L’Italia, una Repubblica fondata sul divieto | Ecco la mappa 2010 del nonsipuotismo


Turisti attenti: se una cosa è divertente l’Italia ha una legge che la vieta. E noi, che ancora non ci siamo ripresi dalla scoperta che se una cosa è buona non possiamo mangiarla per superiore intervento genitoriale – divieti che han fatto di noi bambini costantemente frustrati, sottopremiati, incompresi e altri diffusi tratti italiani – pensiamo subito al complotto. Dicono sia colpa di un decreto legge del governo Berlusconi, che cancellata l’Ici sulla prima casa ha offerto ai sindaci la possibilità di rifarsi a suon di multe, vietando tutto. Ecco, riassunta per i lettori di Dissapore, la mappa del nonsiputismo italiano, fonte di infinite perculate dei quotidiani stranieri.

Cibo.
Da due anni nelle città chi mangia in strada è un mezzo delinquente. Il divieto esiste a Roma, Firenze, Trapani e in molte città. Qualche mese fa a Gallarate, un 28enne del posto passeggiava in centro con una birra in mano è stato fermato dalla polizia locale che gli ha contestato «il porto abusivo» di bottiglia di birra. E’ finita con 500 euro di multa. A Lucca e Capriate (Bg) il problema non è solo quello di mangiare ma anche di aprire negozi di kebab nel centro storico.

Spiagge.
A Eraclea in provincia Di Venezia è vietato andare in giro in spiaggia senza indossare una maglietta. Ma è proibito anche giocare a pallone, costruire castelli di sabbia, raccogliere conchiglie e prelevare sabbia. Anche a Lerici non si può uscire in costume ma nemmeno stendere gli asciugamani fuori dai balconi e dalle finestre. A Is Aruttas, in provincia di Oristano, non si può fumare. A Mintumo, in provincia di Latina, non si usano i risciò a pedali durante i fine settimana di luglio e durante tutto il mese di agosto.

Niente massaggi da personale ambulante sui litorali toscani e romagnoli altrimenti si rischia una multa da 2 mila euro a 10 mila. Al Lido di Dante, storica spiaggia naturista in provincia di Ravenna, non si ascolta la musica ad alto volume dalle 13:00 alle 16:00, non si fa volantinaggio, non si prende il sole in topless e da quest’anno per i primi 200 metri di spiaggia è possibile passeggiare ma non fermarsi a prendere il sole. A Sirolo, nelle Marche, non si occupa il posto in spiaggia lasciando un asciugamano. Chi pensava di andare a Capri o a Positano e mangiare un panino in spiaggia rischia grosso ma anche calzando un normale paio di zoccoli nelle strade delle due località.

Sempre a Positano un’ordinanza del sindaco impedisce i fuochi d’artificio durante le feste private, tranne il sabato. Multa fino a 500 euro: troppo alto il rischio incendi, non però di sabato, chissà perché? A Sorrento, un’ordinanza vieta agli artisti di strada di sostare nello stesso posto per più di quindici minuti: bisogna spostarsi di almeno 500 metri. E’ lo stesso sindaco che ha proibito ai ristoratori di invitare i turisti a entrare usando «una forma petulante e molesta». A Scario, in provincia di Salerno, è vietato girare per le strade in costume da bagno per questioni di decoro e a Maiori, sempre nel salernitano, è vietato riverniciare e pulire imbarcazioni sulla spiaggia.

Monumenti.
A Brescia una donna marocchina è stata costretta a pagare 100 euro di multa perché si è seduta sui gradini di un monumento in piazza della Loggia. La donna, 54 anni, con regolare permesso di soggiorno, voleva far riposare la madre ultraottantenne ma il vigile non ha voluto sentire ragioni. Anche a Brescia è vietato sostare in prossimità di monumenti storici. E a Reggio Emilia non ci si può sedere sui gradini degli edifici storici.

Piccioni. In molte località dare da mangiare ai piccioni è tabù: a Bergamo si rischiano 333 euro di multa e chi avesse per propria sfortuna un nido di piccione vicino alla propria casa ha anche l’obbligo di chiuderlo. A Venezia e Lucca la multa per gli amici dei pennuti sale fino a 500 euro. Anche a Cesena la multa arriva fino a 520 euro, e non solo per chi dà da mangiare ai piccioni, anche per chi nutre i gatti randagi.

Altri divieti. A Pordenone è preferibile non litigare con fidanzati o amici? Si rischia una multa da 25 a 500 euro perché nelle vie principali sono vietati gli assembramenti di persone «che assumono atteggiamenti o fanno cose che non consentono la fruizione degli spazi pubblici da parte di altri cittadini». Anche se sono solo in due. A Eboli divieto di darsi un bacio in auto: 500 euro di multa. A Termoli è proibito mettere vasi e fioriere sul suolo pubblico senza autorizzazione. A Sanremo non si parla con le prostitute, a Lecco è vietato chiedere l’elemosina ma l’elenco è lungo e nessuno sa davvero quanto e che cosa comprende.

