
Michela Iorio: Ciao Lorenzo, il listino "pre-
fabio di rienzo: buongiorno leonardo....volevo
edi: io michela!
Lorenzo: Se si vuole aiutare lavoratori
Idiota. Sono un idiota che per decenni ha creduto a tutte le prescrizioni alimentari che gli sono state propinate. Come nei giorni del Topexan, quando nessun negoziato mi salvava dalle ingozzate—molestie ante litteram—imposte da mia madre, fedele al mito del fegato. Bleah. Da oggi non cederò più a nessuna prestigiosissima prescrizione e il Manifesto del mangiar bene me lo faccio da me. Sono stato emancipato da In difesa del cibo, l’ultimo libro di Michael Pollan (Il dilemma dell’onnivoro). Tra le cose che è necessario voi vi facciate regalare per Natale. Disincanto, dissacrazione ma nessuna chiesa cui appartenere per forza. “Se davvero vi sta a cuore la vostra salute, evitate i prodotti che si dichiarano salutari” (sono io, sta parlando di me).
E poi, in ordine sparso, diffidare delle diete che demonizzano i grassi, niente rapporto ossessivo con i valori del colesterolo, limitare la carne, non idolatrare la dieta mediterranea, disimpegnarsi dal chilometro zero obbligatorio, non andare in ansia davanti a un piatto poco sano ma cercare il piacere nel cibo.
Il vero comandamento è mangiare bene.
Anzi, siccome nel fine settimana i comandamenti consigli di Michael Pollan li ha radunati L’Espresso, ve li copioincollo qui. Ditemi se vi piacciono, o se invece sono solo un esaltato cui su questo argomento è partito l’embolo.


| 1. Ospite Commenta subito |
2. Iscritto a Facebook o Twitter Commenta con il tuo profilo social |
3. Iscritto a dissapore Registrati/Login |


Pensavo di conoscere abbastanza bene la lingua italiana. Questo post mi ha fatto ricredere.
Mi ha messo di fronte al fatto di non conoscere assolutamente il significato della parola “dieta” in senso alimentare. Io conosco le diete in senso storico: ad esempio la Dieta di Magonza.
Poi, cosa sarebbe una “prescrizione alimentare” ??? Boh !!!
.
Comunque caro Massimo sono sinceramente dispiaciuto per i tuoi passati decenni di sofferenze…..
.
Ciao
Temo di non essere in grado di cogliere il messaggio rivoluzionario di questo decalogo.
Magari è un effetto del riassunto in punti – però a me pare che mescoli un po’ di Slow Food, un po’ di “abbasso l’industria, w la cucina della nonna”…il punto quattro è addirittura la stessa cosa che ha detto Paul McCartney.
Però a lui hai dato del vecchio rimbambito e questo invece è un genio?
E che differenza c’è tra cibo “nutriente” e “completo”?
Boh, forse leggendo il libro capirei qualcosa in più…
Gumbo: dai “foodies” Pollan è ritenuto un genio
anche se a volte dice cose abbastanza banali (anche se, a dire il vero, dette negli USA alcune non sono proprio banali, vedi la faccenda del consumo di carne).
Io condivido alcune delle cose che scrive Pollan nel libro (la critica al nutrizionismo ad esempio), mentre altre sono, a mio parere, sbagliate. In alcuni casi ha proprio toppato (come quando ha messo sotto accusa lo sciroppo di glucosio/fruttosio). Tra l’altro quando deve esaltare i cibi “coltivati come una volta” cade proprio nel nutrizionismo che tanto ha criticato nelle pagine precedenti (infatti si dilunga sulla nuova frontiera degli omega 3, omeca 6 e compagnia)
Non mi stupisce che in italia venga preso come un Guru perchè è di derivazione Petriniana Slowfoodista
Quoto.
Ma aggiungo che, essendo pensato per le consuetudini alimentari americane, anche le parti che a noi sembrano banali, in realtà non lo sono.
La parte che ho trovato più interessante (anche se non dovrei dirlo adesso visto che non l’ho ancora finito del tutto) è quella dove spiega come l’industria dell’alimentazione influenzi (anzi a volte la parola giusta sarebbe “diriga”) la divulgazione e la ricerca scientifica in tema.
Per il resto, dopo anni di dieta (tutte le ho fatte, persino la Zona-horror) e di cucinamenti per l’altrui godimento, l’ho capito da sola(ben prima di leggere il libro) che per essere felice dovevo mangiare bene, qualitativamente bene, mi sono arresa alla mia natura e mi sono iscritta in palestra.
