Pane e bugie. Poco il pane


Inizio con una critica, anzi due. La prima è rivolta a me stesso, che ho attaccato Dario Bressanini con foga esagerata. Un modo che non ha aiutato a capire la verità. Allora abbassiamo i toni e vediamo di capirci qualcosa in più. Nel suo libro, Bressanini ha attaccato il mondo dell’agricoltura biologica. Ciò che mi fa rabbia è che la pugnalata sia arrivata a freddo, portando a sostegno della sua tesi (il cibo biologico non nutre più del convenzionale) una ricerca discussa e per molti versi lacunosa. Che l’attacco al mondo del biologico abbia trovato sostenitori anche tra i commentatori di Dissapore, mi ha poi mandato su tutte le furie. C’è qualcosa che non va, mi sono detto. Ci sdilinquiamo davanti alle uova di Paolo Parisi e facciamo follie per il riso Acquerello, poi accogliamo il libro di Bressanini come fossero le tavole della legge? A vederla bene, la politics di Dario è quanto di più lontano dalla filosofia di un normale gastrofanatico in quanto tale, ma vabbeh, è stato sdoganato tra i foodies un fautore delle colture intensive nonchè tifoso dell’agroindustria. Questa, se non si è capito, è la critica faccio io ai lettori di Dissapore: dov’è finito lo spirito critico dei nostri occhiuti gastrofanatici, pronti a sbranarsi per una mozzarella di bufala? Perchè tanta incondizionata fiducia? Torniamo allora al libro di Bressanini.

Il biologico non nutre di più
È il capitolo del libro “Pane e bugie” che Bressanini ha pubblicato sul suo blog. In poche pagine demolisce l’agricoltura biologica, usando come piccone una ricerca della Food Standard Agency, l’ente che sovrintende alla sicurezza alimentare in Inghilterra. La ricerca, uscita l’anno scorso, è in realtà una peer review, ovvero la selezione delle ricerche più significative pubblicate nel tempo su un certo argomento, selezionate secondo criteri prestabiliti. Nel merito quella inglese, voleva stabilire se gli alimenti biologici fossero più o meno nutrienti di quelli convenzionali.

Le conclusioni
Degli oltre cinquantamila articoli apparsi tra il 1958 e il 2008, la FSA ne ha ritenuto meritevoli di attenzione solo 55. Analizzando questi documenti la FSA ha concluso che: “il biologico non è più nutriente del cibo convenzionale”. Mica è un’accusa da poco, considerando che aggredisce uno dei due motivi per cui i consumatori comprano il biologico, ovvero “il cibo bio è più buono oltrechè più sano”. Immediatamente, in tutto il mondo esplodono le polemiche e l’ente inglese, accusato di aver manipolato i dati, è costretto ad una serie di precisazioni. Manca tra gli articoli presi in considerazione, una monumentale ricerca commissionata dall’Unione Europea a 34 fra istituti di ricerca e università di tutta Europa, il progetto Qlif.

Il progetto Quality Low Impact Food (Qlif)
Costato 18 milioni di euro e durato 5 anni, il progetto Qlif, tra le altre finalità, doveva rispondere alla domanda: “il cibo biologico nutre più del convenzionale?”. La risposta è stata si, e la differenza è notevole: il 40% in più per i vegetali e addirittura il 90% nel latte. Il cibo bio, inoltre,  presenta più alti livelli di vitamine, proteine nobili e minerali come ferro e zinco. Particolare importante: la ricerca ha indagato tutti i cibi biologici possibili per cinque anni, facendolo “sui campi” di tutta Europa, non ha solo revisionato dei testi accademici. Chi ha partecipato alla ricerca? Ben 15 università (Bonn, Basilea, Kassel, Varsavia, Helsinki) tra le quali l’Alma Mater di Bologna e il Politecnico delle Marche (qui l’elenco completo). A queste si sono affiancati Istituti di ricerca pubblici e aziende private tra le quali l’Italiana Granarolo.