[Fonte: La Stampa]




46 commenti a “L’Italia, una Repubblica fondata sul divieto | Ecco la mappa 2010 del nonsipuotismo”

  1. Cellar Tours Cellar Tours commenta:

    A brescia non si può:

    consumare bevande alcoliche di qualsiasi gradazione nei parchi e nelle aree verdi della città, comprese le aree attrezzate della Maddalena (=colle cittadino) (130 euro a due operai che bevevano una birra)

    fare pic-nic nei parchi e nelle aree verdi della città (multa di 390 euro inflitta a tre pakistani sorpresi a mangiare della frutta in un parco pubblico)

    giocare a pallone nei parchi e nelle aree verdi della città (520 euro totali a quattro ragazzi pakistani mentre giocavano a cricket)

  2. Corrado il Primo Corrado il Primo commenta:

    Mi sembrano (quasi) tutti divieti sensati come quelli che ci sono nei paesi civili. Sono il motivo per cui quando andiamo in Svizzera Baviera o Austria ci sembra tutto così pulito e ben tenuto. Poi se si preferisce vedere in giro per il paese gente in mutande, che bivacca sui monumenti ed essere importunati da ristoratori che ti urlano di entrare nel loro locale e non ci si vuole negare il piacere di una chiaccherata con una prostituta, il dover schivare gli artisti di strada e l’essere importunato ai semafori dai lavavetri bhe niente di male, sono scelte. Io però non ci trovo niente di scandaloso e liberticida.

    • Artèteca Artèteca risponde:

      Certo non è per nulla scandaloso far pagare 500 eur di multa per un passeggio con birra.
      Un bel 50 eur non avrebbe fatto lo stesso in termini di “correzione del comportamento scorretto”?
      Il dubbio che questi divieti siano inventati per far cassa E BASTA non lo cancella nessuno.

      Sarebbe molto più utile e lungimirante, come investimento, ripristinare l’ora di educazione civica nelle scuole. Magari i frutti li raccogliamo tra 15 anni, ma saranno maturi e duraturi.
      20 anni fa, in Spagana con la mia auto, parcheggio senza pagare il parcometro (ebbene si, confesso). Al ritorno trovo su un bel biglietto che mi dice: CARO TURISTA, BENVENUTO IN SPAGNA. STAVOLTA NIENTE MULTA, MA LA TUA TARGA E’ NEL NOSTRO DATABASE PER CUI LA PROSSIMA VOLTA NON LA SCAMPI. BUONE VACANZE.
      Non ho più dimenticato di pagare il parcheggio :)

      In bocca al lupo per la gimkana tra gli artisti di strada.
      ;)

      • Corrado il Primo Corrado il Primo risponde:

        Se una cosa non voglio che tu la faccia devo usare un deterrente: 500 euro sono un deterrente migliore di 50. Se tu non vuoi far fare cassa al comune basta rispettare i divieti come in tutti i paesi civili.
        Poi sono completamented’accordo con te che l’educazione sarebbe la prima cosa e che esistono altri metodi più intelligenti per ottenere gli stessi risultati.
        Io ho semplicemente detto che questi provvedimenti non sono provvedimenti nè scandalosi nè liberticidi.

        PS
        Ok la battuta sulla gimkana ma non capisco per quale distorta idea di libertà in Italia bisogna tollerare lavavetri, questuanti, pseudo artisti di strada senza permessi, parcheggiatori abusivi, venditori abusivi e truffatori che fanno il gioco delle tre carte quando in tutti i paesi civili sono cose vietate o regolamentate.

    • Alessio Alessio risponde:

      In Germania e in Austria non ci sono permessi o gabelle per gli artisti di strada. In Tirolo spesso sono pagati dalle aziende di turismo e soggiorno o dai commercianti di vicinato.
      Se non si vuole musica per strada si può anche stare a casa, lì non c’è bisogno di scansare nessuno, non si preoccupi.

  3. Pimar Pimar commenta:

    Mi sembrano tutti divieti dettagliati dettati dalla abitudine a non rispettare principi e regole “generali”.

    Esempio: giocare a pallone in spiaggia disturba e può essere pericoloso (in fondo si tratta del lancio incontrollato di oggetti sulle persone).
    Nessuno è in grado di rispettare il principio
    “Rispetta gli altri”, c’è sempre chi o fa prepotenza o interpreta questo principio (non disturbo se mi sposto di 50 cm in là). Quante volte i giocatori da spiaggia chiedono preventivamente se disturbano o possono giocare?

