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Domani apre Excelsior Milano. Un grande magazzino di fascia alta, così alta che in Italia ancora non c’era nulla di simile. Poteva mancare, all’interno del grande edificio milanese ristilizzato dall’archi-star Jean Nouvel, un progetto dedicato al cibo con protagonisti e modalità tali da rendere necessario qualche ragionamento? Percaritaddiddio, non siamo certo ai livelli dei big retailer interplanetari. La storia di Lafayette o il blasone di Fortnum&Mason sono lontani da noi, tuttavia bisogna ammettere che i nostri due primattori nel comparto grandi magazzini, ovvero La Rinascente e Coin si stanno impegnando per far sognare quei clienti che non considerano affatto decotta la loro modalità di vendita.
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Coin in particolare sta mettendo sul campo cose poco comuni per il settore: nuove idee. In principio fu Oviesse, marchio che eufemisticamente definiremo impolverato. La cura-Coin è consistita nel cambio di marchio (da Oviesse a OVS industry) e nella modifica del posizionamento e del ruolo. Fatturato-per-metro-quadrato impennato in pochi mesi con conseguente resurrezione per una catena che sembrava defunta: l’ultima campagna pubblicitaria, per dire, l’hanno affidata a Scott Schuman, il creatore del clebre blog The Sartorialist. Per la serie, più chic di così è impossibile.
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Poi le attenzioni del gruppo veneto sono passate a Upim, altra realtà che definire stanca era un complimentone. E’ nato così il concetto Upim Pop, centri commerciali a immagine e somiglianza dei mostri-da-tangenziale, ma più piccoli, più a misura di cliente e collocati dentro la città. Solo a Roma ne hanno aperti sei, riportando la gente in magazzini che prima del restyling fatturavano meno di un fast-food.
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Messi in carreggiata i marchi del gruppo che presidiavano l’area popolare del mercato e in attesa di trovare ancor maggiore vocazione per i magazzini dedicati alla fascia media (precisamente gli store griffati Coin), il gruppo ha deciso che non ci stava a lasciare scoperta la fascia alta del mercato. Da qui a concepire il nuovo marchio Excelsior Milano il passo è stato breve. Prendi uno spazio clamoroso, un ex cinema abbandonato (l’Excelsior, appunto) di 4000mq. Prendilo nella strada più centrale della città, quel Corso Vittorio Emanuele che collega Duomo e San Babila. Affidalo ad un architetto-icona che mai prima d’ora aveva progettato nulla per Milano e poi riempi questo gioiello disegnato da Jean Nouvel con ogni ben di dio dal punto di vista della moda, del design e… del cibo.
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Insomma, hanno provato –- a tratti riuscendoci — a proporre un selected multi-store, il primo in Italia, raggruppando ciò che Coin riteneva il meglio in ogni settore. Per i profumi c’è L’Olfattorio. Per i gioielli c’è Tiffany. Per la patisserie c’è Ladurée che qui tenta di bissare il fragoroso successo del primo negozio a Milano. Per la selezione del fashion ci si è affidati ad Antonia Giacinti. Per il cibo, e veniamo a noi, Coin non si è affidata a Eataly –come per il magazzino di Piazza Cinque Giornate- ma ha virato sulla quasi omonima Eat’s, realtà veneta con grande negozio in quel di Conegliano che a questo punto tenta il grande salto. Due i piani tra somministrazione e foodstore, guest-chef ogni mese a immaginare il menu del ristorante (si parte, chettelodicoaffare, con Davide Oldani). Una proposta golosa che si declina su tre piani: fastfood di qualità, takeaway per chi vuole portarsi a casa tutto il buono di Eat’s o più normalmente ristorante “slow”. I rapporti di Eat’s con aziende e distributori permettono tra l’altro una politica dei prezzi che farà contenti i clienti, ma provocherà qualche sopraccigliamento tra i dirimpettai de La Rinascente, orgogliosi della loro foodhall fino a domani –- data di apertura al pubblico di Excelsior — monopolista della zona.
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La sfida più interessante sarà comunque quella di Eat’s contro se stesso e ‘contro’ il mercato. Si tratterà di analizzare, infatti, se in Italia ci sia o non ci sia spazio per una nuova realtà che proponga supermercati di alta classe. Col malcelato obbiettivo di non lasciare a Oscar Farinetti l’assoluto monopolio del settore. Un successo milanese, dopo l’ottima partenza con lo store di Conegliano, potrebbe infatti incoraggiare i veneti ad ipotizzare aperture in altre città italiane, non solo in associazione con il marchio Excelsior Milano (già pronto a bissare a Verona), ma anche in modalità indipendente.
[Crediti | Link: Corriere, Lafayette, Fortnum&Mason, The Sartorialist, Eat’s. Immagini: Laurenzi Consulting]