Perchè il Qlif non è stato preso in considerazione?
Ufficialmente i risultati del progetto Qlif non sono state incluse nella ricerca della FSA per questioni di scadenza dei termini. Il rapporto FSA è uscito qualche mese prima, ma già molti risultati erano pubblici. Perchè allora questa plateale esclusione? Alcuni giornali e blog hanno insinuato che la FSA sia troppo sbilanciata a favore delle grandi catene di distribuzione alimentare, un’accusa non del tutto campata in aria. Il direttore della FSA, è stato in passato nel consiglio di amministrazione di importanti aziende alimentari, non è la prima volta che le conclusioni dell’ente inglese sembrano sbilanciate in favore di questa o quella grande industria. Dopo le polemiche, grazie  alla legge sulla libertà  di informazione degli atti pubblici, la FSA è stata costretta a pubblicare tutte le mail e i documenti che riguardavano la ricerca, tra questi il “suggerimento” del direttore ai suoi collaboratori, affinchè fossero “ammorbiditi” i toni contro il biologico.

Si può “truccare” una peer review?
Nel caso in questione è stato abbastanza facile. Il fattore tempo è fondamentale e vi prego di seguire con attenzione un punto che credo cruciale. La ricerca parte dal 1958 e finisce nel 2008. Nel 1958 le colture intensive non avevano ancora impoverito i terreni e, i polli in batteria così come li conosciamo, erano di là da venire. Insomma, era agricoltura a basso impatto ambientale che permetteva alla frutta di avere ancora un sapore. Contemporaneamente l’agricoltura biologica emetteva i suoi primi vagiti e gli studi erano quasi nulli. Col passare del tempo, la differenza tra i nutrienti nel cibo bio e quelli del cibo convenzionale sono aumentate, fino a raggiungere i livelli attuali. Ma se uno considera solo gli studi più vecchi eliminando quelli più recenti, il gioco è fatto: tra alimentazione bio e convenzionale non ci sono più differenze. Questo io lo chiamo “truccare le carte”.

Bressanini fa spallucce
Tutto il mondo ha contestato i risultati della ricerca FSA, tranne Bressanini che, a distanza di alcuni mesi, a polemiche sopite, l’ha riesumata nel suo libro, usandola come cavallo di Troia contro l’agricoltura biologica. Ecco le conclusioni di Bressanini.

“C’è chi l’ha buttata sull’economico: «Il comparto bio è in forte crescita. In questo modo lo si danneggia». Forse, e allora? Da quando in qua la correttezza scientifica si basa sui dati di vendita? Se cerchi di convincere il consumatore a comperare i tuoi prodotti basandoti su messaggi scientificamente non dimostrati ti devi aspettare che prima o poi qualcuno ne verifichi la veridicità. Anche il mercato degli oroscopi e quello dell’omeopatia sono in forte crescita. Forse che uno scienziato non dovrebbe dire nulla che possa danneggiare un settore? Perché non ribaltiamo la prospettiva e diciamo invece che, se si fa credere al consumatore che ci sono dei benefici, ma questi non sono affatto dimostrati dalla ricerca scientifica, si danneggia il consumatore?”

Capito? Qui si paragona l’agricoltura biologica al mercato degli oroscopi! Ma si può? Evidentemente le ricerche di 14 università europeesono carta straccia per Bressanini. Meglio una peer review.

Questa volta, al netto dell’incazzatura, credo di avervi dato le informazioni che servono per formarvi un’opinione. C’è un libro appena uscito scritto da un professore universitario. Un libro dove si dice a chiare lettere che, vista una ricerca dell’FSA, il cibo bio non è più buono e nutriente di quello convenzionale. Esistono le polemiche e 34 università e istituzioni pubbliche che smentiscono platealmente le conclusioni della FSA. Il libro si intitola “Pane e bugie”, il suo autore è Dario Bressanini e da lui, a questo punto, mi aspetterei un chiarimento.




152 commenti a “Pane e bugie. Poco il pane”

  1. gianluca gianluca commenta:

    continuo……
    intervista/dibattito interessante sul ruolo della scienza per l’umanità.

    Michele Trimarchi
    Psicologo, fondatore della neuropsicofisiologia negli anni ’70-’80, presidente ISN (International society of neuropsychophysyology) di Roma.
    (candidato al premio nobel per la pace nel lontano 1986)

    riporto una sua intervista:

    Margherita Hack in un’intervista ha dichiarato che si tende a “demonizzare la scienza” e ha citato al riguardo la paura verso gli OGM. Lei crede che i cittadini abbiano “paura” degli organismi geneticamente modificati?