Comunque libro interessante,decisamente.
Ahhhh ma allora la mia impressione non era così sbagliata; sul fatto che fossero cose già sentite, insomma!
Io più che le cose in sè – che in parte condivido pure, come del resto in parte condivido quello che dice Slow Food – trovavo strano che fossero viste come qualcosa di tanto diverso da ciò che già conosciamo.
Noi frequentatori di questi blog e forum, intendo, non l’americano medio!
Ti quoto in pieno, anche per il tuo commento precedente: banale buon senso, sempre di buon senso si tratta, potremmo darcelo tutti da soli, senza acquistare il libro.
Però questo insistere sull’evitare come la peste ingredienti o cibi sconosciuti, mi fa pensare: non sarebbe meglio invece informarsi meglio e scoprirli?
E poi “la regola delle regole” mi fa ridere: ma la bisnonna DI CHI??
Già, il primo così com’è scritto potrebbe facilmente trasformarsi in elogio dell’ignoranza e fine della curiosità.
Il secondo – secondo la bisnonna di riferimento – potrebbe avere effetti opposti da quelli immaginati!
Sul punto 4 sarei daccordo ma senza “fino ad eliminarla”.
Io mi sento di sottoscrivere 8 e 9 … secondo me da sole coprono il 50% del mangiar bene.
A me piace molto il punto 3, aggiungendo di spendere molto per avere la qualità alta nelle materie prime e sottoscrivo che spesso si ingurgitano troppe calorie rispetto al fabbisogno.
D’accordissimo con tutti i punti. Ma, come hanno già detto, assolutamente niente di nuovo!
Pingback: Almanacco del Giorno – 14 Dec. 2009 « Almanacco Americano
Vale la pena di citare un articolo pubblicato dallo stesso Pollan sul NYT: http://www.nytimes.com/2007/01/28/magazine/28nutritionism.t.html, attenzione sono DODICI pagine, astenersi perditempo
La lettura è piacevole. Il Bignami comunque è questo: “Eat food. Not too much. Mostly plants.” (Mangiate cibo. Non troppo. Soprattutto vegetali.)
Ho trovato molto carina la spiegazione del “mangiate cibo” che a prima vista può sembrare un imperativo pleonastico: “Non mangiate nulla che la vostra bis-bis-bisnonna non riconoscerebbe come cibo”.
P.S. L’avevo letto quando era uscito e volevo riportarlo come voce alternativa, poi dopo averlo ritrovato tramite Google mi sono accorto che era dello stesso Pollan…
La seconda parte della 9. Perche un pasto mangiato in fretta, sovrappensiero e inconsapevolmente non merita di essere consumato.
Ci tengo a dirlo perche sin dalla mia infanzia ho sempre mangiato abbuffandomi, ingoiando il cibo piu che assaporandolo, piu preoccupato di riempire la pancia che altro. E mi ritenevo per questo un “amante del cibo” (con 15 kg di sovrappeso a 24 anni!).
Tutti abbiamo un sistema di autoregolazione dell’appetito, ma se mangiamo in fretta e in maniera inconsapevole, non saremo in grado di ascoltarlo.
Fra i miei conoscenti, la quasi totalita di quelli in sovrappeso ha un problema piu o meno consapevole di fame nervosa. E in generale (quasi) tutti quelli che, pur gia seguendo delle regole di buona alimentazione, sono ancora inesteticamente grassi.
Solo da poco, grazie ad una lunga e paziente rieducazione, posso gustare il cibo nella maniera in cui merita di essere consumato, ossia in perfetta calma e contemplazione. Il grasso in eccesso sta evaporando poco a poco e non mi sento mai pesante dopo un pasto. E non ho mai goduto del cibo come adesso.
Una volta sviluppata l’attitudine corretta col cibo, se si fa quel minimo di moto di cui il nostro corpo ha bisogno, la scelta degli alimenti e’ un problema di secondaria importanza.
Anch’io sono stato folgorato da quest libro; per me soprattutto l’articolo due ha un’importanza capillare, trascinato com’ero nel mondo del light e similare.
Concordo sul fatto che forse alcune regole, per noi italiani, appaiano banali, ma vi assicuro che dall’altra parte dell’oceano non è così. Ma soprattutto le banalità bisogna anche aver il coraggio e la bravura di saperle dire in maniera corretta.
