallacciandoci al commentatissimo post di zipprick, ci dovrebbero essere alcune persone qui completamente in disaccordo, ossia tutti quelli che sostengono la non-tossicità di tutti gli additivi autorizzati dall’efsa.
quindi saranno tutti ignoranti anche quelli di eatitaly? oppure bisogna ammettere che conservanti e additivi, se pur autorizzati, siano in qualche modo dannosi, tanto da sconsigliarne categoricamente qualsiasi loro assounzione come fa in questo caso eatitaly?
a voi l’ardua sentenza.
Perché c’è così tanta gente in giro che dopo due anni ancora continua a chiamarlo “Eatitaly” ???
ops….sorry
il gioco di parole confonde !
la invito ad andare in uno dei supermercati eataly e leggere le etichette dei prodotti; sono certo che avrà delle sorprese!
a me questo decalogo pare una trovata pubblicitaria scioccamente buonista.
Boh, saranno puttanate, o meglio banalià, prova a invertire il tutto:- nel 2010 farò una dieta nociva e squlibrata.
- Non leggerò nessuna etichetta e mangerò solo cibi CON conservanti, coloranti e additivi chimici (Martini permettendo).
-Non chiederò più borse in plastica alla cassa ma ne porterò quintalate da casa (inizio fin da ora a recuperane più che posso).
Ecc.ecc.ecc
“curerò il mio corpo…” Infatti ad eataly vendono anche prodotti per il corpo
“berrò solo vini puliti…” A Fontanafredda cosa fanno?
Tutta SANA pubblicità.
Curioso non sapevo che i buoni propositi avessero confini nazionali, tento di fare i bravo in Italia ma poi per chiare ragioni commerciali una volta passato il confine nazionale tutto si azzera…altrimenti non mi spiegherei le logiche che muovono gli stores (tre punti vendita) di Tokyo che niente hanno a che fare con i KM 0, ove la capacità di attrazione del packaging e di tutto il correlato non è certo lasciata al caso…e qui mi fermo…
saluti
ps:
numero 5…. ok vada per il cotone, ma poi i sacchetti per l’immondizia di casa te li devi comprare cmq…. o la getti nel cotone?
numero 10……. ahahahahah mi sto rotolando dalle risate! è vero, il pomodoro meglio imbarattolato!!!!!
punto 4: Posto che l’idea di mangiare cibi locali non è del tutto sballata per questioni legate sia al mantenimento di una certa economia territoriale sia legate all’inquinamento causato dai trasporti, c’è qualcuno che mi spiega la differenza tra l’approccio “leghista” al consumo di cibi locali (dalle ingerenze sui menù, al violento scagliarsi contro il burro d’oltralpe ecc ecc) e l’approccio di eataly/slow food al concetto di Km0? c’è una differenza sostanziale o i secondi hanno un copy migliore che rende la cosa più cool?
punto 8: lo trovo al limite della denuncia… siamo sicuri che dobbiamo curaci SOLO con prodotti naturali? da quando abbiamo smesso di usare SOLO i prodotti naturali la vita media delle persone è aumentata di qualche lustro. il punto 8 sembra una arringa alla Vanna Marchi.
(credo che questo commento possa valere anche per il punto 2. Esigere etichette chiare ed informasi su cosa significano sigle e nomi è un diritto/dovere di tutti i consumatori, poi la libertà di scelta farà il resto).
punto 8: curerò il mio corpo con soli prodotti naturali
secondo me è abbastanza ambiguo, bisogna capire cosa si intende per cura del corpo. bisogna capire se stiamo parlando di cosmesi o di malattie gravi, c’è una bella differenza.
prendersi cura del proprio corpo nel senso estetico del termine tramite utilizzo di prodotti naturali non credo sia da denuncia, creme lozioni ecc, mentre prendersi cura del proprio corpo nel caso di tumori o malattie gravi o incidenti stradali e gravi infortuni allora è un discorso completamente diverso, in questo caso si sarebbe da denuncia.
in mezzo ai due estremi ci sono comunque i soliti malanni, febbre tosse raffreddore ecc… per cui va detto che noi italiani in primis abusiamo di farmaci e antibiotici senza senso. spesso gli antibiotici fanno più danni che altro.
Concordo. Un raffreddore dura 7 giorni se lo curi e addirittura tutta la settimana se non lo curi (qualcuno attribuisce questa frase a Fleming chi sa se l’ha detta veramente)!
Secondo me per tanti malanni sono inutili anche i rimedi “naturali”. Certo se poi li vendi devi fare anche un minimo SANA pubblicità come ha detto Loris in un commento.