    Prof. Trimarchi: ”Margherita Hack sa che non è la scienza che viene demonizzata ma l’uso improprio che si fa della scienza per scopi contrari ai fini della scienza stessa.

    Gli organismi non vengono modificati dalla scienza, ma da tecnocrati che pensano di gestire la Natura a proprio uso e consumo con motivazioni che troppo spesso offendono la Logica e l’Evoluzione della Natura.

    La Natura sa come modificare i geni; l’uomo, con il suo empirismo, tenta di farlo e aspetta di vedere i risultati; e tali risultati devono sempre e comunque dare profitto a chi investe danaro su tali manipolazioni.

    Che c’entra la scienza con il profitto, con il potere dell’uomo sull’uomo, quando la scienza dovrebbe produrre conoscenza per tutti?

    Come si fa a non avere paura di organismi geneticamente modificati che vengono resi sterili da tali modificazioni?

    Il buonsenso, o il senso comune, ha in sé una “logica” che spesso sfugge all’intelligenza artificiale con la quale si vanno a modificare organismi evolutivamente perfetti.”

    Lei ha dichiarato “mi viene da sorridere quando ascolto le affermazioni di grandi specialisti come genetisti, biologi, chimici, biochimici, infarciti di un sapere che nega a priori l’intelligenza della Natura e con tali affermazioni decidere il destino dell’ecosistema e dell’intera umanità”, tuttavia è innegabile che la scienza abbia, spesso, “aiutato” la natura stessa. Esiste un futuro possibile in cui la natura e la scienza collaborano senza danneggiarsi?

    Auspico un futuro possibile in cui la scienza possa favorire la Natura senza danneggiarla; e ciò è possibile nel momento in cui gli scienziati scoprono la “sacralità” della memoria genetica di ogni organismo esistente, poiché ogni seme contiene in sé il progetto filogenetico ed ontogenetico della specificità del seme.

    La scienza deve produrre conoscenza e, come tale, avere grande rispetto del Dinamismo e della Logica della Natura.

    Ciò renderà possibile un “dialogo” con la Natura favorendola nella sua opera di fornire a noi umani tutto quello che ci occorre per vivere serenamente. Gli attuali modelli teorici non tengono conto di quella comunicazione dinamica e integrata della “tecnologia” della Natura. E’ per questo che mi viene da sorridere quando si fanno passare i modelli teorici come verità, quando sono soltanto brandelli di verità e non tutta la verità.

    Il discorso è lungo e complesso e non è rispondendo a queste domande che posso esprimere la mia conoscenza di tali processi.

    Io sono uno scienziato che non rompe i “giocattoli” per comprendere come sono fatti, ma li osserva nella loro espressione per comprendere le cause che li hanno prodotti.

    Per il 2050 dovremmo sfamare più di 9 miliardi di persone. Qual è la soluzione?

    Sono tanti anni, ormai che sento fare domande di questo genere. Adesso, addirittura, si ipotizza che nel 2050 dovremmo sfamare più di 9 miliardi di persone. Conosco bene i furbi che pongono questo tipo di domande. Ricordo, tanti anni fa, quando il Club di Roma fece fare una ricerca da cui venne fuori che nel 2000 saremmo stati 6 miliardi di persone e che bisognava ridurre le nascite per evitare la sovrappopolazione della Terra.

    Quanta limitatezza c’è in queste affermazioni!

    Anche attualmente ci sono milioni di persone che muoiono di fame e ce ne sono tante altre che muoiono per eccesso di cibo.

    Invece di porci queste domande, dobbiamo chiederci come mai c’è ancora su questo Pianeta così tanto egoismo da distruggere derrate alimentari piuttosto che distribuirle a chi ne ha bisogno. Forse, perché le leggi di mercato, le organizzazioni nazionali pseudo-democratiche o le multinazionali impediscono il soddisfacimento dei bisogni fondamentali delle popolazioni.

    Chi è che non si sente di affermare che sul nostro Pianeta non c’è abbastanza cibo per tutti? Perché anche quando eravamo 4 miliardi di persone c’erano milioni di persone che morivano di fame?