Non ci sono più le mezze stagioni, è una frase fatta ma comunque facilmente applicabile al nostro tempo!
Delle 10 regole del manifesto di Pollan alcune sono TOTALMENTE impraticabili per la gente comune.
In particolar modo la regola 6 e la 8: se uno abita in una grande città come diavolo fa ad avere un orto? E anche se si riuscisse ad avere un piccolo orto come si farebbe ad averlo in un “terreno sano”? Ci rendiamo conto dello smog che c’è, per esempio, in una città come Milano?
Sugli altri punti si può essere più o meno d’accordo però le stesse identiche cose ve le potrà dire il vostro medico di famiglia… senza bisogno di spendere soldi in libreria!
Un ultimo appunto a Pollan e agli altri presunti guru dell’alimentazione: la maggior parte delle persone non può seguire prescrizioni (pur giuste) per semplici ragioni economiche. Il mangiare sano, per esempio biologico o a km0, è un privilegio per pochi. La pensionata che vive con 500 euro al mese sputerebbe in faccia a chi gli dicesse di “pagare di più e di mangiare di meno perchè il consumo di calorie pro capite è ben al di sopra del fabbisogno giornaliero”…
Forse bisognerebbe formulare consigli più praticabili per la gente comune. Per esempio spingere di più sul discorso dei gruppi d’acquisto che mettono in contatto diretto consumatori e produttori con una maggiore possibilità di controllo su questi ultimi…
Saluti
Scusate la logorrea
“se uno abita in una grande città come diavolo fa ad avere un orto? E anche se si riuscisse ad avere un piccolo orto come si farebbe ad averlo in un “terreno sano”? Ci rendiamo conto dello smog che c’è, per esempio, in una città come Milano?”
Per esempio così?
http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/searchresultdetail?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie/zona+7/zona+7_bando+orti+parco+delle+cave+bosco+in+citta
Salve, a proposito dell’orto quello che dici è vero, ci sono, però, in tutte le grandi città, mercati con prodotti, almeno suppostamente, sani, che sono quelli biologici.
Sulla “gente comune” non sono d’accordo, proprio perché mi includo nella categoria (e nel terzo mondo per giunta!) e ti dico che è una questione di educazione. Oggi sono proprio quelli che guadagnano di meno a mangiare di più, si ingozzano di biscotti e dolci vari e snacks che costano pochissimo nel supermercato, mentre farebbero benissimo a usare quei soldi per qualunque altro prodotto meno “riempitivo” e per questo nella loro logica più caro, ma di più alta qualità. Una delle cose che mi fa più tristezza è proprio quando vedo gente “comune” che risparmia appunto per mangiare, mentre consuma allegremente un sacco di superflui, o quelli che hanno la macchina cara e mangiano margarina.
Rispondendo a Dink:
L’iniziativa di bosco in città è sicuramente interessante peccato che dovrebbero chiamarlo “Bosco fuori città” visto che chi conoscesse un poco Milano sa bene che via Novara è in culoailupi… Soprattutto se uno non abitasse più o meno in zona e non fosse munito di auto! E poi non dirmi che nell’hinterland milanese si possono trovare terreni sani con questo smog!
Rispondendo a Dal Brasile:
D’accordo con te su una diffusa ignoranza in campo gastronomico che spinge la gente a spender male i propri soldi… Io però parlo per mia personale esperienza di studente universitario e stagista a Milano. Sinceramente mi ritengo un consumatore consapevole e con un attenzione piuttosto alta riguardo quello che mangio. Seppur mantenuto dalla mia famiglia(in modo più che decente!)faccio fatica a cibarmi unicamente con materie prime di alta qualità. Ogni tanto, per evidente mancanza di soldi, mi tocca cedere e acquistare prodotti non sanissimi ad un costo decente. Vorrei fare tutti i giorni la spesa da Eataly o comprare solo Bio ma mangerei probabilmente 2-3 giorni a settimana… A milano è così te lo assicuro, in altre zone del Mondo una maggior consapevolezza potrebbe in effetti fare molto!!!
saluti
Pingback: La settimana del dramma esistenziale, con chi vi sarebbe piaciuto dormire nel 2009? - Macchianera
il Manifesto del mangiar bene me lo faccio da me: non idolatrare la dieta mediterranea…
[img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/mangia%20e%20beve/00041014.gif[/img]
rompicapo insolubile di un mondo molto diverso, chissà come mai
in Inghilterra non c’è il vino pre partita pronto in tavola per gli atleti…