di | lun 21 giu 2010 ore 8:34
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grande giornalismo

I giornali rinforzano ogni pregiudizio sui giornali con la disastrosa storia della Nutella fuorilegge

Il fatto. Giovedì scorso l’Unione Europea approva una nuova disciplina sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari. All’inizio, la notizia, rimbalzata su numerose testate, viene del tutto distorta, servono delle ore per capire che la nuova disciplina, così approvata, scalza una ancor più assurda normativa che prevedeva semaforini rossi, gialli o verdi, in funzione del contenuto percentuale dei grassi di ogni alimento. Un’apotesi dell’ignoranza alimentare che avrebbe danneggiato ancora una volta, guarda caso, molti prodotti italiani: uno su tutti il Parmigiano Reggiano. Scampato il pericolo, ora si tratta di inserire in etichetta un ampliamento delle informazioni contenute nei profili nutrizionali riguardo a ”proteine, carboidrati, fibre, grassi artificiali.” E fin qui niente di male, più informazioni non fanno male a nessuno.

Le chiacchiere.
Ma qualcuno è preoccupato. Francesco Paolo Fulci, vicepresidente di quel gioiellino industriale che è il Gruppo Ferrero, lancia l’allarme con toni a dir poco amplificati: “Così si mette fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari”. Da qui a preoccuparsi per etichette del tipo: “la Nutella nuoce gravemente alla salute” e compagnia bella, il passo è breve. Detto, fatto. Il Corriere della Sera registra l’allarme: “La Nutella rischia destino delle sigarette. Vietati i messaggi promozionali“, con tanto di video che riprende la celebre scena del film Bianca, in cui Nanni Moretti è davanti all’enorme vaso di Nutella. Su Repubblica ristabilisce la calma Carlo Petrini di Slow Food, che sotto un titolo fuorviante: “La Ue dichiara guerra al mito della Nutella” spiega che forse il manager ha un filino esagerato. Poi però rilancia con un’affermazione da brivido: “Noi di Slow Food, devo essere sincero, eravamo favorevoli all’ipotesi semaforo.” Non manca, figurati se poteva mancare, l’insurrezione di Facebook, il noto socialcoso grida perentorio: UE non toccare la Nutella.

La confusione.
Se Slow Food, sempre in prima linea nella tutela del patrimonio gastronomico e della sostenibilità, è a favore, allora chi è contro? Non si capisce. Per la prima volta sabato scorso, inerpicandosi per le impervie vie del paradosso alimentare, si introduce una lettura politica del fenomeno, il tema viene rilanciato puntando il dito su un vizio cronico: l’assenteismo degli europarlamentari. Che a Bruxelles prevalga il peso delle lobby rispetto alla politica lo sanno anche i bambini di 5 anni, continueremo a incassare leggi che ci penalizzano se al momento giusto non ci sono i “soldatini” che pigiano i bottoni. Infatti: 11 Eurodeputati italiani assenti e le cose non vanno come dovrebbero, “bastava solo un voto per salvare la Ferrero”.

Gli altri fatti.
In definitiva, amplificando la sparata della Ferrero i giornali hanno trasformato una discussione sulla tutela dei consumatori e sulla difesa dei prodotti alimentari in una questione di sano e patriottico principio: guai a chi tocca la Nutella! Così, tanto per risvegliare un po’ di patriottismo nazionalpopolare. Nessuno chiarisce come da un ampliamento delle informazioni nutrizionali si possa arrivare a inserire avvisi tipo “causa l’obesità” o “nuoce alla salute”. Ma intanto, per non saper né leggere né scrivere, l’indaffaratissimo viceministro Roberto Castelli dà vita al comitato “Giù le mani dalla Nutella” promosso dalla Lega, che però, si scopre, era assente al momento della votazione a Bruxelles.

Finale.
Ma è proprio così difficile fare un’informazione, buona, pulita e giusta?

[Fonti:Corriere, Repubblica, Facebook, Il Riformista]

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7 commenti a I giornali rinforzano ogni pregiudizio sui giornali con la disastrosa storia della Nutella fuorilegge

  1. avatar Bismarck

    Complimenti! Serviva una voce chiara sull’accaduto!

  2. Tutto vero, tutto giusto.
    Sulle lobby ed il loro potere, perchè la Ferrero non ha lobby che la proteggano? Ma dai!

  3. Per precisare: l’affermazione di Petrini che si ritiene “da brivido”riportata per intero è questa: «Noi di Slow Food, devo essere sincero,tra le due ipotesi a rigor di logica eravamo favorevoli all’ipotesi semaforo. Ma il semaforo è un altro modo riduzionista di leggere la realtà, di spiegarci a pezzi cosa fare e non fare, portandoci a perdere il significato del tutto, la capacità di leggere la realtà
    anche attraverso le interconnessioni nascoste che legano tutto ciò che ci circonda. Detto in parole povere: semaforo verde nutrizionale su una bistecca di soia (OGM?) vorrebbe dire che ne posso mangiare cinque chili senza svenire? No, la moderazione non è un’opzione: è soltanto un antico e riconosciuto modo per stare meglio, ma non è certo ciò che
    ci insegna il consumismo.»
    Forse letta tutta suona un po’ diversa dal: «Noi di Slow Food, devo essere sincero, eravamo favorevoli all’ipotesi semaforo» che è stato riportato.
    Petrini in sostanza dice che non ci piace nessuna delle due ipotesi, ma dovendo scegliere (dovendo accettare il fatto che ahimé siamo al punto che ci vogliono leggi ed etichette per dirci che ci stiamo facendo del male con quello che mangiamo) dice che almeno l’etichetta a semaforo si capisce. L’altra ipotesi (quella che è passata) è sostanzialmente inutile e però permette a chi era contrario a entrambe di lamentarsi comunque (quando invece ha vinto una battaglia importante, in realtà). Bel paradosso.

    • avatar Michelangelo Fani

      Le considerazioni di Petrini sono più che condivisibili e giuste, ma di fatto (con o senza puntualizzazione) assume chiaramente una posizione netta: pro semafori.
      Non vedo allora, ancor più in virtù della spiegazione, perchè essere a favore di un’informazione riduzionista (e al limite fuorviante e contraddittoria). Solo perchè così la capiscono tutti?

    • avatar bacillus

      Riprendo una espressione di Petrini riportata da Carlo Bogliotti (sul cui intervento non ho niente da dire): “il semaforo è un altro modo riduzionista di leggere la realtà”.
      Ecco, appunto. Vengono i brividi a constatare che il Nostro non sa quello che dice definendo “riduzionista” quella che piuttosto è una mera semplificazione, ovvero una schematizzazione di un concetto, ad uso di una vasta platea di utenti di diverse estrazioni culturali.
      E questo sarebbe i Profeta osannato da nutrite folle di benpensanti del nostro tempo?
      Aiutaci, oh Signore…

      • avatar gianluca

        se schematizzi e semplifichi un concetto, è chiaro che lo “riduci”, perchè lo privi di tutto il suo contorno, ossia il contesto.
        non mi sembra così difficile da capire.
        l’esempio dell’hamburger di soia è perfetto: potremmo trovarci il semaforo verde davanti a un prodotto che è una schifezza industriale, che io non chiamerei neanche cibo.
        la gente potrebbe non pensare più a cosa sta mangiando, fidandosi unicamente del semaforo in etichetta.
        ecco cosa voleva dire Petrini, ed ha ragione al 100%.

        penso sempre che ci sia qualcuno che voglia fraintendere di proposito le parole di Petrini per dargli contro a priori, anche quando esterna dei concetti molto semplici come questo.

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