Liveblog Striscia la Notizia | Enzo Vizzari cucinato da Livia Iaccarino
Che fa Striscia stasera? Ha forse intenzione di guastare qualche festa? Seguiamoli in diretta:
Ore 20:40 | Inizia la puntata con un accenno al divorzio di Berlusconi (oh, solo un accenno, mi raccomando)
Ore 20:53 | Max Laudadio è andato al Ristorante Don Alfonso di Sant’Agata sui due Golfi (NA).
Ore 20:54 | Finalmente Striscia rivela il suo bersaglio: le guide del Gruppo Espresso.
Ore 20:55 | Livia Iaccarino del ristorante Don Alfonso annuncia una “diffida” nei confronti della Guida Ristoranti d’Italia dell’Espresso, curata da Enzo Vizzari. Don Alfonso non deve più essere giudicato dalla guida.
Ore 20:56 | Livia Iaccarino accusa Enzo Vizzari di non essere “chiaro e trasparente” nei giudizi, e di limitarsi a valutare la cucina.
Ore 20:57 | Tutte le guide ai ristoranti si sono comportate male nei confronti del maestro Gualtiero Marchesi, uno dei cuochi più famosi d’Italia.
Ore 20:57 | Enzo Vizzari manca di etica professionale, sostiene Livia Iaccarino, in quanto gestisce a suo piacimento gli spazi pubblicitari delle diverse guide del Gruppo (ristoranti, alberghi e vini). Su questo punto la ristoratrice napoletana non è chiara, dalle sue parole si intuiscono brogli pubblicitari.
Ore 20:59 | La seconda bordata riguarda Licia Granello. Nell’articolo sui cuochi spagnoli pubblicato domenica scorsa da Repubblica, la giornalista ha volutamente evitato di citare Striscia la Notizia, che ricambia con pesanti allusioni. Cosa avranno voluto dire Ficarra e Picone parlando di giornalista con gli “additivi”?
L’imprevisto sviluppo dell’inchiesta “Fornelli polemici,” fa pensare a un regolamento di conti tra Mediaset e il Gruppo Espresso. Mi chiedo, devono farlo proprio in cucina?








dalla recensione 2009: anonima zuppa di asparagi e zenzero con scampetti o impersonali fettuccelle con bottarga e cozze.
voto 16.5
lunga vita al Direttore Vizzari.
Una cosa mi lascia sempre più perplesso: gli intervistati, e in particolare la signora Iaccarino, guardano in faccia Laudadio? Lo vedono come sgrana gli occhi e annuisce, o nega, sottolineando i passaggi con stupefatta idiozia, muovendo il capo? Non sembra loro un maestrino che mette le parole in bocca al piccolo allievo? Come possono interloquire con uno che sembra nemmeno ascoltare, nè capire cosa dicono? Non si sentono dei pupazzi? Insomma è solo mia l’impressione che l’intervistato reciti un copione, con farina sì del suo sacco, ma passato al vaglio di Ricci e compagnia?
La seconda cosa: i conduttori continuano a ripetere con enfasi provocatoria, di essere lì a disposizione per ogni osservazione. Finora non s’è sentito, nè visto nessuno: o nessuno li considera , anche tra i citati malevolmente, o loro non concedono alcuna possibilità di replica.
Infine: tirare dentro Gualtiero Marchesi non mi è sembrato un bel gesto da parte della signora Iaccarino. Non credo gli abbia fatto un favore.
Non importa se sia vero o no. Ormai il messaggio che Vizzari e il Gruppo Espresso sono degli imbroglioni é stato lanciato. E si, la Sig.ra Iaccarino non ha digerito il fatto che le sue tagliatelle non siano piaciute a Vizzari. E cosí, invece di denunciare (e provare in sede legale) l’impostore e tutto il gruppo per tutti questi imbrogli, decide di liberarsi del cosiddetto sassolino in TV. Io vorrei solo dire una cosa alla Iaccarino: VERGOGNA!
Non concedono replica. Non citano nenahce le eventuali lettere di protesta. Oltretutto il blog di Laudadio non riporta i dissensi. E a dirla tutta anche un mio messaggio a Aldo Grasso sul sito del Corriere non è mai stato pubblicato.