    E se il principio resta generale ci sara’ sempre una autorità preposta ad interpretare la legge (in primis magistrati) d’accordo con il fatto che spostandosi di 50 cm più in là il disturbo non esiste.

    Per questo ci vuole la regola esatta:
    “rispetta gli altri” purtroppo deve diventare
    .non giocare a pallone in spiaggia
    .non urlare
    .non tenere accesa la radio

  4. Piermario Piermario commenta:

    Vorrei capire chi accidenti avrebbe il diritto di sindacare se, ad esempio, avendo un appuntamento ad ora di pranzo e non facendo in tempo a fermarmi al bar decido di mangiare un panino per strada.
    Forse l’ordinanza di un mammalucco di sindaco vale più della Costituzione che mi dà il diritto di muovermi a mio piacimento sul territorio della Repubblica?
    I posti civili, in linea di massima, sono quelli che hanno un’opinione pubblica attenta (e pronta ad incazzarsi, se serve) in materia, per l’appunto, di diritti civili.

    • enrico enrico risponde:

      Signori, non facciamo gli ipocriti perbenisti. La maggior parte di questi divieti, almeno qui al nord, sono per colpire, più o meno in modo diretto, gli immigrati. In aggunta si fa un po’ di cassa. E’ incredibile come in un paese dove la legalità non è più un valore, ma un accessorio, un fastidio, si impongano i divieti più strambi.
      Nei tanto citati paesi del Nord non è la presenza di polizia a tutti gli angoli o di sindaci intransigenti che li rende vivibili e puliti, ma il fatto che esiste il senso civico, l’educazione come forma di vita comune. Il resto è solo ipocrisia italiota, come l’invocare repressione e intransigenza, ma solo per gli altri.

      • Corrado il Primo Corrado il Primo risponde:

        Non sono d’accordo! Dicendo che sono norme “per colpire gli immigrati” dai per scontato che a comportarsi da bifolchi siano gli immigrati, così non è. Quando si tratta di bivaccare e comportarsi da bifolchi non abbiamo niente da imparare da nessuno. Poi l’articolo fa di tutta l’erba un fascio, chiaro che alcune norme (esempio quelle sui Kebab) siano razziste e propagandiste, non così quelle sul dare da mangiare ai piccioni o quella sui ristoratori molesti o il divieto di fuochi d’artificio durante feste private (ma dove siamo???).
        L’educazione civica è importante, ma si ottiene anche con le multe. Vieni a vedere come guidano i “civici” ticinesi quando passano la dogana di Brogeda !

        • enrico enrico risponde:

          Ho solo detto che in molti comuni del nord, quasi tutti ad amministrazione leghista, molti di questi divieti sono emanati ad arte per colpire gli immigrati. Il resto lo hai aggiunto tu. Ti leggo abbastanza irritato, ti sei preso forse una multa in Ticino di recente? :-)

          • Corrado il Primo Corrado il Primo risponde:

            Scusa, non volevo sembrare irritato: il caldo mi fa sclerare!
            Il problema è che l’articolo mescola norme sacrosante con puttanate cosmiche.
            PS
            La cosa ridicola e che alcuni di questi comuni del Nord, sono talmente piccoli e “imboscati” che non hanno un immigrato neanche a pagarlo ma la propaganda e la demagogia fanno miracoli .

        • MAurizio MAurizio risponde:

          Beh, sui fuochi d’artificio avrei da ridire. Immagina la quiete della notte, con i bambini che dormono svegliati a mezzanotte (classico orario per i festeggiamenti) da una serie di scoppi incontrollati che fanno tanto Kabul o Baghdad. Con razzi e pirotecnie varie, spesso illegali e utilizzati da “incompetenti” che schizzano dappertutto con relativo rischio di incendi. Quando va bene. Perchè “ogni tanto” i fuochi sono accompagnati da allegri spari “in aria” (sempre in stile medio-orientale) con il rischio anche delle pallottole vaganti.

  5. Tpt Tpt commenta:

    Mi piace l’esempio portato: parliamo di Svizzera. Gli italiani CHE LAVORAVANO e NON DELINQUEVANO negli anni ‘6O erano guardati con sospetto e pensavano che gli svizzeri fossero dei razzisti.

    Poi, con leggi molto severe e soprattutto con il fatto queste leggi venivano fatte rispettare, piano piano la gran parte degli italiani che voleva vivere in territorio elvetico si è dovuta o voluta adeguare.

    Ora, in Svizzera, sono altri stranieri quelli che vengono guardati con diffidenza.

    Razzismo? Forse. Se denunci una persona che è presente nel territorio da piu’ di tre mesi (il massimo consentito a scopo turistico) senza regolare permesso di soggiorno ecco che ti pagano.

    Razzismo? Forse.

    Nonostante le leggi, chi non le rispetta viene isolato, escluso dalla vita sociale e se beccato, rispedito in terra natia con un bel foglio di via.