    Bisogna rispondere a questo tipo di domande se vogliamo risolvere i problemi. Non si può continuare a inventare nuovi problemi, per giustificare azioni contrarie al rispetto per Dignità Umana, senza rispondere ai vecchi, senza rispondere a quelli già esistenti.

    E la soluzione di tutto questo è a portata di mano: educare le coscienze alle Pari Dignità, affinché ognuno impari ad amare il prossimo come se stesso.

    Questa non è una frase fatta, ma è qualcosa di molto importante su cui dobbiamo tutti riflettere, senza continuare a cercare soluzioni astratte che vìolano i diritti fondamentali, non solo degli esseri umani, ma anche della Natura e dell’ecosistema.

    ________________________________

    anche lui è un povero pirla che dice solo cazzate ?!?!

    • bacillus bacillus risponde:

      “La Natura sa come modificare i geni”. “Dinamismo e della Logica della Natura”. “intelligenza della Natura”. “organismi evolutivamente perfetti”.
      Sono solo alcune espressioni di un testo che provoca solo incontrollabili moti intestinali.
      L’idea di una Natura perfetta guidata da uno spirito superiore splendido nella sua magnificenza e nella sua saggezza, appartiene ad una visione della realtà che non ha nulla di scientifico. Certo, è un’idea diffusa, largamente dominante, ma che è frutto di ignoranza su cosa sia la vita, su come funzioni, su come si evolva. Vai a chiedere ad uno di quelli perché esiste la vita e perché è fatta così e ne verranno fuori castronate inenarrabili.

      Poi, sai, c’è gente che si sente felice a sentire queste cose…

      • gianluca gianluca risponde:

        no allora,

        se tutto ciò che “non ha nulla di scientifico” è “frutto di ignoranza su cosa sia la vita”, allora possiamo anche troncare qui il discorso.
        mi spiace perchè il limite della scienza “intesa in questo modo” (qui bisognerebbe aprire un altro capitolo…..perchè anche gli studi soprariporati sono stati condotti scientificamente da scienziati, ma non sono peerstica… e allora diventano carta igienica) è proprio credere che la scienza sia la realtà.
        ho già spiegato nel dibattito sopra (commento 18) perchè non credo che sia così.
        ma se ci si scontra con un muro per cui si può parlare solo se il discorso è un peer review, allora è inutile il confronto. dovreste aprire un blog di scienziati (ma solo pro-ogm, perchè gli scienziati no-ogm non sono tollerati) e parlare tra di voi.

        la cosa comica di questa vostra posizione è credere che ci siano scienziati, dottori, università, centri di ricerca che impiegano anni per fare studi ed arrivare a dei risultati che “non esistono” “sono cazzate” “provocano incontrollabili moti intestinali”.
        voi andate avanti solo con le vostre certezze, tutto il resto non conta.
        contenti voi….contenti tutti.

        • bacillus bacillus risponde:

          Gianluca, mi dispiace di aver provocato in te questa reazione. Mi dispiace, ma in tutta sincerità non ho nessun rimorso. Sì, purtroppo si finisce muro contro muro se ognuno è convinto della superiorità del proprio modello di pensiero. Personalmente, però, non credere che non mi metta mai in dubbio, tutt’altro. Tuttavia quando si tratta di scegliere se nell’interpretazione della realtà della natura sia meglio la filosofia, la religione o la scienza, non ho dubbi. Basta guardarsi intorno: il nostro benessere, il cibo per tutti, la cultura diffusa, Internet, sono conquiste che traggono origine dalla conoscenza scientifica. Poi intervengono la coscienza, l’etica, la politica. Ma solo dopo, riuscendo spesso a fare anche danni.