A me la cosa a questo punto dispiace fino a un certo punto. Striscia andava da subito “protestata” per il servizio ignorante e diffamatorio.
Gli chef e i giornalisti che potevano farsi sentire hanno badato al loro orticello.
Adesso siamo in balia delle pecore carnivore.
La signora Iaccarino, tra l’altro e’ titolare di un ristorante famoso, perche’ non sbriga le sue beghe con Vizzari in tribunale?
Ammesso che ci sia un reato.
Pensa che andando a Striscia a diffamare Vizzari ha fatto un buon servizio alla ristorazione italiana? Ho visto il video su youtube, immagino che alla signora Iaccarino interessino moltissimo i giovani che non sanno piu’ come fare ad aprire un ristorante e la colpa e’ chiaramente di Vizzari.
Sempre piu’ allibito, ma come avete visto Striscia non e’ gestita da cretini, quando il molecolare non tira piu’ sono bravi a girare le carte in tavola e anche questa volta mi pare ci siano riusciti.
Io trovo vergognoso questo discorso da “siamo ai top ten di tutte le guide, ergo se Vizzari non ci mette in testa c’è una truffa”. Ma la libertà di opinione? Cosa si pretende, che le guide siano tutte uguali, con giudizi concordati tra i direttori? Insomma, è un discorso che si può fare con chiunque giudica e va fuori dal coro, ma gli Iaccarino sono intoccabili e bisogna dire che sono dei geni?
Peccato, ho sempre desiderato andare da loro e prima o poi pensavo che lo avrei fatto. Adesso non sono più molto sicuro…
Colinmckenzie, ragioniamo con le nostre teste invece di farci tirare la giacchetta di quà e di là. Secondo me dovresti andare a mangiare dagli Iaccarino e farti una tua personale opinione. Quello che conta è il nostro parere, quello di clienti che pagano. Per quanto mi riguarda Striscia non mi influenza su come/dove spendo i miei soldi e tantomeno mi influenzano le considerazioni di un ristoratore. Andiamo, mangiamo, paghiamo e commentiamo. Questa è e deve rimanere la forza del cliente. Vai dagli Iaccarino, non potrai trovarti che bene.
Ehm, io stavo ragionando con la mia testa, riflettendo sul fatto che dare dei soldi a chi si scaglia contro la libertà di espressione non mi fa impazzire. Soprattutto a chi si fa usare durante una polemica assurda contro la ristorazione italiana di prestigio che fa male a tutto l’ambiente.
Poi, non ho detto che non ci andrò, solo che la voglia è diminuita, tutto qui. Ragionando con la mia testa
provi a fidarsi di me: legga il mio racconto su una visita fatta la sera dell’inaugura
scusate: è scappato ildito.. dicevo legga il mio racconto su una visita fatta il giorno dell’inaugurazione della stagione 2009, che ho scritto sul forum ristoranti del gambero rosso e si faccia un’idea. deve assolutamente andare e se ne fotta di tutti. quella è una famiglia stupenda e starà benissimo, a meno che si metta una maschera con la faccia di vizzari:-))
Ma non dubito che dagli iaccarino si mangi e si stia benissimo. Mi lascia perplesso, lo ribadisco, l’idea di dare soldi a chi ha atteggiamenti del genere. Spero che adesso non arrivi l’ennesimo che mi deve dimostrare che si mangia bene dagli Iaccarino, grazie ho capito
A proposito dell’articolo di Licia Granello, mi sembra opportuno ricordare che nella seconda pagina, è stato pubblicato un fondo di Quique Dacosta, cuoco di Denia (Valencia), tra i più affermati nel mondo. Le sue parole, le sue idee, se applicate o riproposte in Italia, spazzerebbero tutte le polemiche, farebbero educazione e vanificherebbero ogni Striscia possibile. Certo ci sarebbero detrattori o pareri discordi, ma credo che in Italia un “sistema cucina” come quello non esista, e forse mai esisterà, nella patria del campanilismo. Ho copia-incollato l’articolo, sperando di fare cosa gradita.