    Razzismo? Forse.

    Eppure la Svizzera rimane una terra dove tantissimi italiani vorrebbero oggi lavorare e vivere.

    Pragmatismo e rispetto della comunità nonchè orgoglio per la propria nazione.

    E se gli zoccoli sciabattano tra i vicoletti ecco che se non ci si puo’ affidare al buonsenso, meglio una legge a prova di idioti.

    • Corrado il Primo Corrado il Primo risponde:

      Sai che non sono sicuro di aver capito cosa intendi dire ?

      Però credo che il punto non è se siano o meno razzisti gli svizzeri ma se lo sono le loro leggi.

      Nel caso italiano molte delle leggi di cui si parla si applicano agli italiani come agli stranieri quindi NON sono razziste.

      Ci sono però delle eccezioni: l’obbligo fatto a Milano di avere
      una toilette nei call center e chiaramente un provvedimento di nessuna utilità pratica e sociale se non quella di rompere le scatole a dei luoghi dove si assembrano stranieri. Ecco questo è un provvedimento razzista.

      • giggi giggi risponde:

        Attenzione, lei intende per call-center quei posti dove la gente passa delle ore intere seduta fuori o dentro per aspettare che si liberi un telefono o un computer? Allora il bagno ci vuole, e ci metterei anche l’obbligo di non ostruire il marciapiede.

        • Corrado il Primo! Corrado il Primo! risponde:

          Giggi l’obbligo di non ostruire il marciapiedi spero esista già a Milano, come esiste nel resto d’Italia e spero che sia valido ovunque non solo davanti ai call center.
          Gli uffici postali di Milano sono un altro posto dove la gente sta in fila per ore, nessuno di questi ha l’obbligo della toilette per il pubblico e nessuno ha sentito l’esigenza di promulgare una norma al riguardo.
          Interessante notare che nè i milanesi in coda agli uffici postali nè i “negri” in coda al consentere abbiano mai sentito il bisogno di defecare in strada e che quindi il tempo dedicato allo sviluppo di questa fondamentale norma si sarebbe potuto dedicare per risolvere qualche problema concreto. A meno che Milano non abbia già risolto tutti i suoi problemi ed ora gli rimaneva solo quello delle toilette nei call center.

          • giggi giggi risponde:

            Gli uffici postali essendo roba dello stato, possono svicolare tutte le norme, e questo lo sapete benissimo solo quando vi conviene di saperlo.
            I call center no. La legge parla chiaro, comunque se vuole può aprirne uno a casa sua, così prova l’emozione di “svicolare” la legge.

  6. Tpt Tpt commenta:

    No, Corrado. Non è un provvedimento razzista. Dal momento in cui davanti ai call center si riuniscono gruppi di persone che si incontrano non solo per telefonare ma sopprattutto per aggregarsi, per ritrovare davanti ad una vetrina su strada persone della loro stessa etnia fa di queste stesse persone un problema: non solo perchè non hanno un luogo consono dove ricordare le loro radici (il che sarebbe pure auspicabile) ma perchè spesso e volentieri ci si riunisce gente che non avendo il permesso di soggiorno (e qui ritorno alla Legge elvetica) vive ai margini della società, delinque, non un’abitazione ed ecco che piscia per la strada. Allargare le braccia facendo finta di accogliere tutti è ancor piu’ “razzista” che permettee l’ingresso a chi magari arrivato in Italia in vacanza è in grado di trovarsi un vero lavoro … di quelli “in regola” dove non fai concorrenza sleale. Se ci sono poveracci che accettano lavori in nero, case che non sono tali ma solo stalle, ecco che gli italiani stessi si ritrovano a fare altrettanto pur di sopravvivere. Non è integrazione quella che non si è in grado di sostenere. Ecco perchè oggi come oggi talvolta i sindaci si aggrappano a leggi che sembrano ridicole … cercano solamente di tamponare un problema.
    Perchè in Svizzera queste cose non accadono? Perchè se uno straniero accetta un impiego non in regola viene sgamato subito e se lo accetta si in regola ma sottocosto, gli viene vietato dal Governo che sostiene che in questo modo gli svizzeri stessi verrebbero penalizzati: tu non fai la segretaria a 1000 euro al mese perchè una segretaria svizzera ne prende come minimo 2500 che è il minimo indispensabile per vivere. Altrimenti si chiama concorrenza sleale verso i cittadini del Paese che ti ospita.
    Ecco perchè c’è chi pensa sia razzismo ed a mio avviso è invece apertura verso l’estero attraverso una via davvero sostenibile.
    I ragazzi stranieri che arrivano in Svizzera non si vedono infilati immediatamente in classi di svizzeri. Frequentano (gratuitamente) scuole di inserimento per stranieri per un anno, dopo il quale, a seconda di quanto hanno appreso vengono inseriti in una determinata classe delle scuole frequentate da tutti gli altri. Sono regole … se ci fosse il buon senso non servirebbero ma siccome pare latitare ecco che in Svizzera le regole ci sono, fisse, talvolta paiono incomprensibili ma a lungo andare pagano, eccome se pagano.
    Puoi incontrare persone di tantissime etnie … ma alle regole svizzere … ecco il paese in ordine, ecco che non si muore certo di fame, ecco che il codice della strada viene rispettato, ecc…

