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Perché è importante sapere chi è il Cavaliere del Lavoro Sebastiano Pitruzzello e perché è importante saperlo adesso che, a una settimana dal primo allarme, è arrivato Fabio. B. di Saccolongo, Padova, il primo (probabile) caso di di intossicazione causata dalla mozzarella blu. Quella fatta in Germania, tanto non è obbligatorio indicare la provenienza, quella della “Malga Paradiso” (malga-mozzarella?), quella che, ci era stato detto, “non è pericolosa per la salute”. Sebastiano Pitruzzello è un imprenditore originario di Siracusa che lo scorso 2 giugno è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per aver fondato in Australia la “Pantalica Cheese Company“, una florida azienda alimentare che tra i suoi prodotti annovera “Mozzarella fresca”, “Cherry Bocconcini” e “Parmesan”. Formaggi che di italiano, va da sé, hanno solo il nome.
E questo nonostante l’Italian Sounding sottragga all’industria alimentare italiana 70 miliardi di eurini ogni anno, ha calcolato Federalimentare.
Cos’è l’Italian Sounding? Pecorino cinese di mucca, Asiago del Wiscounsin, Chianti del Maryland, Parmesao brasiliano, Parmesan, Pamesello, wurstel Bologna, Parma Ham, Amaretto Venezia, la pasta Verdi e la salsa Gattuso (da Rino, il calciatore), il Daniele Prosciutto, la mozzarella di Dallas, il Grana Padano danese. Prodotti che utilizzano parole e colori, immagini e marchi del Made in Italy, storpiandoli quanto basta per sfuggire alle (poco restrittive) leggi internazionali. Per darvi un’altra idea, negli Stati Uniti solo un prodotto su 8 di quelli venduti con un nome italiano proviene dal nostro Paese.
Ora però, è una questione di coerenza, se abbiamo concesso l’onoreficienza a Sebastiano Pitruzzello dobbiamo fare Cavalieri del Lavoro anche gli altri. Per semplificare la ricerca, Dissapore ha radunato alcuni falsi in questa galleria degli orrori alimentari. Procedete con prudenza.
FORMAGGI.
Cambozola. Clonazione del Gorgonzola (Austria, Germania, Belgio)

Regianito. Clonazione del Parmigiano Reggiano (Argentina, Stati Uniti)

Parmesao, clonazione del Parmigiano Reggiano (Brasile)

Mozzarella Cheese, clonazione della mozzarella (Stati Uniti)

Parmesan, clonazione del Parmigiano Reggiano (Stati Uniti)

Mascarpone Cheese, clonazione del mascarpone (Stati Uniti)

Cheeseghetti, clonazione di ? (Stati Uniti)

Asiago Cheese, clonazione dell’Asiago (Stati Uniti)

SALUMI
Turkey Bologna, clonazione della mortadella (Turchia)

Capicollo, clonazione del capocollo o coppa (Stati Uniti)

Salametto, clonazione del salame (Stati Uniti)

Chianti Salami, clonazione del salame (Stati Uniti)

PASTA
Talharim Milanesa, clonazione delle tagliatelle (Brasile)

Sanremo Large Shells, clonazione delle Conchiglie (Stati Uniti)

Jumbo Shell, clonazione delle Lasagne (Stati Uniti)

Rotini, clonazione dei Fusilli (Stati Uniti)

Macaroni, clonazione dei Maccheroncini (Stati Uniti)

PIATTI PRONTI
Spaghetti alla bolognaise, clonazione degli Spaghetti alla bolognese [?] (Stati Uniti)

Beef Risotto, clonazione del Risotto al ragù (Gran Bretagna, notevole la citazione di Pisa)

Garlic Parmesan Pasta, clonazione di ? (Stati Uniti)

Puttanesca Scarpetta, clonazione della salsa alla puttanesca (Stati Uniti)

Spaghetti Meatballs, clonazione degli Spaghetti con le polpette [?] (Stati Uniti)

VARI
Original Pompeian Olive Oil, clonazione dell’olio d’oliva di Pompei [?] (Stati Uniti)

Kunella aceto balsamico di Modena, clonazione dell’aceto balsamico (Germania)

Sangiovese Tuscan Moon, clonazione del Sangiovese (Stati Uniti)