AVANGURDIA AI FORNELLI
di Quique Dacosta
Una classifica internazionale, un grande risultato:
quattro ristoranti spagnoli nei primi
dieci. Certo, non sono io a dover dire se
la lista sia o meno corretta: tutti sappiamo che la
cucina, i cuochi, i ristoranti, la degustazione di un
pasto sono qualcosa di puramente soggettivo e indiscutibilmente
sensoriale, costruito su percezioni
e gusti molto personali. Però sta di fatto che la cucina
spagnola — a livello nazionale e mondiale —
sta vivendo un momento unico e storico.
In Spagna si sono riunite tre generazioni di cuochi.
Già si intravede una quarta, che tra meno di
cinque anni traccerà linee di lavoro molto importanti
e differenti. È un elemento fondamentale e
forse questo rende la nostra cucina più forte e plurale
di tutte.
Fra i grandi di Spagna eletti nella Top World Restaurant
ci sono differenze di età di una decina
d’anni, più o meno. Juan Mari Arzak ha sessant’anni.
Ferran Adrià poco meno di cinquanta,
Juan Roca ha poco più di quarant’anni, Aduriz poco
meno. Tra tutti loro, tra tutti noi, è avvenuta una
saldatura, una specie di patto, che ha finito per
coinvolgere tutto il Paese, dal contadino al notaio.
Abbiamo capito che la cucina d’avanguardia — la
parola “molecolare” è fuorviante e non la uso volentieri
— sta diventando un’icona, un modo di
identificare una nazione intera e di far salire sensibilmente
il Pil, che significa maggior ricchezza per
tutti. Oggi, un turista su quattro viene in Spagna
per il piacere del cibo. Fantastico, no? Questo non
significa che non esistano invidie e gelosie. Ma
quando vince Nadal, quando vince Alonso, quando
vince una delle nostre squadre, è un bene per
tutti, non di uno solo. Un concetto che ci hanno insegnato
i nostri padri, e che per fortuna abbiamo
mantenuto ben vivo.
Con l’aiuto del governo catalano e di uno sponsor
intelligente abbiamo messo in piedi un progetto
incredibile. La Fondazione Alicia è un istituto
che si occupa di cibo a trecentosessanta gradi,
dalla ricerca alla divulgazione. Qualsiasi cuoco
spagnolo abbia una richiesta — approfondire la
conoscenza di un ingrediente, il rapporto tra cibo
e malattie o la semplice sperimentazione di nuove
cotture — le porte della fondazione sono sempre
aperte. Ormai arrivano cuochi, dietologi, biochimici,
insegnanti da tutto il mondo!
Per questo fatico a comprendere le divisioni
che squassano la cucina italiana, oggi importante,
solida e forte come mai. Quando in Italia tutto
il movimento della cucina d’autore remerà in una
sola direzione, sarà senza dubbio il migliore del
mondo.
Intanto, io, Quique Dacosta, ristorante El Poblet
di Denia, paesino della regione di Valencia, 61° nella
classifica stilata a Londra, vi invito a venire dalle
mie parti, ad assaggiare la mia cucina, a godere del
mio locale e della mia brigata. È l’unico modo che
ho per mostrarvi la mia opera, farvi sentire la mia
passione e il mio progetto di vita, che è la cucina che
faccio e dove la faccio.
Il titolo esatto è: Avanguardie ai fornelli. Mi scuso, “avangurdia” non significa nulla, nemmeno in spagnolo:-)
Grazie Fabrizio,
molto interessante
Bravo Quique, non solo sa scrivere bene ma rende anche perfettamente l’idea di come, all’estero e non solo nel comparto enogastronomico, continuino a guardarci, scuotere la testa, non capire come sia possibile tutto quello che sta accadendo.
[...] Ristoranti d’Italia dell’Espresso, che ieri, durante Striscia la Notizia, è stato accusato da Livia Iaccarino, proprietaria del ristorante Don Alfonso di Sant’Agata sui due Golfi (NA), [...]
Oggi è toccato a Paolo Marchi, ragazzi..avanti il prossimo!
Notarella di colore:
stavolta il socratico Bonilli, comunque sia sempre un pezzo avanti, ha leggermente toppato…
L’intervista che non è andata in onda suppongo che sia quella di cui si parla anche qui.
Ma ora che le guide ai ristoranti più note le hanno fatte a pezzi un po’ tutte, le conclusioni quali dovrebbero essere? Boh!