    • Corrado il Primo Corrado il Primo risponde:

      Non diciamo cavolate: gente che fa la piscia per strada davanti ai call center di Milano non l’ho mai vista. E’ una legge razzista punto! Cosi come era razzista il divieto di mangiare cibo per strada; era fatto per colpire i Kebabbari, quando i gelatai ed i venditori di porchetta (italiani) si sono opposti l’hanno subito ritirata.

      Io dico che ci sono delle regole di comportamento che sono proprie di tutti i paesi civili e che vanno fatte rispettare a TUTTI, se fai delle leggi solo per gli stranieri sei razzista!
      Per citare un tuo esempio in Svizzera è vietato lavorare sottocosto a TUTTI non solo agli stranieri.

  7. Tpt Tpt commenta:

    Corrado, è evidente che alcune leggi promulgate dai comuni non sono volte a regolamentare l’ordine pubblico ma solo a colpire determinate etnie. E questo è si razzista. Ma appunto vietare di camminare per la strada senza abiti, vietare la camminata con gli zoccoli, ecc …. sono leggi di cui forse, esistesse il buonsenso non avremmo bisogno ma che ahimè invece sono studiate per combattere l’inciviltà e lo scarso rispetto verso gli altri. Colpiscono tutti gli idioti a prescindere dalla loro provenienza e non ci trovo assolutamente nulla di razzista in tutto questo.

    Scusami se non ho fatto quel distinguo ma pensavo fosse sottointeso che ne gran marasma dei divieti alcuni sono davvero assurdi ma la gran parte sono assolutamente necessari e se colpiscono lo fanno trasversalmente.

    • Corrado il Primo Corrado il Primo risponde:

      Capisco il tuo punto e direi che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

      • Tpt Tpt risponde:

        Bene, mi fa piacere ci si sia chiariti. Sarebbe bello se si provasse ad analizzare, magari in altro articolo a cura delle penne di Dissapoere, la maleducazione vacanziera al ristorante.

        Sia in quelli della costa, presi d’assalto da chi usualmente al ristorante non va, sia nei resort.

        Non parlo di ristoranti blasonati quindi, ma di luoghi dove ci si reca per stare in compagnia o perchè compresi nel pacchetto di viaggio.

        Alberghetti, villaggi vacanza, in Italia ed all’estero presi d’assalto da orde di persone che se non vengono fermate all’ingresso, si presenterebbero in sala in ciabatte e costume bagnato …. che si avventano sui buffet di verdure con lo stesso entusiasmo in cui si lancerebbero su Belen Rodriguez …. si riempiono i piatti quasi non mangiassero da mesi … ed a tavola fanno una cacciara incredibile.

        Mi è capitato l’anno scorso all’estero: al mare … villaggio cinque stelle … sembrava di essere alla fiera del cafone!

        Terribile!

        • Mai visto un villaggio turistico o una nave da crociera -a 1 come a 5 stelle- che non sia tana di cafoni.
          E’ il concept stesso che li attira. All inclusive: animazione-discoteca-piscina-palestra-bar-cibo a tonnellate et voilà, il gioco è fatto.
          E’ l’illusione di essere ricchi, pigri, serviti e riveriti almeno per una settimana nella vita che li spinge a questo tipo di vacanza, IMHO.

          • Corrado il Primo Corrado il Primo risponde:

            Non mi piace generalizzare ma, effettivamente certe situazioni attirano il cafone e d’altronde da qualche parte devono pur andare. Quel che è inconcepibile sono le “cafonalizzazioni”. Intendo quelle situazioni dove il cafone non andrebbe ma si fa di tutto per attirarlo (pecunia non olet). Esempio perchè certi villaggi di alta montagna devono riempirsi di discopub ? Ho che senso hanno i villaggi vacanze all inclusive in località storiche ?

  8. Tpt Tpt commenta:

    Non solo nei villaggi all inclusive, putroppo. Quello che ho notato è un ritorno al medioevo. Non solo da parte dei cafoni storici. I russi ad esempio li si riconosce quasi al volo. Prepotenze, schiamazzi … per non parlare poi appunto di come si accostano alla tavola.