[Fonti: Repubblica Parma, Il Mattino di Padova, Asca, Pantalica Cheese Company, Parmaoggi]
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Carissimo Massimo,
da anni mi arrabbio e mi batto contro “l’italian sounding” ma
credo sia opportuno fare una precisazione: non c’è niente di male se in Germania o in Australia si mettono a fare capicolli e mozzarelle come non c’è niente di male se in Italia ci mettiamo a fare crepe o brioche. Il punto fondamentale e che questi signori vogliono spacciare il prodotto come nostrano (proprio ieri in Baviera con il caffè mi è stato servito un biscotto con la confezione tricolore con sopra scritto “Biscotti” e la mappa dell’Italia il tutto Made in Dortmund DE). Deve essere loro vietato l’uso di confezioni che possano far credere che il prodotto sia fatto in Italia, dato che questo non è possibile (o è facilmente aggirabile) i produttori italiani dovrebbero creare un marchio registrato, universalmente riconoscibile, da apporre sui prodotti italiani DOC. Poi però facciano attenzione che vini al metanolo e bufale alla diossina non venivano prodotti all’estero.
c’e’ un errore (comprensibile), Turkey Bologna di Oscar Mayer non e’ la clonazione turca della mortadella bensi’ e’ tacchino americano (che in effetti vuole clonare la mortadella).
Eggia’: Turchia e tacchino in Ammeriga si dicono allo sesso modo.
mah, non saprei.
qui in italia si vendono cose etichettate come “birra” e “wurstel” che in Germania sarebbero fuorilegge.
posso capire il Parmigiano, ma, ad esempio, il capocollo si fa coi maiali, e maiali ce ne sono dappertutto.
allo stesso modo, è possibile coltivare ottime olive e produrre ottimo latte in tutte le parti del mondo. una cosa è fare prodotti di qualità più scadente approfittando del buon nome che si sono fatti qui, un’altra è andare a fare formaggio o olio esattamente come lo si fa qui in Argentina o in Australia.
Sono d’accordo con Corrado. Ogni Paese e’ libero di produrre formaggi, insaccati, olio, aceto, vini, pasta, ma se induci l’acquirente a pensare che la provenienza del prodotto sia diversa da quella reale, stai commettendo una frode. In questo caso italiana, corredandola del tipico packaging italiota. Lo stesso si puo’ dire per altri Paesi. La differenza e’ che qui negli Stati Uniti per esempio, italiano e’ diventato un aggettivo che nel campo gastronomico, e’ sinonimo di prodotto di una certa qualita’. Spesso, nei ristoranti o nei supermercati giustificano prezzi esosi con la provenienza italiana. Poi, vai a controllare e la mozzarella con tanto di tricolore e nome italiano e’ fatta in New Jersey (successo da Whole Foods, discusso con il manager che sosteneva che era meglio della campana); la chianina e la fassona che nel ristorante pseudo italiano strombazzano come allevata in Italia, risulta poi proveniente dall’Argentina, Paese che insieme al Brasile utilizza praticamente solo mangimi OGM e bombarda di antibiotici e ormoni gli animali.
Ognuno e’ fondamentalemnte libero di mangiare cio’ che vuole, e’ un diritto, ma ha anche il diritto di sapere la provenienza di cio’ che ha sul piatto.
ciao! e grazie dell’informazione che faro’ circolare. noi qui in America siamo disperati con l’italian sounding. avevamo sentito il precedente ministro dell’agricoltura tuonare fuochi e fulmini a NY http://bit.ly/3tgqsx, poi non si e’ sentito piu’ nulla. basta fare un giro in qualsiasi supermercato qui, anche di qualita’, per rendersi conto dello scempio. c’e’ un album di italian sounding sulla nostra pagina di facebook, qui http://bit.ly/bP5Zok. grazie ancora!
Due pignolerie: le Jumbo Shell sono conchiglioni, non lasagne. e gli Spaghettios, nonostante il nome, sono “pasta” a forma di lettere dell’alfabeto destinate ai bambini annoiati (che ci giocherebbero mangiandole o la mangerebbero giocandoci, fate voi).
Magari il neocavaliere provoca un danno indiretto alle esportazioni nazionali, magari no. Intanto fa pubblicità in positivo al marchio Italia (e non è poco) e poi induce un pubblico vastissimo a considerarci come “fonte” di determinati prodotti. Uno con gli occhi a mandorla o che salta come un canguro magari “impara” ad acquistare il Parmesan poi con il tempo scopre che il Parmiggiano è un’altra cosa.