          Pertanto, tornando al tema specifico, molto spesso non è questione di essere pro o contro gli OGM. La questione fondamentale è proprio: sappiamo cosa sono? Perché esistono? E soprattutto perché sono possibili? Senza le idee chiare su questi punti si casca nelle braccia del primo ideologo che per fare proseliti (ed i suoi interessi) ci prospetta le peggiori disgrazie, sfruttando la nostra propensione a lasciarci sopraffarre dalle passioni, piuttosto che percorrere le strade della razionalità.
          Ed allora ecco la minaccia alla biodiversità (ma quanti, cacchio, sanno cos’è questa biodiversità, qual’è il suo valore, come si sviluppa, si dispiega, si manifesta?), ecco i “semi sterili” (boiata galattica), ecco i contadini indiani che si suicidano (ma se ormai l’80% del cotone indiano è genticamente modificato!).
          E quando ti ritrovi un Perrino che ti mette il terrore addosso sulla possibilità che questi “geni malefici”, navigando nell’ambiente, si inseriscano ogni dove, tu cominci a pensarci (oddio), ma non pensi che l’agricoltura biologica (e non) quando fa i trattamenti con il Bacillus thuringensis sparge veramente nell’ambiente quegli stessi geni malefici.
          E quando uno ti parla di “organismi evolutivamente perfetti”, tu dici “caspita è vero”, ma ti sfugge il fatto che, tanto per fare un esempio, l’uomo (organismo anch’egli al pari degli altri) soffre di mal di schiena, si ammala delle più svariate malattie, per partorire la prole soffre in modo pazzesco, ammazza i suoi simili dalla notte dei tempi e soprattutto non regge un litro di vino senza ubriacarsi. Che cacchio di perfezione è questa? Cos’è che ha fatto di tanto perfetto questa evoluzione?

          Per questo dico che per capire la realtà della natura bisogna conoscerla attraverso la scienza. Non ci sono, per ora, altri metodi.
          Molti diranno che così si perde quella chiave di lettura della natura che ce ne fa contemplare le bellezze, che ci permette di goderne le espressioni a noi più congeniali. Un bel fiore, lo spettacolo di un tramonto, il piacere di un buon cibo, il profumo di un grande vino.
          Credo che questo timore sia quanto di più sbagliato. Credo invece che sia esattamente il contrario. Più a fondo conosci la natura attraverso la scienza, più ne resti estasiato. Non mancano mai motivi per restare incantati, stupiti, affascinati. Ci sono argomenti di continuo interesse, una questione tira l’altra in un percorso continuo di conoscenza che ha dell’incredibile.

          Per tutto ciò, gianluca, chi fa pseudoscienza per me è semplicemente un cialtrone.

          • gianluca gianluca risponde:

            tu non hai dubbi……perchè sei convinto della superiorità del tuo pensiero.
            è questo il tuo limite.
            io non sono convinto della superiorità di niente, perchè giudico la scienza utilissima, leggo i dati con interesse (ci tengo a precisare che gli studi che abbiamo riportato sopra sono fatti da scienziati, mica dal mago otelma, come mai non rispondi a questo?), ma non la ritengo l’unica chiave di lettura della realtà.
            se per parlare al vostro livello bisogna credere solo in quello che voi avete stabilito essere la realtà, allora buonanotte, parlate tra voi e stringetevi la mano contenti.

            poi come si fa ad affermare che “Poi intervengono la coscienza, l’etica, la politica. Ma solo dopo, riuscendo spesso a fare anche danni.”.
            ma stiamo impazzendo?
            se non ci fossero quelle “cosucce” che tu denigri così, come fossero cazzate, che si chiamano coscienza ed etica, diciamo che il mondo grazie alla scienza sarebbe già stato raso al suolo.
            perchè se non c’è un etica che regolamenta il mondo, allora un paio di bombe atomiche (la scienza) e abbiamo già finito di esistere.

            a me sembrano delle considerazioni assurde, ma se tu sei convinto che questa sia la realtà, non so che cosa farci.
            io discuto con chi cerca un confronto non con chi pensa di avere la verità assoluta, perchè ha letto una peer review

          • gianluca gianluca risponde:

            poi parli di scienza e benessere, citando come al solito solo ciò che ti fa comodo.
            parliamo del benessere delle bariere coralline devastate dal petrolio, dei mari pieni di mercurio, degli oceani ripieni di plastica, dell’aria irrespirabile, dei rifiuti chimici altamente pericolosi, dell’amianto, le radiazioni, le bombe atomiche.

            parliamo anche di questo bellissimo benessere….che ci ha portato la scienza.
            ma tanto etica e coscienza son cazzate, che vengono dopo semai, facendo anche danni.

            mah….. !!!!