    E se un tempo se volevi raggiungere una località piu’ o meno esotica ed evitare questo tipo di personaggi bastava recarsi in hotel o villaggi dove parlare la lingua inglese era d’obbligo (ed ecco che la Pinuccia di San Donà di Piave e Santuzzo di Boscotrecase non ci si recavano di certo, perchè esigono la pastasciutta ed in quei luoghi non era al dente …) ora dove non trovi gli italiani cafonazzi ci pensano appunto i russi ad esempio e non solo loro.

    Piedi sfilati dalle immancabili infradito che fanno il piedino alla biondona al seguito mentre a te passa la fame, buffet che nel giro di breve tempo si trasformano in una Waterloo di cucchiai infilati nelle vivande sbagliate e di sbrodolamenti di ogni tipo.

    Nelle nostre riviere come all’estero putroppo. Ho conosciuto un albergatore che aveva accettato di ospitare una comitiva di pensionati laziali e che dopo due giorni ha creato per loro un buffet a parte per evitare appunto simili situazioni.

    Ma chi caccerebbe fuori da un ristorante chi non si comporta con educazione? Vero, pecunia non olet, ma chi sa comportarsi in mezzo alla gente finisce con lo scappare. Non so quanto questa politica quindi paghi in via definitiva.

    Certo, non tutti si possono permettere il Four Seasons per avere garanzia di non incappare in simili personaggi.

  9. dtm dtm commenta:

    ragazzi ma siam pazzi?!? (cit)
    bere una birra e mangiare un panino per strada diventa reato?!? dovrebbe esserlo lasciare bottiglie in giro e sporcare il suolo pubblico, se il problema è la decenza.
    allo stesso modo sono idioti i seguenti divieti: tutti quelli di eraclea, il divieto di fumare (basta l’educazione – e non sono fumatore), il divieto degli zoccoli, di litigare, baciarsi in auto (cribbio! c’è il reato di atti osceni in luogo pubblico!), parlare con le prostitute.
    è vero che i divieti al nord sono fatti spesso contro gli immigrati: i ricchi vanno a bere e mangiare al bar, i meno abbienti (quasi tutti immigrati) vanno al parco. in questo modo non si tiene solo pulita la città ma si evitano gli assembramenti di questi uomini con la pelle di colore diverso dal nostro.
    “via di qui, sporco negro”.
    paesi civili una beata fava.

  10. appro appro commenta:

    ho letto la serie di divieti . non soltanto ne approvo 80% ma sostengo che non sono bastati per avere delle città + pulite ,dei monumenti senza grafitti , delle spiagge decorose, delle strade dove la gente non butta le sigarette dalla macchina,ecccc….
    dunque non fatte finta di non vedere la realtà . io non ho mai pagato una multa , rispetto i divieto di sosta, il limite di velocità eccc..
    ma sopratutto RISPETTO ME STESSO

    • Vandalizzare i monumenti, sporcare le spiaggie, buttare le sigarette dalla macchina, etc etc… sono tutti comportamenti GIA’ sanzionati per legge dallo stato.
      Questi ulteriori divieti sono solo frutto del disgraziato decreto di Maroni del 2008 che ha delegato ai sindaci il potere di emettere ordinanze da supersceriffo per “difendere l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”.
      Poi, se il sindaco è un mentecatto demente, vieta di sedersi, di mangiarsi un panino, di bere una birra, di passeggiare con gli zoccoli, di costruire castelli di sabbia…
      Quelli intelligenti vietano di asportare sabbia e conchiglie, l’accattonaggio, gli schiamazzi, i giochi molesti e pericolosi…

      Quasi mai una norma generale è stupida. Molto spesso, però, stupidi, inetti e in malafede sono quelli chiamati ad applicarla nei casi particolari.

      • Spiagge senza “i”, ovviamente. Sorry. 8-)

      • Piermario Piermario risponde:

        In realtà anche una norma generale può essere stupida. Nel caso specifico stupida e irrispettosa del valore della libertà personale è la norma che ha esteso in modo sconsiderato il potere di ordinanza dei sindaci, permettendo l’introduzione di questi ridicoli divieti.

        • Tpt Tpt risponde:

          Non in linea generale: non era balzana a mio avviso l’idea per cui in alcuni luoghi fosse necessario vietare comportamenti che in altri luoghi sarebbero passati se non poco fastidiosi, addirittura inconsueti. Perchè mai vietare a Milano cittä l’uso degli zoccoli e perchè vietarlo in un luogo turistico? Perchè in città nessuno cammina per le strade del centro facendo clap, clap …. mentre lo stesso identico runore se provocato da tanti turisti sotto le finestre di chi riposa in un piccolo paese di una località turistica durante le ore del riposo pomeridiano (durante la propria vacanza) puo’ arrecare disturbo. Tante volte ci lamentiamo per leggi assurde: lo sono in quanto applicate in luoghi dove non hanno senso di essere promulgate. Trovo l’idea di Maroni tutt’altro che balzana. Poi ci sia qualche sindaco fuori di testa è fuori di alcun dubbio, ma che ogni territorio debba sottostare ad identiche leggi quando in alcuni luoghi possono essere finanche vessatorie mi pare parecchio borbonico. L’idea mi piace fatto per inciso siano da evitare alcune storture.