Il messaggio è ambiguo? non mi pare una giustificazione. Certo, nessuno prendere per oro colato quello che c’è scritto su un volantino.
Ma dai.. denuncia addirittura! Ma cosa c’entrano le malattie, influenze o malanni vari, non ci vuole molto a capire che si tratta di cosmesi, d’altronde in fondo al manifesto è scritto “… eataly vi puà aiutare”. Ma secondo voi, vendono aspirine, supposte oppure potete farvi un check up? Vendono semplicemente alcuni prodotti di cosmesi “naturali”( cosa signifchi non lo so) marchiati Le Montfleury. Marchio valdostano
I copy dovrebbero essere un pelino più ironici e divertenti.
La grafica di Eataly risulta già invecchiata assai, sarà che siamo entrati negli Anni Dieci.
Comunque la creaturina in questione non si discute, si ama.
carina stà cosa.
assomiglia molto ai classici 3×2 che si trovano in giro
L’unica cosa che puoi realmente mangiare a km 0 sono le unghie delle mani.
ci sei quasi… ma la cosa più bella scritta sul concetto di km0 é stata già scritta…non mi ricordo chi
“Personalmente, concordo con il concetto di Km. zero, quando tutto è in tavola. Non devo alzarmi, non devo arrivare manco in cucina, hanno già portato tutto e io non mi muovo”.
E con un po’ di allenamento pure quelle dei piedi
Scherzi? quelle sono già al km 0,00175…
Già…è vero, se penso che mio figlio è già un 1.84 si può parlare quasi di cibo esotico
Dissento: c’è anche chi fa in casa il pane, e la pasta, utilizzando farine ottenute da cereali coltivati da sè, senza fare uso di sostanze chimiche di sintesi nè per la coltivazione nè per la conservazione del raccolto.
Ciò non di meno, sottoscrivo al 100% l’osservazione “scientifica” di Dario Bressanini…
Per carità, tutto può essere…ma non è così usuale avere un campo di grano. Credo che la maggior parte di noi la farina la compri “già fatta”
Caro Claude,
non e’ vero, e’ l’acqua del rubinetto l’unico vero prodotto a KM zero!
Fede
ammiro eataly ma se questa è la comunicazione che presenteranno a new york la vedo dura con la culture jamming
http://it.wikipedia.org/wiki/Culture_jamming
new york non è tokyo
Colpisce il decalogo (d’accordissimo con Bressanini), ma anche le reazioni forti alla sola idea di regole sono interessanti
Solo 10 regole? Pollan nel suo nuovo libro è arrivato a 64.
http://www.fooducate.com/blog/2010/01/06/64-food-rules-2/
li dipingete piu’ integralisti di quanto siano
(anzi, non lo sono affatto)
es.: “comprerò più cibi locali del territorio a chilometri zero”
e’ giusto
mica dice “comprero’ solo”, ma “comprero’ piu’”
giusto cosi’
ancora niente Eataly a Roma
I propositi per l’anno nuovo sono propositi, non di certo prescrizioni! E in questo caso sono certamente sensati anche senza essere rivoluzionari o particolarmente fantasiosi…
Cosa avrebbero dovuto dire di così innovativo? Usiamo le borse di plastica a go go? Mangiamo le ciliege a dicembre e i mandarini d’agosto? Compriamo solo piatti precucinati?
Mi sembra che si stia facendo un’inutile caccia a chi dice cose sensate ma non abbastanza originali… che poi i grafici e i creativi avrebbero potuto fare di (molto) meglio sono super d’accordo!
Sui grafici non sono per niente d’accordo, sarà grafica banale, semplice, ma la riconosci fra mille pagine pubblicitare. Sfogliando un giornale la becchi subito ma il più é che si fa leggere. Altro che grafica anzianotta.
Ieri era il mio giorno di riposo, quindi rispondo solo ora, ricalcando forse cose già dette da altri prima di me.
Premessa importante: i punti 3-4-6-7-10-11 li seguo più o meno integralmente già da tempo.
Punto 8: me ne frego.
.
1) Dico un risoluto e forte NO ad una dieta sana ed equilibrata. Non l’ho mai seguita fino ai 41 anni e spero di non seguirla per i pochi o molti che mi restano da vivere. Mi piace molto mangiare e bere in abbondanza, a volte anche in maniera smodata ed indecente, ma lo rivendico con assoluta nettezza. Certo non lo faccio sempre e di continuo. Diciamo alla come capita e comunque per essere alto 193 cm e pesare 125 kg direi che me la passo molto molto bene. Di qualcosa bisogna pur morire e rivendico una morte per infarto, ictus, pressione alta (che non ho), colesterolo a 3000 (che al momento però è al disotto del minimo).