          • bacillus bacillus risponde:

            Nella fretta di esprimere una certa logica, nella sintesi di un post buttato giù alla svelta nonché per oggettive ed evidenti capacità espressive, ammetto di aver generalizzato un po’ troppo relegando etica e politica in un ambito che appare quasi “collaterale”.
            Non era mi intenzione. In nessun modo la scienza può prevalere o sostituirsi ad esse per il semplice fatto che il suo compito è quello di fornire strumenti, strumenti di conoscenza, non certo quello di prendere decisioni. E’ innegabile, inoltre, che la stessa scienza da una parte non può certo prescindere da una dimensione etica (potremmo giustificare un altro Mengele?), mentre dall’altra essa può esprimersi se e solo se ci sono le condizioni politiche che la promuovono e la sostengono.

            Confermo, tuttavia, che in una quantità pressocché infinita di processi decisionali che ci coinvolgono, grandi e piccoli, la scienza dovrebbe essere il punto di partenza, la base imprescindibile per formulare opinioni, giudizi, previsioni. Dagli OGM ai temi energetici, dalla tutela ambientale ai temi legati al nostro benessere, alla salute, alla procreazione… Sono tutti aspetti che vedono coinvolti molti di noi che non si sottraggono ad un certo (nobile, si può dire?) impegno. Tuttavia troppo spesso si affrontano tali questioni sulla base di premesse superficiali ed approssimative, condizionati da pregiudizi o dalle nefaste influenze di pensieri filosofici tanto vacui quanto (apparentemente) elaborati e profondi.

            Il rischio è quello di arrestare quel processo di evoluzione che non solo caratterizza gli organismi viventi in quello che è un destino imprescindibile della loro essenza, ma che risulta evidente per la civiltà umana in ogni epoca storica della sua breve, brevissima esistenza su questo pianeta. Arrestarsi nel progresso (scientifico, tecnologico, economico, sociale) significa arretrare, impoverirsi, autodistruggerci.
            Nel caso particolare dell’agricoltura stiamo vivendo proprio questo. Crisi di produzione, di qualità, di idee. Compriamo all’estero ormai di tutto. Non siamo capaci di produrre materia prima di qualità, la nostra industria alimentare se ne frega e fa arrivare le navi cariche da ogni dove. Quello che proviamo a fare non produce reddito. Ed intanto oltre duecento varietà di colture GM che potrebbero andare incontro alle esigenze di produzione alimentare sempre più complesse in termini di qualità e produttività, giacciono nei “cassetti” di molti istituti di ricerca del nostro paese.
            No, gli OGM non risolveranno la crisi dell’agricoltura. Ma la loro mancata introduzione rappresenta forse il paradigma più evidente della sua arretratezza.

          • gianluca gianluca risponde:

            bacillus complimenti per l’intervento.
            il discorso è condivisibile o meno, ma così è ben spiegato, motivato e ha una sua logica (è ben diverso da quello che avevi scritto prima).
            il fatto che l’etica sia fondamentale per “filtrare” ciò che la scienza rende disponibile, spiega molto bene quello che sto cercando di dire, e che qualcuno liquida, secondo me stupidamente, come “cialtronate”.
            l’etica materialmente non esiste. come fa la scienza a spiegare cosa sia? ecco perchè dico che la scienza non è la realtà, ma è solo un modo per conoscere molto bene alcuni aspetti ad essa legata. la scienza è fondamentale (per fortuna che c’è) ma non può spiegare tutto.
            ecco riassunto il mio pensiero.

            poi, tornando al tuo interessante discorso, credo che la sfida di questo periodo storico sia proprio capire dove sta il limite tra la scienza che ci porta il progresso e l’etica che spesso cerca di fermare il progresso, ma non perchè sia ignorante cialtrona o retrograda per partito preso, come pensa qualcuno, ma semplicemente perchè se il progresso scientifico porta a un peggioramento della qualità di vita, allora per l’etica non rappresenta più un progresso…..ma un regresso.
            capire esattamente quale sia il limite tra le due cose, ecco quello penso che sia “la realtà”.

            saluti.
            ;-)

        • bacillus bacillus risponde:

          Gianluca, scusa se insisto e senza polemica. Dopo il tuo link di poco sopra vorrei proporre questo:
          http://www.agbios.com/main.php
          Qui c’è un po’ di tutto, pro e contro.