        • Corrado il Primo! Corrado il Primo! risponde:

          Scusa Piermario ma: perchè?
          Perchè lìha fatta Maroni che ti sta antipatico?
          Il fatto che un Sindaco, che dovrebbe conosce il suo territorio e ne dovrebbe conoscere le particolarità e le esigenze, possa fare leggi e norme specifiche per tutelarlo e per tutelarne i cittadini cosa ha di sbagliato?

          Nel caso il Sindaco emetta norme stupide verrà punito direttamente dai suoi concittadini alle elezioni.
          Perchè si parte dal presupposto che i sindaci siano fessi e imposti dai Marziani ???
          Nel malaugurato caso che il Sindaco sia un fesso e la popolazione pure, vorrà dire che le ferie in quella località non le farà più nessuno e chi è causa del suo mal pianga se stesso.

          • Tpt Tpt risponde:

            Ecco, cosi’ hai espresso esattamente il mio pensiero … sopra mi ero un poco ingarbugliata …. :-(

            Il concetto voleva essere il medesimo.

          • Piermario Piermario risponde:

            A dire il vero Maroni non ha inventato molto, ma si è limitato a dare veste di formale legittimità ad un trend – a mio avviso negativo – già in atto.
            Per natura e formazione sono abituato a valutare freddamente il dato normativo e quindi la categoria dell’antipatia non trova applicazione.
            In sintesi, quello che c’è di sbagliato è questo.
            Da un punto di vista concettuale, l’argomento della maggior conoscenza del territorio etc. etc.:
            i) si basa su una prima premessa indimostrata: la vicinanza non comporta necessariamente conoscenza e l’adozione di decisioni efficienti, anche su materie apparentemente banali, può richiedere analisi anche molto complesse che strutture semplici come i Comuni – specie i piccoli – semplicemente non sono in grado di fare (ad esempio: quanti Comuni basano i loro provvedimenti su una seria analisi dei flussi turistici o migratori e quanti invece procedono affidandosi a percezioni del tutto ’spannometriche’?; quanti compiono una seria analisi costi-benefici prima di adottare certe misure?);
            ii) si basa su una seconda premessa erronea: non necessariamente esiste una sanzione politica efficace per la singola decisione sbagliata (i cittadini non possono cacciare il sindaco perché ha preso una decisione cretina, ma al massimo sono chiamati a decidere, con cadenze periodiche, sul rinnovo dell’amministrazione; in questa decisione entrano tanti parametri e l’elettore è costretto a condensare tutto in un solo giudizio: se penso che il candidato alternativo rischi di risultare complessivamente peggiore di quello che ha preso la decisione sbagliata mi terrò quest’ultimo e la cappellata commessa non troverà sanzione);
            iii) prova troppo: se fosse vero, dovrebbe trovare applicazione in tutti gli ambiti del diritto;
            iv) contiene un principio antidemocratico, nel momento in cui consente ai sindaci di prendere decisioni che valgono anche per soggetti che non sono da loro amministrati (consentimi: se io, non residente, mi trovo per caso a Pietralunga di Sotto e vengo multato dal vigile perché sto consumando un gelato seduto sulla panchina della piazza, me ne importa una beata fava di cosa pensano in materia i pietrasottesi e se per caso loro sono entusiasti di questa misura, mi incazzo e basta);
            v) contiene un principio illiberale, perché consente ai sindaci (che non sono necessariamente fessi o furfanti, ma sono pur sempre solo amministratori) di dettare norme che incidono sulla sfera dei diritti civili e delle libertà, e ciò al di fuori delle garanzie del procedimento legislativo.
            Dal punto di vista applicativo, si osserva che queste misure, il più delle volte:
            a) si sovrappongono in maniera inefficiente con norme generali già esistenti e che niente e nessuno vieterebbe di applicare in modo elastico in relazione alle diverse circostanze di tempo e di luogo (nessuno vieta ad esempio di ricostruire la fattispecie di disturbo della quiete pubblica in modo diverso a seconda che ci troviamo a Milano o nel paesello dove i vecchietti vanno a letto con le galline);
            b) pongono problemi di conoscibilità del precetto (torno all’esempio di sopra: perché mai, se non sono del paesello, dovrei essere tenuto a sapere che i pietrasottesi non vedono di buon occhio i consumatori di gelato?);
            c) pongono problemi di ingiustificata disparità di trattamento fra i cittadini (pensiamo a due paesi contigui e, in ipotesi, con problemi uguali, ma con sindaci che la pensano in modo diverso: un medesimo comportamento in un posto sarà vietato e nell’altro permesso, senza apprezzabile ragione);
            d) pongono problemi di rispetto del principio di proporzionalità per ciò che riguarda le sanzioni fissate, che appaiono spesso ingiustificatamente elevata rispetto alla rilevanza obiettiva della condotta.
            In conclusione: non è che una certa legge mi risulta antipatica perché l’ha “fatta” Maroni, ma è Maroni che rischia seriamente di diventarmi antipatico nel momento in cui partorisce o sponsorizza leggi del menga.