Altre due considerazioni sul “semplicismo italico”. Secondo l’articolo il falso italico determinerebbe un danno (megagalattico 60-70 o 80 MILIARDI ovvero dai 120 ai 160 MILA MILIARDI DI LIRE – un decennio di finanziarie medie ???) alle nostre esportazioni. Ma ciò avverrebbe solo se invece di acquistare i falsi, TUTTI gli acquirenti di TUTTO il mondo effettuassero le loro spese sull’italico DOC. Ma vi immaginate il contadino australiano che invece del Parmesan a 10 dollari acquista il Reggiano che tra viaggio e cambio costerebbe almeno 4-5 volte tanto ? O il contadino taiwanese che compra un pacco di pasta Voiello al prezzo con cui ci acquista un sacco di riso locale ???
Ultima considerazione: magari i produttori del “capicollo” o della “mortadella” USA non meritano un cavalierato, ma almeno pagano le tasse (volenti o nolenti) e non le “esportano” in San Marino
Pignoleria per pignoleria: il parmigiano reggiano non costa 5 volte di piu’ del “parmesan” o del “regianito”, perlomeno negli Stati Uniti, non so in Australia. Poi, in generale un prodotto medio americano (pelati, pasta, olio), costa dal 5 al 15% in meno rispetto alla stessa categoria di prodotto importata dall’Italia.
Diciamo che il marketing gioca molto su questo fattore, ma poi se ci si arma di pazienza e di un paio d’ore, si scopre appunto che e’ una questione di strategia di mercato e che i prezzi dei prodotti genuini italiani (dal fontal, al reggiano, alle conserve) non sono cosi proibitivi.
Ci indichi i prezzi in USA ? Citavo l’Australia perchè è il paese dove opera il neo cavaliere. Non vorrei che per il parmiggiano negli USA succedesse come per le automobili, dove prendi una Mustang da 300 cv ai prezzi di una 500 nostrana (e gli europei devono “adattarsi” con Mercedes da 50K euro vendute da 35K dollari …)
EVVIVA!!!
altrochè “italian sounding” questa a casa mia si chiama “reclame gratis”!
innesca un senso critico nel consumatore
reclamizza in maniera strisciante il prodotto “originale” (del concetto di originale poi se ne può parlare a parte)
Se è vero poi che esistono un grande numero di consumatori con l’anello al naso, a quelli non è possibile levarglielo in nessuna maniera. Garantito.
Concludendo: questo gran parlare di “italian taste”, nel buono e nel cattivo, innesca chiaramente un meccanismo virtuoso autocritico, perfetto sostegno del gusto italiano, gusto che ovviamente include i cinque (ed oltre) sensi.
Bocuse ricorda che: L’egemonia culinaria francese durerà sino al momento in cui gli chef italiani si renderanno conto dell’enorme patrimonio che hanno a disposizione, sia dal punto di vista delle materie prime sia dal punto di vista delle innumerevoli sfacettature delle tradizioni.Gli italiani si rendono ormai ben conto di questo.
Gentile Bernardi, vorrei conoscere la sua opinione sulla mozzarella blu, interamente “made in Italy”, realizzata e venduta da una cooperativa di Trento.
Grazie.
“Parmesan”, respinto il ricorso dell’azienda tedesca
Non si interrompe la serie di sentenze favorevoli che il Consorzio di tutela sta incassando in Europa a tutela del Parmigiano Reggiano. Dopo i casi “Parmeso” e “Parmetta”, la Corte d’appello di Berlino ha rigettato l’appello proposto da Allgäuland-Käsereien nell’ambito di un’azione promossa dal Consorzio che aveva inibito la società tedesca a produrre, pubblicizzare, mettere in vendita o immettere sul mercato formaggio con la denominazione “Parmigiano” o “Bio-Parmesan” o “Parmesan” qualora non conforme al disciplinare della dop. Il fatto più importante [...] La Corte d’appello ha nuovamente respinto l’argomentazione secondo la quale la denominazione “Parmesan” sarebbe un nome generico, osservando invece che si tratta di una denominazione protetta sulla base della normativa comunitaria.
[...] il fatto più importante è che la Corte ha nuovamente respinto l’argomentazione secondo la quale la denominazione “Parmesan” sarebbe un nome generico, osservando invece che si tratta di una denominazione protetta sulla base della normativa comunitaria [<a href="sent. UE 27 feb 08]
comunicato stampa su gazzettadiparma.it
in tema di Asiago del Wisconsin
le autorità tedesche hanno sequestrato quello proposto dall’azienda statunitense Sartori,
in violazione alle norme comunitarie sulla denominazione di origine, durante Anuga 2011.