  2. CartaCanta CartaCanta commenta:

    Scusate se intervengo a distanza di mesi (spero ci sia ancora qualcuno che mi risponda perchè sono molto interessato all’argomento).
    Dalla lettura di tutti i post, mi pare di aver capito che il signor Tomacelli ( decisamente non uomo di scienza ) abbia criticato Bressanini per l’omertà su ricerche da Tomacelli considerate “scientificamente provate” , ignorando però quando una ricerca scientifica è riconosciuta tale e quando non lo è. Inoltre dall’articolo mi pare di capire che, evidentemente carico di pregiudizi nei confronti dell’autore, Tomacelli abbia portato come “chiaro esempio” una citazione dal libro di Bressanini e che però quest unico esempio sia invece un completo fraintendimento di quanto l’autore volesse in realtà dire.
    Mi spiego meglio.. Tomacelli ha detto che Bressanini paragona il mercato del Bio a quello dell’Oroscopo.
    A me pare invece di capire che Bressanini intendesse dire che sarebbe poi cosa buona e giusta che uno scienziato si ponga una domanda del tipo “sarà SCIENTIFICAMENTE vero?” quando sente dire dal mercante BIO che i suoi cibi sono più buoni, gustosi, sani e fonte dell’eterna giovinezza, COSI’ COME potrebbe porsi questa stessa domanda sentendo dire Paolo Fox che “in base a risultati scientifici” quelli nati sotto il segno del Toro sfonderanno nel lavoro. A parità di intensità di frequenza di nascite dovrebbe esserci una riduzione di 1/12 sugli indici della disoccupazione.
    Al di fuori degli “Out of Topic” sulla chimica del Bio che per quanto interessanti non rispondevano ai dubbi di Tomacelli, appurato che l’esempio sia completamente sbagliato e che l’omertà sulla ricerca QLIF non sia stata dettata da una convenienza ma semplicemente dall’inattendibilità in quanto scientificamente non riconosciuta, possiamo quindi dire che il signor Tomacelli ci sta proponendo a livello agonistico la “rampicata sugli specchi” ?
    Lo dico con ironia ma senza offesa, signor Tomacelli, poichè interventi come il suo in apertura sono molto diffusi nei blog e nelle conversazioni che riguardano quest argomento, ma di certo non figura ottimamente se ad un suo intervento seguono righe e righe di controbattute che risaltano il suo torto.
    Tutta questa premessa per porre una domanda. Io lettore medio che mi imbatto su questa pagina e che leggo il suo intervento seguito da numerose risposte che negano lo stesso, cosa devo pensare?
    A chi credere?

    Come uomo di scienza mi permetto di ricordare ( tacendo sulle castronerie lette riguardo la “validità della matematica e della scienza” secondo un utente alquanto confuso ) che in matematica così come anche nella logica umana non esistono solo il bianco il nero ma mille sfumature. Dire che il BIO non è necessariamente più buono e sano del convenzionale (argomento su cui è impossibile generalizzare dato che esistono cibi BIO al sapor d’acqua e cibi convenzionali da far impazzire le papille gustative) non vuol dire necessariamente dire che il convenzionale è più buono del BIO e che di conseguenza quest ultimo sia da scartare. Vuol dire semplicemente riaprire le prospettive di un mercato che a causa di chi lo sta conducendo inserisce sponsor scientifici ma che scientifici non sono col solo scopo di lucro e non di benessere collettivo.
    Spero di poter riaprire una discussione in merito poichè molto interessato all’argomento.

    Un ultimo appunto. Signor Tomacelli, devo confessare che pur non essendo un fan di Bressanini a volte lei mi scade nel patetico.
    Su, su.

    [CIT: Tomacelli]
    P.s.: Uso di nuovo il “lei” visto che ha usato il plurale maiestatis: “Quando verrà pubblica, la leggeremo con interesse.”"

    Quella nota di alterigia per un plurale maiestatis? A me pare chiaro che non essendo un egocentrico quel “Leggeremo” coinvolgeva tutti gli “accaniti” lettori di questo “blog” e non solo la sua persona. Il plurale maiestatis oggi come oggi è usato solo dal divino Otelma!

  3. Luca Luca commenta:

    Ho letto il libro “PANE E BUGIE”, non sono ferrato in materia, ma da uomo comune ritengo che i ragionamernti di fondo contenuti siano sicuramente interessanti, e fra parentesi l’autore mi e’ parso equidistante e corretto.


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