Ah, nell’elenco non è indicato ma rifiuto ogni qualsiasi forma di sport o attività che faccia sudare salvo il tr@@@are.
2) Nella parte dedicata agli additivi lo trovo troppo genericamente descritto e troppo somigliante alle tesi aculturali di Striscia del quale sembra cavalcarne l’onda :un po’ populista e demagogico.
9) Avrei potuto unificarlo al punto 2 ma voglio trattarlo a parte. Anche perchè se ad uno come me che se ne frega di una dieta sana ed equilibrata figuriamoci se importano le metodologie colturali che stanno dietro ai vini che beve !!!
Anche perchè trovo sia un punto monco. Manca una presa di posizione netta circa le metodologie e le sostanze che si possono utilizzare in cantina (a volte ben più chimicamente ed ideologicamente invasive e/o preoccupanti di quelle in vigna).
.
Ciao
Sul punto 9: non pensiamo solo salute del consumatore che sceglie di bere la boccia di vino. Ridurre diserbanti e concimi chimici (ma soprattutto direi di pesticidi e simili) può far bene a coloro che lavorano in vigna e, più in generale, all’ambiente.
Sospetto che in linea generale le sostanze usate in vigna abbiano un impatto ambientale e sanitario (per la collettività) più alto di quelle usate in cantina: come mai le trovi “più preoccupanti” di quelle usate in vigna? (Ciò premesso, sono d’accordo sulla necessità di guardare ANCHE a cosa succede in cantina).
Il punto 9, gira e rigira vorrebbe portare qui: http://www.italiaatavola.net/articoli.asp?cod=11729
Ricordo che Fontanafredda appartiene,anche, a Farinetti.
Sono pienamente d’accordo con Massimo a proposito dei punti 10 e 4. E aggiungerei che l’ossessione per i vini “buoni, puliti e giusti” ha stancato più o meno quanto quella per il km 0.
Aggiungerei che l’ossessione per la pace e l’uguaglianza ha stancato più o meno quanto quella contro il fumo.
Capisco che lo slogan di Petrini possa venire a noia, ma quel che dice continua ad aver senso, mica pugnette.
Buono: vogliamo forse il vino cattivo?
Pulito: cos’è che “ha stancato” nel proposito di ridurre l’impatto ambientale e sanitario delle pratiche di coltivazione e trasformazione degli alimenti? Si potrà entrare nel merito di quali sono modo e misura per essere “puliti”, ma preoccuparsi di non avvelenare troppo noi stessi e l’ambiente più che un’ossessione mi sembra una rispettabile strategia per campare tutti un po’ meglio.
Giusto: l’attuale economia agroalimentare tende verso situazioni di sfruttamento, non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche sul patrio suolo. Vedi Rosarno. Con i nostri acquisti siamo i committenti di questo sistema. Quali condizioni di lavoro siamo disposti a incoraggiare, pur di risparmiare qualche centesimo sul caffè o sui pelati?
Non capisco insomma cosa spinga a liquidare valori seri e condivisibili come se fossero maglioncini demodé.
Forse le prediche di Petrini vi hanno rotto le balle, ma uno che fa, per reazione diventa masochista e un po’ stronzo reclamando solo cibo brutto sporco e cattivo, possibilmente prodotto in condizioni di degrado e schiavitù?
bravo Enrico!
Intanto però dei 95.000.000.000 (miliardi) di euro trionfalmente rientrati in Italia solo 5 andranno allo stato come penale. Gli altri 90.000.000.000 (miliardi) di euro andranno a drogare il mercato italiano inteso in senso lato. Denaro che, sporcchissimo o sporco che fosse, adesso sarà reimmesso nell’economia italiana drogando innumerevoli rapporti di forza economici già esistenti. L’imprenditore che avrà cioè come finanziatore un malandrino con fiumi di denaro pulito da investire farà allegramente le scarpe a quegli imprenditori, cooperative sociali, coltivatori diretti che per tutta la vita hanno rispettato le leggi e non potranno reggere la concorrenza.
Questo se parliamo di agricoltura, leggasi per ogni settore dell’economia.
.
Ciao
quoto Liber in toto…
Grande!
Ecco l’esempio di un “bolscevico” giusto!
Secondo voi Farinetti in questo delirante reality recita la parte di Mosè o crede di essere Dio?
@ guido
e quale sarebbe il reality?
Certo che é una trovata pubblicitaria, farinetti mica é la befana, decalogo che in ogni caso, applicabile o no, non é assolutamente sbagliato. Compro regolarmente prodotti ad eataly-torino, leggo anche le etichette e le sorprese le ho trovate solo a pasqua, nell’uovo. Amen.
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