            P.S. Chiedo scusa per la lunghezza eccessiva. E soprattutto chiedo scusa agli abitanti di Pietralunga di Sotto, nel caso in cui questo paese, il cui nome mi sono inventato, dovesse realmente esistere! :)

          • Corrado il Primo! Corrado il Primo! risponde:

            Piermario secondo il tuo ragionamento tutti i paesi federali (tanto per citarne alcuni: Belgio, Spagna, USA, Germania, Svizzera e UK) sono ingovernabili o degli inferni, anzi secondo il tuo ragionamento è tutto ingovernabile (confessa che sei un parlamentare italiano :-) ).
            Se è indimostrabile che il Sindaco di per dire Vipiteno conosca meglio il territorio di gente che sta a Roma allora lasciamo stare. Poi di che flussi migratori ed analisi statistiche c’è bisogno per vietare alla gente di bivaccare sui monumenti? E secondo te le analisi dettagliate per Dervio o Poggio Marino le farebbero a Roma? Campa cavallo!
            Esistono dotti studi scientifici a favore della decentralizzazione delle competenze ed in generale i paesi di piccole dimensioni sono (almeno in Europa) anche quelli dove c’è più ricchezza e migliore distribuzione delle risorse.
            Infine last but not least preferisco (legge sbagliata per legge sbagliata) centomila volta quella fatta dal mio sindaco eletto direttamente nel territorio.

          • Piermario Piermario risponde:

            Ecco, si appunto, esistono fior di studi che partono da un concetto semplice: quello di dimensione ottimale (dell’aera federata, intendo). E tanto per dirne una mi sa – mi sa tanto – che Roccacannuccia, (o il Molise, se guardiamo alla dimensione regionale) non rientrano tanto nel concetto.
            Inoltre, le analisi costi-benefici si fanno per cercare di prevenire (perniciosi) effetti inintenzionali di decisioni che – signora mia! – sembravano tanto carucce e di buon senso quando sono state assunte. E poi – destino crudele! – sono spariti i turisti, o le badanti, o i mangiatori di gelato…

          • Corrado il Primo! Corrado il Primo! risponde:

            Piermario se le decisioni prese dai sindaci risulteranno sbagliate i sindaci le cambieranno se vorrano essere rieletti o la gente voterà un altro sindaco per farle cambiare. Cosa c’è di strano da capire? Al tuo paese avete ancora il podesta ?

          • Piermario Piermario risponde:

            Ti rinvio al mio intervento di sopra, se lo vuoi leggere.
            Good night, and good luck.

          • Corrado il Primo! Corrado il Primo! risponde:

            Lo letto, ma lo trovato insensato e ti ho anche risposto (cercando di sintetizzare): in tutto il mondo “civilizzato” i sindaci hanno anche queste competenze (e con ragione aggiungerei) perchè in Italia dovrebbe essere la fine della democrazia? Va bé.

  11. Tpt Tpt commenta:

    A prescindere che non c’è nulla di piu’ fintamente non razzista di considerare tutti gli immigrati come persone di colore.

  12. [...] a te sto bene ma non so dire perché. 4 – L’Italia è una Repubblica fondata sul divieto, eccovi la mappa 2010 del nonsipuotismo nazionale. 5 – Napoli è la città più economica d’Italia, Brescia con il [...]

  13. Paolo Pedrocchi commenta:

    Eccessivi divieti! Siamo il paese dei DIVIETI !

  14. un anno dopo un anno dopo commenta:

    vietato il lancio di riso, sposini multati

    Trapani, 19 lug – Una coppia di sposi di Castelvetrano, appena rientrati dalla luna di miele, ha avuto notificata una contravvenzione di 35 euro, elevata dalla polizia municipale, perché il giorno delle nozze amici e parenti han lanciato riso e petali di rose all’indirizzo degli sposi, sporcando il basolato. A vietare il lancio di riso e fiori è un’ordinanza (pdf, anche se l’art. 8 vieta di spargere riso, coriandoli, confetti ed altro all’interno dei locali utilizzati per la cerimonia, ndr) del sindaco Giovanni Pompeo.

    dal giornaledisicilia.it


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