“Guida ai ristoranti d’Italia 2010″, curatore (inserire nome a caso), edizioni Mondadori
Mi spiace cancellare la tua nota di colore Costabrava.
La prima intervista quella del 28 Aprile, fatta ad Ernesto Iaccarino, non è andata in onda proprio come aveva previsto Bonilli. Quella a Livia Iaccarino è stata registrata ieri mattina 4 maggio a Milano.
Pazienza… giusto così:
vorrà dire che stavolta, me la canto da solo
Costabrava, i miei figli ti vogliono conoscere
)
))
)
Secondo me quelli di Striscia hanno assicurato assistenza legale.
Ho appena visto intervista di Silvana PArodi Stazio, segnalata da Tom Farina su Fazzabù e sono abbastanza basito, ecco.
E a noi pochi tapini, senza Fazzabù amici, lesini il link?
Vabbé dai, non terrò il broncio… riascoltiamo quindi assieme,
l’altra campana:
Caprigliola è un delizioso borgo tra Aulla e Santo Stefano Magra, che va visitato per le suggestioni che regala a patto di evitare il suo ristorante blasonato. Non che da Parodi i piatti siano cattivi, non foss’altro perché il mare è autentico; è tutto il resto che non funziona, soprattutto la sorpresina del conto. Per mangiare e bere sono disposto a pagare anche cifre folli, però voglio deciderlo io, in anticipo, e non il ristorante a posteriori. Sì perché Parodi Giuliano (in cucina sua moglie Silvana) non solo non mostra mai uno straccio di menu con i prezzi (cosa che dovrebbe fare per legge), ma quando glielo si fa notare se ne esce con uno scandaloso “le ho forse fatto spendere troppo?”. Un mito: discorsi su discorsi sull’Italia abbandonata agli stranieri, sull’italiano che fatica ad andare al ristorante e sui ristoratori che faticano a riempire i tavoli, e in provincia di La Spezia c’è uno stellato Michelin (vergogna!) che chiede quello che gli pare, immagino in base ai coperti (meno sono più si paga?) e all’immagine che emanano i clienti (mangioni=spendaccioni?). Quattro persone, stesso numero di piatti ognuno: tre antipasti tra il discreto (salati gamberi avvolti nel lardo croccante) e il buono (tortino di polpo e patate, zappetta di moscardini); un buon secondo (gamberi rossi all’ischetana, dentice ai porcini e sampietro con petali di cipolla di Tropea) e un dessert (tutti banali, sorvolo). Nei bicchieri uno champagne rosé allo stesso prezzo, lo stesso a parole, del Ferrari Rosé, ordinato ma esaurito (per davvero o ad arte?). Morale, per un “pasto a prezzo convenuto”, una spudoratezza perché subìto e non certo convenuto, 135 € a testa. A parte che se si chiede di assaggiare i tre antipasti elencati a voce, non si portano tre porzioni intere ma si calibrano le dosi a mo’ di menu degustazione, attendo ancora di sapere quali fattori concorrono a formare questo totale da barzelletta. Ma anche davanti al conto più limpido di questo mondo, me ne sarei uscito lo stesso di pessimo umore per l’untuosità del patron, uno che definisce i suoi piatti “prelibatezze con baciamano”, che chiede gli siano “palesati” i nostri gusti (e perché lui non palesa i suoi prezzi?), uno a cui chiedi dei fughi alla genovese e ti risponde sprezzante “no, mia moglie non è genovese”, salvo poi portarti una quasi cruda millefoglie di patate e porcini. Su tutto, uno che parla un mellifluo, delirante italo-francese, salvo dare disposizioni in cucina con uno schietto timbro ligure. Come direbbe Totò, ma mi faccia il piacere… pernacchia, maestrooo.
Costabrava, grazie per il memento; ricordavo questa grandiosa rece di Marchi, ma non avevo collegato i nomi. Che incredibile regolamento di conti.
L’eco della stroncatura di Marchi causa conto esagerato e nessun menu scritto si trova anche qui:
http://www.identitagolose.it/newsletter/79.php
Del Ristorante Parodi a Spezia si erano perse le tracce da tempo: tipico ristorante “cuisinario” anni 80, da circa venti anni si è trasferito a Caprigliola, rilevando la Locanda del Castellano. Mai più sentito parlare: apprendo che esiste.
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